La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 30 dicembre 2015

Tredicesima mensilità: chi dobbiamo veramente ringraziare?

di Marcello Colasanti
Il periodo natalizio coincide con il pagamento della tredicesima mensilità.
Puntualmente, fioccano articoli, post e fotografie di ringraziamento sui social network rivolti a Benito Mussolini per la concessione di questa “gratifica natalizia”.
Siamo sicuri che, per tale diritto, stiamo ringraziando la persona giusta?
IL CONTESTO STORICO
Nel 1937 gli Stati Uniti d’America caddero in un nuovo periodo di recessione dovuto al cambio di politiche economiche. Lo stesso presidente Franklin Delano Roosevelt, promotore del “New Deal” che contribuì all’uscita dalla precedente “Grande depressione” del 1929 con il contributo di politiche sociali e statali, credendo che la ripresa fosse completa, cambiò la politica economica della nazione tagliando le spese e alzando il prelievo fiscale.

Paris Banlieu

di Bruno Giorgini
Se per capodanno siete a Parigi perché non fare una passeggiata nella famosa e famigerata banlieue parigina, secondo il delirio mediaticoricettacolo ormai di tutti i mali e paure, universo terrificante percorso da neri jiahdisti sempre in agguato. Per la bisogna vi serve un’automobile e un punto di partenza.
Meglio anche un accompagnotore pratico dei luoghi, dandovi appuntamento nel giardino Rosa Luxemburg, ai margini del XVIII arrondissement, più in là ecco la banlieue. Ci si perde subito, la banlieue è riconoscibile perché, se non sei di lì, niente t’orienta. Tutto sembra affastellato più o meno a caso, viali, strade, case, immobili, piazze, persone. Non ti guidano i colori – tutti grigiastri con sfumature varie – non gli stili delle costruzioni, neppure i rumori, non ascolti la strada cicaleccia – camminando in banlieue non si conversa – o quella col rombo dei motori oppure il marciapiedi dove percepisci il ticchettio dei tacchi alti femminili; c’è un unico indistinto brusio che sembra salire dal ventre della terra.

Genere. Parola chiave del diritto e dell'agire politico

di Yasmine Ergas
La nostra parola chiave oggi è: genere. Perché genere è una parola chiave? Perché è una parola chiave in un festival del diritto? E perché è una parola chiave in un festival del diritto il cui tema fondamentale è il futuro? 
In Italia come in Francia e forse anche altrove, negli ultimi anni vi sono state mobilitazioni che appaiono straordinarie a chi viene dal mondo anglosassone: migliaia di persone in piazza per manifestare contro quella che viene chiamata “la teoria del gender”. Vi è addirittura chi vorrebbe espellere questa “teoria” dall’insegnamento scolastico. Forse il rischio che diventi sapere proibito, la sua messa a bando in quanto categoria di analisi sociale, è sufficiente a giustificare la scelta degli organizzatori del festival di farne una parola chiave. In realtà, le stesse ragioni che fanno della categoria del genere un polo d’attrazione per tanti anatemi sono anche quelle che ne fanno una scelta sostanzialmente giusta per il festival.

Nella Rete degli apprendisti stregoni dell’immaginario

di Alessandro Barile
«La materia più preziosa al mondo non è il petrolio, né l’oro e neppure l’energia. No, più prezioso di ogni altra cosa, come aveva già intuito il Papato ai tempi delle prime Crociate, è l’anima degli umani, il loro immaginario. L’impero virtuale non è che la storia recente di questa appropriazione». Renato Curcio, attraverso questa breve ricerca sociologica (L’impero virtuale, Sensibili alle foglie, 15 euro), punta a demolire punto per punto alcuni dei miti e stereotipi legati alla Rete, alla sua presunta orizzontalità, trasparenza e «sociabilità», che da diversi anni operano una vera e propria colonizzazione dell’immaginario volta al controllo sociale.
La novità epocale di questa colonizzazione è che se storicamente si presenta in opposizione alle popolazioni colonizzate, conquistate ma non pacificate, oggi avviene con l’esplicito consenso delle stesse popolazioni, protagoniste di un processo di sottomissione volontaria a forme di controllo sociale invasive e restrittive, che stanno progressivamente riducendo il concetto di libertà, anche intesa in senso liberale.

Cop 21, bene che vada siamo rovinati

di Alfonso Navarra
L'accordo sul clima, a Parigi, quello che, a modesto parere del sottoscritto, ispirato dalle critiche di Hermann Sheee al “minimalismo organizzato” delle conferenze, e alle pretese di mercificazione dell’aria (con il sistema della compravendita dei crediti di inquinamento), anche se rispettato, ci rovinerà comunque.
Quello che consente di suonare le trombe della vittoria, a Hollande, a Ban Ki-moon, praticamente a tutti i capi di Stato, ma anche alle associazioni ambientaliste come WWF e Greenpeace, è l’obiettivo ufficialmente raggiunto dopo tredici giorni di negoziati: “L’aumento della temperatura sarà mantenuto ben sotto i due gradi”, è stato il titolone sparato sui giornali.

Renzi, niente botto a fine anno

di Daniela Preziosi 
Passino le slide, transeat, ma i gufi disegnati come un fumetto che recitano obiezioni improbabili all’azione di governo, tutte contestazioni fesse — e forse mai rivolte in questa forma — perfette solo per essere sbeffeggiate, cosa che infatti il presidente del consiglio fa, in una gag che si ripete una quindicina di volte? Il Renzisciò di fine 2015 inizia così, con un monologo di 26 minuti in cui, solo il gufo a fargli da spalla, il premier recita la newsletter inviata due giorni prima ai suoi follower, con le 15 cose «fatte» dal suo governo, «le prime che mi sono venute in mente». Il format è lo stesso della propaganda impacchettata nel kit del bravo renziano, ma stavolta ha di fronte giornalisti; magari non saranno tutti campioni mondiali del diritto di critica, tuttavia dovrebbero essere esentati da affermazioni tipo «legge elettorale, riforme, immigrazione, scuola: con questo governo politica batte populismo 4 a zero».

Nel 2015 uccisi 110 giornalisti nel mondo

Il bilancio annuale di Reporter senza frontiere, è tragico: nel 2015 110 reporter professionisti sono stati uccisi. A questi vanno aggiunti 27 «citizen journalists» e 7 altre persone che lavoravano per i media. Secondo le verifiche messo in atto dall’organizzazione, almeno 67 sono stati «senza dubbio» uccisi per ragioni professionali.
Per gli altri 43, spiega l’ong specializzata nella tutela del diritto d’informazione, le circostanze della morte e le motivazioni restano «non determinate», spesso a causa di «mancanza di indagini ufficiali accurate e imparziali, scarsa buona volontà dei governi o difficoltà di indagare in regioni instabili o prive di uno Stato di diritto».

Pensioni, scatta la stretta. Così si andrà in pensione nel 2016

di Davide Grasso
Con lo slittamento del capitolo sulla flessibilità in uscita dal 1° gennaio del prossimo anno si dovrà lavorare 4 mesi in più. Per le donne l’incremento sarà di quasi di due anni.
Con il rinvio della flessibilità in uscita dal prossimo anno si dovrà lavorare di più. Ben 4 mesi in più, a causa dell’aspettativa di vita. E dal 2019 si dovrà mettere in conto un ulteriore scatto che attualmente, secondo lo scenario demografico dell’Istat, sarà di nuovo pari a 4 o 5 mesi. Poche le novità contenute nella legge di stabilità che in realtà rispondono più che altro a questioni emergenziali piuttosto che ad un disegno organico di revisione della Legge Fornero da molti richiesto. Vediamo dunque di riassumere i cambiamenti in arrivo dal 1° gennaio 2016.

Il mondo al tempo della fine delle guerre

di Francesco Bellusci
Appare sempre più chiaro quel che, circa un decennio fa, dopo lo spartiacque tragico delle Torri Gemelle, alcuni pensatori come René Girard e Michel Serres, entrambi dell’Accademia di Francia e per tanti anni colleghi alla Stanford University, sostenevano con una perentorietà che lasciava ancora scettici non pochi: l’epoca delle guerre istituzionalizzate è finita, il mondo è entrato nell’era del terrorismo globale, di una forma di violenza nuova e irregolare. Forse, il punto più drammatico di precipitazione di quell’“età dell’estremismo” che, riprendendo una lungimirante espressione di Susan Sontag, Marco Belpoliti fa risalire già agli anni successivi alla caduta del Muro di Berlino e precedenti il clamoroso attacco terroristico del 2001 (L’età dell’estremismo, Guanda 2014). Siamo ancora presi dall’angoscia del presente, dalla prospettiva immediata di convivere quotidianamente con la paura e dalla preoccupazione per le garanzie e le libertà democratiche che dovremo sacrificare per combattere un male maggiore, per riuscire a gettare uno sguardo più ampio, a decifrare il senso più generale di questo passaggio epocale.

La trasparenza secondo Expo? Senza numeri

di Giulio Cavalli
Forse è un’installazione artistica e non ho le papille gustative per potermene accorgere ma nel turbomoderno sito di Expo (quello in rete, mica quello cementizio) c’è una sezione che mi assilla ormai da settimane: sotto la dicitura Amministrazione Trasparente (con questa strana abitudine di metterci ad ogni parola una lettera maiuscola come se tutto fosse l’acronimo di un «senso più grande» che non sono in grado di cogliere) c’è un elenco di nomi e cognomi, dati e buoni sentimenti ma manca qualcosa, forse.
Innanzitutto ci tengo a sottolineare la propulsione del Grande Proposito d’Apertura della Sezione (come lo scriverebbero loro) che dice a chiare lettere:

Usa contro Cina su economia di mercato e legge anti terrorismo

di Simone Pieranni
Il 2015 si chiude con un doppio attacco diplomatico degli Usa nei confronti della Cina, a ribadire come la relazione tra le due grandi potenze sia sottoposta a continue sferzate dialettiche. Washington, attraverso le colonne delFinancial Times, ha fatto sapere di non condividere l’aria che si respira a Bruxelles riguardo il possibile ottenimento da parte di Pechino dello status di «economia di mercato». La Ue, secondo gli Usa, commetterebbe un grave errore dando questo via libera a Pechino (previsto per fine febbraio), perché metterebbe a repentaglio le regole del mercato.
L’accusa degli Stati uniti, che secondo quanto specificato dal quotidiano finanziario avrebbero come principale alleato l’Italia, tira in ballo le possibilità di dumping da parte della Cina. Pechino, senza dazi, finirebbe per inondare i mercati europei con la propria merce prodotta grazie a sussidi statali e assenza di regole sul mercato del lavoro. Per Washington questo significherebbe la crisi nera dell’economia europea, soprattutto nel settore manifatturiero. Questo comportamento da parte degli Usa sembra un film già visto.

Il nuovo lavoratore dell’Eurozona: precario e qualificato (ma non in Germania)

di Maurizio Sgroi
Poiché è il lavoro il problema paradossale del nostro evo ricco e tecnologico, vale sempre la pena infliggersi, ogni volta che se ne trovano, analisi capaci di svolgere una narrazione più articolata di quelle che si possono dedurre dai dati sulla disoccupazione, sempre suggestivi ma poco illuminanti.
Sono grato perciò alla Bce che nel suo ultimo bollettino economico ha pubblicato un lungo articolo sull’evoluzione del mercato del lavoro dal 2008 in poi che contiene anche un confronto fra noi e gli Usa e poi fra i singoli paesi della zona euro, dal quale emerge una fisionomia del lavoratore europeo contemporaneo che sembra fatta apposta per accreditare la vulgata che ci vuole sempre più bravi e sempre più incerti sul nostro futuro professionale. Il lavoro di domani, insomma, sembra spetterà solo a quelli che avranno qualità sempre più elevate, che potranno aspirare, se sono fortunati, a un contratto a tempo pieno, ma temporaneo. E sempre se nascono nel paese giusto, visto che, come nota la Bce “si osservano notevoli differenze fra un paese e l’altro”.

Mosul: l’Italia va alla guerra sulla diga più pericolosa del mondo

The National Interest dedica un approfondimento (This Weapon Can Hit Baghdad From 200 Miles Away) alla diga di Mosul dove, nonostante il parere contrario del governo dell’Iraq, il governo italiano vuole inviare un contingente per proteggerla da eventuali attacchi dello Stato Islamico/Daesh mdntre sono in corso i lavori di ristrutturazione che si è aggiudicato una ditta italiana.
La diga di Mosul è la più grande dell’Iraq ed in Medio Oriente è una di quelle he produce più energia elettrica: 750 MW, ma potrebbe diventare anche una “arma letale” attraverso la quale le milizie nere del Daesh potrebbero minacciare gran parte dell’Iraq. Anche perché i jihadisti sono ancora padroni di Mosul e i nostri soldati, che fino a poco tempo fa si diceva che non avrebbero mai partecipato ad azioni di guerra a terra, saranno praticamente mandati sul fronte più caldo dell’Iraq, una città strategica che il Daesh non vuole assolutamente perdere dopo che le truppe di Bagdad hanno riconquistato Ramadi.

Economia fossile. Campagna amica di stampa e governo

di Antonio Placido 
E’ una vera e propria controffensiva informativa. Prima ancora che il governo presentasse gli emendamenti alla legge di stabilità per modificare lo Sblocca Italia, sulla vicenda delle trivelle e del petrolio era intervenuto il settimanale Panorama con un articolo “L’oro nero di Viaggiano” in cui si tessevano le lodi di un paesino della Basilicata con in cassa 120 milioni di euro, piscina riscaldata e tutto quanto farebbe felice un un cittadino «scandinavo» quanto a servizi, risorse, benessere diffuso.
Insomma un modello da invidiare e possibilmente da replicare proprio grazie alle tanto vituperate risorse petrolifere, con tanto di benservito agli agit-prop da tastiera, allarmisti che abusano della credulità popolare. Niente tumori, niente inquinamento, nessun disastro ambientale anche secondo i magistrati che indagherebbero senza credere alla loro inchiesta, per atto dovuto «a chi non è dato sapere», secondo Panorama.

Abolire il Ministero per l'Ambiente: così non serve a niente

di Roberto Della Seta e Francesco Ferrante
Tra le pochissime certezze di questa fine 2015 all'insegna dell'emergenza smog, una si staglia su tutte: il Ministero dell'ambiente non serve a nulla. È stato creato negli anni '80 per dare spazio e peso "di governo" alle politiche ambientali. Ha vissuto stagioni felici e altre totalmente da dimenticare. Oggi, e da almeno un decennio, è peggio che inutile: è dannoso, limita la possibilità di costruire per l'Italia un futuro prossimo e meno prossimo in cui l'ambiente diventi sinonimo di benessere, di vero sviluppo.
Le ragioni di questa evidente deriva sono varie. Certo ha contato la personalità non brillantissima di quasi tutti gli ultimi ministri: inutile fare nomi, la veritàcome ha scritto Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera è che da tempo quello dell'ambiente è considerato "un ministero di serie B. Un contentino da dare ai partiti minori" o a esponenti politici di seconda e terza fila generalmente del tutto digiuni della materia. Questa però è solo una delle ragioni, e non è nemmeno la principale.

Landini: «Accordo possibile solo con gli aumenti per tutti»

“C’è una cosa che non funziona nel salario minimo di garanzia: se il contratto nazionale stabilisce anche un solo euro di aumento, questo aumento deve andare a tutti i lavoratori, da qualsiasi parte essi siano. E invece, con la proposta di Federmeccanica, ne beneficerebbe soltanto una minima parte”. Eccolo il punto di maggiore distanza fra sindacati e imprese nel tentativo di rinnovare il contratto nazionale dei metalmeccanici. Lo spiega il leader della Fiom, Maurizio Landini, ai microfoni di RadioArticolo1 durante la trasmissione Italia Parla (qui il podcast). 
È stato un Natale difficile. C'è gente che lo ha fatto davanti ai cancelli della fabbriche, dalla Air di Padova alla Saeco di Bologna, solo per citarne un paio. “Se non c'è una ripresa degli investimenti – insiste Landini –, se non c'è un rilancio anche dell'intervento pubblico, non si va da nessuna parte. Il governo, da un lato ha reso più facili i licenziamenti e dall'altro, bisogna cominciare a dirlo, ha ridotto gli ammortizzatori sociali: oggi a un'impresa costa meno licenziare che non ricorrere ai contratti di solidarietà o alla cassa integrazione. Un fatto gravissimo non ancora emerso”. 

Il nirvana digitale del gioco d’azzardo

di Benedetto Vecchi 
In suo onore è stata costruita una città nel deserto con i soldi, dicono gli informati, della mafia italo-americana. Dall’alba della modernità è stato usato per riempire le casse degli Stati nazionali in tempi di magra o evasione fiscale galoppante. È uno dei settori che vedono investire i privati centinaia di milioni di dollari (o euro) in ricerca e sviluppo per adattare innovazioni destinate ad altri industrie produttive nel gioco d’azzardo, mentre c’è una schiera di architetti e designer che lavorano a plasmare ambienti e locali per rendere piacevole le ore trascorse a scommettere o spingere pulsanti davanti a una sfavillante macchinetta mangiasoldi. Sono questi gli elementi sulla contemporanea industria del gioco d’azzardo che emergono dal saggio di Natasha Dow Schüll Architetture dell’azzardo (Luca Sossella editore, pp. 363, euro 18), curato da Marco Dotti e Marcello Esposito.

Un sindacalista rivoluzionario in musica

di Alessandro Portelli
Era la fine del 1915, cent’anni fa. A Salt Lake City, Utah, i tribunali e lo stato uccisero Joe Hill, militante e bardo del sindacato rivoluzionario degli Industrial Workers of the World (Iww). Dal carcere, aveva scritto: «So che molti ribelli importanti dicono che la satira e la canzone sono fuori luogo in un’organizzazione di lavoratori, e ammetto che le canzoni non sono indispensabili alla causa; ma ogni volta che mi viene, continuerò a scrivere queste mie sciocchezze cantate, anche se so bene che la lotta di classe è una cosa seria».
Alle radici di Dylan
Scrive Tom Morello, musicista ribelle di oggi: «Senza Joe Hill, non ci sarebbero Woody Guthrie, Bob Dylan, Bruce Springsteen, i Clash, i Public Enemy, Minor Threat, System of a Down, Rage against the Machine». Joe Hill spiegava: «Un opuscolo, per buono che sia, lo leggi una volta e basta, ma una canzone la impari a memoria e la canti e la canti; se prendi un po’ di nudi fatti e di senso comune, li rivesti con un po’ di umorismo per renderli meno aridi, e li metti in una canzone puoi raggiungere tanti lavoratori troppo poco istruiti o troppo indifferenti per leggere un opuscolo o un editoriale».

L'opportunità di Iniziare

di Francesco Campanella
Qualche giorno fa è stato diffuso un appello: “Per una Sinistra di tutti e di tutte”.
É stato diffuso in modo un po' goffo, senza firme. Certamente gli attuali gruppi dirigenti cercheranno di mettersi alla testa del processo per costituire una sinistra unita. 
Ci ho pensato su e mi sono detto: “E allora?”
L'appuntamento di febbraio, anche per gli obiettivi suggeriti nel testo che lo propone è un'opportunità: l'opportunità di iniziare a costruire qualcosa che è nei desideri i milioni di italiani: un'opposizione sincera ed efficace all'attacco che la grande finanza, la grande impresa e la politica cortigiana e falsa che di cui si servono, stanno portando non solo al nostro presente – già molto danneggiato – ma anche al nostro futuro.

Smog, in Italia il governo più insostenibile del mondo!

di Fabio Sebastiani
Trivellazioni in mare, sussidi a favore delle fonti fossili, inceneritori a go-go, nessun piano per la mobilità sostenibile, buio totale sulla decarbonizzazione attraverso lo strumento fiscale. E, dulcis in fundo, dati sulla mortalità notevolmente sottostimati rispetto a quanto dice l’Europa. L’Italia, più che coinvolta appare impantanata nella vicenda delle smog. Renzi gira la manovella del mass media system, ma la gente muore. 
E se a Roma ormai i nuovi rilevamenti bruciano nel breve spazio di un giorno i provvedimenti sulle targhe alterne Grillo tira fuori un documento del Governo in cui si parla di incentivi agli impianti di incenerimento. "Il governo ti uccide, digli di smettere", è il titolo dell’articolo comparso in giornata sul suo blog. Si tratta di nove nuovi inceneritori. Le regioni interessate sono: Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Abruzzo, Sardegna e due in Sicilia. In queste nuove regioni si dovranno bruciare 1.951.261 tonnellate di rifiuti l'anno. “Con i 40 gia' attivi e i sei in fase di realizzazione, in Italia il totale sara' di 55 inceneritori", si legge.

martedì 29 dicembre 2015

Una grande questione di politica economica

di Alfonso Gianni 
La conclusione del dibattito sulla mozione di sfiducia intentata nei confronti della ministra Boschi non avrebbe potuto avere altro esito data la forza dei numeri. Tanto più che Forza Italia si è sfilata dal voto. Resta però da chiedersi se era il caso di esporre l’opposizione a una sconfitta annunciata. La mozione di sfiducia individuale è uno strumento da maneggiare con molta cura. Richiede la capacità di argomentare le accuse in modo talmente efficace e circostanziato da potere fare breccia nello schieramento avversario.
E, onestamente, non è ciò che è andato in scena a Montecitorio. Ben diverso sarebbe stato il quadro se si fosse giunti ad una mozione di sfiducia, o individuale o nei confronti dell’intero governo, al termine di un lavoro di una commissione di inchiesta parlamentare, come previsto dall’articolo 82 della nostra Costituzione, capace di procedere «alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria».

L’Italia delle disuguaglianze crescenti

di Marta Fana 
La crisi economica iniziata nel 2008 trascina con sé i suoi effetti sul tessuto socio-economico e demografico.
Nel libro Come siamo cambiati. Gli italiani e la crisi Roberta Carlini descrive alcuni dei tratti principali di questi cambiamenti, attraverso una narrazione a forma d’inchiesta, che affronta tre colonne portanti della nostra società: la famiglia, il lavoro, la scuola (Laterza, pp. 172, euro 13). Un libro che, descrivendo il presente, parla anche di futuro, perché gli effetti di oggi saranno le cause dei cambiamenti di domani.
L’invecchiamento della popolazione è tra i temi spesso usati per alimentare la contrapposizione tra padri e figli o per lanciare una proposta che allunghi ulteriormente l’età pensionabile. Non si torna mai indietro a capire perché nel 2014 il tasso di natalità è stato il più basso dall’unità d’Italia, così come era stato ai minimi storici nel 1995.

Un mondo dal respiro corto

di Valerio Calzolaio
I gas serra nel lunghissimo periodo impattano sul clima del vivente umano e non umano, nel breve e nel lungo periodo, fra l’altro, sul respiro e sulla salute della oltre metà cittadina degli umani. La riduzione delle emissioni petro-carbonifere (specie quelle di trasporti e riscaldamento) non serve solo a contenere il riscaldamento del pianeta e i conseguenti costi finanziari e sociali, ma anche a ridurre l’inquinamento atmosferico. Sotto questo punto di vista a Parigi si è capito molto (qui l’adattamento serve a poco) e deciso poco. Lo si capisce ancor meglio ogni giorno che passa a Pechino e a Roma (misurandolo in modo più sofisticato della sola anidride carbonica).
Nei commenti alla Cop21 sono stati sprecati aggettivi storici. Tutti le capitali e le nazioni che ospitano un’importante conferenza Onu vogliono aver lasciato un segno indelebile nel percorso dell’umanità, ogni capo di governo e ogni ministro vogliono poter dire di aver influito su una svolta epocale durante il proprio mandato, ogni militante e ogni interesse costituito vuole non sprecare il proprio tempo. Le categorie del bicchiere mezzo pieno-vuoto, della rivoluzione e del fallimento, di ottimismo-pessimismo ritornano ciclicamente e non aiutano a comprendere.

Se la crisi italiana parla straniero

di Roberto Ciccarelli 
La crisi ha colpito i lavoratori stranieri più degli italiani. Chi ha resistito tra un part-time involontario e un contratto a termine di breve durata, oggi si ritrova intrappolato in un mercato del lavoro fatto di occupazioni poco qualificate e non corrispondenti al livello di conoscenze acquisite con una laurea. Il rapporto Istat sull’integrazione degli stranieri nel mercato del lavoro italiano, pubblicato ieri, descrive un paese che comincia ad assumere un profilo più simile a quelli europei con storie di immigrazione consolidate, ma anche un mondo dove vige un’unica legge uguale per tutti: la precarietà e la sotto-occupazione.
Nel 2014 i lavoratori stranieri attivi tra i 15 e i 74 anni erano 2,3 milioni. La popolazione nata all’estero è stimata in 5 milioni 169 mila individui ed è aumentata del 58,8% dal 2008. Un aumento notevole dovuto anche alla quota dei nati all’estero che è «molto elevata per gli stranieri e i naturalizzati».

Dalla parte del cielo

di Francesco Martone
Provare a leggere i risultati della COP21 di Parigi inforcando un paio di lenti bifocali potrebbe essere esercizio utile e necessario, piuttosto che fermarsi al contingente,alla buccia esterna di un processo negoziale che si trascina da anni, e che è andato via via aggregando altri processi, ed altre iniziative. Un paio di lenti bifocali che permettano di decodificare quello che è successo a Parigi, e quel che ci aspetta nel futuro. Queste lenti però sono fatte di altro materiale, non sono quelle che trovi nei libri di scienza, di climatologia, nelle migliaia di elaborazioni sulla capacità di assorbimento della Terra o delle foreste incontaminate, non sono quelle riposte nei cassetti di governanti, o uomini d’affari, o condivise con solerti esperti, professionisti d’impresa o del mondo non-governativo.

L’Unione Bancaria nuoce all’Italia. Consulta e Cassa Depositi intervengano

di Enrico Grazzini
A causa delle pessime regole dell'Unione Bancaria decise dalla Commissione Europea sotto dettatura del governo tedesco, il risparmio italiano e l'intero sistema bancario nazionale sono a rischio. Dopo che i buoi sono scappati dalla stalla – ovvero dopo che migliaia di ignari e innocenti piccoli risparmiatori hanno perso tutti i loro soldi, come è successo nel caso delle quattro banche regionali Banca Marche, Carife, Popolare Etruria e CariChieti – Matteo Renzi, leader maximodel governo italiano, si lamenta che la Unione Europea usa due pesi e due misure: uno per la Germania e l'altro per l'Italia (e per gli altri paesi cosiddetti periferici dell'eurozona). La Germania fa quello che vuole non solo sulle banche, ma anche sull'immigrazione e sull'energia e sul business con la Russia. Renzi se ne accorge solo ora? Meglio tardi che mai! 

500 euro di terrore. L’integrazione nell’epoca dello stato di emergenza

«Habemus Bonus!», potranno finalmente gridare i neo-diciottenni. 500 euro una tantum contenuti in una carta acquisti consegnata dal governo ai futuri votanti. «Che figata!», verrebbe da rispondere: cinema, teatri, concerti, musei tutto in un cip. Le ragioni di cotanta munificenza le ha spiegate il loquace Matteo in uno dei suoi ultimi interventi pubblici: si tratta di «combattere il terrore con la cultura». Se ci avessero pensato in Francia qualche mese fa, i fanatici del Daesh al Bataclan ci sarebbero andati a ballare. Bisogna riconoscere che c’è del genio.
La strategia argomentativa è d’altra parte il grandioso supporto ideologico di un’altrettanto geniale strategia contabile. Se si tratta di sicurezza e di lotta contro il terrorismo, i soldi si trovano e gli Stati membri dell’Unione possono andare in deficit senza troppi sensi di colpa. Devi dare un aumento alle tue forze dell’ordine, che da sempre lamentano di essere sottopagate?

Lavoro, classe e movimenti nell’Italia della crisi. Dove sono i nostri?

di Collettivo Clash City Workers
Il progetto Clash City Workers nasce a Napoli nel 2009 e si diffonde a Roma, Firenze e Padova, in piccolo anche a Milano, Torino e Verona, dove si sono sviluppati dei nodi del collettivo Clash. Di base è nato dall’esigenza di trovarsi, dal fatto di essere sempre stati legati a livello ideologico a una visione della società che vede il lavoro al centro quantomeno del ragionamento politico, una visione che però non aveva gli strumenti adeguati per leggere la realtà che si trovava di fronte: andavamo davanti ai luoghi di lavoro a distribuire il volantino ma non riuscivamo a parlare con i lavoratori, ad avere con loro una relazione, proprio perché il nostro approccio era puramente ideologico. In più si aggiungeva la constatazione che quel lavoro che i media raccontavano non esistere più, o perlomeno essere confinato a una parte marginale delle nostre vite, di fatto lo vivevamo direttamente, o anche indirettamente perché disoccupati e studenti che si andavano a formare per poi inserirsi nel mercato del lavoro.

Unioni civili in Grecia, una legge per tutti

di Teodoro Andreadis Synghellakis 
I patti di convivenza, per tutti i cittadini greci, sono legge dello stato ellenico. La Voulì, il parlamento di Atene, ha dato luce verde alla legge, con 193 sì, 56 no e 51 astenuti. A favore si sono espressi tutti i parlamentari di Syriza, quelli dell’area progressista e di centro dei socialisti del Pasok, quelli del Fiume e i parlamentari dell’Enosi Kendròon, l’Unione di Centro. Un no secco è invece arrivato dai comunisti ortodossi del Kke — che hanno definito le convivenze gay «una questione privata» — e dai neonazisti di Alba Dorata. I partner di governo di Syriza, i Greci indipendenti, si sono spaccati: sei hanno mantenuto l’atteggiamento negativo iniziale, mentre tre (tra cui la ministra del turismo, Elena Koundourà), si sono espressi a favore. Infine, il partito di centrodestra, Nuova Democrazia, si è diviso tra astensione, rifiuto dell’estensione dei diritti civili alle coppie gay, e appoggio della nuova legge.

La minacciosa avanzata dell’estrema destra in Europa

di Marcello Musto
Il secondo turno delle elezioni regionali francesi nel dicembre 2015 è terminato con una sconfitta per il Fronte Nazionale. Questo partito è, tuttavia, una concreta minaccia per la Francia e per l’Europa. Sotto la leadership di Marine Le Pen, era balzato al 17,9% nelle elezioni presidenziali francesi del 2012, era diventato il più grande partito francese nelle elezioni europee del 2014, un quarto dei voti alle elezioni per i dipartimenti nel marzo 2015 e infine ha il 27,7% in queste elezioni regionali. E’ un successo che non si può spiegare soltanto in relazione all’attacco di Parigi in novembre; ha a che vedere con un cambiamento politico più profondo che sta avendo luogo in tutta Europa.
Negli scorsi 20 anni, i poteri decisionali sono stati trasferiti sempre di più dalla sfera politica a quella economica. L’economia ora domina la politica ed è spesso rappresentata come un settore separato non suscettibile al cambiamento, che l’agenda e assicura che le scelte fondamentali siano al di fuori del controllo popolare.

Alle radici culturali lontane dello sfacelo ecologico

di Mario Porro
Si cita spesso, fra le riflessioni fondative dell’etica ambientale, un saggio apparso su “Science” nel 1967, The Historical Roots of Our Ecological Crisis, opera dello storico delle tecniche Lynn White jr. (1907-1987); il saggio venne tradotto da Silvia Laila in italiano nel numero di marzo/aprile (credo sia ormai introvabile) del 1973 della rivista “il Mulino”. L’idea centrale era che “le radici storiche della nostra crisi ecologica” andavano cercate nella tradizione ebraico-cristiana. La sacralizzazione esclusiva dell’uomo, immagine di quel Dio che affida ad Adamo il compito di dare un nome a vegetali e animali per divenirne padrone, prepara il terreno su cui può sorgere l’ideale della modernità: il sapere-potere della scienza, baconiana e cartesiana, invita al dominio umano di una natura ridotta a puro meccanismo, privato d’anima. Lynn White jr. terminava il saggio con le parole: “Forse dovremmo meditare sulla più grande figura del cristianesimo dopo quella di Cristo: san Francesco d’Assisi […]. La chiave per comprendere Francesco è la sua fede nella virtù dell’umiltà, non la semplice umiltà individuale, ma l’umiltà dell’uomo come specie.

Ora si attacca al cuore la democrazia scolastica

di Marina Boscaino 
In un paese normale ci si sarebbe aspettati delle scuse accalorate ed il tentativo di allontanare in tutti i modi accuse e sospetti. Ma il nostro – il paese di Mussolini, Tambroni, Scelba, Pomicino, De Michelis, Craxi, Berlusconi, Scilipoti, Renzi – non è un paese normale. È accaduto che l’ANP (Assoziazione Nazionale Dirigenti Scolastici e Alte professionalità) abbia pubblicato delle slides per la formazione, che nei giorni scorsi hanno suscitato un grande e ragionevole scandalo. Veniva infatti in esse segnalato un identikit di “docente contrastivo” (leggi pensante, divergente, critico, dialettico, incapace di ossequio e di acquiescenza) indesiderabile nella “Buona Scuola”. Non solo. Il materiale per la formazione passava dalla compiaciuta considerazione che gli insegnanti “non avranno la certezza di una scuola vita natural durante, come adesso”, all’ossimorica celebrazione del dirigente “specialista del generale”.

Alain Badiou e la ricerca della felicità

di Benedetto Vecchi 
Non c’è felicità se la verità è assente. Attorno a questo binomio Alain Badiou tesse, nel volume Metafisica della felicità reale (DeriveApprodi, pp. 95, euro 12), ultimo, in ordine di tempo, nodo della sua fitta rete programmatica sulla prassi filosofia contemporanea che ha preso il via, nel 1989, con la prima edizione del Manifesto per la filosofia (Feltrinelli), per poi essere ulteriormente definita nella seconda versione edita da Cronopio. Anni di sconfitta del marxismo; anni di assenza di verità e della conseguente felicità.
Nell’intervallo tra i due volumi Alain Badiou ha macinato molte pagine per affrontare la sconfitta del marxismo novecentesco, stabilendo un sodalizio con Slavoj Zizek attorno alla provocatoria difesa della «variante» maoista e terzointernazionalista del pensiero comunista, definendo la sconfitta del movimento comunista come una parentesi, perché l’idea comunista è come l’araba fenice: rinasce sempre dalla sue ceneri. La sua idea comunista sembra tuttavia più una «teologia» che una critica dell’economia politica.

55mila nuove case per i coloni

di Michele Giorgio 
Una immensa colata di cemento in Cisgiordania e a Gerusalemme Est che, se realizzata, confinerà i palestinesi in quei cantoni che un giorno saranno, forse, chiamati Stato di Palestina. Il ministro dell’edilizia israeliano Yoav Gallant ha dato il via a piani preliminari di sviluppo delle colonie ebraiche che prevedono la costruzione nei prossimi anni di 55.548 case. A denunciarlo è stato ieri il movimento Peace Now. La rivelazione si abbina alle dichiarazioni fatte ieri dal ministro Naftali Bennett, leader dell’ultranazionalismo religioso. «È giunto il momento di dire che Eretz Israel (la Terra di Israele) ci appartiene – ha detto Bennett alla radio militare — Dobbiamo passare dalla difensiva ad un’iniziativa con cui la sovranità israeliana sia estesa alle parti della Giudea-Samaria (Cisgiordania, ndr) che sotto nostro controllo», ha aggiunto il ministro alla radio militare riferendosi alla Zona C, il 60% della Cisgiordania occupata, sotto il controllo esclusivo di Israele.

In Europa la legge è più uguale per il più forte

di Alberto Bagnai
Lettera a Lars Feld, consigliere economico della cancelliera tedesca, Angela Merkel. 
Caro Lars, ho letto con interesse ma senza sorpresa la tua affermazione sul Corriere della Sera di sabato secondo cui nel 2016 l’Italia dovrà affidarsi alla Troika. Conosco le tue posizioni da quando ti invitai al convegno sull’Eurozona organizzato l’aprile scorso dal think tank a/simmetrie: i paesi del Sud sono in una crisi di debito pubblico causata dalla loro scarsa competitività, cioè dal fatto di avere salari privati troppo alti (ma che c’entra il debito pubblico coi salari privati?); dato che il deficit è brutto, il surplus è bello, quindi la Germania non deve cooperare e chi è in crisi deve fare i compiti a casa (ma se nessuno fosse in deficit, come farebbe la Germania a essere in surplus?). Con questi presupposti, è ovvio che tu ti opponga allo schema europeo di assicurazione dei depositi (Edis, European Deposit Insurance Scheme), offrendoci, in alternativa, il ricorso alla Troika.

Tutti si pentono un attimo prima di morire

di Giulio Cavalli
Dicono che in fondo succeda sempre così, che basti l’ultimo respiro fatto in coscienza per pentirsi di tutti i peccati e poi andarsene. Di per sé risulta anche abbastanza comodo, a pensarci bene: è come vivere tutta la vita tenendosi in tasca il bigliettino del «pentiti gratis» in un Monopoli a grandezza naturale. I cattolici vedono in quell’estrema conversione un’occasione di riscatto mentre i cinici laici sanno bene quanto conti la possibilità di uscirne puliti anche all’ultimo metro.
La conversione di Bondi invece rientra nella metafisica, ai bordi della patologia, se è vero che l’ex ministro più pubblicamente servile dell’epoca Berlusconi ha deciso di annunciare la propria conversione con un’intervista che risuona come un miserere: “Berlusconi pensa ai suoi interessi” ha dichiarato il Sancho Panza tradito estraendo dal cappello anche una similitudine tra Silvio e il Conte Ugolino tanto per ricordare a tutti la sua buona cultura generale.

Di chi ha paura l'Isis?

di Justin Podur 
Kabul è la capitale dell’Afghanistan, una città di più di cinque milioni di abitanti che si è trasformata completamente dal 2001. Kandahar era, e resta, una roccaforte dei talebani. L’autostrada tra Kabul e Kandahar, che passa per Wardak, Ghazni e Zabul è a volte chiamata l’Autostrada della Morte. Un giornalista britannico, scrivendo nel 2012, l’ha definita un “tirassegno pieno di crateri di bombe lungo 300 miglia”. La maggior parte degli afghani non ha altra scelta che percorrerla. Decine di persone che prendono l’autostrada sono uccise ogni anno.
Agli inizi del 2015 sopravvissuti dell’autostrada hanno raccontato al giornalista Samad Ali Nawazesh lo schema degli attacchi: “Quando siamo sull’autostrada Kabul-Kandahar diretti a Jaghoori siamo accostati da molti tipi di rapinatori e individui armati. Perquisiscono i passeggeri, derubano e lasciano andare alcuni. A volte decapitano i passeggeri”.

A tutte e tutti coloro che rifiutano la guerra, gli interventi militari e il commercio delle armi

di Piattaforma Sociale Eurostop
Il 16 gennaio 2016 saranno esattamente 25 anni dai primi bombardamenti USA nella prima guerra d'Iraq, con i quali si è dato avvio a quella terza guerra mondiale a pezzi di cui ha parlato Papa Francesco. Questa guerra giustificata per esportare la democrazia e combattere il terrorismo è invece cresciuta su se stessa trascinando tutto il mondo in un piano inclinato che non pare avere fine.
La guerra non è la risposta al terrorismo, che invece alimenta, ma viene generata da sporchi interessi per sporchi affari, dallo scontro sulle fonti energetiche, dai conflitti di potenza, dalla vendita delle armi.

Un patrimonio di buone pratiche da condividere

di Stefano Catone
Quello dell’Associazione Comuni Virtuosi. Pratiche da condividere, dalla più sperduta valle alpina a tutte le isole, perchéil cambiamento spesso passa dalle piccole cose, fatte bene, con cura e con attenzione.
Anche quest’anno troveranno spazio nel programma della Scuola di altra amministrazione, che prevederà cinque edizioni straordinarie in altrettante città italiane: Bologna, Milano, Torino, Roma e Caserta, tutte tra febbraio e marzo.
«Il nostro sforzo – scrivono gli organizzatori – è quello di mettere a disposizione le competenze e l’esperienza acquisite sul campo per dare informazioni base rispetto agli enti locali a chi si andrà a candidare (nelle grandi città così come nei comuni limitrofi) per il consiglio comunale».

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Mani Tese: la fame rimane sconosciuta

Anche dopo il successo di Expo2015, in fatto di fame nel Mondo quasi un italiano su due ammette di saperne molto poco, il 39 per cento pensa che a soffrirne siano tra 1,6 e 3 miliardi e una persona su cinque non sa nemmeno indicarne un valore approssimativo.
A oltre un mese dalla chiusura di Expo2015 Mani Tese ha presentato oggi allo Urban Center a Milano -alla presenza del vicesindaco Francesca Balzani e dell’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino- l’indagine realizzata insieme ad AstraRicerche sulla percezione degli italiani della fame nel Pianeta, delle sue cause e delle possibili soluzioni. Ma a proposito delle cause della fame e della malnutrizione il 57,1 per cento pensa che la Terra sia in grado di nutrirci tutti e per l’82,7 per cento il problema sta nel modello economico che favorisce una parte del mondo rispetto ad altre.

I quattro errori sulle banche e quell'obbligo di trasparenza

di Ferdinando Giugliano 
Il clamore per la vicenda delle quattro banche salvate il mese scorso grazie a un decreto del governo è a prima vista difficile da conciliare con l'importanza che le stesse ricoprono all'interno dell'economia nazionale.
I quattro istituti - Banca Etruria, Banca Marche, Cari-Chieti e CariFerrara - possiedono appena l'1 per cento degli asset bancari italiani. Il costo dell'operazione, interamente fronteggiato da privati, è intorno ai 4 miliardi di euro, soltanto il 2,5 per mille del nostro prodotto interno lordo. I risparmiatori coinvolti - e che hanno visto i propri investimenti azzerati - sono secondo alcune stime circa 140.000, meno di un italiano su 400.

L’anno del “sogno europeo” sta alla fine terminando

di Jerome Roos 
Non è stato un anno molto buono per l’”Europa”, almeno non secondo il concetto di un continente liberale e unificato che nei decenni postbellici ha finito per incarnarsi nelle istituzioni dell’Unione Europea e nella sua spinta a “un’unione ancor più stretta” per “eliminare le barriere che dividono l’Europa”.
Tormentati da uno stato di crisi perpetua, azzoppati da un debilitante “deficit di democrazia” e con di fronte lo spettro indomabile di una destra reazionaria risorgente, molti degli ambiziosi obiettivi che un tempo sostenevano il progetto europeo stanno ora cedendo il passo ai demoni del passato. Razzismo, nazionalismo e xenofobia sono in ascesa, mentre si stanno rapidamente intensificando le disparità tra le persone.

La storia di Moses. Così l’Italia respinge arbitrariamente i migranti

di Gaetano de Monte
“Sono arrivato il 7 dicembre del 2015 dal porto di Taranto. Lì tutti parlavano soltanto italiano. Nessuno ha parlato con me in inglese o nella mia lingua. Non ho saputo come chiedere protezione. Ho soltanto messo la mia firma su diversi fogli ma non saprei dire cosa ci fosse scritto”. È il racconto reso il 18 dicembre da Moses, 25enne di nazionalità nigeriana, davanti al giudice della seconda sezione civile del tribunale di Bari, Maria Rosaria Porfillo, che era stata chiamata a pronunciarsi in relazione al provvedimento di respingimento disposto dal Questore di Taranto e al successivo decreto di trattenimento firmato dal Questore di Bari.
L’udienza di convalida del provvedimento si è svolta lo scorso 18 dicembre nei locali del Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Bari, dove l’uomo è recluso dal 7 dicembre. All’indomani è giunta la sentenza. Sussiste una gravissima violazione degli articoli 13 e 24 della Costituzione è scritto così nel decreto di pronunciamento.

lunedì 28 dicembre 2015

Renzi il populista padrone assoluto della Tv

Intervista a Marco Revelli di Andrea Giambartolomei 
Un attacco violento. L’ennesimo atto di “populismo di governo”, come teorizza in Dentro e contro (Laterza), il suo ultimo saggio. Così Marco Revelli, professore di Scienza della politica all’Università del Piemonte Orientale, descrive la riforma della Rai approvata dal Senato il 22 dicembre.
Come giudica questa riforma della Tv di Stato? 
«Difficile trovare una parola giusta. Forse “indecente” è quella che più si addice. È una violenza al sistema mediatico e forse nemmeno Silvio Berlusconi sarebbe arrivato a far tanto, facendo dipendere la tv pubblica direttamente dal governo. Si va al di fuori del quadro democratico». 
C’era da aspettarselo? 
«Sì, perché segue una serie di ‘editti bulgari’ per far conformare i media all’ottimismo di Stato». 

Sulla Spagna la disinformazione è liberista

di Massimo Serafini e Marina Turi 
Leggendo i commenti alle elezioni in Spagna sui principali quotidiani italiani, La Repubblica e Il Corriere della Sera tra gli altri, si resta sconcertati. La grande novità del voto spagnolo, il superamento del bipartitismo e la conseguente instabilità politica che ne è derivata, per l’irruzione sulla scena di Podemos e Ciudadanos, viene frettolosamente ricondotta al dilagare del populismo.
Sbrigativamente il successo di Podemos viene equiparato a quello recente del Front National in Francia o dell’ultradestra nazionalista in Polonia o al dimenticato tentativo di Syriza in Grecia.
La differenza è solamente che quello di Podemos è un populismo di sinistra che naturalmente accomuna il partito di Pablo Iglesias al Movimento 5 stelle italiano. Ecco che un nuovo spettro si aggira per l’Europa: il populismo.

Quel che abbiamo realizzato sinora. Intervista a Jeremy Corbyn

Intervista a Jeremy Corbyn di Hilary Wainwright e Leo Panitch
Leo: La tua notevole campagna per la dirigenza non solo ha raddoppiato la base del partito ma ha anche galvanizzato complessivamente 400.000 persone a iscrivervisi. E’ francamente una cosa senza precedenti dovunque in termini di mobilitazione di un partito di sinistra nei decenni recenti. Che cosa pensi rifletta questo in termini delle possibilità di una nuova politica, non solo in Gran Bretagna ma più diffusamente, specialmente in Europa?
Jeremy: Penso che la nostra campagna abbia appassionato persone che erano molto depresse per i risultati elettorali e molto depresse per l’analisi che era offerta al termine di essa, che consisteva sostanzialmente nella considerazione che il Labour non era sufficientemente manageriale e che avremmo dovuto essere dirigenti migliori per far meglio in futuro. Io sono arrivato sulla scheda davvero solo per una combinazione di persone, da quelli che volevano assolutamente soltanto che fosse proposta un’alternativa e quelli che pensavano che avrebbe dovuto esserci un dibattito democratico nel partito. Questo ha dato il via alla campagna sui media sociali che ha incoraggiato altri a partecipare.

Il 2015 dell'occupazione

di Bruno Anastasia
Le fonti ufficiali e amministrative convergono su alcuni punti per quanto riguarda la dinamica dell’occupazione nel 2015. Aumentano gli occupati, soprattutto nei servizi e nel lavoro dipendente. In calo i rapporti di collaborazione, mentre sono consistenti gli effetti della decontribuzione.
1. La dinamica dell’occupazione
Sulla dinamica dell’occupazione nel 2015 abbiamo ormai a disposizione numerose informazioni statistiche aggiornate al terzo trimestre o anche a ottobre. Alcune evidenze si possono cominciare a considerare acquisite: i due mesi che mancano alla fine dell’anno potrebbero determinare qualche correzione, ma non alterare i segni dei fenomeni. Dall’esame congiunto delle varie fonti ufficiali (Indagine sulle forze di lavoro Istat e dati di contabilità nazionale) e amministrative (Inps-Osservatorio sulla precarietà; ministero del Lavoro e network SeCo per le comunicazioni obbligatorie delle imprese ai centri per l’impiego) si può delineare il quadro che di seguito sintetizziamo.

Il bel tempo che ammazza il mondo

di Angelo Mastrandrea 
Non avrebbe potuto esserci sceneggiatura migliore contro i cambiamenti climatici di quella che madre natura ha architettato per questo Natale: una città come Pechino avvolta in una cappa di fumi tossici così densa che gli aerei non hanno potuto atterrare; temperature per niente polari sull’Artico; zero termico a 1100 metri sulle vette trentine, al punto da mettere a rischio persino la tenuta della neve artificiale sulle piste da sci; alluvioni devastanti in Gran Bretagna, primavera anticipata a New York e mimose in fiore in Liguria. Nulla di nuovo, a ben vedere, solo la degna chiusura di un anno caldo come pochi altri, con temperature medie mediterranee sulle Alpi e punte di oltre 40 gradi in estate in tutta la Mitteleuropa.
Se così stanno le cose, lascia il tempo che trova lo «storico accordo» (com’è l’ha definito il presidente Laurent Fabius, socialista francese) appena raggiunto alla conferenza sul clima Cop 21 di Parigi.

Lotta alla povertà: solo un canto di Natale?

di Tortuga
Charles Dickens, nel suo “Canto di Natale”, raffigura la società delle Poor Law, leggi di contrasto alla povertà che non solo non raggiungevano lo scopo, ma anzi aumentavano l’esclusione sociale nell’Inghilterra vittoriana, attraverso la segregazione e lo sfruttamento dei meno abbienti nelle workhouse. L’Italia del 2015 è certamente diversa dall’Inghilterra dell’Ottocento, ma, come ai tempi di Dickens, gli strumenti di lotta alla povertà sono ancora inadeguati.
Se guardiamo infatti all’evoluzione della percentuale di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale in Italia fra il 2007 e il 2014, si nota come il divario con l’aggregato dei paesi dell’unione (UE 27) sia aumentato vistosamente a partire dal 2010. I meccanismi di protezione sociale in Italia sono quindi più deboli, in media, rispetto a quelli in atto negli altri paesi dell’Unione.

Il divario tra Nord e Sud Italia anticipatore della forbice in Europa

Intervista a Emiliano Brancaccio di Emanuele Imperiali
Un’Italia spaccata in due, con il Settentrione che finalmente registra qualche timido segnale di ripresa mentre il Mezzogiorno anche quest’anno rimane al palo. E’ il quadro che emerge dall’ultimo rapporto di Bankitalia sulle economie regionali. Dell’allargamento della forbice tra Nord e Sud discutiamo con Emiliano Brancaccio, docente di Economia politica presso l’Università del Sannio e autore di ricerche pubblicate a livello internazionale dedicate alla divergenza tra aree economicamente più forti e aree più deboli d’Europa.
Professore, per Bankitalia e altri istituti di ricerca a fine anno il Centro-Nord segnerà un aumento del Pil di circa un punto percentuale, mentre al Sud dovremmo registrare crescita zero. L’uscita dal tunnel della crisi riguarda solo le regioni più ricche del paese?