La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 26 febbraio 2016

L’inganno degli «investimenti»

di Marta Fana
Gira voce che il Ministero dell’Economia italiano e l’Ocse abbiamo cambiato idea sulla politica economica. Chiedono oggi più investimenti, perché la crescita, dopo qualche trimestre di labile ripresa, ha subito un rallentamento, la domanda aggregata langue e i rischi di instabilità finanziaria si sono riaffacciati all’orizzonte. Questo «cambia verso» di facciata nasconde in sé il conservatorismo della politica e quindi degli interessi che guidano le istituzioni nazionali, europee e internazionali.
Nel documento «A Shared European Policy Strategy for Growth, Jobs, and Stability», il Ministero dell’Economia italiano riconosce la necessità di un intervento misto, basato sugli sforzi della politica monetaria, già avviati dalla Banca Centrale Europea, e su una politica economica più espansiva.

La discriminazione si fa legge. Intervista a Stefano Rodotà

Intervista a Stefano Rodotà di Silvia Truzzi
Le parole del giorno sono “fedeltà” e “fiducia”: concetti che si potrebbero estendere anche alle promesse e ai valori sbandierati. Il professor Rodotà da poco ha pubblicato un saggio che s’intitola Diritto d’amore: gli abbiamo chiesto di cosa sono la spia forma e sostanza del pasticcio legislativo del ddl Cirinnà. 
«La procedura – risponde – è un effetto dell’incapacità politica di gestire la situazione. Quando Renzi si è trovato di fronte a divisioni che mettevano in discussione punti essenziali della legge, non ha scelto la strada del confronto, ha pensato di aggirare il problema con il solito espediente procedurale: il supercanguro. Strumento che non era necessario visto che era caduta la maggioranza degli emendamenti: era possibile aprire una trattativa politica. Quandol’Unità pubblica l’sms di Airola alla Cirinnà dà la prova che si è cercato un accordo sottobanco». 

Il neurocapitale

di Tiziana Terranova
Nella ormai sterminata produzione di testi, studi e analisi sulle reti informatiche e i media digitali, non capita davvero spesso di imbattersi in un libro, quale quello scritto da Giorgio Griziotti, capace di coniugare un competente sguardo tecnico con una coerente prospettiva teorica e una evidente passione politica. Come questa sintesi sia stata possibile, Griziotti ce lo racconta nella sua premessa, il momento in cui sceglie di mettere la sua soggettività in campo seguendo quella esortazione femminista che ha insistito e continua a insistere (da Donna Haraway, Gayatri Spivak e Sandra Harding a Rosi Braidotti e Karen Barad) sull’importanza di un sapere situato e corporeo, parziale e partigiano, che si distende a partire da un luogo e un tempo specifico piuttosto che da una prospettiva disincarnata e ostentatamente imparziale.

Triangolo d’amore

di Norma Rangeri
Il Senato ha votato una mediocre legge sulle Unioni civili e non è stato un bello spettacolo. Non è stato bello vedere all’opera i nostri talebani contro le «checche isteriche», contro le adozioni proibite ai «contro natura», contro l’obbligo di fedeltà per le coppie gay dovendo restare — la fedeltà — esclusiva prerogativa del matrimonio. Quell’Italia anni ’50 radunata al Family day può dirsi soddisfatta. E’ stata egregiamente interpretata da un dibattito parlamentare intossicato da incivili argomenti, ed è ben rappresentata dalla sparuta truppa di Alfano, con la benedizione dello stato maggiore vaticano.
Nel Pd, con due eccezioni, Luigi Manconi e Michela Marzano, tutti hanno scelto di allinearsi al voto di fiducia. Nel partito di Renzi è subito scoppiata la pace, l’opposizione interna ha dato pieno appoggio alla linea del segretario-presidente.

Il destino della Costituzione è più importante di quello di Renzi

di Alfiero Grandi
La campagna referendaria è partita. Consapevole o meno Renzi, con la sua affermazione che il suo futuro personale è legato all’esito del referendum sulle modifiche costituzionali, contribuisce a destare interesse per un appuntamento politico che molti elettori neppure sapevano ci sarebbe stato. Naturalmente sovrapporre il suo destino all’esito del referendum da parte di Renzi è strumentale, per mettere il merito del referendum in secondo piano, per sfuggire alle accuse di stravolgere la Costituzione nata dalla Resistenza, puntando ad una sorta di Sindaco d'Italia o, come dicono altri, ad un premierato forte mascherato. Renzi lo fa puntando a trasformare questo appuntamento in un referendum su di lui piuttosto che sullo stravolgimento della Costituzione che è il vero oggetto del referendum.

La bilancia spettrale del pareggio

di Marco Bascetta
La Germania è, nel Vecchio continente, soggetto e oggetto di numerosi pregiudizi. I paesi dell’Europa meridionale non godono, presso l’opinione pubblica tedesca, di gran buona fama: la «creatività» che viene loro riconosciuta si accompagna sempre a un certo sentore di truffa. La Bundesrepublik, a sua volta, imputata di una intramontabile e altera «volontà di potenza» è oggetto di una alternanza tra ammirata invidia e istintiva avversione. Un buon antidoto a questi diffusi giudizi sommari possiamo trovarlo in una assai chiara ricostruzione della storia politico-economica tedesca del dopoguerra a firma di Massimo D’Angelillo (La Germania e la crisi europea, ombre corte, pp.222, euro 18). Ricostruzione che mira però a dare risposta a una domanda decisiva: il ruolo che Berlino svolge oggi in Europa favorisce la stabilità, la crescita e l’integrazione dell’Unione o agisce, invece, in senso del tutto contrario?

Il Piano di Juncker nell'Europa di Orwell

di Luigi Pandolfi 
Districarsi in una materia come quella della gestione europea della crisi è diventato sempre più difficile. E ancora più difficile è diventato l'esercizio di raccontarla. Mi spiego. Con l'insediamento della nuova Commissione non è cambiato assolutamente nulla nell'approccio dei vertici europei al tema dell'austerità. Nessuno dei nuovi commissari ha finora proferito parola sulla necessità di rivedere i rigidi protocolli del vigente patto di bilancio, men che meno di valutare l'ipotesi - ad oggi la più seria - di una ristrutturazione del debito. Di parole in libertà su crescita, investimenti e occupazione invece tante, un vero profluvio. Sembra di essere immersi in uno scenario orwelliano, dove una forma molto sofisticata di neolingua ammanta sistematicamente, scientificamente, di significati impropri scelte (e non scelte) che vanno in una direzione opposta a quella ufficialmente dichiarata.

La competitività e il silenzio dell’Istat

di Roberto Romano
Il rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi — reso noto mercoledì 24 febbraio scorso — non è proprio un rapporto sulla competitività dell’economia nazionale.
Indiscutibilmente dà conto della difficoltà che attraversa il sistema economico nazionale ed europeo, in particolare per quel che riguarda la creazione di nuovo lavoro. Dopo tanti anni di crisi e dibattiti più o meno sinceri sulle così dette politiche dell’austerità espansiva, alcune domande dobbiamo pur farcele. Vedere se l’occupazione riprende e/o riconquista le posizioni di inizio crisi non è banale. In fondo la «Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta» di Keynes era la teoria generale del lavoro e della piena occupazione.

Bambini senza diritti

di Chiara Saraceno
Coloro che in questi mesi hanno strenuamente combattutto il disegno di legge Cirinnà al grido "difendiamo i nostri figli" e "i bambini hanno bisogno di una mamma e di un papà" saranno soddisfatti. Per "salvare i loro figli" da non si sa bene quale pericolo continueranno ad essere sacrificati i concretissimi diritti dei figli delle coppie dello stesso sesso.
Si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di bambini nati entro una coppia lesbica, da una mamma che li ha concepiti, fatti crescere dentro di sé e partoriti, con il sostegno della sua compagna che come lei li ha voluti e talvolta ha anche contribuito con i propri ovuli.

Si prepara la prossima socializzazione delle perdite

di Maurizio Sgroi
Ciò che la crisi ormai più che settennale ha mostrato con chiarezza è l’inconsistenza della finzione teorica che vuole stato e mercato entità separate e quasi antagoniste. Le grandi protagoniste del post-crisi sono state, e non a caso, le banche centrali, ossia le entità che incarnano compiutamente il connubio stato/mercato che nei fatti decide le sorti dell’economia. E infatti ancora oggi, mentre la paura di un nuovo crash viene ogni giorno alimentata dalle cronache di borsa, tutti gli sguardi tornano a volgersi verso la Fed e la Bce, alle quali si chiede di trovare soluzioni a un avvitamento che essere stesse hanno contribuito a provocare.

Brexit: il ricatto di Londra e il doppio gioco di Bruxelles

di Alessandro Somma 
Il Regno Unito non ha mai creduto nell’unificazione europea. Vi ha preso parte solo perché conveniva alla sua economia, ma per lo stesso motivo non ha perso occasione per sabotare il sogno di un’Europa dei diritti, sempre più sovrastato dall’incubo di un’Europa dei mercati. Dal canto suo Bruxelles non hai mai contrastato seriamente il gioco di Londra, nei cui confronti, al netto di qualche teatrino, si mostra arrendevole e servile. 
L’anno passato il Parlamento inglese a maggioranza conservatrice ha deciso di consultare tramite referendum gli elettori circa la permanenza o meno nell’Unione europea[1]. Nel contempo il Premier Cameron ha dettato a Bruxelles le condizioni per condurre una campagna referendaria a favore della permanenza: uno status finanziario privilegiato per la City e la possibilità di escludere i cittadini europei dal welfare inglese. 

Il regime renziano? un po' "verdinoso"...

di Giorgio Cremaschi
La situazione è drammatica, ma non seria, diceva in un suo celebre aforisma Ennio Flaiano. Definizione che si adatta perfettamente a ciò che fa e rappresenta Renzi. Stiamo entrando in una guerra folle, stiamo precipitando in una nuova recessione economica, ma la farsa politica domina la scena.
La questione di grande rilevanza etica delle unioni civili, ma già il termine usato al posto di matrimonio apriva la via alla malafede e al trasformismo, questa questione sulla quale avrebbero dovuto misurarsi alla luce del sole gli orientamenti dei partiti e dei parlamentari, da Renzi e Alfano è stata trasformata in un un Suk parlamentare.

Dopo Madrid, quando il piano B è il piano A

di Josep Maria Antentas
Gli incontri per un Piano B a Madrid lo scorso fine settimana, sono stati l’iniziativa politica internazionale più rilevante nell’Europa dell’austerità, oltre ad altre di minor successo e di minore profilo, allo scopo di articolare alternative politiche e sociali ed europeizzare la discussione strategica. Tanto necessaria quanto difficile, l’arena internazionale è stata uno spazio di lotta, scambio e riflessione presente in forma chiaroscura nel periodo posteriore al 2011,«l’anno in cui abbiamo sognato pericolosamente» come lo ha battezzato Zizek.
I movimenti esplosi nel 2011 hanno costituito un’ondata di protesta globale, formata da movimenti nazionali con specifiche caratteristiche proprie, anche se con forte influenza reciproca e connessi simbolicamente e cognitivamente. Il segno di riferimento della contestazione di questi ultimi cinque anni è stato quello statale e/o nazionale (nel caso in cui i due non coincidono), anche se questa è stata segnata tanto come opposizione ai governi statali e regionali quanto alla Troika (più spostata verso i primi nel caso spagnolo e più verso la seconda nei casi greco e portoghese).

Sessanta anni fa l’ultimo congresso di Giuseppe Di Vittorio

di Ilaria Romeo
Il 27 febbraio 1956 inizia a Roma il IV Congresso nazionale della Cgil, che approva l’istituzione delle sezioni sindacali aziendali, lanciata durante la prima Conferenza di organizzazione del dicembre 1954 (le Conferenze di organizzazione nella storia della Cgil). Di Vittorio prende per la prima volta la parola in pubblico dopo l’infarto che lo aveva colto alla fine dell’anno precedente, affermando: “Amici e compagni delegati! (…) Mi sia consentito di esprimere i miei più vivi ringraziamenti a tutte le organizzazioni e a tutti i lavoratori d’Italia e di numerosi altri Paesi che in questa dolorosa occasione hanno voluto farmi giungere i loro fraterni auguri”.
Un ringraziamento “particolarmente caloroso”, il segretario generale della Cgil lo rivolge dunque “alla Federazione sindacale mondiale e al suo segretario generale, mio carissimo compagno e amico Louis Saillant, il quale ha voluto rinnovarmi, anche qui, i suoi fraterni auguri.

Chi decide in Italia la politica fiscale?

di Gustavo Piga
Ormai la politica economica in Italia passa per tre palazzi: quello di Palazzo Chigi, quello di Via XX Settembre dove risiede il Ministro dell’Economia e quello del quotidiano La Repubblica, fondato da Eugenio Scalfari, che ogni domenica punzecchia il Premier Renzi, accusandolo di non voler dare retta né a lui né al suo amico Mario Draghi, nel risolvere i problemi italiani ed europei tramite la creazione niente di meno che di un superministro europeo dell’economia.
Avevamo gioito assai a leggere la risposta precisa al Fondatore da parte del presidente del Consiglio: “la questione del superministro europeo del Tesoro non è il punto centrale.

L’orizzonte del lungo decennio di Evo Morales al potere: le implicazioni del referendum della Bolivia

di Benjamin Dangl
Domenica scorsa il Presidente Evo Morales ha perduto il referendum che avrebbe potuto dargli la possibilità di concorrere per la rielezione nel 2019. Il margine è stato piccolo, ma le implicazioni sono enormi: il presidente più a a lungo in carica e più popolare della Bolivia ha una data finale per il suo periodo di tempo al potere, il 22 gennaio 2020.
I giorni che hanno portato all’elezione sono stati brutali, con una varietà di scandali di corruzione e di scontri, il più tragico dei quali è stata una protesta di mercoledì scorso contro l’ufficio del sindaco controllato dall’opposizione che ha avuto come conseguenza una sparatoria che ha causato 6 morti. Questo disastro, del quale i dettagli sono ancora non chiari, ha gettato un’ombra sul referendum.

La cultura non illumina più nessuna caverna

di Benedetto Vecchi
La cultura non coltiva più le anime nella prospettiva di un miglioramento continuo della loro vita, vendendo così meno al «carattere missionario» che l’illuminismo gli assegnava nella costruzione della nazione e nel superamento delle convenzioni sociali del passato; ma non serve neppure a riprodurre le disuguaglianze di classe che innervano le società capitaliste, come attestava la funzione «omeostatica» svolta, nella tarda modernità, dall’industria culturale, dalla scuola e dall’università. Nell’epoca attuale la cultura deve soddisfare tutti i gusti possibili, le differenze negli stili di vita, nelle identità. Deve quindi sedurre la moltitudine di cittadini-consumatori che, come uno sciame, si muove secondo geometrie non lineari nel mutevole palcoscenico della «modernità liquida».

Argentina: lo sciopero generale rilancia il conflitto sociale

di Federico Larsen
Il governo di Mauricio Macri, arrivato alla Casa Rosada il 10 dicembre scorso, ha già mostrato le proprie carte. Con un'inflazione prevista attorno al 40% e 40.000 licenziamenti tra settore pubblico e privato, è riuscito a riattivare l'assopito sindacalismo argentino in soli settanta giorni. Mercoledì scorso i sindacati dei lavoratori statali hanno realizzato il primo sciopero generale della nuova era macrista, culminato con una manifestazione che ha raccolto 50.000 persone di fronte alla casa di governo. Movimenti sociali, partiti di sinistra e sindacati hanno ripudiato la politica economica di Macri, proprio mentre il presidente si apprestava a ricevere Francoise Hollande, chiaro segnalo dell’ allineamento internazionale dell'Argentina con le grandi potenze mondiali.

In Libia la feluca per mettere l’elmetto

di Francesco Martone
L’ennesimo rinvio della votazione del parlamento di Tobruk sul governo di unità nazionale di Al Serraj, ed i recenti sviluppi sugli aspetti militari del dossier Libia confermano quel che già si immaginava per il futuro della Libia, ma chiamano ancor di più in causa la politica di casa nostra.
C’è del già visto nel susseguirsi di notizie «ufficiali» ed «ufficiose» nel detto e nel non-detto che permea la comunicazione del governo di Matteo Renzi sulla Libia. Da una parte la versione «ufficiale» politicamente corretta, che mette in secondo piano l’uso della forza, la spada nascosta dalla feluca della diplomazia, quella che dovrebbe vedere come «condicio sine qua non» di ogni intervento in Libia la creazione di un governo di unità nazionale.

E con Cosmopolitica siamo al dodicesimo fallimento

di Paolo Andreozzi
Niente. Neppure Cosmopolitica riuscirà nell’impresa. E con questo sono dodici, a sola mia memoria personale (magari stiracchiando un po’ le definizioni – come sto per mostrare), i tentativi (falliti) di fare il benedetto partito radicale e di massa della sinistra in Italia dopo la doccia gelata della bertinottiana Sinistra Arcobaleno, la cui sconfitta elettorale del 2008 espulse dal Parlamento e (che è anche peggio) prese ad emarginare dallo stesso senso comune, in un colpo solo, comunisti, ecologisti, antagonisti e di tutto un po'. Il quale partito – uno nuovo, popolare e intransigente insieme – servirebbe (lo ricordo ai non addetti ai lavori) perché è del tutto evidente che la malattia della Repubblica italiana è da allora sempre più grave, a tal punto che si è ammalata anche la sinistra (trasformatasi in non-radicale oppure ridottasi a non-di-massa, o entrambe le sindromi), invece di esserne la cura.

L’aborto è un servizio medico ma è trattato come un problema morale

di Chiara Lalli
"Chiunque cagiona l’interruzione volontaria della gravidanza senza l’osservanza delle modalità indicate negli articoli 5 o 8, è punito con la reclusione sino a tre anni. La donna è punita con la multa fino a lire centomila. Se l’interruzione volontaria della gravidanza avviene senza l’accertamento medico dei casi previsti dalle lettere a) e b) dell’articolo 6 o comunque senza l’osservanza delle modalità previste dall’articolo 7, chi la cagiona è punito con la reclusione da uno a quattro anni. La donna è punita con la reclusione sino a sei mesi. Quando l’interruzione volontaria della gravidanza avviene su donna minore degli anni diciotto, o interdetta, fuori dei casi o senza l’osservanza delle modalità previste dagli articoli 12 e 13, chi la cagiona è punito con le pene rispettivamente previste dai commi precedenti aumentate fino alla metà.

Dentro i workers’ centres di Chinatown

Traduciamo e pubblichiamo l’inchiesta di Dawid Krawczyk di Krytyka Polityczna sui workers’ centres di Chinatown, a New York, perché offre uno sguardo lucido sulla sfida globale dell’organizzazione contemporanea del lavoro. Questi «sportelli» e community centres danno supporto tanto giuridico quanto organizzativo a lavoratori e lavoratrici nel loro faccia a faccia col padrone e sono in prima linea nelle campagne contro i processi di gentrification, che colpiscono prevalentemente migranti, latinos e neri. Iworkers’ centres nascono sulle ceneri di un sindacato diventato ormai parte integrante della gestione di un più vasto processo di segmentazione e gerarchizzazione del lavoro, come dimostra il suo silenzio – se non la sua complicità – rispetto alle politiche orientate a criminalizzare i migranti e a produrre un bacino di forza-lavoro illegale.

L’operaio e la macchina

di Leonardo Sinisgalli
Io entro in una fabbrica a capo scoperto come si entra in una basilica, e guardo i movimenti degli uomini e dei congegni come si guarda un rito. Uno strano rito partoriale, qualcosa come la moltiplicazione dei pesci, il maturarsi delle uova sotto la chioccia di un canestro, l’esplosione di un albero di mele, la manipolazione dei pani in una vecchia madia. Sotto questi capannoni, uomini e macchine si affannano intorno a un lavoro che ha sempre del miracolo: una Metamorfosi!
Si parte dalla confusione e si arriva all’ordine. Si parte dal bruco e si arriva alla farfalla. Si elabora la materia, si mastica, si stira, si insaliva, si arma, si conforma, si cuoce, e si crea un oggetto. Questo processo, nell’armeria della natura, avrebbe un solo grosso difetto intrinseco.

La legge sulle Unioni civili apre la lotta per l'estensione dei diritti

di Nadia Urbinati
Sì, vi è da rimanere delusi per l'incapacità dei nostri rappresentanti di andare oltre gli ostacoli del pregiudizio; per l'incapacità di osare di sentirsi davvero liberi legislatori che rispondono alla richiesta di eguali diritti che viene dal paese. E vi è di che rammaricarsi che il Pd sia così miscellaneo sui valori fondamentali (una tara che si porta dietro fin dalla sua nascita) da essere incapace di approdare a una decisione unanime, dando l'impressione che sia in effetti si tratti di due partiti in uno più che di un partito con visioni plurali. Il bisogno di bussare alla porta di Verdini è da solo una dichiarazione di impotenza e pochezza. E c'è di che inquietarsi per la massiccia e nemmeno velata interferenza del clero romano con le istituzioni dello Stato.
Aveva visto giusto Antonio Gramsci: "Il problema della debolezza liberale del nostro paese sta nella presenza non tanto del cattolicesimo ma del Vaticano".

I «magazzini di anime» e i muri della vergogna

di Alberto Negri
Che cosa c’è dall’altra parte del muro che sta alzando l’Europa? Dal confine greco-macedone di Idomeni, diventato il “magazzino delle anime” come lo chiama il governo di Atene, lo descrive in una lettera, inviata ai giornali, Daniela, infermiera di Medici senza Frontiere. Nella sala d’attesa entra un siriano di circa 50 anni. È ben vestito, un bel completo scuro gessato e, al posto della cravatta, una sciarpa di lana chiara. Scarpe nere eleganti, usurate ma pulite.
Un signore distinto che tiene a sé e alla sua persona, alla sua dignità. Gli fa male la gamba, ha un problema di circolazione e ha finito il farmaco prescritto in Turchia. Pazientemente aspetta il turno del medico e mentre espone il problema della gamba si mette a piangere e racconta di essere stato in prigione in Siria, dove per molti giorni è stato in una stanza rannicchiato con tante altre persone senza potersi muovere, senza bere e mangiare. Trattato come un animale.

Lo scenario libico e le trasformazioni della guerra globale

Intervista ad Antonio Mazzeo di Global Project
Pubblichiamo un'intervista ad Antonio Mazzeo - militante ecopacifista ed antimilitarista - in seguito alla decisone del governo italiano di mettere a disposizione delle forze armate Usa la base militare di Sigonella per l'utilizzo di droni da dispiegare nelle operazioni in Libia. L'esecutivo afferma che si tratta di un utilizzo a scopo difensivo, quindi i droni non avrebbero funzioni di attacco. Il ministro Gentiloni esclude che si tratti di un "preludio a un intervento militare" italiano in Libia.
Nei prossimi giorni partirà un’operazione congiunta Italia-Usa per far decollare dalla base aerea di Sigonella 11 hellfire armati con l’obiettivo di colpire la Libia. Sono ancora in corso trattative tra i due Paesi per definire le regole d’ingaggio dell’operazione, ma è palese che Sigonella torna ad essere protagonista nella scena internazionale per quanto riguarda gli assetti politico-militari. Come si configura questa operazione e quali sono gli intenti?

Trivelle, il divieto della Francia e i sussidi dell’Italia

di Raffaele Lupoli
I sussidi pubblici, le royalties più basse d’Europa e per giunta detraibili dalle tasse. E perfino l’esenzione dall’Ici. Se qualcuno si chiede perché c’è ancora chi ha interesse a trivellare l’Italia nonostante i rischi ambientali e il prezzo del petrolio ai minimi storici, ecco la risposta. Nel nostro Paese il business delle concessioni petrolifere resta appetibile perché può contare sul sostegno delle politiche governative(le stime delle diverse forme di sostegno alle fonti fossili nel nostro Paese di aggirano attorno ai 17,5 miliardi di euro l’anno), che invece penalizzano le fonti pulite. Il decreto Milleproroghe in via di approvazione, per stare ai fatti più recenti, prevede la cancellazione della norma che prevede la progressività della bolletta energetica in base al principio che chi consuma di più (e non presta attenzione a efficienza e risparmio energetico) paga conseguentemente di più.

Se anche la Corte dei Conti lancia l'allarme bolla occupazionale

di Luca Aterini
La Corte dei conti, nella relazione sulla gestione finanziaria dell’Inps pubblicata venerdì, getta una nuova ombra sulla strada maestra che il governo ha scelto per dare fiato al lavoro in Italia: gli sgravi contributivi per le assunzioni. Sull’andamento delle entrate contributive, precisano dalla Corte, occorrerà valutare gli effetti dell’esonero contributivo per le nuove assunzioni con il Jobs act.
«Infatti, qualora da tali misure non derivi un effettivo incremento occupazionale – e le nuove assunzioni siano ascrivibili a mere trasformazioni della durata e della natura contrattuale di rapporti in essere – il mancato introito di risorse proprie per effetto della decontribuzione richiederebbe un ulteriore incremento di trasferimenti dal settore pubblico la cui provvista ricadrebbe sulla fiscalità generale.

Sinistra, ciò che sta nascendo ed i rischi

di Roberto Capizzi
Il successo della tre giorni romana di Cosmopolitica, lancio, quanto mai in ritardo, del percorso che porterà dicembre alla nascita di un partito che riunisca SEL, i fuoriusciti dal PD e - ciò è nelle intenzioni - nuove energie presenti nella società, fa mettere radici ad un processo politico iniziato con la decisione di SEL non avviare il tesseramento per il 2016.
Una scelta generosa, quella del partito di Vendola, compiuta prendendo atto della propria non autosufficienza e di chi non considera l'esiguità dei propri numeri come un attestato di merito ma, al contrario, come un limite da superare.

L’unione civile è con Verdini

di Andrea Colombo
Dopo settimane di tensione, la legge sulle unioni civili arriva all’epilogo senza suspence né pathos. È tutto già scritto, sin nei dettagli. La discussione generale, al cospetto di banchi del governo vuoti, è striminzita, tanto che non esaurisce neppure i tempi fissati. Il presidente Piero Grasso prende atto e anticipa le dichiarazioni finali e il voto di oltre un’ora. La fiducia passa con ampio margine, 173 sì contro 71 no. Molti dei contrari, infatti, hanno scelto di non partecipare al voto: tutto il gruppo 5 Stelle, i Pd Vannino Chiti e Luigi Manconi, quattro centristi tra cui Maurizio Sacconi e Roberto Formigoni. Favorevoli anche Giorgio Napolitano, che in questa partita si è dato sin troppo da fare, e Mario Monti.

I poveri di talento nel sacro mercato del particolare

di Riccardo Mazzeo
Questo nuovo libro di Zygmunt Bauman evoca, involontariamente, il romanzo di Patricia Highsmith The Talented Mr Ripley, trasposto in film alla fine del secolo scorso da Anthony Minghella e interpretato da Matt Damon, in cui un giovane talentuoso ma povero, Tom Ripley, preferisce assumere regolarmente l’identità di qualcun altro piuttosto che indossare i panni della propria nullità. Scrive Bauman ne Per tutti i gusti (Laterza, pp. 148, euro 14): «Il modello personale nella ricerca dell’identità diviene quello del camaleonte. O del leggendario Prometeo, la cui mitica abilità di trasformarsi a piacimento in qualsiasi altro essere o di assumere forme a caso, le più diverse dall’originale, era così ammirata nel Rinascimento da Pico della Mirandola».

Perché non ho votato una legge monca, con l'aura di una irriducibile omofobia

di Luigi Manconi
Non ho partecipato al voto sulla questione di fiducia, posta dal governo sul disegno di legge Cirinnà. Questo è il motivo. Un provvedimento che aveva come motivo ispiratore il principio di non discriminazione rischia di introdurre, con lo stralcio della norma sulle adozioni, un’illegittima disparità di trattamento. Non tanto e non solo tra coppie eterosessuali e coppie omosessuali, quanto tra figli adottandi di coppie eterosessuali e di coppie omosessuali.
Ritengo, cioè, che dallo stralcio della norma sulle adozioni derivi una legge monca, tale da neutralizzare il valore profondo dell’unione civile e ridurla a mero sistema di garanzie economiche e sociali: un contratto privato. E ciò in cambio della rinuncia al suo riconoscimento giuridico-morale. Il che risulta confermato dalla cancellazione, nel testo approvato, del «dovere di fedeltà», quasi che venisse esclusa la dimensione affettiva del rapporto.

Solita strategia in Libia: divide, impera, spara

di Fulvio Scaglione
Niente da fare, non se ne esce. La strategia è sempre la stessa. Prendi uno Stato che ti interessa, diciamo la Libia, lo scardini a suon di bombe, lasci che i pezzi vadano alla deriva, poi decreti: non c’è nulla da fare, bisogna spezzettarlo. E prepari un’altra guerra o un’occupazione militare. Strategia illuminata, come dimostrano le condizioni del Medio Oriente in genere e, in particolare, dei Paesi come l’Iraq dove essa è stata applicata. Ma tant’è, si continua imperterrriti e indisturbati.
Il caso della Libia, se tale strategia fosse davvero applicata, potrebbe persino diventare più inquietante. Intanto, perché c’è il solito buo nero politico da rimontare. Una volta fatto cadere e ammazzare Gheddafi, ci siamo precipitati a riconoscere il Governo di Tobruk, perché più “laico” e soprattutto perché dotato di un’armata, quella guidata dal generale Khalifa Belqasim Haftar che è un vecchio amico degli Usa: già arruolato negli anni Ottanta ne tentativo di rovesciare il regime di Gheddafi, Haftar fu poi riscattato, portato in America, dotato di cittadinanza americana e nel 2011 riportato in Libia per dare un leader all’insurrezione contro Gheddafi.

Il rifiuto della scuola aziendale

di Matteo Saudino
Il conservatorismo è certamente una malattia della senilità, in cui gli slanci rivoluzionari, o almeno gli aneliti di progressismo, tipici della gioventù lasciano spazio alla rassicurante difesa dello status quo e del quieto vivere. Sono pochi gli uomini e le donne che riescono a mantenere per tutta la vita la capacità intellettiva e pratica di provare a cambiare il presente al fine di costruire un imminente futuro più giusto, bello e dignitoso. Inoltre, Thomas Mann a parte, quasi nessuno riesce a compiere il percorso inverso: essere conservatore in giovinezza per diventare progressista in tarda maturità. Io presuntuosamente mi sono sempre considerato, e mi considero tutt’ora, un rivoluzionario, un uomo animato dalla tensione costante a superare le miserie e le disuguaglianze del mondo in cui vivo, in vista di una società più libera ed emancipata.

Hotspot: fabbriche di clandestinità

di Tiziana Barillà
Centri in cui identificare rapidamente, fotosegnalare e registrare le impronte digitali dei migranti in arrivo. Centri che ci chiede l’Europa, a noi italiani e ai greci. Questo sono gli hotspot. Strutture di transito – e non di accoglienza – che hanno lo scopo di classificare i migranti: migranti “economici” o richiedenti asilo. In 48 ore (estensibili al massimo a 72 ore), dunque, si decide il destino di chi sbarca: rimpatrio per i primi (economici) domanda di protezione internazionale per i secondi. Quarantotto ore, solo quarantotto ore. Tempi strettissimi. Ne consegue che la classificazione avviene per lo più in base alla nazionalità del migrante. E, talvolta, come denunciano Marco Bova, Francesco Bellina e Marta Gentilucci, l’immediatezza si traduce in una classificazione basata sul colore della pelle: nero? Migrante economico; più chiaro? Richiedente.

Uomo di lotta e di speranza. L'addio a Fernando Cardenal

di Claudia Fanti
«Sono un uomo di speranza», si era definito nel suo testamento, scritto già nel 2010, il gesuita Fernando Cardenal, ministro dell'Educazione del governo sandinista tra il 1984 e il 1990, scomparso il 20 febbraio scorso all'età di 82 anni. Una speranza ricondotta alla sua profonda fede nei giovani, quei giovani che, all'interno del Movimento Cristiano Rivoluzionario, avevano lottato insieme a lui contro la dittatura di Somoza e avevano poi preso parte alla Crociata Nazionale di Alfabetizzazione, da lui stesso guidata nel 1980 allo scopo di alfabetizzare più di mezzo milione di persone (uno sforzo che meritò il riconoscimento dell'Unesco nel 1981). Quei giovani che egli sperava tornassero «in strada a fare la storia». 

L’insostenibile #omofobia del Parlamento

di Laura Bonaventura
Quello che rimarrà ai miei occhi del ddl Cirinnà, al di là di una legge mutilata, è lo spettacolo indecoroso del parlamento italiano. Un ddl così timido e ritardatario in una comunità composta da teste pensanti (non necessariamente brillanti) non dovrebbe essere nemmeno materia di discussione. Invece, in Italia, la politica è sempre pronta a scavare subito dopo aver toccato il fondo.
Alessandro Di Battista, in un’intervista rilasciata alla Stampa ad esempio, ha definito il DDL importante come altre venti leggi. La frase, buttata lì a fine intervista, sembra innocua, se non addirittura ragionevole. Ma per chi, a differenza di Di Battista, non gode giornalmente del privilegio eterosessuale non è affatto così.

Vita quotidiana. Tra Freud e Heidegger

di Enrica Lisciani-Petrini
1. Se c’è un aspetto sul quale val la pena di focalizzare l’attenzione – se si guarda, anche con uno sguardo di sorvolo, al quadrante storico che va da Baudelaire fino ai giorni nostri – è la pervasiva e crescente irruzione della vita quotidiana a tutti i livelli. Dall’arte (cinema, fotografia, letteratura, pittura, come anche nella musica) fino agli altri ambiti della realtà, emerge – con l’avvento soprattutto della vita metropolitana – una visione delle cose che si separa dalle forme spirituali, perfette, armoniose, dalle figure eroiche del passato, per lasciare il posto alle forme informi della vita anonima e brulicante, refrattaria ad ogni qualifica, del quotidiano. Sì che alla figura dell’eroe (ovvero dell’eroina) subentra quella dell’uomo qualunque, del “chiunque” anonimo, insomma dell’«uomo senza qualità» per dirla con la celeberrima espressione di Musil.

Apea, quel laboratorio di economia circolare

di Giorgio Galotti
In Italia, come in tanti paesi sviluppati, la saturazione da modello economico capitalistico sta lasciando dietro di sé macerie economiche, sociali e ambientali. Le imprese chiudono o – tutt’al più – migrano, il lavoro diminuisce, le risorse naturali si deteriorano e l’inquinamento dell’aria, del suolo e delle acque riduce l’utilizzabilità dei servizi eco-sistemici, così essenziali per la nostra vita. Qualcuno ci guadagna, ma la maggioranza ci perde. Abbiamo intrapreso probabilmente l’inizio discendente di una teoria gaussiana del benessere. Lo sviluppo, nella contemporanea definizione, è insostenibile.
In questo sommario (e quindi insufficiente) quadro della situazione le ricadute ambientali dei difetti del modello consumistico sono ancora considerate il terzo dei problemi e quindi delle priorità: prima la crescita, poi la piena occupazione e solo allora ci si può preoccupare della riduzione dell’impatto ambientale, che comunque non prevede radicali cambiamenti, ma al massimo aggiustamenti: un po’ meno consumo di risorse, un po’ meno emissioni.

Zika connections

di Roberto Michele Suozzi
Lo Zika virus viene, allo stato attuale, giudicato “nuovo virus incurabile”, ma già nel 2007 le compagnie farmaceutiche avevano presentato la documentazione per avere un brevetto per la cura per questo “nuovo virus”. Dopo aver presentato la documentazione il 5 ottobre del 2007, la Merck Sharp&Dome ha ottenuto l’approvazione del brevetto il 25 marzo del 2014.
La Novartis ha presentato la documentazione per richiedere il brevetto il 7 febbraio del 2008, e lo ha ottenuto il 2 ottobre del 2012. L’OXITEC è una società “spin-off” dell’Università di Oxford, in Gran Bretagna, ed è filiale della Intrexon Corp; l’OXITEC produce zanzare modificate geneticamente che, secondo quanto affermano, possono fronteggiare malattie e difendere le colture da parassiti nocivi.

Marzano: «Delusa da Renzi, lascio il Pd»

Intervista a Michela Marzano di Carlo Lania
«Aspetterò la fine dell’iter di questa legge, dopo di che lascerò il Pd». Michela Marzano, deputata Pd, una cattedra di filosofia morale a Parigi e autrice di «Papà, mamma e gender», è delusa dal modo in cui il suo partito ha condotto la partita sulle unioni civili. «Sono molto delusa e anche arrabbiata perché ci ritroviamo con un testo di legge nato con lo scopo di correggere un’ingiustizia, di promuovere l’uguaglianza e che invece umilia le persone omosessuali — spiega -. Quindi non corregge nulla e addirittura secondo me aggiunge una discriminazione ulteriore».
Quale?
"Si è talmente insistito sulla differenza che doveva esserci tra le unioni civili e il matrimonio che di fatto si è ricondotto tutto a diritti individuali. Tant’è vero che è scomparso qualunque aggancio all’articolo 29 e sono rimasti solo i riferimenti agli articoli 2 e 3 della Costituzione, che riconoscono appunto i diritti individuali.

La violenza di un'opinione

di LUR - Libera Università Roma
Il 22 febbario alcuni studenti dell'Università Bologna hanno contestato il professore Panebianco a seguito del suo discusso articolo "Noi in Libia saremo mai pronti?" sul Corriere della Sera. Nell'editoriale Panebianco si auspica che l'Italia sviluppi un'adeguata "cultura della sicurezza" puramente militare, che ci possa proteggere dai "venti di guerra e minacce" che arrivano dal Medio Oriente.
Alcuni studenti, in disaccordo con queste idee, hanno deciso di contestare pacificamente l'autore dell'articolo durante la sua lezione all'Università. Apriti cielo! Si sono levati cori di sdegno da qualsiasi lato, da Romano Prodi a Giorgia Meloni, dal Pd all'Università stessa, da Repubblica al Corriere della Sera.

Conflitto di interessi. Una legge all’italiana

di Andrea Fabozzi
È «all’italiana», forse è anche un po’ una commedia. La legge sul conflitto di interessi che la camera ha approvato giovedì sera — in prima lettura — serve al governo a raccontare di un nuovo passo in avanti «atteso da vent’anni» (la legge Frattini che si intende abolire è in realtà vecchia di dodici). Ma difficilmente la legge andrà avanti così, in questa versione che le opposizioni di Sinistra italiana e Movimento 5 Stelle giudicano troppo blanda, e che al contrario un pezzo decisivo della maggioranza vecchia e nuova non ha votato per la ragione opposta. Come Forza Italia.
In una camera deserta, con il numero legale appena garantito, ha marcato visita l’ottanta percento dei deputati centristi, malgrado uno dei principali sponsor della legge sia il deputato di Scelta civica Mazziotti (presidente della prima commissione).

Idea Maltese, l’anti-Sala di sinistra

di Daniela Preziosi
L’eurodeputato Curzio Maltese candidato sindaco di quella sinistra milanese che non accetta di votare per Giuseppe Sala? Per ora non è una notizia, è una voce che circola in queste ore sulle mailing list militanti. Ma una voce molto molto insistente. Ieri pomeriggio l’ha resa pubblica per primo il sito di Popolare network, il circuito radiofonico con casa madre a Milano. Ma l’idea di lanciare il giornalista di Repubblica, antiberlusconiano un tempo ed ora con la stessa intensità antirenziano, è di una settimana fa: per la precisione si solidifica lo scorso week end a Roma durante la kermesse di lancio di Sinistra italiana. Al Palazzo dei Congressi dell’Eur Maltese, intervenendo dal palco subito dopo il video di Nichi Vendola, ha spiegato che «la sinistra deve ricostruirsi una credibilità nel referendum costituzionale ma prima ancora nelle amministrative. Non si baratta la propria identità per un assessorato a Milano» anche perché «la candidatura di Sala per noi è inaccettabile politicamente ma anche moralmente, visto che Sala è il capo di una compagnia tutta arrestata».

Il crack del nucleare Francese: conti catastrofici per Areva ed Edf

Il 25 febbraio Il Consiglio di amministrazione del gigante nucleare Francese Areva si è riunito per esaminare i conti dell’bilancio chiuso il 31 dicembre 2015 e ha comunicato che «Areva a appena trovato un accordo con 6 banche di prestito su un prestito ponte di 1,1 miliardi di euro, destinato ad assicurare la liquidità dell’impresa per l’anno fiscale 2016, il Consiglio ha deciso di differire di 24 ore la chiusura dei conti per permettere la finalizzazione della documentazione tecnica afferente a questi finanziamenti. Di conseguenza, la pubblicazione dei risultati è stata rinviata di 24 ore». Ma, come dicono quelli di Réseau Sortir du Nucléaire, il fatto che non sia ancora riuscita a chiudere i suoi conti è «segno delle difficoltà inestricabili che attraversa l’impresa. Una cosa è sicura: il “fiore all’occhiello” dell’industria francese dovrebbe conoscere nuove perdite quest’anno. E’ inaccettabile che il salvataggio di questa filiera senza futuro incomba ai cittadini».

Angelino mezzo vuoto e le unioni incivili

di Alessandro Robecchi
Si volesse darne una definizione scientifica, ecco qui: “Dicesi Angelino Alfano il vino che manca dal bicchiere mezzo vuoto”. Una questione risolta a sinistra – nella sinistra governativo-renzista, non essendone disponibili altre – con un semplice ribaltamento di senso: il bicchiere è mezzo pieno, e piantatela di rompere le scatole.
Così si assiste a numerosi testacoda. Il tweet esultante di Matteo Renzi sulla “svolta storica”, e il rapido accodarsi di chi per un’altra legge (la Cirinnà originaria, con adozioni e tutto) si era battuto, forse davvero, forse per finta, nel Partito della Nazione. O alle proteste delle associazioni Lgtb fuori da Senato contrapposto all’accontentarsi dei loro referenti politici dentro al Senato.

Elezioni comunali. Si vota sotto l'ipoteca di Renzi e dei diktat europei

di Mauro Luongo
Con la scelta dei candidati sindaci e la definizione delle alleanze si avviano fattivamente le campagne elettorali per le amministrative, confermando le primarie del centro-sinistra nel ruolo di catalizzatore dell’attenzione mediatica e di volano dell’intero ingranaggio elettorale.
La tornata elettorale coinvolge alcune tra le maggiori realtà metropolitane, - Milano, Roma, Napoli, Torino, Bologna – territori che per caratteristiche e funzioni socio- economiche e demografiche comprendono componenti rilevanti del complesso sociale e produttivo nazionale. Condizione oggettiva che eleva il significato del voto oltre gli ambiti territoriali combinandosi sia con le valenze politiche nazionali, il governo Renzi ed il sistema di relazioni del PD, sia con i limiti imposti alla politica del territorio, sovradeterminato dal sistema di trattati e direttive fondamento della governance dell’Unione Europea.

Un'accoglienza che produce schiavitù

di Danilo Giannese
Migranti rinchiusi, anche per molti mesi, in centri di detenzione amministrativa, privati dei loro diritti fondamentali; respingimenti e rimpatri illegittimi; hotel, ristoranti e pizzerie riconvertiti in centri di accoglienza improvvisati, sui quali si concentrano i forti interessi economici di società e cooperative che mettono a rischio l’incolumità stessa dei migranti.
È l’accoglienza made in Italy, la “vera emergenza” quando si parla di flussi di migranti in arrivo nel nostro paese, secondo il rapporto di monitoraggio su accoglienza, detenzione amministrativa e rimpatri forzati presentato quest’oggi a Roma, presso la sede della Federazione Nazionale Stampa Italiana, dalla campagna LasciateCIEntrare.

Dal voto alle donne alle ‘quote rosa’: la crisi della rappresentanza

di Laura Stochino
Il 1 Febbraio 1945 viene emanato il decreto che sancisce il diritto di voto alle donne, alcuni mesi dopo la legge viene modificata e ampliata: le donne avrebbero esercitato anche il diritto dell’elettorato attivo. Il 2 Giugno 1946 le donne votano per la prima volta il quesito referendario sulla scelta della forma di Stato e l’assemblea costituente. Sono passati settant’anni, per molti aspetti quella data segna un percorso di continuo progresso e liberazione, per altri è l’apice di qualcosa d’irripetibile. Quella non fu una battaglia dell’ultima ora, una conquista concessa dalla politica maschile, ma l’epilogo positivo della straordinaria partecipazione delle donne alla lotta partigiana in tutte le sue forme.

Dieci giorni al collasso di Schengen

di Rachele Gonnelli
Un silenzio rumoroso è quello che si avverte dalla Germania in questi giorni a proposito di tutto ciò che sta succedendo sulla crisi dei migranti e che sta facendo scricchiolare fortemente l’intero impianto dell’Unione. Tanto che — è stato detto ieri a Bruxelles dal commissario Dmitris Avramopoulos al termine del nuovo vertice sul tema — «tra dieci giorni potrebbe saltare tutto, l’intero sistema». Il banco salterebbe se non si trovassero risultati tangibili nella riunione con il premier turco Davutoglu il 7 marzo, «un crash test per Schengen» secondo la Commissione Junker. Ma è Angela Merkel che punta tutte le fiches sul numero sette. In preoccupato silenzio.
Berlino viene attaccata dall’Austria, capofila di un neonato blocco balcanico, e dall’Ungheria che capeggia i quattro paesi di Visegrad, sulla politica di porte aperte ai rifugiati inaugurata a novembre da Angela Merkel e che oramai anche in patria è sempre meno praticata, visto il pacchetto di misure per riformare l’asilo e i ricongiungimenti familiari.