La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 29 gennaio 2016

Il diritto di amare ostaggio di una politica che congela le vite

Intervista a Stefano Rodotà di Roberto Ciccarelli 
Stefano Rodotà, ci aiuti a interpretare i depistaggi sulle unioni civili, così li ha definiti. Perché la maternità surrogata, vietata fin dal 2004, viene evocata per opporsi all’adozione dei figli del partner? 
"Perché si sta facendo una doppia operazione. Da una parte si cerca di impedire che si giunga a una legge dignitosa sulle unioni civili. Dall’altra parte, si fa riferimento a una pratica — la maternità surrogata — che ha in sé una contraddizione e un’ipocrisia. Si dice che dobbiamo tutelare i diritti dei bambini, ma in realtà la proposta è in palese contraddizione con l’interesse di un bambino che nasce e che viene messo nella condizione di non potere avere accesso alla famiglia in cui si muove. Si torna a una situazione anteriore al 1975 quando i figli nati fuori dal matrimonio erano considerati illegittimi. Mi pare che la civile cultura di quegli anni aveva tutt’altro modo di guardare a questi problemi."

Renzi, Marchionne e la bruttezza del mercato

di Giorgio Cremaschi 
Mentre gli operai manifestavano a Genova la maggioranza di Renzi e Verdini approvava al senato la svendita dell'Ilva a qualche multinazionale. Secondo quanto votato a maggioranza dal Parlamento, entro il 30 di giugno di questo anno tutto il gruppo Ilva dovrà essere ceduto. Chi lo potrà comprare? O qualche grande multinazionale siderurgica estera, tipo Tyssen o Mittal, che già tagliano e ristrutturano in Italia, o qualche riccone come Rebrab, che ha comprato le acciaierie di Piombino per farci, forse, altro. Non sappiamo se dietro la data così ravvicinata, vendere in 5 mesi mega impianti siderurgici, sia già nascosto il nome dell'acquirente. Oppure se si andrà all'avventura sul mercato. Sappiamo però che il prezzo e il futuro dell'Ilva sarà deciso da chi compra. È infatti una legge semplicissima di mercato che decide: se chi vende deve vendere a tutti costi entro un certa data , al compratore non resta che attendere sulla riva del fiume...

Bad bank e dintorni: “la prova muscolare”

di Rita Castellani
Ora che la “prova muscolare” con l’Europa si è conclusa, proviamo a tirare due somme, anche per capire se era davvero necessaria, o anche solo opportuna. E cominciamo col ricordare un dato che sembra sparito dall’immaginario collettivo nazionale, e che pure ci ha molto tormentato: il rating finanziario assegnato all’Italia da tre delle quattro agenzie internazionali (solo Moody’s ci tratta leggermente meglio) è BBB (- o +), ovvero al livello della Romania, del Sudafrica, della Colombia. Naturalmente la valutazione dipende principalmente dal debito pubblico, ma si estende a tutto il sistema finanziario. Quindi, la considerazione delle banche italiane nel mondo parte da quel livello tripla B, al quale si aggiunge un altro vizio capitale, che non si sono sognate di correggere nonostante la lezione – ormai pluriennale – della crisi: il nanismo. Basti pensare che di tutto il capitale delle 17 banche quotate in Borsa, l’80% è in capo alle prime due(Intesa-SanPaolo e Unicredit).

Concorso esterno in armamento (pubblico)

di Giulio Cavalli 
Fosse successo negli USA ci avrebbero fatto sicuramente un bel film. Un thriller di quelli dove il pesce piccolo riesce a scoprire le vergognose magagne del potere e viene portato in trionfo in nome della trasparenza, magari perseguitato dalle organizzazioni paramilitari. Invece qui, niente.
Eppure c’è il cattivo (l’Arabia Saudita), il potente smascherato (il mendace governo italiano, la notizia con il botto (si parla di bombe, per l’esattezza esplose in Yemen) e una violazione di costituzione (italiana).
Ieri Francesco Vignarca (pacifista in un paese militarizzato anche nell’insulto, ormai) a nome della Rete Disarmo ha denunciato l’invio di armi dall’Italia all’Arabia Saudita: “il Governo – ha detto Vignarca – ha autorizzato 5 invii di armi dalla Sardegna all’Arabia Saudita, Paese coinvolto in un conflitto armato in Yemen e resposabile di numerose violazioni dei diritti umani.

Che ne è dello Stato?

di Alfio Mastropaolo
Uscito di scena il marxismo, una questione è stata spesso trascurata. Lo Stato è un’istituzione di dominio, fatta di esseri umani in carne e ossa. Aiutano a riprenderla tre autorevoli scienziati sociali di estrazione tutt’altro che marxista: Charles Tilly, Norbert Elias e Pierre Bourdieu.
Punto di partenza ideale per rileggere questi tre autori è l’incipit a dir poco irriverente di Charles Tilly. «Se il racket costituisce la forma più raffinata di crimine organizzato, allora la minaccia della guerra e la costruzione degli Stati – classiche forme di racket col vantaggio della legittimità – costituiscono il più grande esempio possibile di crimine organizzato». Così esordisce, sulle orme dello stesso Weber e su quelle molto più antiche di Agostino d’Ippona, un brillante saggio contenuto in un volume che nel 1985 reinscriveva lo Stato nell’agenda di ricerca della political science d’oltre oceano, refrattaria, dai primi anni Cinquanta, alla parola e all’argomento.

Il lungo (e incompiuto) processo verso la famiglia fondata su amore e accoglienza

di Chiara Saraceno
“I figli non sono un diritto”. Vero, non c’è dubbio. Vale per tutti: per le coppie formate da persone di sesso diverso come per le coppie formate da persone dello stesso sesso, per le coppie come per i/le single. Ma che cosa significa esattamente che non sono un diritto? Che chi non è fertile, o ha un partner non fertile, non ha diritto di provare e viceversa che basta essere fertili (e in un rapporto di coppia eterosessuale) per avere automaticamente il diritto di avere un figlio? Quando si discute di diritti e li si aggancia ad una idea di “natura” e di “normalità” si intraprende una strada molto scivolosa. Una strada lungo la quale si incontrano molte violenze, in particolare contro le donne e i bambini, ma talvolta anche contro gli uomini. 
Qualche secolo fa in Italia le donne nubili sospette di essere incinte venivano imprigionate per evitare che abortissero, salvo togliere loro i figli perché “indegne” di essere madri. In Irlanda, come ci ha ricordato il film Le Maddalene, la cosa è durata fino a qualche decennio fa con il beneplacito della Chiesa Cattolica.

La vecchia Paura Rossa? Sanders, il socialismo e l’anticomunismo dei Democrats

Lo sapevate che Bernie Sanders è sul punto di distruggere il Partito Democratico? O che la sua dichiarata preferenza per un socialismo democratico e una ‘rivoluzione politica’ volta al contenimento della classi dominanti sono in realtà i pericoli maggiori per il progresso in America? Sapevate anche che se votando per lui come il candidato democratico fondamentalmente si consegna la vittoria ai repubblicani?
Se non sapete queste cose, allora non avete cisto la tv via cavo nelle ultime 48 ore. Da quando i sondaggi danno Bernie Sanders in continua crescita, in particolare nel New Hampshire e nell’Iowa, sembra che molte figure dalla burocrazia Democrat abbiano improvvisamente scoperto la grave minaccia che la sua campagna pone alla nazione.
Per il presunto bene del partito e del paese, un certo numero di Democratici di spicco sono balzati sotto i riflettori dei media per mettere in guardia tutti noi su quali cose terribili accadranno se Sanders ottenesse la nomination. Alcune cose piuttosto spaventose e, a dire il vero, non tutte potrebbero essere fatte.

Perché il governo non combatte in Europa l'evasione delle multinazionali?

di Sergio Cofferati 
Più di un anno è trascorso dallo scandalo di Luxleaks, che ha mostrato con chiarezza l'inaccettabile dimensione dell'evasione e dell'elusione fiscale portate avanti dalle multinazionali e le complicità degli stati europei. È triste costatare che assai poco è cambiato in Unione Europea. Mancano infatti la volontà politica e il quadro istituzionale per prendere le decisioni necessarie a combattere efficacemente evasione ed elusione.
La Commissione Europea si è limitata finora a colpire (giustamente) alcuni atteggiamenti irregolari di stati europei che fornivano condizioni troppo vantaggiose e sleali a multinazionali per portarle a pagare le tasse nei loro paesi. Tali giuste decisioni sono però accompagnate dalla conseguenza paradossale che le imprese avvantaggiate devono restituire i benefici illeciti agli stati che si sono comportati in maniera scorretta. Insomma un premio per i paesi europei che non hanno rispettato le regole.

Una comunità di pensiero e di ricerca

di Ignazio Masulli
L’articolo di Piero Bevilacqua sulla parcellizzazione dei saperi (il manifesto, 28 gennaio) offre un’analisi e una proposta su cui lavorare.
Sul processo che ha portato il neoliberismo a diventare «la forma di razionalità assunta dal capitalismo nel nostro tempo» e sulle conseguenze che ciò comporta è forse è utile qualche considerazione. Il punto partenza, a mio avviso, è da ricercare nella crisi del capitalismo dei consumi, giunta al punto limite già nei primi anni ’70. Il segno più evidente fu la diminuzione dei tassi di profitto che si registrò in tutti i settori, negli Usa, in Europa e in Giappone. Quella crisi richiedeva profonde innovazioni nei modi di produzione, nell’organizzazione del lavoro e nei sistemi di vita. Invece, i gruppi economici e politici dominanti preferirono una risposta decisamente conservatrice. Un aumento dei margini di profitto fu cercato attraverso un ancor più intenso sfruttamento e mercificazione del lavoro e delle risorse naturali.

Un esposto contro le bombe all’Arabia Saudita

Le sei spedizioni di bombe aeree dall’Italia all’Arabia Saudita avvenute tra il 2015 e l’inizio di quest’anno finiscono all’attenzione della magistratura. La Rete Italiana per il Disarmo, infatti, ha presentato oggi un esposto in Procura a Roma per chiedere alle autorità competenti di “verificare l’osservanza della Legge n. 185 del 1990”. 
Secondo la Rete, che ha monitorato gli invii (il primo dei sei risalirebbe al 2 maggio 2015), sarebbe in atto una continua “violazione dell'articolo 1 della legge 185, che vieta l'esportazione di armamenti verso Paesi in stato di conflitto armato e che violano i diritti umani”.
Oltre a Roma, i rappresentanti della Rete depositeranno il testo dell’esposto anche a Brescia -dove ha sede l’azienda tedesca RWM Italia, fornitrice delle bombe aeree-, Verona e Pisa.

Banche, bail in ed offerte americane

di Aldo Giannuli 
Ho appena fatto in tempo a scriverlo la settimana scorsa che prontamente è arrivato (con intera pagina pubblicitaria sulla “Repubblica” e sul “Corriere”) il rilancio dell’offerta della Goldman Sachs che offre obbligazioni decennali in dollari Usa a queste condizioni:
-cedola fissa 6,00% per i primi due anni
– cedola variabile Usd 3 mesi con valore minimo 1,25% p.a. e massimo 6% p.a. dal terzo anno alla fine della scadenza (al lordo degli eventuali oneri fiscali).
Provo a tradurre in soldoni (mi pare il caso di dirlo) per i non addetti: c’è un signore che offre titoli obbligazionari (dunque cui non si applicano le regole del bail in, anche qualora l’emissione avvenisse da parte della emittente europea e non dalla casa madre) il cui rendimento netto si aggirerebbe intorno al 4% ed in una moneta che si sta apprezzando sull’Euro, per cui, alla fine, il rendimento potrebbe essere anche superiore. Lasciamo perdere le altre clausole pure interessanti, per non essere dispersivi e andiamo al sodo, magari con un esempio.

Rivoluzione industriale 4.0 e Medioevo insorgente

di Riccardo Achilli
Il dibattito sull’automazione ed i suoi effetti lavoristici e sociali sta avendo una rinascita, in corrispondenza con quella che sembra prospettarsi come una nuova rivoluzione tecnologica pervasiva, fatta essenzialmente di sviluppi nei settori della intelligenza artificiale, della produzione, uso e distribuzione sostenibile dell’energia, delle biotecnologie e della progettazione digitalizzata in 3D. Qualcuno chiama “Rivoluzione Industriale 4.0” questa ondata tecnologica imminente, che riconfigurerà completamente gli assetti produttivi, occupazionali, sociali e politici del mondo.
Naturalmente non mancano i cantori dell’ottimismo, appositamente convocati per preparare il campo a questi sconvolgimenti che saranno, per chi dovrà viverne la fase di transizione (cioè noi) devastanti non meno di quelli che hanno accompagnato la prima Rivoluzione industriale. Nel campo della green economy, si va da chi, come Jeremy Rifkin, immagina un futuro di “produzione democratica” di energia da parte di autoproduttori individuali proudhoniani, che si scambiano energia fra loro in una rete in cui nessuno può assumere una posizione oligopolistica, all’idea che l’innovazione tecnologica in materia energetica possa risolvere il riscaldamento globale (quando probabilmente il problema è quello, da un lato, di preparare le contromisure nei confronti di un fenomeno già in atto e non reversibile, e dall’altro di preoccuparsi di problemi ambientali altrettanto se non più gravi, come l’eccessiva impronta idrica ed alimentare).

Il travisamento del lavoro

di Maurizio Sgroi 
Cos’è il lavoro, mi chiedo, mentre sfoglio analisi preoccupate sull’evoluzione di questa peculiare espressione dell’agire umano, che ipotizzano un mondo segnato da una crescente disoccupazione tecnologica. Poiché ho imparato che le domande semplici nascondono sovente vicende complesse, ho deciso di cercare una risposta saggiando quella comune, che vado a ripescarmi nel volume dedicato all’economia dall’enciclopedia universale Garzanti aggiornato a una decina di anni fa. Mi sembra il modo più semplice per comprendere come la vulgata definisca il lavoro.
Qui leggo che il lavoro è “attività umana volta alla trasformazione e all’adattamento delle risorse naturali, allo scopo di produrre beni e servizi che soddisfino bisogni individuali e collettivi”.

Hollande, un governo di destra

di Anna Maria Merlo
Il governo Valls perde la personalità che era considerata l’ultima cauzione a sinistra, il bersaglio preferito di destra ed estrema destra. Ieri mattina, poco dopo le 9, un comunicato dell’Eliseo ha annunciato che François Hollande e Christiane Taubira «hanno convenuto di mettere fine alle funzioni» della ministra della Giustizia «nel momento in cui il dibattito sulla revisione costituzionale si apre all’Assemblea».
Per la ministra, «a volte resistere è andarsene». Christiane Taubira ha spiegato: «Lascio il governo su un disaccordo politico importante», ho «scelto di essere fedele a me stessa, alla mia lotta, al mio rapporto con gli altri, a noi, come io capisco questo noi».
Per Taubira, «l’identità della Repubblica, l’identità civica» ha un fondamento «profondo» per «resistere» alla tragedia in corso, dove «non dobbiamo concedere nessuna vittoria» al terrorismo, «né militare, né politica, né simbolica». Per Taubira, la riforma della Costituzione e la privazione di nazionalità sono una «concessione simbolica» grave.

L’omofobia pesa anche sulle buste paga

di Nicolò Cavalli
Il ritardo italiano nel riconoscimento dei diritti civili ha come effetto l’accumularsi di disuguaglianze nelle opportunità e nelle condizioni economiche delle persone lgbt, tanto più inaccettabili perché trovano le loro radici in discriminazioni basate sull’identità individuale.
In Italia, le persone che vivono in coppie dichiaratamente omosessuali guadagnano, in media, 16.735 euro all’anno, contro i 19.144 euro di chi vive in una coppia eterosessuale. Si tratta di differenze che non hanno a che vedere con le competenze: la percentuale di laureati tra le coppie omosessuali è del 31,8 per cento, oltre 6 punti più alta rispetto a quella delle coppie eterosessuali (25,5 per cento). Analogo discorso per i titoli postlaurea: 12,5 per cento contro il 9,9 per cento.

Perché Wall Street ha vinto il primo round e noi potremmo vincere il prossimo

di Walden Bello
Quando a Wall Street si è aperta la terra sotto i piedi nell’autunno del 2008, si è fatto un gran parlare di lasciare che le banche subissero quello che si erano meritate, incarcerando i “bancriminali” [nell’originale ‘banksters’, da bank, banca e gangster, criminali) e imponendo norme draconiane. Il neoeletto Barack Obama salì al potere promettendo una riforma del settore bancario, avvertendo Wall Street: “La mia amministrazione è la sola cosa che vi separa dai forconi”.
Tuttavia quasi otto anni dopo lo scoppio della crisi finanziaria globale è evidente che i responsabili di averla causata sono riusciti a farla franca. Non solo, sono stati in grado di far sì che i governi scaricassero i costi della crisi e il fardello del recupero sulle loro vittime.

Piccolo Jobs Act per partite Iva

di Roberto Ciccarelli
Il decreto sullo «statuto del lavoro autonomo non imprenditoriale è stato approvato ieri dal Consiglio dei ministri, insieme alle norme sul «lavoro agile/smart-work» e un “piano contro la povertà” da 800 milioni nel 2016 e 1 miliardo nel 2017. Il cosiddetto «Jobs Act delle partite Iva» è composto di 21 articoli ed è un collegato alla legge di stabilità. Inizierà l’iter parlamentare ed è stato concepito come un completamento delle norme generali del Jobs Act. La normativa dovrebbe procedere insieme all’ipotesi, annunciata dal viceministro alle Finanze Luigi Casero, sull’abolizione degli studi di settore per tutti i liberi professionisti. Con questa misura quasi il 739 mila persone (su 6 milioni 664 mila) che saranno esentate dalle disposizioni previste dal sistema «Gerico»
Il Jobs act dei freelance per la Cgia
Le norme sulla tutela della malattia grave, la maternità/paternità, i congedi parentali, interesserà 220 mila lavoratori autonomi — come ha ricordato ieri la Cgia di Mestre: il 6% di una platea di partite Iva-persone fisiche che in Italia ammonta a quasi 3 milioni 900 mila lavoratori.

Diverso da chi?

di Giuseppe Civati
Una parte (piccola, ormai) del Pd se la prende con Verdini, che appoggia sempre più stabilmente il governo dai banchi all’estrema destra dell’emiciclo.
Dicono che sia «antropologicamente diverso». Ma diverso da chi?
In fondo, con Verdini il Pd governa dal novembre 2011, con una breve interruzione, durante la quale i rapporti sono stati comunque mantenuti saldissimi grazie al famigerato “patto del Nazareno” di cui il più antico sostenitore del premier (sin dalla stagione fiorentina) è universalmente considerato il tessitore. Un componente dell’ala verdiniana ne ha tratto un libro, di cui consiglio la lettura agli esponenti della minoranza della maggioranza.
L’indignazione arriva solo ora, ma è da tempo che il Pd ha deciso di preferire un’alleanza di centrodestra a una di centrosinistra, con la quale – occorre sempre ricordare – si era presentato agli elettori.

Sul lavoro è strage senza limiti: +16% i morti nel 2015

C’è un indicatore certo delle caratteristiche omicide dello sfruttamento capitalistico, e sono gli infortuni sul lavoro. Per qualche anno, con l’avvitarsi della crisie conomica, i dati relativi erano stati registrati in lieve calo. Meno gente sul lavoro, meno morti e feriti. Tutto normale, ma anche quel calo fisiologico era comunque inferiore – percentualmente – a quello dei posti di lavoro che si erano intanto perduti. Se ne poteva dedurre facilmente che si lavorava comunque in condizioni peggiori, con meno attenzione – tanto da parte delle aziende, quanto da parte di lavoratori molto più ricattati di prima – alle misure di sicurezza.
Del resto i governi (tutti) si erano sforzati di ridurre i controlli e gli ispettori del lavoro, segnalando così alle aziende che ora dovevano preoccuparsi ancor meno di prima.È bastato che il tasso di occupazione ufficiale smettesse di scendere – molte nuove assunzioni sono in realtà “emersioni dal lavoro nero” oppure passaggi contrattuali dalle varie forme di precariato al nuovo “contratto a tutele crescenti”, incentivato con una decontribuzione che può arrivare fino a 8.000 euro annui per tre anni – perché il numero dei morti ricominciasse a crescere in modo addirittura drammatico: 163 morti in più rispetto al 2014 (+ 16 per cento), cresciuti del 18 per cento gli infortuni mortali in occasione di lavoro. e del 12 per cento quelli in itinere.

L’Argentina con Macri deve ancora piangere

di Claudio Tognonato
Dopo le sconfitte elettorali in Argentina e in Venezuela alcuni analisti si sono affrettati a parlare della fine del ciclo latinoamericano. Chi declama la fine dice che non ci sono alternative, che è inutile opporsi al libero mercato, al mondo unipolare guidato dai potenti. Si festeggia la fine dei “populismi” e si riempiono le pagine descrivendo la morte delle utopie spiegando che ogni opposizione popolare è ingenua, sprovveduta e sarà inevitabilmente sconfitta. Tutto questo non è altro che la costruzione di una realtà di comodo da parte dei think tank. Loro vorrebbero la fine della storia e riuscire ad imporre il monologo del mercato come unico attore del destino dell’umanità.
È però evidente che anche se l’idea della ciclicità è solo un credo che pretende anticipare la storia, i governi progressisti in America latina si trovano in difficoltà. Ci sono varie situazioni in bilico che si dovranno sviluppare nei prossimi mesi. L’elezione di Mauricio Macri in Argentina e la sconfitta del chavismo nelle elezioni parlamentari in Venezuela segnano un passo indietro nelle alleanze tra diversi progetti alternativi al neoliberismo nella regione.

Orientarsi nel labirinto della lotta di classe

di Elena Maria Fabrizio
L’assenza cronica di visioni globali della storia è il più grave colpo inflitto dall’umore postmoderno alla contemporaneità. Di questa assenza soffre anche certa cultura marxista, spesso retrocessa a visioni che hanno rimosso dall’orizzonte storico la portata universalistica del conflitto di classe, qualche volta ridotto a semplice stagione del più ampio processo moderno di emancipazione, qualche altra a progetto fallimentare di cui solo la tradizione liberal-riformista avrebbe saputo tesaurizzare gli aspetti propulsivi.
In questa situazione culturale e politica analizzare i processi storici attraverso la categoria della lotta di classe è un’operazione coraggiosa perché tocca questioni ideologiche e etico-politiche che dal crollo del comunismo sovietico è politicamente scorretto, se non scandaloso, evocare. La critica dell’ideologia però resiste, in uno studioso che ne è tra i più illustri e forse ortodossi rappresentanti e di cui ci sono noti i meticolosi controcanti all’edificante apologia di quella storia che l’Occidente proclama come progressiva e propria.

Cuius partito eius primarie

di Alessandro Gilioli
Negli Stati Uniti, dove le primarie ci sono da un secolo e mezzo, non ci si fanno molti problemi: si sa che più o meno esistono due aree con idee diverse tra loro, e alla fine quasi tutti si candidano con quella a cui ci si sente più vicini. Anche se non si è organici a un partito: tipo Sanders, che democratico non era, o Trump, che pure è storicamente esterno ai repubblicani.
In Italia abbiamo cercato di emulare quel modello per la prima volta nel 2005, quando si votò per le primarie dell'Unione. Che non era un partito, ma appunto un'area, peraltro dai confini eterei come quelle americane: tanto che in quella competizione c'erano Mastella e Bertinotti, una no-global e Scalfarotto, oltre a Prodi, Di Pietro e il verde Pecoraro Scanio.
Le primarie in Italia sono state figlie di quella visione - o illusione: che ci fossero due aree abbastanza ampie e aperte da contenere tutto, all'interno delle quali misurarsi in vista delle elezioni vere.

Guerra civile siriana: perché il conflitto senza fine è a un punto decisivo

di Patrick Cockburn
I colloqui siriani di pace tra governo e opposizione cominceranno nei prossimi giorni a Ginevra in un’atmosfera di quasi assoluto pessimismo riguardo alle prospettive di successo. Le due parti si odiano a vicenda e hanno passato 5 anni cercando di uccidersi l’un l’altro, rendendo improbabile che si accorderanno per condividere il potere in qualsiasi modo, tranne geograficamente, mentre ogni parte manterrà il territorio che attualmente ha e lo difenderà con le sue proprie forze armate.
Questo pessimismo è difficile da contraddire, dato che parecchi dei gruppi più potenti che si impegnano a sparare, saranno presenti a Ginevra. Né Isis né il Fronte al-Nusra sono invitati; non che fosse probabile che sarebbero comparsi anche se fosse stato chiesto loro di partecipare. Ci sono discussioni su chi sia esattamente un terrorista, mentre l’Arabia Saudita che spinge l’esercito dell’Islam che controlla la roccaforte dei ribelli sul lato orientale di Damasco e la Turchia che insiste sull’esclusione dei Curdi siriani, l’alleato più efficace dell’America contro Isis.

La retorica anti-omogenitorialità

di Chiara Sità e Massimo Prearo
“L’omogenitorialità è contraria ai diritti dei bambini, all’evidenza e ai riscontri scientifici”, recita un volantino del comitato Difendiamo i nostri figli, principale organizzatore del prossimo Family Day. I protagonisti di questo dibattito – intensificato in concomitanza con la discussione in sede parlamentare del Ddl Cirinnà che include la stepchild adoption (la possibilità di adottare, all’interno di una coppia omosessuale e in costanza di unione civile, il/la figlio/la del/la partner, non, come da più parti sottinteso, la possibilità di adottare tout court) – fanno riferimento al variegato mondo dei movimenti in difesa della famiglia cosiddetta tradizionale o “naturale”: Giuristi per la Vita,Scienza e Vita, Voglio la mamma, Sentinelle in piedi, Generazione famiglia - La Manif Italia.
Un aspetto interessante del discorso pubblico prodotto da questo insieme di attori – principalmente attraverso conferenze e diffusione di video, testi e opuscoli – è costituito dal tentativo di ricorrere all’argomentazione scientifica per sostenere l’illegittimità di ogni forma di riconoscimento di un legame familiare tra genitori omosessuali e i loro figli.

Due pesi e due misure nella politica dell’UE di non-riconoscimento

di Johannes Hautaviita
L’Unione Europea gestisce l’integrazione economica con i suoi vicini orientali e meridionali tramite quella che viene definita Politica europea di vicinato. Secondo l’UE, questa politica si basa su “interessi comuni e valori – la democrazia, lo stato di diritto, il rispetto per i diritti umani e la coesione sociale.”
La base legale per le relazioni tra l’UE con Israele e il Marocco, rispettivamente, è ulteriormente stabilita con quelli che si chiamano concordati associativi che sono entrati in vigore con entrambi i paesi nel 2000. Usando formulazioni leggermente diverse, l’articolo 2 di entrambi i documenti sottolinea che il rispetto per i principi democratici e i diritti umani, costituiscono una parte essenziale degli accordi. Nel firmare altri trattati bilaterali, come l’accordo per le industrie ittiche tra UE e Marocco (che dà l’accesso alle acque marocchine alle navi da pesca europee), la Commissione Europea ha di nuovo sottolineato l’importanza del rispetto per i diritti umani e la legge internazionale. “ Nel Protocollo è inserita una clausola riguardante i diritti umani, e, come in tutti gli accordi dell’UE, un meccanismo di sospensione assicura che l’UE può sospendere unilateralmente il protocollo in caso di violazioni dei diritti umani.”

Reato di immigrazione clandestina: ancora una promessa

di Andrea Maestri
Ci risiamo, di nuovo una promessa. Questa volta, però, il Ministro Orlando promette solo il “superamento” del reato di immigrazione clandestina, forse perché la promessa di “abrogarlo” era finita male, anzi malissimo.
Con un imbarazzante dietrofront, il Governo nei mesi scorsi, aveva infatti rispedito al mittente (il Parlamento) la delega per l’abrogazione, dopo che il termine per esercitarla era ampiamente scaduto.
Era stata poi la Commissione Giustizia della Camera a richiamare all’ordine l’Esecutivo: il Parlamento si è già espresso chiaramente per l’abrogazione, questa è la voluntas legis, questa è la delega che il Governo deve esercitare senza ulteriori ritardi.
Oggi, nella cornice dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, il Guardasigilli riprende il bandolo della matassa e prova a ingarbugliarla ancora; sì, perché afferma “ci adopereremo nel quadro di una ridefinizione delle regole che disciplinano il fenomeno migratorio per il superamento del reato di immigrazione clandestina”.

Correa apre il vertice CELAC

di Tony Robinson
33 Capi di stato, o i loro rappresentanti ufficiali, sono arrivati nella sede dell’UNASUD (Unione delle nazioni sudamericane, in spagnolo UNASUR) a partire dalle 6.30 di ieri, accolti da un colorato benvenuto in musica. Prendendo posto nell’edificio Nestor Kirchner, dal nome di uno dei protagonisti del gruppo CELAC, il presidente ha proposto alcune riflessioni su importanti questioni che la regione sta affrontando.
Facendo riferimento ai cinque assi su cui la regione ha bisogno di avanzare, Correa ha sottolineato la necessità dello sviluppo regionale e ha condannato le potenti forze del capitale finanziario che sacrifica tutto, esseri umani e pianeta inclusi, al perseguimento del profitto. Non tutti gli ascoltatori avrebbero approvato.
Secondo Correa la regione deve progredire nel ridurre la povertà, nella pace in Colombia e in giustizia e dignità per tutti.

La Polonia sopraffatta dalla destra nazionalista

di Igor Stokfiszewski
Il 25 ottobre, il governo della Polonia è passato nelle mani del partito di Kaczyński Legge e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość, PiS). La più grande compagine della destra nazionalista, che solo a maggio è riuscita a far eleggere Andrzej Duda presidente, ha ottenuto la maggioranza in Parlamento (sia al Sejm sia al Senat, rispettivamente la Camera Bassa e Alta del Parlamento polacco) e si è lanciata immediatamente all’offensiva. Il piano del PiS è semplice: trasformare la Polonia in un’autocrazia nazionalista, dove la sicurezza sociale di base per i cittadini (come il sussidio di 500 złoty mensili per crescere un figlio, un innalzamento della soglia minima d’imposta sul reddito ecc.) finanziata attraverso la correzione del libero mercato (inclusa la riscossione d’imposta sulle operazioni bancarie e sulle catene di supermercati) sarà barattata con limitazioni alla libertà personale (come la sorveglianza su internet), la legislazione sarà modellata sulla morale nazionale cattolica (le leggi pro-life, la proibizione della fecondazione in vitro e la definizione del matrimonio in quanto unione tra un uomo e una donna) e su un tipo di cultura che valorizza i modelli di patriottismo eroico, gli episodi gloriosi della storia nazionale e la fedeltà alla religione.

Non più sudditi, ma un paese sovrano

Intervista a Alessandro Di Battista di Geraldina Colotti
«Non più sudditi, ma paese sovrano». Così Alessandro Di Battista, deputato del Movimento 5S alla commissione Affari esteri, spiega al manifesto il senso del convegno «Se non fosse Nato», che si svolge oggi alle 16, alla Nuova aula dei gruppi parlamentari (Via Campo Marzio, 74 a Roma). Di Battista interverrà insieme ad altri due deputati 5S (il moderatore Manlio Di Stefano e Luca Frusone) e a due ospiti internazionali, Mairead Corrigan, premio Nobel per la pace e André Vltchek, reporter di guerra e autore con Noam Chomsky del volume Terrorismo occidentale. Presenti anche rappresentanti di diversi comitati – Elio Teresi (No Muos), Walter Lorenzi (No Camp Darby), Mariella Cao (Gettiamo le basi, Sardegna) Enrico Marchesini (No dal Molin). Al centro, la proposta di legge di iniziativa popolare su basi e trattati militari, illustrata dal suo redattore, l’avvocato Claudio Giangiacomo.

Atene: «Respingere vuol dire fare affondare i barconi»

di Dimitri Deliolanes
Mentre si scrivono queste righe a Lesbos si stanno raccogliendo dal mare i corpi di 30 adulti e 10 bambini annegati mentre cercavano di raggiungere l’isola. Solo a gennaio le vittime sono state più di 500. Una strage silenziosa, che incide poco nel dibattito europeo.
La drammatica cifra l’ha rivelata il vice ministro dell’Immigrazione Yannis Mouzalas, respingendo le accuse di quei governi europei che premono su Atene per una politica più drastica di «respingimento» dei profughi: «Respingimento in mezzo al mare vuol dire la morte di chi sta sui barconi. Le autorità greche non respingeranno mai nessun barcone né lasceranno mai nessuno in mezzo al mare. Continueranno a fare il loro dovere umanitario e raccoglieranno i naufraghi per dare loro assistenza». Come prova del carattere strumentale degli attacchi lanciati contro la Grecia, il ministro ha citato un comunicato di Frontex che lodava il paese per «essere arrivato ai limiti delle sue possibilità pur di salvare le vite e dare accoglienza dignitosa a centinaia di migliaia di migranti».

Il nuovo periodo difficile della Cina

di Joseph Stiglitz
Il passaggio della Cina da una crescita trainata dalle esportazioni ad un modello basato sui servizi interni e i consumi delle famiglie è avvenuto in maniera molto più irregolare di quanto anticipato, con l’instabilità delle borse e la volatilità dei tassi di cambio che creano timori sulla stabilità economica del paese. Eppure, rispetto agli standard storici, l'economia cinese sta ancora andando bene - una crescita annua del Pil vicino al 7%, alcuni potrebbero dire molto bene – ma il successo che la Cina ha visto nel corso degli ultimi tre decenni genera grandi aspettative.
C'è una lezione fondamentale: "i mercati con caratteristiche cinesi" sono volatili e difficili da controllare come i mercati con caratteristiche americane. I mercati inevitabilmente hanno una vita propria; essi non possono essere facilmente comandati. Il modo in cui i mercati possono essere controllati, è attraverso l'impostazione delle regole del gioco in modo trasparente.

Abolire il carcere si può, abolire il carcere si deve

di Luca Blasi
Nel gennaio del 2009 esce in Italia Aboliamo le Prigioni? (Minimum Fax) il saggio contro il carcere di Angela Davis, figura storica del movimento afroamericano statunitense. Un libro, potente e diretto, che illuminava la questione carceraria definendola: "una vasta intricata e ignorata rete di interessi e conseguenze, un complesso carcerario-industriale".
"Ogni retorica riabilitativa è scomparsa dietro una pura logica di rappresaglia che i poteri pubblici delegano alla vendetta privata, costruita sulla spersonalizzazione e la disumanizzazione assoluta di chi viene immesso nel recinto dei colpevoli", scrivevano Guido Caldiron e Paolo Persichetti nella postfazione dell' edizione italiana.
Nel tempo storico dell'emergenza sicurezza, in un paese come l'Italia dove in molti (politici, giornalisti, conduttori di talk-show) lavorano a farci percepire sempre più insicuri nonostante le statistiche sui reati ci raccontano un'altra realtà, parlare di abolizione del carcere sembra un esercizio speculativo, una prospettiva utopica e inservibile al di là degli slogan.

Il "pink factor" che può migliorare la vita delle italiane

di Maria Pia Pizzolante
"Come possono dire che per noi i figli sono un capriccio? Dopo tutto quello che abbiamo passato per averli... No, non si fa un figlio per capriccio, questo i cattolici dovrebbero saperlo". Sono le parole di una delle mamme "arcobaleno" incontrate nelle bellissime piazze di sabato scorso, l'emblema del dibattito esploso intorno al Ddl Cirinnà (non a caso il nome e la "maternità" della legge sono state messe in mano ad una donna).
Non si tratta di un tema qualunque, né di un diritto qualunque, ma ad ascoltare i media mainstream si sente solo tanto qualunquismo. Anche per questo, temo che avere davanti la legislatura e il governo più ricchi di donne della storia repubblicana non abbia portato alla politica tutta alcuna differenza sostanziale. E questo non è solo un problema, è proprio un pericolosissimo danno per tutte e tutti coloro che da questa politica si sentono esclusi, non rappresentati o addirittura schifati.

Il Canada verso la legalizzazione?

di Leonardo Fiorentini 
La recente inattesa vittoria elettorale del Partito Liberale in Canada, e l’elezione del suo giovane leader Justin Trudeau a Primo Ministro, ha riportato in primo piano anche nel paese nordamericano il tema della legalizzazione della marijuana a fini ricreativi. Sono passati 14 anni dall’ottimo lavoro svolto nel 2002 dal Rapporto della Commissione presieduta dal Senatore Pierre Claude Nolin (cfr. Fuoriluogo, settembre 2002) che aveva caldeggiato la decriminalizzazione della canapa. Il Partito Liberale è un partito tradizionalmente di centro che però ha puntato per la sua rinascita a una forte attenzione ai diritti civili e ai temi sociali. Durante la recente campagna elettorale non sono mancati gli attacchi, in particolare dal Partito Conservatore al neo Primo Ministro, accusato addirittura in alcuni spot di voler vendere la marijuana ai bambini. Trudeau ha risposto senza scomporsi denunciando come fosse proprio l’approccio governativo a rendere “troppo facile l’accesso alla marijuana per i nostri bambini finanziando allo stesso tempo la criminalità di strada, le bande organizzate ed il commercio di armi”.

L’insostenibile miseria dell’uomo

di Paolo Ercolani 
Una misera cosa gettata tra l’infinito tutto e l’infinito nulla.
Questo è l’uomo secondo la descrizione che ne dava il filosofo cristiano Blaise Pascal.
Il nulla che ne precede e segue la breve e fragile esistenza, ma anche l’immenso tutto dell’universo che lo circonda, gli sbattono in faccia con forza perentoria la sua condizione precaria e angosciante. Di minuscola particella di un ingranaggio tanto più grande e imperscrutabile.
Al punto da fargli sentire impellente e quasi naturale la ricerca di un’entità superiore, un Dio mosso da «amore» (nel caso del cattolicesimo) che restituisca senso a ciò che senso non ha.
E soprattutto che garantisca quella salvezza finale di cui non si scorgono segni tangibili (e credibili) in questa esistenza terrena.
Nell’epoca di Gutenberg erano le parole a far costruire in chi leggeva un’immagine interiore, dai contorni indefiniti ma dall’impatto devastante, di questa terribile condizione.

I senatori e l’anatomia Medioevo sulle unioni

di Andrea Fabozzi
«Supponiamo che la nostra sia a tutti gli effetti una specie animale». Ecco, supponiamo come invita a fare il senatore Lucio Malan e ascoltiamo finalmente il dibattito sulle Unioni civili — solo dibattito perché prima del Family day non si vota. Il disegno di legge Cirinnà è arrivato nell’aula del senato giusto per un giro di opinioni sulle pregiudiziali. Un festival per i contrari che è solo l’inizio visto che — lo ha spiegato su twitter il senatore Formigoni, stanco ma felice — «abbiamo sventato il colpo di mano: volevano farci parlare in un’aula vuota».
Purtroppo qualcuno ha parlato. Abbastanza da far rimpiangere l’esorcista di Potenza che su Youtube sta spiegando come le unioni civili siano «la battaglia finale tra la Madonna e Satana». Oppure la vecchia professoressa di biologia. Malan (ex insegnante di liceo, un tempo leghista ma da tempo berlusconiano) è partito con qualche informazione da sussidiario del dopoguerra: «La presenza non soltanto della madre ma anche del padre permette che la nostra specie abbia una possibilità di sviluppo maggiore, con un cervello più grande degli altri animali rispetto alla nostra statura». Poi però è passato alle urla: «Voi volete comprare i bambini! Stiamo introducendo lo schiavismo dei bambini!».

Tutte le colpe dell’Onu in Siria

di Francesca Borri
A due anni di distanza dagli ultimi negoziati, dichiarati chiusi e falliti in meno di mezz’ora, a Ginevra in questi giorni si torna a discutere di Siria. L’obiettivo è un governo transitorio, ed entro diciotto mesi una nuova costituzione e nuove elezioni. Per la prima volta, sono al tavolo tutti i principali protagonisti del conflitto, incluso l’Iran. Sono a Ginevra la Russia e gli Stati Uniti, la Turchia e l’Arabia Saudita. Mancano solo l’Ahrar al Sham e il Fronte al nusra: mancano solo i combattenti.
Ma non è solo per questo, in realtà, che a questi negoziati non crede nessuno. In genere ogni responsabilità è imputata all’opposizione, all’assenza di una opposizione unita e rappresentativa – e possibilmente, non legata ad Al Qaeda. Ma la verità è che in Siria entrambi i fronti sono da tempo frantumati in decine, centinaia di milizie che cambiano continuamente nome e alleanza, e fondamentalmente non rispondono che a se stesse. Non combattono che per i propri interessi.

Il Jobs Act di Hollande non risolleva la Francia

Intervista a Dominique Méda di Anna Maria Merlo
Stato d’emergenza contro la disoccupazione dichiarato dal presidente François Hollande, riforma del diritto del lavoro, a partire dal Rapporto presentato qualche giorno fa da Robert Badinter, eutanasia per le 35 ore, addizione di misure parziali di liberalizzazione con le iniziative del ministro dell’Economia, Emmanuel Macron. Hollande ha legato l’eventualità di presentarsi candidato alla propria successione all’«inversione della curva della disoccupazione», cioè alla fine dell’aumento dei senza lavoro, cresciuti di 668mila unità sotto la sua presidenza, con orami 3,5 milioni di disoccupati e 5,4 milioni di iscritti al Pôle Emploi(Ufficio di collocamento pubblico) in tutte le categorie. Il governo socialista sta portando a termine il cambiamento della Francia del lavoro, verso l’adesione senza complessi alle tesi liberiste?
L’analisi di Dominique Méda, sociologa e professore all’università Paris-Dauphine, una delle maggiori specialiste del lavoro in Francia. Dopo l’ormai classico Le Travail. Une valeur en voie de disparition (Flammarion, 1995), tra le sue ultime pubblicazioni, La Mystique de la croissance (Flammarion, 2013) e Le Travail nella collezione Que sais-je? dell’editore Puf (2015).

Robbie Fowler, quando la lotta dei portuali arrivò sul prato di Anfield

di Carlo Perigli
A volte c’è bisogno di scegliere, tra quello che sei e quello che vorrebbero tu fossi. Tra il mondo in cui vieni e quello in cui sei approdato. Tra Toxteth, sobborgo di Liverpool dove crescere in fretta assume di norma i caratteri della necessità, e il calcio patinato, quello delle copertine e dei grandi marchi, dello show business in cui, se vuoi esserci, non devi mai uscire dal seminato. Robbie Fowler lo sa, se non fosse stato per quel dono casualmente concessogli da madre natura, quella vita da sogno non sarebbe mai stata la sua. È giovane, ricco e con una passione smodata per le donne e per i club, vizi che coltiva assiduamente insieme al suo amico di sempre, a quel Steve McManaman che da una vita condivide con lui lo spogliatoio, il prato di Anfield e la vista dell’alba dopo una notte non proprio degna di un calciatore professionista.
Si gode il successo, piovutogli addosso grazie a quei novanta gol realizzati in una carriera che nel 1997 è anagraficamente appena iniziata, e a quel mare di sterline che mai avrebbe pensato di guadagnare.

Riprendiamoci il lato oscuro della forza

di Fabio Ciabatti
In un’epoca dominata rassegnazione e passioni tristi può essere di grande utilità recuperare il pensiero di Ernest Bloch, un autore che rivendica al marxismo la forza dell’utopia concreta, della speranza e della fantasia, anche nelle loro dimensioni apparentemente anacronistiche, oscure e irrazionali. Tra il serio e il faceto potremmo dire che Bloch, preso atto della potenza del lato oscuro della forza, ci esorta a sottrarre il suo potere al nemico, convinto che si possano diradare le tenebre solo percorrendo fino in fondo il sentiero oscuro senza rimanerne dominati e consumati, checché ne pensino il maestro Joda e tutti gli altri cavalieri Jedi.
Non può che fare piacere, dunque, la ripubblicazione di Eredità di questo tempo, libro dato alle stampe a Zurigo nel 1935, ora disponibile per il pubblico italiano con una nuova introduzione e una nuova traduzione a cura di Laura Boella, traduttrice e curatrice anche della prima edizione italiana del 1992 (uscita con il titolo Eredità del nostro tempo).

Le elezioni americane più atipiche della storia

di Rocco Fischetti
Il primo febbraio, con le primarie in Iowa, cominciano ufficialmente le elezioni presidenziali negli Stati Uniti.
Jon Meacham, premio Pulitzer e vice presidente di Random House, nell’ultima puntata dello show di Bill Maher sulla HBO, ha sostenuto che per la prima volta nella storia delle presidenziali americane la riduzione al common sense nella quale le varie spinte apocalittiche hanno storicamente confluito non si verificherà e questa volta il centro non sarà in grado di reggere.
Effettivamente i sondaggi parlano di un Donald Trump strafavorito tra i repubblicani e di un Bernie Sanders in ascesa in campo democratico nonostante la blindatura di Hillary Clinton sulla nomination.
Saranno in ogni caso le elezioni presidenziali più atipiche della storia degli Stati Uniti.

Sì degli italiani a cannabis legale e nozze gay

di Eleonora Martini
Sono credenti praticanti ma solo per le feste comandate, si dividono sulla comunione ai divorziati e sul celibato sacerdotale ma sono sempre meno disposti a versare l’otto per mille alla Chiesa cattolica, credono sempre più (ma non ancora in maggioranza) che il Vaticano interferisca troppo sui diritti civili e questioni come aborto, fine vita, fecondazione assistita, scuola privata, e omosessualità, non inorridiscono davanti al matrimonio gay e sono sempre più possibilisti riguardo la legalizzazione dell’eutanasia ma sono ancora scettici sull’adozione di bambini per le coppie dello stesso sesso. Considerano invece legittima la pratica dell’«utero in affitto» e sono favorevoli all’uso della pillola abortiva Ru486, al testamento biologico, alla liberalizzazione della cannabis.
Confidano in Papa Francesco ma con meno fervore di prima ma sono fiduciosi anche nelle forze dell’ordine, in particolare nella polizia, e soprattutto nel governo Renzi che acquista dieci punti percentuali rispetto allo scorso anno arrivando al 28,6% dei consensi.

Uber, noi e gli apprendisti stregoni


di Alessandro Gilioli
Ci sono pochi dubbi sul fatto che i tassisti, Uber o non Uber, siano destinati a un rapido downsizing: che diventerà una sparizione totale quando arriverà l’auto che si guida da sola. Com’è successo, chessò, ai casellanti. Come sta succedendo del resto a noi giornalisti – decisamente un mestiere declinante per numero di addetti e chances.
L’altro giorno leggevo un articolo sui controllori di volo: stanno falcidiando anche quelli, che il traffico aereo lo regolano meglio i software.
Da un’altra parte ho letto delle fattorie hi-tech dove i trattori robotizzati non solo svolgono le loro funzioni classiche senza il contadino sopra, ma meglio di lui identificano se il terreno è abbastanza umido (e nel caso fanno partire l’irrigazione) e hanno sensori per capire quali frutti sono maturi e quali no, quali acini d’uva daranno vino costoso e quali invece usare per quello a buon mercato.