La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 27 novembre 2015

Argentina in pasto al neoliberismo: la “nuova” era di Macri

di Giselda Clerici 
In Argentina, con la vittoria di Macri, si chiude un’era. Ma le scosse telluriche causate da queste elezioni presidenziali si protrarranno per un lungo tempo e viaggiano ben oltre i confini del paese. Un paese che il voto fotografa diviso a metà dopo dodici anni di governi peronisti di sinistra. La crisi economica degli ultimi due anni e gli indiscutibili errori commessi hanno spianato la strada al populismo e al liberismo di una destra che ha tante probabilità di infeudarsi e fondare una lunga stagione conservatrice. Una destra liberista. Non liberale, come molti osservatori europei e soprattutto italiani l’hanno definita commentando superficialmente la novità storica del voto di domenica 22 novembre.
Macri vince la sua partita nella popolosa e decisiva provincia di Buenos Aires. Le divisioni e i veti contrapposti dei peronisti in questa parte del paese hanno facilitato la sua impresa.

Facciamo votare i giovani già dai 16 anni

Intervista ad Alessandro Rosina di Mauro Munafò
"Siamo uno dei paesi con meno investimento sociale sulle nuove generazioni ed è necessario dare più peso a chi in futuro pagherà le scelte fatte oggi". E' un convinto sostenitore della necessità di estendere il diritto di voto anche ai ragazzi di sedici e diciassette anni Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica sociale dell'Università Cattolica di Milano. Un allargamento del diritto di censo di cui in Italia si discute da anni senza grosse evoluzioni, ma che potrebbe contribuire ad arginare il disinteresse dei giovani verso la politica.
Perché si dovrebbe allargare il diritto di voto ai 16 e 17 enni?
"I 16 e 17enni sono poco più di un milione e 100 mila. Controbilanciano attualmente la popolazione over 87. La loro aggiunta all’elettorato consentirebbe ai giovani fino ai 35 anni di avere un peso analogo agli elettori anziani (i 65 anni e più), mentre attualmente i primi sono sotto di oltre un milione di potenziali voti rispetto ai secondi."

Armi

di Giovanni De Mauro 
Parlando di guerre, stragi, sparatorie, esplosioni, massacri e carneficine, può valere la pena di ricordare ancora una volta da dove vengono le armi usate dai terroristi e dagli eserciti, e chi ci guadagna nel produrle e venderle. Cominciamo con i grandi sistemi d’arma: aerei, artiglieria, sottomarini, missili, carri armati eccetera. Il rapporto del Sipri di Stoccolma dice che tra il 2010 e il 2014 il volume d’affari a livello mondiale è aumentato del 16 per cento rispetto ai cinque anni precedenti. Oggi i principali esportatori sono: Stati Uniti, Russia, Cina, Germania e Francia. Insieme controllano il 74 per cento del mercato.
I cinque principali importatori sono: India, Arabia Saudita, Cina, Emirati Arabi Uniti e Pakistan (a proposito di Arabia Saudita: dalla Sardegna partono ormai regolarmente forniture di bombe prodotte nello stabilimento sardo dell’azienda tedesca Rwm Italia e destinate ai sauditi, che le usano per bombardare lo Yemen).

Discorsi sul metodo. A colloquio con Lou Palanca

Intervista a Lou Palanca di Gabriele Salvatori
Prima di entrare nel merito vi forniamo qui, brevemente, il sunto dei due romanzi scritti finora dai Lou Palanca, con la promessa di tornarci su, o meglio dentro, in futuro.
“Ti ho vista che ridevi” è un viaggio, fisico, emotivo, esistenziale sulle tracce di una madre sconosciuta e di una migrazione poco narrata, quella matrimoniale. Si parte da Riace e si torna a Riace, attraversando le vicende storiche degli anni ’60 e dell’Italia contemporanea. Una strategia narrativa, quella che incrocia destini personali e memorie collettive, già sperimentata nel primo romanzo del collettivo “Blocco 52: una storia scomparsa, una città perduta”. Questa prima opera ha riportato alla luce l’omicidio, mai risolto, del dirigente del Pci e sindacalista Luigi Silipo, ucciso a Catanzaro il 1 aprile 1956. Un evento dimenticato, o meglio rimosso, come molti altri traumi della nostra giovane e precaria repubblica.

No alle loro guerre: il #28N manifestazioni in tutta la Spagna

di Alberto Manconi
Per sabato pomeriggio in decine di città in tutta la Spagna sono state convocate manifestazioni per opporsi tanto al terrorismo quanto alla politica del terrore, e dunque al clima xenofobo e antidemocratico che i governi europei stanno cavalcando per portare altro odio e altre guerre.
La piattaforma della mobilitazione, nella forma del manifesto che lancia l'appuntamento di Madrid - riportato al termine di questa introduzione – si è rapidamente diffusa in rete producendo appuntamenti in tutte le principali città spagnole. Le reti politiche e sociali attive nel lungo ciclo di movimento spagnolo degli ultimi anni si mobilitano dunque per una scommessa importante che coinvolge anche tutti i “sindaci del cambiamento”, tra i firmatari del manifesto.

Cannabis. 4 milioni di italiani fumano, ma non sanno cosa

di Marco Sarti
L’erba del vicino non sempre è più verde. Non quella che si trova per strada, almeno. In assenza di controlli sanitari, la marijuana che viene fumata da quattro milioni di italiani - tanti sono i consumatori di cannabis secondo i dati del Dipartimento delle politiche antidroga - è quasi sempre di infima qualità. Parola del dottor Oscar Ghizzoni, il chimico che ha analizzato in laboratorio alcune dosi acquistate nelle piazze di spaccio più frequentate del Paese. Il risultato? Una volta osservate al microscopio, le piante risultano “dopate”. «Era un po’ come osservare i muscoli di un culturista che ha assunto notevoli quantità di aminoacidi si è sottoposto a un allenamento intenso - spiega il chimico - Le foglie avevano un aspetto pompato, quasi fosforescenti, molto grasse, quasi finte».
A reperire i campioni di droga sono stati i giornalisti del mensile Il Test Salvagente, che questo mese pubblica un’interessante inchiesta sul mercato delle droghe leggere in Italia. Piccola curiosità.

Clima: mezzo miliardo di bambini a rischio per il riscaldamento globale

di Donata Columbro
Più di mezzo miliardo di bambini vive in luoghi ad alto rischio inondazioni e 160 milioni vivono in zone altamente colpite dalla siccità: sono i nuovi dati di un rapporto dell'Unicefdal titolo Unless we act now: The impact of climate change on children, a pochi giorni dalla ventunesima conferenza sui cambiamenti climatici dell'Onu che comincia domenica 29 novembre a Parigi. Secondo l'agenzia, dei 530 milioni di bambini che vivono in zone a rischio alluvioni, circa 300 milioni si trovano in paesi dove più della metà della popolazione vive con meno di 3,10 dollari al giorno. Di coloro che vivono in zone a rischio siccità, 50 milioni abitano in paesi dove più della metà della popolazione è sotto la soglia di povertà.
«I bambini di oggi sono gli ultimi responsabili per i cambiamenti climatici, ma sono coloro che ne subiscono di più le conseguenze”, ha denunciato Anthony Lake, direttore dell’Unicefpresentando il rapporto.

La coscienza occidentale all’ombra dei Saud

di Giuseppe Cassini
Una volta elaborato il lutto, una volta eliminati i responsabili dell’eccidio parigino, che fare delle altre migliaia di adepti al jihad?… Intendendo ovviamente il jihad offensivo, non quello interiore di superamento di se stessi. Mi è capitato di recente di attraversare a piedi il 19°mo Arrondissement di Parigi. Per una buona mezzora mi pareva di esser tornato ad Algeri: strada dopo strada nient’altro che negozi, volti e vestiti di umili maghrebini. Umili e gentili, almeno per il momento.
Su internet scopro ora che il quartiere è bollato come dangereux: a me non sembrava pericoloso per me quanto per loro, visto che le vittime del fanatismo sono al 95% musulmane. (Mi è capitato anche di attraversare il quartiere ebraico nel Marais e chiedere un’informazione stradale: l’unica risposta è stato un mugugno accompagnato da un’occhiata torva. Ma questa è un’altra storia).

Riforma del Senato: la speranza della ragione

di Carlo Smuraglia
Ho ricevuto un documento del Comitato per il “NO”, sottoscritto dal Presidente dello stesso, prof. Alessandro Pace e, naturalmente, l’ho letto con estrema attenzione. Non c’era da dubitare per l’autorevolezza dell’estensore e per la forza degli argomenti, che grandissima parte di quel documento sarebbe stata in consonanza con quanto andiamo sostenendo da almeno due anni e ribadito di recente anche con un documento che sarà diffuso in occasione della “Giornata del tesseramento”.
Il documento contiene tutto ciò che noi pensiamo di questa riforma, che incide sulla sovranità popolare, riduce la rappresentanza, contraddice le ragioni di fondo del sistema bicamerale ideato dal legislatore costituente. Un sistema che poteva e potrebbe essere agevolmente corretto, eliminando alcuni difetti del cosiddetto bicameralismo perfetto.

L’esempio di Luciano Gallino

di Angelo Salento
Non a tutti i contemporanei piacerà ricordare Luciano Gallino come un sociologo critico. Di certo, però, questo Maestro il lavoro della critica del capitalismo l’ha fatto con una determinazione straordinaria, e con straordinari risultati. Non è un compito semplice, oggi: si tratta di comprendere come le grandi promesse della vulgata neoliberista siano state costruite e diffuse; come e perché esse siano state disattese; quali possano essere le ragionevoli promesse per un futuro prossimo meno illuso e più sostenibile. È un compito da svolgere in una sfera pubblica dominata da poche élites economiche e politiche, con la concorrenza di un’informazione giornalistica che ha, rispetto alla ricerca, maggiori risorse economiche e una disinvoltura metodologica adeguata a consumi culturali vorticosi. A fronte di questa sfida, le energie di Gallino sembravano moltiplicarsi con l’avanzare dell’età. I suoi interventi sono divenuti sempre più frequenti e densi. I suoi libri sono stati vere e proprie miniere di dati e di riferimenti bibliografici, su temi che in Italia erano rimasti pressoché inesplorati.

Caro Poletti, l'università non è una gara di corsa verso la precarietà

di Riccardo Laterza
Sembra che la Ministra Giannini e il Ministro Poletti facciano a gara per chi la spara più grossa sul mondo della formazione e dintorni: così a poca distanza dal paragone tra un corso di laurea e un'utilitaria ad opera della Ministra dell'Istruzione ieri è arrivato il rilancio del Ministro del Lavoro in occasione di Job&Orienta a Verona.
"Meglio laurearsi con un 97 a 21 anni che con un 110 e lode a 28" ha sentenziato il Ministro. Insomma, il messaggio è: studenti, fate presto, l'Università va fatta di corsa per poter arrivare prima degli altri nel magico mondo del lavoro.
Noi studenti non siamo mai stati particolarmente affezionati all'idea della valutazione numerica, che consideriamo uno strumento assolutamente insufficiente a "raccontare" la complessità di un percorso formativo individuale come quello di uno studente universitario.

Francia, l’eccezione si fa Stato, contro i militanti di sinistra

di Checchino Antonini ed Eugenia Foddai
Il ministro degli interni francese, Bernard Cazeneuve, perde i nervi, confonde e assimila il movimento associativo al terrorismo. La notizia ci arriva dalla rete internazionale che sta organizzando le mobilitazioni ambientaliste per Cop 21 proprio nel giorno in cui la Francia ha La ha informato il consiglio D’europa “della sua decisione di derogare alla Convenzione europea dei diritti umani” a seguito dell’adozione dello stato di emergenza. Tali misure “potrebbero necessitare una deroga a certi diritti garantiti dalla Convenzione europea dei diritti umani”, ha spiegato il Consiglio europeo.
Dopo aver proibito le manifestazioni civili durante la COP21ecco che il ministro dell’interno mette ai domiciliari Joel Domenjoud, responsabile del team legale della Coalizione Francese COP21, perché farebbe parte della estrema sinistra parigina che vorrebbe mettere in discussione lo svolgimento della COP21.

Da Roma a Parigi, giustizia per il clima

di Marco Furfaro
Non ci sono più le mezze stagioni. E mai come oggi questo detto popolare è diventato amara realtà. Ognuno di noi percepisce un clima che cambia in modo inaspettato: estati sempre più torride, acquazzoni tropicali e, spesso, troppo spesso, con conseguenze disastrose che si traducono in morti e danni economici devastanti. Pensate: dal 2000 abbiamo assistito ai 13 dei 15 anni più caldi della storia dell'umanità. Ma non è il clima ad essere improvvisamente impazzito, siamo stati noi a farlo impazzire: che questi anni siano solo frutto di un caso è una possibilità su 27 milioni. 
Ovviamente non è stato il caso: studi scientifici da anni segnalano la pericolosità dell'innalzamento delle temperature e pongono alla politica il tema dei cambiamenti climatici. Che sono causati dall'uomo, da politiche di sfruttamento esasperato delle risorse e delle persone, e che oggi segnano tutta la loro inadeguatezza. Si chiama capitalismo, bellezza.

L’appello del papa verde

di Rita Plantera
«Ci troviamo davanti a un grande dovere politico ed economico di ripensare e correggere le disfunzioni e le distorsioni dell’attuale modello di sviluppo». «Tra pochi giorni si terrà a Parigi un’importante conferenza sui cambiamenti climatici. In questo contesto internazionale ci troviamo di fronte a una scelta che non può essere ignorata: o migliorare o distruggere l’ambiente».
Arriva dalla sede di Nairobi del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (United Nations Environment Programme — Unep) il monito del Papa ed è rivolto ai rappresentanti di 190 Paesi e 147 tra premier e capi di Stato che da lunedì faranno tavola rotonda alla Conferenza sul clima, la ventunesima Conference of the Parties sotto l’egida delle Nazioni Unite (COP21) ospitata da una Parigi ferita e ancora sotto shock dopo gli attentati del 13 novembre scorso.

Giochi finiti: Playstation sotto controllo e magistratura da potere esecutivo

di Sergio Cararo
Verranno potenziati i sistemi di intercettazione su tutti i sistemi di comunicazione e scambio. Non solo telefonini e computer ma anche le chat legate ad altri programmi come, ad esempio, quelli per scaricare musica e addirittura le play station. Ad affermarlo è stato il, fino ad ora, soporifero ministro della Giustizia, Andrea Orlando, al termine del vertice di ieri al ministero di via Arenula convocato per individuare nuove misure per la prevenzione e il contrasto del terrorismo.
Le parole del ministro oltre alle chat, indicano quegli strumenti tecnologici che non sono nate con un ruolo nella comunicazione ma permettono ugualmente agli utenti di entrare in contatto diretto magari per giocare insieme online.
Nessuno fino ad ora ha mostrato le prove che gli jiahdisti abbiano utilizzato ad esempio le PlayStation per comunicare tra loro. Ma, sostengono i fautori del controllo totale, non c'è nemmeno la sicurezza che uno scenario del genere non sia verosimile, viste le ampie possibilità comunicative offerte dai videogame attuali, e non solo sulle PlayStation.

Renzi e i 500 euro ai diciottenni, il regalo invece del diritto

di Alessandro Robecchi
Ben pensata, vecchia volpe. La mossa di mettere insieme nello stesso discorso (e forse nello stesso pacchetto di spese) sicurezza e cultura è quasi da manuale. Matteo Renzi l’ha annunciato nel discorso di ieri l’altro: più sicurezza ma anche più cultura. E consistenti regali: 80 euro ai poliziotti, per esempio, e 500 euro da spendere in libri, cinema, teatri e altro per chi compie 18 anni.
Poco importa che il ministro Padoan ora debba mettersi a cercare coperture in fretta e furia, e già si dice che i soldi per chi diventa maggiorenne (auguri) siano aggrappati a quella speranza di contribuito europeo per i migranti (tranquilli, non daranno 500 euro ai migranti). Ma insomma, l’annuncio è fatto, gli applausi partiti e, come sanno i sovrani, l’intendenza segue. Può stupire in effetti che l’investimento “culturale” (da mettere a debito nei conti pubblici, comunque) sia un regalo, una specie di buono-acquisto, universale e uguale per tutti.

Diseguaglianze che crescono, tra casa e lavoro


di Marta Fana
I dati Istat sulle condizioni di vita delle famiglie e il rischio povertàci dicono che il paese è ancora in estrema sofferenza socio-economica. Mentre quelli dell’Eurostat lanciano un allarme sulla condizione abitativa. L’indice sintetico del rischio di esclusione sociale si compone di tre indicatori: bassa intensità lavorativa, grave deprivazione, rischio povertà economica.
Nel 2014, il rischio povertà ed esclusione sociale aumenta al diminuire del numero di percettori di reddito, sia esso da lavoro o altro: 45 famiglie su 100 con un solo percettore di reddito sono a rischio povertà, mentre lì dove ci sono tre o più percettori, la probabilità scende dal 45 al 19 per cento. Un dato che non deve trarre in inganno: non è facendo lavorare ad esempio i ragazzi ancora in obbligo scolastico che si combatte la povertà. 

Gli Usa, il Giorno del Ringraziamento e il vertice sul clima

di Juan Cole
Il racconto popolare sul Giorno del Ringraziamento è una parabola ambientalista che faremmo bene a ricordarci oggi. Era la festa del raccolto nel 1621, alla quale parteciparono 50 (dei 100) sopravvissuti nella Piantagione di Plymouth e 90 indigeni americani. Alcuni di questi ultimi, come Squanto * avevano condiviso con i forestieri privi di documenti arrivati nel territorio della tribù dei Wampanoag le loro tecniche locali di pesca e di coltivazione del mais. Negli anni successivi la siccità minacciò la colonia.
I pellegrini affrontarono un clima più duro di quello sperimentato da Leif Erikson quando andò in Nord America durante il periodo europeo medievale di riscaldamento. Dal 1550 al 1850, le temperature nell’Emisfero Settentrionale calarono in media di circa 1°C. Questa diminuzione della temperatura si accentuò nel 1500 e nel 1600 per un lieve calo del carbonio nell’atmosfera da 6 a 10 parti per milione.

Verrà l’Islam e avrà i tuoi occhi

di Rinaldo Capra
La comunicazione di tutti i media – TV, social, stampa, Radio, ecc.- dopo il 14 Novembre è straordinariamente uniforme, monolitica: è un atto di guerra. Lo scontro è di civiltà, e la compassione caritatevole, la solidarietà umana è a senso unico, nessun dubbio e nessuna incertezza. Per i militanti della guerra all’Islam l’identità è tutto, e non esitano ad arruolare tutta la comunicazione di massa per sfruttare e all’occorrenza falsificare ogni singola fotografia, ogni singolo video, ogni singola testimonianza. Per la “nostra” comunicazione occidentale l’identità nazionale, cristiana, “democratica” lo è altrettanto. Prima di tutto scontro di immagine identitaria dunque.
Non c’è giornalista o testata che non celebri l’orrendo rituale della reiterazione dell’orrore e della paura senza soluzione di continuità e indifferente al senso del limite. Video bui, mossi e con spari scorrono inarrestabili in tutte le Tv e nei siti dei quotidiani, fotografie di dettagli raccapriccianti, racconti e testimonianze raccolte mentre il testimone ferito sta entrando in sala operatoria ci vogliono inchiodare alle nostre responsabilità civili: siamo in guerra e tutti, ma proprio tutti la dobbiamo combattere senza riserve e senza pietà e, citando Hollande: Trionferemo.

Perchè l'agricoltura incide sul clima

di Carlo Petrini
Che cosa c’entra il clima con la coltivazione della terra e con il nostro cibo quotidiano? Alcuni numeri possono dare una prima risposta. Su scala mondiale, l’agricoltura e l’allevamento sono i più grandi utilizzatori di acqua dolce, consumando il 70% delle risorse idriche disponibili. I fertilizzanti a base di azoto rappresentano il 38% delle emissioni dell’agroalimentare. Allevamenti industriali sempre più grandi producono grandi quantità di deiezioni, creando problemi di inquinamento e smaltimento; il mangime arriva da monocolture intensive, spesso lontane centinaia o migliaia di chilometri, e causa di deforestazione. Il settore zootecnico - di conseguenza - è responsabile del 14% dei gas serra.
Eppure, nel dibattito mondiale sul clima (in vista dell’appuntamento di Parigi, dove si incontreranno i governi di tutto il mondo per tentare di trovare un accordo, dopo oltre 20 anni di dibattiti, mediazioni e forum fallimentari) il settore dell’agricoltura è relegato ai margini.

Legge sbilanciata, dalla parte sbagliata

di campagna Sbilanciamoci!
Niente da fare, sono in molti – la stragrande maggioranza – a dover attendere: i giovani disoccupati che vorrebbero lavorare o, almeno, avere un reddito minimo; molti dei lavoratori scippati dalla riforma Fornero della loro pensione alle porte; gli studenti in attesa di un piano nazionale per il diritto allo studio; i genitori in cerca di servizi per l’infanzia accessibili; i pensionati ai limiti della soglia di povertà e i lavoratori pubblici imprigionati in un contratto bloccato da almeno sei anni. Per loro nella Legge di Stabilità 2016 c’è poco o niente. In compenso c’è molto per le imprese. E ciò che trapela dalla Commissione Bilancio del Senato, dove la legge è in esame nel momento in cui scriviamo, non è niente di buono.
Qualcuno l’ha definita berlusconiana, altri, forse più acutamente, reaganiana. Sicuramente è iniqua, di corto respiro e priva di una strategia adeguata a rilanciare l’economia del paese, una brutta copia della Legge di Stabilità 2015.

Un viaggio mozzafiato nel Continente chiave del mondo

di Franco Cardini
«Più che le persone, mi fanno paura le zanzare»; «Io voglio andare. Se non mi ci portate voi, datemi un paracadute». Sono solo un paio di battute, colte “al volo” – è il caso di dirlo – sull’aereo che il 25 scorso portava papa Francesco a Nairobi, capitale del Kenya e prima tappa del viaggio di cinque giorni che lo sta vedendo impegnato nel continente dalle risorse del suolo e del sottosuolo più ricche al mondo e dalle popolazioni più miserabili della terra. Come tale gigantesco, incrollabile, insostenibile paradosso sia possibile, e come tutti lo accettiamo senza fiatare, è forse la spina avvelenata che sta contagiando il mondo: che lo sta portando verso una catena di guerre, di violenze e di disastri sia ecologici sia sociali che potrebbe anche rivelarsi di proporzioni mai viste.
Perché dev’esser chiaro che questa è la posta in gioco. E che, tra i grandi leaders mondiali, questo gesuita italoargentino che al suo paese qualcuno accusa di essere «un gaucho peronista irresponsabile» è l’unico ad affrontarla direttamente e a chiamare le cose con il loro nome: come ha fatto nell’enciclica Laudato si’. I rischi sono molti ed evidenti: per lui, per chi gli sta vicino, per le folle che accorrono a salutarlo. Lui lo sa bene.

29 novembre, in marcia per il clima contro la guerra

di Filippo Sestito
A pochi giorni dagli attentati terroristici di Parigi, Beirut, Bamako e Tunisit la Francia ospiterà la COP21, la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima.
Non sarà facile raggiungere un accordo vincolante per limitare il riscaldamento climatico globale sotto i 2°C o opporsi al modello «dell’iperproduzione e dell’iperconsumo» quando la Francia e l’Occidente sembrano accecati dall’odio e parlano esclusivamente il linguaggio della vendetta. Quando il socialista Hollande chiama l’intera Europa, l’occidente e i suoi alleati ad una nuova guerra infinita ed intanto vieta tutte le manifestazioni pubbliche, vara leggi speciali e lo stato di emergenza, sospende le democrazia o quando il capo del governo francese, Valls, annuncia possibili attacchi chimici, contribuendo ad alimentare la paura che ci spinge a modificare i nostri stili di vita, ad abbandonare «lo spazio pubblico» e rinchiuderci ulteriormente nel privato.

giovedì 26 novembre 2015

Le derive della paura tra guerre e povertà

di Ignazio Masulli
Oltre alla crisi economica esplosa nel 2008, i paesi dell’area euro-atlantica attraversano una crisi politica che appare anch’essa priva di prospettive, a meno di un drastico cambiamento di rotta. Nel corso di un anno, ci siamo trovati di fronte a due fenomeni che hanno disvelato tutta l’impotenza di modelli di pensiero e azione politica non più praticabili.
Il primo fenomeno riguarda il crescendo dei flussi migratori verso quest’area negli ultimi anni. Si tratta di persone che bussano alle nostre porte cercando scampo da guerre e conflitti civili che proprio gli Stati uniti e i loro maggiori alleati europei hanno intrapreso e fomentato negli ultimi decenni, in una sorta di tardo colonialismo malamente travestito da buone intenzioni. Se si sommano i rifugiati e richiedenti asilo negli Usa, Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia, il loro numero era di circa un milione e mezzo alla fine dell’anno scorso, contro un totale di 55 milioni nel mondo.

25 cose da fare subito per il clima

di Alberto Castagnola
Nelle ultime settimane il governo italiano dovrebbe aver messo a punto il documento che la Cop21 ha chiesto di inviare prima dell’inizio del vertice di Parigi. Il testo non è a nostra conoscenza e quindi quanto segue è solo esercizio forse potrebbe rivelarsi utile per capire cosa succederà a Parigi e cosa si dovrà fare come movimenti subito dopo.
Non pensiamo quindi sia possibile indovinare cosa intendono fare il governo e le forze politiche in vista di una scadenza così importante, specie dopo i completi fallimenti dei venti incontri internazionali precedenti, però abbiamo ritenuto opportuno formulare degli obiettivi molto concreti e che lascino poco spazio a tentativi di interpretazione o di distorsione da parte di gruppi di interesse economico. I contenuti derivano dalle letture fatte e da alcune esperienze di altri Paesi già da tempo sperimentate (ad esempio in Svezia) e solo in alcuni casi potrebbero essere facilmente corredati da studi di settore approfonditi.

Sbilanciamoci!: tagliare le spese militari, investire nel Welfare

Un’analisi a tutto tondo di quello che nella Legge di Stabilità 2016 del Governo, attualmente all’esame della Camera, non funziona (molto) e altrettante proposte alternative di bilancio. È quanto contenuto nella XVII edizione del Rapporto Sbilanciamoci! “Come usare la spesa pubblica per i diritti, la pace, l’ambiente”, presentato oggi a Roma. In sintesi una “contro-manovra” a saldo zero da 35 miliardi di euro, con 7 aree di analisi e intervento – dal fisco al lavoro, dall’istruzione all’ambiente, dal welfare all’altraeconomia, passando per la cooperazione internazionale – e 89 proposte concrete, “praticabili e puntuali per garantire giustizia e sostenibilità all’Italia” elaborate dalle 47 organizzazioni aderenti alla “Campagna Sbilanciamoci!”.
“Anche quest’anno – scrivono gli estensori del Rapporto -, la Legge di Stabilità 2016 non cambia verso: è iniqua, di corto respiro e priva di una strategia adeguata a rilanciare l’economia del Paese, una brutta copia della Legge di Stabilità 2015”.

Europa. Competizione globale e lavoratori poveri

di Lucia Pradella
La disoccupazione ha raggiunto livelli senza precedenti in Europa occidentale. I salari sono in discesa e si intensificano gli attacchi all’organizzazione dei lavoratori. Nel 2013 quasi un quarto della popolazione europea, circa 92 milioni di persone, era a rischio povertà o di esclusione sociale. Si tratta di quasi 8,5 milioni di persone in più rispetto al periodo precedente la crisi. La povertà, la deprivazione materiale e il super-sfruttamento tradizionalmente associati al Sud del mondo stanno ritornando anche nei paesi ricchi d’Europa.
La crisi sta minando il “modello sociale europeo”, e con esso l’assunto che l’impiego protegge dalla povertà. Il numero di lavoratori poveri – lavoratori occupati in famiglie con un reddito annuo al di sotto della soglia di povertà – è oggi in aumento, e l’austerità peggiorerà di molto la situazione in futuro.

Altro che scontro di civiltà, Isis è creatura dell'Occidente

Intervista a Marco Alloni di Giacomo Russo Spena
“Solo i ciechi non si sono ancora accorti che Isis è una creatura dell’Occidente”. Giornalista, corrispondente dall’Egitto ed co-autore del libro Leggere il Corano nel deserto, Marco Alloni è un esperto del mondo islamico, il suo testo di grande attualità e tema di dibattito. Mentre i governi europei si preparano a varare norme anti-terrorismo, invita a ragionare sulle responsabilità dell’Occidente: “Siamo alle prese con un’isteria collettiva senza precedenti – dice – la nuova ondata di xenofobia e islamofobia è il prodotto diretto del panico generalizzato, ma è anche figlia di una narrativa del vittimismo che non sta né in cielo né in terra”. 
Leggere il Corano nel deserto (edizione Wingsbert House, 10 euro) scritto a quattro mani con Khaled Fouad Allam, è di grande attualità. Come replica a chi, in questa fase, cita i discorsi di Oriana Fallaci e parla di “scontro di civiltà”? 

Per il nuovo soggetto una sfida ecologista che guardi all’Europa

di Paolo Cento
Per la prima volta dopo anni la nascita del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana, con l’assemblea del Quirino, mette in relazione la domanda di partecipazione con un’offerta politica di sinistra.
Certo i soggetti politici non nascono da una fusione parlamentare né la cultura della sinistra può oggi essere rappresentata simbolicamente solo da una parola che rischia di essere schiacciata nel passato novecentesco. Da lì dobbiamo partire per affermare che c’è bisogno di molto altro.
Intanto per affermare che non c’è sinistra nel XXI secolo se questa non assume la questione ecologista nella sua autonomia e capacità di qualificare un orizzonte ideale ed etico oltre che programmatico.

La precisazione di Possibile sul documento "Noi ci siamo"...

Attorno alla posizione di Possibile sul documento «Ci siamo…» (di cui trovate il testo in vari siti web tra cui quello di Rifondazione) merita fare la massima chiarezza per evitare che altri, anche al di là delle intenzioni, possano travisare. All’origine di tutto c’è il fatto che dall’inizio di quest’anno si sono susseguiti diversi incontri tra varie formazioni politiche di sinistra il cui tema era come procedere lungo la strada della costruzione di un più solido rapporto unitario fino ad immaginare un soggetto politico unico.
Possibile ha sempre partecipato e fin dall’atto della sua fondazione (nei mesi di maggio e di giugno) ha avanzato la propria formula a tutti quanti: perché si ripartisse insieme dalle comunità locali, attraverso comitati a cui potessero aderire tutti coloro che fossero interessati a offrire alle italiane e agli italiani un’altra possibilità, al di là della loro provenienza, per ripartire da un progetto unitario fin dall’inizio, in cui gli elettori fossero protagonisti.

L’ubriacamento guerriero

di Tonino D’Orazio
Sotto a chi tocca. Ma i ragionamenti non possono essere solo i bombardamenti. Anche se fino all’intervento russo erano solo finti. L’importanza strategica, come sempre in quell’area, è legata al furto del petrolio, forse non lo diremo mai abbastanza. I giacimenti scoperti in Siria e il passaggio dell’oleodotto russo-iraniano attraverso il Kurdistan, l’Irak curdo e la Siria (eludendo la Turchia-Nato) per raggiungere le coste del Mediterraneo, ovviamente non va bene al cosiddetto occidente rapinatore, quello americano-inglese-francese. Per questo motivo il recalcitrante presidente siriano Assad, inviso alla “democrazia armata occidentale”, deve andare via.
Per questo motivo la coalizione Nato-Occidente (della quale facciamo parte), che bombarda senza mandato ONU, ha finanziato l’Isis e gli oppositori armati di Assad. Che poi in quell’area vi siano due pesi e due misure sulle questioni di “democrazia”, a costo di rasentare il ridicolo (Obama dixit come Bush a suo tempo: il male è il diavolo da estirpare, a proposito di fondamentalismi). Insomma un concetto di “terrorismo” a geometria variabile. 

L’Europa mette in comune i debiti. Delle banche

di Maurizio Sgroi
Sicché la famosa mutualizzazione dei debiti europea arriverà. Ma non si tratterà di quelli degli stati, che troppe complicazioni portano con sé, ma di quelli assai più prosaici delle banche. L’unificazione bancaria dell’Europa, che ormai si avvicina a conclusione, troverà il suo apice nella creazione del meccanismo unico di garanzia dei depositi al quale da pochi giorni la Commissione europea ha dato inizio con la presentazione di un disegno di legge per la costituzione di EDIS, che poi sarà il nome dello strumento una volta che sarà approvato.
Di fatto, creare un meccanismo unico di assicurazione dei depositi significherà costruire il terzo pilastro dell’Unione bancaria, dopo l’approvazione della supervisione unificata (SSM) e della risoluzione unificata (SRM). E significherà in pratica che i risparmiatori europei verranno tutelati a livello europeo da una singola autorità che si farà garante di parte dei debiti delle banche, ossia dei depositi assicurati, qualora la banca vigilata dovesse finire nei guai.

Il dizionario vivente di Marx

Intervista a Peter Jehle di Gianpaolo Cherchi
Il Dizionario Storico-Critico del Marxismo è un progetto unico nel suo genere, non solo per le dimensioni monumentali e per il carattere internazionale che esso assume (si pensi solo ai numerosi collaboratori che partecipano da ogni parte del mondo), ma soprattutto per il momento storico preciso in cui una simile operazione ha luogo: un periodo che, oltre ad essere assai povero di criticità nel dibattito politico internazionale, anche sul piano culturale sembra aver perso un orizzonte critico di riferimento.
Carenza di criticità che ha portato ad una situazione assai lontana dalla «fine delle ideologie» prospettata da Francis Fukuyama: quella in cui viviamo, infatti, è in realtà l’era più ideologica della storia, con l’affermazione su scala globale del modello capitalista, supportato e mai contraddetto dalle nuove democrazie liberali. In un tale contesto, quello di un Dizionario Storico-Critico del Marxismo (HKWM, n.d.r.) rappresenta un punto di assoluta importanza e di rilievo internazionale.

Rifiuti d'Italia

di Duccio Facchini
Dopo tre anni di flessione, la quantità di rifiuti urbani prodotti in Italia è tornata, seppur lievemente, a crescere. Secondo il Rapporto rifiuti urbani a cura dell’ISPRA, infatti, lo scorso anno è stata (di nuovo) raggiunta quota 29,6 milioni di tonnellate, più 0,28% rispetto al 2013 -anno in cui fu registrato il dato più basso degli ultimi tredici-. E se il picco del 2010 sembra comunque distante (32,4 milioni di tonnellate), ciascun abitante del Paese ha in ogni caso portato in dote, nell’ultimo anno analizzato, qualcosa come 487,8 chilogrammi di rifiuti. Nel caso di un emiliano-romagnolo -che vive nella seconda Regione d’Italia per numero di inceneritori presenti (8 su 44)-, i chilogrammi crescono fino a 635,8, il massimo. Una parte dei rifiuti prodotti (321mila tonnellate) è stata anche esportata all’estero, principalmente in Austria, mentre alla voce “importazioni” (203mila tonnellate), ha primeggiato la “fonte” Svizzera.

Il futuro a rischio del Latino America ribelle

Intervista a James Petra di Geraldina Colotti
«Le forze conservatrici agiscono ora su tre fronti: quello del golpismo in Venezuela, quello dell’impeachment in Brasile e quello istituzionale in Argentina» dice James Petras.
Analista politico e saggista statunitense, Petras ha scritto molti libri sul ruolo degli Usa nel sud del mondo e in particolare in America latina. Recentemente, l’editore Zambon ha pubblicato «Repubbliche sorelle. Venezuela e Colombia di fronte all’imperialismo contemporaneo»: 12 saggi introdotti da Lucio Bilangione e con un documento storico delle Farc sul processo di pace in corso all’Avana.
L’Argentina va a destra, il Brasile è in bilico, il Venezuela non ha il vento in poppa. E gli Stati uniti hanno firmato l’Accordo transpacifico. È finito il ciclo progressista in America latina?

Isis, malattia dell’Occidente

di Andrea Bajani
Daesh, l’Is, è la malattia autoimmune dell’Occidente. È la reazione imprevedibile ma fisiologica dentro il copro di un Occidente cosiddetto civilizzato. Dal corpo umano, d’altra parte, si impara quasi tutto, ad avere voglia di studiarne il funzionamento. Perché il corpo altro non è che il dispositivo che sta dietro ogni azione dell’uomo.
Prima delle sue parole, prima di qualsiasi apparato ideologico con cui l’umanità intera cerca di impacchettare il mondo. Se la retorica del nemico, dell’altro da noi, è l’ordinaria procedura retorica d’emergenza, è dentro il corpo dell’Occidente capitalistico che varrebbe la pena dare un’occhiata. A interrogarlo, risulterebbe evidente che è il nostro sistema immunitario — cioè il sistema con cui pervicacemente ci difendiamo — a produrre la propria, apparentemente incontrollabile, minaccia.

Diseguaglianze: l’Europa del Sud peggio di tutte le economia sviluppate

di Martino Mazzonis
«Se la classe media delle generazioni uscite dal Dopoguerra poteva aspirare a migliorare il proprio tenore di vita, a una casa di dimensioni ragionevoli, a una buona istruzione per i figli e a pensioni affidabili, le aspirazioni della classe media sono oggi si infrangono contro i muri in esecuzione contro il muro di lavoro e dell’insicurezza della pensione». Vi ci ritrovate? Peccato, perché non è il discorso di un leader della sinistra che promette di cambiare le cose ma un preoccupato rapporto della banca di investimenti Morgan Stanley.
Le 77 pagine piene di numeri e frutto di un lavoro di molti analisti ed economisti ci dicono almeno due cose: nell’Ocse, i Paesi del Sud Europa sono i più diseguali di tutti, con Portogallo in testa seguito da Italia, Grecia e Spagna e quella negli Stati Uniti tocca livelli molto simili; gli investitori – che sono quelli a cui il rapporto è rivolto – dovrebbero preoccuparsi di tali diseguaglianze perché minano la crescita e rendono i mercati e le economie più insicure. E minano la democrazia, con tutte le conseguenze economiche del caso.

Due imperi e il terzo incomodo

di Alberto Negri
Le relazioni tra Mosca e Ankara non sono mai state semplici.
Diffidenza e competizione hanno sempre caratterizzato i rapporti fra i due “grandi Imperi”, soprattutto quando c’è un terzo incomodo. I tre Imperi, ottomano, zarista e persiano, non sono mai stati buoni vicini. Nei secoli nei momenti migliori si sono sopportati, in quelli peggiori la Russia prima e l’Urss poi hanno tentato di prendersi qualche pezzo di Turchia o di Iran nella storica marcia di Mosca verso i mari caldi e il Mediterraneo.
Quando poi due di loro si alleano contro l’altro, il terzo avverte un pericolo mortale. Ed è quanto è avvenuto con l’intesa tra la Russia e l’Iran sciita per sostenere Bashar Assad contro il fronte sunnita: non è forse un caso che l’abbattimento del caccia russo sia avvenuto il giorno dopo lo storico incontro a Teheran tra Vladimir Putin e la Guida Suprema Alì Khamenei.

Grecia, la fabbrica autogestita che chiede di sopravvivere

di Luigi Pandolfi 
Salonicco, Grecia. Una storia d’altri tempi, verrebbe da dire. Oppure, semplicemente, una storia figlia di questi anni di crisi, in un Paese che la crisi (e la gestione della crisi) la sta pagando duramente, da più di cinque anni ormai, senza intravederne la fine. La Vio.Me (Viomihaniki Metalleytiki), filiale della Philkeram-Johnson, gruppo leader nel settore della ceramica per piastrelle, fino al 2011 era una fabbrica chimica che produceva materiale per l’edilizia. Cementi, collanti e solventi, soprattutto. Questo, fino a quando la direzione non decide di abbandonarla, lasciando a casa decine di lavoratori e tanti debiti, tra cui un milione e mezzo di euro di stipendi non corrisposti.
Colpa della crisi, si disse. Ma i lavoratori hanno sempre sostenuto che l’azienda «non era sull’orlo della bancarotta», nonostante la caduta dell’economia nazionale e le implicazioni dell’austerity. Un calo della produzione, tante bollette non pagate, ma la bancarotta no. O non ancora.

Il carteggio fra Luigi Russo e Walter Binni

di Michele Feo
Di tutto l’archivio prosopografico è lui la figura piú dolorosa. Man mano che le carte diventano pubbliche e anche le miserie private vengono alla luce, è lui l’ospite non gradito. Mi ricorda sempre piú il Gesú morto che ritorna vivo fra i suoi e quelli hanno già edificato in suo nome la Chiesa gerarchica e una nuova struttura di potere, con le cui leggi lo “scemo del villaggio” ovvero “l’idiota di Dio” non è compatibile; e se alla fine il Grande Inquisitore non arriva a condannarlo come impostore, lo caccia però via con l’ordine di non farsi mai piú vedere. Lui è Aldo Capitini: con la sua irriducibile non-violenza, con la sua testarda non-collaborazione, con la sua religiosità ostile a tutte le confessioni positive, con la sua utopica democrazia-di-tutti non trattabile con nessuna fazione, con la sua fratellanza panteistica non disposta a transigere nemmeno sull’uso delle scarpe di cuoio.
Era stato il piú puro degli antifascisti.

Se vi dicono che si può consumare di più e salvare l’ambiente, non credeteci

di George Monbiot
Possiamo avere tutto: ce lo promette la nostra epoca. Possiamo avere qualsiasi gingillo che riusciamo immaginare – e pure alcuni inimmaginabili. Possiamo vivere come re senza mettere in pericolo la Terra. Tutto questo è possibile, dicono, perché man mano che le economie si sviluppano, diventa più efficiente anche il loro modo di gestire le risorse. In poche parole, ci dicono, si sono sganciati il tasso di crescita economica e il tasso dell’uso delle risorse.
Questo sganciamento avviene in due modi: relativo e assoluto. Nel primo caso, per ogni punto economico in più, scende l’uso delle risorse; nel secondo si verifica una riduzione assoluta nell’uso delle risorse, anche se l’economia continua a crescere.Quasi tutti gli economisti ritengono che lo sganciamento, relativo o assoluto, sia una caratteristica della crescita economica.

Il petrolio e il terrorismo

di Andrea Ranieri 
Gli inviti alla serenità, ad aver fiducia negli interventi militari e nelle misure sulla sicurezza dei governi del mondo, si scontrano in queste ore con i tamburi di guerra fra la Russia, la Turchia e la Nato. I governi del mondo mostrano ogni giorno di più di mettere al primo posto i propri interessi economici e strategici alla sconfitta dell' Isis e del terrorismo. Così la Turchia, che considera prioritaria la lotta contro i curdi e contro Assad rispetto alla sconfitta dell'Isis, così l'Arabia Saudita che è sempre più impegnata a bombardare, con le armi che noi gli abbiamo venduto, le popolazioni sciite dello Yemen piuttosto che combattere il fondamentalismo islamico.
Le speranze suscitate dai colloqui fra Putin e Obama per un impegno congiunto contro l'Isis, e con l'appoggio dell'insieme dei Paesi islamici, sembrano dissolte, e fra Russia e Usa risoffiano i venti della guerra fredda.

I poveri si ammalano come gli altri, ma si curano 4 volte di meno

di Gabriella Meroni
Ci sono meno poveri assoluti in Italia - lo dice l'Istat - ma per i poveri continua a essere un problema curarsi. Lo certifica la ricerca dell'Osservatorio nazionale sulla Donazione Farmaci della Fondazione Banco Farmaceutico, prima fonte di conoscenza pubblica permanente sui temi della povertà sanitaria, che oggi Roma ha presentato il report annuale sulla povertà sanitaria.
I poveri spendono poco per curarsi
In Italia, nota il Banco, la spesa sanitaria annua pro capite è di 444 euro, ma quella dei poveri è di soli 69 euro (in diminuzione dell'8%). Ciò significa che se nelle famiglie non povere si destina il 3,8% del budget domestico per curarsi, in quelle povere si scende all’1,8%. All’interno di questa spesa, 52 euro annui pro capite sono dedicati all’acquisto di farmaci. Se ogni individuo povero spende 52 euro in medicinali (-2,1% rispetto all’anno precedente), in media gli italiani ne spendono 206,20 (+2,7). Il 3,9% degli italiani ha rinunciato ad acquistare farmaci necessari a causa di motivazioni economiche.

In Portogallo la sinistra ci prova, nonostante l’Europa

di Goffredo Adinolfi 
Il Portogallo è a torto conosciuto per essere un paese di brandos costumes, insomma un posto tranquillo dove succede quasi poco o niente. In fondo fino al 4 di ottobre, giorno delle elezioni, sembrava che nulla dovesse cambiare. Eppure è un paese che sa stupire, con le sue repentine rivoluzioni che mai ti saresti aspettato e che da un giorno all’altro stravolgono uno scenario all’apparenza immutabile.
A essere sinceri, il rapporto tra cambiamento e permanenza non appare molto chiaro dalle figure scelte per formare il governo Costa e, anzi, dopo gli entusiasmi iniziali qualche perplessità su quello che sarà la capacità di innovazione emerge. Secondo posto nella gerarchia della compagine governativa dopo il primo ministro è sicuramente il dicastero delle finanze.

La questione meridionale dell’università italiana

di Arturo Pujia
All’interno della questione meridionale generale e del gap economico e sociale creatosi tra Nord e Sud, esiste una questione che investe il sistema universitario e che rischia di trasformarsi rapidamente in un danno incalcolabile per il Meridione. Le Università meridionali, infatti, hanno perso 45.000 immatricolati negli ultimi 10 anni, mentre il Centro-Nord, dopo un’iniziale perdita, ha superato la crisi di immatricolazioni. Globalmente, in Italia, 7 diplomati su 10 proseguono gli studi immatricolandosi all’Università, ma vi è un flusso migratorio di studenti dal sud al centronord pari al 25%. (dati Rapporto ANVUR sullo Stato del sistema universitario)
In totale, quindi, le Università del Sud riescono a “trattenere” poco più del 60% dei diplomati meridionali, nel mentre pochissimi studenti del Centro-Nord si immatricolano nelle Università del sud. Il sistema universitario del centro-nord, invece, oltre ai diplomati locali riesce ad attrarre altri 2 diplomati su 10 provenienti dal sud.

Un cambio di passo per la pace

di Francesco Martone
La strage di Parigi impone uno scenario che ci chiama, in quanto pacifisti, a un grande sforzo di collaborazione e proposta collettiva. Uno sguardo alle dinamiche politiche e geopolitiche può aiutare a definire le direttrici per un rilancio delle iniziative contro la guerra e il terrorismo di Daesh (Isis).
Poche ore prima delle stragi di Parigi, a Vienna nell’incontro sulla Siria tra il segretario di stato Kerry ed il suo omologo russo Lavrov si è concordata una possibile uscita di scena di Assad – l’elemento che impediva fino ad allora un cambio di passo – assieme all’opera di mediazione dell’Onu verso i soggetti e le fazioni in lotta tra di loro, ed un lavoro di ricognizione degli attori in conflitto per identificare possibili interlocutori e “nemici” da “gestire” con la forza. Presto per cantare vittoria vista la complessità delle ambizioni geopolitiche anche contraddittorie, tra Russia, Turchia, Iran, Arabia Saudita.

Commercio, meno diritti sindacali. Camusso ci mette la firma

di Checchino Antonini
Anche il settore terziario ha le sue nuove regole sulla rappresentanza sindacale. Ovvero Cgil, Cisl e Uil hanno firmato anche per questo comparto l’accordo famigerato del 10 gennaio sulle regole che sovraintenderanno alle trattative contrattuali. «Ancora un accordo negativo, uno schiaffo alla democrazia – commenta a caldo Nando Simeone, portavoce nazionale de Il sindacato è un’altra cosa- Opposizione in Filcams Cgil – Ancora più grave, visto il clima generale di restringimento delle libertà democratiche che stiamo subendo nella società e adesso anche nei posti di lavoro. Da una parte il governo con la sua controriforma costituzionale, restringe drasticamente gli spazi di democrazia sul terreno della rappresentanza politica, dall’altra le parti sociali, CGIL, CiSL e UIL prima con Confindustria adesso con Confcommercio estendono l’accordo del 10 gennaio anche nel commercio in cui si limitano le libertà democratiche. Una per tutte, se verranno firmati accordi nazionali o aziendali una minoranza di lavoratori anche consistente non avrà il diritto di organizzare il dissenso attraverso lotte, scioperi, manifestazioni, presidi.

Ashraf Fayadh, poesia di libertà

di Michele Giorgio
All’inizio del 2014 cento artisti, intellettuali, scrittori e poeti del mondo arabo firmarono un appello che chiedeva la sua immediata liberazione. E in seguito tanti altri hanno denunciato la sua detenzione. Niente da fare. Ashraf Fayadh resta in carcere. E nei giorni scorsi l’artista e poeta palestinese, cresciuto in Arabia saudita, è stato condannato a morte per “apostasia” e per “aver abbandonato l’Islam”.
Il suo nome si aggiunge a quelli del blogger Raif Badawi (al quale il mese scorso è stato assegnato il Premio Sakharov), condannato al carcere e alle frustate, e del giovanissimo attivista Nimr Baqir al Nimr, arrestato nel 2012 e condannato anch’egli a morte. Fayadh, Badawi e al Nimr sono soltanto i più noti dei numerosi detenuti per reati d’opinione e politici che languono nelle carceri dell’Arabia saudita alleata di ferro dell’Occidente e impegnata, con armi e soldi per i “ribelli” siriani, a «portare la democrazia e la libertà» a Damasco.

Per la giustizia climatica e sociale, rifiutiamo lo stato di emergenza

di Blockupy International
A seguito dei tragici eventi del 13 novembre a Parigi la decisione del governo francese di regolare ed estendere lo “stato di emergenza” adesso è molto chiaro: è la libertà di movimento e la libertà di dissenso che sono in gioco.
Infatti, la scelta di vietare le manifestazioni ed i concentramenti di persone non ha alcun senso dal punto di vista di una effettiva “misura per la sicurezza anti-terrorismo”. Al contrario, è parte dell’atteggiamento dello “stato di Guerra” e di una retorica dall’alto, che include il far diventare capri espiatori le comunità musulmane ed i rifugiati, i quali in realtà scappano proprio dal terrore di Daesh nel Medio Oriente. Questa decisione governativa rappresenta invece una limitazione pericolosa degli spazi di libertà e di espressione democratica. E’ inaccettabile!

Contro i complici dell’Isis, l’Italia si dissoci dalla Nato

di Fabio Marcelli
La decisione del governo turco di abbattere un aereo militare russo che transitava sui cieli siriani per colpire i terroristi, nel quale uno dei piloti sarebbe morto come hanno riferito i miliziani di un gruppo di ribelli siriani anti-Assad, imprimono una nuova drammatica spinta all’escalation della lotta per il potere e il controllo delle risorse petrolifere in corso in Medio Oriente. Dopo aver finto di colpire l’Isis, represso brutalmente il popolo curdo e avere ottenuto una parziale vittoria alle recenti elezioni politiche, Erdogan ribadisce il carattere criminalmente spregiudicato delle sue azioni, rischiando di precipitare la regione e l’intero pianeta in una crisi suscettibile di conseguenze esiziali, con lo scatenamento di un conflitto mondiale.
Ovviamente l’aspirante Sultano ha deciso di colpire i russi con il beneplacito dell’alleanza militare di cui fa parte e del suo capofila, gli Stati Uniti d’America, anche se si può ipotizzare che le sue decisioni rispondano in buona misura a una logica di forzatura e di ricatto che non gli è mai stata estranea.