La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 8 gennaio 2016

Costruire con il referendum

di Massimo Villone
Alla rottamazione renziana seguono le riforme renziane. Il legame è stretto, perché — come scrive Mastropaolo vedendo nel voto sulla riforma costituzionale un referendum anti-casta — Renzi è un pezzo di nuova casta che vince sulla vecchia attraverso la rottamazione. Il secondo atto è cementarsi nel potere attraverso le riforme. Nulla accade per caso. Per consolidare i nuovi padroni nelle stanze dei bottoni serve comprimere la rappresentatività, togliere voce ai dissensi, chiudere l’accesso alla politica e alle istituzioni per le new entries, ridurlo per tutti gli altri. È appunto questo l’effetto che si produce con megapremi di maggioranza, ballottaggi, soglie di accesso, parlamentari nominati dall’alto, chiusura di una camera su due, controllo dell’agenda parlamentare da parte del governo, stravolgimento del sistema di checks and balances.

Senza politica economica non c’è speranza

di Roberto Romano 
Il 2016 si è aperto con tante e tali contraddizioni che sarebbe difficile dare un senso al presente e al futuro prossimo. Il prezzo del petrolio è in caduta libera, le borse viaggiano a corrente alterna e con picchi che sono più di un campanello d’allarme; la Cina proprio non riesce a guidare il rallentamento della crescita economica fondata sulle esportazioni - la domanda interna non è ancora sufficiente per sostenerla -; i paesi emergenti manifestano segnali negativi che potrebbero diventare un po’ peggio di negativi dato l’aumento dei tassi di interesse della FED - una parte consistente del loro debito è nominato in dollari -. Poi abbiamo i paesi a capitalismo avanzato e/o maturo che proprio non riescono a consolidare la crescita: ci sono paesi che registrano una crescita lenta, altri che nei decimali costruiscono riscatti mediatici modello stars wars il ritorno dello Jedi, altri paesi sono in recessione e con una struttura produttiva dimezzata. Proprio nei momenti di grande crisi il sistema economico –capitalista- si rigenera disegnando nuove istituzioni e politiche. In altri termini siamo vivendo una fase molto particolare, cioè stiamo passando dal Minsky process al Minsky moment (A. Variato, A, Vercelli). 

Jobs Act, l’occupazione stagna ma Renzi grida al miracolo

di Roberto Ciccarelli
Abolite la realtà. Sterminate i poveri, saggi gufi. Per Renzi l’Italia ha il segno più e l’occupazione vola. La storia è nota: le «riforme» funzionano, avanti la prossima. Il disco è rotto. «La disoccupazione che continua a scendere è dimostrazione che il Jobs Act‬ funziona. L’Italia che riparte, riparte dal lavoro #lavoltabuona» ha scritto ieri su twitter il presidente del Consiglio commentando i dati Istat sull’occupazione a novembre. «La disoccupazione è ai minimi da tre anni – ha detto il ministro del lavoro Poletti — Auguri sinceri a tutti quelli che hanno avuto un lavoro e a quelli il cui contratto precario è stato trasformato in rapporto di lavoro stabile e un grazie agli imprenditori».
È una narrazione tossica, contro la quale fortunamente crescono gli anticorpi, insieme alla capacità diffusa di leggere i numeri: la vera ossessione per un governo che li considera uno spauracchio. Manca il coraggio della verità per dire ai cittadini che in Italia l’occupazione è stagnante, c’è una crescita del lavoro a termine e precario, insieme a un balzo di tigre dell’inattività sul mercato del lavoro tra i 15 e i 64 anni. Lì’occupazione creata, Poletti dixit, è il risultato delle trasformazioni dei vecchi contratti. Non è nuova occupazione in settori produttivi.

La “continuità” del prefetto e l’alternativa della sinistra

di Sandro Medici
Intraprendente, questo prefetto Tronca. Dovrebbe limitarsi all’ordinaria amministrazione, tenere accese le luci del Campidoglio, spolverare la statua di Marc’Aurelio, gestire insomma il consueto flusso burocratico cercando di non causare ulteriori danni alla città, e invece comanda, dispone, delibera, pianifica.
Ha presentato un programma di 740 pagine (settecentoquaranta), con cui si delinea il futuro di Roma: prima di lui, nessuno, nessun sindaco s’era avventurato in un’impresa tanto ambiziosa. Sostiene d’averlo definito sulla base degli ultimi indirizzi politici della giunta dimissionaria e dunque d’aver semplicemente agito in coerenza e continuità con i suoi defenestrati predecessori. I quali, evidentemente, intendevano aumentare tasse e tariffe, privatizzare gli asili nido, smembrare le aziende comunali, sfruttare il lavoro volontario, svendere il patrimonio pubblico, affidare al mercato i beni culturali: ci piacerebbe ricevere qualche smentita, che tuttavia nessuno, nel centrosinistra e dintorni, sembra ritene––––––a doverosa.

giovedì 7 gennaio 2016

La deflazione, il gelo che attanaglia l’Europa

di Roberto Romano
L’inflazione ha sempre lo stesso segno da ormai 3 anni: rimane stabilmente più bassa dall’obiettivo del 2% indicato dalla Bce. Per il terzo anno consecutivo l’Italia manifesta un’inflazione quasi negativa (0,1% nel 2015, contro lo 0,2% del 2014), mentre in Europa è a 0,4%, ma comunque con un andamento negativo che preoccupa tanto gli economisti quanto il presidente della Bce. La stessa “classificazione” dell’inflazione riflette la profondità della crisi europea e italiana in particolare: da una parte la crescita dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, dall’altra la riduzione dei prezzi dei beni energetici.
Sostanzialmente il paese e l’Europa sono in piena deflazione e non è una buona notizia. Per decenni in Europa la parola più usata è stata inflazione, ma fin dall’avvio dell’Unione europea (1992) il rischio principale delle politiche economiche europee era la deflazione. Se tagliamo spesa pubblica e salari per troppo tempo, prima o poi la domanda interna si contrae.

Un presidente emerito sul carro del premier

di Michele Prospero
È molto interessante l’intervista di Giorgio Napolitano al Corriere della sera perché svela, tra le altre cose, un particolare intreccio tra istituzioni e media che si è consolidato negli ultimi anni. Anzitutto colpisce (come rivelatrice di un clima che tende a coprire, sviare, manipolare) una domanda formulata da Marzio Breda, quirinalista tra i più autorevoli.
Vale la pena trascriverla: «…senza contare il referendum confermativo, che per qualcuno Renzi vorrebbe trasformare in un plebiscito su di sé e al quale lega il proprio futuro politico». E’ impensabile che Breda non conosca le innumerevoli dichiarazioni del presidente del consiglio, che da mesi annuncia il referendum, come scelta salvifica. Con parole in libertà, anche il ministro Boschi ha spesso annunciato: «importante è rispettare l’impegno assunto per tenere la consultazione referendaria nel 2016». Con chi ha concordato l’appello al popolo sovrano e a quale titolo?

In uno «stato innovatore» tutta la Rete ha da essere pubblica

di Vincenzo Vita 
In un documentato articolo di Alessandro Longo su Repubblica di ieri, si annuncia con una certa enfasi la costruzione di una rete pubblica in fibra ottica dedicata ai 7.300 comuni considerati a «fallimento di mercato». Il soggetto attuatore dovrebbe essere la società del ministero dello sviluppo Infratel Italia.
L’esecutivo si è convinto finalmente di intraprendere l’unica via credibile per coprire il territorio con connessioni adeguate alla società dell’informazione, vale a dire con il ruolo diretto della sfera pubblica? Del resto, come ci ricorda nei suoi scritti Mariana Mazzucato, l’evoluzione delle tecniche è percorribile sul serio solo se la scintilla viene dallo «stato innovatore». Da solo, il mondo privato si ritaglia le zone di sicuro profitto, lasciando al loro destino quelle meno abbienti.
Sembra, insomma, essersi determinato a fine dicembre un cambio di rotta impresso dallo specifico comitato che fa riferimento a palazzo Chigi.

Il lavoro centrifugato

di Maurizio Ricciardi 
Nell’ultimo secolo il lavoro salariato ha percorso un moto circolare che sembra averlo riportato alla sua condizione iniziale di assoluta mancanza di potere sociale. Il volume di Graziano Merotto, La fabbrica rovesciata. Comunità e classi nei circuiti dell’elettrodomestico (DeriveApprodi, euro 50) descrive questo lungo movimento, ricostruendo la vicenda politica di una vasta porzione di classe operaia impiegata a produrre elettrodomestici nel cuore del Nordest, ovvero dalla provincia di Treviso fino a Pordenone. Come scrivono Ferruccio Gambino e Devi Sacchetto in un’intensa postfazione, però, non siamo di fronte né a un esercizio di sociologia del lavoro né alla storia sociale di un distretto produttivo. Questa è la storia dell’altra Marghera, ovvero di un polo di insubordinazione operaia, forse meno conosciuto ma che da molti decenni non si adegua alla continue ristrutturazioni aziendali e alla deferenza che esse pretendono.

Per rottamare Renzi bisogna proprio cambiare schema

di Aldo Carra
In uno scenario globale caratterizzato da crisi crescenti sul piano finanziario, geopolitico, umanitario, il contrasto tra la qualità della politica che servirebbe e quella che vediamo è clamoroso.
In Italia stiamo entrando nell’ottavo anno di crisi con un handicap enorme: rispetto all’inizio della crisi, sull’occupazione giovanile l’Italia ha recuperato lo 0,9%, la Spagna l’1,9%, la Germania il 2,7%; sulla produzione industriale l’Italia ha recuperato il 3%, la Spagna il 7,5%, la Francia l’8%, la Germania il 27,8%; il tasso di occupazione dei giovani in Germania si attesta al 44%, in Francia al 28%, in Spagna è sceso al 17%, in Italia è precipitato al 15,1%. Una crisi di questa portata avrebbe richiesto una mobilitazione delle migliori energie intellettuali e sociali, un coinvolgimento dei sindacati, dell’associazionismo e dei movimenti, una grande ricerca collettiva per delineare una nuova politica di innovazione produttiva, industriale e culturale; avrebbe richiesto la costruzione democratica di un progetto paese sul quale realizzare una nuova alleanza tra strati sociali, tra occupati e non e, soprattutto, un coinvolgimento straordinario dei giovani; un progetto paese di istruzione diffusa, di mobilità sociale, di innovazione in tutti i campi, di partecipazione collettiva e solidale per affrontare nuove povertà e nuove migrazioni.

Un dilemma confuciano

di Simone Pieranni
Ci sono due spiegazioni possibili all’ennesima provocazione del giovane leader nord coreano Kim Jong-un. Una prima riguarda la politica interna del paese e i consueti scontri di potere nello stato coreano e nel partito dei lavoratori, la seconda ha a che vedere con assetti internazionali e — nello specifico — dell’area geografica asiatica.
Per quanto riguarda il primo aspetto: Kim è giunto al potere giovane, poco conosciuto dal suo popolo (in Corea si dice che all’inizio del suo «mandato» fossero pochissimi i tradizionali ritratti appesi nelle case coreane) e in preda a un dilemma che potremmo definire «confuciano».
In un paese in cui tradizionalmente l’autorità morale ed etica si risolve in un conflitto generazionale gerarchizzato a favore degli anziani, la sua giovane età non ha giovato alla presa — e al successivo mantenimento — del potere.

Mai più soli di fronte agli abusi in divisa

di Giuliano Santoro 
Il telefono si illumina e vibra. Suona per tre volte. Se dall’altra parte nessuno risponde, la chiamata viene deviata automaticamente ad un altro cellulare, per altri tre squilli. Se ancora non c’è risposta, lo squillo rimbalza su un altro numero e così via, a cascata su un elenco di utenti.
Fino a quando qualcuno degli operatori non preme il tasto verde del suo apparecchio e accoglie la richiesta di soccorso. È questa l’ossatura essenziale del numero verde di Acad, associazione che ha trasformato la sigla che manifesta la diffidenza delle bande di strada verso le forze dell’ordine (Acab: «All cops are bastards») in una struttura di supporto «contro gli abusi in divisa». In questi giorni Acad compie due anni.
Al pronto intervento contro i soprusi di potere arrivano in media circa dieci chiamate a settimana. Queste telefonate sono l’emblema di una catena che rompe la solitudine, squarci di verità in un paese che si sta accorgendo di avere un problema con le forze dell’ordine.

Il divenire universale dell’autonomia individuale

di Roberto Ciccarelli 
È arduo per un giurista parlare del diritto di amare, dato che la disciplina che rappresenta ha usato l’amore come premessa di un progetto di controllo delle donne, ridotte a proprietà del coniuge, mentre la politica continua a decidere sulla vita di uomini e donne. E tuttavia, scrive Stefano Rodotà nel suo ultimo libro Diritto d’amore (Laterza, pp.151, euro 14), l’amore non rinuncia al diritto. Lo usa come un mezzo per realizzare una sua pienezza. Questo è possibile perché la sua storia è storia politica.
Proprietà, credito e obbedienza: questa è la triade usata dal «terribile diritto», il diritto privato, per assoggettare l’amore – e la vita delle persone — alla razionalità dello Stato e al dominio della legge. Rodotà conduce da sempre una critica instancabile a questo modello. Per lui il diritto d’amore, come tutti i diritti, non nasce dall’arbitrio soggettivo, né da un fondamento naturalistico, ma dal legame tra il diritto e la realizzazione di un progetto di vita. Il diritto è legittimato dalle persone che decidono di riconoscerlo e lo usano per affermare l’autonomia e la libertà di tutti, non solo la propria.

Kim Jong-un scherza con il fuoco

di Andrea Pira
Una provocazione che lascia molto scetticismo. La Corea del Nord ha annunciato di aver testato con successo la sua prima bomba all’idrogeno. La speaker dell’emittente ufficiale Kctv ha dato la notizia in tono solenne quando erano trascorse alcune ore dal rilevamento di un terremoto di magnitudo 5.1, scatenato da cause artificiali, localizzato non distante dal sito per test nucleari di Punggye-ri, qualche centinaio di chilometri a sud del confine con la Cina.
A stretto giro è arrivato il comunicato della Kcna, l’agenzia giornalistica del regime, che ha definito l’esperimento atomico — il quarto condotto da Pyongyang dal 2006 e il secondo nell’era Kim Jong-un — un fatto «spettacolare» possibile grazie alla «saggezza e alla tecnologia locale». La Corea del Nord, prosegue la nota, entra così nel ristretto novero di Stati che possiedono la bomba all’idrogeno, «il popolo coreano potrà dimostrare lo spirito di una nazione equipaggiata con il più potente deterrente nucleare».

Contro Trident, rimpasto pacifista nel governo-ombra del Labour

di Rachele Gonnelli
Fulminante in puro stile british la battuta con cui il premier David Cameron si è scusato per aver interrotto, con il suo primo discorso dell’anno alla Camera dei Comuni, «il rimpasto più lungo della storia», paragonando la lotta politica all’interno del Labour, con una caduta di sapore renziano, alla saga di Star Wars.
La verità è che il rimpasto da cui è emerso ieri il leader del Labour Jeremy Corbyn è durato soltanto 48 ore.
Ma è stato lungamente preceduto da stilettate su Twitter e prese di distanza in tv degli esponenti laburisti meno inclini a seguirlo su una direttrice chiara: il no alla guerra in vista di un prossimo voto sul rinnovo del programma nucleare Trident.

La règia “modernità” del contratto di lavoro intermittente

di Fabrizio Poggi
Nella prefazione alla terza edizione de Il Capitale di Marx, nel novembre 1883, Friedrich Engels scriveva che «Non poteva venirmi in mente di introdurre nel Capitale il gergo corrente in cui sogliono esprimersi gli economisti tedeschi, quello strano pasticcio linguistico in cui, per esempio, colui il quale si fa dare del lavoro da altri contro pagamento in contanti si chiama il “datore” di lavoro e “prenditore” di lavoro si chiama colui al quale viene preso il proprio lavoro contro pagamento di un salario. Anche in francese “travail” si usa nella vita di tutti giorni con il significato di “occupazione”. Ma a ragione i francesi riterrebbero pazzo l'economista che volesse chiamare il capitalista “donneur de travail” e il lavoratore “receveur de travail”».
Ma, è noto ormai da qualche migliaio di anni, che i nomi vengono dati alle cose per mascherarne la sostanza. In effetti, la distinzione non certo linguistica, con cui Marx separava lavoro e forza-lavoro – la seconda essendo l'unica merce posseduta dal lavoratore e, dunque, da lui alienabile, vendibile; il primo essendo l'estrinsecazione dell'uso che di quella può fare colui che la compra, cioè il capitalista – pare con successo svanita dal gergo corrente degli odierni rapporti tra produttori diretti e possessori di capitale.

La democrazia ha bisogno di virtù

di Marco Dotti
Dieci anni fa, un documento congiunto della Conferenza episcopale della Germania e del Consiglio della Chiesa evangelica tedesca, alla cui stesura partecipò il cardinale Reinhard Marx, poneva la questione: le democrazie europee possono sopravvivere in un contesto che sottovaluta la dimensione concreta delle virtù? Dieci anni dopo il dilemma è sempre lo stesso, ma la crisi morde più forte e il cardinale Marx rilancia la domanda agli attori della società civile, aziende comprese: possiamo permetterci di agire senza tener conto della nostra natura di soggetti morali?
Di che cosa hanno bisogno le nostre democrazie malate? Di più slogan, più educazione civica nelle scuole, più controllo, più società civile, "più Europa"? Di più "i", oltre alle tre di "internet-impresa-inglese" da infilare nello zaino dei ragazzini? Di più ottimismo? Di più lobby che facciano e disfino a loro gradimento?

Tensioni Iran-Arabia Saudita: nemmeno qui è religione

di Simone Benazzo
Il 2 gennaio l’Arabia Saudita ha giustiziato 47 detenuti accusati di “terrorismo”. Nonostante le vittime fossero perlopiù sunnite, l’uccisione del religioso sciita Shaykh Nimr Baqr al-Nimr, leader delle proteste contro il governo di Riyadh nel 2011, ha scatenato violente reazioni in Iran, stato di riferimento della comunità sciita globale. A Teheran è stata assaltata l’ambasciata saudita (qui il video) e dalla capitale iraniana sono giunte dure condanne dell’azione intrapresa dal governo saudita: la massima autorità religiosa, l’ayatollah Khameini ha parlato di una “vendetta divina” che si abbatterà sui politici sauditi per aver sparso sangue innocente e il vice-ministro degli esteri iraniano ha colto l’occasione per accusare espressamente l’Arabia Saudita di promuovere il terrorismo in Medio Oriente, dando alla vicenda i contorni di una crisi diplomatica.
La reazione saudita è stata immediata: il ministro degli esteri Adel al-Jubeir ha annunciato che le relazioni diplomatiche con Teheran sono interrotte, i diplomatici iraniani hanno 48 ore per lasciare il paese. A poche ore dall’annuncio ufficiale anche Sudan e Bahrein si sono accodate alla decisione saudita. Questa “crisi dei missili di Cuba” mediorentale ha rinfocolato la tensione tra i due stati, finora, più stabili del Medio Oriente.

Diritti&adozioni, divisioni incivili

di Maria Teresa Accardo
Non ci sarà nessun referendum sulla legge sulle unioni civili, come invece suggerisce a chi non le vuole Benedetto Della Vedova, fan di Monti ma anche tessera radicale. Benché quella del referendum sia una delle tante minacce del ministro Alfano, la strada del quesito è chiaramente un’arma scarica per chi si oppone alle unioni civili: l’elettorato sommergerebbe di ridicolo il dubbio sanguinoso che in questi giorni attanaglia la maggioranza del governo Renzi. E il Pd.
La legge Cirinnà sulle unioni civili ripartirà al senato il 26 gennaio. Entro il 22 sarà possibile presentare gli emendamenti. E quindi anche la proposta di quell’«affido rafforzato» al posto della «stepchild adoption» (e cioè l’adozione del figlio del partner) che forse salverebbe l’unità della maggioranza ma non quella del Pd, dando soddisfazione ai cattolici e umiliando i già pazientissimi laici. Ieri Alfano sull’Avvenire ha minacciato nuove «slavine» e sfracelli (compreso il carcere per chi fa ricorso all’«utero in affitto»), con parole però particolarmente sgradevoli, oltreché bugiarde: «La stepchild adoption rischia di portare il Paese verso l’utero in affitto, verso il mercimonio più ripugnante che l’uomo abbia saputo inventare».

Le sale d’aspetto per il nuovo mondo

di Linda Chiaromonte
È stata una porta d’ingresso al nuovo mondo, l’approdo per più di dodici milioni di persone che sognavano l’America che hanno lasciato i loro paesi in cerca di fortuna, lavoro, o semplicemente per sfuggire alla miseria fra il 1892 e il 1954. A Ellis Island, l’isolotto nella baia di New York, che ha accolto e respinto uomini e donne che raggiungevano quel fazzoletto di terra dopo viaggi estenuanti, arrivavano tutti con la speranza di una vita migliore. Nell’edificio dell’ex ospedale, chiuso e abbandonato dal 1954, lasciato all’incuria e al degrado fino a poco più di un anno fa, si facevano i primi controlli e le visite mediche. Lì i malati, i disabili e chi presentava turbe psichiche, veniva contrassegnato da una lettera scritta sulla schiena con il gesso.

mercoledì 6 gennaio 2016

Economia italiana: le contraddizioni del 2015

di Andrea Fumagalli e Roberto Romano
L’anno 2015 si è chiuso tra le roboanti dichiarazioni del premier Renzi sul buono stato di salute dell’economia italiana. Non si perde occasione ed evento mondano (l’apertura di un nuovo tratto autostradale, la ristrutturazione di alcune domus a Pompei, la collocazione del titolo Ferrari in borsa a Milano, la conferenza stampa di fine d’anno…) per affermare che la ripresa economica è partita, che la disoccupazione è in calo e l’occupazione in crescita. Ma le cose stanno veramente così? L’economa italiana soffre di parecchie malattie strutturali: la precarietà, l’assenza di managerialità nelle imprese, la scarsa propensione all’innovazione, la dipendenza dai poteri tecnologici e finanziari esteri, l’arretratezza del capitalismo familiare nostrano e del sistema di welfare. Eppure, nessuno di questi nodi viene affrontato. Non sarà con la retorica propagandista di governo che si riuscirà a venirne a capo.

Diseguaglianza, una scelta politica

di Laura Pennacchi
Come testimoniano le gravi turbolenze che dai mercati azionari asiatici si stanno estendendo a quelli occidentali, l’anno nuovo eredita uno scenario gravido di incognite che i sintomi positivi non bastano a fugare. La decelerazione della Cina (al decimo decremento consecutivo del Pil e in cui si sono accumulate immense bolle nei settori immobiliare, bancario, finanziario) e dei paesi emergenti (con mercati che valgono il 60% del Pil mondiale e che assorbono metà delle esportazioni europee) si sta traducendo in pesante rallentamento dell’incremento del commercio mondiale.
In Europa continua ad aleggiare lo spettro della deflazione e rimane elevato il gap tra i livelli produttivi effettivi e quelli che si sarebbero raggiunti in assenza di crisi. La significativa ripresa che si registra negli Usa non è tuttavia tale da imprimere un netto impulso alle retribuzioni interne, la cui compressione è, invece, alla base di un paradossale incremento dei profitti e dei guadagni dei possessori di azioni, i quali — in mercati azionari mantenuti molto effervescenti dalle politiche monetarie “non convenzionali”, volte a creare liquidità, adottate dalle Banche centrali di tutto il mondo — hanno conosciuto il livello più alto degli ultimi due decenni.

Il campo della sinistra

di Paolo Cacciari 
Aldo Carra ha lanciato un appello affinché i «giovani e, soprattutto, le tante giovani donne impegnate nelle associazioni, nei movimenti, nell’attività politica di base, che hanno competenze e passioni da vendere trovino il coraggio di scendere in campo», inteso come il terreno dell’azione politica nelle istituzioni attraverso la rappresentanza elettorale. In Grecia il movimento anti austerity è stato decisivo per far nascere Syriza, come lo sono stati gli indignados in Spagna. Senza questa spinta dal basso i vari tentativi di «ricomposizione» della sinistra politica appaiono manovre a tavolino di un «ceto politico» attento solo a frenare il proprio declino. In Italia, in mancanza di movimenti travolgenti, di leader capaci di bucare lo schermo e, per contro, in presenza del M5S che copre benissimo l’incazzatura «anticasta» e di un partito del premier che copre benissimo l’interclassismo nazional-popolare, cosa si può fare? Carra propone di incominciare a lavorare dalle fondamenta e in modo partecipato, aperto, inclusivo. L’obiettivo è di incominciare ad abbozzare una «carta dei valori» di «una nuova sinistra».

C’è un’America che non vuole più il «far west»

di Guido Moltedo 
Poche volte ci sono tante notizie in una notizia. Come ieri, quando, nella East Room della Casa Bianca, un Barack Obama visibilmente emozionato, ha annunciato il piano per una stretta nel controllo delle armi da fuoco negli Stati Uniti.
Lo farà con il ricorso a ordini esecutivi, cioè scavalcando il Congresso, a maggioranza repubblicana, un potere legislativo «ostaggio della lobby delle armi», e avvalendosi dei poteri presidenziali.
La seconda notizia è che il presidente democratico è intenzionato a governare nell’anno che gli resta usando pienamente le leve a sua disposizione, in sfida aperta all’opposizione repubblicana, e dettando l’agenda ai democratici. Non si acconcerà, insomma, al ruolo di «anatra zoppa». Terza notizia: l’iniziativa presidenziale diventa prepotentemente un tema centrale nella campagna presidenziale in corso.

Destra e Sinistra: l’ultimo bivio

di Paolo Ercolani 
È uno dei mantra della nostra epoca: destra e sinistra non esistono più.
La stessa distinzione fra le due galassie teorico-politiche che hanno caratterizzato la modernità (almeno a partire dalla rivoluzione francese), non avrebbe più senso di esistere.
Il nostro tempo, a vario titolo definibile come post-moderno, non presenterebbe più delle tipologie di conflitto (culturale, sociale) ascrivibili al campo della destra e della sinistra come le abbiamo sempre conosciute.
Ovviamente si tratta di una colossale sciocchezza, che però mette in evidenza una gravissima patologia politica da cui siamo obiettivamente affetti.

Il paradigma Chomsky

di Marco Mazzeo
Nel secondo dopoguerra lo studio della mente era ancora dominato, almeno negli Stati Uniti, da un paradigma scientifico tentacolare chiamato «comportamentismo», i cui cardini per lo studio scientifico di umani e animali sarebbero due. A contare, in primo luogo, sarebbe l’unico dato direttamente osservabile, vale a dire il comportamento esibito dall’organismo. Decisive, poi, sarebbero le modalità di condizionamento ambientale tramite le quali è plasmata ogni forma di vita, sapiens inclusi. Dalla fine degli anni cinquanta, Noam Chomsky cominciò a sferrare una serie di colpi sempre più duri contro quel paradigma ancora oggi molto influente, almeno nel campo delle cosiddette «terapie cognitivo-comportamentali». Per comprendere il linguaggio e la mente umana è necessario, secondo lui, ribaltare il quadro: passare dalla superficie alle strutture grammaticali profonde che stanno alla base di produzione e comprensione verbale; concepire la mente non come una tabula rasa ma come una struttura organizzata da vincoli innati.

Il massimo di autonomia, il massimo di apertura

di Stefano Catone
Come avevamo promesso all’atto della fondazione di Possibile, lungo tutta la Penisola, i comitati sono impegnati nella costruzione di percorsi partecipativi, civici, alternativi. Percorsi che investono sull’unità delle componenti sociali e politiche, ma che allo stesso tempo conservano l’autonomia di pensiero e territoriale, la capacità critica e la spinta ideale dei diversi soggetti partecipanti. «Perché la sinistra si fa» – proprio come con la campagna referendaria -, e l’unità della sinistra si fa con sé, praticandola a partire dai temi e dai territori, rifiutando mantra vuoti che parlano esclusivamente agli addetti ai lavori, costruendo relazioni e condividendo la pratica politica.
Un processo autonomo, ma non certo esclusivo, come qualcuno vorrebbe far credere. Tutto il contrario.

La bolla di Renzi e Marchionne

di Giorgio Cremaschi
Ciò che affratella Il presidente del consiglio e l'amministratore delegato di FCA è soprattutto la capacità di vendere prodotti nella realtà ben diversi da come sono presentati, o addirittura inesistenti. Non è una capacità da poco, su di essa si fondano tanti piccoli commerci più o meno legali, ma anche l'alta speculazione finanziara. Nel nostro piccolo abbiamo visto cosa è successo in Banca Etruria epiù in grande la crisi mondiale dei subordine. Perché le persone comprino titoli a grande rischio occorre convincerle che tutto va bene e che in realtà non rischiano nulla.
È così che si creano le bolle finanziarie e anche quelle politiche, che prima o poi esplodono precipitando addosso a chi di esse si è fidato.
La bolla attuale di Renzi e Marchionne si chiama ottimismo. Essi lo spargono a piene mani, anche grazie ad una stampa di regime che dà loro tutta la corda di cui hanno bisogno.

Lavoro «smart»: per Renzi l’innovazione c’è, ma non è per tutti

di Roberto Ciccarelli 
Insieme alle norme sul lavoro autonomo, il governo presenterà entro il 31 gennaio un disegno di legge in sei articoli sul lavoro smart (Smart Work), il lavoro agile. I provvedimenti sono stati collegati alla legge di stabilità in maniera singolare. Riguardano alcuni aspetti universali del welfare (il primo, per il lavoro autonomo «non imprenditoriale») e specifici (il secondo, per l’attività da remoto, sul pc, per i dipendenti delle grandi aziende).
In attesa del prossimo Consiglio dei ministri che dovrebbe adottare i provvedimenti, ma ancora non si sa se in Ddl distinti o con un’arlecchinata in un disegno di legge unico, si ragiona in queste ore ancora sulle striminzite bozze redatte dal giuslavorista Maurizio Del Conte, consulente di Palazzo Chigi e nominato alla presidenza della costituenda agenzia per le politiche attive del lavoro Anpal, nel caso dello «statuto del lavoro autonomo» non si conoscono ancora i soggetti beneficiari: saranno le 180 mila partite iva iscritte alla gestione separata dell’Inps, oppure i 5,4 milioni di lavoratori autonomi, compresi i professionisti iscritti alle 19 casse private?

Par condicio modello spagnolo

di Vincenzo Vita 
Su il manifesto dello scorso 27 dicembre Massimo Serafini e Marina Turi parlano a ragione della disinformazione sulle recenti elezioni politiche spagnole. Vale a dire il superficiale parallelismo tra Podemos e i cosiddetti fenomeni populisti. Tra l’altro, sotto la citata categoria del populismo albergano esperienze assai diverse tra di loro e fa comodo assimilarle e confonderle. Non solo. Della consultazione iberica non si è colta la novità più interessante quanto al rapporto tra media e politica, sempiterno argomento di discussione. In breve: Podemos ha avuto una significativa affermazione malgrado tutto, soprattutto grazie all’uso intelligente dei social network.
Facciamo un passo indietro. La legislazione spagnola, a partire dall’articolo 20, comma 3, della Costituzione del 1978 e dalla specifica Ley del giugno 2006, prevede una par condicio piuttosto blanda. Contempla sì programmi autogestiti gratuiti.

Medioevo prossimo venturo. L’Europa si richiude

di Giampaolo Martinotti
La Danimarca, seguendo l’esempio della Svezia, ha introdotto controlli d’identità ‘temporanei’ lungo il confine con la Germania che a settembre aveva adottato disposizioni analoghe alla frontiera con l’Austria. Il governo svedese poche ore prima, dopo aver notificato alla Ue la sospensione temporanea del trattato di Schengen, aveva infatti drasticamente rallentato il passaggio tra i due paesi scandinavi, collegati dal ponte di Oresund, reintroducendo dopo più di mezzo secolo la verifica della regolarità dei documenti di chi viaggia su treni, autobus e traghetti in arrivo.
Queste misure ‘politicamente corrette’, che presumibilmente servirebbero a controllare il flusso di profughi e richiedenti asilo, si aggiungono a quelle già messe in atto da Francia e Belgio, e sono parte integrante di una dinamica europea sconcertante.

Il neoliberismo rialza la sua brutta testa in Sud America

di Jack Rasmus 
Dopo l’11 settembre gli Stati Uniti hanno concentrato la loro politica estera più aggressiva sul Medio Oriente, dall’Afghanistan all’Africa del Nord. Ma l’accordo elaborato di recente con l’Iran, gli attuali negoziati dietro le quinte sulla Siria tra il Segretario di Stato USA John Kerry e il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, e la decisione di sovvenzionare, e ora riesportare, la produzione statunitense di petrolio e gas di scisto in una diretta inversione della passata politica statunitense nei confronti dell’Arabia Saudita, segnalano insieme una relativa svolta della politica statunitense dal Medio Oriente.
Con una fase di consolidamento del Medio Oriente in corso, la politica statunitense e andata ridirigendosi dal 2013-14 agli obiettivi più tradizionali avuti per decenni: primo, controllare e contenere la Cina; secondo, impedire un’integrazione economica più profonda della Russia con l’Europa e, terzo, riaffermare ancora una volta, come in decenni precedenti, un’influenza statunitense più diretta sulle economie e i governi dell’America Latina.

Fassina: «Io alle primarie? No, è un invito da ceto politico»

Intervista a Stefano Fassina di Daniela Preziosi 
Stefano Fassina, lei è il candidato sindaco della sinistra a Roma. Ma il Pd la avverte: fuori dalle coalizioni c’è solo la testimonianza.
"Non è così. È una lettura politicista che non tiene conto della realtà: una parte importante del popolo democratico ha già lasciato il Pd, indipendentemente dalle nostre scelte. Alla testimonianza, al 2 per cento, ci porterebbe un’alleanza subalterna con il Pd della revisione costituzionale, del jobs act, della legge sulla scuola, di quella sulle trivelle e di quella sulla Rai."
Sta dicendo che non vi alleerete più con il Pd in tutte le città?
"No. Il centrosinistra nazionale si è rotto per il riposizionamento del Pd sugli interessi più forti del paese e per le scelte che ha fatto che impattano duramente sulle città: il taglio al trasporto pubblico, quello della Tasi per tutti. Le nostre alleanze dipendono dai programmi e dall’autonomia del Pd in ogni territorio. A Roma però il Pd è quello del Nazareno, del tutto subalterno a Renzi."

La Germania alle prese con il nazismo

di Alessandro Somma 
La Legge fondamentale tedesca dispone il divieto dei partiti «che per i loro fini o per il comportamento dei loro sostenitori mirano a pregiudicare o sovvertire l’ordine liberale e democratico» (art. 21). Questa disposizione realizza ciò che nel corso degli anni Trenta venne definita in termini di «democrazia militante», ovvero impegnata a difendersi attraverso il contrasto delle forze che mirano a reprimere le libertà politiche, in particolare quelle di ispirazione fascista[1]A ben vedere, però, la repressione delle libertà politiche è solo una manifestazione del fenomeno fascista, che si è altresì connotato per un particolare modo di intendere il rapporto tra capitalismo e democrazia. Questo aspetto viene però trascurato nel dibattito politico tedesco, recentemente polarizzato dall’intensificarsi di episodi da cui ricavare una reviviscenza della violenza nazista o neonazista. In tal modo si impedisce la comprensione delle dinamiche, riconducibili anch’esse a un particolare rapporto tra capitalismo e democrazia, che presiedono allo sviluppo del processo di integrazione europea. 

Ilaria e Lucia, il coraggio della verità

di Luca Blasi
Pubblicando in rete le foto dei Carabinieri indagati, Ilaria Cucchi prima e poi Lucia Uva hanno compiuto un gesto importante e tutt’altro che istintivo.
La loro mossa ha un significato politico, in quanto rilevante per la storia recente del nostro paese e della nostra democrazia. Lo scandalo che questo gesto ha suscitato nasce dalla paura di dare corpo, di rendere visibile la piaga degli abusi delle forze dell’ordine.
Da qualche giorno, infatti, per la prima volta l’abuso in divisa ha preso forma, ha assunto dei lineamenti. È diventato reale. Non parliamo più di una fantomatica divisa, astratta, immaginaria, irraggiungibile e quindi in qualche modo inafferrabile. Adesso vediamo un volto, l’abuso prende forma e sostanza dentro e oltre la divisa.
Ilaria e Lucia hanno fatto in modo che migliaia di cittadini si rendessero conto che ci sono delle persone vere dietro quelle telefonate, dietro il vanto di aver pestato a sangue un drogato qualsiasi. Dietro quella violenza furiosa, dietro quella verità irraggiungibile c’è persino un sorriso. Questo fa Paura.

Spagna, ovvero la difficile arte di creare un governo

di Francesca Feo
La fine delle vacanze natalizie non sembra portare una soluzione alla situazione di stallo che si era determinata dopo le elezioni politiche tenutesi il venti Dicembre. Il risultato elettorale ha infatti sancito la fine del bipartitismo che ha caratterizzato il sistema spagnolo sin dalla sua (tardiva) democratizzazione, avvenuta alla fine degli anni Settanta del secolo scorso. Ai due maggiori partiti politici tradizionali, il Partido Socialista Obrero Español (PSOE) ed il Partido Popular (PP), si sono aggiunti Podemos e Ciudadanos, due partiti certamente diversi sotto molteplici aspetti – genesi partitica, programma politico, posizione circa la questione catalana e l’Unione Europea – ma entrambi accomunati da una posizione critica nei confronti dell’establishment, i quali sono stati capaci di guadagnarsi il sostegno rispettivamente del 20,7 per cento e del 13,9 per cento dell’elettorato (per un’analisi del voto della giornata del 20-D rimandiamo a questo articolo).

Il fondamentalismo islamico e la questione israelo-palestinese

di Aurora Trotta 
Difficile è il tentativo di organizzare fatti e avvenimenti della storia recente del Medioriente, ancora di più lo è capire le ragioni del successo di gruppi fondamentalisti di matrice islamica, i quali hanno iniziato a sconvolgere l’Occidente dal 2001 in poi, suscitando reazioni non del tutto limpide da parte della classe politica e sentimenti facilmente strumentalizzabili ai fini dei problemi interni al mondo occidentale. La necessità, comunque, di parlare della “questione mediorientale” con la volontà di scioglierne i nodi e di interpretarla con l’obiettivo di risolverne la complessità, non è solo più urgente che mai, ma è anche la sfida mai recepita lasciata dalla decolonizzazione a tutta l’umanità.
L’intento di questo articolo è quello di individuare una spiegazione storico-politica che possa dare ragione del successo dell’islamismo fondamentalista come ideologia politica, all’interno di un determinato contesto quale il conflitto in Palestina.

Ecco il premierato all’italiana: leggi calate dall’alto e votate a colpi di fiducia

di Donatella Coccoli
Berlusconi ci aveva provato, ma i suoi sogni di un premierato forte si erano infranti sul referendum costituzionale del 2006. Gli italiani infatti avevano bocciato la riforma varata dal centrodestra che tra le altre cose (devolution, fine del bicameralismo perfetto, riduzione dei parlamentari) prevedeva proprio il premierato, l’aumento dei poteri del presidente del Consiglio. Ma in realtà nei dieci anni successivi più o meno sotterraneamente – ma poi nemmeno tanto – qualcosa di simile a quanto auspicava Berlusconi è avvenuto. E almeno per quanto riguarda la funzione legislativa questa è diventata una proprietà dell’esecutivo – e quindi del premier – svuotando così il Parlamento della facolta, naturale, di legiferare. Berlusconi, Monti, Letta, Renzi. Quattro premier per quattro governi. E tutti, con pochissime differenze, sono artefici di uno “stravolgimento” del dettato costituzionale.

La dialettica impossibile di George Bataille

di Alessandra Pigliaru
«Di lui non restò che un manico di badile, un uomo moderno. Ma, prima di mutilarsi, ha senza dubbio toccato l’estremo». Ecco una breve ed efficace immagine che si ritrova nella Piccola ricapitolazione comica, passaggio che Georges Bataille dedica a Hegel nella seconda parte del suo L’esperienza interiore. Più avanti nello stesso volume, pagine generose sono dedicate al filosofo tedesco, così veniamo a conoscenza di «un dente dolente nella bocca di Hegel», poi in Sovranità e ancora in articoli sparsi, da Tel Quel e altre riviste tra le tante che Bataille frequentava. Non sfuggirà allora la consonanza con il titolo scelto per una nuova raccolta di scritti editi di Bataille tra il 1929 e il 1956, che raccontano il corpo a corpo con il pensiero di Hegel. La curatela e la scelta dei testi di Piccole ricapitolazioni comiche (Aragno, pp. 218, euro 15) è di Massimo Palma, ricercatore di filosofia politica e morale che ha già all’attivo pubblicazioni su Walter Benjamin, Eric Weil e il progetto della nuova edizione italiana di Economia e società di Max Weber.

Rosa Luxemburg tra critica dell’economia politica e rivoluzione

di Riccardo Bellofiore 
Sono passati ormai quasi cent’anni da quando, nel gennaio del 1919, Rosa Luxemburg venne assassinata. L’immagine che di lei hanno avuto ed hanno i suoi avversari, di ieri e di oggi, è semplice abbastanza da poter essere sintetizzata in un’espressione efficace come “Rosa la sanguinaria”. Ma anche le immagini che di lei hanno dominato e dominano tra chi dovrebbe averne più a cuore la memoria – penso ai marxisti di questo secolo, e a un certo femminismo – sono a volte talmente semplificate da risultare ancora meno accettabili.
Si prenda, per esempio, un articolo di Margarethe von Trotta, regista di un film su Rosa Luxemburg. La regista tedesca sintetizzava l’eredità della rivoluzionaria polacca nell’amore, nell’incapacità di odiare, nel rifiuto della violenza. Non si potrebbe immaginare certo nulla di più lontano da “Rosa la sanguinaria”. Già nel film, peraltro, la Luxemburg vi appare come una pacifista, amante della natura, che patisce la divisione tra politica e sentimenti, precocemente oltre il femminismo nella convinzione di una maggiore positività delle relazioni femminili. Tutti tratti, si badi, che hanno un riscontro in momenti ed aspetti di questa donna cui è capitato di essere rivoluzionaria.

Perché lo scontro tra Arabia Saudita e Iran fa comodo a entrambi (e perché è pericoloso)

di Umberto Mazzantini
Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha condannato gli attacchi contro l’ambasciata dell’Arabia Saudita a Theran e contro il consolato di Mashhad, avvenuti dopo l’esecuzione dello sceicco sciita al-Nimr e di altri 46 prigionieri, accusati di aver attentato alla sicurezza della monarchia assoluta dei Saud. Ma la tensione tra le monarchie sunnite arabe del golfo e la Repubblica islamica dell’Iran resta alle stelle, tanto che il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha telefonato al ministro degli esteri saudita, Adel bin Ahmed Al-Jubeir, dopo aver parlato con il suo v collega iraniano Mohammad Javad Zarif.
Ban ha ricordato a Zarif che l’Onu ha subito condannato l’esecuzione di al-Nimr e delle alter 46 persone, ma gli ha anche chiesto di prendere tutte le misure necessarie per proteggere le ambasciate e i consolati in Iran.

Il 2015 è stato un anno atroce

di Gustavo Esteva
In Messico, il degrado morale, il cinismo e la corruzione delle classi politiche si sono fatte sempre più evidenti, mentre la violenza congiunta delle forze legali e illegali è cresciuta senza posa. Così si è venuta consolidando una struttura che dentro e fuori le istituzioni cerca di controllare la popolazione e soffocare le resistenze e le ribellioni sotto uno stato di eccezione non dichiarato.
Qualcosa di analogo, con gradi e modalità molto diverse, avviene nel mondo. Di fronte ai cambiamenti politici in Argentina e Venezuela, la persistente crisi brasiliana o gli avvenimenti di Grecia o Francia, si denunziano tradimenti, errori o debolezze delle sinistre o si constatano restaurazioni o assalti al potere delle destre. Quanto accaduto viene descritto come un ripiegamento delle forze popolari e un’ascesa del capitale, dei suoi amministratori statali e dei settori sociali che li appoggiano.

Disintegrazione. Come salvare l’Europa dall’Unione Europea

di Andrea Pareschi
Che l’Unione Europea non goda di debordante fascino fra i cittadini dei suoi Stati membri appare, per lo meno nell’attuale congiuntura, una certezza. E’ a buon diritto convinzione comune che una spirale di crisi abbia avviluppato e indebolito l’UE. Mentre in passato ai momenti di crisi nel percorso di integrazione europea si sono susseguiti altrettanti momenti di progresso, al giorno d’oggi la perdita di slancio e forza decisionale dell’Europa non sembra poter trovare facili contromisure. Il carattere asimmetrico delle crisi economiche, sociali, politiche e umanitarie che hanno colpito gli Stati dell’Unione ha aggravato le distanze fra il centro economico e le periferie debitrici, fra gli Stati più ansiosi nei confronti della Russia e quelli meno ostili, fra gli Stati che hanno subito ondate di immigrazione e quelli che non vogliono essere coinvolti nella governance del fenomeno migratorio. La centralità dell’UE come attore globale è stata gravemente messa in discussione nella misura in cui la solidarietà interna è venuta meno.

Werner Sombart, il capitalismo e la guerra costituente

di Massimiliano Guareschi
Nel 1895 Friedrich Engels indirizzò una missiva al giovane Werner Sombart in cui si congratulava per un articolo da questi pubblicato definendolo come il primo serio tentativo di comprendere Marx da parte di un accademico tedesco. Al tempo il destinatario era un convinto marxista e militante socialista. Il suo percorso politico lo avrebbe portato altrove. La critica al capitalismo si sarebbe trasformata in nostalgia antimoderna, sempre più venata di tinte di razziste, nazionaliste e antisemite. Con l’avvento del nazismo, Sombart pensò che fosse venuto il suo momento e il nuovo regime avrebbe guardato alle sue idee e alla sua persona come fonte di ispirazione. Non fu così, da parte di un regime allo stesso tempo troppo moderato, sul versante dell’ordine proprietario, e radicale, al livello della politica razziale, per farsi influenzare da un autore che, nonostante il suo riorientamento a destra, continuava a citare Marx come autore di riferimento.

Il «violentissimo pestaggio» di Stefano e le lezioni di galateo alla sorella Ilaria

di Luigi Manconi
Non è accaduto a me che uno stretto familiare trovasse la morte in un carcere o in una caserma o in un reparto psichiatrico. Dunque, non ho mai conosciuto l’incancellabile dolore provato da Ilaria Cucchi: e da Patrizia Moretti Aldrovandi, Claudia Budroni, Lucia Uva, Caterina Mastrogiovanni, Domenica Ferrulli, Natascia Casu, Donata Bergamini, dalla moglie di Riccardo Magherini, e dalla madre e dalla sorella di Riccardo Rasman e da altre ancora… E da parte di queste donne, nel corso di tanti anni, non una parola di vendetta, né una domanda di condanna esemplare, non una richiesta di rivalsa, né un’espressione d’odio. Tra quei familiari, paradossalmente, si ritrova una inesausta fiducia nella giustizia come in nessun’altra circostanza a me nota, nonostante tutto e tutti, e malgrado umiliazioni e frustrazioni senza fine.

Abolire la contenzione: e tu slegalo subito

di Stefano Cecconi 
Legare un malato, mani e piedi, magari alle sponde di un letto: questa è la contenzione meccanica.
Una pratica diffusa in gran parte dei servizi psichiatrici ospedalieri di diagnosi e cura (Spdc) del nostro Paese, come denuncia il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) nel documento «La contenzione: problemi bioetici» (aprile 2015).
Il CNB scrive: «La contenzione … è da considerarsi un residuo della cultura manicomiale. Ciononostante, la pratica di legare i pazienti e le pazienti contro la loro volontà risulta essere tuttora applicata, in forma non eccezionale, senza che vi sia un’attenzione adeguata alla gravità del problema, né da parte dell’opinione pubblica né delle istituzioni».
Ma perché accade? Nei luoghi dove è praticata la contenzione è spesso giustificata come una misura dolorosa ma necessaria: si lega «un matto» in crisi acuta per scongiurare pericoli per sé e per gli altri. Per evitare atti di autolesionismo o aggressioni.

Che succede se il prestatore del mondo diventa debitore?

di Claudio Conti 
Ci sono notizie che dovrebbero innervosire, o almeno incuriosire, qualsiasi analista economico capace di visione “macro”. Ma al momento non ne abbiamo avuto ancora notizia...
Il re saudita – Salman bin Abdulaziz Al Saud – ha presentato nei giorni scorsi il primo bilancio della storia del regno con misure di austerità. Tra queste i soliti tagli alla spesa pubblica, l'aumento delle tariffe amministrate (il prezzo della benzina sale del 50%, arrivando a ben 24 centesimi di dollaro al litro), un po' di privatizzazioni e nessun taglio alla spesa militare. Anzi.
Fin qui tutto normale, anche se un po' sorprendente, perché vedere gli sceicchi fare “sacrifici” non è esattamente uno spettacolo di tutti i giorni. Anzi, non si era mai visto.

La domanda debole, non il credito, è il freno a mano tirato per gli investimenti

di Maitre_à_panZer
Se le imprese europee credessero alla Befana dovrebbero chiedergli in dono una domanda robusta, capace di tirarle fuori dalle secche di una crisi che ancora, ventotto trimestri dopo l’inizio (si veda grafico in basso), non è riuscita a recuperare i livelli di investimenti ante 2008. Tale debolezza sembra avere poco a che fare con la difficoltà ad avere credito, che viene considerato l’ultimo dei problemi dagli imprenditori.
Dipende piuttosto dalla domanda debole, che non sembra il miglior viatico per far ripartire le aspettative di profitto. E poi, certo, c’è anche il costo del lavoro, al settimo posto delle preoccupazioni delle imprese, ma sta a metà classifica, seguito a ragionevole distanza dalla regolamentazione del lavoro stesso, al decimo.

Emergenza abitativa, legge di stabilità e banche: si scrive casa si legge debito

di Rossella Marchini e Antonello Sotgia
Per estendere l’emergenza abitativa e permettere loro di fare cassa sul nostro abitare, la nuova legge di stabilità permette alle banche di mettere le mani sulle case che esistono. Dopo la truffa dell’housing sociale quella del leasing immobiliare. Si scrive casa a riscatto si legge indebitamento perenne.
Le residenze, ovvero gli edifici costruiti per essere abitati, in Italia sono oltre 35 milioni. Il loro valore è stimato intorno ai 6 mila miliardi di euro. Un capitale enorme. Un bene, immobile per definizione, che rappresenta il 60% della ricchezza delle famiglie italiane. La finanza immobiliare, che costruisce le nostre città, sembra decisa, ora, a volerci mettere le mani. Come? Reputandolo un patrimonio tenuto “in sonno” lo vuole addentare, praticando una vera e propria inversione di rotta. Invece di costruire case perché vengano abitate, puntare ad un nuovo più redditizio esercizio di rendita: appropriarsi finanziariamente del “tempo” che queste case verranno abitate e con questo della nostra stessa vita.

Gratuità senza trasformazione: un’analisi sulla situazione cilena

di Rete della conoscenza
La legge “corta” sulla gratuità dell’Istruzione superiore cilena(Università, Istituti Di Formazione Professionale e i Centri di Formazione Tecnica) ci offre – per i suoi contenuti, le modalità di stesura , il contesto socioeconomico e storico e il ruolo dei movimenti studenteschi –l’occasione di aprire una riflessione su istanze e valori dal carattere internazionale.
Ci sentiamo dunque in dovere di iniziare anche noi un processo di analisi della vicenda cilena che vada ad aggiungersi e ad integrare gli elementi di riflessione e gli obiettivi strategici rispetto all’attuale dibattito in Italia sulla necessità dell’introduzione del principio della gratuità dell’istruzione, parola d’ordine che caratterizza le nostre mobilitazioni da più di un anno e mezzo, e sugli effetti nefasti che al contrario hanno il mercato e le politiche neoliberiste – con tutto l’arsenale retorico della valutazione e del merito – sul sistema formativo.

L’anno nero delle aggressioni razziste

di Sebastiano Canetta
Odio sempre più nero. Le statistiche del Bundeskriminalamt (Bka), ufficio criminale federale, e del Bundesamt für Verfassungsschutz, il controspionaggio di Berlino, sono impietose e inquietanti. Nel 2011 gli episodi di intolleranza nei confronti degli stranieri erano stati 18, nel 2014 se ne sono registrati 198, ma fino al 7 dicembre scorso sono diventati ben 817.
Sempre il Bka fotografa la matrice neonazista e xenofoba degli attacchi agli Asylheim tedeschi: erano 895 nel 2014, sono lievitati a 1610 fino al 28 novembre 2015. La mappatura geografica segnala inoltre come Sassonia, Mecleburgo-Pomerania, Baviera e l’area del Reno siano la trincea di una sorta di guerra contro gli stranieri. Un fronte lungo e aperto, che nemmeno la cancelliera Angela Merkel sottovaluta nella gestione di 1,5 milioni di profughi presenti nella Bundesrepublik.