La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 12 febbraio 2016

La recessione globale








di Alfonso Gianni
La festa è già finita, anche se i gaudenti non raggiungevano neppure quel fatidico uno per cento che separa i ricchi dal restante 99 della popolazione mondiale. Dopo la chiusura in risalita di ieri, le borse di tutto il mondo sono sprofondate. La peggiore performance è quella di Milano. Il più 5,03% dell’altro ieri è stato polverizzato da un meno 5,6%. Perdono Parigi, Londra, Francoforte, mentre Shanghai, Tokyo e Taipei sono state salvate dalla chiusura per festività. Ma Hong Kong ha chiuso con meno 4 e Wall Street ha aperto in forte calo sulla scia negativa delle borse europee. Una botta recessiva mondiale.

Il Jobs Act e la falsa coscienza. Intervista a Marta Fana






Intervista a Marta Fana di Giampaolo Martinotti
“Il Jobs Act sta fallendo nei suoi obiettivi principali: promuovere l’occupazione e ridurre la quota di contratti temporanei e atipici”. Erano state queste le conclusioni di “Labour market reforms in Italy: evaluating the effects of the Jobs Act”, il primo studio accademicopresentato a dicembre e realizzato per conto di ISIGrowth da Marta Fana (dottoranda in economia presso l’Istituto di SciencesPo Paris), insieme con i giovani economisti Dario Guarascio e Valeria Cirillo. Meno diritti e più precariato, e ad alcuni mesi di distanza la situazione del mercato del lavoro non sembra essere migliorata.

Intervista a Yanis Varoufakis. La democrazia dei liberi e dei poveri in Europa







Intervista a Yanis Varoufakis di Marco Bascetta e Sandro Mezzadra
Incontriamo Yanis Varoufakis il giorno dopo il lancio del Movimento per la democrazia in Europa (DiEM 25) alla Volksbühne di Berlino. È l’occasione per fare il punto sui temi di cui si è discusso nei giorni scorsi, e anche per esaminare con lui i punti che ci sembrano più delicati e controversi. Cominciamo la conversazione chiedendogli per iniziare una breve illustrazione del progetto.
"Nel 2015 abbiamo avuto in Europa una sorta di tempesta perfetta, per il sommarsi di molteplici fattori di crisi: lo scontro tra il governo greco e la troika, i rifugiati, l’assenza di una politica estera europea su quanto accade in Nord Africa e in Siria, ma anche in Ucraina.

Dopo il bail-in per le banche, arriva il bail-in per gli Stati






di Thomas Fazi 
Estendere il principio del bail-in – introdotto per le banche con l’unione bancaria, con conseguenze che si stanno già rivelando devastanti, in particolar modo per l’Italia – anche agli Stati: sarebbe a dire che in caso di crisi, prima di consentire qualunque salvataggio, pagano i creditori, ovvero chi detiene i titoli di Stato del paese in difficoltà. È questa l’ultima trovata dei gruppi dirigenti tedeschi per stringere ulteriormente la camicia di forza dell’euro. E – si direbbe – per mettere l’Italia con le spalle al muro. In sostanza, nel caso in cui uno Stato membro si trovasse in difficoltà e si vedesse costretto a richiedere assistenza finanziaria al Meccanismo europeo di stabilità (MES), dovranno valere le stesse norme già in vigore per le banche.

Katja Kipping: ciò che non ho letto nella sala di lettura del TTIP







di Katja Kipping 
Il TTIP, l’accordo di libero scambio UE-USA, è interamente marcato dalla segretezza. I responsabili di esso vivono nel terrore di qualsiasi esame pubblico. Se fosse dipeso da me avrei dato a chiunque vi fosse interessato la possibilità di farsi una propria idea sul testo dell’accordo nella sua forma attuale. Sigmar Gabriel, ministro degli affari economici e grande tifoso del TTIP, ha ora predisposto una sala di lettura nel suo ministero dove dall’inizio di febbraio i parlamentari tedeschi possono trascorrere un paio d’ore a scorrere questi testi su cui è già stato raggiunto il consenso.

La sinistra unita in Europa la fanno plurale








di Paolo Ferrero
Sabato 13 si tiene a Roma, organizzato da Rifondazione comunista con il partito della Sinistra europea, un convegno dal titolo «Sinistra: in Europa la fanno plurale». Vi saranno molti ospiti europei — ed un intervento di un rappresentante del Frente Amplio uruguaiano — a testimoniare come la maggioranza delle forze politiche della sinistra antiliberista siano nate e cresciute in alternativa ai socialisti, come esperienze plurali, non come partiti monolitici.
La tesi che vogliamo proporre è semplice: in Italia serve una forza politica che diventi il punto di riferimento popolare per una alternativa antiliberista di sinistra.

Contro il superministro europeo delle finanze







di Thomas Fazi e Guido Iodice 
Negli ultimi mesi si sono affacciate numerose proposte di riforma dell’Unione europea improntate al rafforzamento della centralizzazione delle decisioni in capo agli organismi comunitari. Si è partiti nel giugno 2015 da una lettera del ministro dell’economia francese Emmanuel Macron e del vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel, pubblicata dai maggiori quotidiani europei, in cui si proponeva un “embrione” di Tesoro europeo, controllato da un parlamento dell’eurozona, per giungere, negli ultimi giorni, ad un analogo documento dei governatori delle banche centrali di Germania e Francia, Jens Weidmann (Bundesbank) e François Villeroy de Galhau (Banque de France), apparso sullaSüddeutsche Zeitung, i quali lamentano l’assenza di un interlocutore politico della Banca centrale europea e propongono quindi un “superministro” dell’economia dell’eurozona.

Mercato e liberismo, maschere linguistiche








di Paolo Favilli
Nell’articolo di Piero Bevilacqua (il manifesto, 28 gennaio) il centro del problema riguarda le possibilità di convergenza di un ampio ventaglio di saperi in un comune denominatore di critica alla «cultura neoliberista, alla sue strategie, alle sue pratiche». «Un comune denominatore molto ampio – dice ancora Bevilacqua – in grado di tenere anche posizioni politiche distanti».
Discutere di tali questioni a partire dai nomi contenuti nella «parziale» mappa degli studiosi di varie discipline che l’autore ha collocato in appendice del suo testo è fuorviante perché il panorama degli studiosi «critici» è più ampio, più articolato e, d’altra parte, l’autore stesso parla di una lista «tracciata alla buona».

Su energia e ambiente il governo e la politica italiana stanno ipotecando il futuro








Intervista a Vincenzo Balzani di Leonardo Berlen
«Sulle politiche energetiche e ambientali ho spiegato direttamente e pubblicamente a diverse istituzioni che guardare, come fanno ora, nel breve periodo, non significa salvare il presente, ma ipotecare il futuro». Questa è un po’ la sintesi del pensiero di Vincenzo Balzani, 79 anni, chimico, professore emerito presso l’Università di Bologna e accademico dei Lincei, con diversi riconoscimenti internazionali.

Stati Uniti d’Europa. Un’ipotesi realistica?






di Luigi Pandolfi 
L’epilogo della trattativa tra Atene ed i cosiddetti “creditori”, al di là degli errori e delle responsabilità di ciascuna parte, ha messo in luce quanto sia velleitario pensare di imprimere una direzione diversa alla politica economica europea a governance invariata. Nello specifico, siamo di fronte ad una “soluzione” per il debito ellenico che ricalca “quasi” perfettamente quella che dagli anni ottanta è stata alla base dei più noti piani di aggiustamento strutturale (PAS) dell’FMI e della Banca Mondiale: nuovi prestiti in cambio di misure di austerità, privatizzazioni, deregulation. In breve, nient’altro che una partita di giro per consentire alla Grecia di rimanere, artificialmente, in condizione di solvibilità.

Il capro espiatorio delle nostre crisi







di Ignazio Masulli
La grande migrazione diretta in Europa è un fatto storico che nel tempo inciderà sempre più sui suoi assetti demografici, sociali, politici, sui modelli culturali.
Di fronte a questo dato di fatto, governanti di diversi paesi dell’Ue e alcuni esponenti delle istituzioni comunitarie, da un lato, sottolineano la portata dei flussi migratori in termini esclusivamente negativi e minacciosi, dall’altro, promettono di arrestarli con muri, rimpatri e perfino finanziando altri paesi perché facciano da guardiani ai confini. E’ del tutto evidente che, in tal modo, s’inganna l’opinione pubblica, si punta su strumenti destinati a fallire, si mettono in discussione i cardini dell’Unione.

Il socialdemocratico americano e il conformismo dei giovani adulti






di Alfredo Morganti
Sanders è un utopista? Difficile sostenerlo, a meno che non si intenda per utopista chi intende mutare radicalmente le cose, e non limitarsi a suonare il piffero riformista della conservazione degli attuali assetti di potere. Le sue proposte sono di tipo socialdemocratico, come le definisce lui stesso: sistema sanitario nazionale a gestione pubblica, università pubblica gratuita, salario minimo a livelli dignitosi, tasse sulla speculazione finanziaria a Wall Street. Sembra il programma di uno stato sudamericano povero e sotto il tallone di ferro di una dittatura di destra. E invece no, è quello di un candidato alle presidenziali americane. Ma di quale America?

Jobee: fieri di come sfruttiamo i nostri ragazzi!







Sulle prime pagine del più noto quotidiano economico della borghesia italiana sbarca un bell’annuncio pubblicitario che vale la pena leggere. Basta poco per capire che cosa susciti in Confindustria tanto entusiasmo da spingere addirittura il Sole24ore a fare da sponsor. Si chiama Jobee e ha lo scopo di far incontrare domanda e offerta di lavoro tramite inserzioni online. È un sito internet che, pur essendo stato lanciato da poco, presenta nella homepage già numerosi annunci di lavoro. Anzi, non è solo un sito: è uno strumento tecnologico pensato per aiutare il lavoratore in un momentaccio come questo. Lo vuole sinceramente aiutare, sì: a farsi sfruttare meglio, più intensamente e con meno garanzie possibili – magari nessuna, già che ci siamo.

Economia circolare in Europa: progetto vero o surrogato di annunci?






di Michele Faleschini
“L’Europa è da tempo in prima linea nella lotta contro il cambiamento climatico e nella promozione di un uso responsabile delle limitate risorse del pianeta. Ma è necessario fare di più. Una delle sfide che ci attendono consiste nel far passare la nostra economia da un modello “lineare” a uno “circolare”. Molte risorse naturali non sono inesauribili. Pertanto è necessario cambiare la mentalità “prendi, costruisci, usa e butta via”, che pervade gran parte della nostra economia”. Così scriveva Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Europea a margine dei negoziati della Cop21 di Parigi, dello scorso dicembre.

L’università verso lo sciopero generale







di Adriana Pollice
«Le classi dirigenti italiane vogliono liquidare l’Università di massa e tornare a una configurazione classista degli studi superiori. Il mondo universitario deve languire poiché a selezionare le poche élite necessarie alla continuità del processo economico basteranno pochi centri di eccellenza, perlopiù privati»: la rete Per il diritto allo studio e alla ricerca sintetizza così l’effetto delle riforme, contro cui negli atenei cominciano focolai di resistenza. Giovedì a Napoli si è tenuta una tavola rotonda per proseguire un percorso di lotta che potrebbe portare a uno sciopero generale: l’intera comunità universitaria dovrebbe scendere in piazza, a partire dagli studenti e dai precari fino agli strutturati e al personale tecnico.

Il giro del mondo delle multinazionali: la chiamano ottimizzazione fiscale






di Chiara Rancati
Mc Donald’s vende molti più panini in Francia che in Lussemburgo, ma la sua filiale lussemburghese registra profitti ben più elevati. Questo perché i ristoranti francesi della catena di fast food per utilizzare i locali che li ospitano e gli arredi al loro interno pagano un considerevole affitto all’azienda che ne è proprietaria, che poi sarebbe Mc Donald’s Lussemburgo. Un circolo vizioso privo di senso? Non proprio. Perché l’aliquota fiscale sui redditi delle aziende nel Granducato è molto più bassa di quella francese, quindi spostando i suoi profitti da un Paese all’altro la multinazionale americana dell’hamburger risparmia un bel po’ in tasse.

La politica cede il passo a multe e avvocati







di Massimo Villone
Di multe, contravvenzioni e sanzioni pecuniarie assortite abbiamo tutti esperienza. Ma adesso ne vediamo una nuova: la multa da disobbedienza. Chi ricopre una carica nel nome M5S rischia un salasso di 150.000 euro se non si attiene alla linea, non obbedisce ai precetti dei capi o della rete, o non si sottopone per atti di particolare rilievo all’occhiuto controllo preventivo di un team di legali. Certo, è l’onda lunga del caso Quarto, ancor più dopo la decisione del sindaco Capuozzo di rimanere in carica. Ma già era evidente che il metodo M5S di individuare i propri rappresentanti nelle istituzioni fosse inefficace.

Onde gravitazionali, Renzi plaude. Ma gli investimenti pubblici in ricerca non fanno che calare







di Luca Aterini
Le onde gravitazionali, quelle increspature dello spaziotempo previste un secolo fa da Einstein nella sua teoria della relatività generale sono state osservate per la prima volta il 14 settembre 2015 da due diversi rilevatori (Ligo) situati negli Usa, ma il contributo degli scienziati italiani è stato fondamentale.
L’importante risultato, pubblicato ieri sulla rivista scientifica Physical review letters, è stato ottenuto –spiega l’università di Pisa – grazie ai dati dei due rivelatori Ligo, dalle collaborazioni scientifiche Ligo e Virgo, che fa capo allo European gravitational observatory (Ego), fondato dall’Istituto nazionale di fisica Nucleare (Infn) italiano e dal Centre national de la recherche scientifique (Cnrs) francese».

Bernie Sanders, iI vecchio socialista all’europea che sta conquistando i giovani americani






di Vittorio Emanuele Parsi
Dopo la netta vittoria sulla rivale Hillary Clinton in New Hampshire, Bernie Sanders inizia a essere conosciuto da molti europei. Ad attirare l’interesse di tanti non è solo la naturale simpatia per l’outsider che all’improvviso diventa (almeno per un giorno) frontrunner, come peraltro accadde anche a Barack Obama alle sue prime primarie, e neppure l’entusiasmo che la sua verve autentica attiva nei tanti giovani che lo sostengono. No, quello che colpisce molti europei è il sentire, forse per la prima volta, un possibile presidente americano che parla e ragiona “come noi”.

La deflazione salariale spiegata agli operai della Whirpool (che la conoscono già)







di Sergio Cesaratto
Spiegare ai compagni della Whirpool cosa significhi deflazione salariale è in un certo senso imbarazzante. Suppongo che loro sappiano benissimo cosa significhi per averla provata sulla propria pelle. Il padrone glielo avrà spiegato mille e una volta: in tanti altri paesi i salari sono molto, ma molto più bassi che in Italia. Allora che fate? O i vostri salari diminuiscono, oppure decentriamo la produzione (oppure chiudiamo e basta). E’ la globalizzazione bellezza, e se a decidere è una multinazionale è ancor peggio perché il ricatto di spostare la produzione è più forte.

Donne: lavorare a 60 anni e oltre







di Carla Facchini
Come noto, in Italia il tasso di occupazione è inferiore a quello medio dei paesi europei. Tale divario si accentua per la popolazione femminile. Gli ultimi dati Eurostat rilevano, per il nostro paese, un tasso di occupazione totale (20-64 anni) pari al 69,7% per gli uomini e al 50,3% per le donne (fig. 1), contro una media europea (UE27) pari, rispettivamente, al 75,1% e al 63,5%, con uno scarto quindi di 5,4 punti percentuali per gli uomini, ma di 13,2 punti per le donne.
A fronte di questi dati è interessante analizzare come si sia modificato il tasso di occupazione delle classi di età più elevate e, in particolare, delle donne.

Muri! Il vergognoso ricatto dell’Europa









di Serena Chiodo
Alzate le barriere contro i migranti, o alzeremo quelle tra i paesi europei. E’, in estrema sintesi, il messaggio contenuto nel dossier sullo stato dei lavori previsti dall’Agenda sulle migrazioni, redatto dalla Commissione europea diffuso mercoledì 10 febbraio. Un documento in cui si mette in discussione uno dei pilastri dell’Unione Europea, ossia la libera circolazione: la Commissione minaccia infatti di bloccare Schengen per due anni qualora la Grecia, uno dei paesi in cui la pressione migratoria è attualmente più forte, non si adegui ai dettami europei.

Crisi bancaria, così la “bad bank” può diventare “good bank”







di Marcello Minenna
Il 26 gennaio il ministro Pier Carlo Padoan ha “strappato” all’Europa l’ok alle bad bank. Per ottenere il denaro necessario a rilevare le sofferenze le bad bank emetteranno titoli asset-backed securities (ABS): dai più rischiosi (tranche junior) a quelli meno rischiosi (tranche senior).
La garanzia statale potrà essere concessa solo sui senior a date condizioni: un rating (cioè una valutazione indipendente del rischio) che sia sostanzialmente in linea con quello dello Stato italiano (che è BBB).

Interrompere il flusso di armi dall'Italia verso l'Egitto







di Fabio Sebastiani
Qualcosa si potrebbe fare subito per tentare di venire fuori d questa brutta vicenda dell'omicidio di Giulio Regeni, ed è fermare il commercio delle armi che dall'Italia prendono la via del Ciro. Non si tratta di poca cosa. Sul sito Mada Masr, la giornalista Isabel Esterman ha ricordato che, tra 2011 e 2013, l'Italia "ha venduto pistole e proiettili all'Egitto per piu' di mezzo miliardo di euro" all'Egitto. Esterman ha quindi aggiunto di essere disgustata dalle espressioni di sgomento e indignazione da parte dei funzionari italiani. “Queste persone leggono i giornali. Hanno diplomatici e ufficiali dell'intelligence in Egitto. Non sono ingenui. Capiscono la politica sporca, l'abuso, i corpi dilaniati e le vite distrutte che mantengono l'Egitto 'open for business'.

Il vento nero della disillusione






di Francesca Coin
Per dare un senso delle trasformazioni che stanno avvenendo oggi in Grecia possiamo partire dall'immagine di quanto sta avvenendo in questi giorni a Kos, isola dell'Egeo dove parte della popolazione guidata da Alba Dorata e appoggiata dal Sindaco sta respingendo al mittente la richiesta del Governo di Syriza-Anel di costruire un centro di identificazione ed espulsione per rifugiati nell'isola. “No Hotspots on our Island”, è lo slogan che riassume la situazione paradossale per cui un Governo (cosiddetto) di sinistra propone una misura securitaria di destra che la destra respinge, quasi a scandire l'apertura di una nuova fase, in Grecia: quella in cui la destra inizia a capitalizzare su una crisi del debito sovrano su cui si è innestata una crisi bancaria su cui si è innestata una crisi dei rifugiati, tutte alimentate dal vento nero della disillusione.

Il cuore nazista dell'Unione Europea







di Dante Barontini
La Danimarca, modello invidiato di stato sociale, sottrae per legge i beni agli immigrati che arrivano. Ma la notizia che deve suscitare il dovuto allarme è “La modifica della Costituzione francese che consente di revocare la cittadinanza francese ai condannati per terrorismo è stata approvata dall'Assemblea Nazionale”.
Ci vorranno leggi “ordinarie” per disciplinare nei dettagli quello che per ora è “solo” un principio costituzionale, ma appare chiarissimo che questa controriforma affossa definitivamente il modello dello stato moderno che proprio la Francia ha indicato per prima al mondo: quello in cui la comunità è fatta di concittadini e non più di connazionali.

Giulio Regeni e il dovere di denunciare







di Paolo Hutter
Avrei potuto fare la fine di Giulio Regeni quando mi arrestarono in Cile dopo il colpo di stato, tanti anni fa? Per un po’ di giorni l’Ambasciata non mi trovava né aveva conferma dell’arresto. Qualche europeo e qualche nordamericano vennero uccisi. Alcuni corpi non vennero mai trovati. Nel mio caso la notizia uscì quasi subito in Italia e ci furono sia le pressioni movimentiste di Lotta Continua («ridateci il nostro compagno», «collabora col nostro quotidiano») che quelle istituzionali diplomatiche richieste dalla mia famiglia.

Varoufakis, Ada Colau e Ken Loach convocano la sinistra anti austerity a Madrid






di Tiziana Barillà
«L’attuale Unione europea è governata de facto da una tecnocrazia al servizio degli interessi di una minoranza piccola ma potente di poteri economici e finanziari. La società è già a lavoro per un cambiamento radicale delle politiche dell’Ue. Ci sono già molte proposte contro l’austerità», sottoscrivono centinaia di attivisti, politici e intellettuali nell’“Appello contro la austerità e per un’Europa democratica”All’indomani della presentazione del nuovo movimento fondato da Yanis Varoufakis, il cammino anti austerity prosegue. E questa volta (dopo Parigi in gennaio e il lancio di Diem25 il 9 febbraio a Berlino), la conferenza si terrà in Spagna, a Madrid.

Albert Einstein: perchè il socialismo?









di Albert Einstein
È consigliabile per chi non sia un esperto di problemi economici e sociali esprimere delle opinioni sulla questione del socialismo? Per un complesso di ragioni credo di sì.
Consideriamo in primo luogo la questione dal punto di vista della conoscenza scientifica. Potrebbe sembrare che non vi siano delle differenze metodologiche essenziali fra l’astronomia e l’economia: in entrambi i campi gli scienziati tentano di scoprire leggi di validità generale entro un ordine circoscritto di fenomeni, in modo da rendere quanto più possibile comprensibile connessioni fra questi fenomeni. In realtà, però, differenze di metodo esistono.

La salute come merce






di Giovanna Cambiano
La crisi economica imperante, è la causa della crescente difficoltà dei ceti più svantaggiati a far fronte ai costi per la salute. Anche grazie ai tagli relativi alla santità, che hanno come conseguenza il fatto di dover sborsare somme ingenti per i tiket imposti su viste mediche, diagnostica e farmaci, molte persone smettono di curarsi, e in casi di estrema necessità devono rivolgersi ad associazioni per ricevere sostegno. In base ad un recente rapporto dell’Osservatorio sulla Donazione dei farmaci del Banco Farmaceutico nel 2015, la richiesta da parte degli enti caritativi che ogni giorno aiutano anziani, famiglie italiane e immigrati in difficoltà è cresciuta del 6,4%, passando’ dalle 818 mila confezioni di medicinali richieste nel 2014, alle 870.352 del 2015.

Fare in Libia quello che non è riuscito in Siria. Il sogno del Pentagono






di Sergio Cararo
Una tentazione cresce nell’establishment statunitense: quella di riuscire a fare in Libia quello che non è riuscito a fare in Siria. In quest’ultimo teatro, proiezione delle operazioni di “regime change” in Medio Oriente avviato nel 2003 in Iraq e proseguito nel 2011, l’entrata in campo della Russia ha scombussolato definitivamente il ruolino di marcia del rovesciamento di Assad che doveva concludersi come desiderato dal combinato disposto degli interessi di Washington, Arabia Saudita, Turchia, Francia e Gran Bretagna. 

Gli attacchi contro i lavoratori si intensificano






di Jack Rasmus
La distruzione delle organizzazioni dei lavoratori negli USA sta andando avanti da decenni, con intensificazione costante fin dagli anni ’70. Decisioni recenti e altre ancora in corso da parte della Corte Suprema degli USA stanno mettendo in piedi nuovi e piu’ intensi attacchi sul sindacalismo negli USA.
L’ultima e’ la decisione, sebbene non ancora definitiva, della Corte Suprema sul caso “Friedichs contro l’Associazione degli Insegnanti della California” che coinvolge gli insegnanti e gli altri impiegati pubblici e i loro sindacati.

Il governo Renzi e il vizio di famiglia: le banche







di Andrea Colli
La famosa frase intercettata a Piero Fassino “allora abbiamo una banca”, potremmo attenderla anche da parte del Giglio magico renziano, questa volta però senza intercettazioni. .Per raggiungere l’obiettivo della Banca “renziana” è stato stravolto in consiglio dei ministri, il testo di autoriforma presentato dalle stesso mondo del credito cooperativo. Autore dello stravolgimento, Luca Lotti. 
Fonti di governo hanno confermato l’interessamento del potente. sottosegretario di Palazzo Chigi al dossier concluso con la modifica del decreto banche.

Rischio nucleare nel cuore dell’Europa







di Alessandro Codegoni
Immaginate di avere una bicicletta con cui correte in mezzo al traffico per andare al lavoro. Un giorno scoprite nel suo telaio tante piccole crepe: continuereste a usarla, con il rischio che, alla prima buca, si spezzi e vi faccia cadere proprio davanti a un autobus? Probabilmente no.
Sembra invece che scoprire che il vessel di un reattore, il contenitore di acciaio che ospita gli elementi di combustibile nucleare e l’acqua di raffreddamento ad alta pressione, sia indebolito da migliaia di difetti nel metallo, non sia motivo sufficiente per fermare l’impianto.

T-tip, è ora di fermarlo







di Campagna Stop T-tip Italia
Ci siamo! Dopo quasi tre anni, i negoziati per il T-tip potrebbero vedere un’accelerazione decisiva nei prossimi mesi. Corriamo il serio rischio che, per evitare di rimandare tutto a dopo le elezioni statunitensi, la Commissione Ue ed il ministero del Commercio Usa approvino in fretta una cornice vuota che affermi il T-tip come spazio transatlantico di decisione di regole e commerci, rinviando i dettagli importanti ai tecnici, le cui attività saranno ancora più segrete di quelle delle attuali trattative. Serve una risposta forte, che dia il segno dell’intensità con cui la società civile ha intenzione di resistere al tentativo di espropriazione dei suoi diritti e della capacità di ispirare il processo democratico.

Altro che Ministro in comune, l’Europa faccia un Progetto in comune







di Gustavo Piga
Qualcosa si muove. Renzi mobilita le sinistre europee mettendo al centro la lotta all’austerità (speriamo non chieda maggiore flessibilità che è uguale solo a minore austerità, non a più espansione). Draghi nel suo discorso ha menzionato (mentre tutti si sono messi a fare l’analisi semantica, errata, di una presunta cospirazione a tenere bassa l’inflazione) come ci sia bisogno di “politiche strutturali efficaci … comprendendo in esse la fornitura di infrastrutture pubbliche adeguate“. Per la prima volta Draghi parla di politiche fiscali espansive, e lo fa nell’unico modo che il difficile governo interno della BCE gli consenta: in punta di piedi.

Il piano Obama sulle emissioni inciampa nella Corte Suprema. E adesso?







La strada della transizione energetica per gli Stati Uniti è segnata, ma non è certo sgombra da ostacoli. L'ultimo è lostop temporaneo imposto dalla Corte Suprema al Clean Power Plan (CPP), lo storico piano lanciato la scorsa estate dal presidente Barack Obama che per la prima volta impone limiti alle emissioni di CO2 delle centrali elettriche.
Martedì 9 febbraio – con 5 giudici favorevoli contro 4 contrari – la Corte ha infatti bloccato l'applicazione da parte della Environmental Protection Agency (EPA) delle misure previste dal CPP, in attesa del pronunciamento della Corte d'Appello su un ricorso presentato da 29 Stati e decine di associazioni dell'industria elettrica e del carbone, secondo cui il provvedimento "espande illegalmente i poteri di regolazione del Governo federale".

300 milioni che si aggiungono allo spreco di democrazia, di energia, di paesaggio, di futuro







di Giuseppe Civati
Passeremo ogni giorno da oggi al 17 aprile per ricordare che il premier e il suo ministro sprecano – apposta – 300 milioni di euro per boicottare (oltretutto) la consultazione democratica richiesta dalle Regioni guidate dal partito dello stesso premier (e forse, ormai possiamo dirlo, anche del suo ministro). Oltre a ciò, però, la nostra campagna referendaria sarà incentrata sull’idea della «democrazia energetica», su un modello alternativo, sull’unica uscita possibile da una crisi economica, ma anche di senso: come nel Leap Manifesto, ci vuole un salto – culturale, politico, amministrativo – per cambiare prospettiva alla questione.

Etruria fallita, papà Boschi nei guai







di Riccardo Chiari
Ad un anno esatto dal commissariamento di Bankitalia, ora è ufficiale: la vecchia Banca popolare dell’Etruria e del Lazio chiuse bottega in stato di insolvenza. In parole povere era fallita, quando il 22 novembre scorso il decreto salvabanche del governo mise una piccola toppa al gigantesco buco. Con lo scorporo delle attività creditizie ancora salvabili, confluite nella nuova Banca Etruria, e le sofferenze miliardarie nella bad bank comune con gli altri tre istituti di credito finiti in liquidazione coatta amministrativa: Banca Marche, CariFerrara e CariChieti.

"Paz Colombia": il più recente tentativo degli Stati Uniti di controllare la Colombia






di Justin Podur
Il processo di pace in Colombia è entrato nella sua fase finale. Sono stati raggiunti accordi per la riforma terriera, la partecipazione politica e i diritti delle vittime. Le discussioni si incentrano ora sulla fine del conflitto e sull’attuazione e verifica degli accordi. La scadenza per l’accordo finale è il 23 marzo, e si potrebbe arrivarci.
In questa ultima fase di negoziati, il presidente della Colombia si è messo in contatto con gli Stati Uniti per avere aiuto. Il 4 febbraio, a Washington, una nuova iniziativa è stata rivelata dai presidente Santos e Obama: la nuova versione del Piano Colombia, che hanno chiamato “Paz Colombia.”