La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 11 dicembre 2015

Reddito perché

di Cristina Morini
Dopo quasi trent’anni di riflessioni teoriche, di dibattiti, di campagne, di cortei, il tema del reddito di esistenza incondizionato (o basic income come oggi preferiamo definirlo, usando la dizione anglosassone) non deve smettere di rappresentare un obiettivo all’interno dell’agenda politica dei movimenti sociali. Questo strumento mantiene intatta la giustezza dell’ispirazione filosofica e dello scopo pratico: fornire a tutti i mezzi economici per poter esercitare a pieno i propri diritti. La crisi infinita, l’austerity, lo smantellamento del welfare, i meccanismi di cattura delle soggettività con precarietà, tendenziale gratuità delle prestazioni lavorative, crescente obbligo al servilismo o emarginazione e depressione, ne rilanciano l’urgenza, dal punto di vista della giustizia sociale e dal punto di vista delle nuove forme del diritto. Si tratta di dare sostegno alle possibilità di autodeterminazione della persona e, oggi più che mai, si tratta di pretendere una corretta distribuzione della ricchezza prodotta dalla cooperazione sociale che resta, altrimenti, solo fissata sui mercati finanziari, trasformandosi in “rendita” per pochi.

I territori perduti della République

di Marco Assennato
«Il Front National è il solo fronte davvero repubblicano, perché è il solo a difendere la nazione e la sua sovranità. È anche il solo fronte che potrà riconquistare i territori perduti della République, a partire da Calais o dalle nostre banlieues». Il primo commento di Marine Le Pen ai risultati delle elezioni regionali francesi del 6 dicembre 2015 è un capolavoro di chiarezza e di logica politica. Addirittura perfido, nel riprendere quell’espressione marziale, tanto cara al primo ministro Manuel Valls – Riconquistare i territori perduti della République! – il quale ne aveva fatto una bandiera già dopo l’attacco stragista del gennaio 2015. Se questo è il programma fondamentale del governo socialista, dice la Le Pen, allora il popolo francese sa scegliere chi può coerentemente interpretarlo. Poi ne individua i luoghi simbolici: le banlieues, tane di quel popolo altro che si nasconde tra le folle di Francia, territori perciò di riconquista della guerra civile proclamata dal duo Hollande-Valls; e Calais, giungla di profughi, immigrati, invasori, da ripulire una volta e per tutte dalla peste straniera.

La disinformazione nella proposta Boeri

di Laura Pennacchi
Molta disinformazione nel dibattito sulla proposta («Non per cassa, ma per equità») presentata da Tito Boeri, presidente dell’Inps: reperire risorse per il bilancio pubblico correggendo le pensioni superiori a determinati importi (nelle diverse ricostruzioni si va da 2000 a 3500 euro mensili, non si sa se lordi o netti) in senso «attuariale», cioè decurtandole in rapporto alla differenza fra quanto si riceve e ciò che si sarebbe ricevuto se le prestazioni fossero state interamente calcolate con il sistema contributivo. (qui il pdf della proposta)
Le risorse così risparmiate verrebbero utilizzate per finanziare il ripristino della flessibilità in uscita (ma con forti penalizzazioni mantenute per chi dovesse praticarla), mentre all’introduzione di un reddito minimo di 500 euro per gli ultra55enni che non trovino lavoro dovrebbe corrispondere non il ricorso alla fiscalità generale ma il riordino e il riassorbimento di gran parte della spesa assistenziale (tra cui le pensioni sociali e l’integrazione al minimo).

Anche in Francia il centrosinistra è il problema e non la soluzione

di Roberto Musacchio e Massimo Torelli
Tre autorevoli sindaci -Doria, Pisapia e Zedda- prendono spunto dal voto francese per rilanciare il centrosinistra come barriera contro le destre. Peccato che il voto francese dica precisamente il contrario.
Il voto pessimo delle regionali per i socialisti è figlio, secondo la gran parte dei commentatori, proprio del malcontento per le politiche economiche seguite dal governo Walls e dal Presidente Hollande.
Un orientamento di voto maturato in tempi precedenti allo stesso terribile attacco terroristico. Le amministrazioni locali sono diventate in Francia, ma certamente anche in Italia, il punto piu' debole di una crisi, e di scelte politiche sciagurate, che si scaricano sui cittadini e sulla loro vita quotidiana. E in particolare le amministrazioni sono bersaglio di un malessere che fatica anche a trovare altri sfoghi in quanto ormai le decisioni vengono assunte in sede ademocratiche e lontane, inarrivabili.

Università, l’Italia taglia, la Germania investe

di Roberto Ciccarelli 
È stato il più grande disinvestimento nella storia della formazione superiore. Negli ultimi sette anni l’università italiana si è ridotta del 20%. Spariti studenti, docenti, corsi di studio e finanziamento pubblico tagliato di 1,1 miliardi da Berlusconi-Gelmini-Tremonti e mai più rifinanziati. Negli primi sette anni della crisi, l’Italia investe meno di 7 miliardi nella sua università, mentre la Germania 26. L’Italia ha tagliato gli investimenti del 22%, la Germania li ha aumentati del 23%. Chi ha provocato la crisi dell’università? I governi.
Sono i dati del rapporto 2015 «Nuovi Divari» della Fondazione Res, presentata ieri a Palermo da Gianfranco Viesti, economista all’università di Bari. Nell’indagine sullo stato dell’università del Nord e del Sud emerge un’altra realtà strutturale: la «riforma», tutta valutazione e tagli, che ha investito gli atenei dal 2010 a oggi, ha drenato le risorse dal Sud al Nord, provocando questi risultati: gli studenti immatricolati si sono ridotti di oltre 66mila (-20%); i docenti sono scesi a meno di 52mila (-17%); il personale tecnico amministrativo a 59mila (-18%).

Perché dobbiamo tenere viva la memoria di Tahir Elçi

di Barbara Spinelli*
La notizia dell'uccisione di Tahir Elçi ha fatto il giro del mondo. In Italia ed in Europa, numerose associazioni per i diritti umani, associazioni forensi e consigli dell'ordine degli avvocati hanno espresso ufficialmente il loro cordoglio. Ma chi era Tahir Elçi?
Avvocato, Presidente del Consiglio dell'Ordine di Diyarbakir, Tahir Elçi non apparteneva a nessuna delle associazioni forensi curde di tutela dei diritti umani, eppure, nella sua professione e nell'esercizio del suo ruolo istituzionale, si era sempre distinto per la strenua difesa del rispetto dei valori costituzionali, e dei diritti umani, per la ricerca della giustizia.
Io ho conosciuto Tahir Elçi in una circostanza molto particolare. A settembre 2015 Cizre era stata per 11 giorni sotto coprifuoco. Un evento eccezionale: taglio dell'elettricità, dell'acqua, delle forniture elettriche ed interruzione delle reti mobili in una città di 130mila abitanti.

Non siamo più disposti a trattare

di Giovanni Acquati
Siamo nell’era dell’esplosione del liberismo che si fa strada anche coi cosiddetti “Trattati di libero scambio”: dunque il tema di “La Gabbia dei Trattati” (Edizione Dissensi), questo importante libro di Matteo Bortolon, è di grande attualità. Nella giungla delle regole scritte in questi accordi è difficile districarsi e Matteo Bortolon, con chiarezza e lucidità, ci aiuta molto a capire di cosa effettivamente si tratta, mettendo in luce i lati segreti e quindi le preoccupanti condizioni che tali accordi mirano ad imporre al mondo: la lettura ha certamente di molto ampliato la mia conoscenza sull’argomento.
Finora le informazioni che avevo raccolto qua e là e i documenti diffusi da coloro che più se ne occupano del mondo attento e libero dell’economia sociale, mi avevano già convinto della pericolosità di tali percorsi, che non sono altro che le basi per costruire ciò a cui mirano da molto tempo i poteri forti dell’economia e della finanza (quest’ultima soprattutto negli ultimi trent’anni): fare in modo che si giunga a uno stadio tale che il reale potere passi definitivamente dagli Stati sovrani alle loro mani. Non per nulla un mantra è: “deregolamentazione e minore intervento pubblico”.

Un accordo senza ambizioni

di Alberto Zoratti
Da più di un migliaio a 750, fino a poco più di 300. Sono le parentesi quadre in un testo che, quando approvato, dovrebbe porre le basi per le nuove politiche di contrasto al cambiamento climatico. Obiettivo storico, quanto e forse più di quello del Protocollo di Kyoto, sdoganato nella città giapponese nell’ormai lontano 1997, ormai 37 parti per milione (ppm) di CO2 fa. Va sempre ricordato, del resto, che mentre passano i giorni e le parentesi quadre diminuiscono, la concentrazione di CO2 in atmosfera continua a salire arrivando a toccare punte di quasi 401 ppm l’8 dicembre scorso, con una tendenza di crescita che secondo l’Osservatorio statunitense di Mauna Loa nelle Hawaii, è passato da 1.42 ppm all’anno per il decennio 1985/94, a 1.87 all’anno per il 1995/2004 fino a 2.11 all’anno per l’ultima decade. A questo si riferisce la tanto sventolata “ambition“, diventata ormai il feticcio di ogni Conferenza delle Parti che si rispetti.

Così l'Italia ha recepito la direttiva salva-banche

di Duccio Facchini
“Regalo alle banche”, “prelievo forzoso”, “colpo dei banchieri globali”, oppure “atto dovuto”, “strumento innovativo”, “incentivo a vigilare sul buon funzionamento delle banche”. Sono contraddittorie le definizioni date in questi giorni del cosiddetto “bail-in”(salvataggio interno), uno dei quattro “strumenti di risoluzione” da adottare in caso di dissesto o crisi di enti creditizi introdotti dalla direttiva “Bank Recovery and Resolution Directive” (BRRD, 2014/59) del Parlamento e del Consiglio europeo nel maggio 2014. Il recpimento doveva avvenire entro il 31 dicembre dello scorso anno, ma la “Legge di delegazione europea 2014” ha ricevuto l’imprimatur dal Parlamento italiano soltanto all’inizio del mese di luglio, dopo la messa in mora ufficiale a fine gennaio.
Il dibattito pubblico si è concentrato in buona parte sui depositi a rischio “prelievo forzoso”, ma in pochi hanno notato come il Parlamento italiano abbia scelto di recepire la direttiva senza avvalersi di una sorta di clausola di garanzia e salvaguardia, pur se prevista come facoltativa.

Consulta, il dovere del presidente

di Francesco Pallante
Superare lo stallo che sta imballando il parlamento sui giudici costituzionali non sembra difficile. Basterebbe abbandonare la logica — escludente — della conta all’ultimo numero e assumere la logica — includente — della ricerca del compromesso.
Che questo cambio di atteggiamento non venga dal governo è scontato. Tutta l’esperienza renziana è apertamente connotata dal «muro contro muro». Forte di una maggioranza parlamentare tanto abnorme quanto incostituzionale (per meglio dire: abnorme proprio in quanto incostituzionale), Renzi ha sempre optato per la soluzione muscolare. Il caso più evidente — e drammatico — è quello della revisione costituzionale, imposta a colpi di maggioranza senza mai realmente aver ascoltato le proposte avanzate dalle opposizioni. Risultato: un testo inguardabile, pessimo nel contenuto e illeggibile nella formulazione, che produrrà risultati contrari a quelli auspicati dai suoi stessi promotori (su tutti: la moltiplicazione dei procedimenti legislativi in nome della semplificazione).

Jeremy Corbyn, Hilary e Tony Benn

di Vincenzo Accattatis
Hilary Benn, ministro degli Esteri nel governo-ombra, uomo molto ammirato nel «Labour» per la sua schiettezza, figlio di Tony Benn, mercoledí 2 dicembre ha parlato alla Camera dei Comuni sulle incursioni aeree in Siria (Nicholas Watt, Hilary Benn: of the tribe but his own man, «The Guardian», 04.12.2015). Ha iniziato facendo lodi non ipocrite al leader del partito, Jeremy Corbyn, e poi ha espresso con schiettezza il suo punto di vista in dissenso, molto applaudito: ha detto che la tradizione «Labour» imponeva il voto favorevole all’airstrike.
Splendido discorso, ha commentato Pat McFadden, ministro-ombra per le questioni europee, ma, fosse stato presente suo padre, Tony, si sarebbe espresso contro l’airstrike. Tony ha combattuto memorabili battaglie contro il bellicismo inglese, ha contrastato le guerre Bush-Blair. Alex Salmond, ex ministro in Scozia, ha detto, che Tony si è rivoltato nella tomba, anche se ha educato il figlio a esprimere le proprie idee senza riguardo per alcuno.

Cop21, a che punto siamo? La nuova bozza di accordo sul clima spiegata da Parigi

di Simona Fabiani
È stata pubblicata l’ultima versione (in allegato) del progetto di accordo di Parigi, e il testo è insoddisfacente. La “Giusta transizione” è solo nel preambolo e i diritti umani lo sono addirittura fra parentesi, quindi c’è il serio rischio che possano essere cancellati dal testo definitivo. Il nuovo progetto lascia tutte le questioni chiave irrisolte: gli obiettivi a lungo termine, il meccanismo di revisione, gli impegni finanziari per il dopo 2020, la differenziazione fra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo, il trasferimento tecnologico. È ancora tutto da definire.
Un paio di esempi per capire meglio. Nell’articolo 3 sugli Obiettivi collettivi di mitigazione a lungo termine si ripropongono come opzioni alternative: una riduzione delle emissioni del 40-70% o del 70-95% rispetto ai livelli del 2050, per raggiungere le zero emissioni di gas a effetto serra alla fine del secolo o nel 2050. All’Art. 6 sulla Finanza si afferma invece che i paesi sviluppati dovranno prevedere [nuovi] [aggiuntivi,] [adeguati,] [prevedibili,] [, accessibili] e [sostenuti in scala-up] risorse finanziarie per aiutare lo sviluppo dei paesi in via di sviluppo per quanto riguarda la mitigazione e l’adattamento.

Effetti sociali perversi made in Usa

di Ferdinando Fasce
Torna in libreria, a un decennio dalla sua prima uscita, Democrazia in America? Il sistema politico e sociale degli Stati Uniti di Oliviero Bergamini, nella bella collana Americane di Roberto Cagliero, Erminio Corti e Stefano Rosso (ombre corte, pp. 262, euro 20). Ci torna con una nuova, robusta introduzione che, in una trentina di pagine, integra e aggiorna opportunamente il testo; un testo rimasto, nella sostanza, lo stesso dell’edizione del 2004, uscita prima del secondo mandato di George W. Bush e di quello di Barack Obama come presidenti.
Ha fatto bene Bergamini a lasciarlo così: un po’ perché l’impianto di fondo, con l’intenzione ribadita di «comprendere» la democrazia d’oltre Atlantico «nelle sue luci e ombre», sulle orme dichiarate di Tocqueville, funziona ancora pienamente; un po’ perché esso testimonia di una fase della riflessione su quella realtà che è venuto il momento di superare, inerpicandosi su sentieri che magari lascino da parte il più che legittimo e comunque sempre illuminante riferimento al pensatore normanno, per procedere con l’aiuto di altre guide più adatte ai nostri tempi di così profonda ridefinizione della faccia del capitalismo.

Argentina: finisce l'era Kirchner. Cosa cambia?

di Giuseppe Greco
L'Argentina si è svegliata con un nuovo presidente alla guida del Paese: Mauricio Macri e il suo partito, PRO-Cambiemos hanno battuto con il 51,40% di preferenze il rivale Daniel Scioli, del Frente para la victoria (FPV), al ballottaggio del 22 novembre scorso. Una vittoria risicata ad un ballottaggio che era stato preceduto da quasi un mese di campagna elettorale serrata, che ha coinvolto l'intero Paese in un dibattito politico accesissimo. Non è la sede per analizzare le cause, complesse e molteplici, di questo risultato, determinato innanzitutto dalla crisi interna all'area peronista, che che dal 2003 al 2015 ha governato il Paese sotto la guida prima di Nestor Kirchner e poi della moglie Cristina. Una crisi che ha portato alla candidatura "moderata" di Scioli, storicamente distante dall'ala kirchnerista del peronismo. La sua candidatura non ha certo scaldato gli animi dei fedeli della “Presidenta” uscente, e non si è rivelata all'altezza né dell'immaginario promosso dall'efficace campagna elettorale di Macri né, più in generale, della nuova sfida lanciata dalla congiuntura politica.

In un mondo senza Stati

di Alessandro Volpi
È difficile immaginare una parte del mondo dove non esiste alcuna reale autorità dello Stato, dove non esistono scuole, ospedali, servizi demografici, pensioni, reti di trasporto, sistemi fiscali definiti e organizzati da amministrazioni pubbliche. Eppure una condizione simile sta divenendo sempre più diffusa in un’area che dal Nord Africa si estende fino al corso del Nilo e al Medio Oriente; alcune decine di milioni di persone vivono ormai in Stati “falliti”, nei quali non rimane traccia di un’idea, per quanto molto generale, di cittadinanza. 
Sembra di essere ripiombati in una dimensione ottocentesca caratterizzata dalla presenza di grandi imperi morenti, a cominciare da quello ottomano e da quello russo, incapaci di svolgere qualsiasi funzione civile e in preda a continui sconvolgimenti intestini, alimentati da pulsioni religiose e da visioni nazionali perennemente litigiose.

I cittadini pagano più tasse, le imprese di meno

di Maurizio Sgroi
Qualche giorno fa l’Ocse ha rilasciato un’informazione assai preziosa per capire lo spirito del nostro tempo e stimolare le riflessioni di chi è chiamato a interpretarlo. Il succo, evidente già nel titolo della release, è che le entrate fiscali che arrivano dalle aziende sono diminuite, nell’area di riferimento, a fronte di un aumento globale della tassazione.
Ciò significa, e non serve essere economisti per capirlo, che è aumentato il peso delle tasse sugli individui. Ed è anche facile capire perché: mentre le corporation hanno a disposizione tutti gli strumenti, tecnici ed economici, che consentono loro di sfruttare gli arbitraggi regolatori – ossia i diversi regimi fiscali esistenti nei paesi dell’area – il privato cittadino paga le tasse dove si trova. A meno che non sia talmente attrezzato da potersi pagare un professionista bravo a fargli eludere legalmente quando dovuto.

L'eredità più grande di Chavez, l'integrazione dell'America Latina come popoli liberi, resisterà

Intervista a Luciano Vasapollo di Alessandro Bianchi
Il 6 dicembre, alle elezioni legislative del Venezuela, l'opposizione di destra riunita intorno al cartello MUD (Mesa de la Unidad democratica) ha conquistato 112 dei 167 seggi a disposizione. Si tratta della maggior sconfitta del chavismo al potere nel paese dal 1999, che impone un momento di riflessione necessario per il governo di Maduro e il percorso della cosiddetta rivoluzione bolivariana.
Ne parliamo con uno dei massimi conoscitori in Italia delle vicende politiche ed economiche del paese: il professore de la Sapienza di Roma Luciano Vasapollo*.
- Professor Vasapollo, il 7 dicembre, il giorno dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento in Venezuela, è caduta senza possibilità di smentita una delle menzogne storiche dei regimi occidentali e del circo mediatico, vale a dire che a Caracas fosse in vigore una dittatura anti-democratica. 

La Consulta non è un’arena politica

di Andrea Pugiotto
Che il parlamento non riesca a garantire il plenum della Consulta è il remake di un film già visto: un anno fa, servirono 21 scrutini per eleggere la giudice Sciarra. I suoi sottotitoli confermano un grave deficit di cultura istituzionale tra forze politiche e gruppi parlamentari.
Le prime mostrano una concezione proprietaria di un organo posto a tutela della Costituzione: le loro logiche, solo apparentemente diverse («si fa come dico io», «devono bussare alla nostra porta», serve «il necessario lavorio per convincere chi esita»), esprimono la stessa faziosa egemonia su un organo di garanzia ridotto a cosa loro. Assecondando tali logiche, o perseguendone altre inconfessate al riparo del voto segreto, l’aula parlamentare erode a ogni scrutinio il proprio capitale di credibilità istituzionale, già a livelli di guardia.

Il pegno di Hollande

di Domenico Moro
C'è un aspetto che va sottolineato nella recente vittoria del Front National alle regionali francesi. Spesso le forze di governo e l’establishment tradizionale in occasione di gravi attentati o di minacce esterne riescono a trovare motivo di stabilizzazione. Così non è avvenuto in Francia. La accentuazione della tendenza alla guerra non ha giovato a Hollande, né, dopo gli attentati di Parigi, sembra essersi realizzata alcuna union sacré, che giovasse al partito di governo. Si accentua invece, con la vittoria della Le Pen, il fenomeno, centrale in questa fase storica, del declino dei partiti tradizionali e della fine o almeno della forte incrinatura del bipolarismo come sistema di funzionamento delle democrazie europee. Alla radice dell’emersione delle “terze forze” c’è la riorganizzazione complessiva della produzione capitalistica in Europa, di cui l'integrazione economica e soprattutto valutaria europea è la leva principale. 

Transizione o rivoluzione energetica?

di Alfonso Navarra
Lo Spazio Generazione Clima (CGS), proprio di fianco al bunker dei governi che tengono i negoziati ufficiali della COP 21, è un luogo fisico ed un luogo politico. Personalmente penso che non sia un caso il fatto che questa prima assoluta nella storia delle conferenze Onu sia stata fortemente voluto dalla presidenza francese della Cop21. La retorica sottostante è stata espressa in prima persona da Hollande che ha inaugurato lo spazio: nella lotta al riscaldamento climatico la cittadinanza attiva sarebbe protagonista allo stesso modo degli Stati!
CGS, come luogo fisico, è una vastissima area (30.000 mq), esteticamente gradevole, ricavata dal vecchio aeroporto di Parigi dismesso, che ospita un centinaio di stand gestiti dalla società civile internazionale.

La mappa del Paese che gioca

In Italia sono in funzione oltre 360mila apparecchi da gioco, tra VLT, videolottery, e AWP, cioè le slot machine (dette ancheAmusement with prices). Li ha censiti il ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha fornito i dati aggiornati nell’ambito di una seduta della commissione Finanze della Camera dei Deputati il 3 dicembre scorso.
L’associazione Avviso Pubblico (www.avvisopubblico.it) li ha raccolti e ordinati graficamente, dando così vita ad una mappa della distribuzione e della diffusione dell’offerta di gioco lecito nelle diverse regioni del nostro Paese.

L’America latina dai golpe militari a quelli mass-mediatici

di Claudio Tognonato
L’ondata latino americana di governi di sinistra o di centro sinistra ha sofferto un duro colpo nelle ultime settimane con la sconfitta del Frente para la Victoria in Argentina e del Partido socialista unido in Venezuela. Si parla già della fine di un ciclo iniziato nel 1999 con il successo di Hugo Chávez in Venezuela. Nelle presidenziali in Argentina la vittoria di Mauricio Macri su Daniel Scioli è stata di misura 51,4 contro 48,6 %. La presidente uscente, Cristina Fernandez de Kirchner reduce di due affermazioni elettorali dopo il primo governo del marito Néstor Kirchner nel 2003 non poteva ripresentarsi. In Venezuela invece, la sconfitta arriva dopo una serie ininterrotta di 18 successi di fila. In questo caso Nicolás Maduro, che ha raccolto l’eredità di Chávez, non è riuscito nell’impresa ed è stato nettamente battuto nelle elezioni legislative di domenica scorsa (107 contro 55).

Il colore dei petrodollari

di Alberto Negri
La geopolitica dell’oro nero è paradossale: ora sono in guerra potenze piene di petrolio che si vende in saldo sui mercati. Tutti i protagonisti principali del conflitto del Siraq sono grandi produttori. L’Iran, capofila del fronte sciita, l’Arabia Saudita, guida dei sunniti, gli Stati Uniti e la Russia. Teheran è alleata di Mosca – una repubblica islamica insieme alla superpotenza cristiano-ortodossa – gli Stati Uniti, simbolo delle libertà occidentali, sono da oltre 70 anni i grandi protettori delle monarchie del Golfo, stati ultra-conservatori e nel caso dei sauditi l’emblema di una versione dell’islam ancora più retrograda di quella sciita iraniana.
Di questi Paesi solo gli Stati Uniti sono una democrazia, gli altri sono governati da forme più o meno spinte di autoritarismo. Le petro-monarchie, poi, sono proprietà di una famiglia, dinastie assolutiste dove non si svolgono elezioni e che appaiono persino più anacronistiche del Califfato di Al Baghdadi.

Cuore di tuono si è fermato

di Marco Cinque
L’8 dicembre scorso, dopo una lunga malattia, è morto John Trudell, nativo americano Sioux-Santee, conosciuto come poeta, cantautore, attore e attivista per le minoranze indigene. Era nato in Nebraska il 15 febbraio del 1946 ed era cresciuto nella riserva indiana Santee, al confine con il Sud Dakota. Il tumore che gli ha preso la vita si è portato via anche un simbolo, un riferimento, un pezzo importante di storia della resistenza cinquecentenaria dei popoli nativi americani.
La storia di John Trudell vale la pena di essere ricordata, perché piena di avvenimenti importanti e anche tragici, che ne hanno segnato profondamente il percorso umano, politico e artistico. A 17 anni lasciò la scuola per arruolarsi in Marina e, come tanti altri nativi americani discriminati come cittadini ma apprezzati come carne da macello, partì per il Vietnam. Poi, nel 1967, abbandonò la carriera militare.

La destra europea che avanza e il razzismo rispettabile

di Alberto Rotondo 
L’affermazione elettorale del Front National al primo turno delle regionali francesi di domenica scorsa ha radici profonde e origini lontane.
Già all’indomani delle elezioni presidenziali del 2012 con l’importante risultato ottenuto da Marine Le Pen, che con quasi il 18% dei voti si collocava al terzo posto fra Hollande e Sarkozy, non mancarono reazioni allarmate sull’avanzata della destra xenofoba e fascista.
Tra queste si distinguevano, per conformismo e per l’apparente ragionevolezza della tesi che sostenevano, le opinioni di quanti spiegavano l’affermazione della destra con le risposte che essa era in grado di dare ai bisogni di una fetta importante della popolazione francese.

Crisi a sinistra

di don Vitaliano Della Sala
Sinistra e destra: forse prima era più facile definirle per poter scegliere da che parte stare. Prima in Italia era evidente la separazione tra ricchi e poveri, tra padroni e operai, tra quelli che nascevano ad una facile vita sempre in discesa, e quelli che arrancavano in una difficile vita in salita. E c'era l'emigrazione verso l’estero o il Nord del nostro stesso Paese.
Adesso queste divisioni sono meno nette, indefinite, sembrano essersi dissolte, o almeno così ci raccontano. Ad esempio l’Italia è diventata terra di immigrazione, e questo vuol dire che non solo i ricchi, ma tutti quanti abbiamo briciole a sufficienza da lasciar cadere dalle nostre tavole.

Dopo Parigi, il governo torna con i petrolieri

di Serena Giannico
L’attacco è al «podestà» Renzi. E ai suoi vassalli, valvassori e valvassini. Eh sì, secondo il coordinamento «No Ombrina», che combatte contro la petrolizzazione selvaggia, il governo attuale, con le sue decisioni unilaterali, è a metà tra il «becero autoritarismo» e i passacarte. «E mentre a Parigi, nella Conferenza internazionale sul clima, il nostro premier proclama di voler salvare il pianeta e l’economia, e spinge per un mondo di rinnovabili, in Italia fa carne da macello. All’estero dà un’immagine verde e poi s’affretta a distruggere il suo, il nostro paese»”: Alessandro Lanci, coordinatore del movimento, non si risparmia. Il gruppo antitrivelle dall’Abruzzo approda alla camera dei deputati per una conferenza in cui ribadisce l’assoluta contrarietà di un intero territorio alla realizzazione della piattaforma «Ombrina Mare», della società inglese Rockhopper le cui autorizzazioni sono alla fase finale presso il ministero dello sviluppo economico «nonostante vi sia l’opposizione della Regione, di decine di enti locali, delle associazioni agricole, del turismo e della pesca e della stragrande parte dei cittadini che hanno manifestato in massa contro il progetto».

Legambiente, un congresso dedicato al cambiamento

di Vittorio Cogliati Dezza
Il decimo congresso nazionale di Legambiente, che si apre l'11 dicembre, all'ex Ansaldo di Milano è dedicato al cambiamento. Quello in atto nella società italiana e nel resto del mondo, e quello che ha già caratterizzato questi ultimi anni. Dall'esplosione della crisi economica, nel 2008, lo scenario globale è, infatti, cambiato a ritmo sostenuto e la sua rapida evoluzione è tuttora segnata da importanti contraddizioni: l'accesso al benessere di milioni di persone insieme all'aumento delle disuguaglianze, l'esplosione della povertà nei paesi ricchi e la riduzione costante del welfare, ma anche la rivoluzione dei social media, la moltiplicazione degli effetti dei cambiamenti climatici e dei disastri ambientali, l'aumento del consumo di suolo e la perdita di biodiversità, l'affermazione delle fonti energetiche rinnovabili, la crisi della cultura dell'usa e getta e modifiche nei consumi, la ricerca di nuovi stili di vita nei paesi industrializzati.

Generazione «Tanguy», il rifiuto di una società

di Guido Caldiron
Generazione «Tanguy» contro generazione «Bataclan». Si potrebbe forse leggerla anche così, la radiografia del voto per il Front national che vede l’estrema destra primeggiare nelle scelte dei giovani appartenenti ai ceti popolari, vale a dire quei ragazzi che sono sempre più spesso costretti dalla precarietà e dalla disoccupazione, ma anche dal costo degli affitti, a restare, o tornare rapidamente a vivere con i propri genitori.
Perché se l’elettore tipo di Marine Le Pen, il più rappresentativo dei circa 6 milioni di francesi che hanno votato per il suo partito, continua ad essere un maschio tra i 35 e 45 anni dalla carriera lavorativa e dal redditto non proprio entusiasmanti, più proletariato che ceto medio — rispondono a questa categoria il 31% di coloro che hanno scelto i candidati frontisti -, mentre le donne, più o meno della medesima fascia sociale, sono in rapida crescita — erano il 18% nelle presidenziali del 2012, sono state il 23% domenica scorsa -, il vero exploit del primo turno delle regionali il Fn lo ha fatto registrare tra i più giovani.

Il Logos disperso nella Foresta nera

di Carlo Galli
Il primo tomo dei Quaderni neri di Heidegger, relativi agli anni 1931–1938 (Bompiani, pp. 702, euro 28) — tradotto da Alessandra Iadicicco – documenta un solitario pensare in atto, verso il superamento dell’esistenzialismo di Essere e tempo (che l’autore reputa inadeguato), dell’idealismo tedesco e di ogni scientismo: in pratica, della filosofia moderna e della sua metafisica, e dell’intera tradizione filosofica, che Heidegger vuole mettere in discussione nei suoi presupposti originari. Alla ricerca del cono d’ombra da cui ha origine il Logos occidentale, che ne è immemore, Heidegger destruttura la tradizione filosofica facendo della filosofia un domandare – un porre l’unica domanda sulla verità dell’Essere a partire dall’«esser-ci».
E il domandare non approda alla conoscenza di un concetto ma all’essere esposti «all’assalto dell’Essere», all’emergenza di un’Origine, di un inizio che non si coglie mai, che sempre si ritrae ed eccede, che rispetto a ogni pensiero è più inquietudine che fondamento.

Le statistiche dicono che il Jobs Act non funziona

di Martino Mazzonis
Il Jobs Act non ha funzionato come motore dell’occupazione, non nei primi mesi della sua applicazione, almeno. In parole povere e chiare è questo il risultato dell’indagine statistica fatta da tre economisti (Labour Market Reforms in Italy: evaluating the effects of the Jobs Act, di Marta Fana, dell’Institut des hautes etudes politiques de Paris, Dario Guarascio e Valeria Cirillo della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa) che hanno incrociato i dati sull’occupazione e i contratti di Istat, Eurostat e Inps. Il lavoro, che certo parte da un punto di vista critico nei confronti delle misure approvate dal governo Renzi, è comunque basato sui numeri e ci dice che le nuove tipologie di contratto non hanno determinato una crescita del tempo indeterminato, che la maggior parte dei nuovi contratti è la trasformazione di una tipologia in un’altra – un dato potenzialmente positivo, se quei contratti a tempo indeterminato dureranno oltre la fine degli incentivi – e che il vero effetto positivo il Jobs Act lo ha avuto nel far crescere in maniera esponenziale il numero dei contratti a termine.

La Spagna non è un paese per donne

di Marina Turi
Sono passati più di 80 anni da quando le donne spagnole hanno conquistato il diritto di voto, ma ci sono cose che proprio non cambiano mai.
Solo 27.792 donne in Spagna ricevono un salario superiore a 10 volte il salario minimo, contro i 105mila uomini. I maschi, indisturbati, si accaparrano un 82% degli stipendi più alti. Lo dice, con cognizione di causa e dati alla mano, l’agenzia tributaria dello stato.
La disoccupazione femminile riguarda un milione di donne in più degli uomini. A luglio del 2015 il tasso di disoccupazione per le donne era del 24,01%, mentre quello degli uomini del 20,09%. Poi quasi 5 milioni di casalinghe che lavorano gratuitamente, senza assistenza sanitaria, senza vacanze retribuite, senza una prospettiva di pensione, con settimane lavorative fatte di una media tra le 30 e le 60 ore. Vecchi genitori, figli, mariti, cani, gatti e la casa di cui prendersi cura.

Il piatto abominevole della storia. Conversazione con David Van Reybrouck

Intervista a David Van Reybrouck di Nicola Lagioia
“La storia è un piatto abominevole preparato con i migliori ingredienti”.
È questa una delle frasi che risuona di più in testa dopo aver finito di leggere “Congo” di David Van Reybrouck. Il libro uscì per la prima volta nel 2010, e fu subito salutato come la più importante opera sul Congo e in generale sull’Africa scritta negli ultimi dieci anni. Si potrebbe forse definire una meticolosissima ricostruzione storica che si avvale degli strumenti del reportage letterario, dell’inchiesta, e non racconta soltanto la storia del Congo.
David Van Reybrouck, scrittore belga, fiammingo, laureato in archeologia a Cambridge e ricercatore presso l’università di Lovanio, si è lanciato in un’impresa non da poco: una grandiosa ricostruzione della storia del Congo che è anche un continuo gioco di specchi. Attraverso le vicende di quel paese, racconta anche la nostre. E attraverso le nostre, la loro.

Il PD è un ippogrifo malriuscito

di Sergio Caserta
Si avvicinano a rapidi passi le elezioni amministrative che si terranno nelle maggiori città: nei capoluoghi di regione Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Cagliari, Bolzano, Trieste, in molti capoluoghi di provincia, in totale 1287 comuni, una parte grande del Paese. Elezioni di alto profilo e importanza politica, il risultato sarà senz’altro, checchè ne dica Renzi anche un test sul suo operato.
Giungono a maturazione scelte fondamentali che hanno contraddistinto l’azione del governo: il jobs act innanzitutto, che ha dato un enorme vantaggio alle imprese, dal punto di vista economico con la detassazione delle assunzioni per un ammontare di 24.000 euro in tre anni per ogni neoassunto, ma soprattutto togliendo una difesa ai lavoratori, con l’abolizione dell’articolo 18, che proteggeva attraverso la possibilità del reintegro dall’ingiusto o ingiustificato licenziamento.

War Street: l’eterna lotta fra il Bene e il Male

di Paolo Ercolani
Quello che Tito Lucrezio Caro (98–55 a.C, circa) scriveva della religione («tantum religio potuit suadere malorum», De rerum natura, I,101), riferendosi al potere che essa possiede di indurre a compiere il male, può essere esteso ad ogni fenomeno ideologico di quell’animale sociale ma anche prevaricatore che è l’uomo. Ciò è vero poiché l’homo ideologicus tende a incorniciare le proprie convinzioni con una filigrana esclusiva, tesa a marcare nettamente il confine tra noi e gli altri, tra il Bene e il Male.
Forse perché in fondo consapevole dell’incertezza irrisolvibile in cui è avvolto, egli sente il bisogno di distinguere con chiarezza lo spazio sacro della propria posizione dallo spazio profano di quella di coloro che sono portatori di altre idee, altre fedi, altre identità.

giovedì 10 dicembre 2015

Il salvabanche, il gioco dell'uomo nero e un territorio umiliato

di Gianluca Graciolini 
L'avete presente il gioco dell'uomo nero? O quello delle sedie musicali? "Il passatempo nel quale vince chi riesce a passare l'uomo nero al compagno giusto, o chi riesce a conquistarsi una sedia quando la musica smette di suonare. Questi giochi possono farsi con gusto e diletto, benché tutti i giocatori sappiano che l'uomo nero sta circolando o che quando la musica smette alcuni di loro si troveranno senza sedia." Così il più autorevole economista del Novecento, John Maynard Keynes, parlava del grande gioco degli investimenti finanziari, nel quarto libro della Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta. Nel passaggio immediatamente precedente scriveva: "Lo scopo sociale dell'investimento consapevole dovrebbe essere di sconfiggere le forze oscure del tempo e dell'ignoranza che avviluppano il nostro futuro. Invece, lo scopo privato dei banchieri e dei più esperti investitori di oggi è to beat the gun come dicono gli americani, mettere nel sacco la gente, riuscire a passare al prossimo la moneta cattiva o svalutata".
La vicenda dei piccoli risparmiatori gabbati da Banca Etruria, Banca Marche e dagli altri due istituti di credito "salvati" dal governo Renzi mi ha fatto tornare in mente quelle parole di Keynes.

Capitalismo, crisi, sinistra. Intervista a Salvatore Biasco

Intervista a Salvatore Biasco di Matteo Giordano e Tommaso Sasso
Salvatore Biasco è professore di Economia Internazionale all’Università La Sapienza di Roma. Formatosi a Cambridge è tra i fondatori della “Scuola di Modena”. È stato anche parlamentare nella XIII Legislatura (1996-2001) e Presidente della Commissione Bicamerale su fisco e, successivamente, come autore del “Libro Bianco” redatto dalla Commissione che porta il suo nome (2007) ha contribuito all’attuale legislazione fiscale sulle imprese e sulla finanza. 
Da anni porta avanti una riflessione sulla cultura politica in relazione all’affermarsi dell’egemonia neoliberale e alla subalternità ad essa della sinistra, incapace di contrastarla sviluppando un punto di vista autonomo. Si inseriscono in questo filone di approfondimento libri come Per una sinistra pensante (Marsilio 2009) e Ripensando il Capitalismo. La crisi economica e il futuro della sinistra (LUP 2013), di cui è imminente una nuova edizione profondamente rivista. È su questi temi che verte questa intervista.

Dentro e contro la normalità della guerra. Intervista a Christian Marazzi

Intervista a Christian Marazzi di Antonio Alia e Anna Curcio
Un anno fa prevedevi l’apertura di uno scenario di guerra. Ora la guerra sembra una realtà, per quanto dai confini incerti e sfuggenti, in cui anche la metropoli diventa fronte bellico. Come si riconfigura o si sta riconfigurando la guerra, anche rispetto alle analisi sull’impero degli ultimi 15 anni?
"Vorrei innanzitutto dire che, a mio modo di vedere, assistiamo oggi alla dissoluzione di quello che è l’impero, così come era stato descritto nel 2000 da Michael Hardt e Toni Negri, come superamento dell’imperialismo legato a una modalità di accumulazione di capitale che (nel corso degli ultimi trent’anni) aveva oltrepassato la dialettica tra centro e periferia. Aveva esteso le periferie al centro e il centro alle periferie, sotto un comando articolato e gerarchizzato che faceva perno sui mercati finanziari e gli interessi delle grandi multinazionali su scala planetaria.

Cari Pisapia, Zedda e Doria, il centro sinistra non esiste più

di Sergio Cofferati
Ho avuto modo di leggere la lettera dei sindaci di Milano, Genova e Cagliari che si appellano ad una auspicabile rinnovata unità del centro sinistra.
Ritengo l'unità delle forze progressiste un valore indispensabile, così come l´obiettivo, che una forza di sinistra deve avere, di assumersi la responsabilità di governare, se governare consente di dare sostanza ai propri valori, di migliorare le condizioni materiali delle persone che si rappresentano e dell´intera comunità. L'unità è un valore che non può prescindere dal merito che la deve creare e dai valori che le alleanze prendono a riferimento e dalla sostanza delle politiche. Difendere l'unità in astratto credo sia invece un errore, un appiattimento che non può più alimentare alcuna speranza ma rischia invece, anche inconsapevolmente, di inasprire disaffezioni e stanchezze ormai molto diffuse.

A proposito dei dati Istat sull’occupazione

Intervista a Marta Fana di Davide Gallo Lassere
Sono appena usciti i dati dell’indagine mensile dell’Istat. Che cosa ci dicono del mondo del lavoro italiano?
"Il mercato del lavoro italiano, arrivato a fronteggiare la crisi con evidenti problemi strutturali, è oggi in condizioni ben peggiori rispetto al 2008. Nel 2015, mentre a reti unificate si dava per scontata una crescita ormai consolidata, la realtà ci restituiva un’economia che appena galleggiava grazie gli shock esterni e un mercato del lavoro sempre più precario. Le ultime riforme del mercato del lavoro non solo risultano ad oggi inefficaci, ma sono addirittura controproducenti sia in termini qualitativi sia quantitativi. A fine ottobre 2015, il numero di occupati a tempo indeterminato, rispetto al momento di entrata in vigore del Jobs Act, è diminuito di 18 mila unità. I dipendenti a termine sono invece aumentati di oltre 170 mila occupati.

Voto utile, ci risiamo

di Norma Rangeri 
Con una lettera accorata ma abbastanza mal congegnata ieri i tre sindaci “arancioni”, Pisapia, Doria e Zedda, hanno affidato alle pagine di Repubblica un appello alla sinistra perché ritrovi le ragioni di un’alleanza con il Pd. Nel tentativo di uscire dalla telenovela delle primarie per scegliere i candidati alle elezioni amministrative di primavera, i tre esponenti politici firmano un articolo in cui propongono di replicare l’alleanza di centrosinistra che quattro anni fa li portò al governo delle loro città. E nel tentativo di risultare convincenti agitano l’esito delle amministrative francesi.
Come se proprio il malgoverno dei socialisti Valls e Hollande non fosse tra le cause dell’accresciuto consenso al Fronte Nazionale di Marine Le Pen. Insomma ci risiamo con il voto utile.

Economia politica dell’evento

di Andrea Fumagalli
Un nuovo fantasma si aggira nel panorama economico: è lo spettro dell’economia dell’evento. Un settore che negli ultimi anni ha assunto dimensioni rilevanti, al punto tale che dall’essere fattore sporadico e occasionale o scadenzato da lunghi intervalli temporanei (come gli eventi sportivi), oggi ha assunto una linea di continuità temporale che da eccezione si è trasformata in norma.
L’«economia dell’evento» ha acquisito un ruolo centrale nei processi di valorizzazione del capitalismo attuale. In essa confluiscono produzione simbolica, marketing territoriale, economia della conoscenza, finanziarizzazione e speculazione del territorio e dello spazio. Sono questi gli ambiti che oggi sono in grado di produrre maggior valore aggiunto.

Naomi Klein e Jeremy Corbyn lanciano un appello per una protesta di massa alla COP21

di Nadia Prupis
Lunedì 7 dicembre 2015 a Parigi un gruppo di attivisti, tra cui la scrittrice Naomi Klein e il leader del Partito Laburista britannico Jeremy Corbyn, è intervenuto in un affollato evento sul ruolo dei lavoratori nel movimento per la giustizia climatica e ha lanciato un appello per atti di disubbidienza civile di massa contro il divieto di manifestare durante la COP 21 imposto dal presidente francese François Hollande.
Klein ha parlato in modo molto diretto dell’accordo globale sul clima che i leader mondiali stanno definendo questo mese: “L’accordo che verrà svelato tra meno di una settimana non sarà sufficiente a tenerci al sicuro, anzi, sarà straordinariamente pericoloso. I paesi ricchi hanno fissato obiettivi inadeguati, che potrebbero far salire le temperature globali di 3 o 4 gradi Celsius, ossia molto di più della soglia di 2°C, che secondo gli scienziati causerebbe vere catastrofi climatiche. L’accordo passerà come uno schiacciasassi su cruciali linee rosse fissate dalla scienza, dalla giustizia e dalla legalità.”

Clima e lavoro. Quale conversione?

di Simona Fabiani
Ora che i ministri sono arrivati alla Cop21 sembra ormai che tutti siano convinti che questa Conferenza sul clima si concluderà con un accordo. La questione è quale tipo di accordo. Qualcuno ha efficacemente sintetizzato i possibili risultati con due opzioni alternative: l’accordo senza rimpianti o l’accordo a 3°, o accordo minimalista; il primo potrebbe consentirci di lottare per mantenere la temperatura entro 1,5° rispondendo anche alle esigenze dei paesi più vulnerabili, il secondo servirebbe solo a proteggere gli interessi delle lobby resistenti alla transizione senza nessun interesse per i popoli.
I paesi del Gruppo 77 e Cina, gruppo che rappresenta paesi in via di sviluppo del sud del mondo più la Cina, paesi che rappresentano il 55% della popolazione mondiale, vogliono un accordo che permetta di limitare l’aumento della temperatura consentendo allo stesso tempo ai propri paesi uno sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà.

L’errore è la subalternità. Intervista a Stefano Fassina

Intervista a Stefano Fassina di Daniela Preziosi
Stefano Fassina, i sindaci Pisapia, Doria e Zedda fanno un appello alla ricostruzione dell’unità del centrosinistra nelle città. Vanno oltre auspicando che l’opposizione al governo Renzi, sia «un momento transitorio». Che ne pensa?
"L’appello è sensato, ma il destinatario è Matteo Renzi, che è il responsabile della rottura a sinistra attraverso il Jobs act, la legge sulla scuola, lo Sblocca Italia, la riforma costituzionale, la legge elettorale. E la rottura non è stata tanto nei gruppi dirigenti ma nel popolo del centrosinistra. C’è una parte del popolo democratico che non considera più il Pd un interlocutore per portare avanti una svolta sul terreno economico, sociale e democratico."

Il Venezuela non s’arrende. Intervista a Nicolas Maduro

Intervista a Nicolas Maduro di Geraldina Colotti 
Abbiamo incontrato il presidente venzuelano Nicolas Maduro per rivolgergli alcune domande dopo la sconfitta elettorale del governo.
Presidente, tanti gli interrogativi dopo il tracollo del voto e 17 anni di governo di sinistra. Questo è l’unico paese del sud del mondo in cui l’esercito — qui nella formula politica di “unione civico-militare” — è andato oltre il nazionalismo, coniugandosi al socialismo umanista. Nel nuovo quadro, che faranno le Forze armate? Torneranno a sparare sulla folla che protesta come nella IV Repubblica?
"L’unione civico-militare si rafforza ogni volta che si presenta una difficoltà. È stato così durante il colpo di stato contro Chavez, nel 2002 e durante la serrata petrolifera padronale che ha cercato di mettere in ginocchio la rivoluzione bolivariana.

La prima legge di Bilancio di Syriza

di Argiris Panagoupoulos
“Potremo essere feriti a sangue, ma usciremo dalla crisi con la società in piedi e se sarà necessario andremo ad un nuovo scontro”, ha detto al parlamento greco Alexis Tsipras durante il dibattito per la legge di Bilancio per il 2016. Il primo ministro greco ha smentito gli scenari per l’allargamento della sua maggioranza e ha denunciato che la maggior parte dell’accordo con i creditori e le istituzioni rappresenta il risultato delle politiche neoliberiste dominanti questo momento in Europa e ha risposto con una serie di misure a favore della popolazione colpita dalla crisi contro i tagli imposti dai creditori per rimanere nell’eurozona e in Europa.
La legge di Bilancio è stata votata sabato 6 dicembre del 2015. Dei 298 deputati presenti, 153 hanno votato a favore e 145 contro.

Fare pace con la terra e tra di noi

di Vandana Shiva
L'umanità si trova sull'orlo di un precipizio. Soltanto 200 anni di era del combustibile fossile sono stati sufficienti per portare all'estinzione di intere specie e alla distruzione della biodiversità, causando la devastazione del nostro suolo, l'impoverimento e l'inquinamento della nostra acqua, e destabilizzando il nostro intero sistema climatico. Cinquecento anni di colonialismo hanno portato all'estinzione di culture, linguaggi, popoli, e ci hanno lasciato un'eredità di violenza come base della produzione e delle pratiche di governo.
Gli attacchi di Parigi del 13 novembre 2015 hanno portato ad una escalation di violenza nel nostro modo di parlare e di pensare quando si tratta di affrontare un conflitto. Parigi è diventata l'epicentro della crisi ecologica planetaria e della crisi culturale globale.

Le due Italie

di Christian Caliandro
Dopo la sbornia delle celebrazioni per il quarantennale della morte (cruenta) di Pier Paolo Pasolini, e mentre si registra un incremento (salutare) di interesse nelle sue opere, può essere utile riprenderne alcuni aspetti.
In particolare, un suo schema intimamente fantascientifico e profondamente fecondo – ancora oggi – per una comprensione autentica di che cosa è il luogo fisico e mentale chiamato Italia. Cioè, il modello interpretativo costituito dalla famosa divisione tra le “due Italie” contenuta nello stracitato e incompreso articolo Il romanzo delle stragi. Vale la pena a questo proposito citare per intero il passaggio: “Il Partito comunista italiano è un paese pulito in un paese sporco, un paese onesto in un paese disonesto, un paese intelligente in un paese idiota, un paese colto in un paese ignorante, un paese umanistico in un paese consumistico.

Imparate dall’Italia (una risposta alla lettera dei sindaci “arancioni”)

La lettera dei sindaci “arancioni” fa un passo avanti: dalla difesa delle esperienze del 2011 (dimenticate quasi subito dalla politica nazionale, che ha preferito dedicarsi alle larghe intese) si passa al piano politico. Non più l’eccezionalità di Milano e Cagliari, ma un dato nazionale: se non volete finire come la Francia, votate il Pd. Certo, si chiede al Pd di essere di sinistra (ne parleremo più avanti), ma in ogni caso l’appello invita a stare con il Pd e votare il Pd, qualsiasi cosa accada (a proposito di Francia, sembra quasi l’appello di Valls a votare Sarkozy, in questo caso sei mesi prima delle elezioni).
La lettera si presenta insomma come una versione anticipata ed esasperata del voto utile. Ma andiamo con ordine: perché il centrosinistra in Italia non esiste più? Non sono stati gli alieni a portarcelo via, sono state scelte politiche, di indirizzo, di strategia e di alleanze del Partito democratico, prima e poi, all’ennesima potenza, con l’attuale segretario.