La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 9 aprile 2016

Trivelle: se anche i Rockefeller dicono basta alle fonti fossili

di Laura Pavesi
“Non è razionale né logico proseguire nella ricerca di nuove fonti di idrocarburi”. A pochi giorni dal referendum sulle trivelle in Italia, gli eredi di John Rockefeller, il petroliere più famoso e potente del XX secolo, annunciano il disinvestimento da tutte le fonti fossili.
Mentre si avvicina il referendum di domenica 17 aprile – giorno in cui gli italiani saranno chiamati ad esprimere il proprio parere sul quesito abrogativo che riguarda l’articolo 6, comma 17 del Codice dell’Ambiente (“Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?) – gli eredi di John Rockefeller, il petroliere più famoso e potente del XX secolo, annunciano ufficialmente il disinvestimento da tutte le fonti fossili “con decorrenza immediata”.

Ancora il postmoderno? Crisi e rottura di un lemma

di Giuseppe D'Acunto
Il volume Ancora il postmoderno? (manifestolibri, pp. 224, euro 17), a cura di Gabriella Baptist, Andrea Bonavoglia e Aldo Meccariello, raccoglie nove contributi critici che, osservati con uno sguardo d’insieme, dispiegano il nucleo plurale del lemma «postmoderno», sollevando il problema se esso rappresenti una semplice figura postuma del moderno, una sorta di suo epilogo o ultimo atto, o se, invece, decretando la fine dei «grandi racconti» e dell’articolazione teleologica del tempo, non apra lo scenario per una nuova «logica del senso» e per un’«ontologia del presente».
E proprio questa oscillazione la si può cogliere già in ciò che scrive Massimo Piermarini nel primo saggio che apre il volume, Postmodernità e postmodernismo: Lyotard, Baudrillard, Deleuze.

venerdì 8 aprile 2016

Quantitative easing for the people, l'idea di Corbyn per uscire dalla crisi

di Alfonso Gianni
Quantitative Easing for the people, in pratica denaro dato alle persone. Pura demagogia? No, invece potrebbe essere la chiave per uscire dalla crisi. Proprio il fatto che Mario Draghi sia dovuto intervenire con un nuovo assai più generoso Quantitative Easing dimostra la gravità della crisi economica in atto che probabilmente apre le porte a quella che economisti come Larry Summers e Paul Krugman hanno chiamato una "stagnazione secolare". La Bce ha aumentato la quota di acquisto dei titoli pubblici sul mercato secondario, portandola a 80 miliardi di euro al mese; l'ha estesa ai bond emessi dalle grandi imprese dotate di buon rating - un'ulteriore vantaggio per il capitale privato -; ha reso ancora più negativi i rendimenti dei depositi presso la Banca centrale in modo da costringere le banche dei vari paesi a prestare a imprese e famiglie il denaro avuto a così basso prezzo, per invertire il credit crunch.

La democrazia senza morale

di Stefano Rodotà
Per chiedersi quale significato possa essere attribuito oggi a parole come “onestà” e “corruzione" bisogna partire dall’articolo 54 della Costituzione, passare poi ad un detto di un giudice della Corte Suprema americana e ad un fulminante pensiero di Ennio Flaiano, per concludere registrando il fatale ritorno dell’accusa di moralismo a chi si ostina a ricordare che senza una forte moralità civile la stessa democrazia si perde. Nel marzo di trentasei anni fa Italo Calvino pubblicava su La Repubblica un articolo intitolato Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti. Vale la pena di rileggerlo (o leggerlo) non solo per coglierne amaramente i tratti di attualità, ma per chiedersi quale significato possa essere attribuito oggi a parole come “onestà” e “corruzione”.

Altro che Panama, il vero paradiso fiscale è l’Europa

di Thomas Fazi e Guido Iodice 
In questi giorni si fa un gran parlare dei #PanamaPapers, l’inchiesta-shock di un consorzio internazionale di giornalisti sulle ricchezze nascoste nei paradisi fiscali (in questo caso Panama) di politici, imprenditori e celebrità. Nihil novi sub sole. Quella dell’evasione e dell’elusione fiscale è una delle pratiche più “antiche” – e più diffuse – del capitalismo moderno. Il “presidente dell’Europa”, Jean-Claude Juncker, ne è stato un facilitatore per diversi anni nella veste di primo ministro del Lussemburgo, e quando la notizia è diventata di dominio pubblico un paio di anni fa (qualcuno si ricorda ancora l’hashtag #LuxLeaks?) essa non ha neanche suscitato particolari clamori (soprattutto tra gli addetti ai lavori, ai quali il fatto era stra-noto). Semmai quello che colpisce sono le dimensioni dell’ultima “soffiata”: ben 11,5 milioni di documenti, la stragrande maggioranza dei quali, però, non è stata rilasciata, come ha segnalato anche WikiLeaks, facendo sorgere molti dubbi sulla trasparenza (e sull’intento “politico”) dell’operazione. Non è questo il punto che ci preme sottolineare in questa sede, però. Ci pare più interessante, invece, riflettere su come il fenomeno dell’evasione/elusione fiscale ci riguardi molto più da vicino – anche in senso geografico – di quanto i #PanamaPapers potrebbero far supporre.

Diem25 non è apolitico ma pan-europeista

di Yanis Varoufakis 
Subito dopo il lancio di DiEM 25 a Roma ho ricevuto una splendida Lettera Aperta da George Souvlis e Samuele Mazzolini. Mi ha ricordato un’altra lettera simile, ricevuta da John Malamatinas prima del lancio di DiEM25 a Berlino. George and Samuele sollevano domande cruciali rispetto a DiEM25 and il nostro progetto di democratizzare l’ Europa. Qui tento di rispondere alle loro domande.
Chi/che cosa è DiEM25?
Ci sfugge tuttavia “chi” sia esattamente DiEM 25, e chi il suo 'nemico'. Più precisamente, contro che cosa stai combattendo?

Cambiamento climatico, una rivoluzione obbligata

di Guido Viale 
Al vertice sul clima di Parigi i «capi» di 192 paesi hanno preso degli impegni enormi: mantenere l’aumento della temperatura del pianeta sotto i 2 e possibilmente vicino a 1,5 gradi centigradi. Per questo bisogna evitare di disperdere nell’atmosfera più di mille miliardi di CO2 equivalente di qui al 2100 (ne produciamo 35 miliardi all’anno).
Per raggiungere l’obiettivo i contraenti hanno presentato dei piani nazionali (detti Indc) molto generici, perché non ne viene indicato il «soggetto attuatore» che, per il pensiero unico dominante, non può che essere «il mercato»; non gli stati né i loro governi, né tantomeno il «popolo sovrano» e le sue comunità, ma la finanza.

La “banda” larga del governo Renzi al tramonto

di Michele Prospero 
E’ già tempo di bilanci? Certo, il quadro che emerge dalle prime intercettazioni pubblicate dai giornali è per il governo devastante. Bastano poche frasi per smontare la leggenda che con Renzi l’Italia ha ritrovato il leader di polso. I politologi, che nella politica reale penetrano ben poco, narrano di qualità carismatiche sprigionate dal nuovo ceto di governo. E hanno persino promesso allo statista di Rignano un posto di rilievo nel pantheon della storia patria delle istituzioni.
C’è persino chi, una voce dal senno fuggita, ha confrontato Renzi a Giolitti. Taluni analisti salutano nel governo dell’incompetenza l’affermazione di Palazzo Chigi quale luogo mitico della splendida solitudine del potere personale. Ancora una volta sono i magistrati a restituire al pubblico narcotizzato dai media uno squarcio di realtà. Ricatti, centri di potere, ministri sotto schiaffo condizionano le decisioni, ottengono rimozioni di ammiragli, intervengono sulle questioni degli aeroporti fiorentini. Di politica e di autorevolezza traspare ben poco.

Referendum: il senso di una scelta

di Salvatore Romeo
Come spesso accade quando il dibattito si concentra su aspetti dal forte impatto simbolico ed emotivo, anche nel caso del referendum del 17 aprile gli argomenti propugnati dai sostenitori del Sì e del No eccedono ampiamente la portata del quesito. Cerchiamo allora di capire su cosa in concreto si voterà fra poco meno di due settimane. Per farlo, abbiamo bisogno di ricostruire brevemente i passaggi che hanno portato all’indizione dello stesso referendum.
Un po’ di storia
Il 20 aprile 2010 il mondo riscopre i rischi legati alle trivellazioni marine. Una “marea nera” si sprigiona dalla piattaforma Deepwater Horizon della British Petroleum, nelle acque del Golfo del Messico. Lo sversamento dura fino ad agosto, e a tutt’oggi è considerato il più grave disastro ambientale della storia americana.

Francia: 4 ipotesi sulla macchina tempo del 37 marzo

di Marco Assennato 
1. Uno squarcio, un evento.È passato ormai più di un anno da quando scrivemmo che dopo i primi attentati terroristici a Parigi, si stava producendo un evento nei corpi sociali francesi: una finestra che mostrava un collettivo eccedente le sue determinazioni e che era in qualche misura urgente da tradurre in termini politici per evitarne unrecuperoidentitario e reazionario. Lo dicemmo in quello strano isolamento che accade quando ci si trova in mezzo a 4miloni di persone eppure inascoltati tra i commenti. Proliferavano allora analisi sulla componente bianca, non periferica, eurocentrica – per non dire degli esercizi di semiotica su chi era chi e chi non era Charlie. Insomma da una parte si mostrava uno spazio politico irriducibile alla spirale neoliberismo armato-terrorismo e dall’altra un doppio discorso declinato in storpiati vocabolari post-colonial e nell’oscena rappresentazione dei potenti del mondo.

La crisi del debito pubblico vista da Panama

di Vane Bix
Ci hanno raccontato che il debito pubblico deriva dalla spesa sociale. Che la spesa sociale ha prodotto la crisi. I Panama Papers dimostrano che le grandi multinazionali e i super ricchi non pagano tasse, privando gli stati di introiti enormi. E (quasi) tutto questo accade in maniera legale.
Si può parlare dei Panama Papers da diversi punti di vista: la più grande fuga di notizie della storia, la rivitalizzazione di un giornalismo d’inchiesta, il lavoro sui mega data. Ma in questo articolo parleremo di cosa ci dicono i Panama Papers riguardo al funzionamento del capitalismo globale e della sua relazione con lo stato.

Cattiva scuola, trivelle, Italicum e Jobs Act: la parola torna ai cittadini

di Marina Boscaino
Non è illusorio pensare ad un risveglio delle coscienze e della mobilitazione nei confronti della “Buona Scuola”. Dopo quasi un anno di tentativi di affermazione/imposizione della legge 107, caratterizzato da un giro di vite autoritario da parte dei dirigenti, in particolare dell’Anp, ma non solo (mancati passaggi attraverso gli organi collegiali; rifiuto secco di contrattare il bonus premiale;imposizioni arbitrarie, che creano disagio e divisioni nelle scuole); della mancata elezione in quasi metà degli istituti scolastici del comitato di valutazione; del tentato sequestro di persona di studenti costretti a svolgere le ore obbligatorie di alternanza scuola lavoro in condizioni precarie e completamente dequalificate, sottraendo ore, per partecipare a progetti improvvisati e pedestri (specie nei licei), al tempo scuola e allo studio individuale; dopo tutto questo, sabato e domenica 9 e 10 aprile inizierà la raccolta di firme su quattro quesiti referendari contro la "cattiva scuola" del governo Renzi, due per salvare l'ambiente da trivelle e inceneritori e una petizione popolare per ritirare il decreto Madia, che – disconoscendo clamorosamente l’esito del referendum del 2011 – tenta nuovamente la privatizzazione dei servizi pubblici: la parola ritorna ai cittadini, quelli che hanno sancito il principio che l’acqua è un bene comune.

Le alternative cruciali

di Roberto Mancini
Costruire un’altra economia richiede coscienza politica. E questa chiede di assumere criteri orientativi. Essi emergono in queste alternative cruciali: tra violenza e nonviolenza, tra etica della dignità e logica della strumentalizzazione delle persone, tra etica del bene comune e logica dell’autoaffermazione, tra etica dell’armonia con la natura e ideologia del suo sfruttamento, tra solidarismo e liberismo, tra cooperazione e competizione, tra cultura dell’armonia e ideologia della crescita, tra interculturalità ed etnocentrismo, tra alleanza dei generi e sessismo. A chi vuole la liberazione dall’economia oppressiva è richiesto uno sguardo attento che tenga conto del complesso di queste alternative e della loro interconnessione. Perciò è fuorviante semplificare la complessità delle questioni, come accade quando si immagina che una visione nuova, che porti oltre questa economia, si ponga oltre la differenza tra destra e sinistra. 

17 aprile: la posta del referendum

di Contropiano
Lo aveva fatto Craxi invitando la gente “ad andare al mare”, piuttosto che votare nel referendum sulla preferenza unica nel 1991. Lo fece Berlusconi per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua e per lo stop al nucleare nel 2011. Alla medesima genìa non poteva mancare Matteo Renzi che, sul referendum contro le trivelle del prossimo 17 aprile, sta apertamente lavorando per far saltare il quorum. I due precedenti lo smentiscono. Sia nel 1991 che nel 2011 la gente andò a votare e il quorum fu raggiunto. In entrambi i casi erano diventati referendum sulla leadership del paese e la voglia di buttarla per aria vinse la riluttanza nel recarsi alle urne.

Poveri paradisi fiscali!

di Andrea Baranes
Clienti provenienti da 204 (duecentoquattro) Paesi del mondo. Secondo Wikipedia, i Paesi membri dell’ONU sono 193. Il che significa che lo studio Mossack Fonseca è più rappresentativo delle Nazioni Unite. 11,5 milioni di documenti, che vedono coinvolte 215.000 società. Confindustria, la principale organizzazione di rappresentanza delle imprese in Italia ne raggruppa poco meno di 150.000. Migliaia, se non decine di migliaia di intermediari finanziari, oltre 500 banche, 150 tra capi di Stato e leader politici.
Stiamo parlando di uno studio legale. Uno. Che sarà anche stato importante, ma a Panama quanti saranno gli avvocati? E i commercialisti? I notai, i consulenti, gli studi specializzati? Attenzione poi, Panama è solo una delle decine di giurisdizioni considerate un paradiso fiscale.

Praticare democrazia (dal basso): un all-in per il diritto allo studio

di Andrea Incorvaia
Gli spazi democratici in Italia si restringono giorno dopo giorno: se da un lato infatti assistiamo a prove di forza (e superbia) di un governo afflitto da conflitti d'interesse endemici e questioni di malagestione della cosa pubblica, dall'altra parte una risposta “popolare” e concertata rimane limitata. Le stagioni referendarie che a brevissimo si apriranno rappresentano però uno spartiacque decisivo per il paese e il suo sviluppo dei prossimi decenni.
All'interno di un quadro in continua evoluzione si inserisce questa proposta di legge d'iniziativa popolare (LIP) sul diritto allo studio. Una campagna molto importante sposata da tanti e tante: collettivi, associazioni più o meno grandi, singoli, una voce unica e univoca verso una partecipazione concreta (e dal basso) verso scelte importanti per il futuro del Bel Paese.

Ancora sul movimento francese

di Saverio Ansaldi
Dopo un mese di lotte, il movimento francese contro la legge sul lavoro proposta dalla ministra socialista El Khomri ha fornito nella giornata del 31 marzo un’impressionante dimostrazione di forza democratica. Un milione e mezzo di persone sono scese in strada per manifestare in tutta la Francia, la maggioranza delle università, dei licei e degli istituti superiori erano bloccati, i trasporti pubblici delle principali città hanno aderito allo sciopere indetto dalle diverse confederazioni sindacali, CGT in testa. A Parigi, la place de la République è rimasta occupata pacificamente dagli studenti delle superiori per tutta la notte, fino al venerdi mattina. E l’occupazione continua ormai da venerdi scorso, di giorno come di notte, all’insegna di una nuova parola d’ordine : la Nuit debout (la notte in piedi). Agli studenti si sono infatti aggiunti tutte le altri componenti del movimento, con un fine ben preciso : creare qualcosa di nuovo, inventare un’altra democrazia, trovare altre instituzioni e altre pratiche comuni per uscire dalla doppia palude della riforma del lavoro e dello stato di emergenza.

Quanto è difficile fare il governatore della Bce

di Roberto Romano
Aprile è un mese complicato per tutti i ministri economici europei, soprattutto se le previsioni economiche formulate solo qualche mese addietro saltano clamorosamente. Le stime di crescita dell’Italia per il 2016 scendono all’1,3%, ma lo zero virgola è il risultato più probabile, con delle implicazioni sui conti pubblici dirompenti. Possiamo tagliare la spesa pubblica per tutti i miliardi che “vogliamo”, ma se il denominatore (Pil) non si muove verso l’alto, bruciamo miliardi che potevano essere utilizzati per affrontare alcuni problemi di struttura del Paese. Per esempio, ieri l’Istat ha ricordato che il Pil del Mezzogiorno è pari alla metà di quello del nord-ovest.

L’età dell’innocenza nelle secche del caso Guidi

di Walter Tocci
Nel romanzo postumo Petrolio, Pasolini spiega gli eccessi del potere in Italia. Ancora una volta la sua profezia si rivela attuale.
L’ex-ministra Guidi non poteva garantire l’autonomia del mandato, anche ammessa la buona fede, a causa delle relazioni private e professionali. Era chiaro già al momento della nomina, non ci volevano i magistrati per capirlo. Il suo nome fu rivendicato da Berlusconi per un’intesa politica che non riguardava solo le riforme istituzionali e che prosegue nel sostegno di Verdini. Come se non bastasse, la ministra era inadeguata al compito, come sanno perfino gli ambienti confindustriali. È mancata l’iniziativa strategica della politica industriale, l’unica in grado di alimentare la crescita oltre i vincoli macroeconomici, come dimostra Obama. L’immagine “donna giovane” è stata utilizzata per coprire conflitti di interesse, manovre politiche e inefficienza di governo. Non si doveva “cambiare verso” nella classe dirigente?

L’Europa disumana non ha futuro

Ogni giorno di più le frontiere europee ed il Mediterraneo si macchiano di sangue innocente. Dal 1 gennaio al 24 marzo di quest’anno 531 uomini, donne e bambini hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’UE per fuggire da guerre, povertà e trovarvi un futuro migliore. Vogliamo un’Europa dalle porte aperte, che garantisca ai migranti una via d’accesso sicura e legale senza costringerli a mettere a repentaglio la propria vita.
Contestiamo il contenuto dell’accordo tra UE e Turchia, perché è basato sulla distinzione tra profughi ed emigranti irregolari, essendo prevista per questi ultimi una vera e propria espulsione dall’UE a fronte dell’accoglimento in Europa di un pari numero di profughi dalla Turchia, ed interessa solo 72.000 persone.

Privatizzazioni invasive. Arriva il Testo Unico

di Mauro Luongo
La ritirata dello Stato dall’intervento diretto nell’economia ha comportato un riposizionamento degli attori economici nello scacchiere economico e produttivo. Il sistema di finanza pubblica, ad esempio, organizzato intorno alle cosiddette Banche di Interesse Nazionale (BIN), a loro volta investite dalla privatizzazione del settore, in rapporto collaborativo col polo privato di Mediobanca, ha trovato ampia possibilità di partecipazione, con differenti modalità, ai processi di privatizzazione, conquistando un ruolo decisivo negli equilibri economici del paese.
Il coinvolgimento del sistema bancario nel risiko delle privatizzazioni è un aspetto portante della mutazione delle caratteristiche della finanziamento del sistema economico e produttivo: l’ingresso del capitale bancario-finanziario in luogo del sistema di finanza pubblica. In realtà, soggetti economici prosperati sotto l’ombrello protettivo pubblico, divengono protagonisti in proprio.

I primi cedimenti del feticismo delle merci

di Daniele Vazquez
Nel 1970 Fredy Perlman, nel numero 6 della rivista “Telos” rivalutava le teorie dello storico ed economista sovietico Isaak Rubin per cui tutta l’opera di Marx non sarebbe “una serie sconnessa di episodi, ciascuno con un problema che sarà abbandonato poi in seguito”1. Dai Manoscritti del 1844 fino al Capitale, dal giovane Marx idealista al Marx maturo e realista, vi sarebbe una fondamentale continuità. Marx ha cambiato e affinato concetti, modificato terminologia, ma non ha mai abbandonato la direzione dei suoi studi e il suo stile, inseguendo un capovolgimento, un quid pro quo che per Rubin è “La teoria del feticismo della merce […] la base dell’intero sistema economico di Marx, e in particolare della sua teoria del valore”2. Perlman cita diverse volte un passaggio dei Manoscritti: “L’alienazione dell’operaio nel suo prodotto significa non solo che il suo lavoro diventa un oggetto, qualcosa che esiste all’esterno, ma esso esiste fuori di lui, indipendente da lui, a lui estraneo, e diventa di fronte a lui una potenza per se stante; significa che la vita che egli ha dato all’oggetto, gli si contrappone ostile ed estranea”3.

Populismi: le origini e le caratteristiche dell’ondata

di Aldo Giannuli 
Ogni fenomeno storico ha una fisionomia caratteristica propria ed irripetibile, per cui, anche se rientra in una determinata categoria di fenomeni (ad esempio “Rivoluzioni socialiste”, “Regimi totalitari”, “Movimenti liberali”, “crisi economiche”) non è mai la riproduzione di quanto l’ha preceduto e presenta un grado di maggiore o minore complessità.
Parlando dell’attuale ondata di protesta, molti esponenti delle classi dirigenti, accompagnati dai media, la definiscono “populista”, mettendo nel sacco cose molto diverse fra loro: si va alle rivolte arabe, alle nuove formazioni elettorali di centro destra del Nord Europa, da proteste di strada come Occupy Ws o gli Indignados agli scioperi nel sud della Cina, dal successo elettorale del M5s a quello attuale di Trump.

Al posto del lavoro precario, nessun lavoro

di Karl-Heinz Lewed
Non era assolutamente così che gli ideologhi della moderna società dei servizi ci avevano dipinto il futuro: stress sul lavoro senza la sicurezza dell'impiego, quasi-schiavitù nelle microimprese che operano nelle nicchie economiche, lavori temporanei con la mediazione di dubbie agenzie di collocamento, bassi salari per gli impiegati dei servizi, auto-imprenditoria e responsabilità personale come strumento di coercizione per poter controllare e dirigere le masse lavoratrici. La New Economy ha appena finito di collassare ed ecco che già appare chiaro come flessibilità, personalizzazione e delocalizzazione non erano delle promesse ma piuttosto delle minacce, e che non significavano nient'altro per la più parte delle persone se non delle condizioni di lavoro precario e la povertà.

Quel bravo figlio del boss

di Norma Rangeri
Un capitolo imbarazzante, tra i tanti offerti dalla nostra televisione pubblica. Anticipata da una forte polemica politica, l’intervista di Bruno Vespa al figlio di Totò Riina, ha ottenuto quello che era largamente, banalmente prevedibile: il lancio del libro scritto in omaggio del grande boss «un padre che rispetto e che amo». Una promozione televisiva da esibire con gli amici e gli amici degli amici, la dimostrazione che nel grande frullatore della sera i sapori forti restano il piatto prelibato del menù. Che sia Cogne o la mafia. Lo stile non si discute.
Tutte le domande del gran cerimoniere della «terza camera» della Repubblica, che si mostrava stupito della mancanza di qualunque accenno di critica del figlio nei confronti di un padre pluriassassino, ci potevano essere tranquillamente risparmiate.

Se Federica Guidi avesse conosciuto la “sguattera del Guatemala” Rigoberta Menchu

di Raffaele Lupoli
«Le definizioni qualificano i “definitori”, non i “definiti”» ha detto di recente all’Economist la scrittrice premio Nobel Toni Morrison. La definizione «sguattera del Guatemala» ha richiamato nella mente di molti – ovviamente per contrasto – un altro premio Nobel (per la Pace, nel ’92), Rigoberta Menchu Tum. Migrante, bracciante, domestica, attivista dei diritti umani, Rigoberta ha ricevuto il riconoscimento per il suo operato volto a promuovere «la giustizia sociale e la riconciliazione etno-culturale basata sul rispetto per i diritti delle popolazioni indigene».
La parola “sguattero” (con la “s” iniziale rafforzativa di “guattero”) deriva probabilmente dal longobardo wathari, guardiano, e che questo termine ha la stessa radice della parola acqua in inglese, water.

I nostri e i loro confini. Per la liberta’ di movimento universale

di Fabio Mengali
Il cartello della Repubblica d’Austria messo all’altezza della frontiera, dove stavano i gabbiotti della dogana, tra il Brennero e l’inizio del territorio austriaco ha avuto un che di paradossale domenica 3 aprile. Quando si pone un cartello, per quanto il messaggio dovrebbe suscitare accoglienza e apertura, si fa una distinzione tra uno spazio che è nostro e uno spazio altrui. Io ti dò il benvenuto perché stai entrando nella mia terra; e questa accoglienza, però, presuppone il mio permesso, devo essere d’accordo affinché tu possa attraversare la soglia del mio spazio.
Noi, giovani cittadini europei, siamo stati abituati a non chiedere alcun permesso. Ci hanno insegnato, dalle prime lezioni di educazione civica nelle scuole e dai primi viaggi che abbiamo fatto, che l’Europa è il continente della libertà di circolazione. Certo, interessa molto di più che un libro, un pezzo di un’auto, un cellulare arrivino in Italia senza avere tasse e controlli doganali.

Michel Foucault: scrittura di sé e sperimentazione

di Daniele Lorenzini
In che modo Michel Foucault ha concepito e praticato l’articolazione tra ciò che ha chiamato “soggettivazione” (il processo di costituzione della soggettività) e la scrittura, anche dal punto di vista personale – ovvero in relazione alla propria pratica di scrittura e alla costituzione della propria soggettività? È a questa domanda che mi propongo di rispondere, senza pretendere di fornire una risposta univoca o definitiva, ma cercando di mettere in luce la tensione che appare, in particolare nei testi degli ultimi anni di vita di Foucault, tra due grandi “modelli” del rapporto soggettivazione-scrittura: da una parte, il modello della scrittura come pratica di de-soggettivazione, come strumento utilizzato per “svincolarsi” (se déprendre) da se stessi e dalla propria “forma-soggetto”; d’altra parte, il modello della scrittura come esercizio spirituale la cui funzione è “ethopoietica”, cioè come strumento di costruzione “positiva” di sé – di soggettivazione, dunque, piuttosto che di de-soggettivazione.

Cose che capitano nel mondo delle trivelle: disastro nella Loira

di Francesco Ditaranto
Una conduttura che collega la raffineria Total di Donges (sull’estuario della Loira) a un deposito a pochi chilometri da Rennes (nella vicina Bretagna), è stata danneggiata martedì mattina, nel corso di alcuni lavori alla rete elettrica, nel villaggio di Saint Anne sur Brivet, nel dipartimento della Loira Atlantica. La rottura della pipeline, causata da una ruspa di una ditta appaltatrice della società che fornisce energia elettrica in Francia, ha provocato lo sversamento di 550 metri cubi di gasolio nell’area circostante. In un primo momento, la stima del carburante disperso si attestava intorno ai 380 metri cubi. Non appena si è avuta notizia dell’incidente, la raffineria di Donges ha bloccato il flusso di gasolio, il che non ha impedito la contaminazione di due laghi vicini e di un corso d’acqua.

Diritto alla salute. C'è ancora da fare, non solo nei paesi del sud

Intervista a Maria Grazia Panunzi di Claudia Bruno
In occasione della giornata mondiale della salute, indetta dall'Organizzazione mondiale della sanità negli anni '50 e celebrata il 7 aprile di ogni anno, abbiamo fatto il punto con Maria Grazia Panunzi, presidente dell'associazione italiana donne per lo sviluppo (Aidos), associazione che si è distinta negli anni per il suo impegno nel costruire, promuovere e difendere i diritti di donne e ragazze in quelli che vengono definiti "paesi in via di sviluppo", ma anche in Italia. 
Maria Grazia, la salute sessuale e riproduttiva è un diritto, o almeno, dovrebbe esserlo. Quante sono le donne nel mondo che ancora non hanno accesso a servizi di cura e quali sono le aree del pianeta dove questa violazione di diritti è più marcata?

Paradisi fiscali nel mirino

di Antonio Tricarico 
Dopo Svizzera e Lussemburgo, è stata la volta di Panama. Grazie al lavoro del Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi, i dati di una società legale di intermediazione societaria, la Mossack Fonseca, sono diventati pubblici. In questo modo sono stati svelati gli interessi di politici di primo piano, industriali e persone note del mondo dello sport e dello spettacolo che si celano dietro 215mila società di comodo costituite nel Paese centro-americano.
In realtà alle autorità di mezzo mondo era noto da tempo come Panama fosse un paradiso fiscale fondamentale per il riciclaggio dei proventi del narco-traffico latino-americano e per l’elusione fiscale di molti ricchi e di società multinazionali presenti nelle Americhe.

Renzi si è fermato a Napoli

di Laboratorio occupato Insurgencia
Si potrebbe raccontare la giornata napoletana di contestazione a Renzi con tre immagini.
La prima è il video dell'ingresso nella sede del Mattino del premier: auto blu che arriva quasi sgommando e, praticamente, si piazza dentro all'edificio, porte aperte e – infine – un guardingo Matteo Renzi che, senza guardarsi intorno, si tuffa a capo chino all'interno del palazzo.
La seconda è la scena (ridicola, se non fosse inquietante) che prende vita, sempre in via Chiatamone, all'arrivo della troupe di Identità Insorgenti (media indipendente e meridionalista che siamo orgogliosi di ospitare nei locali di Mezzocannone Occupato): due ragazze con una telecamera e un cartello che diceva “NO ALLE SPECULAZIONI” vengono circondate, verbalmente aggredite, minacciate di ritorsioni legali perché (citando testualmente dai responsabili delle forze dell'ordine) “non esistono manifestazioni libere” e “due persone rappresentano un pericoloso assembramento”.

Lo sfruttamento minerario e la ricerca dell'illimitato

di Anselm Jappe 
Il capitalismo, assai prima di essere industriale, è stato minerario. Il capitalismo non è una produzione di beni d'uso volti a soddisfare dei bisogni. Esso cerca, piuttosto, il valore, e questo valore è rappresentato, fin dall'antichità, dai metalli preziosi (anche dalle pietre preziose). E' sempre stato caratterizzato dalla sete di oro. Lo scopo della produzione capitalista non consiste in una forma concreta di ricchezza, ma nel denaro: più denaro possibile. Una quantità sempre più grande della medesima cosa che, in quanto tale, non possiede alcuna utilità per la vita umana. Ecco perché la ricerca dell'oro e dell'argento è stata attraverso i secoli uno dei suoi motori principali. Nell'antichità, gli unici schiavi che morivano davvero a causa di eccesso di lavoro e sfruttamento erano gli infelici costretti a lavorare nelle miniere - lo afferma Karl Marx ne Il Capitale.

Massimo Recalcati, ritorno a Lacan

di Giancarlo Alfano
Al di fuori del mondo strettamente legato alla psicoanalisi, e forse in parte anche all’interno di quello stesso mondo, l’opera di Jacques Lacan è normalmente percepita come un coacervo di enigmi travestiti da sciarade. «Non si capisce niente», «sono solo giochi di parole», «elucubrazioni astruse in salsa surrealista»: di questo tenore sono le dichiarazioni quando si fa riferimento al celebre psicoanalista francese. Con questo secondo volume, intitolato Jacques Lacan e sottotitolato La clinica psicoanalitica: struttura e soggetto, Massimo Recalcati sembra voler sfondare il fortilizio dei preconcetti e mostrare che il pensiero lacaniano non soltanto è tramato da un grande rigore concettuale ma che esso è limpido e lineare, progressivo nell’affrontare questioni e metodi; che, addirittura, è un pensiero, se non semplice, certo riassumibile nei suoi sviluppi principali.

Il PD che dice Sì al Referendum del 17 Aprile

di Pierluigi Adami
I dati sulla produzione italiana di idrocarburi
Dai dati pubblicati dal Ministero per lo Sviluppo economico, risulta che, in effetti, l’Italia è un discreto produttore di idrocarburi: il quarto tra i paese europei con 36-40 milioni di barili di greggio all’anno, pari a circa 5,45 milioni di tonnellate nel 2014 (ma il picco è nel 2015 con 6,9 Mton) e l’undicesimo per consumo totale di petrolio nel mondo. Il consumo nazionale ha avuto un picco nel 2005 e poi un rapido crollo di quasi il 20% sino ai 55,7 Mtep del 2014 (tonnellate equivalenti, dati Eurostat). Ovvero, l’intera produzione italiana rappresenta circa il 10% del fabbisogno (il 12% del gas). Di questa produzione, l’85% è su terraferma, solo il 15% da piattaforme marine. Sono attive 115 concessioni di ricerca, di cui solo 21 in mare, e 200 estrattive (“coltivazioni”) di cui 69 in mare. A ogni concessione possono corrispondere più piattaforme di ricerca o estrattive.

Pubblicare i documenti originali, così WikiLeaks cerca la trasparenza

Intervista a Sarah Harrison di Stefania Maurizi
Per anni ha lavorato lontano dai riflettori, ma quando nel giugno del 2013 Julian Assange la spedì a Hong Kong ad assistere Edward Snowden, per farlo fuggire alla ricerca di asilo, l'identità di Sarah Harrison è diventata pubblica. "Non immaginavo che WikiLeaks mi mandasse una ninja", le disse Snowden, appena l'aereo lasciò Hong Kong. Trentaquattro anni, cittadina britannica, brillante e solare, lavoratrice instancabile, Harrison è investigative editor di WikiLeaks e guida la Fondazione "Courage" per proteggere chi rivela informazioni scottanti nel pubblico interesse. 
Cosa l'ha spinta a entrare in un'organizzazione giornalistica come WikiLeaks, perennemente sotto attacco?
"Credo fortemente negli obiettivi di WikiLeaks e anche nei metodi: pubblicare documenti segreti che permettano all'opinione pubblica di acquisire conoscenza su quello che governi e aziende fanno, e non ritirarne la pubblicazione sotto nessuna forma di pressione.

Le mani sul petrolio lucano

di Angelo Mastrandrea
Cinque permessi già approvati, quarantasette comuni coinvolti, un’area interessata di quasi mille chilometri quadrati, due multinazionali come la Shell e la Total a fare la parte del leone. Non bastassero i venti pozzi di Viggiano (il comune d’Europa con il tasso più alto di trivellazioni) più gli altri sette della Val d’Agri, il Centro Oli più grande d’Italia e le nuove concessioni di “Tempa Rossa”, ora sotto inchiesta, il governo Renzi con il decreto Sblocca Italia ha dato il via libera a trasformare la Basilicata in una sorta di regione-gruviera.
La nuova frontiera dell’ «Eldorado nero», come furono definite negli anni Trenta le terre del petrolio lucane, è l’area che confina con la parte inferiore della Campania, a ovest, e la Calabria jonica a est.

6 domande sulla sparizione degli investimenti in Italia

di Gustavo Piga
Qual è la sindrome della malattia economica italiana?
Gli investimenti. Nel periodo 2005-2015 calano del 26,3% contro il 3,5% dell’area euro (quasi 100 miliardi di euro in meno (in euro del 2010)). Il tasso d’investimento è ai minimi storici dal 2007.
Perché non si investe in Italia?
Perché manca ciò che dovrebbe stimolare gli imprenditori a investire. Mancano le due leve essenziali per far scattare la molla a rischiare da parte delle imprese: 1) un contesto favorevole a fare impresa e 2) l’ottimismo imprenditoriale.

Lo spettro che agita Repubblica

di Marco Bascetta
«I centri sociali, non sappiamo quanto infiltrati dalla camorra, si sono messi al servizio di un gioco politico distruttivo», così si conclude «il punto» di Stefano Folli sulla Repubblica di giovedì 7 aprile. Saggezza vuole che di ciò di cui non si sa, per giunta dichiarandolo, converrebbe tacere. Ma un certo giornalismo italiano sostituisce volentieri l’insinuazione alla conoscenza. La frase è infatti formulata in modo da dare per scontata l’infiltrazione camorrista nei centri sociali. Ignota sarebbe solo la sua entità.
Del resto, per la maggior parte degli opinionisti in voga, i centri sociali, nei quali mai hanno messo piede, costituiscono perlopiù uno spettro, una enclave barbarica, una incubatrice di violenza, una immagine stereotipa da propinare ai propri lettori. Che importa saperne di più di realtà autorganizzate che operano costruendo socialità e servizi, soprattutto nel meridione (dove il pil pro capite, come certifica l’Istat, è la metà di quello del nord), in aree abbandonate dalle istituzioni, abbindolate dalle promesse, e taglieggiate dalla criminalità più o meno organizzata?

Cristo è ancora fermo a Eboli

di Riccardo Chiari
Nonostante le tardive politiche monetarie espansive di Francoforte, il cavallo non beve. O forse non ha accesso all’acqua. Così il pil pro capite italiano è ai minimi da 10 anni (25.256 euro), e soprattutto l’Italia è divisa in due. Spaccata. Con gli abitanti del nord ovest che superano quota 30mila (30.821), doppiando il Mezzogiorno, fermo a 16.761 euro. Questo è il dato del rapporto “Noi, Italia” dell’Istat che più salta agli occhi. E colpiscono le rilevazioni riguardanti il lavoro, peraltro in linea con i dati negativi del prodotto interno lordo pro capite: ci sono 55,1 persone in età non lavorativa ogni 100 in età lavorativa – valori in costante ascesa – e nella fascia di età dai 24 ai 64 anni quattro persone su dieci non hanno un lavoro. Con un forte squilibrio a sfavore delle donne (70,6% gli uomini occupati, 50,6% le donne), e con un netto divario territoriale tra l’occupazione al centro-nord e quella al sud.

Il referendum sulle trivelle: alcuni dati sui giacimenti in Italia

di Giacomo Destro
Il prossimo 17 aprile gli elettori italiani saranno chiamati a esprimere il proprio voto favorevole o contrario al cosiddetto “referendum sulle trivelle“. È la prima volta nella storia della Repubblica che il referendum non proviene da una raccolta firme, ma da parte di alcune Regioni. La discussione sui temi del referendum è molto accesa, e spesso poco oggettiva. Vediamo di fare un po’ di chiarezza.
Quanto petrolio e gas c’è in Italia
La presenza di petrolio affiorante in Italia è attestata già in età classica, e rimase una cosa nota per tutti i secoli successivi – tant’è che nell’Encyclopédie del 1751, alla voce “petrol” si indica l’Italia come Paese abbondante di petrolio. Nel 1905 viene fondata la Società Petrolifera Italiana (SPI), nell’area parmense. Da questo momento l’esplorazione e l’estrazione di petrolio in Italia non si è mai arrestata, pur vivendo fasi alterne.

Telenovela infinita, in Spagna lo scioglimento delle Cortes s’avvicina

di Luca Tancredi Barone
Centonove giorni dopo le elezioni e a 22 giorni dallo scioglimento automatico del parlamento in mancanza di un nuovo governo, i tre principali partiti dello scacchiere politico alternativi al partito popolare si sono incontrati per 2 ore e mezzo, ma senza raggiungere nessun risultato. Finora, come in ogni telenovela che si rispetti, fra i personaggi principali, tutti hanno litigato e fatto l’amore con tutti. Ora siamo al punto in cui lo sceneggiatore non sa come sbloccare la situazione. E non è chiaro se il gioco è quello del cerino acceso, ma si andrà a elezioni, o c’è una volontà di approdare a un governo.
L’unica cosa chiara è che il partito popolare è sempre più solo. Nonostante gli sforzi di Ciudadanos, che però nel frattempo ha firmato un accordo col Psoe, il Pp non si è scrollato di dosso il peso di Mariano Rajoy, che continua come uno zombie a resistere arroccato alla Moncloa, con l’unica speranza che nuove elezioni possano ridargli forza.

Bakunin, il demone della rivolta

di Valerio Evangelisti 
Di cantautori che si rivelano eccellenti scrittori abbiamo diversi esempi. Il caso di Alessio Lega è però particolare. Artista che disdegna i palchi troppo illuminati, si è creato una solida fama tutta fondata sulla coerenza stilistica e di contenuti, e su un talento che nessuno oserebbe discutere. Il suo problema – per alcuni – è l’essere un convinto militante libertario, che in musica traduce le sue convinzioni senza attenuarle, o renderle potabili a un pubblico generico.
Eccolo dunque alle prese con Mikhail Bakunin (1814-1876), la sovversione fatta persona. In un testo che non è né romanzo né saggio. Piuttosto una via mediana, in cui non si inventa nulla, ma si tenta di fare emergere del personaggio quello spessore umano che la narrativa sottolineerebbe all’eccesso, e la storiografia detta “scientifica” trascurerebbe.

La strana disfatta dell'urbanistica pubblica

di Sergio Brenna
Dare alla valorizzazione fondiario-immobiliare un migliore e più stabile orizzonte di efficacia economico-sociale ed urbanistico-insediativa - che non poteva essere garantito dalla sola iniziativa privata - fu l'obiettivo della legge urbanistica approvata nell'agosto del 1942, dopo oltre un trentennio di dibattiti inconcludenti e di tentate elaborazioni legislative naufragate in itinere.
L'approvazione della legge fu probabilmente facilitata dall'attenuarsi delle resistenze del blocco sociale fondiario-immobiliare a qualunque limitazione della libertà d'iniziativa proprietaria, in un frangente in cui le vicende belliche ormai in corso facevano apparire le prospettive di investimento nel settore immobiliare un'eventualità remota ed incerta.

Sporco petrolio: la lunga scia della corruzione, dell'inquinamento e del malaffare

di Green Report 
Secondo Trasparency International, «il settore delle estrazioni di petrolio e gas è in assoluto tra i più a rischio corruzione, con un tasso del 25% di corruzione percepita», mentre Global Witness dice che «petrolio, gas e risorse minerarie costituiscono tuttora i settori a maggior rischio corruzione del mondo». In un campione di 427 casi di corruzione registrati tra il 1999 e la fine del 2014, quelli riguardanti l’industria estrattiva rappresenterebbero da soli il 19% del totale. «L’alta propensione alla corruzione nel settore delle estrazioni di gas e idrocarburi – dicono a Legambiente – è, infatti, dovuta principalmente alla sproporzione tra la forza contrattuale ed economica messa in campo dagli operatori economici titolari e/o gestori degli impianti e la debolezza politica ed economica dei territori dove questi impianti insistono concretamente.

Il "petroteocrate" saudita in soccorso ad Al Sisi

di Michele Giorgio
Sulle prime pagine dei giornali del Cairo ieri non dominava l’incontro a Roma tra i magistrati italiani e la delegazione egiziana sul brutale assassinio di Giulio Regeni. In queste ore per la stampa locale il tema centrale non è la ricerca della verità nel caso del giovane ricercatore italiano ma la visita ufficiale, cominciata ieri, di re Salman dell’Arabia saudita. Visita che i media egiziani definiscono “storica” considerando il suo corredo di accordi economici. Il titolo più concreto l’ha fatto al Gomhuria, uno dei giornali più ossequiosi verso il regime: «Al Sisi-Salman, vertice della ricostruzione dell’ordine arabo». Vero, però al Gomhoria non aggiunge un altro punto fondamentale. La visita di re Salman sancisce, di fatto, la fine della centralità dell’Egitto nell’ordine mediorientale e, di conseguenza, delle ambizioni diplomatiche del presidente Abdel Fattah al Sisi a tutto vantaggio di quelle del sovrano saudita.

Il tranquillo nervosismo delle banche centrali

di Claudio Conti
Siamo quasi allo scadere del nono anno di crisi. Era l’agosto del 2007, infatti, quando la sconosciutissima bolla dei mutui subprime americani esplodeva aprendo un domino inarrestabile per tutta la finanza Usa, e dunque per i mercati gobali. Da allora l’unico baricentro di una qualche affidabilità, nella tempesta montante, è stato rappresentato dalle banche centrali: la Federal Reserve statunitense, in primo luogo, e la Bce, il cui ruolo è cresciuto proprio grazie alla potenza della tempesta.
Ma fare da punto di riferimento, avendo a disposizione un unico strumento – la politica monetaria – non è né facile né di sicuro effetto. Certo, le quantità mostruose di liquidità emesse al di là e al di qua dell’Atlantico, come i barili di olio versati in acqua intorno ai vascelli, hanno impedito che le onde squassassero le economie principali. Ma non riescono – ormai è chiaro a tutti – a invertire la tendenza negativa, a promuovere “ripresa”, a stimolare “crescita”.

No Borders: la sfida dei corpi in marcia

di Global Project 
Ci sono oltre 1.500 chilometri che separano Idomeni dal Brennero. C’è una storia, antica e recente, che segna una profonda distanza tra il cuore del Tirolo e quel lembo di terra che si incunea tra i Balcani ed il Mediterraneo nord-orientale. Ma c’è anche una storia fatta di frontiere e passaggi di persone che accomuna questi due luoghi, come tanti altri in Europa, soprattutto in una fase in cui i confini si sono trasformati in barriere e gli attraversamenti sono diventati blocchi.
Non c’è però solo un dato materiale che lega idealmente Idomeni al Brennero. C’è un elemento soggettivo forte che produce una continuità politica tra la marcia Overthefortress al confine greco-macedone e la manifestazione di domenica scorsa alla frontiera italo-austriaca. Questo elemento è dettato dalla sfida che centinaia di corpi in marcia, i “no borders” come sono stati soprannominati da alcune testate italiane ed estere, hanno lanciato alle istituzioni europee.

Il referendum britannico sull'Europa come scelta di classe

di Enrico Tortolano
I sindacalisti trascorrono gran parte della loro vita in una scomoda posizione; tra l’incudine e il martello, cercando di mutare in meglio opzioni e scenari dannosi per i lavoratori. Ciò può portare ad assumere come abitudine atteggiamenti che possono essere descritti quali “pragmatici”, il cui principale obiettivo e’ quello di limitare i danni.
Tuttavia, in momenti storici “chiave”, alcuni principi fondamentali vanno presi in considerazione. A volte, è necessario avere aspirazioni e volonta’ che siano al di sopra delle opzioni inaccettabili che ci vengono offerte nell’immediato.

Sguattere e ministre

di Giuseppe Faso
In una delle tante intercettazioni date in pasto alla stampa, si può ascoltare una ex-ministra italiana che dice, assai preoccupata, al compagno: “Mi tratti come una sguattera del Guatemala”. I casi sono due:
1. Federica Guidi e Gianluca Gemelli hanno assistito, in Guatemala o altrove, al trattamento disumano di una signora “addetta ai lavori più umili e pesanti di cucina” e proveniente dal Guatemala:
2. va ricercata nell’immaginario dell’una e dell’altro la presupposizione che permette alla Guidi direcriminare per un’umiliazione oltraggiosa; per la quale scatta senz’altro la nostra solidarietà umana con la signora Guidi, soprattutto adesso che non è più ministra e la possiamo ascoltare sine ira, studio et preoccupazioni per il posto che ricopriva.