La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 6 agosto 2015

Più sorvegliati, meno sicuri


di Lorenzo Guadagnucci
“Ci vediamo in galera, ragazzi”. Margaret Atwood, la più importante scrittrice canadese, ha commentato così l’approvazione della contestata (come dimostra la foto sotto) legge “C-51” al parlamento federale di Ottawa. Si tratta di un provvedimento “contro il terrorismo” che conferisce maggiori poteri ai servizi segreti e stabilisce una serie di deroghe ai princìpi costituzionali che tutelano la privacy dei cittadini. La legge è stata approvata sull’onda delle preoccupazioni suscitate dall’assalto armato dello scorso ottobre al parlamento federale canadese: un attentatore uccise un militare e sparò all’interno del parlamento, prima di essere ucciso dalle forze di sicurezza. Il governo di Stephen Harper ha reagito con provvedimenti che si ispirano a un nuovo concetto chiave: la sorveglianza totale. La promessa di sicurezza si traduce in piani di controllo che sono percepiti come più efficaci quanto più allargano la rosa dei sospettati.

Lavoro. Un viaggio nello sfruttamento globale


di Karen Emmons
Per due anni ho viaggiato attraverso l’Asia con il fotografo Steve McCurry per documentare gli abusi che alcuni lavoratori domestici sopportano nelle case dei loro datori di lavoro, nei loro paesi e all’estero. Abbiamo trovato casi di lavoro minorile, lavoro forzato, traffico di esseri umani, stupro, denutrizione, eccessiva lunghezza dell’orario lavorativo, scarso salario o nessun salario e restrizioni sulla libertà di movimento e di comunicazione.
Abbiamo parlato con persone che sono state picchiate con pentole, scope, bastoni e tubi di metallo.
Abbiamo sentito le storie delle donne che sono tornate a casa in coma o in una bara. Le vittime erano femmine e maschi, giovani e anziani, istruiti e illetterati (e chi aveva abusato di loro condivideva questa varietà: femmine e maschi, ricchi e classe media, vecchi e giovani). Ciò che le univa era una combinazione tossica di disperazione, nata dalla povertà, e di mancanza di protezione da parte della legge; nella maggioranza delle nazioni i lavoratori domestici non sono protetti dalle leggi sul lavoro, e in alcune sono visti come un forma di “proprietà”.

Centri commerciali: paradigma di una società in crisi

Centri commerciali: paradigma di una società in crisi
di Francesco Cecchini
Il trasferimento che sta avvenendo (In Italia ed, in genere, in Europa, ma ancor più nel mondo: Giappone, Stati Uniti, innanzitutto) tra la funzione sociale di un luogo e quella economica e consumistica è nettamente a favore della seconda. L’equiparazione tra relazioni sociali e consumi è una scelta ideologica necessaria al sistema capitalistico e purtroppo culturalmente vittoriosa, fino ad ora. Comunque crescono i movimenti popolari di opposizione a queste scelte. Un esempio di mobilitazione popolare e di lotta è quello contro un nuovo centro commerciale a Pederobba, Treviso.
La retorica che lega l’apertura di questi luoghi di consumo di massa, i centri commerciali, all’aumento dei posti di lavoro e va affrontata sotto tre prospettive diverse, seppure strettamente connesse: discorso economico, discorso sociale,
consumo di territorio (importante nel caso di Pederobba, in quanto legato anche all’ apertura di una nuova cava)

Ma che c'entrano gli inceneritori con una gestione virtuosa dei rifiuti?


di Patrizia Gentilini 
Portiamo l'ultimo esempio locale. Il 4 agosto la Conferenza di Servizi della Provincia di Forlì-Cesena ha concluso il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale dando parere favorevole per la trasformazione della classificazione dell’inceneritore di Forlì gestito da Hera (già industria insalubre di 1a classe A) da D10 (smaltimento a terra) a recupero energetico (R1). Questa modifica consentirà l’aumento di portata dell’impianto, il trattamento rifiuti speciali e di rifiuti urbani provenienti da tutta Italia in barba ai precedenti vincoli che consentivano l’incenerimento massimo di 120.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani della sola provincia e vanifica l’impegno degli amministratori di ridurre la portata dell’impianto a fronte di un contestuale aumento della raccolta differenziata.
In concomitanza con questa decisione si sono registrate le immediate dimissioni dell’assessore all’Ambiente, Alberto Bellini che dal 2009 si era impegnato per promuovere la raccolta domiciliare e ridurre la quantità di rifiuti da incenerire.

L'industria italiana delle rinnovabili al bivio

di Alessandro Marangoni
Il settore elettrico italiano sta attraversando una fase di profondo cambiamento, sia in termini di dinamiche domanda-offerta, sia nella sua struttura industriale, sia nel funzionamento dei mercati. Alla trasformazione hanno concorso diversi fattori, come il calo dei consumi, l’overcapacity, il cambio del mix di generazione con la forte crescita delle rinnovabili e il mutamento degli scenari dell’industria dei combustibili fossili.
La recente evoluzione delle politiche per le rinnovabili nei Paesi europei ha poi modificato notevolmente lo scenario degli economics, le strategie degli operatori e, di conseguenza, lo sviluppo delle installazioni. L’IREX Annual Report 2015 traccia il quadro delle ultime tendenze dell’industria italiana delle rinnovabili in un contesto globale in rapido mutamento.

L'agricoltura sociale è legge


La XIII Commissione Agricoltura della Camera ha definitivamente approvato le nuove “Disposizioni in materia di agricoltura sociale” (Atto della Camera 303).
Si tratta di una norma che riconosce il valore di buone prassi già funzionanti nel nostro Paese e che ne premia la responsabilità sociale verso lavoratori con disabilità o comunque svantaggiati.
La stessa definizione di “agricoltura sociale” sembra descrivere esperienze significative già in atto che vanno dall’inserimento socio-lavorativo di lavoratori con disabilità e svantaggiati inseriti in progetti di riabilitazione sociale alle attività sociali di servizio per le comunità locali usando le risorse, materiali e immateriali, proprie dell’agricoltura.
Ma vi sono ricordati anche i servizi “terapeutici” con l’ausilio di animali o la coltivazione delle piante ed infine l’educazione ambientale e alimentare rivolta a tutti, la salvaguardia della biodiversità animale (fattorie sociali e didattiche).

L'ambiente e l'Italia inadempiente: 480 milioni di multe dall'Ue

Le procedure di infrazione aperte a metà luglio sono 99, concentrate sui temi ambientali. E dal 2016 rischiamo di pagare 480 milioni di euro all’anno
di Lidia Baratta
Siamo ancora i più “indisciplinati” d’Europa, insieme a Grecia e Spagna. A fine 2014, a carico dell’Italia erano aperte 89 procedure di infrazione delle norme europee. Lo stesso numero di quelle greche e una in più di quelle spagnole. Cifra che nei primi sette mesi del 2015 è salita a 99, dopo che la Commissione europea il 16 luglio ha deciso di archiviare quattro procedure a nostro carico, aprendone però altre cinque. Molte procedure riguardano le tematiche ambientali e sono vecchie anche di decenni. Con il risultato che l’Italia è tra i Paesi che pagano di più le sanzioni imposte dall’Ue. Solo nel 2012 ci sono costate la cifra record di 120 milioni. Nel 2014 per i ritardi sul trattamento dei rifiuti la Corte di giustizia ha ordinato all’Italia il pagamento di 40 milioni più altri 42,8 milioni per ogni sei mesi di ritardo. La Grecia nello stesso anno ha pagato meno della metà. E secondo Palazzo Chigi le mancate opere su depuratori e reti fognarie, dopo l’ulteriore recente infrazione, dal 2016 potrebbero costarci oltre 480 milioni di euro di multe all’anno.

La via spagnola contro gli sfratti. Podemos puede...

di David Ramos e Arturo Bracero
Era una promessa elettorale, una delle iniziative sulla quale la sindaca di Madrid, Manuela Carmena, aveva fondato il suo programma. Mettere mano al dramma degli sfratti era prioritario, una emergenza sociale affrontata ora con la rapida creazione dell'Ufficio di Mediazione del Mutuo - in spagnolo suona Oficina de Intermediaciòn Hipotecaria, ndT - nel cuore della capitale.
Giudicata poco efficace da coloro che speravano in una drastica riduzione degli sfratti, e ritenuta invece necessaria dalle decine di famiglie che si sono rivolte alla struttura nelle sue poche settimane di vita, "l'ufficio della speranza" - così è stato ribattezzato - ha aperto le porte a metà luglio con l'obiettivo di guidare e aiutare le famiglie. Perché l'ultima cosa che viene perduta, in questo caso, è la casa.
Due enormi "pinguini" all'ingresso segnalano la velocità con la quale è stato allestito il piccolo locale, composto da sei scrivanie a destra e a sinistra e un breve corridoio con un ufficio alla fine.

Analisi sulla situazione in Grecia

Sullings: Analisi sulla situazione in Grecia
di Guillermo Sullings
Noi umanisti desideriamo che in futuro tutti i popoli del mondo si possano integrare in una Nazione Umana Universale. In questo senso, differenziamo in questo processo di integrazione quello che denominiamo mondializzazione da ciò che si chiama globalizzazione; mentre la prima ha a che fare con l’integrazione di popoli, con la sua diversità culturale, la seconda ha a che fare di più con l’espansione e la penetrazione del potere economico e finanziario globale, disciplinando i paesi sotto la sua logica predatrice.
Naturalmente, come umanisti incoraggiamo tutti i segnali di integrazioni regionali, perché intanto significano un passo precedente a questa Nazione Umana Universale futura. Certamente, l’integrazione economica deve essere un aspetto importante di questa integrazione; ma non dovrebbe essere il più importante, o, in ogni caso, dovrebbe essere soggetto ad un interesse superiore che abbia a che fare con una vera integrazione solidale delle popolazioni, dove le strutture economiche siano al servizio dello sviluppo umano senza frontiere.

Il tempo della guerra impura

war
di Paul Virilio
Con la caduta dell’Unione Sovietica e la fine dell’equilibrio tra potenze, è scomparsa anche la nozione classica di guerra, sostituita da conflitti locali permanenti che hanno l’obiettivo di seminare il panico nelle grandi città. Esattamente venticinque anni fa, mentre scrivevo Pure War (Semiotext-Mit Press, 1983), la dissuasione si poneva ancora sul piano strettamente militare. Gli Stati praticavano una dissuasione reciproca, favorendo l’equilibrio del terrore.
Venticinque anni dopo, sono costretti ad ammettere che la corsa agli armamenti tipica della «guerra pura» ha cancellato non soltanto l’Unione Sovietica, che è implosa, ma anche l’idea stessa della «grande guerra classica», la guerra clausewitziana, prolungamento della politica con altri mezzi.
Questa dissoluzione ha condotto il nostro mondo direttamente tra le braccia del terrore, del disequilibrio terrorista e della proliferazione nucleare che, purtroppo, impariamo a conoscere ogni giorno di più.

L'avanzata delle destre estreme e la responsabilità della sinistra liberale

L’avanzata delle destre estreme e le responsabilità della sinistra liberale
di Matteo Volpe
L’avanzata delle destre estreme si deve al fallimento storico (ennesimo) della sinistra liberale e degli intellettuali che ne hanno abbracciato i principi. Scoprire che l’idea, comunemente accettata negli ultimi trent’anni, secondo la quale sarebbe stato possibile garantire un livello accettabile di ricchezza a tutta la popolazione attraverso un’espansione del mercato, e quindi rimuovendo tutti gli ostacoli che ne impediscono tale espansione – ovvero l’intervento diretto dello Stato – scoprire all’improvviso che questa idea è sbagliata, ha generato dei mostri.
La sconfitta individuale e generazionale del comunismo e del socialismo occidentali nel corso del Novecento (conclusosi tragicamente con il crollo di quello orientale e con la dissoluzione dell’URSS) è stata tramutata in una sconfitta antropologica e persino biologica. Incapaci di accettare il fallimento personale (che personale poi non è perché dovuto a ragioni storiche) gli individui che ne hanno preso parte preferirono vedervi la realizzazione di una “legge di natura”, commettendo l’errore dei conservatori più accaniti, ovvero “naturalizzare” i fatti storici, e quindi in definitiva far scomparire la storia dall’orizzonte del pensiero, come era stato teorizzato da Francis Fukuyama.

Chavez non c'è più, il chavismo è destinato a restare

di Federico Fuentes
Se Hugo Chavez non fosse morto nel 2013, l’ex presidente venezuelano il 28 luglio avrebbe compiuto 61 anni. Tuttavia, anche se Chavez non c’è più, la sua impronta indelebile sul panorama politico del Venezuela, sopravvive.
Il 6 dicembre i venezuelani andranno alle urne per la ventesima volta da quando Chavez era stato eletto presidente per la prima volta nel 1998. L’elezione di dicembre per l’Assembela Nazionale si avvia a diventare   un’altra fondamentale battaglia tra le forze che per 15 anni hanno appoggiato o si sono opposte a Chavez.
Per le forze chaviste, la vittoria è vitale per la difesa  e l’intensificazione della loro “rivoluzione bolivariana.”
Per l’opposizione, il successo rappresenterebbe un passo importante verso la rimozione del successore di Chavez, Nicolas Maduro, o tramite un referendum  prima della scadenza del suo mandato nel 2016 o per mezzo del possibile uso del parlamento per metterlo in stato di accusa.

Danimarca: tutto il Paese convertito all'agricoltura biologica

Danimarca: tutto il Paese convertito all’agricoltura biologica
di Valeria Bonora
La Danimarca risulta essere il paese più sviluppato al mondo per quanto riguarda il commercio di prodotti biologici, ma questo non è ancora sufficiente: il governo danese, infatti, ha messo a punto un piano, di oltre €53.000.000 solo nel 2015, davvero all’avanguardia e innovativo! Il piano servirà per convertire l’agricoltura di tutto il paese in agricoltura biologica e sostenibile.
In questo modo la Danimarca si assicurerà il primato di essere il primo paese al mondo in termini di produzione biologica.
Ma i numeri in Danimarca sono tutti a favore. Il marchio biologico nazionale, infatti, ha già 25 anni, il 97% dei cittadini conosce il significato di “biologico” e la spesa alimentare complessiva del paese è dell’8% composta da prodotti biologici, senza contare che l’esportazione di prodotti biologici danesi è aumentato del 200% dal 2007.

Il grande fratello ricatta la Grecia. Ma Tsipras cambia canale

Alexis Tsipras, Nikos Pappas, Gabriel Sakellaridis,
di Argiris Panagoupolos
I grandi baroni dei mezzi di informazione hanno reagito alla proposta di legge che cerca di mettere fine all’etere selvaggio, corrotto e compiacente ai poteri forti minacciando migliaia di licenziamenti nel settore radiotelevisivo. Pensano che così metteranno i lavoratori del settore contro il governo, che secondo loro pone in pericolo il loro business perché pretende che sia arrivata l’ora, dopo 25 anni, che le radiotelevisioni private paghino per l’uso delle frequenze e poiché la legge proposta pone regole del funzionamento del settore garantendo il bene pubblico dell’informazione, il pluralismo, la qualità dei programmi e naturalmente la sopravvivenza delle società del settore con i loro conti trasparenti e alla luce del sole.
Una legge che può “costare” ai banchieri, armatori, costruttori e faccendieri che hanno la proprietà dei canali fino a 300 milioni.
Da parte loro i baroni minacciano che è meglio chiudere le società piuttosto che… garantire la trasparenza e utilizzano i lavoratori del settore come scudo sacrificale per costringere il ministro Nikos Pappas di ritirare almeno gli articoli più importanti dalla proposta di legge.

Quel muro che non s'ha da fare

Quel muro che non s’ha da fare
di Sara Bin
Somalia e Kenya. Un confine lungo 682 chilometri. Tre linee rette formano un trapezio verticale “senza base”. Il vertice più a nord è formato da Mandera sul lato kenyano e da Bula Hawo sul lato somalo, quello più a sud da Kiunga in Kenya e da Chiamboni in Somalia. Le popolazioni che abitano un lato e l’altro di questo confine sono somale.
La Somalia terra da sempre contesa eppure terra da sempre dei somali. Islamizzati fin dal XIII secolo, i somali fanno derivare il loro nome da Irir Samali (o Samaale) che nel IX secolo sbarcò sulla costa africana dall’attuale Yemen spingendo le popolazioni autoctone verso l’interno e dai cui figli sarebbero derivati i numerosi gruppi e sottogruppi nei quali sono divisi. Altre fonti, come A Pastoral Democracy: A study of pastoralism and politics among the Northern Somali of the Horn of Africa di Lewis I. M. (1999, ed orig. 1961), riportano consolidati percorsi che affidano alle lingue e al territorio l’origine del nome: in lingua somala soo e maal, significano “andare e latte”, un chiaro riferimento alla tradizione pastorale, mentre in arabo, dhawamaal, significa ricchezza riferita al bestiame. Entrambe ci riportano alla denominazione attuale.

I mille soli di Hiroshima


di Giorgio Nebbia
“Più abbagliante di mille soli” è stata la luce che ha squarciato, il 6 agosto di settanta anni fa, il cielo della città giapponese di Hiroshima quando esplose la bomba atomica statunitense: una nube scura e mortale avvolse poi la città e uccise, con la radioattività delle sue polveri e con l’onda di pressione e di calore, più di centomila persone. Tre giorni dopo un’altra bomba esplodeva nel cielo dell’altra città giapponese di Nagasaki; pochi giorni dopo, con la resa del Giappone finiva la seconda guerra mondiale combattuta da francesi, inglesi, sovietici e americani contro Germania, Italia e Giappone.
Che si potesse costruire una bomba di eccezionale potenza distruttiva, equivalente da sola a quella di diecine di migliaia delle bombe al tritolo allora usate da tutti i paesi in guerra, era apparso chiaro con i progressi delle ricerche fisiche sulla struttura del nucleo atomico; nel 1932 l’inglese James Chadwick (1891-1974) aveva scoperto che “dentro” il nucleo atomico oltre ai protoni dotati di carica positiva c’erano delle particelle prive di carica elettrica, i neutroni, e già nel 1934 l’italiano Enrico Fermi (1901-1954) e i suoi collaboratori a Roma si erano dedicati allo studio dei mutamenti dei nuclei atomici degli elementi in seguito al “bombardamento” con questi neutroni. Nel caso dell’uranio sembrava che si formassero degli elementi transuranici, più pesanti dell’uranio, fino allora sconosciut; gli stessi esperimenti stavano conducendo Otto Hahn (1879-1968) e Lise Meitner (1878-1968) in Germania e Fréderic Joliot-Curie (1900-1958) in Francia.

L'austerità è un vicolo cieco

RUSSIA-GREECE-POLITICS-ECONOMY
Intervista a Alexis Tsipras di Kostas Arvanitis
Il 29 luglio Sto Kokkino, la stazione radio politicamente vicina e SYRIZA, ha trasmesso una lunga intervista al primo ministro greco. Seguono, autorizzati, estratti sostanziali che offrono una visione unica dei feroci negoziati tra Atene e i suoi creditori e del colpo di stato finanziario diretto contro il governo di sinistra greco.
Parliamo di questi sei mesi di negoziati. Come li sintetizzerebbe?
Alexis Tsipras: Dobbiamo essere obiettivi nelle nostre conclusioni. Sono stati sei mesi di grandi tensioni ed emozioni e l’autoflagellazione non serve a nessuno. Sono emersi sentimenti di gioia, orgoglio, dinamismo, decisione e tristezza. Ma penso che, tirate le somme, se cerchiamo di guardare obiettivamente a questo processo possiamo solo essere orgogliosi di aver condotto questa battaglia. In condizioni avverse e con un difficile rapporto di forze in Europa e nel mondo, abbiamo cercato di affermare il punto di vista di un popolo e la possibilità di una via alternativa. Alla fine, anche se i potenti sono stati in grado di imporre la loro volontà, quel che resta è l’assoluta conferma a livello internazionale che l’austerità è un vicolo cieco. Questo processo ha creato un paesaggio completamente nuovo in Europa.

L'Italia Spa è sempre più in svendita

Intervista a Salvatore Settis
«L’Italia spa esiste ancora. Il nostro patrimonio culturale rischia tuttora di essere svenduto. Le riforme non bastano, se mancano i fondi. Riempire l’arena del Colosseo non è una priorità. C’è una bella differenza tra restaurarlo e trasformarlo per ospitare spettacoli». Nell’estate dell’attesa per i nuovi super direttori dei venti grandi musei, mentre le soprintendenze – dopo la riforma della pubblica amministrazione appena approvata – vengono indebolite ulteriormente, Roma crolla e il Colosseo guadagna nuovi finanziamenti per trasformarsi in un’arena show, Salvatore Settis lancia l’allarme. «Questo Paese commette di nuovo l’errore di spostare l’attenzione sulla valorizzazione dei monumenti, rispetto alla loro tutela. Ma non ci può essere valorizzazione senza tutela», dice l’archeologo e storico dell’arte che nel 2009 si dimise dalla presidenza del Consiglio superiore dei beni culturali in contrasto con l’allora ministro Bondi.

Sinistra. Cercare l'unità, regolare il dissenso

di Piero Bevilacqua
Del fitto decalogo che Norma Rangeri ha proposto alla discussione pubblica privilegerei solo pochi temi, ma tutti curvati ai bisogni fondativi di quell' organismo politico cui la sinistra aspira da tempo.
E tuttavia partendo da una considerazione generale. Non pochi si stupiscono, che proprio in Italia, malgrado i ripetuti tentativi, non riesca a prender forma una forza politica di sinistra simile a Syriza o a Podemos. Si stupiscono che ciò accada proprio nel Paese che ha visto nascere e prosperare il maggiore partito comunista dell 'Occidente. E invece proprio in questa storia, in questo passato di successo, si trova almeno una ragione delle presenti e sinora sovrastanti difficoltà. Più grandi e sontuosi sono i monumenti, più ingombranti le macerie che il loro crollo dissemina. Da noi, a sinistra, non c'è uno spazio vuoto in cui edificare.

Dove trova consenso il nazionalismo tedesco

di Marco Bascetta
Pochi giorni fa, incon­trando for­tu­na­ta­mente una dif­fusa resi­stenza, la Con­fin­du­stria tede­sca chie­deva di supe­rare il limite di 8 ore della gior­nata lavo­ra­tiva, in nome della fles­si­bi­lità. E’ il segno ine­qui­vo­ca­bile di come la dot­trina della com­pe­ti­ti­vità non con­tem­pli alcun prin­ci­pio di equi­li­brio o di auto­re­go­la­zione. Non da ieri, nume­rosi eco­no­mi­sti sot­to­li­neano come l’avanzo com­mer­ciale e di bilan­cio tede­sco (8 per cento del Pil quest’anno) costi­tui­scano per l’Europa un pro­blema ben più serio del debito greco. L’eccesso di rispar­mio comin­cia a pre­oc­cu­pare per­fino i ver­tici della Deu­tsche Bank.
Come è pos­si­bile che una eco­no­mia fio­rente si arroc­chi nel respin­gere qual­siasi ripresa della dina­mica sala­riale, qual­siasi miglio­ra­mento dei diritti e dei red­diti del lavoro pre­ca­rio, qual­siasi ripresa della spesa pub­blica, tali da ridurre i for­tis­simi squi­li­bri che afflig­gono il Vec­chio con­ti­nente, oltre a miglio­rare il livello di vita dei tede­schi?

Trasformismo costituzionale


di Silvia Niccolai
Nella riforma costi­tu­zio­nale si dice che la camera ha, tra le altre, «la fun­zione di indi­rizzo poli­tico». La dispo­si­zione è stata intro­dotta, è da cre­dere, con l’intento di raf­for­zare l’idea chiave: solo la camera (non più anche il senato) ha il rap­porto fidu­cia­rio col governo (cioè ne approva il pro­gramma e s’impegna a con­sen­tire al governo di per­se­guirlo, per esem­pio votando i dise­gni di legge che il governo pre­senta), e solo la camera ha il potere di far cadere il governo. Così si supera il bica­me­ra­li­smo paritario.
Tut­ta­via: una volta pre­ci­sato che una sola camera vota la fidu­cia e la sfi­du­cia, per­ché aggiun­gere quella frase sulla fun­zione di indi­rizzo?
Non si è mai dubi­tato che nel nostro sistema le camere, ambe­due rap­pre­sen­ta­tive della nazione, abbiano la fun­zione di indi­rizzo, e la con­di­vi­dano col governo; ma si è sem­pre pen­sato anche che l’indirizzo poli­tico, se ha il suo nucleo più denso nel rap­porto che inter­corre tra camere e governo, certo non si esau­ri­sce lì.

La clamorosa svista di chi parlava di una ripresa


di Marta Fana
A giu­gno, il bilan­cio della pro­du­zione indu­striale ita­liana ha chiuso in nega­tivo secondo i dati dell’Istat. Dopo quelli sull’occupazione e sugli ordi­na­tivi alle imprese, que­sti dati influi­ranno sulle stime pre­li­mi­nari del Pil del secondo tri­me­stre del 2015. La pro­du­zione indu­striale, dopo due mesi di miglio­ra­menti impre­vi­sti, segna di nuovo un calo netto dell’1,1% a giu­gno rispetto al mese pre­ce­dente. Rispetto a giu­gno 2014 la ridu­zione è dello 0,3%. Tutti i rag­grup­pa­menti di impresa regi­strano una varia­zione nega­tiva: beni inter­medi (-1,7%), beni stru­men­tali (-1,3%), l’energia (-1,0%) e i beni di con­sumo (-0,8%). Dal con­fronto ten­den­ziale emerge che solo i beni stru­men­tali resi­stono con una varia­zione posi­tiva del 3.3%. È il com­parto delle auto a segnare un note­vole miglio­ra­mento (+44%). Secondo l’Istat, que­sta bat­tuta d’arresto, sia in ter­mini con­giun­tu­rali che ten­den­ziali, è dovuta agli effetti di calen­da­rio: il 2 giu­gno di mar­tedì avrebbe indotto molte imprese a fer­marsi anche di lunedì. Una giu­sti­fi­ca­zione del tutto razio­nale, come appare altret­tanto lecito rite­nere che se ci fos­sero state com­messe e quindi neces­sità di por­tare avanti la pro­du­zione, sicu­ra­mente le imprese avreb­bero evi­tato que­sta ipo­te­tica chiusura.

Scuola, il ricatto di Renzi e l'esodo dei docenti

di Roberto Ciccarelli
Manuela, Angela e Elena. Tre donne decise a non cedere al ricatto. Come decine di migliaia di altri docenti pre­cari nella scuola, il governo Renzi le sta trat­tando come pac­chi che pos­sono essere spo­stati da una parte all’altra del paese, senza una vita né rela­zioni. Hanno tempo fino al 14 ago­sto per com­pi­lare un modulo dove espri­mere la pre­fe­renza di un posto tra le 100 pro­vince italiane.
Entro novem­bre il sistema indi­vi­duerà il primo posto libero, sulla base del pun­teg­gio accu­mu­lato in anni di inse­gna­mento, in base all’ordine di pre­fe­renza. Se sei di Tra­pani potrai andare a lavo­rare a Bel­luno. Se sei di Roma potrai finire a Cam­po­basso o a Biella. Ma, dopo, tutto cam­bierà. Ancora. E rico­min­cerà il val­zer dei posti per il popolo di docenti con la vali­gia. I «pre­sidi mana­ger», tanto cari al pre­mier, li potranno uti­liz­zare per un mas­simo di 36 mesi. E la gio­stra ricomincerà.

Armi atomiche, attualità dell'Apocalisse

di Manlio Dinucci
«È una bomba ato­mica, la forza da cui il Sole trae la sua ener­gia»: così il pre­si­dente Harry Tru­man descrive la ter­ri­fi­cante arma che, il 6 ago­sto 1945, gli Usa sgan­ciano su Hiro­shima, seguita due giorni dopo da una bomba al plu­to­nio su Naga­saki. La prin­ci­pale ragione dell’impiego dell’arma nucleare non è costrin­gere alla resa il Giap­pone, ormai allo stremo, «senza per­dita di vite ame­ri­cane», ma impe­dire che l’Urss par­te­cipi all’invasione del Giap­pone ed estenda la sua influenza alla regione del Pacifico.
Gli Stati uniti cer­cano di trarre il mas­simo van­tag­gio dal fatto che, in quel momento, sono gli unici a pos­se­dere l’arma ato­mica. Appena un mese dopo il bom­bar­da­mento nucleare di Hiro­shima e Naga­saki, al Pen­ta­gono già cal­co­lano che occor­re­reb­bero oltre 200 bombe nucleari con­tro un nemico come l’Urss. Gli Usa hanno già 11 bombe quando, il 5 marzo 1946, il discorso di Win­ston Chur­chill sulla «cor­tina di ferro» apre uffi­cial­mente la guerra fredda.

mercoledì 5 agosto 2015

Reddito di cittadinanza. Quali effetti in Italia e in Europa? Uno studio

 
di Pasquale Tridico
Recentemente, il dibattito sugli schemi di reddito minimo o di cittadinanza è tornato alla ribalta in Italia, soprattutto perché la recente crisi iniziata nel 2007-08 ha esacerbato notevolmente le condizioni di vita delle persone, ha contribuito in modo determinate a far aumentare i livelli di povertà, ha impoverito gli esclusi dal mercato del lavoro e i disoccupati che, esauriti i limitati strumenti di sussidi alla disoccupazione, e non avendo trovato ancora occupazione, sono sprofondati in situazioni di indigenza e povertà.
L’argomento è tornato alla ribalta anche perché, attraverso un semplice confronto con quello che succede nel resto dell’Unione Europea (UE) dove esiste quasi dappertutto uno schema di reddito minimo fuorché in Grecia e Croazia oltre che in Italia, la situazione appare ancora più grave e insostenibile.
Il presente saggio offre innanzitutto una rassegna sui diversi schemi di reddito minimo/cittadinanza esistenti in UE, evidenziandone le definizioni e le diverse categorie, i limiti, la generosità, i criteri di eleggibilità, e le condizionalità.

Ddl Madia, definitivo addio al territorio italiano

Intervista a Tomaso Montanari di Luca Martinelli
Il ddl Madia sulla presunta riforma della pubblica amministrazione è legge. Dopo che il Senato della Repubblica ha definitivamente approvato la norma di delega (S.1577-B) -il 4 agosto-, il presidente del Consiglio ha inviato un “abbraccio ai gufi” via Twitter. Sarcasmo che stride con l'accorato appello rivolto a fine luglio da un gruppo di intellettuali -tra cui Salvatore Settis, Tomaso Montanari, Corrado Stajano, Dario Fo- al presidente della Repubblica e al ministro dei Beni culturali per “fermare il ddl Madia”, e sottoscritto da da più di 23mila persone. "Il più grave attacco al sistema della tutela del paesaggio e del patrimonio culturale mai perpetrato da un Governo della Repubblica -recitava il manifesto a proposito del provvedimento-. Anzi, l’attacco finale e definitivo”.
Ad approvazione avvenuta, abbiamo sentito Tomaso Montanari, storico dell’Arte che insegna all’Università di Napoli. Che si dice “molto pessimista”.

Il piano B di Varoufakis


di Gabriele Pastrello
Nella sua chiacchierata a Chatham House, invitato da Norman Lamont, già Cancelliere dello Scacchiere (il nostro Ministro del Tesoro) nel governo conservatore di John Major - primi anni Novanta -, Yanis Varoufakis ha suscitato un vespaio. Durante la conversazione lo stesso Lamont l’aveva messo in guardia: ‘il nemico ci ascolta’; ma sia che Varoufakis credesse alle regole di segretezza di Chatham House, sia che non ci credesse, ha continuato raccontando per filo e per segno le tappe di studio e di preparazione di un eventuale Piano B da attuare in caso la Bce, su indicazione europea, avesse bloccato il sistema bancario greco. Quindi un piano per consentire il funzionamento dell’economia continuando a usare l’euro come unità di conto. Piano quindi solo ‘preliminare’ ad una successiva ed eventuale uscita dall’euro, il Grexit.
Poi, come ci dice Varoufakis, Tsipras non gli diede il disco verde per passare a una successiva fase di preparazione per l’attuazione (quindi, comunque non ancora per l’attuazione), e quindi l’elaborazione del piano si fermò lì.

La democrazia tra parentesi

“I principi democratici sono finiti tra parentesi”: intervista di Silvia Truzzi a Gustavo Zagrebelsky
Intervista a Gustavo Zagrebelsky di Silvia Truzzi
La settimana scorsa su Repubblica, Gustavo Zagrebelsky ha scritto: “Se oggi diciamo che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale – la sovranità – è venuto a mancare”.
Professore, la prigione per debiti non esiste più. O forse sì, guardando la Grecia?
Quando si contrae un debito, si lega la propria sorte alla volontà del creditore. Se il debitore è inadempiente, il creditore aggredisce i suoi beni. Il fallimento dello Stato, in passato, era inconcepibile: lo Stato – dicevano i costituzionalisti –è un “ente necessario”. È vero che lo Stato ha sempre contratto debiti e lo Statuto Albertino diceva che “ogni suo impegno verso i creditori è inviolabile”. Lo Stato però governava sovranamente la moneta, cioè il mezzo per far fronte ai suoi debiti. Ma oggi i creditori dello Stato non sono solo i cittadini, ma soprattutto i grandi capitali internazionali. Che hanno il controllo su un aspetto fondamentale della sovranità, perché lo Stato ha perso la sovranità monetaria. Se non è solvibile, possono “aggredire” i suoi beni – imprese pubbliche, coste, isole, monumenti, cose un tempo ritenute res extra commercium–fino a ridurlo sul lastrico. Ridurre un Paese sul lastrico, però, vuol dire annientare il suo popolo.

La Grecia, la sinistra e la sinistra della sinistra

di Jacques Sapir
Gli eventi che hanno condotto al Diktatimposto alla Grecia, e il Diktat in sé, costituiscono un momento cruciale per quella che è chiamata “sinistra radicale”. In un certo senso, la crisi greca sottopone la «sinistra radicale» ad una prova tanto dura quanto quella che impone alla socialdemocrazia. Se la “sinistra radicale” oggi non si trova in una crisi simile a quella della socialdemocrazia, rischia tuttavia di trovarsi faccia a faccia con una crisi di orientamento politico di prima grandezza. In effetti, l’europeismo che caratterizza la «sinistra radicale» è anch’esso condannato all’insuccesso dal Diktat imposto alla Grecia. La domanda che viene posta oggi è se la “sinistra radicale” accetterà di diventare semplicemente una forza ausiliaria della social-democrazia o se è in grado di convivere con tutte le conseguenze di un programma di rottura. Ma un tale programma di rottura non è più compatibile con l’europeismo.

Fondi europei e Mezzogiorno, oltre il piagnisteo

di Walter Tortorella
L’ultimo documento del Governo che ricordava politicamente a se stesso dell’esistenza del Mezzogiorno d’Italia data 27 dicembre 2012. L’allora Ministro per la Coesione Territoriale, Fabrizio Barca, d’intesa con i Ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali e delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, diffondeva “Metodi e obiettivi per un uso efficace dei fondi comunitari 2014-2020” nel quale si dava enfasi all’introduzione di tre opzioni strategiche: Aree Interne, Città e Mezzogiorno. Di queste tre opzioni, oggi, nell’Accordo di Partenariato per il periodo 2014-2020 approvato dalla Commissione, del Mezzogiorno si è persa ogni traccia. Così, mentre per le Aree Interne si è andata delineando una strategia a carattere nazionale, una sorta di programma sperimentale apripista rispetto all’azione territoriale delle Regioni e per le Città si è addirittura dato vita ad un Programma Operativo Nazionale (PON Metro), per il Mezzogiorno è bastato un colpo di spugna. Ovvero dopo un paio di anni di attività programmatoria, il Mezzogiorno altro non è che l’insieme delle risorse della Programmazione Operativa Regionale e della Programmazione Operativa Nazionale destinate per l’appunto alle regioni meno sviluppate.

Pubblica amministrazione, tagli e licenziamenti grazie ai grillini

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di Checchino Antonini
Pubblica amministrazione: grazie al numero legale assicurato in Senato dalle opposizioni, grillini in testa, è dunque passata la “riforma”. Altri tagli si stanno per abbattere su un comparto già martoriato dal blocco del contratto collettivo da sei anni e dalla macelleria sociale di Tremonti-Monti-Letta-Renzi (500 mila posti di lavoro in meno nell’arco di pochi anni). Tutto ciò mentre la stampa perbene dedica sempre maggiore spazio alla preparazione dell’attacco ulteriore al diritto di sciopero.
Si dice che i correligionari di Grillo e Casaleggio l’abbiano fatto solo in cambio di una poltrona per Freccero nel nuovo Cda della Rai. Va detto che l’opaca galassia grillina, in queste ore, registra anche l’ascesa al ruolo di responsabile legislativo alla Camera di Antonio De Parolis, democristiano di lungo corso, con una lunga carriera nell’Udc (il partito con uno dei maggiori coefficienti di inquisiti in base al numero di e in Scelta civica, anche all’ombra di Giovanardi. Niente male per chi giura di aver fatto della lotta alla casta la propria ragione di vita.

E per cementificare ancora basterà un silenzio-assenso...

Ddl Madia, per cementificare basterà un silenzio assenso
di Simona Maggiorelli
Non erano solo parole quelle del premier Matteo Renzi contro l’operato delle soprintendenze, nei discorsi pubblici , più volte tacciate di essere d’ostacolo alla modernizzazione. Come è nel suo stile il presidente del Consiglio è presto passato dalla parola ai fatti. Con il decreto Sblocca Italia che espone il Paese a nuove colate di cemento, con la riforma Franceschini che limita fortemente il ruolo delle soprintendenze e ora con la riforma della pubblica amministrazione che svaluta del tutto le competenze di chi lavora nelle soprintendenze togliendo loro autonomia decisionale. Il disegno di legge Madia (1577/2015) sulla riorganizzazione dell’amministrazione statale, infatti, non solo reintroduce all’articolo 3 la famigerata norma del silenzio- assenso (per cui la mancata risposta della soprintendenza entro 90 giorni diventa automaticamente assenso) ma all’articolo 8 prevede addirittura la confluenza delle soprintendenze nelle prefetture.

Spese pazze per le armi. Ecco la nuova ammiraglia: 1.100 milioni di euro

di Gianluca Di Feo
Di sicuro c'è solo la firma del contratto. E il prezzo: un miliardo e 126 milioni di euro. Ma in realtà tutto può trasformarsi in corso d'opera. Perché della nuova reginetta della flotta italiana al momento ci sono solamente dei disegni di massima, diffusi dalla rivista specializzata Rid.
L'immagine somiglia poco a una portaerei e mantiene l'aspetto pacifico di un'unità dedicata alla protezione civile. La vocazione “a doppio uso”, un po' militare e un po' umanitario, è infatti quella che ha permesso il varo in Parlamento del piano straordinario da 5,4 miliardi di euro per dotare la Marina di navi moderne e sostenere la cantieristica nazionale. Così il ponte viene presentato ingombro di container con il simbolo della Croce rossa, evidenziato pure sulle tende bianche nella stiva e nell'ampio ospedale di bordo. Mentre le prime informazioni sembrano indicare un progetto molto più agguerrito, destinato a farla diventare la seconda ammiraglia per mostrare la bandiera tricolore sui mari.

La vera via dell'equità fiscale

di Alessandro Volpi
La riduzione della pressione fiscale in un Paese asfissiato dalla stagnazione dei redditi e dalla ritirata degli investimenti rappresenta una strada obbligata.Partendo da questa constatazione dovrebbe articolarsi un’ampia discussione politica che sappia andare oltre le geometrie ideologiche definite sulla base di un modello di Stato ormai largamente inadeguato. 
I richiami al patrimonio ideale del Novecento, fondato sulle distinzioni fra un liberalismo avverso alle tasse e una socialdemocrazia propensa ad accettare robuste forme di prelievo, in nome della tenuta dei sistemi di welfare, non reggono più. Se la pesantezza della pressione è tale da ridurre in maniera evidente la capacità di contribuire di intere fasce di popolazione e da spiaggiare migliaia e migliaia di imprese, allora il tema dell’abbattimento del carico tributario non è rinviabile. Così come non è pensabile neppure che il 38% dei contribuenti italiani paghi l’86% dell’Irpef riscossa, e che per quanto riguarda la spesa sanitaria 45 dei 110 miliardi non siano coperti dalla capacità contributiva di una parte degli italiani e siano quindi a carico degli altri, costretti a pagare anche per i contribuenti “insufficienti”. 

Vie di fuga

di Franco Berardi Bifo
Un convegno per farci che? L'idea di un convegno venne fuori dal flusso effimero dei giorni febbrili di luglio, i giorni tra il referendum e la resa. Un convegno parve a tutti urgente, ma non lo era. Per qualche giorno credemmo che l'azione e la volontà tornassero a giocare un ruolo, ma era un'illusione. Le cose andarono infatti nella sola maniera in cui potevano andare. L'automa tecno-finanziario ha ripreso il sopravvento e la società non trova la strada che possa renderla autonoma. Dopo il referendum, Tsipras si è reso conto (e l'ha anche detto) che lui e i suoi compagni non "avevano la competenza" per tentare un'uscita dal castello di ingiunzioni tecno-linguistiche di cui la governance è costituita. Non avevano la competenza perché quella competenza non c'è. Qualcuno ha la competenza per trasformare il quadrato in una figura geometrica con cinque angoli? No, e similmente nessuno ha la competenza per uscire dal ciclo del debito. Se lo accetti sei morto, se lo rifiuti sei morto lo stesso.
Così senza fretta il convegno si terrà a Milano il 3/4 di ottobre, c'è tutto il tempo di pensarci su. A che può servire un convegno? Qual è il suo tema, qual è il suo orizzonte? Non ho una proposta esclusiva, né un programma bello e pronto da proporre, ma credo che dovremmo costruirlo senza l'idea di "potere" qualcosa nel corso della prossima fase.

Il concetto "populista" e la democrazia in quanto tale

di Pierluigi Fagan
Il concetto di “populismo” è assai confuso. Come minimo, si possono individuare tre matrici:
Forza politica che si appella al, risponde al, vuol rappresentare il “popolo”. La categoria sottesa è quella della divisione sociale e politica in due sole parti: popolo – élite. In questo senso, il populismo è interno alla teoria politica democratica, diversamente nominando la partizione fondamentale Molti – Pochi[1]. In questo senso, l’idea populista, confligge sia con l’individualismo liberale a cui oppone una nozione forte di società, sia con certo marxismo che dettaglia il popolo in classi sociali. Del resto, è l’idea stessa di democrazia che confligge sia con l’ordinatore liberale del mercato mentre nel caso marxista, c’è un intricato gomitolo in cui si intrecciano i fili dell’ordinatore economico (la produzione socialista), con quelli dell’ordinatore politico (soviet? democrazia diretta o rappresentativa? che tipo si Stato? nazionalismo o internazionalismo?).

Serve ancora educare nell'era del web?

di Alain Goussot
Una domanda ricorrente è quella di sapere in che misura serve ancora educare in questa fase della globalizzazione dei media ultra veloce che forniscono un quantità d’informazioni in una frazione di secondo (leggi anche La ribellione della lentezza e dell’ozio, dello stesso Goussot, ed Elogio del tempo perso di Sandra Dema). Ma sono proprio la quantità d’informazione e la velocità con le quali vengono scaricate che pongono il problema. La verità è che bambini e adolescenti non hanno più il tempo psicologico e mentale di sedimentare quello che arriva dal web e si trovano in una postura di eccitazione permanente, bombardati come sono da immagini, suoni e messaggi subliminali ad alto contenuto tossico. Sono come dei consumatori di hamburger che stanno male ma che non riescono a smettere di mangiare quel tipo di cibo.

Jeremy Corbyn. Il rosso alternativo che spacca (e scala) il Labour Party

di Michele Paris
La competizione per la leadership laburista in Gran Bretagna, dopo la sconfitta patita alle urne lo scorso mese di maggio, sta rapidamente gettando il partito in una grave crisi, provocata principalmente dal gigantesco divario esistente tra gli orientamenti dei suoi vertici e quelli della sua teorica base elettorale.
A scatenare una feroce polemica all’interno del “Labour” è stata la relativamente sorprendente ascesa del candidato della sinistra del partito, Jeremy Corbyn, a tutt’oggi il favorito nella corsa alla sostituzione di Ed Miliband. Il veterano deputato 66enne ha infatti superato nel gradimento dei possibili elettori i vari aspiranti segretari di tendenze più moderate o apertamente schierati con il “New Labour” e l’ex primo ministro, nonché potenziale criminale di guerra, Tony Blair.

I cinque mesi che hanno sconvolto la Grecia

Intervista a Yanis Varoufakis di Harry Lambert
L’ex ministro delle finanze greco ripercorre i cinque mesi di negoziati con l’Europa, le strategie seguite, le alternative che aveva proposto al governo Tsipras, che hanno portato alle sue dimissioni dopo il referendum del 5 luglio. La traduzione italiana dell'intervista rilasciata da Varoufakis al New Statesment
Intervista a Yanis Varoufakis di Harry Lambert
Harry Lambert: Insomma come si sente?
Yanis Varoufakis: Sono al settimo cielo – non devo più vivere sulla mia pelle questa frenesia, che è assolutamente disumana, semplicemente incredibile. Ho dormito due ore a notte per cinque mesi … Sono anche sollevato di non dover più sostenere questa pressione incredibile per negoziare su una posizione che ritengo difficile da difendere, anche se sono riuscito ad obbligare l'altra parte ad accettare, ha capito cosa intendo.
HL: Come è stato? Le è piaciuto qualche aspetto?
YV: Oh si, tanti. Le mie peggiori paure sono state confermate, ma la situazione si è rivelata persino peggiore di quanto era immaginabile. Quindi è stato divertente, sedersi in prima fila.

L'Argentina delle fabbriche, occupate, autogestite, recuperate

di Claudio Tognonato
Le imprese recu­pe­rate in Argen­tina con­ti­nuano a cre­scere. I dati dell’ultimo cen­si­mento del Cen­tro di docu­men­ta­zione dell’Università di Bue­nos Aires con­fer­mano che il feno­meno, nato come rispo­sta alla crisi che nel 2001 ha cau­sato la chiu­sura di migliaia di fab­bri­che, oggi in un con­te­sto eco­no­mico più con­so­li­dato e solido, si ripro­pone con diverse moda­lità. Il recu­pero si è tra­sfor­mato in uno stru­mento di lotta, se l’azienda ha pro­blemi di gestione non sono neces­sa­ria­mente gli ope­rai a dover pagare. Anzi, secondo le nuove nor­ma­tive, i primi cre­di­tori che dovrà risar­cire un impren­di­tore fal­li­men­tare, sono i debiti nei con­fronti dei lavo­ra­tori. Il recu­pero di una unità eco­no­mica è defi­nito dal pas­sag­gio da un’amministrazione pri­vata alla gestione col­let­tiva per mano agli anti­chi sala­riati e avviene pre­va­len­te­mente attra­verso coo­pe­ra­tive di lavoro.

C'è bisogno di sinistra, l'appello degli emigranti italiani

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Un gruppo di cittadini italiani, di varie generazioni, esperienze e provenienze , che vivono, lavorano o sono semplicemente rimasti in Belgio per la loro pensione, ha voluto lanciare un appello per una sorta di laboratorio in cui l’emigrazione italiana nuova e vecchia che si considera di Sinistra possa confrontarsi su alcuni temi fondamentali come lavoro ed economia, emigrazione ed immigrazione, diritti, ambiente, antifascismo, questione morale, beni comuni ed Europa.
"In questa bollente estate si susseguono dichiarazioni, interviste, posizioni sulla crisi della sinistra in Italia e sulla necessità di .. fare, subito, ma fare subito cosa?
Si può essere più o meno d’accordo con questa o quella posizione, ma il vuoto che si è creato in Italia ha una voce roboante , ed è un vuoto fatto di assenze, di non proposte, di dubbi, perplessità, di errori, di scetticismo, quasi di fastidio, in alcuni, quando si pronuncia la parola fatidica ‘Sinistra‘.

La grande ritirata dei ghiacci


di Duccio Facchini
Entro la fine di questo secolo la “risorsa glaciale alpina” potrebbe scomparire quasi totalmente. La tendenza degli oltre 900 ghiacciai italiani è comune a quella delle omologhe masse planetarie, salvo rare eccezioni, come la “Karakoram anomaly” in Pakistan, ed è analizzata nel World Glacier Inventory, il catasto mondiale del National Snow & Ice Data Glacier (i ghiacciai oggetto del monitoraggio sono 130mila, nsidc.org). È il riscaldamento globale l’elemento alla base dei dati forniti dal World Glacier Monitoring Service, che evidenzia la perdita progressiva di spessore e superficie dei ghiacciai. Prendendo in esame un campione di 125 ghiacciai del mondo, è stata registrata “una forte perdita di ghiaccio” tra il 1980 e il 2013 pari a 17,3 metri d’acqua equivalenti. L’arretramento colpisce diverse aree del mondo, dal Caucaso -dove il ghiacciaio Tviberi ha perso 11 chilometri quadrati tra il 1965 e il 2013, pari a un quarto della sua superficie, dati pubblicati su climalteranti.it)-, all’Africa, dove il Kilimanjaro ha perso circa l’85% della superficie originaria tra il 1912 ed il 2013.

Nel Donbass la violenza è senza tregua


di Eliseo Bertolasi
Il mainstream nostrano troppo impegnato a incensare le prodezze governative, o a seguire le audaci uscite estive delle veline o dei calciatori di turno, ha smesso di parlare del Donbass. Non significa però che su questa terra, martoriata dalla guerra da oltre un anno, non si continui a combattere a soffrire e a morire. Delle vittime civili del Donbass se ne parla pochissimo o non se ne parla affatto.
D’altro canto dall’inizio della guerra, la vulgata di Kiev racconta che su queste terre l’esercito ucraino sta combattendo contro “terroristi” filorussi se non addirittura russi. Non a caso il governo di Kiev definisce le sue operazioni militari nel Donbass come ATO (operazione anti-terrorismo), la realtà tragica è che, invece, si combatte una sanguinosa, quanto assurda, guerra civile “fratricida” tra due popoli storicamente e culturalmente fraterni: gli ucraini e i russi, che da secoli vivono sui medesimi territori del Donbass.

Il Tpp come promessa di assistenza sanitaria ai profitti

TPPBigPharma
di Pete Dolack
In base al Partenariato Trans-Pacifico (TPP) l’assistenza sanitaria farà un grosso passo nella direzione di diventare un privilegio per quelli che possono permettersela, anziché un diritto umano. I programmi governativi per tenere bassi i costi dei farmaci sono messi nel mirino per essere eliminati nel TPP che, se adottato, assicurerebbe alle compagnie farmaceutiche nuovi poteri sull’assistenza sanitaria.
Questo ha implicazioni in tutto il globo, poiché tali regole potrebbero divenire precedenti per il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti e per l’Accordo sul Commercio dei Servizi, due altri accordi in corso di negoziazione segreta.
La mancata concessione della “corsia privilegiata” da parte del Congresso USA nella scorsa settimana ha gettato un considerevole sbarramento sul percorso del Partenariato Trans-Pacifico ma in nessun modo è stata sconfitta la sua più audace presa industriale.

Nuova sinistra: stavolta spontaneamente non nasce niente (o troppo)


di Alfonso Gianni
L'intervento di Norma Ran­geri «C’é vita a sini­stra», ha il pre­gio di andare al noc­ciolo della que­stione. In un con­te­sto ove il «benal­tri­smo» è assai dif­fuso ed è una delle facce dell’immobilismo, è una occa­sione da non sprecare.
In Ita­lia non esi­ste una sini­stra degna di que­sto nome per spes­sore di pen­siero, qua­lità di pro­po­sta, massa cri­tica. È una con­danna eterna, una sorta di legge del contrappasso?
No, ma è una con­di­zione reale che ha cause pro­fonde. Lasciamo per un attimo da parte, senza dimen­ti­carle mai, quelle più strut­tu­rali deri­vanti dalla deva­sta­zione ope­rata nel tes­suto sociale dai pro­cessi indotti dal moderno capi­ta­li­smo e dal suo man­tra neo­li­be­ri­sta. Limi­tia­moci agli aspetti più pro­pria­mente politici.
Si diceva che la dege­ne­ra­zione del Pd avrebbe aperto pra­te­rie a sini­stra. Sba­gliato. Ha lasciato un deserto dove spon­ta­nea­mente cre­sce solo il ran­core. Que­sto si può anche tra­mu­tare in popu­li­smo più o meno tele­gui­dato. Ma que­sto è in altre mani, in quelle di Renzi, nella ver­sione più clas­sica del popu­li­smo dall’alto, in quella di Grillo in una ver­sione più ibrida, attra­ver­sata anche da spunti con­trad­di­tori che andreb­bero disar­ti­co­lati, se esi­stesse una forza in grado di farlo. La strada del popu­li­smo di sini­stra, oltre che incon­grua per una sini­stra di pro­getto, è comun­que già abbon­dan­te­mente occupata.

La nuova grande trasformazione

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di Raúl Zibechi
Uno dei pochi vantaggi delle grandi crisi è che ci aiutano a sollevare il velo con il quale il sistema nasconde e dissimula le sue modalità di oppressione. In questo senso la crisi che vive la Grecia, può essere una fonte di apprendimento. Per questo propongo di rifarci al lungo cammino percorso da Karl Polanyi nello scrivere La grande trasformazione. Per comprendere l’ascesa del nazismo e del fascismo, Polanyi è risalito alle origini del liberalismo economico, situate nell’Inghilterra di David Ricardo.
Il capitalismo del libero mercato, i mercati non regolamentati, ha disgregato le relazioni sociali e distrutto le comunità, sottoponendo gli individui, strappati dai propri villaggi, alla fame e all’umiliazione. Polanyi sostiene che la recinzione dei campi – l’ inizio di questo processo – è stata una rivoluzione dei ricchi contro i poveri. Dopo la Pace dei Cent’anni si è verificata la disintegrazione dell’economia mondiale e “lo Stato liberale è stato rimpiazzato in molti paesi da dittature totalitarie” (La Piqueta, 1997, p. 62).

Il grido dell'acqua

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di Rosario Lembo
Il 28 luglio è stato il quinto anniversario del riconoscimento da parte delle Nazioni Unite del diritto umano all’acqua come un diritto “autonomo e specifico”. Frutto di dieci anni di mobilitazione dei movimenti, questo risultato rischia di essere “disatteso” per la mancanza di volontà politica degli Stati, per le pressioni delle multinazionali, ma anche per l’atteggiamento degli stessi movimenti dell’acqua.
Il Contratto Mondiale sull’acqua, che per oltre un decennio è stato tra i promotori del riconoscimento del diritto umano all’acqua attraverso i Social Forum, i Forum Mondiali Alternativi dell’acqua, in occasione di questo anniversario e alla vigilia del varo della proposta della nuova Agenda post‐2015, ritiene doveroso richiamare l’attenzione sullo status dell’arte e richiamare alcune principali criticità da contrastare per garantire l’accesso all’acqua come diritto nei prossimi 15 anni.
Partiamo dalle Nazioni Unite
Quest’anno si conclude il programma “Water for life”(2010‐215), il Millennio Goals, l’attività del Comitato consultivo “Water and Sanitation”, voluto dal Segretario delle Nazioni unite; tutte queste iniziative hanno fallito l’obiettivo di dimezzare il numero di coloro che non hanno accesso all’acqua. Il futuro non si prospetta più roseo sul fronte della mobilitazione delle Nazioni unite.

Rai, il trionfo della lottizzazione





Come ti lottizzo la Rai: ecco chi sono i nuovi sette consiglieri del Cda
di Vincenzo Vita
Come nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo dei film tra­smessi in tele­vi­sione, ecco l’interruzione pub­bli­ci­ta­ria della nomina dei ver­tici della Rai. Secondo i rituali della sbef­feg­giata ma sem­pi­terna legge Gasparri.
Il primo capi­tolo della messa pagana si è com­piuto con l’elezione dei sette com­po­nenti del nuovo con­si­glio di ammi­ni­stra­zione da parte della com­mis­sione par­la­men­tare di vigi­lanza. Seguono ora i due di ema­na­zione gover­na­tiva, tra i quali si col­loca il nome del pre­si­dente, che diverrà effet­tivo con il parere reso dalla stessa com­mis­sione di vigi­lanza. Ed è atteso il Godot del rito, vale a dire il diret­tore gene­rale, al quale saranno attri­buiti a legge appro­vata i poteri dell’amministratore dele­gato: il fiore all’occhiello della (contro)riforma renziana.
Il tutto dovrebbe con­su­marsi in un baleno. A quanto si sus­surra e si grida, il pre­de­sti­nato Ad è Anto­nio Campo Dall’Orto, MtvItalia-Telecom Italia-La7-Viacom-Leopolda. Chissà chi lo sa. Il toto­no­mine sulla pre­si­denza indi­che­rebbe una donna, secondo una vul­gata assai edul­co­rata della parità di genere: sco­perta a giorni alterni, pos­si­bil­mente dove il potere si affievolisce.

Contro la dissipazione

di Gianni Ferrara
Sono tre le «riforme» dell’Unione euro­pea pro­po­ste a seguito della crisi (non risolta certo col dik­tat subito da Ale­xis Tsi­pras). Una dai «cin­que pre­si­denti» (della Com­mis­sione, del Con­si­glio euro­peo, dell’eurogruppo, della Bce e del Par­la­mento euro­peo), un’altra da Hol­lande, un’altra ancora da Schaeuble.
Discu­terle, espli­ci­tarne e valu­tarne il con­te­nuto e infor­marne coloro che ne dovreb­bero subire gli effetti è, comun­que, ine­lu­di­bile. Per dimo­strare e con­fer­mare che «c’è vita a sini­stra», come meri­to­ria­mente ammo­ni­sce Norma Ran­geri aprendo il dibat­tito su que­sto gior­nale per impe­dire che que­sta «vita» venga dis­si­pata ancora una volta dall’eterno spi­rito di scis­sione che dila­nia la sini­stra ita­liana quando non degrada nel tra­sfor­mi­smo e nell’omologazione alla destra.
Sul giu­di­zio che meri­tano e sull’atteggiamento da assu­mere nei con­fronti di cia­scuna di que­ste riforme o di tutte e tre si potrebbe, anzi, si dovrebbe pro­vare a instau­rare, come pro­pone Valen­tino Par­lato, un’alleanza tra le sini­stre d’Europa, quelle che sono tali e per­ciò euro­pei­ste, ma anti-Ue. Sarebbe un primo passo da com­piere per rea­gire alla scon­fitta subita della demo­cra­zia di un Paese solo con­tro il trust dei cre­di­tori costi­tui­tosi in Euro­gruppo, isti­tu­zione non pre­vi­sta dai Trat­tati ma scia­gu­ra­ta­mente domi­nante nella realtà europea.

Syriza, una scommessa per tutta l'Europa

Intervista a Nikos Filis di Teodoro Andreadis Singhiellakis
Capo­gruppo di Syriza al par­la­mento di Atene, Nikos Filis, ex diret­tore del gior­nale del par­tito, Avghì, non ha dubbi: il dilemma prin­ci­pale, oggi, è capire se la sini­stra ha il diritto di negare al popolo greco la pos­si­bi­lità di una forte con­trap­po­si­zione all’austerità e di una pro­spet­tiva di svi­luppo, attra­verso la per­ma­nenza di Syriza al governo.

Secondo Filis tutto il par­tito si deve assu­mere le pro­prie respon­sa­bi­lità per non delu­dere i greci che con­ti­nuano a vedere in Ale­xis Tsi­pras e in Syriza, una garan­zia per le classi sociali più deboli e per il cam­bia­mento. In que­sta inter­vi­sta a il mani­fe­sto, tende la mano a Varou­fa­kis — «a con­di­zione che parli meno» — e si aspetta un impor­tante con­tri­buto da parte di Pode­mos e delle forze della sini­stra italiana.

Ha appena dichia­rato che il futuro di Syriza costi­tui­sce una scom­messa. Cosa intende di pre­ciso, quali sono le carat­te­ri­sti­che prin­ci­pali di que­sta scom­messa?
Riguarda il popolo greco, ma anche l’Europa intera, ed è per que­sto che la vicenda greca viene seguita con così grande inte­resse a livello mon­diale. L’imposizione dell’ultimatum con le duris­sime misure della nuova Troika, in Gre­cia, ha creato una nuova realtà poli­tica. La sini­stra non si sente a suo agio nell’attuazione di que­ste misure. Ed è per que­sto che lot­terà per cam­biarle, per poter soste­nere le classi sociali più deboli e por­tare le riforme neces­sa­rie nel sistema poli­tico e nella vita demo­cra­tica.