di Tommaso Nencioni
La storia politica europea degli ultimi trent’anni è la storia della difesa della libertà del mercato dall’assedio della democrazia. Una torsione insostenibile rispetto al precedente ciclo continentale – anch’esso per causalità trentennale – che aveva registrato, se non un rovesciamento, almeno un robusto riequilibrio di forze tra i movimenti popolari e le élites mercatiste. Non importa esser ferrati nell’armamentario della scolastica marxista d’antan per sottolineare questo riequilibrio di forze: la nostra carta costituzionale può esser letta come la sua più alta espressione europea.
Un riequilibrio che i codici istituzionali e morali sorti dalla guerra civile europea e dal ciclo lungo delle lotte operaie e contadine erano stati in grado di fotografare abbastanza fedelmente. In conseguenza, la tensione tra costituzione scritta e costituzione materiale propria della fase attuale deriva da un molecolare, progressivo e finalmente esploso cambiamento di paradigma nei rapporti tra interessi del mercato e domande popolari.
