di Roberta Fantozzi
La rottura del percorso unitario a sinistra non è cosa leggera. E’ questo il primo motivo per cui non condivido l’articolo di Luciana Castellina, che stimo da sempre moltissimo, ma che mi pare sottovaluti le conseguenze di quanto è avvenuto. Non è cosa leggera innanzitutto perché il rischio evidente è che le aspettative delle tante e dei tanti che ci avevano creduto, si trasformino in nuova frustrazione e rassegnazione. E non è cosa leggera perché tornare alla casella di partenza, con più percorsi che inevitabilmente rischiano di dissipare energie nella competizione reciproca più che nella cooperazione, non è davvero quanto sarebbe necessario nella condizione di così grave logoramento quale è quella delle sinistre del nostro paese.
Un anno e mezzo è un tempo lungo, ed è il tempo passato da quando sulle elezioni europee si è determinata una nuova convergenza superando divisioni pregresse, si è prodotto con mille difficoltà un lavoro comune riannodando percorsi e storie, si sono attivate nuove energie, premessa e speranza per un’inversione di tendenza.