La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 21 agosto 2015

Caporalato, i 5 volti degli sfruttatori e il ruolo degli “intermediari” mafiosi

di Maria Gabriella Lanza
Lavorano per ore sotto il sole cocente, nelle serre asfissianti, curvi verso terra o con le braccia alzate per raccogliere pomodori, arance, uva. Sono il motore fondamentale del mercato ortofrutticolo italiano che ogni anno muove più di dieci miliardi di euro, eppure loro, gli invisibili dell’agricoltura, guadagnano solo due euro all’ora quando non muoiono di fatica. Come è successo a Paola Clemente, una bracciante di 49 anni di San Giorgio Jonico, vicino Taranto, morta lo scorso 13 luglio mentre raccoglieva uva nelle campagne di Andria. Otto giorni prima era toccato a Mohamed, un sudanese stroncato da un malore sotto il caldo torrido nelle distese di pomodori a Nardò. Ieri la procura di Trani ha indagato l’autista del bus che ha condotto Paola nei campi e ha deciso di riesumare il corpo per effettuare la autopsia. Lo sfruttamento dei braccianti nell’agricoltura è un fenomeno che riguarda italiani e stranieri e si regge su regole e prassi mafiose, come ha sottolineato lo stesso ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina. 

Joan Robinson, la più grande economista

di Cristina Marcuzzo
Joan Violet Maurice nasce il 31 Ottobre 1903 da una famiglia che si distingue per posizione sociale, ma anche per il coraggio di dissentire dall’autorità. Tratto che Joan eredita e ne fa non solo la più grande economista donna della storia, ma anche l’appassionata iconoclasta del conformismo in economia. Si iscrive all’Università di Cambridge nel 1922, entrando in uno dei due college riservati alle donne, il Girton, e si laurea, ma non a pieni voti. Le donne poterono assumere posti di docenza solo a partire dal 1923, e dovettero aspettare fino al 1948 per poter essere membri a pieno titolo dell’Università.
L’economia che si insegnava a Cambridge era quella di Alfred Marshall (il fondatore del corso di laurea in quella disciplina) resa matematicamente più elegante dal suo successore come Professore della materia, Cecil Pigou. Con un suo allievo, Austin Robinson, che gli succederà alla cattedra molti anni dopo, Joan si sposa nel 1926; insieme partono per l’India, dove Austin farà per due anni il tutor del figlio di un Maraja.

Profughi, guerra, terrorismo


Intervista a Massimo Cacciari di Giovanna Casadio
«Dire che una terza guerra mondiale possa derivare dal terrorismo è una affermazione ridicola». Massimo Cacciari, il filosofo ex sindaco di Venezia, affronta la questione da un’altra angolatura. Aggiunge che la chiusura davanti ai flussi di migranti invocata da Salvini, è prima di tutto «irrealistica».
Cacciari, lei non condivide l’allarme del presidente Mattarella?
«Lo condivido nel senso che penso che stiamo vivendo su un vulcano. Ma sono le grandi potenze, ancorché integrate e interdipendenti – l’economia Usa e quella cinese ad esempio, la Russia che rivendica un suo ruolo imperiale e entra in conflitto con l’America – che possono scatenare conflitti di interessi. Crescono i pericoli e gli squilibri e nessuno può escludere che si arrivi a un punto in cui qualcuno può pensare che l’unica soluzione sia bellica ».

Il pomodoro senza sfruttamento

di Cristina Panicali
Orecchiette al sugo, stufato di melanzane in salsa di pomodoro e polpettine di ceci. Alla luce del tramonto di una domenica di inizio giugno, questo è il menù proposto nella tappa bolognese del tour di Funky Tomato. Non si tratta di un gruppo musicale dallo stile rude e libero da sofisticazioni, qui funky si riferisce a un progetto di filiera partecipata legata alla produzione e trasformazione del pomodoro da salsa. 
Funky, che tradotto letteralmente significa “bizzarro”, è un progetto che cerca di portare equità e giusti salari con regolarità contributiva tra Basilicata ePuglia, dove i braccianti vengono pagati 3,5 euro -di cui 50 centesimi trattenuti dai caporali- per un cassone di pomodoro di 300 chili. A Bologna, e nelle altre 7 tappe del tour in tutta l’Italia, da Venezia a Napoli, si diventa co-produttori della salsa Funky Tomato: con una somma di 15 euro, aperitivo itinerante incluso, si preacquistano 6 bottiglie da 66 centilitri l’una, da ricevere a campagna ultimata, a settembre.

Sorpresa democratica, il compagno Bernie Sanders c’è e gioca la partita

di Luca Celada
La scorsa set­ti­mana al Los Ange­les Sports Arena era il tutto esau­rito e qual­che migliaio di per­sone hanno dovuto accon­ten­tarsi degli schermi siste­mati fuori dal palaz­zetto dello sport. Signi­fica che c’erano più di 25 mila per­sone al comi­zio di Ber­nie San­ders, un numero impres­sio­nante anche per lui che in que­sto pro­dromo di pri­ma­rie pre­si­den­ziali si sta con­ver­tendo nella sor­presa della sta­gione poli­tica Usa.
Quasi nes­suno avrebbe pro­no­sti­cato ad aprile, quando il 73enne sena­tore “socia­li­sta” del Ver­mont aveva annun­ciato l’intenzione di sfi­dare Hil­lary Clin­ton per la nomi­na­tion demo­cra­tica, che in pochi mesi la sua cam­pa­gna si sarebbe con­cre­tiz­zata in una effet­tiva can­di­da­tura. Eppure die­tro allo slo­gan Feel the burn quella di San­ders è una delle poche cam­pa­gne capace di accen­dere una vera pas­sione. E gli ultimi son­daggi in New Hamp­shire dove fra sei mesi si terrà la prima delle pri­ma­rie, lo danno addi­rit­tura in van­tag­gio sulla “pre­de­sti­nata” ex first lady per 44 a 37.

Egon Bahr, il «pacifista» della Spd ancora di sinistra

di Jacopo Rosatelli
Impe­dire la guerra in Europa. Que­sta la mis­sione a cui Egon Bahr, spen­tosi ieri a 93 anni, ha dedi­cato tutta la sua vita politica.
Diri­gente social­de­mo­cra­tico, da stretto col­la­bo­ra­tore di Willy Brandt e mini­stro è stato l’architetto di quella Ost­po­li­tik che, negli anni ’70, con­dusse la Repub­blica fede­rale tede­sca a rico­no­scere la Ger­ma­nia Est e ad allac­ciare rela­zioni diplo­ma­ti­che con i Paesi del «socia­li­smo reale», accet­tando uffi­cial­mente i con­fini del 1945: un impe­gno per la disten­sione che gli valse le accuse di «tra­di­tore della patria» dai demo­cri­stiani della Cdu-Csu, ani­mati da odio anti­co­mu­ni­sta.
Con le stesse moti­va­zioni, nel decen­nio suc­ces­sivo è atti­vis­simo nel con­tra­stare il riarmo in corso in Europa, deter­mi­nato dall’orientamento musco­lare che Ronald Rea­gan aveva impresso alla poli­tica estera Usa. Il paci­fi­smo tede­sco — da cui emer­gerà anche il par­tito dei Verdi –imma­gina invece un’Europa cen­trale come spa­zio di pace, fuori dai bloc­chi e libera dagli ordi­gni nucleari.

Fare e spostarsi: la politica del neo-liberismo e della migrazione

di Preety Kaur
I fiori comprati in una visita a un supermercato locale, il caffè, il grano, sono economici e buoni. La confezione graziosa nasconde il sudore e le lagrime che ci sono volute per produrla. Il codice a barre non rivela i nomi dei bambini e degli adulti che hanno lavorato in fabbriche simili a prigioni o in aziende agricole, guadagnando appena il necessario per dar da mangiare a loro stessi e alle loro famiglie.
In un’epoca in cui i climatologi ci pregano di ridurre le emissioni di anidride carbonica, perché i fiori nei nostri supermercati locali arrivano dal Kenya? Coloro che fanno crescere, che colgono, confezionano, trasportano, immagazzinano i fiori non ricevono neanche il salario minimo, e tuttavia gli amministratori delegati e i grandi azionisti dei supermercati poltriscono su yacht da un milione di dollari su mari color smeraldo.

L’altra Syriza: «Un nuovo inizio»

di Angelo Mastandrea
Il primo passo dei dis­si­denti sarà l’uscita dai ran­ghi di Syriza e la for­ma­zione di un auto­nomo gruppo par­la­men­tare. Paral­le­la­mente vedrà la luce, nei tempi rapidi indotti dal pre­ci­pi­tare della crisi di governo, quel fronte anti-Memorandum al quale ave­vano fatto appello, appena una set­ti­mana fa, dodici per­so­naggi di altret­tante orga­niz­za­zioni della sini­stra isti­tu­zio­nale ed extra­par­la­men­tare. Sarà il «nuovo ini­zio» del quale ha par­lato l’altro ieri il lea­der della Piat­ta­forma di sini­stra Pana­io­tis Lafa­za­nis, una forza poli­tica «di sini­stra e patriot­tica» che si rivol­gerà a tutto il popolo che ha votato «no» al refe­ren­dum. Le parole duris­sime dell’ex mini­stro dell’Energia hanno rap­pre­sen­tato forse la goc­cia che ha fatto tra­boc­care il vaso per Ale­xis Tsi­pras, indu­cen­dolo a rom­pere gli indugi e spiaz­zare tutti indi­cendo ele­zioni anti­ci­pate subito dopo aver rim­bor­sato 3,2 miliardi di euro alla Bce e aver rica­pi­ta­liz­zato le ban­che per dieci miliardi, met­tendo in sicu­rezza la Gre­cia. «Il governo ha vol­tato le spalle ai prin­cipi e alle lotte di migliaia di mem­bri e fun­zio­nari di Syriza, non­ché alle spe­ranze del mondo demo­cra­tico pro­gres­si­sta», aveva detto Lafazanis.

La repressione come limite

di Raúl Zibechi e Decio Machado
Per la gente di sinistra, in ogni tempo e in ogni luogo, la repressione è sempre stataun punto limite, una linea rossa che non va attraversata. Noi, la gente delle sinistre, rifiutiamo da sempre il fatto che uno Stato, qualsiasi sia il suo colore, possa attraversarla senza che noi si alzi la voce, senza metterci in modo incondizionato dalla parte di coloro che subiscono la repressione. Senza manifestare la nostra più decisa opposizione a un modello di risoluzione dei conflitti che è brutale e provoca il dolore di coloro che, privi di armi militari, rivendicano quel che considerano giusto.
Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa ha attraversato una linea che lo colloca a fianco dei tanti governi dell’oppressione del nostro continente. La dimostrazione si rende evidente nel “glorioso” saldo di centinaia di feriti e decine di arrestati, il frutto dell’intervento di corpi scelti della polizia anti-sommossa e della forze armatein località come Girón nell’Azuay, Pisanquí nell’Imbabura, Saraguro nella Loja, Quito nel Pichincha, El Chasqui nel Cotopaxi o Logroño nella provincia di Morona Santiago, tra gli altri luoghi del paese (le proteste hanno coinvolto anche altre delle 24 province dell’Ecuador, ndt).

Il «martire» dell’archeologia il giorno dopo

di Valentina Porcheddu
Due giorni dopo l’annuncio della ter­ri­bile ese­cu­zione di Kha­led As’ad per mano dello Stato Isla­mico, sui media abbonda la reto­rica legata alla sua morte. Se i mezzi d’informazione arabi non esi­tano a defi­nirlo «mar­tire», le mag­giori testate ita­liane imba­sti­scono la sto­ria «roman­tica» dell’archeologo-eroe.
Secondo le noti­zie ripor­tate – fra gli altri – da Repub­blica, Cor­riere e La Stampa, As’ad sarebbe stato impri­gio­nato un mese fa. Sot­to­po­sto a tor­ture da parte dei mili­tanti dell’Isis allo scopo di rive­lare il luogo dove aveva prov­ve­duto a nascon­dere pre­ziosi reperti, si sarebbe dun­que «sacri­fi­cato» nel ten­ta­tivo di sal­vare Pal­mira, il sito che aveva diretto fino al 2003 con­se­gnando poi il testi­mone al figlio. La ver­sione che vuole il suo corpo appeso a una colonna romana tra le rovine dell’antica città caro­va­niera, è l’immagine che corona un rac­conto costruito ad arte, in cui l’archeologia diventa il nobile pre­te­sto per soc­com­bere alla jihad.

In Ucraina si censurano arte e cultura. Appello internazionale

Il regime oligarchico della junta nazionalista in Ucraina utilizza attivamente e sviluppa in modo “creativo” i metodi di Goebbels di ingannare il popolo per rafforzare la dittatura neonazista in Ucraina. Uno di questi metodi è limitare l’accesso della gente a un’informazione veritiera, alle opere della cultura e dell’arte, della letteratura e del giornalismo di orientamento antifascista e umanistico.
Questa limitazione viene attuata prevalentemente con abusi e persecuzioni nei confronti di scrittori, operatori culturali, attori, compositori, cantanti, registi popolari in Ucraina e in altri paesi, che condannano la guerra civile fratricida, il genocidio sociale e politico, scatenati dal regime al potere nel nostro paese.

Neil Young e «The Monsanto Year», la sfida delle canzoni

di Guido Festinese
«Non par­lare delle mul­ti­na­zio­nali / che seque­strano ogni tuo diritto / la gente vuol sen­tire par­lare d’amore / Non par­lare della fame globale/ parla dell’amore globale/ la gente vuol sen­tire par­lare d’amore / Non andare in giro a dire che Citi­zens Uni­ted ha mas­sa­crato la demo­cra­zia / La gente vuol sen­tire par­lare d’amore / Non dire che i pesti­cidi pro­vo­cano l’autismo nei bam­bini / La gente vuol sen­tire par­lare d’amore / Non dire che la gente non vota più per­ché non hanno alcuna fidu­cia in chi si candida/ la gente vuol sen­tire par­lare d’amore». Chia­rito che Citi­zens Uni­ted è un’organizzazione nor­da­me­ri­cana di estrema destra iper­li­be­ri­sta, comin­ciamo col dire che erano molti anni che dal rock ame­ri­cano non veniva fuori un’invettiva così. A chiare lettere.
Magari, a riflet­terci un po’, dal 2006, quando Neil Young — che per tanti ita­liani con la testa nei dolci ricordi anni ’70 con­ti­nua ad essere il mene­strello malin­co­nico di Har­vest — non fece uscire Livin’ with War, un atto d’accusa crudo e diretto con­tro il pre­si­dente George W. Bush, augu­ran­do­gli diret­ta­mente di finire sotto pro­cesso «per aver men­tito alla sua nazione», ed aver sca­te­nato l’inferno in Iraq con la scusa delle «armi di distru­zione di massa».

Africa, un modello di sviluppo insostenibile

di Nicolò Cavalli
In un episodio della serie tv The West wing, l’Organization cartographers for social equality tenta di convincere il presidente statunitense Josiah Bartlet a introdurre in tutti i luoghi pubblici le mappe di Gall-Peters, sostituendole a quelle comunemente usate basate sulle proiezioni di Mercatore. Queste ultime, infatti, deformano le vere aree dei continenti terrestri, rimpicciolendo le regioni equatoriali a favore di quelle più vicine ai poli, come Europa, Russia e Stati Uniti, e restituendo un’immagine del mondo che, secondo i membri dell’organizzazione immaginata da Aaron Sorkin, “ha incoraggiato per secoli l’imperialismo europeo e lo sviluppo di un pregiudizio etnico sfavorevole ai paesi del terzo mondo”.
Così l’Africa, la cui area è in realtà maggiore di quella di Cina, Stati Uniti e India messi insieme, è diventata il più grande luogo della Terra che è possibile, e persino facile, dimenticare. Ma le cose sono destinate a cambiare: secondo gli analisti del Fondo monetario internazionale, il ventunesimo secolo sarà il secolo africano.

Macedonia nel caos, chiuso il confine greco

di Leo Lancari
Fron­tiera chiusa, eser­cito spe­dito di rin­forzo alla poli­zia a pat­tu­gliare il con­fine e migranti bloc­cati in una terra di nes­suno in attesa di poter pas­sare. In Mace­do­nia l’ingente flusso di pro­fu­ghi che da mesi attra­ver­sano il Paese nel ten­ta­tivo di rag­giun­gere l’Europa ha spinto ieri il governo di Sko­pje a chiu­dere la fron­tiera con la Gre­cia e a mili­ta­riz­zare i 50 chi­lo­me­tri di fron­tiera che sepa­rano i due Paesi. «Que­sta misura è stata intro­dotta per garan­tire la sicu­rezza dei mace­doni che vivono nelle aree di con­fine e per assi­cu­rare un migliore trat­ta­mento ai migranti» ha spie­gato Ivo Kote­v­ski, por­ta­voce della poli­zia mace­done.
Solo pochi giorni fa, a fer­ra­go­sto, le imma­gini di cen­ti­naia di uomini donne e bam­bini che pren­de­vano d’assalto i treni nella sta­zione Gev­ge­lija, cit­ta­dina non distante dal con­fine greco, ave­vano fatto il giro del mondo rap­pre­sen­tando meglio di ogni parola la dram­ma­ti­cità della situa­zione.

Corbin, un comunista

di Barbara Ciolli
Lo Tsipras di Inghilterra, magari d'Europa.
Tony Blair è inorridito, «troppo di sinistra, uno votato a perdere, un pericolo mortale».
Per il leader che sdoganò il tatcherismo nel Labour, la cosiddetta «terza via» vicina alla destra giovanilista di Cameron eppure nella sinistra, uno come Jeremy Corbyn non può che fallire.
Sindacalista, socialista vecchio stampo, filopalestinese, una vita a difendere i diritti dei più deboli, che in Gran Bretagna sono i migranti rispediti a Calais, gli Stati da colonizzare anche in Europa, i marginali del sottoproletariato inglese.
In 66 anni e 48 di militanza, Corbyn non è mai emerso come leader né tantomento come politico di potere, fino all'exploit di consensi in questa caldissima estate.
Troppo simile ai protagonisti dei film di Kean Loach, non un minatore e però il figlio di una buona famiglia inglese, pasionari della pace ai tempi della guerra civile spagnola.

Siria. Chi farà la pace voluta dall'Onu?

di Chiara Cruciati
Tutti vogliono la pace in Siria. Chi farà parte di questa pace, però, resta da capire. Lunedì il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha trovato un accordo sulla proposta francese di transizione politica per il paese scosso da quattro anni e mezzo di guerra civile. Sedici punti da implementare a partire da settembre. Assad ne farà parte o no? L’unico a muovere dubbi in proposito è stato il Venezuela che ha definito il comunicato Onu «un precedente molto pericoloso» perché viola il diritto del popolo siriano all’autodeterminazione. Il Palazzo di Vetro lo definisce invece «storico» perché mai prima il Consiglio aveva espresso una posizione comune, bloccata dai veti incrociati di Stati uniti e Russia.
Cosa cambia ora? Seppur il ministro degli Esteri russo Lavrov abbia ripetuto lunedì che l’esclusione del presidente Bashar al-Assad non va considerata precondizione al dialogo, Mosca ha da qualche tempo alleggerito il sostegno al governo e aperto alle voci di opposizioni e paesi del Golfo, tra i manovratori della guerra civile in corso in Siria.

giovedì 20 agosto 2015

Il messaggio di Alexis Tsipras alle greche e ai greci

Greche e greci, 
Negli ultimi mesi abbiamo passato tutti noi momenti difficili e drammatici.
La dura trattativa con i creditori è stata una grande prova per il governo e per il paese.
Le pressioni, i ricatti, gli ultimatum, l’asfissia di credito hanno portato ad una situazione senza precedenti.
Tutti l’ha abbiamo vissuta.
Ma tutti abbiamo vissuto la pazienza, la calma, la resistenza del nostro popolo.
La determinazione popolare che ha registrato il referendum.
La decisione di cambiare le cose, di cambiare il paese, di cambiare tutto ciò che ci ha portato alla crisi e la frammentazione sociale.
Cerchiamo di essere chiari:
Senza questa determinazione popolare i creditori o avrebbero imposto assolutamente la loro volontà o ci avrebbero portato al disastro.
Questa determinazione è stata presente in ogni fase dei negoziati.

Caro sindacato...

di Matteo Pucciarelli
«Ne ho prese tante di botte eh, ma non sai quante gliene ho dette!». Ecco, alla fine la storia è tutta qui. Il mondo lì fuori cambia velocemente, tu non sai più parlarci da troppo tempo, eppure resti rinchiuso nel fortino a difendere ciò che resta di un glorioso passato, utilizzando una lingua sconosciuta ai più.
Ieri su Repubblica un mio servizio ha scatenato la reazione della Cgil; reazione non inaspettata, per certi versi comprensibile, eppure così miope e corporativa, lontana anni luce dai mille interrogativi e i mille dubbi che dovrebbe porsi una grande organizzazione che ha a cuore il proprio futuro (masoprattutto quello dei lavoratori). Riducendo tutto il dibattito su cosa è fare sindacato oggi, su come si struttura un sindacato oggi, su come un sindacato riesce a parlare ai giovani di oggi, a una diatriba sui numeri, sulla interpretazione di una tabella che in realtà parlava chiarissimo - peraltro offendendo la professionalità dei giornalisti del più importante quotidiano italiano, nonché l’intelligenza dei lettori.

La "tesserologia", ovvero una dottrina esoterica che solo i sindacalisti sanno maneggiare

di Fabio Sebastiani
Una "campagna strumentale contro il Sindacato". Reagisce stizzito Nino Baseotto, segretario nazionale della Cgil che si occupa di organizzazione, nel commentare, in una lettera inviata al direttore del quotidiano la Repubblica, il servizio sul “buco” di 700mila tessere. Certo, c’è una strana coincidenza tra le affermazione di Renzi di pochi giorni fa sulla crisi del sindacato e questi dati, ma il problema è reale. 
D’altra parte, non si può non sottolineare come la “tesserologia” resti una disciplina “esotrerica” all’interno del sindacato. E pensare di giungere a una parola di verità su questa materia è del tutto improbabile. Di solito i dati sugli iscritti vengono fuori in occasione della celebrazione dei congressi. E in effetti nel corso dell’ultimo congresso della Cgil, quello che sancì il secondo mandato a Susanna Camusso, fu lo stesso Maurizio Landini a sollevare molti dubbi sulla partecipazione effettiva ai congressi di base nei luoghi di lavoro in relazione al numero degli iscritti. Su questo èendono numerosi ricorsi presso gli organi interni di controllo della Cgil. Ricorsi che, ovviamente, non troveranno alcuna risposta. 

L'Europa del filo spinato


di Nadia Urbinati
L’Europa sta diventando un continente blindato con filo spinato e muri di respingimento. Lo é già nelle sue frontiere a Nord e a Est – il Mediterraneo impedisce di fare altrettanto al Sud. A Calais, da dove i migranti cercano passare il Canale della Manica per raggiungere la Gran Bretagna, si assiste quotidianamente a scene di caos e deportazioni che il governo conservatore di David Cameron benedice come sacrosante se il paese vuole “difendersi dall’invasione” dei migranti, invertendo la politica liberale e umanitaria dei precedenti governi labouristi. L’Inghilterra ha solcato tutti i mari del mondo per invadere terre e rapinare risorse. E ora si sente oltraggiata dal viaggio all’incontrario dei colonizzati. 
Quel che succede a Calais succede a Est, dove la costruzione del muro di filo spinato tra Serbia e Ungheria (che il governo di Budapest ha appaltato anche a una ditta italiana) procede spedita, con qualche critica da Bruxelles che tuttavia non produce alcun effetto. Il commissario europeo alle Migrazioni, Dimitris Avramopoulos, ha ricordato come l’EU abbia cercato di concordare atteggiamenti “ragionevoli” con Budapest offrendo in cambio di maggior umanità (distinguere i richiedenti asilo dagli immigranti) 85 milioni di euro per fronteggiare la crisi. 

Buio sui referendum

di Vincenzo Vita
«Non si sa non si deve sapere» can­tava Dario Fo su musica di Paolo Ciar­chi in una delle sue cele­bri pièce. E sì, capita che un silen­zio non inno­cente cali su ciò che risulta eccen­trico rispetto alle linee infor­ma­tive domi­nanti: orche­strate sulla base di dia­let­ti­che “tonde”, senza inter­fe­renze rispetto al cano­vac­cio dei pastoni poli­tici. Ecco, allora, che solo dire «refe­ren­dum» risulta un’anomalia. Pec­cato che nei con­ve­gni sulla comu­ni­ca­zione ci si riem­pia poi la bocca di «demo­cra­zia par­te­ci­pata». Ciò che esce dal tac­cuino della nomen­cla­tura (vec­chia e nuova, cen­trata su vin­centi e per­denti da copione) non è noti­zia­bile. I Radi­cali ne sanno qual­cosa, visto che sem­pre hanno com­bat­tuto con­tro la con­giura del silen­zio media­tico e l’oscuramento asfis­siante delle con­sul­ta­zioni referendarie.
Stessa sorte incombe sui que­siti pro­po­sti nelle ultime set­ti­mane dall’associazione «Pos­si­bile» , depo­si­tati (da Civati e altre dieci per­sone) lo scorso 17 luglio presso la Corte di Cas­sa­zione. Quat­tro temi e 8 Sì: dall’abrogazione dell’Italicum, alle tri­vel­la­zioni con­sen­tite dallo «Sblocca Ita­lia», alle pro­ce­dure in deroga per le opere, a vari aspetti del Jobs Act, al preside-manager della «Buona scuola».

L’agonia delle università del Sud

di Francesco Sinopoli e Alberto Campailla
I recenti dati Svi­mez andreb­bero letti alla luce dell’Anagrafe del Miur sulle imma­tri­co­la­zioni all’Università, radi­cal­mente scese con punte altis­sime al Sud (45 mila iscritti in meno in 10 anni) in favore a tratti degli ate­nei del Nord. Si rende evi­dente come la crisi eco­no­mica e sociale del Sud sia aggra­vata dalla costante fuga dei gio­vani e dalla loro rinun­cia a con­ce­pire la for­ma­zione come un’opportunità. Que­sti dati hanno costretto il pre­si­dente del con­si­glio ad aprire una “rifles­sione” nel Pd e nella mag­gio­ranza sulle poli­ti­che per il Sud, anche se al momento non esi­ste una delega per nes­sun mini­stro o sot­to­se­gre­ta­rio su que­sti temi.
Natu­ral­mente col­pi­sce che ciò avvenga dopo aver sot­tratto le risorse dei fondi strut­tu­rali per finan­ziare gli sgravi sulle nuove assun­zioni. L’esito della rifles­sione sul Mez­zo­giorno viene comu­ni­cato dal piro­tec­nico pre­si­dente del con­si­glio con il solito annun­cio di inve­sti­menti con­dito dalla reto­rica stan­tia del Sud che si piange addosso. Guar­dando al Sud attra­verso la lente dell’Università vediamo, quindi, con mag­gior chia­rezza che non di disin­te­resse si tratta ma di pia­ni­fi­cato abbandono.

Salviamo le coste della Repubblica fondata sul cemento

L’Italia ha una partita tutta da giocare: salvare le sue coste. Da sempre i paesaggi costieri rappresentano una parte rilevante dell’identità, della storia e della memoria collettiva del nostro Paese, oltre che una risorsa turistica importantissima e un patrimonio naturale di straordinario pregio. Eppure, le trasformazioni avvenute negli ultimi anni attestano una realtà allarmante che non accenna a cambiare.
Legambiente ha avviato nel 2012 uno studio delle aree costiere di tutta la Penisola (ad eccezione di Sicilia e Sardegna, che rientreranno nella ricerca il prossimo anno) allo scopo di registrarne il consumo legato a speculazione edilizia e urbanizzazione di paesaggi agricoli e naturali. Il quadro che emerge dal dossier, che prende in esame 13 regioni, è tanto impressionante quanto paradossale: sui 3.902 chilometri di coste analizzate da Ventimiglia a Trieste, oltre 2.194 chilometri, ossia il 56,2% dei paesaggi costieri, sono stati trasformati dall’urbanizzazione. Dal 1985, anno della Legge Galasso, sono stati cancellati dal cemento circa 222 chilometri di paesaggio costiero, a un ritmo di quasi 8 chilometri l’anno.

Non credete agli arruffapopolo che hanno indebolito lavoratori e sindacati. Esattamente come Renzi

di Nello Balzano
Se siamo arrivati al punto che Matteo Salvini chiama in piazza il “popolo”, chiedendo a Grillo di scendere in piazza con lui, significa che non c’è più speranza.
Se diamo alla destra questa opportunità perdiamo ogni possibilità di combattere in futuro per i nostri diritti.
Siamo di fronte alla disperazione del popolo usata per fini elettorali da coloro che non hanno mai avuto rispetto per chi soffre, da coloro che governano in Lombardia con chi, per la prima volta, ha parlato di eliminazione dell’art. 18 (ministro leghista Maroni), provocando la giusta reazione dei 3 milioni un piazza con Cofferati, da colui (Grillo) che ha sputato veleno sui pensionati e sui sindacati, ogni volta che elencava i mali d’Italia.
È chiaro che nessuno ostacolerà questo triste evento, perché credo sarà un prevedibile flop, perché per organizzare tutto ciò occorre essere radicati negli ambienti di lavoro, nei territori, non è sufficiente il passaggio su qualche inutile trasmissione televisiva o in rete.

Cinque idee per una scuola di sinistra (e di tutti)

di Giovanni Impegnoso
Sono un maestro elementare. Insegno in un quartiere popolare di Roma: Garbatella. Sono quasi prossimo alla pensione. Il mio punto di vista sulla scuola origina da questa mia collocazione di ormai anziano navigatore delle acque scolastiche. C’è un atteggiamento generale, riguardo le faccende scolastiche che non mi convince, anche da parte della sinistra.
Trovo infatti che parlando di questo argomento si antepongano al ragionamento, all’analisi delle cose, una serie di posizioni ideologiche, rappresentate attraverso semplicissimi slogan, che frenano la possibilità di comprensione e quindi la creazione di idee e soluzioni valide.
La scuola pubblica non si tocca; i precari devono essere assunti tutti; le scuole, gli insegnanti, gli studenti devono essere valutati; adesso bisogna insegnare per competenze; ah, il cooperative learning che bellezza; non più integrazione ma inclusione; ….

Spesso il lupo c'è davvero

di Giorgio Nebbia
La lunga successione di settimane molto calde, interrotte da brevi tempeste improvvise, conferma che qualcosa sta cambiando nel nostro pianeta. Aumenta la temperatura dei mari con mutamenti delle correnti, comparsa e scomparsa di specie marine, modificazioni del pescato; diminuisce la superficie dei ghiacci presenti sul pianeta con aumento del volume e diminuzione della salinità dei mari; cambia il ciclo planetario dell’acqua, per cui lunghe siccità mettono in ginocchio l’agricoltura e la vita in molte parti del pianeta, accompagnate da estesi incendi, mentre altrove piogge intense allagano campi e città.
Anche il nostro paese appare sempre più “fragile”; è il titolo di un recente libro del prof. Ugo Leone, docente di geografia nell’Università di Napoli e instancabile autore di scritti e libri sullo stato dell’ambiente in Italia e nel mondo. Il titolo completo è “Il rischio ambientale in Italia”, Carocci, 2015, e il libro ricostruisce le cause di tale fragilità italiana e planetaria da quando i nostri predecessori, pochi milioni di persone, sono diventati agricoltori e allevatori, fino alla rivoluzione industriale e tecnologica, iniziata dueento anni fa.

Ultima spiaggia prima dell'esodo della "buona scuola"

Intervista a Domenico Pantaleo di Roberto Ciccarelli
Dome­nico Pan­ta­leo, segre­ta­rio gene­rale Flc-Cgil, spiega per­ché la riforma Renzi della scuola pro­vo­cherà un esodo dei docenti da Sud al Nord e non vice­versa. «Il governo non ha sta­bi­lito una rispon­denza tra iscritti alle gra­dua­to­rie ad esau­ri­mento (Gae), le domande pre­sen­tate per le assun­zioni e i posti dispo­ni­bili. Ci sarà anche il para­dosso dei docenti obbli­gati a migrare tra le regioni del Sud. Si è inne­stato un mec­ca­ni­smo per­verso che non tiene conto di una reale pro­gram­ma­zione e col­pi­sce soprat­tutto le donne con figli a carico, sti­pendi da 1300 euro con cui pagare doppi affitti. Il governo non ha cogni­zione della situa­zione sociale delle per­sone, e non solo della scuola. Mette in discus­sione i loro modelli di vita per sod­di­sfare l’impostazione ideo­lo­gica dei soliti noti: Con­fin­du­stria e Treelle, i veri pro­mo­tori di una riforma che divide le scuole in serie A e B e inne­sta la com­pe­ti­zione tra docenti e precari».
Che ruolo hanno avuto i tagli Gel­mini alle cattedre?
"Quei tagli sono stati uno dei fat­tori. C’è poi il mec­ca­ni­smo con cui sono stati fatti gli orga­nici che tiene conto essen­zial­mente del numero degli alunni. A Sud è stata regi­strata una ridu­zione demo­gra­fica, men­tre al Nord c’è stato un aumento legato all’emigrazione. Poi ci sono state le ridu­zioni di orga­nici, soprat­tutto al Sud.

La crisi di Renzi e il ruolo dell'anti-ideologia

di Giuliano Cappellini
Per giudicare se la parabola Renzi sia o meno in una fase discendente, o se, come scrive il Fatto Quotidiano, Renzi abbia “già il fiatone”, come suggerisce il risultato delle recenti elezioni locali, è, spesso opportuno inquadrare l’analisi della cronaca politica nazionale in uno scenario più vasto. Indubbiamente il PD ed il suo leader oggi non godono di buona salute, ma non ne godevano neppure prima, se non si vuol passare per salute l’appoggio incondizionato delle classi dominanti ad un programma volto a sancire la legalità di ciò che la crescente instabilità economica e sociale ha già determinato nel paese: disoccupazione, riduzione dei diritti dei lavoratori, pressione antisindacale e arbitrio del padronato.
Naturalmente Renzi eredita molte ragioni di una crisi alle quali il moderatismo imperante in Italia non riesce o non vuol dare risposte. Alcune di queste sono intrinseche alla natura stessa della forma sociale dominante, il capitalismo, che sopravive in un perenne disequilibrio, agita le vicende politiche e suscita turbolenze durante le crisi economiche; altre, della stessa origine, sono nella sfera delle relazioni internazionali. Ma Renzi eredita anche il costume che si è affermato negli ultimi decenni di non affrontare né le une né le altre, sicché il suo governo è già in crisi di risultati concreti.

Una cura da elefante

di Salvatore Settis
Per la prima volta nella storia, in un Paese che per il patrimonio culturale non è tra gli ultimi, i direttori dei 20 più importanti musei nazionali vengono nominati in un sol colpo. Come se Le Monde scrivesse che un solo decreto ha nominato i direttori del Louvre e della Gare d’Orsay.
E anche del Centre Pompidou, del Museo di Cluny, dei musei di Lione, Marsiglia, Bordeaux, e così via. Ma notizie come questa non si leggeranno mai sulla stampa francese, o inglese, o tedesca. Perché, allora, questa cura da cavallo (o da elefante) sul corpaccione malato dei Beni culturali? E a quali malanni vuol rimediare questa terapia d’urto? Cinque sono le piaghe più spesso citate: l’accusa di “burocratizzazione”, l’autoreferenzialità del sistema, la difficoltà di “valorizzare”, la mancanza di fondi e la carenza di personale. Per carità di patria lasciamo perdere la burocrazia delle Soprintendenze, cara alle invettive lanciate da tanti sindaci (tra cui l’attuale presidente del Consiglio): la legge Madia vi “rimedia” ponendo i Soprintendenti agli ordini dei prefetti, e dunque ci rivela che gli storici dell’arte sono burocrati e i prefetti no. Ma gli altri problemi sono patate bollenti sul tavolo dei neonominati, e vale la pena chiedersi se la procedura d’eccezione seguita per le nomine è davvero la medicina adatta.

Il nutrimento della comunità e l'uomo nella sola dimensione economica

Intervista a Fritjof Capra di Marco Dotti
«La nostra idea fissa della crescita economica e il sistema di valori ad essa sotteso hanno creato un ambiente fisico e mentale in cui la vita è diventata estremamente malsana». Eppure, prosegue Fritjof Capra, nemmeno l’idea opposta, quella didecrescita sembra in grado di accompagnarci verso quel «salto di paradigma» che l’odierno contesto di recessione globale rende non solo auspicabile, ma necessario. L’economia, osserva Capra, è solo un aspetto di un tessuto ecologico e sociale complessivo nel quale si sta facendo largo una nuova visione d’insieme che, a dispetto di cifre, rating e disavanzi di bilancio, oppone una «qualitative growth» – una crescita qualitativa – ai troppi numeri che «vorrebbero imbrigliare la vita» in schemi e grafici. Fisico teorico, studioso di teoria della complessità, Capra è fortemente critico nei confronti di ogni “parcellizzazione” e “settorializzazione” del sapere.
Oggi il pensiero economico sembra arrivato a quel «punto morto» che lei descriveva in uno dei capitoli più forti di un suo libro pubblicato esattamente trent’anni fa, Il punto di svolta.

La strana Cuccagna del mercato globale

di Benedetta Diamanti
Nel paese di Ben­godi «si legano le vigne con le sal­sicce e ave­vasi un’oca a denaio e un papero giunta; ed eravi una mon­ta­gna tutta di for­mag­gio par­mi­giano grat­tu­giato, sopra la quale sta­van genti che niuna altra cosa face­van che far mac­che­roni e raviuoli e cuo­cer­gli in brodo di cap­poni, e poi gli git­ta­van quindi giù, e chi più ne pigliava più se n’aveva; e ivi presso cor­reva un fiu­mi­cel di ver­nac­cia, della migliore che mai si bevve, senza avervi entro goc­ciola d’acqua».
Que­sto è il para­diso del cibo descritto da Boc­cac­cio nella nota novella del Deca­me­ron Calan­drino e l’elitropia, la sua per­so­nale ver­sione del paese di Cuc­ca­gna, luogo mitico in cui regna l’abbondanza, il cibo è ricco, grasso e a por­tata di tutti, il benes­sere è uno stato di fatto. La prima occor­renza di un sogno così lar­ga­mente con­di­viso si ha nel fabliau de Coquai­gne del XIII secolo e nella sua dif­fu­sione si asso­cia spesso al sogno di una pan­cia sem­pre piena una con­no­ta­zione di pia­cere car­nale sod­di­sfatto.

Verso l'era dell'amore collaborativo?

di Jacques Attali
Troppo spesso si pensa che un pronostico sia l’espressione di un pio desiderio. Ma non sempre è così: prevedere qualcosa non significa sperare che accada. In alcuni casi, al contrario, si tratta di un incubo e il pronostico mira ad aiutare gli altri a rendersi conto che un simile evento è probabile e a creare le condizioni per opporre resistenza: in questo caso, l’efficacia della previsione può essere misurata dalla sua capacità di stimolare una reazione volta a scongiurarlo. In altri, invece, è soltanto la previsione di una tendenza irresistibile. In altri ancora, è il preannuncio di un evento da lungo tempo atteso.
L’evoluzione dei rapporti sessuali e amorosi tra uomini e donne rientra in quest’ultima categoria: quella degli eventi possibili da prevedere, senza che vi sia bisogno di approvarli o disapprovarli. Previsioni possibili, che non sono mai state formulate però appropriatamente: sarebbe stato facile, un secolo fa, prevedere un’evoluzione tendenziale verso il divorzio, come pure la legalizzazione dell’omosessualità.

La svolta della chiesa che allontana i cattolici dal potere

di Francesco Peloso
Alcide De Gasperi non è solo il leader del centrismo, ma forse e soprattutto l’uomo di stato e il credente che ha saputo guardare alla democrazia politica e alla forma repubblicana come a un approdo ineludibile per l’Italia. Lungo questo cammino ha subito l’ostracismo del papa dell’epoca, Pio XII, e ha dovuto battere “i conservatorismi” politici ed ecclesiastici.
Di questa democrazia il centro è il parlamento, a cui De Gasperi si è sempre rivolto per ogni decisione chiave assunta negli anni del dopoguerra: nel parlamento si sono misurate le forze politiche e le correnti dei vari partiti di quel periodo, trovando spesso le mediazioni possibili tra diverse posizioni, per raggiungere obiettivi che furono decisivi per il successivo sviluppo del paese. C’è molto di più di una polemica – aspra – con la Lega nord o con una politica degradata, nell’intervento scritto ma non pronunciato da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), in occasione della lectio degasperiana di Pieve Tesino, in Trentino.

Quanti amici per il meeting: il potere e le indulgenze di CL

di Emiliano Liuzzi
Dai signori del gioco d’azzardo alle banche, dagli enti pubblici e quelli a partecipazione statale, dalle lobby mascherate da associazioni al corner del Jobs Act, pagato dal ministero del Lavoro: il Meeting di Comunione e liberazione anche quest’anno è servito. Grazie agli sponsor, che in gran parte usano soldi pubblici. Nonostante la Compagnia delle opere, cassaforte di Cl, abbia dovuto abbassare le pretese.
Il “fatturato ” del Meeting, che apre i battenti domani a Rimini, scende dai 7 milioni e 998 mila euro dello scorso anno ai 5 milioni e 407 mila euro di quest’anno, una flessione del 20 per cento. Nonostante aiuti ce ne siano a profusione, a partire da quello del governo che, attraverso il ministero del Lavoro, ha acquistato uno spazio all’interno del quale promuoverà la riforma del lavoro. “Non è promozione della legge”, spiegano dal ministero, “ma si tratta solo di un angolo dove verranno date informazioni. Chiunque potrà chiedere delle nuove regole sul contratto a tutele crescenti, sulla maternità, i nuovi ammortizzatori sociali e la semplificazione degli adempimenti burocratici”.

Lo hanno detto gli economisti!

di Graziano Graziani
È un peccato che del post pubblicato sul suo blog da Stefano Feltri giovedì 13 agosto non sia rimasta traccia della versione originale, pubblicata il giorno prima. Il breve articolo in cui il vice direttore delFatto Quotidiano prendeva posizione contro le facoltà umanistiche, tacciate di scarsa utilità e di spreco di risorse pubbliche, è stato successivamente corretto – cosa evidenziata da lui stesso in calce all’attuale versione – poiché riportava degli errori. E visto che il commento aveva suscitato un dibattito piuttosto vivace – tanto che l’autore ha sentito poi l’esigenza di tornare sull’argomento il giorno dopo – sembrava giusto correggerlo. E fin qui nulla di male: la rete consente di aggiornare le versioni dei propri scritti e se ci si avvale di questa facoltà onestamente (cioè segnalandolo) non c’è alcun problema.
Tuttavia la versione originale, forse perché scritta di getto, magari prestandoci poca attenzione perché destinata al pubblico disattento della settimana di Ferragosto, aveva qualcosa di illuminante per quanto riguarda le scorciatoie mentali con cui trattiamo certi temi.

Cgil. Crollo degli iscritti tra crisi della rappresentanza e ristrutturazione capitalista del lavoro

di Matteo Pucciarelli
Sono sei pagine di tabelle fitte, suddivise per categorie e territori, a cura della Cgil nazionale, "area organizzazione". Ma in prima pagina, in fondo, c'è il numero che ha fatto venire un brivido lungo la schiena ai dirigenti che hanno ricevuto il documento: rispetto alla fine del 2014, ad oggi, il sindacato "rosso" ha 723.969 iscritti di meno.
E va bene che la Confederazione di Corso Italia poteva comunque contare su 5,6 milioni di tessere - quindi si tratta di una perdita del 13 per cento - ma quel numero, per rendere l'idea, è quasi quanto gli abitanti della provincia di Genova. Che ieri c'erano e oggi non più. Un'emorragia che preoccupa e non poco i piani alti della Cgil, nonostante ci sia davanti tutto l'autunno per recuperare e nonostante il raffronto con lo stesso periodo del 2014 parli di un -110.917 iscritti. Che però sono il doppio (220.891) se si confronta giugno 2013 con giugno 2015.

Analfabetismo funzionale

di Stefano Giarratana
Con il termine analfabetismo funzionale si designa l'incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. Un analfabeta, ci ha ricordato l’OCSE, è anche una persona che sa scrivere il suo nome e che magari aggiorna il suo i su Facebook, ma che non è capace “di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”. Un analfabeta funzionale, apparentemente, non deve chiedere aiuto a nessuno, come invece succedeva una volta, quando esisteva una vera e propria professione – lo scrivano – per indicare le persone che, a pagamento, leggevano e scrivevano le lettere per i parenti lontani.
Un analfabeta funzionale, però, anche se apparentemente autonomo, non capisce i termini di una polizza assicurativa, non comprende il senso di un articolo pubblicato su un quotidiano, non è capace di riassumere e di appassionarsi ad un testo scritto, non è in grado di interpretare un grafico.

Scuola: 1 docente su 3 da sud a nord. Se non è deportazione, dimmelo tu cos'è...

di Fabrizio Patti
Di deportazione non vuole parlare nessuno. “Deportata” si era definita un’insegnante di Palermo in procinto di trasferirsi al Nord, a 52 anni e con due figli di 10 e 14, in un’intervista a Repubblica che ha acceso polemiche infinite tra chi ricordava che si stava parlando di assunzioni a tempo indeterminato e chi invitava a farsi due conti. Affitti e viaggi azzerano, o quasi, il reddito di chi si sposta. L’identikit che più corrisponde agli insegnanti che rientrano nel piano straordinario delle assunzioni previsto dalla Buona Scuola, donna del Sud tra i 45 e i 50 anni, basta a far capire che l’impatto sulle famiglie non è paragonabile a quella di un giovane single che emigra per cercare lavoro. «Ci proverò, ma non è detto che arriverò fino in fondo. Se dovessi constatare che i miei figli pagano un prezzo troppo alto, tornerò giù», ha sintetizzato l’insegnante nell’intervista. 

Azzardo legale e riciclaggio: i comportamenti "anomali" secondo Bankitalia

di Marco Dotti
L’art. 41 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 impone a intermediari e soggetti che svolgono attività finanziaria di portare a conoscenza della Banca d'Italia - mediante l’invio di una segnalazione di operazioni anomale - le operazioni legate al gioco d'azzardo per le quali “sanno, sospettano o hanno ragionevoli motivi per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo”. La Lombardia risulta in testa alle classifiche di queste segnalazioni
Nel marzo del 2009, un importante rapporto del Gruppo Asia-Pacifico (GAP), redatto in collaborazione col Gruppo d'Azione finanziaria internazionale (GAFI), l'organismo intergovernativo sorto durante il G7 del 1989, segnalava le tante, troppe vulnerabilità dei sistemi di controllo e sicurezza antiriciclaggio nell'ambito dell'azzardo legale su rete fisica, nello specifico dei casinò.

La memoria corta di un popolo di emigrati


di Marco Aime
“Quando la memoria va a raccogliere rami secchi, ritorna con il fascio di legna che preferisce” recita un proverbio africano. La nostra, di memoria, ha portato a casa i rami degli “italiani brave gente”, ma ha lasciato a terra quelli di chi cercava un posto al sole in Libia o in Etiopia, magari bombardando con i gas i villaggi di gente inerme.
La nostra memoria ha dimenticato l’infamia delle leggi razziali, ha scordato di raccogliere i rami lasciati da chi, un tempo come oggi, è partito da un paese che non gli dà da mangiare. I dati Istat del 2013 ci dicono che sono più gli italiani andati all’estero, degli stranieri arrivati in Italia. Oggi si è fatta ancora più corta, quella memoria. Facciamo presto a dimenticare chi muore per una guerra spesso scatenata da noi; o a causa di fame e miseria spesso dovute allo sfruttamento del Nord del mondo sul Sud; o per colpa di pazzi fondamentalisti che odiano l’Occidente, quell’Occidente non più capace di accogliere umanamente neppure chi fugge dai suoi stessi nemici.

Le strade del car sharing

di Lorenzo Bagnoli
Aereo alle 8 del mattino da Orio al Serio (BG), partenza da Milano, corso Lodi. Oppure: partenza da Milano porta Romana alle ore 1.30, destinazione Rozzano -hinterland- e ritorno. La domanda è la stessa: possibile arrivare a destinazione senza automobile? Il diritto di mobilità non dovrebbe conoscere orario, né limite di spazio, ma il servizio pubblico non può -anche per ragioni di sostenibilità- rispondere a ogni esigenza, perché un autobus vuoto è più inquinante di un Suv. È così che il car sharing ha trovato il suo mercato naturale, composto da fruitori di un servizio da tempo esclusi dal trasporto collettivo: l’auto condivisa, soprattutto se non è usato con continuità, appare molto conveniente. Il costo di una corsa tra corso Lodi e la stazione Centrale alle 5.30 del mattino (quella che serve per prendere il bus direttore all’aeroporto) è di euro 2,25 con Enjoy, uno dei maggiori player sul mercato. La stessa tratta in taxi costa 12 euro, e i mezzi a quell’ora non circolano ancora.

Grecia e oltre: capitalismo contro democrazia in Europa

di Michael Loewy 
Cominciamo con una citazione di un saggio sulla democrazia borghese in Russia, scritto nel 1906, dopo la sconfitta della prima rivoluzione russa: “E’ estremamente ridicolo credere che ci sia un’affinità elettiva tra il grandioso capitalismo odierno, com’è attualmente importato in Russia, ed è ben consolidato negli Stati Uniti (…) e la ‘democrazia’ o la ‘libertà’ (in tutte le possibili accezioni dei termini); la vera domanda dovrebbe essere: come sono queste cose addirittura ‘possibili’, nel lungo termine, sotto il dominio capitalista?”
Chi è l’autore di questo acuto commento? Lenin, Trotskij o, forse, Plekhanov? In realtà è tratto da Max Weber, il famoso sociologo borghese. Anche se Weber non sviluppò mai questa intuizione, sta suggerendo qui che c’è una contraddizione intrinseca tra capitalismo e democrazia.
La storia del ventesimo secolo sembra confermare questa opinione: molto spesso, quando il potere della classe dominante è sembrato minacciato dal suo popolo, la democrazia è stata messa da parte come un lusso che non ci si poteva permettere, ed è stata sostituita dal fascismo – in Europa negli anni ’20 e ’30 – o da dittature militari: in America Latina negli anni ’60 e ’70.

Il rottamatore della Terza via e la rivoluzione neosocialista nel Labour di Corbyn

di Andrea Pisauro
Tony Blair inizialmente l’aveva messa così: “se il tuo cuore sta con Corbyn, hai bisogno di un trapianto”. Eppure ad avere problemi di cuore sono davvero in molti se, contro ogni pronostico della vigilia, Jeremy Corbyn, candidato della sinistra interna alla leadership del Labour Party, è ormai il netto favorito nell’elezione che il prossimo 12 settembre incoronerà il leader dell’opposizione al governo Conservatore di Cameron.
L’imprevista ascesa di Corbyn ha risvegliato l’attenzione su una corsa che si preannunciava noiosa, con un vincitore annunciato, Andy Burnham, molto vicino all’ex leader Ed Miliband e uno scarno dibattito tutto incentrato su quanto spostare il partito al centro dopo la sconfitta a sorpresa nelle elezioni politiche dello scorso Maggio. A rompere le uova nel paniere ci ha pensato il barbuto deputato di Islington North (il collegio di Arsenal), veterano di 66 anni, candidato dalla sinistra interna con poche speranze che fino a due minuti prima della scadenza per la presentazione delle candidature non aveva ancora le 35 necessarie nominations di deputati laburisti.

Il cammino impervio dell'economia socialista

Intervista a Rafael Enciso di Geraldina Colotti
L’economista colom­biano Rafael Enciso ha appena finito il suo inter­vento e accetta di rispon­dere alle nostre domande. Del suo paese cono­sce bene l’esperienza del Sec­tor Coo­pe­ra­tivo Agro­pe­cua­rio, in par­ti­co­lare il lavoro orga­niz­zato delle coo­pe­ra­tive del caffè. Come stu­dioso e mili­tante di vari movi­menti, ha accom­pa­gnato per 25 anni i ten­ta­tivi – sem­pre nau­fra­gati — di por­tare a solu­zione il con­flitto armato che dura da oltre 50 anni. Dopo il fal­li­mento dei dia­lo­ghi di pace, nel 2002, ha dovuto lasciare la Colom­bia – paese alta­mente peri­co­loso per l’opposizione sociale — e vive da nove anni in Vene­zuela. Adesso è con­su­lente al Mini­stero del Lavoro e si occupa di imprese recu­pe­rate. In uno dei suoi saggi ana­lizza “Gli inse­gna­menti del modo di pro­du­zione sovie­tico per il socia­li­smo del secolo XXI in Venezuela”.
L’alternativa alla crisi siste­mica del capi­ta­li­smo – lei scrive – implica una rot­tura pro­fonda, un nuovo ordine inter­na­zio­nale a carat­tere mul­ti­po­lare e un nuovo modello pro­dut­tivo basato sul con­trollo ope­raio e comu­ni­ta­rio. Come si può costruire que­sta alter­na­tiva in un’economia ancora così basata sulla ren­dita petro­li­fera come quella venezuelana?

Le false coscienze razziste nell'Europa della costellazione rosso-bruna

Intervista a Jean-Loup Amselle di Marco Dotti
Molti vengono dall’estrema sinistra e, da sinistra, hanno fatto un salto triplo a destra. Altri, invece, a destra ci sono sempre stati, ma hanno affinato linguaggio, armi e concetti. Altri, invece, a destra ci sono arrivati quasi involontariamente, per « osmosi » da imborghesimento o, peggio, per una distorta applicazione della proprietà commutativa : «se le nostre parole sono le stesse e il nostro nemico è comune – sono frasi, queste, che risuonano come un mantra tra molti chic annoiati che sognano di radicalismi a venire – allora possiamo dirci dalla stessa parte».
Eppure, osserva Jean-Loup Amselle, antropologo e autore del recente Les nouveaux rouges-bruns. Le racisme qui vient (Editions Lignes, 2014), sebbene tentativi di sintesi fra estremi e vicende di transfughi da sinistra a destra si siano sempre, anche se sporadicamente. verificati nel corso del secondo dopoguerra, oggi assistiamo a una configurazione nuova. Talmente nuova che, complice la confusione che regna sovrana sotto il cielo d’Europa, questa configurazione ha dato vita a una tipologia che rischia seriamente di popolare l’intero paesaggio intellettuale prossimo venturo: è la tipologia del rosso-nero a cui allude il titolo del lavoro di Amselle, un razzista che si muove con destrezza in una società postcoloniale e multiculturale.

I fantasmi di Berlino

di Paolo Caffoni
La prima considerazione che sicuramente va fatta, è che la questione greca non ha costituito fino a ora un fattore di attivazione politica per una grande fetta dell’elettorato di sinistra in Germania (fatemi passare il termine infelice). Il problema della crisi greca è lontano, i tedeschi non lo “sentono sulla pelle”. Se il movimento dei rifugiati è una realtà visibile che ha portato a una organizzazione trasversale e a una critica diffusa delle posizioni di governo, l’austerità è un concetto troppo astratto per gli abitanti del welfare tedesco, e con questo intendo quell’ambiguità fra tutela e controllo che abbiamo conosciuto come forma principale di governo nel XX secolo, e che in Germania sembra conservare ancora un baluardo del quale i cittadini ancora gongolano. Anche la propaganda dei giornali lavora molto per ridurre il conflitto greco-tedesco a una questione puramente economica, e in questo senso deresponsabilizza i tedeschi affermando “dalla riunificazione abbiamo ricostruito la nostra forza economia attraverso riforme e sacrifici (vedi riforme Hartz del mercato del lavoro), gli altri stati dell’Unione devono fare altrettanto”. Sappiamo che tutto ciò non è vero. Mi chiedo se la politica estera della Germania non abbia come scopo ultimo proprio quello di salvaguardare in extremis la propria forma di governo, cioè il controllo esercitato sulla sua stessa popolazione.

Autogestione, oltre la resistenza

di Geraldina Colotti
Ope­rai, gior­na­li­sti, acca­de­mici, movi­menti sociali… Tante le voci a con­fronto nel V Incon­tro inter­na­zio­nale dell’Economia delle lavo­ra­trici e dei lavo­ra­tori, che si è svolto a Punto Fijo, in Vene­zuela, a fine luglio.
Per cin­que giorni, in uno spa­zio aperto e plu­rale, com­ple­ta­mente auto­ge­stito e auto­fi­nan­ziato, donne e uomini pro­ve­nienti dai cin­que con­ti­nenti hanno rac­con­tato la loro espe­rienza: sfide, ana­lisi e rispo­ste alla crisi strut­tu­rale del capitalismo.
Bren­dan Mar­tin è arri­vato da Chi­cago, dove gli ope­rai hanno recu­pe­rato una fab­brica di porte e fine­stre, tra­sfor­mata nella coo­pe­ra­tiva auto­ge­stita New Era Win­dows: con la loro tena­cia e anche gra­zie al sup­porto inter­na­zio­nale della Ong The Wor­king World, che aiuta le imprese recu­pe­rate a repe­rire fondi.
Rap­pre­sen­tanti delle uni­ver­sità auto­nome di alcune città del Mes­sico, hanno par­lato di nuove forme di sin­da­ca­li­smo e della lotta degli stu­denti, pagata a caro prezzo. E hanno rice­vuto la soli­da­rietà dei par­te­ci­panti, espressa nel docu­mento finale.

La guerra genera profughi di guerra: il fallimento morale dell’Italia e della NATO

di Ramzy Baroud
Il 26 aprile 2011, si svolse un incontro che può essere definito sinistro, tra l’allora primo ministro italiano, Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy. L’argomento più incalzante discusso all’incontro di Roma era il modo in cui occuparsi degli immigrati africani.
Sarkozy che era sotto pressione da parte del suo elettorato di destra e di estrema destra per fermare l’immigrazione che aveva origine in Nord Africa (in seguito all’insurrezione in Tunisia) desiderava raggiungere un accordo con l’opportunista leader italiano. In cambio di un’intesa con l’Italia per unirsi a un’iniziativa intesa a rendere più severo il controllo al confine (l’Italia è accusata di permettere agli immigrati di attraversare i confini per andare nel resto d’Europa) la Francia, a sua volta, avrebbe risolto importanti dispute comprendenti una serie di acquisizioni che coinvolgevano società francesi e italiane. L’Italia, inoltre, si sarebbe assicurata l’appoggio a una richiesta fatta dall’economista e banchiere italiano Mario Draghi, di diventare Capo della Banca Centrale Europa.

Palmira, orrore senza fine

di Valentina Porcheddu
L’hanno deca­pi­tato e poi hanno appeso il corpo a un palo della luce, nel cen­tro di Tad­mor. In alto, i piedi incro­ciati. In basso, fra le mani – la destra stretta in un pugno, la sini­stra arresa al destino – hanno posto la testa, il pegno alla crudeltà.
Lui era lo stu­dioso siriano Kha­led As’ad e per mezzo secolo aveva diretto l’area archeo­lo­gica e il museo di Pal­mira, la città cosmo­po­lita, cro­ce­via di caro­vane del deserto ma soprat­tutto di popoli e cul­ture. Gli ese­cu­tori del delitto sono jiha­di­sti dello Stato Isla­mico, che dal 23 mag­gio scorso occu­pano il sito, patri­mo­nio Une­sco fin dal 1980, tenendo col fiato sospeso il mondo intero. La morte di As’ad è stata annun­ciata il 18 ago­sto da Maa­moun Abdul­ka­rim, diret­tore delle Anti­chità e dei musei siriani, il quale era stato infor­mato dai fami­gliari della vit­tima. La noti­zia è stata con­fer­mata il giorno suc­ces­sivo dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, che fa sapere tra­mite un comu­ni­cato che «As’ad è stato deca­pi­tato in una piazza di Pal­mira davanti a decine di persone».

A Gaza non siamo potuti entrare...

di Epacbi
Questa relazione è stata preparata da una delegazione in rappresentanza dellapiattaforma europea per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (EPACBI)che nel mese di aprile 2015 ha visitato sette università e accademie palestinesi. La delegazione era composta di otto accademici provenienti da cinque paesi europei. La delegazione è grata ai numerosi docenti e amministratori delle istituzioni che hanno reso possibile la visita.
La delegazione non ha potuto visitare tutte le istituzioni palestinesi di istruzione superiore e in particolare le è stato impedito di visitare le università di Gaza a causa del blocco israeliano. Tuttavia, ha rilevato un modello di condotta coerente applicabile tutte le università che ha visitato, e per la loro natura sistemica è ragionevole supporre che questo schema sia applicabile a tutte. Questo modello consiste in una costante e multiforme politica di intrusione da parte israeliana nel normale funzionamento della vita accademica palestinese. Tale interferenza inibisce la libera circolazione del personale e degli studenti; riduce l’efficacia e la produttività accademica occupando il tempo del personale con restrizioni alla mobilità e ostacoli burocratici; impedisce un’efficace collaborazione e la condivisione di risorse intellettuali fra le università palestinesi; ostacola le visite internazionali alle università palestinesi; impedisce l’impiego di personale docente dall’estero; blocca la fornitura di attrezzature, materiali e libri; e sottopone il personale e gli studenti a ripetute umiliazioni e situazioni degradanti.