di Giselda Clerici
In Argentina, con la vittoria di Macri, si chiude un’era. Ma le scosse telluriche causate da queste elezioni presidenziali si protrarranno per un lungo tempo e viaggiano ben oltre i confini del paese. Un paese che il voto fotografa diviso a metà dopo dodici anni di governi peronisti di sinistra. La crisi economica degli ultimi due anni e gli indiscutibili errori commessi hanno spianato la strada al populismo e al liberismo di una destra che ha tante probabilità di infeudarsi e fondare una lunga stagione conservatrice. Una destra liberista. Non liberale, come molti osservatori europei e soprattutto italiani l’hanno definita commentando superficialmente la novità storica del voto di domenica 22 novembre.
Macri vince la sua partita nella popolosa e decisiva provincia di Buenos Aires. Le divisioni e i veti contrapposti dei peronisti in questa parte del paese hanno facilitato la sua impresa.

