La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 11 settembre 2015

Nella staffetta dei numeri vincono sempre i contratti precari

di Marta Fana
Gli ultimi dati dl Mini­stero del Lavoro, pub­bli­cati ieri, sui con­tratti del secondo tri­me­stre 2015 cer­ti­fi­cano che la pre­ca­rietà gode di ottima salute e che a via Veneto si fa di tutto per destare con­fu­sione nella let­tura dei dati.
Nella nota tri­me­strale il mini­stero pub­blica in tabelle dif­fe­renti sia i dati totali per il tri­me­stre sia i dati con­so­li­dati dei tre mesi che for­mano quel trimestre.
Facendo un con­trollo sul totale di que­ste tabelle — che dovreb­bero cor­ri­spon­dere — si nota che, per i con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato, il dato totale risulta infe­riore a quello rica­vato dalla somma men­sile di 6646 con­tratti al netto delle ces­sa­zioni. Una discre­panza che non può essere dovuta alle pro­ce­dure di revi­sione in quanto i dati men­sili «con­so­li­dano quelli pub­bli­cati con le Note Flash men­sili del Mini­stero del Lavoro», quindi tutto fa pen­sare che que­sti dati siano gli ultimi dispo­ni­bili, quelli a 50 giorni. Un’analisi attenta sug­ge­ri­sce che la discre­panza è dovuta all’inclusione nel dato tri­me­strale dei con­tratti rela­tivi alla pub­blica ammi­ni­stra­zione.

Reddito di base, l'alternativa

Intervista a Andrea Fumagalli di Christian Dalenz
Il tema degli strumenti politici per la lotta contro la povertà è tornato al centro del dibattito pubblico. 
Uno degli economisti italiani che più si sono impegnati sul tema è Andrea Fumagalli, docente di Economia Politica all’Università di Pavia. 
Il professor Fumagalli è stato ascoltato da esponenti del Movimento 5 Stelle, i quali hanno raccolto alcune delle sue proposte nella stesura della loro proposta di legge relativa; per esempio, il M5S propone un reddito garantito di 780 euro per coloro i quali non arrivano a questa soglia, calcolato considerando come soglia di povertà il 60% del reddito mediano della distribuzione dei redditi.
Ma né il M5S né le altre formazioni politiche che si sono interessate al tema hanno accettato un punto cardine della proposta di Fumagalli: l’assenza di condizioni da rispettare per il ricevimento del reddito.

Glossario minimo per capire i problemi della Buona scuola

di Christian Raimo e Carlo Scognamiglio
Non è semplice districarsi tra i cambiamenti introdotti dalla riforma della scuola, alcuni dei quali sono stati molto criticati. I non addetti ai lavori possono faticare a capire perché si parla di deportazioni, cos’è un organico rafforzato, quali sono le preoccupazioni dei professori. Ecco una breve guida.
Con l’approvazione della Buona scuola, solo in pochi casi si può definire “assunzione” la firma di un contratto a tempo indeterminato per i docenti della scuola statale.
Tra i vincitori e gli idonei del concorso voluto dall’ex ministro Profumo – i quali a norma di legge avrebbero già dovuto essere assunti grazie al bando di concorso, che per l’appunto aveva una validità biennale – nella scuola statale ci sono alcuni laureati non ancora abilitati e senza esperienza lavorativa, ma anche docenti già dipendenti di istituti paritari. Tutti questi sono stati tecnicamente “assunti”, o lo saranno nei prossimi mesi.

Ma davvero il Governo vuole dare una svolta alla lotta al capolarato?


Intervista ad Angelo Leo di Fabio Sebastiani
Da qualche settimana c’è un'agitazione mediatica piuttosto consistente sul caporalato. Da una parte il Governo, che sembra averne fatto una bandiera della sua azione sul lavoro, dall’altra il sindacato che si accoda, forse per la paura di perdere la possibilità di aprire finalmente un confronto con palazzo Chigi. 
Le contraddizioni abbondano, naturalmente. E bene ha fatto Grillo a mettere in evidenza che dalla partita non possono rimanere fuori le agenzie interinali, che di fatto gestiscono braccia esattamente come i caporali. Non parliamo poi del Jobs act, che in quanto a flessibilità e attacco ai diritti ne contiene a iosa. Cosa sta succedendo? Renzi ha addirittura tirato fuori l’ipotesi di un confronto più aperto con il sindacato. L’intento politico è chiaro: dopo il Jobs act eliminiamo le ali più estreme del mercato del lavoro in modo da gestirlo nel suo insieme solo con gli strumenti della flessibilità legale. Susanna Camusso sta cercando di cavalcare la situazione, per quello che può.

Perché abolire la Tasi non è di sinistra

di Chiara Saraceno
Abbassare le tasse è di sinistra? Dipende, dal tipo di tassa e da chi è tenuto a pagarla. Le tasse, infatti, non sono tutte uguali. Riguardando beni diversi e hanno anche effetti differenti per gli individui e gruppi sociali coinvolti. Possono avere effetti redistributivi in direzione da chi ha di più a chi ha di meno, ma anche viceversa. Possono ridurre le disuguaglianze o invece allargarle. Quando si decide di introdurre o diminuire una tassa, perciò, occorre valutarne attentamente gli effetti redistributivi e sulla disuguaglianza. Ad esempio, spostare la tassazione dal reddito (e la ricchezza) ai consumi, come viene spesso suggerito (anche da Bruxelles), per essere efficace in termini di entrate per l’erario, dovrebbe riguardare innanzitutto i beni di largo consumo, non quelli di lusso. Quindi finirebbe con il colpire di più i ceti economicamente più modesti, con il risultato di peggiorarne le condizioni e di allargare le disuguaglianze.

Luci e ombre del presunto declino sindacale

di Mimmo Carrieri
Un dibattito estivo , spesso confuso, ci ha ricordato sulle pagine di diversi giornali che i sindacati sono in crisi ( non solo in Italia). Come ci suggerisce Massimo Mascini su queste colonne non ci troviamo di fronte a delle scoperte. 
Piuttosto alla ripetizione di una vulgata , che non ci chiarisce le idee sul tipo di ‘crisi’ ( parola inflazionata) cui stiamo assistendo . Ormai che questa difficoltà esista e sia rilevante appare abbastanza assodato. Anche senella letteratura scientifica le sue declinazioni sono tante, e si usano svariati concetti, come restringimento, ridimensionamento, riduzione fino a quello più impegnativo di declino ( Guido Baglioni ha invece usato l’immagine dell’accerchiamento).

Riforma del Terzo Settore. Il rischio della “deriva commerciale” nell’impresa sociale

di Stefano Cecconi
Sulla proposta di legge di riforma del Terzo Settore riprende il dibattito al Senato (ddl S. 1870). Il termine per presentare gli emendamenti in commissione referente (Affari costituzionali) scadeva il 7 settembre. Ci aspettiamo, e abbiamo sollecitato, una modifica del testo che, insieme a Cisl e Uil, giudichiamo ancora insoddisfacente, in particolare per ciò che riguarda l’impresa sociale.
Nonostante gli annunci del Presidente del Consiglio, il dibattito sulla riforma è stato povero e per lo più circoscritto agli addetti ai lavori. Una sottovalutazione incomprensibile per un settore di attività sociali ed economiche che interessa milioni di cittadini, occupa direttamente 680 mila dipendenti e 270 mila lavoratori esterni, e in cui operano oltre 4 milioni mezzo di volontari. Un settore che riguarda la natura del nostro welfare e quindi diritti sociali da garantire, il ruolo del volontariato, la partecipazione attiva e responsabile dei cittadini come componente essenziale della stessa democrazia.

Open budget, il bilancio trasparente

di Chiara Ricci
È uscito il 9 settembre il nuovo Open Budget Study (OBS), ovvero lo studio sulla trasparenza del Bilancio, il più importante rapporto mondiale sulla quantità e la qualità delle informazioni rese disponibili al pubblico su vari aspetti dei conti pubblici e del bilancio dello Stato, redatto ogni due anni a partire dal 2000. Questa iniziativa, condotta dall’International Budget Partnership, rappresenta l'unica esperienza di analisi indipendente e comparativa delle procedure di bilancio e utilizza criteri accettati internazionalmente per valutare la trasparenza, l'affidabilità e il coinvolgimento dei cittadini nel processo decisionale del bilancio di ciascun paese. Lo studio prende le mosse dalla consapevolezza che questi aspetti sono fondamentali per indirizzare la politica nel prendere decisioni e per garantire ai cittadini il controllo sulla politica.

Droghe: «Legalizzare la cannabis e rompere con il passato»

Intervista a Patrizio Gonnella di Donatella Coccoli
«Una campagna per la legalizzazione della cannabis. E il governo convochi al più presto una conferenza nazionale sulle droghe, visto che da tempi immemori non lo si fa più», dice Patrizio Gonnella presidente di Antigone. Il proibizionismo oltre ad aggravare il problema – come si è visto con l’affollamento delle carceri – significa anche spese esorbitanti. Gonnella prende come esempio la Relazione al Parlamento sulle droghe che quest’anno contiene per la prima volta dettagli sui costi della detenzione per reati legati allo spaccio di droghe. Oltre un miliardo di euro all’anno è stato speso per tenere in prigione o consumatori o piccoli spacciatori. Dieci miliardi negli ultimi dieci anni. I numeri, come segnala Antigone, parlano chiaro: nel 2014 su 29.474 segnalazioni all’autorità giudiziaria, 26.692 sono state per violazione dell’art. 73 DPR 309/90 (che colpisce consumatori e piccoli spacciatori), solo 2.776 quelle per violazione dell’art 74 (che colpisce l’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti).
Perché è importante questa Relazione del 2015?

L'azzardo del Dipartimento Politiche antidroga: numeri vecchi non fanno buon brodo

di Marco Dotti
Nessuno sa come evolverà la situazione delle dipendenze negli anni a venire e nessuno, oggi, può davvero sapere quale sarà l'impatto sulle generazioni attualmente in età scolare di un fenomeno come l'azzardo legale di massa. Nessuno lo sa, ma ciò che tutti sanno - e talvolta omettono di dire - è che stiamo preparando il deserto. O il disastro, il che è lo stesso. Mancano studi attendibili sul problema? Facciamoli. Invece...
Il mercato della domanda di droghe è in crescita, ce lo dice il Dipartimento delle Politiche antidroga. Per capire l'offerta, basta andare per strada. Lo stesso si può dire per l'azzardo di massa, legale e illegale (più legale che legale, in verità), che lo stesso Dipartimento non omette di inserire e studiare nella sua Relazione annuale per il 2015presentata ieri al Parlamento.

Il vostro cibo

di Domenico Finiguerra
Sovrappeso e obesità sono unanimemente riconosciuti come uno dei principali problemi di salute pubblica nei paesi occidentali. Ne soffrono quattro italiani su dieci e la tendenza è in aumento, soprattutto tra i bambini. Cosa ancor più preoccupante in quanto un bambino obeso è probabile che lo resterà per tutta la vita.
Per arginare questo fenomeno, nel 2005, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha proposto una “Strategia globale su dieta, attività fisica e salute”. Tra i punti principali e i consigli da seguire per una corretta educazione alimentare ci sono: aumento del consumo di frutta e verdura; sostituzione dei grassi animali insaturi con quelli vegetali insaturi, riduzione della quantità e delle proporzioni di grassi, sale e zucchero.
Dieci anni dopo le linee guida OMS, l’Italia e Milano si aggiudicano Expo 2015 con uno slogan che è tutto programma: Nutrire il Pianeta Energia per la Vita.

La terza età dello sfruttamento. Una nota su pensioni e regime del salario


Innumerevoli sono le iniziative governative che un tempo avremmo definito tout courtantiproletarie, ma il livello raggiunto dall’ineffabile leader – ospite l’altra sera in Tv del giornalista per tutte le stagioni (anche le mezze in via di estinzione) – nel chiudere ad ogni ipotesi di flessibilità in uscita per il conseguimento delle pensioni è stato oscenamente inaudito.
Dal prossimo anno, per le donne occupate nel settore privato, scatta un aumento dell’età pensionabile di un anno e dieci mesi. Dai 63 anni e 9 mesi previsti oggi per le lavoratrici dipendenti si passa ai 65 anni e 7 mesi, mentre per le lavoratrici autonome e le iscritte alla gestione separata si passa dai 64 anni e 9 mesi ai 66 anni e 7 mesi. A legislazione invariata, quindi, per quasi due anni non verranno più liquidate dall’INPS pensioni di vecchiaia alle donne, salvo che a coloro che dovessero scegliere la cosiddetta opzione donna [sic!] con penalizzazioni da un quarto a un terzo dell’assegno pensionistico, sempre ammesso che tale opzione, in quanto assolutamente a costo zero per l’INPS, venga prorogata oltre il 2015.

Stereotipi, parliamone dalle materne

di Barbara De Micheli
Ora che le scuole stanno per ricominciare, vorrei tornare a parlare di un tema che mi interessa molto, che suscita irrazionali terrori e giunge a ispirare interventi assurdi, fuori dalla storia, dallo spazio e dal tempo[1].
Paure e ansie si alimentano intorno a qualcosa che non corrisponde a come viene descritto e la cui presentazione allarmista sembra piuttosto servire ad allontanare l’attenzione dal fulcro del problema.
I paladini della famiglia tradizionale e gli agguerriti oppositori della cosiddetta (ed inesistente) ideologia del gender vogliono far credere a schiere di genitori intimoriti che la posta in gioco sia difendere i nostri figli dalla fantomatica possibilità che qualcuno voglia promuovere l'autoerotismo nelle scuole della prima infanzia.

Violenza di genere e scuola

di Maria G. Di Rienzo
“8 settembre 2015, Cagliari – Professore di liceo condannato a 10 anni di carcere per gli abusi sessuali commessi sulle sue allieve.”
Notizia clamorosa? Tuoni e fulmini? Indignazione dell’opinione pubblica e interventi della classe politica? No, siamo in Italia. E’ semplicemente un “trend”. Peschiamo a caso:
“10 marzo 2015, Trapani – Bidello, colto sul fatto, arrestato per abusi sessuali su un’alunna di quarta elementare.”
“26 maggio 2015, Salerno – Bullismo e molestie sessuali tra i banchi di scuola.”
“10 giugno 2015, Bellinzona – Insegnante delle elementari in carcere per atti sessuali su bambini…”
Circa un minore su cinque è vittima di violenze sessuali. Poco meno del 90% dei perpetratori appartiene alla famiglia o alla famiglia allargata del minore o è persona conosciuta, eventualmente di riferimento: educatore, istruttore, docente, sacerdote.

Rileggere oggi Hyman Minsky: «Combattere la povertà: lavoro non assistenza»

di Christian Dalenz
Negli anni della crisi, il pensiero di Hyman Philip Minsky (1919-1996) ha conosciuto un rinnovato interesse, in particolar modo la sua analisi del sistema finanziario, che ha trovato appoggi in economisti di rilievo internazionale quali il Premio Nobel Paul Krugman, la Presidente del Federal Reserve System, Janet Yellene il capo economista del Fondo Monetario Internazionale,Olivier Blanchard(che ha espresso il suo appoggio recentemente), che la ritengono molto utile per spiegare le ricorrenti crisi, compresa quella del 2007-08.
Minsky sosteneva, anche in anni in cui l’orientamento accademico generale era di tutt’altro avviso, che il sistema finanziario è intrinsecamente instabile; le posizioni ultraspeculative di alcuni agenti economici, sostenute con costanti e elevate posizioni debitorie, porteranno sempre ad un apice di attività in quel settore che prima o poi arriverà sempre a causarne l’implosione.

La nuova teologia del capitalismo

di Lelio Demichelis
L’interpretazione dei totalitarismi del ‘900 e delle grandi filosofie moderne della storia intese come forme religiose, come religioni secolari è stata in passato ampia e diffusa. (…) Il sociologo Raymond Aron nel 1944 scriveva appunto di religioni secolari (Propongo di chiamare ‘religioni secolari’ quelle dottrine che nello spirito dei nostri contemporanei prendono il posto della fede che è svanita, e che trasferiscono in questo mondo, in un futuro remoto, la salvezza del genere umano, nella forma di un ordine sociale che dovrà essere instaurato). Mentre Carl Schmitt, nelle sue celebri riflessioni sulla teologia politica sosteneva che tutti i concetti più pregnanti della moderna dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati.
(…) Ancora Aron: «Una persona è religiosa non solo quando venera una divinità, ma anche quando pone tutte le proprie risorse spirituali, ogni atto di sottomissione della propria volontà, tutto l’ardore del fanatismo, al servizio di una causa o di un ente che è divenuto il fine e lo scopo dei sentimenti e della azioni di quella persona.

Laudato si’, la ripresa del cammino nel mondo

di Roberto Donini
La “Laude” di Papa Francesco, l’enciclica Laudato si’, sulla cura della casa comune ha portata epocale ma è banalizzata ad ecologia dai media e a decrescismo dai progressisti. Non nascondo il mio stato d’animo e dunque il mio preconcetto: questo “Canto di Cura” mi ha commosso, che non significa solo emozionato ma interrogato nel profondo.
La scelta della decrescita
E’ certo “L’enciclica della complessità” come dice P.L. Fagan (http://www.linterferenza.info/contributi/lenciclica-della-complessita/) ed è inevitabile laddove pone un complesso mondo com’è la cattolicità di fronte alla complessa crisi della terra; tuttavia con il rischio di semplificare e renderla parziale ritengo si possa approssimare che l’enciclica faccia con decisione la scelta della decrescita e dunque indichi una sintesi. Nelle 10 tesi dalla 189 alla 198, Francesco d’Assisi si fa Cristo (il messia): fino a quel punto del testo c’è stato il vasto canto del creato (l’ambiente) e delle creature (il popolo) ora c’è l’irruzione nel tempio e la cacciata dei mercanti. La tesi 189, quella più nota, riprende il tema della crisi finanziaria della tesi 109 ma qui c’è la potenza di un fendente perché precipita il ragionamento in una determinazione storica “la crisi finanziaria del 2007-2008” e in uno schieramento di battaglia“il salvataggio ad ogni costo delle banche”.

La scottante attualità di Frantz Fanon

di Raúl Zibechi
Il pensiero di Frantz Fanon è ritornato. A cinquant’anni dalla morte, i suoi libri tornano ad essere letti nelle università e negli spazi dei settori popolari organizzati.Alcune delle sue riflessioni centrali illuminano aspetti delle nuove realtà e contribuiscono alla comprensione del capitalismo, in questa fase di sangue e di dolore per los de abajo.
La riedizione di alcune delle sue opere come Piel negra, mascaras blancas (Akal 2009) [Pelle nera maschere bianche, Marco Tropea, ndt], con commenti di Immanuel Wallerstein, Samir Amin, Judith Butler, Lewis R. Gordon, Ramón Grosfoguel, Nelson Maldonado-Torres, Sylvia Wynter e Walter Mignolo, ha contribuito alla diffusione del suo pensiero, così come le periodiche ristampe della sua opera principale, I dannati della Terra, con la prefazione di Jean Paul Sartre. Sarebbe necessaria anche la riedizione del suo libro Sociologia di una rivoluzione, pubblicato nel 1966 (in Messico, ndt) dalla Editorial Era (in Italia da Einaudi nel 1963, ndt)

Il martello rosso


di Erri De Luca
"Occupano i nostri posti anche quando noi siamo seduti e loro viaggiano in piedi". Il poeta brasiliano Ledo Ivo ha fissato in questo verso il sentimento d'insofferenza verso lo straniero scaraventato dalla malasorte in mezzo a noi.
Era la Pasqua del '97 quando la nave militare italiana Sibilla speronava di prua e affondava l'imbarcazione albanese Kater i Rades, procurando più di cento annegati. Iniziava così la serie delle più disperate e criminali prove di scoraggiamento e di respingimento di immigrati. Iniziavano i campi di concentramento, le detenzioni che definiscono "ospiti" i prigionieri, colpevoli solo di viaggio non autorizzato. Le loro prigioni potevano durare fino a diciotto mesi.

Scienza, feticismo dei “fatti” e rimozione del conflitto

di Mariano Tomatis
Tra le pagine de Il regno Emmanuel Carrère rileva che in materia di fede «la neutralità non esiste. È come quando uno dice di essere apolitico: significa soltanto che è di destra.» (1) Il paradosso, già affrontato qui da Wu Ming 1, si ripresenta negli ambiti più insospettabili – perfino nella divulgazione scientifica. Con quale credibilità il giornalismo scientifico può definirsi neutrale? E più in generale, il lavoro del giornalista scientifico è compatibile con l’espressione di una chiara e argomentata posizione politica?
In Italia il dibattito sul punto è stato recentemente sollevato da Andrea Ferrero su Query N. 21 (2015), la rivista del Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze). Il suo articolo «Dai fantasmi agli OGM: affrontare la complessità» prende spunto da una trasformazione: nel 1989, quando il Cicap fu fondato da Piero Angela, l’acronimo si chiudeva con la parola «Paranormale»; nel settembre 2013 il termine venne sostituito con un più ampio riferimento alle «Pseudoscienze».

Economisti vs economia


di Dani Rodrik
Sin dalla fine del XIX secolo, quando l'economia, abbracciando sempre di più la matematica e la statistica, ha sviluppato pretese scientifiche, i suoi professionisti sono stati accusati di una serie di peccati. Le accuse - tra cui arroganza, abbandono degli obiettivi sociali a favore del reddito, eccessiva attenzione alle tecniche formali e incapacità di prevedere importanti sviluppi economici, quali le crisi finanziarie - di solito provengono dagli estranei, o da una frangia eterodossa. Ma ultimamente sembra che anche i leader del settore siano scontenti.
Paul Krugman, premio Nobel che cura anche una rubrica di giornale, ha preso l'abitudine di attaccare l'ultima generazione di modelli in macroeconomia ignorando le verità keynesiane vecchio stampo. Paul Romer, uno degli ideatori della nuova teoria della crescita, ha accusato alcuni nomi di spicco, tra cui il premio Nobel Robert Lucas, di ciò che egli chiama "mathiness" - usando la matematica per confondere piuttosto che chiarire.

Che fine hanno fatto gli amici della Siria?

di Tommaso Di Francesco
Chi non cono­sce il sapone di Aleppo? Basato sull’olio d’oliva con l’aggiunta di olio d’alloro, è un pro­dotto mil­le­na­rio, tipico della città siriana di Aleppo, la «capi­tale del nord», un tempo patri­mo­nio dell’Unesco e ora in buona parte distrutta. Com’è facile imma­gi­nare oggi è dif­fi­cile tro­varlo, con la guerra in corso ci dicono gli esperti la pro­du­zione è crol­lata, le pic­cole fab­bri­che si sono spo­state in zone «più sicure» e quel che si vende in Occi­dente è solo depo­sito di magaz­zino. È straor­di­na­rio per l’igiene per­so­nale. Ma temiamo che nem­meno il sapone di Aleppo riu­scirà a lavare le respon­sa­bi­lità spor­che dell’Occidente, euro­peo e ame­ri­cano, per la deva­stante guerra in corso in Siria.
Eppure ogni giorni i rifu­giati di quella tra­ge­dia per­cor­rono le strade euro­pee, di quel Vec­chio con­ti­nente che, parola di Junc­ker, pre­si­dente della Com­mis­sione Ue, dopo anni e anni di chiac­chiere si ritrova «senza Europa e senza Unione». Ce n’eravamo accorti con la crisi greca, ma adesso l’evidenza è acce­cante. Alla luce pro­prio dei pro­fu­ghi, che altro non sono che i testi­moni dei nostri fal­li­menti di guerra.

Una conferenza internazionale contro l'austerità in Europa

 
di Daniela Preziosi
«Un piano B per la Gre­cia» era quello di Yanis Varou­fa­kis, quello della famosa «moneta paral­lela», quando da mini­stro dell’economia, nel corso delle trat­ta­tive tra il suo paese e la Ue, cer­cava di con­vin­cere il primo mini­stro Ale­xis Tsi­pras a non cedere al ricatto delle isti­tu­zioni euro­pee e cer­care strade alter­na­tive a quella che lui con­si­de­rava una resa. «Un plan B» è lo slo­gan usato in que­ste set­ti­mane da Jean-Luc Mélen­chon, lea­der del Parti de Gau­che fran­cese, nel Front de Gau­che, per indi­care una strada alter­na­tiva a quella dell’obbedienza, anche obtorto collo, ai trat­tati euro­pei. «Un piano B in Europa» è il titolo di un dibat­tito sboc­ciato ieri a sor­presa nel pro­gramma della Fête de l’Humanité, sto­rico appun­ta­mento della sini­stra fran­cese in corso in que­sti giorni alla Cor­neuve, alle porte di Parigi. Si terrà domani alle 16 e 30. E sarà un evento per le sini­stre di tutta Europa. I pro­ta­go­ni­sti sono un poker d’assi dei cul­tori del genere. Nes­suno di pro­ve­nienza ’estre­mi­sta’, anzi: sono tutti ex socia­li­sti o social­de­mo­cra­tici. Ma sono tutti usciti dai rispet­tivi par­titi con­tro la loro irre­si­sti­bile e inar­re­sta­bile «deriva a destra».

Oskar Lafontaine: in Europa prepariamo un piano B!

di Oskar Lafontaine
Tanti, in Europa, avevano riposto molte speranze nella elezione di Alexis Tsipras come primo ministro greco. Quando, dopo lunghe ed estanuanti trattative, il leader di Syriza ha firmato il diktat europeo, la delusione è stata notevole.
Sarebbe ingiusto e presuntuoso voler dare lezioni morali a Alexis Tsipras e Syriza.
Per la sinistra europea, dopo queste esperienze, sarebbe meglio riflettere sulle condizioni alle quali una politica democratica e sociale (e quindi una politica di sinistra) è realizzabile in Europa. Credo che dovremmo aver imparato una cosa: poiché la Banca centrale europea, che sostiene di essere indipendente e apolitica, è in grado di chiudere i rubinetti finanziari a un governo di sinistra, una politica orientata verso la società e verso i principi democratici è impossibile.
Il vecchio banchiere di investimento Mario Draghi non è né indipendente né apolitico. Era con Goldman Sachs quando quella banca di Wall Street ha aiutato il governo greco a manipolare i suoi fogli di calcolo. Per permettegli di considerarsi affidabile per entrare nell’euro.

La Grecia e il Piano B

di Marco Bertorello
Trascorso del tempo dall'accordo tra Troika e Grecia si può provare a trarre qualche considerazione di più ampio respiro, provando a uscire dalla logica manichea traditore versus eroe popolare, capitolazione versus vittoria. Senza fare/farci sconti per capire cosa comporta quell'accordo e, in particolare, per considerare cosa fare per poter cambiare qui e ora. Questa terribile vicenda, infatti, pone seri problemi per una prospettiva di trasformazione. Dopo anni di marginalità su scala internazionale il cambiamento è parso alla portata nel piccolo paese ellenico, o, perlomeno, si è posta la concreta possibilità di iniziare un processo di controtendenza, rimettendo in discussione debito e austerità, cioè i pilastri della costituzione materiale del neoliberismo sul piano europeo. Le conseguenze di ciò che è accaduto, dunque, ricadono sull'agire politico di molteplici paesi. 

I soldati di Mosca costringeranno gli Usa a dialogare

 
di Chiara Cruciati
Più che un brac­cio di ferro sul tavolo siriano si gioca una par­tita a scac­chi, fatta di indi­scre­zioni, smen­tite, velate minacce. Ma l’improvvisa esca­la­tion della ten­sione mili­tare potrebbe segnare il destino di un paese disa­strato e di un pre­si­dente, Assad, che rien­tra dalla fine­stra. Un destino dal vago sapore nove­cen­te­sco: Occi­dente e Rus­sia gesti­scono la par­tita, affian­cati dai rispet­tivi alleati regionali.
Dopo giorni di accuse da parte degli Stati uniti, secondo cui Mosca sta­rebbe costruendo una base aerea a Lata­kia (in aggiunta a quella già esi­stente di Tar­tous, la sola russa nel Medi­ter­ra­neo) e avrebbe inviato unità da com­bat­ti­mento, ieri fonti liba­nesi hanno detto alla Reu­ters che, sì, i russi par­te­ci­pano già alle ope­ra­zioni mili­tari e apri­ranno due basi nel paese. Noti­zie che fanno tre­mare i polsi al pre­si­dente Obama e al segre­ta­rio di Stato Kerry, che con­ti­nua a chia­mare il Crem­lino per chie­dere spie­ga­zioni. Che pun­tual­mente non arri­vano: Mosca insi­ste che i pro­pri con­si­glieri mili­tari non imbrac­ciano le armi. Anche Hez­bol­lah è inter­ve­nuto: Abu Zalem, respon­sa­bile mili­tare, ha riba­dito che si tratta solo di esperti per­ché «in Siria non abbiamo biso­gno di truppe, ma di strateghi».

Ecco perchè l'Italia dovrebbe uscire dalla NATO

Intervista a Massimo Zucchetti di Tatiana Santi
Sul territorio italiano sono sparse un po' ovunque basi statunitensi, in quelle di Ghedi e Aviano si trovano addirittura 80 bombe atomiche. Come se non bastasse ci sono basi come il Muos a Niscemi in Sicilia, un sistema di comunicazioni satellitari, che potrebbero rappresentare un pericolo per la salute della popolazione.
Massimo Zucchetti, ingegnere nucleare e docente al Politecnico di Torino ha spiegato in un'intervista gentilmente rilasciata a Sputnik Italia perché l'Italia dovrebbe uscire dalla Nato.Gli italiani sono al corrente di qualcosa? Ovviamente no, attorno alle basi militari americane sul territorio italiano vige un assoluto silenzio. Al di là del segreto militare e l'impotenza della gente comune, ostaggio di questa colonizzazione americana, il governo che fa? Niente, anzi no: da il via alla costruzione di nuove basi ancora, come quella a Lago Patria di Napoli, che diventerà quest'autunno il quartier generale delle maxi esercitazioni NATO "Trident Juncture 2015".

Povertà: in Europa 342 miliardari e 123 milioni di poveri

In Europa ci sono 342 miliardari (con un patrimonio totale di circa 1.340 miliardi di euro) e 123 milioni di persone- quasi un quarto della popolazione- a rischio poverta’ o esclusione sociale. E’ l’impietosa fotografia scattata da ‘Un’Europa per tutti, non per pochi’, ilnuovo rapporto sulla disuguaglianza, lanciato oggi da Oxfam. Un quadro che riguarda anche l’Italia: nel nostro paese il 20% degli italiani piu’ ricchi oggi detiene il 61,6% della ricchezza nazionale netta, mentre il 20% degli italiani piu’ poveri ne detiene appena lo 0,4%. Tra il 2009 ed il 2013 il numero di persone che viveva in una condizione di grave deprivazione materiale, vale a dire senza reddito sufficiente per pagarsi il riscaldamento o far fronte a spese impreviste e’ aumentato di 7.5 milioni in 19 paesi dell’Unione Europea, inclusi Spagna, Irlanda, Italia e Grecia, arrivando a un totale di 50 milioni.
In Italia, dal 2005 al 2014, la percentuale di persone in stato di grave deprivazione materiale e’ aumentata di 5 punti (dal 6,4% all’11,5%). Sono quasi 7 milioni di persone, e tra di loro ad essere piu’ colpiti sono i bambini e i ragazzi sotto i diciotto anni.

Media italiani su Turchia e curdi: menzogne da Pulitzer

In questi giorni la situazione in Turchia sta degenerando. Erdogan ha lanciato un’offensiva a tutto campo contro le opposizioni interne e soprattutto contro l’unica forza politica in grado di mettere i bastoni tra le ruote al suo progetto autoritario: l’HDP e il popolo curdo. Ma come ne parla la stampa italiana?
Questo un veloce bollettino della guerra scatenata dal dittatore turco: 315 sedi dell'HDP date alle fiamme o distrutte negli ultimi giorni; molti deputati HDP arrestati (che si vanno ad aggiungere agli oltre 2.000 oppositori imprigionati nei mesi scorsi); 15 persone linciate l'altra notte; decine di curdi feriti dalla polizia o dagli ultra-nazionalisti; Cizre allo stremo: senza rifornimenti d’acqua e di cibo, senza elettricità da oltre una settimana, a causa del blocco imposto dall’esercito turco, che ieri non ha lasciato passare nemmeno un corteo di migliaia di persone che voleva rompere l’assedio e portare soccorso.

Ecco che cosa c'è dietro l'apertura tedesca ai profughi di Siria

di Vladimiro Giacchè
Il cambiamento è evidente, siamo di fronte a un’inversione di marcia rispetto a pochi mesi fa. Fino ad agosto la CDU ha di fatto sostenuto, giustificato con affermazioni abbastanza ambigue e in altri casi in maniera più esplicita, le proteste contro l’accoglimento dei rifugiati, non di rado promosse da gruppi neonazisti. Segnalo che ad agosto sia nei Lander orientali sia in zone molto ricche della Germania, quali la Baviera e il Wurttemberg , si sono registrati diversi episodi di assalti a ostelli di rifugiati.
Questi avvenimenti sono stati in larga parte ignorati dalla grande stampa tedesca, fatta eccezione per i giornali di sinistra. Recentemente sull’onda dell’indignazione per la famosa foto del bambino siriano morto su una spiaggia, c’è stato un repentino cambiamento di posizione. Questo mutamento ha motivazioni economiche e politiche. Una motivazione economica è molto semplice, e stranamente non l’ho vista molto considerata: la Germania è il paese più anziano del mondo. Si contende questo primato con il Giappone, cioè ha un tasso demografico che non consente la sostituzione della popolazione attuale.

Il dramma epocale delle migrazioni ad una svolta per l’Europa

di Mimmo Rizzuti
La scelta dirompente della Germania e di Angela Merkel muove nella direzione giusta, pur impattando con un contraddittorio e complicato scenario Europeo e con un ancor più complicato scenario geopolitico che investe interessi contrastanti delle potenze mondiali in tutta l’area che va dalle sponde meridionali del Mediterraneo al Sahel e al Corno d’Africa, all’Africa nel suo insieme e dalla penisola arabica all’Hindu Kush. Il problema adesso è capire se, con la decisiva svolta tedesca, si creeranno per l’Europa le condizioni per aggredire le cause recenti e remote di un fenomeno che, come è chiaro a tutti, ha dimensioni, portata e durata incalcolabili. E quale direttrice di marcia si sceglierà per provare a rimuoverle evitando nuove guerre da sommare a quelle devastanti già in corso.
La storia dei rapporti tra gli Stati Europei e l’Africa è segnata, come noto, già da prima della sottomissione coloniale dell’Africa, da processi e percorsi di inaudita violenza sfociati nella tratta atlantica degli schiavi (XV-XIX secolo).

Vedere per non provvedere

di Claudio Vercelli
Davanti alla sgradevole sequenza di un convulso tafferuglio, che coinvolge polizia e profughi, nel corso del quale uno di essi inciampa rovinosamente e cade per terra a causa dello sgambetto fattogli da una operatrice di ripresa, che stava filmando l’intera scena, c’è forse bisogno di commentare?
Qualcuno ha notato che l’operatrice è ungherese, paese che non sta raccogliendo il plauso della comunità internazionale, e del pubblico europeo, per la condotta assunta sul merito del trattamento dei profughi. Usiamo noi, allora, il fermo immagine, cercando di avanzare qualche piccola considerazione e risparmiandoci, al medesimo tempo, quelle geremiadi, le contumelie, gli scalpori e le condanne tanto facili quanto ovvie e, quindi, banali.
Poiché la questione, al di là del singolo episodio che la richiama, è veramente problematica e di ampia portata. Da una parte c’è l’esasperato (e calcolato) cinismo di chi “coglie l’occasione” non per documentarla ma per crearla.

Le élites globali vogliono più rifugiati: Perché?

di Robert Burrowes
In questi giorni molto si è scritto sulla crisi dei rifugiati in Europa, ma nulla di quello che ho letto spiega perché questo problema si verifica e che cosa si dovrà fare per risolverlo.
I rifugiati sono solo un sintomo di una crisi più profonda. Inoltre, come altri sintomi di questa crisi più profonda, l’élite globale è felice di sfruttarlo per tenerci maledettamente preoccupati; infatti l’urgenza del problema rifugiati esige il massimo della nostra attenzione e della nostra compassione.
Trent’anni fa, il 9 settembre 1985, cercai di rianimare un bambino nel campo profughi Shagarab East 3, nel Sudan orientale, al culmine della guerra d’Etiopia e della carestia. Ero stato ben addestrato in rianimazione cardio-polmonare, ero un salvavite. Però il mio tentativo di rianimare quel bambino fallì: il dottore mi fece notare che il bambino era morto e io osservai la madre mentre le consegnavo il bambino morto. La madre era completamente sconvolta. E, sinceramente, anch’io ero molto partecipe e addolorato.

Per gli europei l'acqua è un diritto umano

Il diritto umano all’acqua deve entrare nella legislazione comunitaria. È il verdetto dell’Europarlamento, che poche ore fa ha approvato una relazione modellata sulla proposta formulata dalla campagna Right2Water tramite una ECI (European Citizens Initiative) che ha raggiunto il tetto record di 1.884.790 adesioni.
Il documento è stato approvato con 363 sì, 96 no e 231 astenuti. La deputata irlandese del GUE, Lynn Boylan, ha accolto con favore l’esito della votazione: «Questa è una vittoria per la società civile e per gli attivisti di Right2Water in tutta Europa. Gli 1,8 milioni di firmatari dell’iniziativa dei cittadini europei, primo caso di successo per questo meccanismo, hanno finalmente ricevuto il sostegno che meritano da un’istituzione dell’Ue. La risposta iniziale della Commissione all’ECI era stata vaga, deludente e aveva fatto poco per esaudire le richieste. Io e altri colleghi progressisti ci siamo riuniti per produrre una relazione che meglio rispondesse alla loro campagna».

Il nuovo muro è macedone

di Teodoro Andreadis Synghellakis
Il mini­stro degli Esteri dell’ex Repub­blica jugo­slava di Mace­do­nia (Fyrom), Nikola Popo­ski, in una inter­vi­sta al set­ti­ma­nale unghe­rese Figyelo, ha annun­ciato che il suo paese, sul modello dell’Ungheria, sta valu­tando la pos­si­bi­lità di costruire «una bar­riera» sul con­fine con la Gre­cia, per fer­mare i migranti in arrivo dal Sud. Popo­ski ha aggiunto che il paese avrà biso­gno di «un qual­che tipo di difesa mate­riale», anche se que­sta non rap­pre­sen­te­rebbe una solu­zione defi­ni­tiva. «Se pren­diamo seria­mente ciò che l’Europa ci sta chie­dendo, ce ne sarà biso­gno. O di sol­dati, o di una bar­riera, o una com­bi­na­zione di que­sti due ele­menti». Nella gior­nata di lunedì hanno attra­ver­sato i con­fini meri­dio­nali della ex Repub­blica jugo­slava di Mace­do­nia set­te­mila siriani, il più alto numero regi­strato sinora nell’arco di ven­ti­quat­tro ore.
I migranti affron­tano un cam­mino quasi inter­mi­na­bile, con con­di­zioni meteo­ro­lo­gi­che che in que­ste ore sono tutt’altro che favo­re­voli: piove senza sosta, la tem­pe­ra­tura ha regi­strato un forte calo e il fango osta­cola note­vol­mente gli spo­sta­menti.

Rinasce in Germania lo spirito del 1989

di Liliana Gorini
Le immagini di questi giorni, dei tedeschi che accolgono i profughi dalla Siria con cartelli di benvenuto, doni e l’Inno alla Gioia di Beethoven, oltre a riscattare l’immagine della Germania resa odiosa al mondo intero dalla politica della Merkel nei confronti della Grecia e del Sud Europa, costituiscono una svolta molto importante nella situazione strategica, in quanto sfidano direttamente la politica di genocidio e di guerra di Obama, Cameron e dell’oligarchia finanziaria.
Come ha dichiarato LaRouche, durante un ricevimento in suo onore per i 93 anni compiuti l’8 settembre, l'”esodo biblico” di migranti dalla Libia e dalla Siria è stato infatti causato dalle guerre illegittime di Bush e Blair in Iraq, e poi di Obama e Cameron in Libia e Siria, e dal sostegno aperto all’ISIS dato da costoro, e dai loro “alleati”, Arabia Saudita, Qatar e Turchia. Ed è parte di una consapevole strategia di genocidio nei confronti dell’Africa e del Mediterraneo.

La Vía Campesina alla sovranità agroalimentare

di Marinella Correggia
«Il caos cli­ma­tico anche quest’anno ha pro­dotto fame, migra­zioni di massa, immi­se­ri­mento delle fami­glie rurali. Basta ritardi e inganni»: il movi­mento inter­na­zio­nale agri­colo La Vía Campesina-Lvc (164 orga­niz­za­zioni locali in 73 paesi di tutti i con­ti­nenti, in rap­pre­sen­tanza di circa 200 milioni di col­ti­va­tori) lan­cia la mobi­li­ta­zione in vista della Con­fe­renza Onu delle parti sui cam­bia­menti cli­ma­tici (Cop21), a Parigi. Sul banco degli accu­sati le mul­ti­na­zio­nali che, «dopo aver pro­dotto fame e obe­sità, acca­par­ra­mento delle terre, spo­sta­menti di popo­la­zioni rurali, adesso spe­rano di gua­da­gnare ancora con la geoingegneria».
Secondo Lvc, «i governi hanno fal­lito, non pro­teg­gono i diritti delle per­sone e soprat­tutto quello al cibo; tanti si sono fatti coop­tare dal set­tore pri­vato» autore di solu­zione false «con nomi accat­ti­vanti come i “mec­ca­ni­smi per lo svi­luppo pulito”, la bio­e­ner­gia e gli agro-carburanti, i pac­chetti della “agri­col­tura cli­ma­ti­ca­mente intel­li­gente”». Intanto sono sem­pre più minac­ciate dalla distru­zione sociale e cli­ma­tica le vite di popoli indi­geni e pic­coli pro­dut­tori.

Un corridoio umanitario per Kobane

Ancora oggi, la città di Kobane, situata sulla frontiere turco-siriana, rimane soggetta degli spietati attacchi di ISIS. Dotata di armi meno sofisticate e di risorse limitate, l'incrollabile determinazione di sopravvivere è l'unica arma della popolazione di Kobane di opposizione all'ISIS, per mantenere la propria indipendenza ed essere liberi da tale brutale violenza. E questo è ciò che loro hanno intrapreso, a volte con il supporto delle forze aeree USA come parte della coalizione internazionale per resistere all'avanzata dell'ISIS. Il prezzo della resistenza di Kobane è stato alto: innumerevole il numero dei morti e dei feriti e le infrastrutture della città quasi completamente distrutte, che hanno lasciato le forniture di acqua, elettricità, cibo e medicine al collasso. E la minaccia derivante da ISIS non è stata ancora eliminata.
Durante la battaglia per Kobane, l'ISIS ha lasciato milioni di mine per bloccare il ritorno della popolazione alle proprie case e per rendere la coltivazione agricola da cui dipende la loro sopravvivenza impossibile. Kobane è quasi completamente chiusa dal resto del mondo ed ogni giorno deve fronteggiare nuovi attacchi. L'unica via attraverso cui la popolazione può ottenere le forniture necessarie alla propria sopravvivenza e protezione è a Nord attraverso la frontiera con la Turchia. Questo corridoio è per larga parte chiuso dal governo turco. La Turchia ha fornito asilo e cure mediche a molta gente proveniente da Kobane.

Catalogna al voto, un plebiscito sulla secessione

di Luigi Pandolfi
Grande attesa in Spagna per il voto in Catalogna, in calendario per il prossimo 27 settembre. Un test dai molteplici significati, certamente non riconducibili alla sola, ed annosa, questione dell’indipendenza della Comunità autonoma da Madrid. Le forze indipendentiste, non essendo riuscite ad ottenere dalla Corte costituzionale il via libera per la celebrazione di un referendum secessionista, hanno pensato bene di trasformare questa consultazione elettorale per il rinnovo del Parlamento locale in un plebiscito sulla permanenza, o meno, dellaComunitat Autònoma de Catalunya nello Stato spagnolo; i partiti tradizionali, invece, la considerano anche un banco di prova in vista delle elezioni politiche nazionali in programma per il prossimo mese di dicembre.
In mezzo Podemos (Podem, in catalano), con i suoi alleati di sinistra, alla ricerca di una conferma sul loro reale stato di salute, soprattutto dopo l’epilogo inatteso della vicenda greca. Da un lato, quindi, un listone indipendentista capeggiato dal presidente uscente Artur Mas, denominato Junts pel Si (Uniti per il sì), che raggruppa, oltre ai nazionalisti di Convergència Democràtica de Catalunya, la sinistra repubblicana dell’Erc (Esquerra Republicana de Catalunya), dall’altro i socialisti, i popolari, i populisti conservatori di Ciutadans e l’alleanza che vede insieme Podemos, Izquierda Unida e Ia sinistra rosso-verde (Catalunya Si que es Pot).

giovedì 10 settembre 2015

La miseria morale della dirigenza neoliberista

di Piero Bevilacqua
Quando la glo­ba­liz­za­zione cessa di pre­sen­tarsi sotto forma di merci e di capi­tali, e assume l’aspetto di umani indi­vi­dui, addi­rit­tura di popoli in fuga, allora il pen­siero unico neo­li­be­rale pre­ci­pita in con­fu­sione. La libertà della sua assor­dante reto­rica riguarda i soldi e le cose, non gli uomini. Per le per­sone, la libertà di tran­sito non può essere uguale a quella delle merci. È fac­cenda più com­pli­cata. E dun­que la coe­renza teo­rica viene abban­do­nata e si passa all’uso delle mani.
Di fronte al feno­meno migra­to­rio il ceto poli­tico euro­peo, salvo rare ecce­zioni, è caduto negli ultimi mesi assai al di sotto dell’intelligenza nor­male delle cose, della capa­cità di cogliere non tanto la sovra­stante e incon­tra­sta­bile potenza di un pro­cesso sto­rico. In que­sto la mise­ria morale del suo atteg­gia­mento, che ha assunto la fac­cia truce dell’intransigenza con­tro i dere­litti del mondo, col tempo resterà incan­cel­la­bile più per il lato ridi­colo che per la fero­cia. Lea­der e uomini di governo ci sono apparsi nell’atto di voler svuo­tare l’oceano con il cuc­chiaino. Ma segno ancor più rile­vante di una medio­crità poli­tica senza pre­ce­denti è l’incapacità di rap­pre­sen­tare gli inte­ressi di lungo periodo dei rispet­tivi capi­ta­li­smi nazio­nali, di cui sono i solerti ser­vi­tori. Osses­sio­nati dalla con­ser­va­zione del loro potere, con l’occhio sem­pre fisso ai dati del con­senso per­so­nale, gover­nanti e poli­tici di varia taglia hanno di mira il solo scopo di vin­cere la com­pe­ti­zione elet­to­rale in cui sono peren­ne­mente impe­gnati con­tro avver­sari e sodali. E per­ciò sono spa­ven­tati dalle dif­fi­coltà dei pro­blemi orga­niz­za­tivi che l’arrivo dei migranti pon­gono nell’immediato.

L’elicottero fiscale di Matteo Renzi: tutto il sostegno ai più ricchi


di Alfonso Gianni
Per fer­mare l’evidente emor­ra­gia di voti e di con­sensi, Renzi non ha esi­tato a ricor­rere a un ber­lu­sco­ni­smo assai fru­stro: l’eliminazione di ogni tassa sulla casa. Appena la Ue ha avuto da ridire, Renzi è stato peren­to­rio. “Sulle tasse decide l’Italia non l’Europa”. Solo che allora dovrebbe valere per tutti, com­presa la Grecia!
Della riforma fiscale il Pre­si­dente del Con­si­glio ha par­lato a Cer­nob­bio e a “Porta a Porta”. Segno che non si tratta di una bou­tade estiva. La Tassa sui ser­vizi indi­vi­si­bili dei Comuni, che porta nelle casse dello Stato 3,5 miliardi di euro, lo 0,21% del Pil, era già stata can­cel­lata per il 31% dei con­tri­buenti appar­te­nenti alle fasce più deboli della popolazione. Se quindi i famosi 80 euro di ridu­zione di pre­lievo fiscale si rivol­ge­vano ai meno abbienti, qui senza pudore si pre­miano i con­tri­buenti più facoltosi.

Quando tale pro­po­sta era uno dei cavalli di bat­ta­glia di Ber­lu­sconi, il respon­sa­bile eco­no­mico del Pd Tad­dei dichia­rava : “Il Pd non può pas­sare più tempo a par­lare dell’Imu che di Fisco.

Il grande inganno della Buona scuola: tutte le pessime novità della 107

di Gigi Caramia e Anna Villari
Tutto era partito con un grande dispiegamento di forze. Slogan roboanti "Mai più precari nella scuola". "Dal 2016 si entra solo per concorso". "La scuola fa carriera; qualità, valutazione e merito". "Fondata sul lavoro". Stanziamento di cospicue risorse finanziarie per realizzare un ambizioso piano di comunicazione. Attivazione di una consultazione pubblica che, nelle parole dei proponenti, doveva essere la più grande mai realizzata in Europa. E poi tanti numeri: 150.000 assunzioni, 4 miliardi di euro di nuovi investimenti dopo anni di tagli, 100 milioni di euro per l'alternanza scuola lavoro, ecc. Insomma "La Buona Scuola" sembrava avere tutte le carte in regola per avere successo e consenso sia tra la gran parte dei docenti della scuola che tra famiglie, studenti e a "gente" in generale.
Il meccanismo ha iniziato a incepparsi fin da subito. La consultazione si è rivelata molto modesta e comunque non ha rappresentato certo un proficuo e costruttivo momento di confronto e di dibattito. Poi i numeri delle assunzioni sono iniziati a cambiare drasticamente in peggio. Fin dall'approvazione del primo disegno di legge, nel marzo scorso, da presentare al Parlamento, è apparso chiaro che i tanti buoni propositi pur presenti nel documento "la buona scuola" dell'autunno precedente erano sfumati.

Manifesto per la difesa della scuola pubblica, statale, libera e democratica

La legge n. 107 del 9 luglio 2015 ha sop­presso la libertà e la demo­cra­zia nella scuola pub­blica di Stato.
Nell’approvarla nono­stante il netto e pres­so­ché una­nime dis­senso espresso dal mondo della scuola in tutte le sue com­po­nenti, il Par­la­mento ha com­piuto il lungo per­corso di dismis­sione della fun­zione civile dell’istruzione sta­tale avviato con l’autonomia sco­la­stica. L’autonomia orga­niz­za­tiva e gestio­nale ha can­cel­lato l’unitarietà del sistema e ha posto i sin­goli isti­tuti sco­la­stici in com­pe­ti­zione tra loro, pri­vando l’istruzione della sua natura di diritto/dovere e tra­sfor­man­dola in una merce, sog­getta alle leggi della domanda e dell’offerta.
Ampu­tata della pro­pria fun­zione civile, l’istruzione pub­blica è stata ridotta alla mera fun­zione eco­no­mica, per il con­trollo della quale si è isti­tuito il Sistema Nazio­nale di Valu­ta­zione, che deter­mina gli obiet­tivi didat­tici e com­mis­sa­ria gli isti­tuti sco­la­stici che ad essi non si conformino. Con la legge n. 107/2015 il Par­la­mento è inter­ve­nuto su mate­ria di rango costi­tu­zio­nale, qual è la scuola, mal­grado la sua com­po­si­zione risul­tasse dele­git­ti­mata oltre l’ordinaria ammi­ni­stra­zione dalla sen­tenza n. 1/2014 della Corte Costi­tu­zio­nale.

Le dieci cose da sapere, più cinque, su corruzione e grandi opere


di Alberto Vannucci
1) Le nuove forme della corruzione sistemica in Italia: non più e non solo un’attività illecita, una violazione del codice penale, ma un meccanismo complesso, consolidatosi nel tempo, realizzato con modalità sofisticate frutto di un lungo processo di apprendimento, attraverso il quale un piccola minoranza di soggetti che appartengono alla classe dirigente (politici e burocrati corrotti, imprenditori, professionisti, faccendieri) e soggetti criminali (organizzazioni mafiose) si impossessano congiuntamente di beni comuni, attraverso una privatizzazione di fatto di risorse di proprietà collettiva: risorse di bilancio, ma anche ambientali, paesaggistiche (consumo di territorio), politiche (reinvestimento dei proventi per acquistare consenso), ecc.. La realizzazione della grande opera permette di accrescere considerevolmente la scala di questo processo di appropriazione criminale di rendite parassitarie, concentrando le opportunità di profitto illecito entro sedi istituzionali e processi decisionali circoscritti e più facilmente controllabili, minimizzando così i rischi delle corrispondenti attività illecite.

Una critica ecologica dell’economia

 
di Emanuele Leonardi
La crisi ambien­tale è un ele­mento acqui­sito sul quale non ci sono dubbi in pro­po­sito. Con­tro­verse sono però le ragioni che l’hanno sca­te­nata: meglio pre­stare atten­zione ai limiti fisici alla cre­scita eco­no­mica oppure alle con­trad­di­zioni sociali che accom­pa­gnano lo svi­luppo capitalistico-industriale? Dif­fi­cil­mente chi s’interessa di eco­lo­gia poli­tica sarà scam­pato a que­sto inter­ro­ga­tivo. Del resto gli scaf­fali di libre­rie e biblio­te­che abbon­dano di volumi volti a soste­nere l’una o l’altra opzione, per­lo­più scritti da autori che non disde­gnano di arroc­carsi sulle rispet­tive posi­zioni. Quindi: da un lato cam­bia­menti cli­ma­tici, deser­ti­fi­ca­zione ed esau­ri­mento delle falde acqui­fere; dall’altro pre­ca­rietà, allun­ga­mento della gior­nata lavo­ra­tiva e crisi della demo­cra­zia. E in mezzo? Solo legami indi­retti? E se fosse invece la forma disgiun­tiva (aut-aut) a fare pro­blema? È que­sta una delle ipo­tesi di fondo avan­zate da Jason W. Moore in Ecologia-mondo e crisi del capi­ta­li­smo (a cura di Gen­naro Aval­lone, ombre corte, euro 16), volume che final­mente rende dispo­ni­bili in ita­liano alcuni dei testi più dibat­tuti nel con­te­sto internazionale.

Via l’Imu per tutti? Una chiassosa manifestazione di laurismo 2.0

di Michele Prospero
In una recente trasmissione televisiva, Mario Monti ha affermato che il suo governo era più a sinistra di quello odierno, perché almeno aveva una tassazione patrimoniale, di cui adesso si annunciano trionfalmente i funerali. Sul carattere di sinistra del governo tecnico è inutile discutere: è un’aggettivazione senza senso. In merito al carattere di destra del superamento della tassa sulla prima casa, invece, è agevole trovare un accordo.
Abolire una tassa per tutti è una scelta politica che contraddice l’impianto della Costituzione. La quale esige una valutazione progressiva delle capacità contributive dei cittadini. Cancellare l’Imu per una abitazione popolare è ben altra cosa che depennarla per la villa di Arcore, che ha un valore di circa 30 milioni. Problemi di eguaglianza, a questo punto, sono palesi. A essi si aggiungono altre considerazioni di giustizia, che valgono soprattutto per un paese che vanta livelli record di evasione fiscale.

La Costituzione non serve a far girare la casta

di Felice Besostri
Scon­tro o accordo sul ddl di revi­sione costi­tu­zio­nale, sarebbe impor­tante che fosse tra­spa­rente. La più vasta e, per molti costi­tu­zio­na­li­sti, deva­stante revi­sione della Costi­tu­zione non è stata pre­ce­duta da un dibat­tito pub­blico all’altezza della posta in gioco.
Cer­ta­mente c’è stata una discus­sione sui gior­nali e tra gli addetti ai lavori ma per il grande pub­blico, quello che teo­ri­ca­mente dovrebbe essere stato rap­pre­sen­tato nelle isti­tu­zioni, nulla. Quale rap­pre­sen­tanza è stata assi­cu­rata da un Par­la­mento nel quale alla Camera dei Depu­tati un quarto degli eletti lo è stato gra­zie ad un pre­mio di mag­gio­ranza inco­sti­tu­zio­nale e tutti i par­la­men­tari , pro­prio tutti, gra­zie alle liste bloc­cate, ugual­mente inco­sti­tu­zio­nali, come deciso dalla Corte Costi­tu­zio­nale con la sen­tenza n. 1/2014?
A un anno e mezzo di distanza da quella sto­rica sen­tenza, otte­nuta gra­zie alla tena­cia dell’avv. Aldo Bozzi, cui ero asso­ciato, il risul­tato poli­tico è l’Italicum. Con cogni­zione di causa poso dire che è peg­gio del Por­cel­lum, per­ché più ipocrita. Per esem­pio asse­gna un abnorme pre­mio di mag­gio­ranza, gra­zie ad un bal­lot­tag­gio, così da non avere una soglia minima da rispettare.

Sanità, i veri sprechi che Renzi non taglierà per calcolo politico

di Ivan Cavicchi
Con molta probabilità gli sprechi in sanità saranno l’argomento chiave della prossima imminente manovra finanziaria. Ma eliminarli per davvero e non per finta, implicherebbe mettere in atto una profonda trasformazione morale che per diversi motivi tanto il governo che le Regioni non sono disposti a fare. Per cui andrà a finire che si taglierà la spesa a sprechi invariati. E la sanità piano piano scivolerà sempre di più verso la privatizzazione.
Ma di quali sprechi parliamo?
Il primo grande spreco sono le anti-economie cioè costi sostenuti per un sistema che nel suo complesso non dà in cambio benefici equivalenti. Esse per lo più sono legate a modelli vecchi di servizi (ospedali, medicina convenzionata ecc.) a professioni ingessate in vecchi stilemi operativi (soprattutto medici e infermieri) a modalità assistenziali superate.

Hanno ucciso l'Antitrust


di Vincenzo Vita
«Hanno ucciso l’uomo ragno», can­tava Max Pez­zali con gli “883”. Hanno ucciso l’antitrust tele­vi­sivo, potremmo riba­dire in coro. Infatti, nel discorso pub­blico se ne sono perse le tracce, fatta salva qual­che ester­na­zione gene­rale e generica.
Del resto, la rimo­zione di ogni con­flitto è una chiave delle linee di Renzi. Di qui, non da un acci­dente, deriva la recente omo­lo­ga­zione tra ber­lu­sco­niani e anti­ber­lu­sco­niani fatta dal pre­mier: il “patto del Naza­reno” così è ovvio, oltre che buono e giu­sto. In tale tem­pe­rie, per dirla come nei romanzi, la rego­la­zione del con­flitto di inte­ressi e una decente nor­ma­tiva anti­trust sono state messe in sof­fitta. Vicende del Nove­cento, è per­sino sfug­gita la bat­tuta a qual­cuno. Se sul primo argo­mento per lo meno c’è la sce­neg­giata del vai e vieni tra aula e com­mis­sione com­pe­tente, il pro­blema delle con­cen­tra­zioni pub­bli­ci­ta­rie e tele­vi­sive è uscito di scena.

Renzi come Gelli, vuole uccidere democrazia e partecipazione

Intervista a Massimo Villone di Tommaso Rodano
Siamo all’anno zero della democrazia”. Massimo Villone, ex senatore e costituzionalista emerito, condivide parola per parola l’analisi di Gustavo Zagrebelsky pubblicata sul Fatto di ieri. “Abbiamo raggiunto un livello molto basso e molto pericoloso. Pensavo fosse impensabile aprire la via a una Costituzione non condivisa. È gravissimo: l’esito rischia di essere la debolezza costituzionale. Non capisco come si possa pensare di arrivare a una modifica radicale della Carta con maggioranze risicate e raccogliticce. Si pensa di sostituire De Gasperi, Nenni e Togliatti con Verdini”.
Definisce la riforma “pericolosa”. Perché? 
"Perché una Costituzione non condivisa è una Costituzione intrinsecamente debole. Ne risente la stabilità complessiva del Paese. Le Costituzioni si avvertono quando ce n’è mancanza. Quando c’è una Carta forte, quasi non ce ne rendiamo conto, perché le cose vanno come devono andare: i diritti sono garantiti, le libertà esercitate, i poteri in equilibrio. Quando le regole costituzionali non sono condivise, invece, tutto è a rischio."