La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 12 novembre 2015

La fabbrica delle differenze. Forza lavoro, mobilità e lotta di classe attraverso i confini d’Europa

di Devi Sacchetto
Per almeno vent’anni il lavoro di fabbrica in Europa è apparentemente scomparso. Quando ha cominciato a riapparire, è stato a prima vista relegato nell’Europa dell’est. Tuttavia, la crisi economica nel 2008 ha mostrato che il sistema manifatturiero, con il suo portato di servizi più o meno esternalizzati, costituisce ancora un fattore determinante per le condizioni di lavoro in Europa. Stiamo parlando di una fabbrica che ha subito diverse trasformazioni sia dal punto di vista tecnologico sia organizzativo e, ancora più importante, che è quotidianamente connessa con altre realtà in Europa e nel mondo. La fabbrica oggi è il luogo di connessione di diverse storie del lavoro che hanno luogo a migliaia di chilometri l’una dall’altra e con cui siamo costantemente in contatto. Per questa ragione, la fabbrica rappresenta il punto di intersezione di diverse forme di organizzazione del lavoro, ma anche di diverse precarietà.
Immaginiamo un giovane lavoratore o una giovane lavoratrice est-europea che abbia finito le scuole superiori. Che cosa può fare?

I numeri falsi del governo. Tutti

di Tonino D’Orazio
E quelle dell’ informazione televisiva prezzolata. Una semplice carrellata di dati e concetti da fine maggio 2015 a ieri. Dati vari, crudi e nudi, raccolti sui mass media da istituti vari. Mi perdonerete il collage e i commenti inseriti. Non ho osato protrarre la lunghezza del documento, già lungo di per sé. La lista del disastro sarebbe veramente lunga. Le conclusioni sono vostre.
Abi (Assoc.Bancari Ital) per anno 2013. Sono state 42.818, tra ottobre 2013 e marzo 2015, le domande di sospensione del pagamento delle rate nei confronti delle imprese per un valore complessivo di debito a 14,6 mld di euro e una maggior liquidità a disposizione delle imprese di 1,8 mld.
L’Istat a marzo registrava un aumento della disoccupazione al 13%, quella giovanile oltre il 43% e un calo degli occupati di oltre 110mila unità. Altro che magnifiche sorti e progressive del Jobs act e le ultraballe del governo. Lo stesso Def prevede una disoccupazione ancora al 12,3% per il 2015 e oltre l’11%, ancora nel 2018.

I futuri anteriori dell’informatica italiana. Omaggio a Luciano Gallino

di Francesco Pezzulli
Il professor Gallino ha sperato nelle sorti dell’informatica italiana[1]. Ha ritenuto che questa sarebbe potuta diventare fondamentale per il miglioramento della qualità del lavoro e, con esso, della democrazia e dello sviluppo socioeconomico. A cavallo tra gli anni ’70 e ’80 il sociologo immagina tre futuri possibili: un futuro di soppressione di posti di lavoro impiegatizi, tecnici e operai, che la “delfica ambiguità” dell’informatica avrebbe reso superflui. Un secondo futuro in cui l’informatica avrebbe pervaso la vita dei suoi operatori e utenti. Vale la pena leggere un brano di questo secondo futuro, scritto nel 1983, che possiamo definire profetico:
«in questo futuro ciascuno, compreso chi fa i lavori domestici e gli studenti d’ogni età, lavora diuturnamente ad un microcomputer, sia esso, momento per momento della giornata, un personale, l’elaboratore di casa o un terminale intelligente inserito in una vasta rete di elaborazione distribuita, oppure collegato ad un lontano elaboratore di grande potenza».

Una storia di diritti e di potere

di Gian Paolo Calchi Novati
Il numero sette ha avuto un ruolo importante nella vita dello Stato di Israele moderno. Si comincia dal 1897, l’anno del primo Congresso sionista convocato da Theodor Herzl a Basilea. Seguirà, durante la Prima guerra mondiale, la Dichiarazione Balfour del 1917. Nel 1947 finì il mandato della Gran Bretagna e una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite stabilì la spartizione della Palestina in uno Stato arabo e uno Stato ebraico. Vale ancora oggi lo spartiacque rappresentato dalla Guerra dei sei giorni: la vicenda di Israele come Stato e come attore regionale ha un prima e un dopo il 1967. Non è cambiata solo la geografia di Israele e, di riflesso, della Palestina, il suo fratello gemello mai nato. È la natura stessa dello Stato ebraico ad aver mutato di senso influendo sul suo codice identitario fra ebraicità e israelianità e sul modo di interagire con la politica del Medio Oriente e del mondo. Nel 1977, per la prima volta un presidente egiziano sbarcò in Israele e pronunciò un discorso alla Knesset: Anwar Sadat – consapevole delle responsabilità che competevano all’Egitto per essere lo Stato arabo più importante per popolazione, capacità militari e potenzialità economiche – aveva rotto gli indugi e chiese la pace, riconoscendo la sconfitta nel confronto con quel prodotto del sionismo che gli arabi avevano commesso l’errore di ritenere un accidente transeunte.

Portogallo, una democrazia sotto sequestro

di Marcello Sacco
In Portogallo, di esecutivi così brevi come questo XX governo costituzionale, guidato ancora una volta dal conservatore Pedro Passos Coelho e caduto dopo solo undici giorni, non se ne vedevano dai tempi della prima Repubblica, nei conturbati primi decenni del ‘900, quando un governo poteva dimettersi anche dopo pochi minuti, causa tumulti e sassaiole. Stavolta niente sassi, è bastato il pallottoliere: 123 voti contro 107. Che la variegata opposizione di sinistra avesse più deputati era noto, bisognava solo mettersi d’accordo non tanto sulla spallata finale a questa fragile maggioranza relativa, quanto sul da farsi futuro.
Il momento più significativo dei due giorni di dibattito parlamentare del 9 e 10 novembre scorsi è stato forse l’intervento del vicepremier Paulo Portas, segretario del Partito popolare e pezzo da novanta della coalizione PàF (Portugal à Frente), composta da socialdemocratici e popolari.

Dopo Expo una Silicon Valley… di cemento

di Paolo Berdini
A parte gli estensori del discorso di Matteo Renzi, tutti sanno che il nome Silicon Valley arrivò dopo decenni dall’inizio di produzioni industriali innovative che hanno segnato la storia tecnologica mondiale. Hewlett & Packard, ad esempio, inaugurò in quell’area il primo stabilimento nella metà degli anni Trenta del secolo scorso. Milano, una città importante nella storia produttiva italiana ha dismesso negli ultimi trenta anni tutti gli stabilimenti industriali più importanti: la follia dell’urbanistica contrattata milanese ha permesso di realizzare anonimi quartieri al posto delle produzioni. La rendita fondiaria ha guadagnato somme imponenti rinunciando al difficile percorso dell’innovazione produttiva e della creazione di tecnologie avanzate.
La Silicon valley alla milanese non potrà nascere soltanto creando nuove strutture di ricerca ma solo se ci sarà un progetto industriale per l’intero paese in grado di orientare, incentivare, di favorire le sperimentazioni specialmente delle imprese innovative e soltanto se ci saranno investimenti adeguati per l’istruzione universitaria.

Lo sciopero nelle fabbriche neoliberali del sapere

di Paolo Do
Nel 2006, in un college privato cinese, un nuovo tipo di protesta studentesca è scoppiata facendo spazio alla figura sociale che potremmo chiamare “studente-consumatore”. Allo Shengda College, gli studenti hanno prima occupato l’auditorium del campus e poi costretto lo stesso preside alle dimissioni. La rabbia è scoppiata non appena scoperto che il college per cui hanno pagato fior fior di soldi di tasse è stato declassato (KAHN, 2006). A questo istituto, infatti, è stato imposto di firmare le lauree emesse con il proprio pressoché anonimo nome, anziché il rispettabile e ben conosciuto dell’Università Zhengzhou che, grazie al riconosciuto prestigio e indubbia reputazione, ha permesso al piccolo college privato di emettere titoli di studio.
In un’accesa discussione durante la protesta, uno studente ha scritto in una chat: “Siamo schifosamente arrabbiati! Ci hanno appena detto che i nostri diplomi valgono meno! Siamo stati presi in giro per tre anni! Abbiamo pagato per una Mercedes e ci danno una Santana!” (KAHN, 2006).

Se il Welfare aziendale va a sostituire salario e servizi pubblici

di Gian Guido Balandi
Il Welfare aziendale è argomento da trattare con grande prudenza: la legge di stabilità 2016 – ancora in corso di elaborazione e per il momento di difficile accesso – sembra incentivarlo, come ha illustrato Marco Leonardi, con agevolazioni finanziarie che premiano la contrattazione di misure volte a fornire servizi, ma anche strumenti per l’acquisto di servizi (voucher), inquadrabili come di carattere latamente sociale.
Gli elementi di delicatezza sono di diverso tipo, e cercherò di attirare l’attenzione su alcuni dopo aver esordito con un duplice richiamo storico che – per l’appunto – illustra aspetti positivi e negativi. I libri di storia dell’industrializzazione italiana ricordano tra i grandi esempi di paternalismo quelli del Lanificio Rossi di Schio, con il quartiere di abitazioni per i dipendenti e servizi come l’asilo e la scuola. O, tra le realizzazioni di epoca più recente, le “comunità” della Olivetti di Adriano.

Manovra, la finta espansione

di Carlo Clericetti
Ha qualcosa di surreale dibattito che si sta svolgendo, dentro e fuori dal Parlamento, sulla manovra di finanza pubblica e sui suoi riflessi sulla Legge di stabilità. Il governo per bocca di tutti i suoi esponenti la definisce "espansiva" e di grande stimolo alla domanda. Molti di coloro che fino a ieri hanno criticato l'esecutivo perché teneva troppo strette le maglie del bilancio, soffocando l'economia, oggi si lanciano in accuse perché l'espansione sarebbe finanziata in deficit invece che con tagli di spesa, commettendo così, come vedremo, un triplo errore. La minoranza Pd fa le barricate essenzialmente su due punti, l'eliminazione delle tasse anche sulle case di lusso - e questo ci può stare, in effetti è una misura reaganiana, quando mancano soldi per gli esodati e la lotta alla povertà - è il tetto a 3.000 euro sull'uso del contante. E questa, francamente, non sembra una misura contro cui combattere a morte: certo, è inopportuna; certo, strizza l'occhio alla piccola evasione; ma sul fatto che provochi effettivamente danni molti avanzano dubbi, e comunque non è certo tra i provvedimenti più esecrabili presi da questo governo.

Noam Chomsky: l’Impero del caos

Intervista a Noam Chomsky di C.J. Polychroniou
La politica estera degli Stati Uniti nel 21° secolo ha poco da offrire tranne che una massiccia potenza militare. In effetti sono finiti i giorni in cui la potenza militare poteva essere usata per ” ricreare il mondo a immagine dell’America.” Nell’era del dopo Guerra Fredda gli interventi militari degli Stati Uniti hanno luogo in assenza di una visione strategica totale e con giustificazioni ideologiche che mancano di forza e di convinzione anche tra gli alleati tradizionali. C’è quindi poco da meravigliarsi, allora, che gli interventi militari, sempre illegali e ingiustificabili, finiscano con l’ottenere nulla di più che la creazione di buchi neri che a loro volta provocano nuove organizzazioni terroristiche sempre più violente determinate a diffondere la loro propria visione di ordine sociale e politico.
In questa intervista esclusiva per Truthout, Noam Chomsky riflette sulle dinamiche della politica estera statunitense nel 21°secolo e sulle implicazioni della politica di far piovere la distruzione sull’ordine mondiale.

Se l'innovazione tecnologica produce disuguaglianza

di Carlo Formenti
Le preoccupazioni in merito all’impatto dell’innovazione tecnologica sui livelli di occupazione nascono da due constatazioni di fatto: 1) la rapidità con cui evolvono le tecnologie digitali in generale e i sistemi di Intelligenza Artificiale in particolare è immensamente superiore a quella di tutte le altre precedenti rivoluzioni tecnologiche; 2) le nuove macchine intelligenti non si limitano a rimpiazzare i lavori esecutivi a bassa qualificazione, ma sono sempre più in grado di svolgere mansioni ad elevato contenuto cognitivo, non mettono cioè a rischio solo i posti dei colletti blu, ma anche quelli di colletti bianchi, tecnici e ingegneri.
Lo confermano due recenti rapporti, il primo a cura del McKinsey Global Institute, il secondo redatto da Bank of America Merrill Lynch, due documenti in cui ritroviamo, tuttavia, il solito rassicurante ritornello: non abbandoniamoci a sentimenti luddisti perché, malgrado le due novità di cui sopra, è assai probabile che le cose andranno come sono sempre andate in occasione delle precedenti rivoluzioni tecnologiche e scientifiche.

Alain Badiou: metafisica della felicità reale

di Alain Badiou
Può sembrare paradossale dare per titolo Metafisica della felicità reale a un libro che, soprattutto, appare intento a districare quali siano i compiti della filosofia e che verso la fine tenta persino di descrivere i miei specifici progetti personali attinenti alla filosofia. Basta un’occhiata ai miei libri principali per vedere che la mia filosofia è senz’altro costruita, al pari di qualunque altra del resto, a partire da elementi all’apparenza disparati, ma che essa si distingue per l’uso attivo di materiali raramente associati alla felicità: la teoria degli insiemi, la teoria dei fasci di insiemi sulle algebre di Heyting o quella dei grandi infiniti. Oppure è questione di rivoluzione francese, russa, cinese, di Robespierre, di Lenin o di Mao, tanto le prime quanto i secondi marchiati dall’infamia del Terrore. Altrimenti, ricorro a poemi ritenuti più ermetici che dilettevoli, quelli di Mallarmé ad esempio, di Pessoa, di Wallace Stevens o di Paul Celan. O prendo a esempio l’amore vero, del quale da sempre i moralisti e i prudenti osservano che le sofferenze da esso indotte e la banale constatazione della sua fragilità spingono a dubitare della sua vocazione alla felicità.

Con il Portogallo la Germania perde un alleato chiave: austerità in frantumi

di Ambrose Evans-Pritchard 
Un evento storico. I comunisti portoghesi e i radicali del ‘Blocco di Sinistra’ sono pronti ad andare al potere come parte di una coalizione anti-austerità guidata dai socialisti, nonostante fossero stati marchiati come ‘troppo pericolosi’ dal Presidente del paese appena 11 giorni fa.
Anche se non sarà una replica degli eventi dello scorso Gennaio in Grecia, legati all’avvento di ‘Syriza’, l'ascesa al potere della sinistra segna una rottura molto netta con il precedente ‘regime di austerità’ e con le politiche dell’ormai defunta troika Ue-Fmi.
“I rischi politici sono in aumento”, ha sostenuto Alberto Gallo della RBS. Nonostante il Portogallo sia stato fino ad oggi un modello di buon comportamento [secondo i criteri dell’Eurozona], ovvero immune da politiche radicali, ha comunque livelli d’indebitamento molto elevati. Il paese sta pattinando su uno spessore di ghiaccio molto sottile.

Eroi civili in Valtrompia

di Giorgio Cremaschi 
Ho conosciuto Raffaella e Sandro Cantoni nella festa che il centro sociale 28Maggio di Rovato, in provincia di Brescia, ha organizzato con i 20 rifugiati africani di San Colombano il 7 novembre. Raffaella e Sandro sono i gestori dell'albergo Il Cacciatore, che dal 27 agosto ospita i ragazzi africani. La sera della festa erano sereni e allegri, circondati dall'affetto dei loro ospiti e dalla stima e dalla solidarietà di tanti antifascisti e antirazzisti bresciani, soprattutto di quella Valtrompia di cui San Colombano è quasi la punta estrema a nord. Ma se la sono vista brutta.
Appena hanno comunicato a prefetto e sindaco la disponibilità ad ospitare profughi, la stessa Mirella Zanini sindaco di Collio, di cui San Colombano è frazione, ha scatenato contro di essi l'equivalente locale del Ku Klux Klan. L'amministrazione comunale di Collio è di quella destra senza confini che si è presentata in piazza Bologna alla manifestazione della Lega. Neofascisti di tutti i gruppi ed aree la sostengono, ne fanno parte e son stati decisivi nello scatenare un vero e proprio tentativo di pogrom nei confronti dei rifugiati e di chi li ospitava.

Banche e case, le sfide di Tsipras

di Dimitri Deliolanes
Banche e case, rose e spine per Alexis Tsipras. Il premier greco ha intrapreso una corsa contro il tempo per riuscire a concludere la valutazione da parte dei creditori (l’ex troika) entro la fine di novembre. L’obiettivo è duplice: garantire la ricapitalizzazione delle banche greche in modo da poter affrontare il primo gennaio 2016 avendo evitato il rischio di applicare le nuove norme sul bail-in vigore dall’anno prossimo. Al contrario, se tutto va bene, Atene spera di poter togliere il capital control, ancora in vigore, entro il primo trimestre del nuovo anno.
Il secondo obiettivo è di premere perchè cominci finalmente la discussione sul debito greco entro l’anno in corso, in modo da poter incassare al più presto non solo i dividendi politici ma anche quelli sul piano dello sviluppo. Se, infatti, l’inizio tanto agognato della discussione sul debito potrà senza dubbio essere presentata come un successo del governo di sinistra greco, sarà ancora più importante associare questo successo con una prospettiva di crescita per la disastrata economia greca.

Grazie a Jeremy Corbyn sta cadendo la maschera ideologica dei conservatori

di Liam Young
Per cinque anni i conservatori hanno sostenuto che le loro politiche fossero nell’interesse nazionale, ma di fronte a una reale alternativa stanno vacillando.
A partire dal 2010, i conservatori ci hanno raccontato che le loro politiche erano inevitabili necessarie; li dovevamo seguire e sostenere nell’interesse nazionale. Queste non stavano danneggiando poveri e vulnerabili per volontà politica, ma per necessità economica; e per cinque anni ha funzionato così, fino allo scontro sui crediti fiscali. Ora, grazie a Jeremy Corbyn i laburisti sono una reale alternativa.
Dalla sua vittoria alle primarie del partito abbiamo iniziato a notare un modo diverso di fare le cose, di risparmiare denaro pubblico e raggiungere la stabilità economica. Ecco perché i conservatori, e David Cameron sono improvvisamente molto più deboli.

La vera storia di Ermes Mattielli e gli sciacalli della politica

di Carlo Cunegato
Ciò che mi ha sempre colpito della storia di Ermes Mattielli è che nella stampa nessuno ha mai raccontato cosa sia accaduto veramente quella sera di Giugno del 2006. La politica sfrutta la nostra superficialità, ci porta spesso a giudicare delle sentenze senza offrirci la possibilità di conoscere i fatti che le hanno determinate. Se non ci documentiamo saremo sempre manipolati. Vediamo cos'è successo.
Da poco era uscita la legge 59 del Febbraio 2006 sulla legittima difesa, che sosteneva che non si è imputabili del reato se si reagisce ad un pericolo grave ed imminente, purchè ci sia proporzione, vale a dire che se una persona mi offende al bar non posso sparargli. Inoltre la legge stabiliva una cosa importante e innovativa: se siamo a casa nostra e c’è pericolo per le persone e la proprietà possiamo difenderci.

Per un’università di qualità al servizio dello sviluppo del Paese

di Alfonso Fuggetta
La stampa, molti decision-makers e in modo diffuso l’opinione pubblica periodicamente criticano l’università italiana per l’incapacità di fornire un contributo all’altezza delle aspettative e dei bisogni del Paese. Un esempio emblematico di questa posizione è rappresentata dagli interventi di Roger Abravanel che in diverse occasioni ha analizzato le università italiane, le loro posizioni nei ranking internazionali e quelle che sono, a suo giudizio, le strade da seguire per portarle al livello dei migliori atenei presenti nel panorama mondiale. Secondo Abravanel il problema del sistema italiano non sarebbe la carenza di finanziamenti, quanto la mancanza di meritocrazia, competizione e innovazione didattica.
Abravanel rappresenta solo la punta dell’iceberg di un diffuso sentimento di disistima e critica nei confronti dell’accademia italiana, accusata da più parti di provincialismo, scarsa qualità, mancanza di apertura e competizione, nepotismo.

Fabbriche recuperate, l'avventura continua

di Angelo Mastrandrea
L’ultima arrivata, in ordine di tempo, nella galassia delle aziende recuperate è una cooperativa quasi tutta al femminile. Si tratta della lavanderia industriale di Porto Garibaldi a Comacchio, chiusa nel 2013 a causa della riorganizzazione della Servizi ospedalieri spa e ora in procinto di riaprire. Quando la società, che come si può facilmente intuire serviva gli ospedali della zona, chiuse, i lavoratori furono ricollocati all’interno delle società del gruppo Manutencoop, che controllava la Spa al 100 per cento. Ma in quindici decisero di opporsi e di mettersi in proprio e provare a ripartire, con l’obiettivo, una volta avviati, di crescere e far rientrare anche altri ex colleghi.
La cooperativa Il Girasole servirà da lavanderia non solo per ospedali e cliniche, ma anche per i campeggi della zona. I 15 soci lavoratori della cooperativa, 12 dei quali donne, hanno investito il Tfr e la mobilità e ripartiranno da gennaio, facendo salire a 17 il numero delle fabbriche riavviate dai lavoratori nella sola Emilia Romagna, a 253 in tutta Italia e a un numero non precisato nel resto del continente.

Luciano Gallino, l’Olivetti, l’Italia

di Vincenzo Comito
La morte di Luciano Gallino ci permette di ricordare, oltre all’importante studioso, anche la grande impresa piemontese per la quale egli aveva lavorato per un certo periodo e nella quale aveva svolto almeno una parte del suo apprendistato; l’evento ci serve, inoltre, per avanzare alcune considerazioni generali sulla situazione attuale del sistema industriale del nostro paese.
Bisogna intanto mettere in rilievo, insieme alla chiusura della Olivetti, la liquidazione del gruppo Iri, per mano dei governi di centro-sinistra, nonché il sostanziale tramonto del modello cooperativo nazionale, per quest’ultimo in particolare con le evidenze dello scandalo Mafia Capitale. Tali eventi hanno posto termine, almeno per un lungo periodo di tempo a venire, alle speranze dell’avvio di una prospettiva di crescita su basi nuove dell’economia italiana, speranze che tali esempi, per molti versi originali, avevano a lungo, sia pure per strade diverse, alimentato.

Vertice di Malta. I soldi della cooperazione per costruire nuovi muri

di Lorenzo Bagnoli
Gli 1,8 miliardi destinati all'Emergency Trust Fund dal budget dell'Unione europea proverranno dai fondi per la cooperazione verso l'Africa. Il fondo fiduciario di almeno 1,8 miliardi di euro, il risultato più sbandierato del summit, si compone di 1 miliardo di euro proveniente dalle riserve dell'Edp- European development fund (fondi già previsti e mai stanziati) e 800 milioni coperti con altri fondi per la cooperazione. A questi si aggiungono i soldi degli Stati membri, che finora si fermano a 78 milioni di euro. L'Italia contribuirà con 10 milioni di euro (come il Belgio), 5 meno dell'Olanda, il maggior contribuente, mentre Grecia, Cipro e Croazia non doneranno nulla. Lituania, Lettonia e Slovenia daranno ciascuno 50 mila euro. 
“Il fondo ha soldi europei provenienti dalla cooperazione ma l'utilizzo è simile a quello degli interventi umanitari: veloce”, spiega la responsabile delle politiche sull'immigrazione di Oxfam International.

Per la Confederazione degli Stati europei, oltre l’euro

di Enrico Grazzini 
L’Unione Europea non funziona, occorre cambiare direzione. Occorre recuperare forme di sovranità nazionale per restituire benessere e democrazia all’Europa nella prospettiva di costruire una Confederazione di Stati sovrani europei. Gli Stati Uniti d’Europa si sono dimostrati una chimera irrealizzabile; e comunque sotto l’egemonia tedesca potrebbero diventare un incubo sia per l’economia che per la democrazia. E’ necessario innanzitutto riconoscere il cul de sac in cui l’Europa si è cacciata.
Il progetto della moneta unica presupponeva che si sarebbero costruiti gli Stati Uniti d’Europa, ovvero uno stato federale centralizzato come lo stato federale americano. Per questo motivo è stata costituita un’unica banca centrale che ha il monopolio della moneta unica e della politica monetaria. Tuttavia la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa e di uno Stato federale europeo non esiste più.

Il prezzo dell’occupazione

di Zvi Shuldiner
La tanto attesa decisione dell’Unione europea sull’etichettatura dei prodotti israeliani provenienti dai territori occupati da Israele nel 1967 è un passo positivo perché fa arrivare alla dirigenza israeliana un messaggio: la comunità internazionale non può e non deve permettere che certi limiti siano oltrepasati.
La reazione israeliana è isterica e demagogica: «È antisemitismo»; «non tengono conto dell’ondata di terrore che ci minaccia». Uno dei deputati più estremisti della destra al governo propone di proibire l’entrata in Israele dei prodotti provenienti da paesi che appoggiano il «boicottaggio».
Quanto a quella che dovrebbe essere l’opposizione di centro o moderata, Yair Lapid, un classico opportunista «di centro» denuncia la decisione come un atto che ricorda il passato, e Itzik Shmuli, un altro opportunista ma nelle file laburiste, parla di una macchia nella storia; ecc.

Quando i mercati finanziari fraintendono la politica

di Dani Rodrik
Quando il partito turco per la giustizia e lo sviluppo (Akp) sfidò gli esperti e i sondaggisti riconquistando la maggioranza parlamentare nelle elezioni generali del paese il 1 novembre, i mercati finanziari ne furono allietati. Il giorno successivo, la borsa di Istanbul guadagnò oltre il 5% e la lira turca registrò un rialzo.
Poco importa quanto sia arduo trovare qualcuno nel mondo imprenditoriale o finanziario disposto a dire qualcosa di carino in questi giorni su Recep Tayyip Erdoğan o sull’Akp che ha guidato prima della sua ascesa alla presidenza nel 2014. Ma fate attenzione: sebbene si supponga che il presidente della Turchia sia sopra le parti, Erdoğan resta ben saldo al timone.
In effetti, è stata la strategia del divide et impera di Erdoğan – che alimenta il populismo religioso e il sentimento nazionalista e infiamma la tensione  etnica con i curdi – a portare l’Akp alla vittoria.

Tav: sospendete i lavori e consultate la gente

del Controsservatorio Valsusa
Domenica 8 novembre 2015, al termine di una sessione di quattro giorni aperta al pubblico, il Tribunale Permanente dei Popoli ha pronunciato una sentenza storica di condanna del metodo seguito per la definizione del Tav in Val Susa e dell’intero sistema che presiede, in Italia e in Europa, alle grandi opere (leggi la sentenza).
Con esplicito riferimento ai principi richiamati dalla Convenzione di Aarhus, la sentenza afferma che i casi esposti nella sessione del TPP (Val di Susa, Notre Dame des Landes, Rosia Montana, Paesi Baschi di Francia e di Spagna, Stoccarda, Venezia, Firenze, Basilicata e regioni d’Italia interessate ai progetti di trivellazione, Messina e Niscemi, e tutti gli altri progetti presi in considerazione) “documentano un modello generalizzato di non conformità operativa a questi principi, da parte di un gran numero di governi e di enti pubblici oltre che dei committenti esecutori di grandi opere”.

Contratti. Il rischio è il dumping contrattuale

Intervista a Franco Martini di Guido Iocca
L’andamento della stagione contrattuale vede ancora circa 5 milioni di lavoratori – tra cui 3 milioni di dipendenti pubblici – in attesa di rinnovo. Un’attesa che riguarda la definizione di 36 ccnl (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione) e che, secondo i dati Istat, ha raggiunto il livello record di quasi 5 anni. A spezzare la monotonia di una tornata senza apparenti sbocchi negoziali – almeno a giudicare dalle misure adottate dal governo, così come dalle dichiarazioni di autorevoli esponenti di Confindustria –, hanno contribuito di recente due avvenimenti: l’accordo per il contratto dei chimici e l’approvazione da parte dell’Assemblea nazionale dei delegati Fiom della piattaforma per il rinnovo dei meccanici.
“Per cultura e per tradizione non impugniamo mai la matita rossa o blu per correggere i compiti altrui – commenta Franco Martini, della segreteria confederale Cgil e responsabile dell’area contrattazione –.

L'anti Jobs Act parla spagnolo

di Giovanna Faggionato
C'è Jobs Act e Jobs Act. E quello di Pedro Sanchez, il leader del Psoe (Partido Socialista Obrero Espanol), ha ben poco a che vedere con quello di Matteo Renzi. Anzi è posizionato persino più a 'sinistra' di quanto lo stesso leader iberico avrebbe pensato.
Le proposte con cui il partito socialista spagnolo si presenterà alle elezioni del 20 dicembre saranno approvate e presentate in una apposita 'conferenza' nazionale in programma a Madrid dal 13 al 15 novembre 2015.
Ma la discussione avviata in queste settimane ha messo in chiaro che ai primi punti dell'agenda socialista c'è la revisione profonda della riforma del lavoro varata nel 2012 dal leader del centrodestra Mariano Rajoy: la legge simbolo delle riforme iberiche, un mix di licenziamenti facili, incentivi per le assunzioni, semplificazione delle forme contrattuali e blocco del salario minimo.

Nelle Università americane esplode la protesta antirazzista

di Luca Peretti
Cosa sta succedendo in alcune università americane? Quella a cui stiamo assistendo, e di cui arrivano distrattamente notizie anche in Italia , è una nuova onda di attivismo universitario?
In due università che più diverse (geograficamente, economicamente, socialmente) non potrebbero essere, Yale e University of Missouri, le proteste di studenti di colore e dei loro alleati – cioè spesso la maggior parte della popolazione universitaria – hanno portato a gesti eclatanti. In particolare, in Missouri il rettore si è dimesso dopo il clamoroso sciopero della squadra locale di football americano – che significa perdere migliaia di dollari per l’università, visto le entrate che questi sport comportano. A Yale invece circa 1200 persone sono scese in piazza lo scorso martedì: un numero incredibile in una università, una delle otto prestigiose Ivy League (le altre sono Harvard, Columbia, Princeton etc.), tradizionalista, calma persino noiosa, in genere quasi immune da proteste di questo tipo. I motivi delle proteste, al di là degli episodi specifici, sono simili e riguardano spesso l’intero paese e non solo questi college: il razzismo è ancora endemico alla società americana, come gli eventi degli scorsi mesi, tra cui il costante accanimento da parte della polizia contro giovani neri e latini, dimostrano. E non è pensabile che le università ne siano escluse.

La Cina di oggi tra tradizione e mercato

di Marco Fumian
Il libro di Maurizio Scarpari, Ritorno a Confucio. La Cina di oggi fra tradizione e mercato (Il Mulino, Bologna, 2015) è un libro che parla, come dice il titolo stesso, della Cina di oggi. Che ne descrive, come spiega l’autore, “il paradosso”. Un paese che se da un lato, nel corso di pochi decenni, ha saputo realizzare una crescita economica miracolosa, riuscendo a “migliorare in modo consistente le condizioni di vita di gran parte della popolazione e a raggiungere uno status internazionale di primo piano”, dall’altro, in conseguenza del suo frenetico sviluppo, ha dovuto pagare prezzi altissimi, avendo tale sviluppo fatto insorgere “squilibri e sperequazioni gravi” che hanno messo a dura prova la tenuta sociale e ingenerato un diffuso senso di crisi.
È sui principali problemi della Cina di oggi che l’autore anzitutto si sofferma, in particolare nella prima parte del libro.

Un nuovo Manifesto per Comuni virtuosi

Dopo dieci anni di “buone pratiche”, l’associazione Comuni virtuosi aggiorna il proprio Manifesto, che rappresenta gli enti e le comunità “che aspirano a convertire in progetti concreti i sogni e le utopie realizzabili, che hanno raggiunto piena consapevolezza delle crisi ambientali, sociali ed economiche che stanno minacciando il futuro del pianeta e che intendono impegnarsi per costruire delle comunità attive e resilienti”. 
Nata a maggio del 2005 su iniziativa di 4 amministrazioni comunali -quelle diMonsano (AN), Colorno (PR), Vezzano Ligure (SP) e Melpignano (LE)-, oggi l’associazione riunisce 83 enti, con le ultime adesioni di Miglianico (provincia di Chieti) e Castel del Giudice (in provincia di Isernia).
Il Comune molisano è risultato nel 2015 tra i vincitori della nona edizione del Premio “Comuni virtuosi”, che rappresenta un vero e proprio volano per costruire -a partire da esempi concreti- “un’altra Italia”.

Terremoto politico in Portogallo, la chance della sinistra

di Luigi Pandolfi
Dopo soli 11 giorni, il governo di centrodestra in Portogallo è andato a casa. E’ stato sfiduciato da uno schieramento di forze che, salvo sorprese, potrebbe costituire la maggioranza di un nuovo esecutivo a guida socialista. Sembrava, dopo le elezioni svoltesi il 4 ottobre scorso, che non ci fossero alternative ad un governo di minoranza guidato dal premier uscente Passos-Coelho, leader del cartello di centrodestra formato dal PSD (Partito Social Democratico) e dal CDS-PP (Centro Democratico Sociale - Partito Popolare), che aveva ottenuto la maggioranza relativa dei voti. E questo, non tanto perché in Portogallo non è previsto un voto di fiducia iniziale per un governo che nasce, quanto, soprattutto, perché nessuno avrebbe scommesso su una convergenza tra le tre principali forze della sinistra portoghese: i socialisti, il Partito Comunista (PCP) ed il Bloco de Esquerda.
Sebbene il Partito socialista, oggi guidato dall’ex sindaco di Lisbona, Antonio Costa, avesse in questi ultimi anni abbracciato l’idea di un superamento delle politiche di austerità, le differenze con i comunisti e la sinistra radicale sembravano ostacoli insormontabili per un accordo di governo.

Il mercato unico europeo è una consorteria d'affari

di Wolfgang Münchau
Nello scandalo Volkswagen forse il comportamento più scioccante non è quello della società, ma quello dei governi della Germania e dell’Europa, che hanno fatto pressioni per far passare regole più permissive, così che la VW e le altre case automobilistiche non debbano più truffare per raggiungere i loro target.
Nel 2017, la UE implementerà il suo Real Driving Emissions test. Questo significa che le emissioni saranno misurate mentre la macchina viene guidata piuttosto che con analisi di laboratorio, e, con questa formulazione, molte automobili costruite in Europa non hanno modo di passare questi test reali. I regolatori si sono resi conto che devono agire – e rendere le regole meno severe. In un incontro della settimana scorsa, funzionari tecnici degli Stati membri UE hanno adottato un nuovo regolamento che consente alle auto diesel di superare i limiti ufficiali di emissione di ossido di azoto di ben il 100 per cento. Inoltre, l’accordo prevede agevoli periodi di transizione – cosa che fa molto comodo, dal momento che gli attuali modelli emettono in media sette volte il livello consentito di ossidi di azoto.

Precari della scuola: a 51 anni la mia mamma è passata di ruolo

di Alex Corlazzoli
“Io avevo 11 anni, mia sorella 9. Ricordo perfettamente la prima supplenza di mia madre: destinazione Caltavuturo. Poi Bagheria, Trabia, Termini, Cefalù, Castelbuono, Pollina e Finale, Scillato, Sciara, Polizzi, Petralia Soprana e chissà quanti altri posti mi scordo. Di settimana in settimana, di mese in mese è andata avanti per venti anni. Chilometro dopo chilometro, espressione vivente del termine pendolare, si è guadagnata l’agognato posto fisso. 
Ha iniziato a insegnare che aveva 30 anni, dopo averci cresciute, e ha fatto quello per quasi tutta la sua vita. L’unica cosa stabile che la sua vita lavorativa ha conosciuto è stata la precarietà.
Oggi, a 51 anni, la mia mamma “è passata di ruolo” e non dovrà neppure cambiare città, nonostante fino alle 15:59 di oggi avessimo tutti il terrore che ciò potesse accadere. Molti altri colleghi/e non sono stati così fortunati e, per ottenere ciò per cui hanno lavorato per anni, dovranno lasciare i loro affetti e le loro case.

La critica decoloniale di Raewyn Connel e Laura Corradi alle scienze sociali

di Erik Eduardo Sanchez Chavez
Il titolo stimola l’immaginazione, invita il pensiero ad andare oltre la “parola-ragione”, e racconta del silenzio a cui è stata condanata la terra da chi non la vuole sentire. Un libro ricco di elementi riflessivi che suggeriscono una ricerca profonda e critica degli strumenti teorici e dei metodi di studio in una realtà che non conosciamo, quella aborigene, una realtà che è presente e si manifesta spesso col silenzio. Un aspetto centrale che mette in luce Connell è l’intima relazione delle comunità indigene con la terra, che va oltre l’interesse ecomonico e di proprietà. Le comunità aborigene, si considerano parte della terra: non solo loro a possiederla, bensì il contrario. È una affermazione che si pensa e si vive: per tante comunità indigene non c’è una separazione fra queste due attività. Un’esempio dal mio paese di origine: in Messico esiste la comunità indigena chiapaneca di Los Tojolabal, che considera il cuore come l’interlocutore della realtà. Non dicono “io penso che…”, bensì “il mio cuore dice che…”. Connell parla nel suo saggio di questa relazione e analizza la differenza che esiste fra questo modo di sentire e la visione eurocentrica, “è diventato comune dire che nel sistema europeo la gente possiede la terra mentre nel sistema aborigeno la terra possiede la gente” (pag.109).

Spagna: boom di Ciudadanos, la Podemos di centrodestra

di Giacomo Russo Spena e Luca Tancredi Barone 
El cambio sensato. Gli indignados di velluto. In Spagna sembra l’ora di Ciudadanos, il nuovo partito anticasta, ma pro-austerity, che sta volando nei sondaggi. A parole né di destra né di sinistra, molto tatticismo, toni populisti, un capo indiscusso e posizioni moderate. La Podemos di centrodestra. L’antidoto del sistema all’incubo di un reale ed effettivo cambiamento. In grande ascesa è il suo leader, Albert Rivera, considerato il premier più amato in vista delle elezioni nazionali del 20 dicembre. Il politico del momento. Onnipresente in tv.
Quasi 6 milioni di spagnoli davanti al televisore hanno seguito, due settimane fa, il confronto televisivo su La Sexta tra lui e Pablo Iglesias.
Un confronto in nome del rinnovamento e contro quel bipartitismo (Psoe-PP) ormai screditato. Rivera se está comiendo a Iglesias, “se lo sta mangiando”, è il commento più gettonato sui social network.

La scuola e le parole sbagliate

di Carlo Ridolfi
Quando si inizia un discorso, sarebbe opportuno aver fatto pulizia nel linguaggio. Perché le parole pesano e lasciano tracce e se sono parole sbagliate possono lasciare tracce doloranti e dolorose. Così, ad esempio, se una volta dicevamo direttore didattico (e ci viene in mente Gianfranco Zavalloni, che ci diceva: “Io ho delle segretarie formidabili, che si occupano delle circolari e dei timbri. Io mi interesso della didattica”) e oggi dovremmo invece dire dirigente, cominceremmo già a torcerci verso quel paradigma aziendalista che sembra andare per la maggiore.
Così, in ugual modo, se chiamiamo utenti gli studenti, o se gli obiettivi didattici vengono riassunti in un testo che si intitola piano dell’offerta formativa, richiamandosi per logica ad una domanda e ad una logica di scambio mercantile.
Useremo quindi parole forse desuete, ma che ci convincono di più, per dire alcuni pensieri sull’educazione e sulla scuola.

Il giornalismo che verrà

di Simone Pieranni
Quella sul futuro dell’industria dell’informazione all’epoca di Internet e degli smartphone, della crisi e delle startup, è una letteratura florida. Negli ultimi anni alcuni testi che indagavano e riflettevano sulla sostenibilità e le modalità del giornalismo – tra carta e on line – hanno saputo cogliere momenti essenziali e determinanti in questa storia. In particolare Alessandro Gazoia, con il suo Il Web e l’arte della manutenzione della notizia, pubblicato da Minimum fax in ebook e più recentemente Pier Luca Santoro, per Informant, con il suo I giornali del futuro, il futuro dei giornali. Si tratta di una discussione e una ricerca che mira a trovare quei modelli che sembrano funzionare, reggere economicamente, sfornare contenuti di qualità, innovare anche le forme di scrittura e di fruizione e poter svolgere un ruolo di riferimento per altri percorsi.

Il Gruppo Stato Islamico: un’organizzazione politica

di Bruno Jäntti
C’è in corso un nuovo avvenimento. E accade quindi proprio che tutti gli orientamenti politici si sono subito fatti venire in mente una risposta esaustiva circa il motivo per cui accade e chi c’è dietro.
Questo si adatta alla comparsa del Gruppo Stato Islamico (IS). Negli scorsi due anni, tutti i tipi di persone hanno tentato di persuadermi che l’IS è una creazione dell’Arabia Saudita, o della Turchia, o di Israele, o dell’Islam, o degli Arabi.
Lo scopo di questo mio editoriale non è di produrre un resoconto delle origini o della leadership del gruppo IS. Intendo, piuttosto esprimere alcune delle mie preoccupazioni circa il modo in cui il gruppo sembra essere percepito tra moltissimi progressisti.

Chi finanzierà la ricerca dell’avveniristico Human Technopole?

di Fancesco Sylos Labini
Il presidente del consiglio Renzi ha da poco illustrato la proposta del governo per le aree Expo: il progetto Human Technopole il cui core è costituto dall’Istituto Italiano di Tecnologia. Poiché la gran cassa mediatica che ha universalmente accompagnato l’operazione ha spesso riportato che il modello Iit sarebbe quello del Max Planck tedesco, prima di addentrarci in una discussione sull’opportunità della scelta del governo, ci sembra necessario chiarire alcuni punti.
L’Istituto Italiano di Tecnologia è stato fondato con (Legge 326/2003) “lo scopo di promuovere lo sviluppo tecnologico del paese e l’alta formazione tecnologica, favorendo così lo sviluppo del sistema produttivo nazionale”. In altri interventi abbiamo discusso sia le motivazioni politiche che hanno portato alla formazione del nuovo istituto sia la suaperformance scientifica.

Zero poveri estremi

di Riccardo Barlaam
Alla fine del 2015 la percentuale delle persone nel mondo che vivono in condizioni di estrema povertà scenderà sotto il 10 per cento. È la prima volta che accade. Ed è una buona notizia. Che fotografa un miglioramento delle condizioni di vita – per una volta – di chi sta più indietro. La Banca mondiale utilizza un nuovo tetto di reddito pro-capite giornaliero per definire la povertà estrema: limite allargato da 1,25 $ al giorno (ai prezzi del 2005) a 1,9 $ al giorno (ai prezzi attuali), considerando l’aumento del costo della vita.
Le Banca mondiale è l’organizzazione delle Nazioni Unite, con sede a Washington, che ha l’obiettivo di lottare contro la povertà e di organizzare aiuti e finanziamenti per lo sviluppo. Secondo le sue previsioni, a fine anno la percentuale delle persone in estrema povertà scenderà al 9,6% della popolazione mondiale, contro il 12,8% del 2012. Nel 1990 la percentuale di persone sotto la soglia della povertà era del 37%, e addirittura del 44% nel 1981.

Molta confusione intorno ai vaccini

di Valeria Ottonelli
Nella maggior parte dei Paesi occidentali in questi ultimi anni si è verificato un calo preoccupante delle vaccinazioni infantili, che ha portato in alcuni casi al riemergere di malattie che sembravano pressoché debellate o la cui incidenza era stata fortemente ridotta. Sulla base di dati allarmanti, negli Stati Uniti ne è derivato un ampio dibattito, ora divampato anche in Europa, i cui termini e le cui ragioni sono ben documentati nell’articolo di Sofia Francescutto sull’ultimo numero del «Mulino»
Anche in Italia, nel biennio scorso, si è registrato un calo delle vaccinazioni fonte di motivata preoccupazione, cui si aggiunge un ulteriore elemento di sconforto, dato dal tono del dibattito pubblico. Il nuovo Piano nazionale per la prevenzione vaccinale 2016-18 ha scatenato allarmismi e accese reazioni all’ipotesi di pesanti sanzioni sia per i medici che sconsigliano o non incoraggiano le vaccinazioni, sia per i bambini non vaccinati, per i quali si è parlato insistentemente di esclusione dalla scuola e dagli asili.

La rischiavizzazione delle genti occidentali

di Paul Craig Roberts
Una nuova schiavizzazione delle popolazioni occidentali è in atto su diversi livelli. Uno di cui sto parlando da almeno dieci anni è la delocalizzazione del lavoro. Gli Stati Uniti, ad esempio, partecipano sempre meno alla produzione dei beni e dei servizi che finiscono sul loro mercato.
Ad un altro livello stiamo esperendo la finanziarizzazione dell’economia occidentale, della quale Michael Hudson è uno dei maggiori esperti (Killing the host). La finanziarizzazione è il processo di rimozione di ogni tipo di presenza pubblica nell’economia e la conversione del surplus economico nel pagamento di interessi al settore finanziario. Questi due fattori privano la gente di prospettive economiche. Una terzo li priva dei diritti politici. Il TPP e il TTIP eliminano la sovranità politica e spostano il controllo sulle grandi aziende.

Il vento di Lisbona

Intervista a Francisco Louca di Valeria Cirillo e Dario Guarascio 
L’impasse politica che sta investendo il paese, il protagonismo antagonista alla sinistra del presidente della Repubblica Cavaco Silva, il peso dell’austerità e dei vincoli europei, il ruolo dei partiti della sinistra portoghese per la prima volta unita, sia nell’abbozzo di un programma comune sia in parlamento nel voto unitario che ha cacciato subito il premier incaricato Coelho. La crisi portoghese come paradigma del corto circuito tra rispetto del vincolo esterno ed esercizio dei poteri democratici. Su questo abbiamo intervistato Francisco Louca economista dell’Università di Lisbona ed ex parlamentare del Blocco di sinistra Portoghese.
Cosa sta avvenendo in Portogallo e cosa ha di nuovo la situazione attuale?
"La novità principale è rappresentata dal cambiamento dei rapporti di forza parlamentari dato dal fatto che il partito di destra (socialdemocratico, e il nome non tragga in inganno ndr) – che è stato al governo negli ultimi anni – ha perso oltre un milione di voti – all’incirca il 12% — ed è ora in minoranza in parlamento. E, a quanto pare, non è più nelle condizioni di governare.

È finita l’apnea, la sinistra torna a respirare

di Massimo Villone
È stata un’operazione di palazzo? La platea del Quirino, gremita e partecipe, ci dice di no. E del resto oggi il palazzo si manifesta con tweet e battute, o magari insulti televisivi. Ma dobbiamo ricordare che è facile entusiasmarsi per una buona assemblea.
Decisivo è il dopo.
La fase costituente che si avvia — se vera, e non di facciata — può avere un obiettivo ambizioso. Che non è tanto o solo quello di togliere con maggiore efficacia il velo alla pubblicità ingannevole del governo nel confronto parlamentare.
Molto di più conta la possibilità di orientare il sistema politico, oggi sostanzialmente organizzato su tre poli, verso un modello quadripolare.

Se il dissesto ambientale è democratico

di Roberta Biasillo
«Una delle cose da cambiare, nel nostro paese, è la pianificazione delle città e del territorio. Il paesaggio delle grandi città, dei centri minori, delle campagne, delle coste, fotografa le storture di questo mezzo secolo di democrazia imperfetta». Così scriveva Leonardo Benevolo in L’Italia da costruire venti anni fa mettendo in esplicita relazione la questione territoriale e la questione politica. Ambiente e società sono state l’uno il riflesso dell’altro, un negativo e un positivo, un unicum indivisibile e se si guarda al passato è facile vedere le corrispondenze tra la progettualità politica e i cambiamenti territoriali e, di conseguenza, anche gli incastri tra le debolezze culturali e istituzionali di un sistema Paese e il degrado del paesaggio.
Una inversione di rotta nel governo del territorio deve partire da una critica delle dinamiche sempre meno democratiche della politica in generale e delle logiche, che entro questa linea, dettano oggi lo sviluppo economico e infrastrutturale dell’Italia e le norme edilizie.

Gutgeld, la confusione al potere

di Roberto Romano
Yoram Gutgeld ha fatto un intervento a difesa della legge di stabilità abbastanza inusuale (11 novembre, Il Sole 24 ore). Più che un intervento sembra un comizio: tutti avrebbero sottovalutato la portata e l’efficacia della legge di stabilità. Gutgeld ricorda le «misure per stimolare gli investimenti privati e pubblici: una forte riduzione della tassazione dei profitti da impresa – in realtà si attende il responso della Commissione Europea per la così detta clausola immigrati per ridurre nel 2016 l’Ires ed altre imposte -, il bonus per chi investe in macchinari nella forma di un super ammortamento, l’eliminazione dell’Imu sui macchinari imbullonati… riconferma in forma ridotta degli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato». Tra le altre cose riesce a ribaltare l’effetto delle misure sulla sanità: «Non solo il governo ha aggiunto un miliardo al fondo, ma ha riformato la gestione degli acquisti e delle strutture ospedaliere… i tagli di spesa, oltre alla riduzione delle tasse, serve proprio a garantire la difesa e il rilancio dei servizi».

Propaganda e realtà del renzismo scolastico

di Roberto Ciccarelli 
E così Renzi, avrebbe cancellato il precariato nella scuola. L’assunzione di 55 mila docenti precari nella «fase C» (complessivamente sono 102 mila) ieri ha prodotto un sussulto in tutto il Pd, galvanizzato al punto da fare la ola attorno alla «lettera ai professori» che il premier ha scritto su facebook: «Basta odioso precariato, le cose sono cambiate» ha dettato Renzi. «Abbiamo fatto solo il nostro dovere, niente di più». E ha aggiunto, rivolgendosi al «precario neoassunto»: «Lo Stato aveva formato Lei e i suoi colleghi per diventare professori. Vi aveva attribuito il diritto di diventarlo. E poi vi ha lasciato per anni nel limbo. Non abbiamo fatto niente di speciale, solo il nostro dovere. Senza la Buona scuola gli insegnanti sarebbero restati per anni, qualcuno per più di un decennio, precari».
Tutto vero. Tranne il fatto che in questo giro di assunzioni non sono stati assunti tutti i precari esistenti nella scuola. E che i precari assunti ieri (in realtà, hanno tempo fino al 19 novembre per accettare l’assunzione) svolgeranno un lavoro completamente diverso dai docenti di ruolo già esistenti.

mercoledì 11 novembre 2015

Il confronto non spaventi: per tutti l'appuntamento è a gennaio

Intervista a Nicola Fratoianni di Giulio Cavalli
Dopo l'intervista di ieri in cui Civati spiegava il perché della sua non adesione a ‘Sinistra Italiana', il gruppo parlamentare che unisce i parlamentari di SEL con alcuni fuoriusciti del PD, oggi Nicola Fratoianni (coordinatore nazionale di SEL e membro in Parlamento del gruppo ‘Sinistra Unita' ha voluto spiegare il percorso che hanno intrapreso. E risponde a Civati.
Fratoianni, Civati dice che non capisce come può aderire a ‘Sinistra Italiana' che sembra un progetto più figlio di un accordo di Palazzo piuttosto che di un vero percorso popolare. Cosa siete? Cosa volete diventare?
"Sinistra Italiana è un gruppo parlamentare. Un nuovo gruppo parlamentare che si candida a diventare un terminale sociale per i movimenti, per le reti, per i sindacati: per quei corpi sociali che oggi sono il principale obiettivo dell'offensiva del Governo Renzi.

Rifondazione: unità a sinistra e rilancio organizzativo

di Ezio Locatelli
Quest’anno, con molto anticipo, sono a disposizione le tessere 2016 per le quali abbiamo scelto di dare figurazione ad una delle più dirompenti crisi del nostro tempo, la “crisi dei migranti”: lo abbiamo fatto nel suo doppio risvolto: da una parte l’immagine di una fuga in massa da guerre, povertà, persecuzioni che in gran parte, come sappiamo, sono fomentate dalle potenze occidentali; dall’altra l’immagine di profughi che camminano sui binari in cerca di strade nuove contro polizie e confini fortificati a ricordarci che la patria degli sfruttati, degli oppressi, dei proletari è il mondo intero.
Ovviamente la messa a disposizione delle nuove tessere non deve frenare ma, al contrario, spingere al completamento del tesseramento 2015 rispetto al quale va segnalato un dato positivo. Per la prima volta, sulla base di elementi di maggiore chiarezza e garanzia, è stato distribuito un numero di tessere maggiore rispetto all’anno precedente previo pagamento della quota di spettanza del nazionale.

Sinistra Italiana e Possibile: una precisazione importante

di Giuseppe Civati 
Leggo molte agenzie oggi in cui gli esponenti di Sel e chi è appena uscito dal Pd dichiarano che avrei fatto male a non aderire al nuovo gruppo (che peraltro tutti presentano come un nuovo partito) e che prima o poi andrò «da loro» (espressione che fa già pensare a un’idea un po’ curiosa: non faremmo insieme, ma sarei io a andare a trovarli) o che addirittura io "rientrerò", bontà loro (ci mancava solo il paternalismo).
Nel frattempo leggo che a Roma la questione dell’alleanza con il M5s viene ribadita un po’ da tutti gli esponenti del nuovo gruppo-partito. Se è una tattica, è sbagliata. Se è una strategia, non la condivido per niente. Proprio a Roma, poi, dove più che altrove i M5s sono parecchio maneschi e dove il «non siamo né di destra né di sinistra» significa che sono di destra. Sorprende soprattutto che chi all’inizio della legislatura si oppose al dialogo parlamentare, ora proponga direttamente un’alleanza politica.