La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 5 maggio 2016

Stop Ttip, Roma raccoglie il testimone da Hannover

di Monica Di Sisto
Roma si appresta a raccogliere il testimone delle centinaia di organizzazioni che in Europa e negli Stati Uniti stanno cercando di fermare il Trattato transatlantico sugli scambi e gli investimenti. Il Ttip, comunicato come strumento di facilitazione del commercio e della costruzione del benessere tra le due sponde dell’Atlantico, è in realtà lo strumento che i grandi gruppi commerciali e finanziari vorrebbero usare per spianare tutte quelle regole e quelle caratteristiche di produzione e distribuzione che creano problemi al commercio, perché difendono i consumatori, i lavoratori, i cittadini e chiedono alle imprese di assumersi il costo sociale, ambientale ed economico delle loro attività. Per questo oltre 200 organizzazioni della società civile, e tra esse in prima fila i sindacati e la Cgil con le sue categorie – i lavoratori dell’agroalimentare con grande forza, poi il comparto pubblico e i metalmeccanici – hanno dato l’appuntamento il 7 maggio nella capitale, alle 14,00, da piazza della Repubblica fino a piazza San Giovanni, a tutte e tutti i cittadini, i piccoli e medi produttori, gli amministratori pubblici preoccupati per l’impatto negativo già annunciato che il Ttip avrebbe sulla loro vita quotidiana, che vogliono discuterne insieme e mostrare alle istituzioni nazionali ed europee la propria contrarietà.

La questione morale ormai è istituzionale. Intervista a Gustavo Zagrebelsky

Intervista a Gustavo Zagrebelsky di Silvia Truzzi
I politici non hanno smesso di rubare, hanno solo smesso di vergognarsi”. L’ha detto Piercamillo Davigo in un’intervista al Corriere della Sera, ripetendo una frase che è stata un grande classico in tanti suoi interventi pubblici negli ultimi anni. Si sono indignati i politici, ma non i cittadini. E comunque la cronaca sembra dargli ragione. In una settimana abbiamo dovuto raccontare ai lettori de ll’arresto del sindaco di Lodi Simone Uggetti (Pd) per turbativa d’asta; dell’arresto di Antonio Bonafede, consigliere comunale del Pd a Siracusa, mentre stava per imbarcarsi su traghetto con 20 chili di droga; dell’indagine per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del consigliere regionale e presidente del Pd in Campania, Stefano Graziano; dell’incredibile vicenda del Consiglio regionale della Sardegna, dove in cella si sono incontrati il vicepresidente del Consiglio regionale Antonello Peru (Forza Italia), arrestato per una vicenda di presunti appalti truccati, e Giovanni Satta (centristi) che quando è stato fermato pertraffico internazionale di stupefacenti ancora non era consigliere regionale.

La disoccupazione tecnologica e la superstizione del lavoro salariato

di Franco Berardi Bifo
L’esplosione post-moderna di razzismo che si sta diffondendo in Europa è uno degli effetti dell’aggressione neoliberista al mercato del lavoro e del massivo impoverimento che il capitalismo finanziario sta causando dappertutto. L’Economist (febbraio 2016) si preoccupa per l‘incapacità dei banchieri centrali di sostenere ulteriormente l’economia, in quanto hanno esaurito le munizioni. Sorprendentemente, il suggerimento che emerge dalla rivista più ortodossa del neoliberismo, è quello di lanciare denaro dall’elicottero. Un quantitative easing per la gente è il solo modo di uscire dalla prospettiva di deflazione, dopo decenni di austeritaria riduzione forzata della domanda. 

Così il governo uccide la cultura: tutti a Roma. Intervista a Tomaso Montanari

Intervista a Tomaso Montanari di Giacomo Russo Spena
“La storia italiana insegna che ogni volta che riduciamo al silenzio le competenze tecniche, condanniamo a morte un pezzo di patrimonio. Quando faremo la conta dei disastri sarà tardi. Sandro Bondi ha dimezzato d’un colpo il finanziamento del patrimonio: una cosa mostruosa. Ma le leggi di Franceschini rischiano di fare infinitamente più danni”. Secondo Tomaso Montanari, illustre storico dell’arte e professore universitario, la situazione è grave. Molto grave. I nostri gioielli artistici sarebbero a rischio. E il governo Renzi sta peggiorando le cose. Per questo è tra gli organizzatori della mobilitazione del prossimo 7 maggio “È emergenza cultura”.

Pensioni: Renzi come Lauro

di Giorgio Cremaschi
Leggenda racconta che il sindaco monarchico fascista di Napoli, Achille Lauro, negli anni 50 distribuisse ai suoi elettori la scarpa sinistra prima del voto e quella destra dopo, in caso di vittoria. Matteo Renzi sta facendo la stessa cosa con le pensioni. Ha annunciato che nella legge di stabilità per il 2017 ci sarà la possibilità per alcuni di andare in quiescenza prima di quanto imposto dalla tagliola Fornero. Come si sa la legge di stabilità si vota in autunno, cioè dopo che sarà stato effettuato il Referendum costituzionale, che il presidente del consiglio vuole sia un plebiscito sulla sua persona. Ma Renzi sembra Lauro non solo per la sfacciataggine elettorale, ma anche per la miseria di ciò che promette.

Un nuovo “whatever it takes” per l’euro

di Guido Iodice e Thomas Fazi
In un precedente articolo pubblicato da Econopoly abbiamo evidenziato la necessità di un doppio canale per rilanciare gli investimenti e la domanda in Europa e, lasciandoci alle spalle la crisi, garantire la stabilità dell’eurozona. Il canale “federale”, dicevamo, consiste in una “unione degli investimenti” guidata dalla Banca europea degli investimenti e dalla BCE. In questo articolo vogliamo invece mettere in rilievo il canale principale, quello nazionale, decentralizzato, ed avanzare l’idea di un nuovo “whatever it takes” necessario per rendere davvero “irrevocabile la moneta unica per tutti e ciascuno dei suoi membri”, per citare il presidente della BCE Mario Draghi. 

L’insostenibile leggerezza delle pensioni

di Maurizio Fontana
L’agente orange, vale a dire l’invio delle buste arancioni da parte dell’INPS, comincia a diffondersi sul territorio. La questione pensioni torna a surriscaldarsi, mentre il dilagare dei voucher – quasi 20 milioni venduti nei primi 2 mesi del 2016 –, contestuale al regresso delle assunzioni dall’inizio del 2016 una volta ridotto il bonus fiscale, infiamma l’attesa dell’imminente decreto legislativo che dovrebbe porre ordine nella selva dei contratti atipici.
Nel frattempo, le pensioni di vecchiaia liquidate diminuiscono, in particolare a causa dell’innalzamento di 1 anno e 10 mesi dei requisiti anagrafici richiesti alle donne del settore privato da gennaio di quest’anno, con importi in flessione a causa delle sempre più travagliate conclusioni delle carriere lavorative delle centinaia di migliaia di persone imbrigliate tra cassa integrazione ordinaria e straordinaria, mobilità ordinaria e in deroga, sospensioni e contratti di solidarietà.

Educazione tra Lisbona ed Europa 2020: le mani del neoliberismo sull'istruzione

Intervista a Chiara Agostini di Diletta Gasparo 
Sin dalla definizione della Strategia di Lisbona del 2000, l'Unione Europea ha fatto dell'istruzione e della formazione (ET, Education and Training) uno dei più importanti campi di azione e intervento. Come riassumeresti le indicazioni e gli stimoli elaborati da Bruxelles?
"Nel quadro della strategia decennale per la crescita e l’occupazione lanciata nel 2000 (Strategia di Lisbona), l’istruzione e la formazione professionale erano concepite come elementi chiave di un modello di sviluppo basato sull’economia della conoscenza. Fin da quegli anni l’UE ha sostenuto l’idea che investire in istruzione e formazione equivalesse a investire nel capitale umano e quindi a promuovere il progresso economico e il miglioramento della competitività delle economie.

Ripristino dell'articolo 18: ritorno al futuro

di Alberto Piccinini
Come è noto l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori fino a meno di quattro anni fa prevedeva il diritto alla reintegrazione in tutte le ipotesi di licenziamento illegittimo per i dipendenti di datori di lavoro con più di 15 dipendenti. Nel luglio del 2012 la legge Fornero ha modificato fortemente la norma, consentendo la reintegrazione per le ipotesi di illegittimità più gravi (licenziamento discriminatorio, ritorsivo, per causa di maternità o matrimonio, motivo illecito) limitandola a specifiche ipotesi per il licenziamento disciplinare (solo se il fatto contestato risulta insussistente, o se per quel fatto il contratto collettivo prevede una sanzione minore, conservativa del rapporto di lavoro) e a casi ancora più rari per il licenziamento cd. economico (manifesta insussistenza del motivo).

Cultura, diritti, solidarietà: sabato 7 maggio a Roma

di Giuseppe Allegri
Era di oltre dieci anni fa, inverno 2004, la lotta francese alla “guerra contro le intelligenze e la cultura”, che ebbe una vasta eco in tutta Europa e attraversò anche i precari movimenti dell’Onda studentesca e delle università, le mobilitazione di precari-e delle grandi catene di distribuzione, come dei servizi alle persone (call center e non solo), per arrivare alle intermittenti dello spettacolo e del lavoro culturale che nei primi anni Dieci si ripresero teatri, spazi pubblici, sale cinematografiche in dismissione. Era la stagione delle mobilitazioni europee per affermare una nuova idea di società e di attività operose, che permettesse di sfuggire ai ricatti del lavoro povero, a partire dalla valorizzazione di conoscenze e saperi messi in condivisione.

Jobs act alla francese: elogio della rivolta

di Francescomaria Tedesco
Jacquerie. Con questa parola, che evocava le rivolte contadine nella Francia del 1300 capitanate da ‘Jacques Bonhomme’ (Giacomo il buon diavolo), soprannome dato dai nobili ai contadini, la pubblicistica francese di metà Ottocento favorevole a Luigi Bonaparte (Napoleone III) agitava lo spettro dell’insurrezione e paventava esplosioni di rabbia, accessi violenti di rancore sociale. Ma i contadini, diceva Marx nel 18 Brumaio di Luigi Napoleone con cui commentava l’ascesa del nipote del grande Corso, non sono una classe, non sono in grado di rappresentarsi, devono essere rappresentati: essi non costituiscono una comunità politica, non c’è coscienza di classe.
Si tratta di una semplice somma di grandezze identiche, continuava Marx, “allo stesso modo che un sacco di patate risulta dalle patate che sono in un sacco”.

Sanità, c'è poco da sperare. Arriveranno altri tagli

Intervista a Massimo Garavaglia di Dirigenza Medica
L’accordo firmato all’Aran sui Comparti e le Aree apre la strada al rinnovo dei contratti dopo circa 7 anni di blocco. Che tempi si prospettano per la stesura definitiva dell’Atto di indirizzo e per la convocazione delle OO.SS.?
"L’ipotesi di accordo firmata con le Organizzazioni sindacali lo scorso 5 aprile è ora al vaglio dei competenti comitati di settore per il parere previsto dal D.lgs 165. Come comitato Regioni –Sanità renderemo il parere il prossimo 4 maggio, segnalando, se gli altri colleghi del Comitato condivideranno, alcuni punti di criticità, da attenzionare nella prossima fase di avvio della contrattazione. Una volta esauriti i passaggi previsti dalla Legge, l’accordo sarà ufficiale e il Governo dovrebbe varare il DPCM previsto dalla Legge di stabilità 2016 per la definizione del monte salari, dando così avvio alla contrattazione che consentirà ai Comitati di settore, per le parti di competenza, di avviare formalmente l’istruttoria per l’elaborazione degli atti di indirizzo.

Se l'Europa ferma il Ttip

di Francesca De Benedetti
Ora o mai più - quindi, magari, mai più. In morte del Ttip? Non è fantapolitica. E' già successo che l'Europa si sganciasse da un accordo commerciale internazionale sul tavolo da anni: un ampio fronte d'opposizione politica e civile ha fermato in passato Acta. Anche lo "Anti-Counterfeiting Trade Agreement” era molto più di un accordo commerciale; anche Acta, come Ttip, era nato nell'opacità ed era venuto allo scoperto grazie ai "leaks". Acta venne osteggiato tanto nei salotti quanto nelle piazze, e bloccato infine a Strasburgo. Oggi, a suonare il requiem per il trattato transatlantico Ttip, sono in tanti: attivisti, ambientalisti, sindacati, intellettuali, parte del mondo imprenditoriale e agricolo, e soprattutto una fetta di cittadini scettici che - stando ai sondaggi - è sempre più ampia. 

“La Buona Scuola” e il crollo del buonsenso

di Giorgio Israel
Questo articolo doveva essere pubblicato da giorni sul quotidiano di cui “ero” editorialista, e di giorno in giorno è stato rinviato, fino a che oggi rappresenta l’estremo limite perché non diventi obsoleto. Lo propongo qui in una versione un po’ espansa.
In cambio, al suo posto, è stato pubblicato un articolo-appello a non scioperare che imputa allo sciopero il rigetto del tema del MERITO – insomma una predica sull’importanza del merito. Il “bello” è che l’autore della predica è persona che ha millantato due lauree e un master di economia mai conseguiti, e altre titoli di “merito” inesistenti.

Una prigione a cielo aperto di Michel Foucault

di Antonio Negri
Ripercorrere queste Lezioni Michel Foucault (La società punitiva. Corso al Collège de France (1972-1973), Feltrinelli, pp. 371, euro 35) significa immergersi nelle temperie parigine del dopo ‘68. Sono Robert Castel e Felix Guattari (oltre naturalmente a Gilles Deleuze) che salgono immediatamente sul proscenio quando si parli di istituzioni repressive ed è in relazione all’insieme di temi da loro sollevati, divenuti centrali nella discussione politica, che Foucault apre la sua ricerca. Gli aspetti anti autoritari del ‘68 avevano drammatizzato la figura repressiva dello Stato: su questo tema occorreva far chiarezza. In più c’è l’esperienza del Gip, il «Gruppo di intervento sulle prigioni», di matrice «maoista», al quale Foucault partecipa da protagonista: è un’esperienza dura nei confronti della «giustizia», delle autorità carcerarie e drammatica nel rapporto con i detenuti.

La “questione morale” usa e getta

di Giulio Cavalli 
La paura fondamentalmente ci rende soli. E cattivi. Soli e cattivi come possono essere soli e cattivi tutti quelli che temono di non avere abbastanza energie per difendersi e allora cominciano a ridurre il recinto degli affetti: il potere dei prepotenti ama gli uomini isolati perché incapaci di organizzarsi. È una stagione confusa, con il freddo della superficialità, il ruvido della sicumera e questo misto di giovani rampanti e vecchi cacicchi che nessuno ci avrebbe scommesso di vederli andare così d’amore e così d’accordo.
La questione morale non è politica: la questione morale è sociale, culturale. Si riflette nell’arroganza con cui dirigenti per eredità perculano i giovani a cui dovrebbero insegnare: direttori, responsabili, parlamentari e capi che si tengono stretti alle poltrone, con le mani di rughe e fallimenti condonati, sperando di durare il più a lungo possibile.

Pour que le jour se leve. Perché il giorno si levi

di Valentina Orazzini
In sciopero di giorno e in piedi la notte, questo l’auspicio dei molti che si stanno mobilitando in Francia da ormai quasi due mesi, alla rincorsa dell’unione tra il giorno e la notte perché la necessità è quella di mettere un granello di sabbia dappertutto « Il faut mettre des grains de sable partout. », per bloccare tutto, per cambiare tutto. Dall’annuncio della riforma del lavoro così detta El Khourmi in Francia (che potete leggere qui in pillole) è stata subito risposta d’agitazione, organizzata e spontanea. E’ partito un appello on line- che trovate qui- che ha raccolto più di un milione di firme in due settimane e che ha dato subito al governo il senso del crollo di un’opinione pubblica già non favorevole (a oggi circa il 70% dei francesi si dichiara contro la riforma); sono partiti i sindacati con manifestazioni e scioperi (quello del 28 aprile è stato il quarto), si sono fermate spontaneamente le scuole, le università, i precari, si è creata una frattura non solo tra governo e lavoratori ma soprattutto tra governo e giovani che sono scesi in piazza sotto i cartelli con scritto: “saremo noi i lavoratori precari di domani” “on vaut mieux que ça! vogliamo più di questo”.

Politici a voucher

di Il Simplicissimus 
Un ceto politico che nella sua foga di distruggere i diritti del lavoro e allo stesso tempo di rastrellare un po’ di denaro, si è inventato i voucher, dovrebbe essere pagato esso stesso con i buoni lavoro: due ore in Parlamento a schiamazzare o a produrre cazzate e poi in posta a ritirare i 15 euro. Del resto questo non interferisce con il vero lavoro a tempo pieno cioè quello di mantenere vivo e vitale il sistema politico affaristico che è diventato la normalità, laddove l’eccezione è la correttezza. Paghiamo volentieri il taglione alla banca da cui il datore di lavoro, cioè noi cittadini abbiamo comprato il tagliando, paghiamo l’Inps che si prende la propria quota ben sapendo che non fornirà in cambio nessuna prestazione, ma sia ben chiaro che si tratta di lavoro occasionale e che al primo errore non ci sarà più nessuna chiamata.

La Riforma Renzi/Boschi produrrà il caos. Intervista a Ugo De Siervo

Intervista a Ugo De Siervo di Dino Martirano
«Al mio ex sindaco faccio i migliori auguri come capo del governo ma non posso certo incitarlo come riformatore della Costituzione...». Il professore fiorentino Ugo De Siervo — giudice costituzionale dal 2002 al 2011, eletto presidente della Consulta prima di terminare il mandato — è uno dei 56 «dotti professori», per usare un’espressione cara al premier, che hanno firmato l’appello del «No» in vista del referendum confermativo di ottobre sulla riforma costituzionale del bicameralismo paritario: «Non odio Renzi. Sono un riformatore e penso che anche rinnovare la Costituzione sia cosa buona. Ma bisogna rinnovare migliorando. Invece, questo testo è scritto male». Il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, sostiene che il No è animato anche da voi professori «perfezionisti», incapaci di essere «d’accordo su come si sarebbe dovuta cambiare la Costituzione». 

TtipLeaks

di Monica Di Sisto
Sembra quasi seccata, la Commissario al Commercio Cecilia Malmstrom, a dover ribadire sul blog della Commissione “ancora e ancora, che nessun trattato commerciale sottoscritto dall’Ue abbatterà il nostro livello di protezione dei consumatori, della sicurezza alimentare o dell’ambiente”. Travolta dal TtipLeak di Greenpeace (il gruppo olandese della nota associazione ambientalista ha pubblicato alcuni giorni fa parte dei testi negoziali dell’accordo commerciale Usa-Ue “Ttip“), che rimbalza in ogni coordinata del web e anche fuori, rammenta (innanzitutto a se stessa) di avere ricevuto dai 28 governi nell’Unione un “preciso mandato” che fissa per lei delle “linee rosse” da non oltrepassare.

Università. Cominciò tutto così: il 3+2

di Federico Bertoni
In principio erano due numeri, anzi un’addizione: 3+2. È la formula con cui viene designata comunemente la riforma voluta dall’allora ministro Luigi Berlinguer, che ha cambiato radicalmente gli ordinamenti didattici e la struttura di fondo dell’università italiana. Dico «cambiato» in senso astratto, per sentito dire, perché rispetto al cambiamento non ho mai vissuto un prima e un dopo: ho preso infatti servizio nel novembre del 2000, proprio quando entrava in vigore il nuovo assetto concordato a livello europeo nel cosiddetto «Processo di Bologna» (giugno 1999) e poi sancito dal Decreto Ministeriale 509 del 3 novembre 1999. Come i prigionieri di Platone nella caverna delle ombre, non conosco dunque altra realtà che questa. La mia vita accademica si è sostanzialmente svolta tra le costanti e le variabili di questa formula: un primo ciclo di tre anni concluso dalla Laurea e da un epiteto fondamentale in terra italica, «dottore»; e un eventuale secondo ciclo di due anni che inizialmente si chiamava Laurea Specialistica e che in seguito (potere magico dei nomi!) si è nobilitato in Laurea Magistrale.

Per favore non chiamateli nativi digitali

di Paolo Attivissimo
Tempo fa siamo rimasti tutti colpiti da una ricerca che registrava un aumento disperante della percentuale di “analfabeti funzionali” nelle popolazioni occidentali. Anche noi avevamo provato a ragionare sul fenomeno – evidentissimo, per lo meno a chi fa politica, conflitto sociale e istruzione – individuando (qui e qui) proprio nella diffusissima fruizione passiva di mezzi informatici una delle cause principali di un scadimento fortissimo delle capacità cognitive individuali.
La definizione data da un’insegnante, Vanessa Niri, su Wired, ci era apparsa lapidaria: "Un analfabeta funzionale, quindi, traduce il mondo paragonandolo esclusivamente alle sue esperienze dirette (la crisi economica è soltanto la diminuzione del suo potere d’acquisto, la guerra in Ucraina è un problema solo se aumenta il prezzo del gas, il taglio delle tasse è giusto anche se corrisponde ad un taglio dei servizi pubblici…) e non è capace di costruire un’analisi che tenga conto anche delle conseguenze indirette, collettive, a lungo termine, lontane per spazio o per tempo."

Stagista per una startup: sei mesi della mia vita con un mucchio di stronzi

di Martin Rouche
Pensateci un attimo: l'informazione mainstream non ha che belle parole per le startup. Sono innovative, giovani, moderne, anche se ce ne sono talmente tante—se non direttamente troppe—che non è nemmeno più possibile darne una definizione univoca. Io ci sono passato, ma il bilancio che ne ho tratto è tutt'altro che positivo. 
La Francia ha enorme concentrazione di startup, e alla fine della laurea specialistica sono stato preso per uno stage all'interno di uno di questi miracoli della nostra epoca. A sentire i discorsi che mi avevano fatto durante il colloquio, sarebbe stato un lavoro esigente ma formativo, in un contesto piccolo ma determinato a responsabilizzare fin da subito gli stagisti. In cambio di impegno e dedizione sarei potuto entrare a far parte di quella giovane e meravigliosa famiglia di trentenni pronti a condividere con me il loro sapere. 

La ferita aperta delle leggi elettorali maggioritarie

di Rocco Artifoni
Nel 1993, sulla spinta del referendum che aveva abrogato alcune parti della legge elettorale allora vigente, il Parlamento approvò una nuova legge elettorale (detta “Mattarellum”) con un sistema maggioritario per il 75% dei seggi, che fu sperimentato per la prima volta nel 1994. Proprio a causa di questa modifica, che mirava ad attribuire la maggioranza dei seggi in Parlamento alla prima tra le minoranze, si alzò la voce di Giuseppe Dossetti, uno dei più significativi Padri Costituenti, per dire che questa nuova legge elettorale metteva a rischio gli equilibri costituzionali. Infatti, se una minoranza ottiene la maggioranza dei seggi, la maggioranza parlamentare non rappresenta più la maggioranza del popolo. Di conseguenza Dossetti propose l’introduzione di «maggioranze rafforzate per l’adozione dei regolamenti delle Camere, per l’elezione del Presidente della Repubblica, per la nomina dei Giudici costituzionali, per l’elezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura e infine – assolutamente fondamentale – per le proposte di revisione costituzionale a tenore dell’art. 138 della vigente Costituzione».

Kobane Calling: la Resistenza a fumetti

di Alessandro Besselva Averame 
Kobane Calling, si legge sulla quarta di copertina, è “un diario di viaggio tra Turchia, Siria e Iraq verso una coraggiosa utopia possibile: il Rojava”. Dell’esistenza della regione autonoma curda, situata all’estremo nord della Siria, al confine con la Turchia, autoproclamatasi tale nel 2013 senza ottenere riconoscimenti ufficiali da parte della comunità internazionale, siamo venuti a conoscenza proprio grazie a Kobane. La città simbolo della resistenza allo Stato Islamico era già stata oggetto di due reportage a fumetti da parte dell’autore, apparsi uno a gennaio e l’altro a ottobre 2015 su “Internazionale”.

Argentina: stato terrorista a Jujuy

di Olivier Turquet
“Assolutamente tutto ciò che arriva dallo Stato in termini di scuole e mense deve essere dato a organizzazioni affini al governo Morales” racconta Daniela, “ci perseguitano tutti, tutti sotto minaccia, nessuno osa denunciare e le cose si vedono sempre peggio” dice la professoressa di Jujuy e racconta il caso della sua scuola che riceveva i sussidi statali per la mensa della scuola dove vanno mille alunni. Fondi negati sistematicamente fino a quando ha fatto una denuncia pubblica alla radio “FM Universidad” di Jujuy. La denuncia ha ribaltato la situazione e per questo Danilea invita a non rassegnarsi e a organizzarsi per resistere allo stato di terrore in cui hanno messo la gente di Jujuy.

Ma il tempo è agli sgoccioli. Attese e dubbi dopo la firma dell’Accordo di Parigi

di Claudia Fanti
È apparso un evento di grande valore simbolico quello della firma, nella sede delle Nazioni Uniti a New York, lo scorso 22 aprile, durante la Giornata mondiale della Terra, dell'Accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Che a firmarlo siano stati i rappresentanti di 175 Paesi - un fatto indubbiamente senza precedenti - vuol dire tuttavia ancora poco. Perché l'Accordo entri in vigore, infatti, non basta la firma: è necessaria la ratifica di un minimo di 55 Paesi che coprano perlomeno il 55% delle emissioni globali di gas a effetto serra. E sono stati solo 15 piccoli Paesi in via di sviluppo, responsabili di una percentuale insignificante di emissioni, ma anche i più drammaticamente esposti all'impatto del cambiamento climatico, a depositare la loro ratifica durante la cerimonia del 22 aprile: Barbados, Belize, Figi, Granada, Maldive, Isole Marshall, Mauritius, Nauru, Palau, Palestina, Samoa, Saint Christopher e Nevis, Santa Lucia, Somalia e Tuvalu.

I muri nel cuore d'europa e i fantasmi del novecento

di Nadia Urbinati
L'Europa è nata sul diritto di movimento. È stata voluta da ex-nemici mortali che si impegnarono a garantire la libertà di movimento ai loro concittadini, per rendere i confini porosi e infine, con il Trattato di Schengen, aperti agli europei e, seppure con minore certezza, agli immigrati col permesso di soggiorno dei rispettivi Paesi. Il Trattato di Roma, di cui si celebrerà il sessantesimo anniversario nel 2017, è il documento con il quale si riconobbe esplicitamente che i confini nazionali sono all’origine delle guerre.
I Paesi che avevano fatto dell’Europa un mattatoio ricostruirono la pace partendo proprio dal diritto più prossimo alla condizione umana: quello di cui secondo la bella intuizione kantiana ciascuno ha bisogno per poter essere libero di uscire dal proprio stato portando con sé le proprie radici.

Il Presidente Emerito e la riforma

di Elettra Deiana
In concomitanza con le mosse che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi sta elaborando, in vista della grande sfida del referendum costituzionale – e che va annunciando in questi giorni con raffiche di artiglieria mediatica – l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – senatore a vita e Presidente emerito – fa anche lui la sua parte a sostegno della campagna renziana. Nella lunga intervista comparsa sul Corriere della sera il 2 maggio, a cura di Aldo Cazzullo, Napolitano sposa infatti con fermezza il sì alla riforma e anche il sì alla identificazione di quel sì con la figura del capo dell’esecutivo, e dunque con la sopravvivenza del governo. Il realismo della sfera del “politico”, che, non da solo ovviamente, ma in grande parte, ha concorso a uccidere la politica, viene sempre fuori quando l’ex Presidente fa sentire la sua voce.

No triv: il movimento può ancora camminare

di Alberto Castagnola
Dopo il 17 aprile, ho visto solo due o tre tentativi di valutare, politicamente più che in termini statistici, la fascia di popolazione italiana in età di voto che è stata capace di esprimere una posizione molto chiara su un problema ambientale essenziale. Si trattava peraltro di sondaggi su un limitato numero di votanti o di stime approssimative senza alcuna parvenza di scientificità. Vale la pena allora tentare di valutare (solo sulla base delle mie esperienze personali) su quante persone si potrebbe cominciare a contare per affrontare dal basso le scadenze della crisi climatica.
Sui 13,6 milioni di voti favorevoli a una limitazione modesta, ma significativa, della presenza di trivellazioni sulle coste italiane, più della metà dovrebbero essere imputati ai partiti che si sono impegnati nella votazione; può essere considerata una valutazione prudenziale e fa scomparire quegli iscritti che hanno votato anche in base a ragionamenti di ispirazione ambientalista.

Gli orchi tra noi

di Anna Lombroso
Termine derivante dal tema greco παις, παιδός (bambino) e φιλία (amicizia, affetto), indica la passione erotica nei confronti di bambini. Ma viene impiegato anche in psichiatria e incluso dall’Oms nell’elenco delle patologie, per indicare quei disturbi del desiderio sessuale, catalogati nel gruppo delle parafilie, che consistono nella “predilezione” da parte di un soggetto giunto alla maturità genitale per soggetti che invece non lo sono ancora, cioè in età pre-puberale. Ecco prima ancora di preoccuparci perché il più orrendo dei crimini è oggetto di una Giornata, quella di oggi, Giornata di Mondiale di lotta alla pedofilia, in modo da celebrare una tantum l’ennesima liturgia lava – coscienze e auto- assoluzione dal silenzio e dalla rimozione, si dovrebbe cambiargli nome.

Hans Magnus Enzensberger. Tumulto

di Roberto Gilodi
Dalla copertina del libro ci guarda un irriverente signore dall’aria giovane, che tuttavia ha superato da un pezzo la trentina, un casco di capelli biondi da paggio, stravaccato su una sedia da ufficio anni Sessanta, una gamba che scavalca il bracciolo, il tavolo da lavoro inondato di fotografie e di carte, sullo sfondo la libreria, davanti ad essa una macchina da scrivere. 
È lui, non ci sono dubbi, sebbene l’Enzensberger di oggi con il suo aspetto di raffinato gentleman europeo sembra quasi agli antipodi dell’enfant terrible che negli anni Sessanta a Berlino Ovest scandalizzava i benpensanti tedeschi insieme a Rudi Dutschke e agli altri membri del movimento studentesco.

Caregiver familiari, serve un vero riconoscimento

di Brunella Casalini
Il nostro è un welfare sprovvisto di misure relative a "cure a lungo termine". Anziani fragili e malati cronici possono contare su poco più di una misura monetaria costituita da un'indennità di accompagnamento di entità modesta che mai copre totalmente le spese per l'assunzione di un assistente familiare e non tiene conto né del reddito né del grado di non autosufficienza. 
Negli ultimi anni in alcune regioni è stato introdotto un assegno di cura (legato all'Isee) erogato dai comuni. Vari tentativi sono stati inoltre sperimentati per facilitare o rendere un po' meno gravoso il lavoro dei caregiver familiari impegnati nella ricerca di un aiuto. Basti pensare all'istituzione degli albi delle badanti, a misure quali il numero verde della regione Toscana (il cosiddetto “Pronto badante”) e alla legge regionale sul caregiver familiare, approvata dalla regione Emilia Romagna nel 2014 grazie alla cittadinanza attiva dell'associazione Carer e della Cooperativa anziani, e non solo. 

Nel mondo arabo la censura è ancora uno strumento di governo

di Rami G. Khouri
Non è mai un buon segno quando un governo afferma di promuovere la democrazia ma poi invia la polizia a intimidire e arrestare i giornalisti oppure reprime delle manifestazioni pubbliche e pacifiche. In tal senso, il raid del 1 maggio effettuatonella sede del sindacato dei giornalisti egiziani, al Cairo, è solo una delle ultime e più mosse di un governo arabo che vuole stabilire a quale tipo di informazione abbiano diritto i suoi cittadini.
Non è una tendenza nuova, visto che nel mondo arabo il primo ministero per l’informazione è nato in Egitto negli cinquanta, proprio per addomesticare la popolazione attraverso mezzi d’informazioni sottoposti al controllo del governo. L’esempio egiziano ha fatto scuola e, oggi, al controllo dei mezzi d’informazione si aggiunge la censura sui social media e la repressione delle attività della società civile.

Solidali con Morosini: tentativo di intimidire la magistratura che dice NO

di Maurizio Acerbo e Giovanni Russo Spena
«Il vicepresidente del CSM Giovanni Legnini dovrebbe ricordare che il suo compito non è quello di fare il cane da guardia del governo ma di tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. I magistrati sono cittadini e operatori del diritto e hanno tutto il diritto e la competenza per esprimere la propria opinione sul referendum costituzionale e di partecipare alla campagna per il NO. Non è colpa nostra se quella di Renzi, Napolitano e Verdini è una deforma della Costituzione che suscita preoccupazione in chiunque abbia solo studiato educazione civica alle elementari. I piddini oggi – Legnini, Orlando e Ermini – si comportano come i berlusconiani con un’escalation polemica assolutamente fuori luogo. Le dichiarazioni di Morosini sono legittime e corrispondono ai contenuti già ufficialmente espressi da Magistratura Democratica aderendo al Comitato per il NO nel referendum costituzionale sulla legge di riforma Renzi – Boschi.

Ucraina: tra dettami del FMI e aiuti Nato

di Fabrizio Poggi
Grazie all’ennesimo aumento delle tariffe energetiche, dettato a Kiev dal FMI, metà della popolazione ucraina verrà presto a trovarsi oltre la soglia di povertà. Dal 1 Maggio, la tariffa del gas non prevede più sconti particolari per le famiglie disagiate: il prezzo di mercato è unico ed è aumentato in media del 60-80%, contro l’aumento del 5% di salari e pensioni. Nel rendere note le cifre, la deputata del Consiglio nazionale della DNR, Marina Žejnova ha definito il nuovo provvedimento adottato dal governo ucraino – quale condizione per ricevere la nuova tranche di crediti dal FMI – “esperimento di sopravvivenza per la popolazione”. Ma questo non toglie il sonno al presidente Petro Porošenko, che ha “celebrato” l’occasione insignendo l’ex comandante in capo delle forze riunite Nato in Europa, il generale statunitense Philip Breedlove, dell’ordine nazionale ucraino di Jaroslav il Saggio, per il “significativo contributo dato personalmente allo sviluppo dei rapporti tra Ucraina e Nato, alla difesa della sovranità statale e dell’integrità territoriale dell’Ucraina”.

Sanità, ecco i numeri del disastro e delle fandonie di Renzi sull'incremento del fondo

di Fabio Sebastiani
Il recente DEF non sembra prevedere risorse economiche aggiuntive per il rinnovo dei contratti rispetto a quanto già finanziato nella Legge di stabilità. Un incremento medio dello 0,2% della massa salariale di circa 3,3 milioni di pubblici dipendenti rischia di limitare la trattativa sul recupero di efficienza e produttività del settore. Si prevede un taglio di 3,5 miliardi nel 2017 e di 5 miliardi dal 2018. Per quanto riguarda la spesa sanitaria pubblica sul PIL scenderà al 6,5% nel 2019, un livello di allarme per l’OMS perché si associa ad un peggioramento della salute della popolazione e dell’aspettativa di vita. E quindi, sebbebe il fabbisogno Sanitario Nazionale sia stato rideterminato, sulla base delle quota d’accesso definita in sede di riparto per l’anno 2015, in 113.062 milioni di euro per l’anno 2017 e in 114.998 milioni di euro per l’anno 2018 e sebbene vi sia comunque un incremento del Fondo di 2 miliardi rispetto all’anno precedente, emerge chiaramente una progressione quasi geometrica degli tagli sui bilanci pluriennali regionali.

Referendum Costituzione, riformare col rischio di distruggere: a chi conviene?

di Andrea Bellelli
La riforma della Costituzione, che sarà a breve sottoposta al vaglio di un referendum, è soltanto l’ultima (per ora) convulsione di una politica tutta italiana, che riforma l’esistente per l’incapacità di gestirlo, o di gestirlo nel modo voluto. E’ il prodotto della stessa violenta immaturità politica per la quale non esiste in questo paese un partito che abbia il coraggio di definirsi conservatore. Possibile che non ci sia nulla da conservare della storia politica del paese? Nessuna conquista del passato che valga la pena di mantenere? Come insegna il Gattopardo cambiare continuamente tutto è un modo di conservare, ma non di conservare il meglio o il buono: di conservare il potere, a costo della distruzione del sistema. 

Scuola della competizione e della valutazione. Un modello sbagliato

di Maurizio Disoteo
Il 3 maggio si è svolto a Milano, nella sala della Casa della Cultura, il convegno di formazioneLa scuola della valutazione e del merito: un modello sbagliato, indetto dal Cestes (Centro Studi Trasformazioni Economico Sociali) e dall’USB scuola-pubblico impiego, coordinato da Pietro Cusimano dell’USB. Un’iniziativa molto utile, che finalmente vede un sindacato della scuola allargare il dibattito ai grandi temi della formazione e della pedagogia e non solo a quelli, pure importanti, ma ormai troppo ristretti, della pura azione sindacale. Infatti, agire nella scuola oggi richiede di saper saldare la tutela dei diritti dei lavoratori, della loro figura professionale e del loro salario con i temi più generali del modello di scuola e di educazione che si vorrebbe.

Idomeni è una contraddizione

‘One Bridge to Idomeni’ è un’iniziativa promossa da un gruppo di volontari veronesi che ha l’intento di creare un ponte verso Idomeni, uno dei più grandi campi profughi in Grecia, venutosi a creare dopo la chiusura delle frontiere avvenuta in Europa a marzo. Il progetto ha mosso il suo primo passo a fine marzo, con una spedizione a Idomeni: è stato in questo modo possibile attivare i primi contatti con le realtà di volontariato già attive sul posto, e vedere in prima persona la situazione. In seguito alla prima spedizione e grazie alla straordinaria risposta ricevuta dalla persone che hanno accolto l’iniziativa, il progetto ‘One Bridge to Idomeni’ si sta sviluppando per portare un aiuto costante ed efficace lungo la rotta balcanica, tramite due linee guida: donazioni (materiali di prima necessità e denaro), e volontari a supporto della vita di campo. 

Spagna, le ipotesi di Podemos per il dopo voto

di Giacomo Pellini
Sconfiggere i popolari di Rajoy e dare vita a un esecutivo progressista, insieme ai comunisti di Izquierda unida e ai socialisti. Con Pedro Sanchez come vicepresidente. In una lunga intervista all’emittente televisiva Telecinco, il segretario generale di Podemos, Pablo Iglesias, ha illustrato le future mosse della formazione politica in caso di vittoria alle elezioni del prossimo 26 giugno. Le ultime sono quelle del dicembre 2015, che non hanno dato al Paese una maggioranza. «Abbiamo molte opportunità di vincere. Per questo dobbiamo dire ai cittadini che tipo di governo abbiamo in mente. Il nostro programma è in totale contrapposizione a Mariano Rajoy e alle sue politiche». E fin qui, niente di nuovo. Ma Iglesias ha poi specificato come il Psoe sia un alleato naturale in queste elezioni, nonostante il fallito tentativo di convincere i socialisti a formare una coalizione di governo sia ancora fumante: «Se vinceremo le elezioni gli tenderemo la mano, non per un appoggio esterno ma per dar vita a una maggioranza stabile di governo. E a quel punto il Psoe avrà tutta la legittimità di reclamare la vicepresidenza».

Quella rapina a mano armata che chiamano TTIP

di Riccardo Bottazzo
Si scrive TTIP. Si legge “Transatlantic Trade and Investment Partnership”, ma col “trade” e con la “partnership” non ci azzecca nulla. Nei media, l’acronimo viene comunemente tradotto con “trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti”. Da cui si evince che, in questa storia brutta assai, anche il nome è sbagliato. Il TTIP infatti, non è un trattato sul commercio e sugli investimenti. E non perché lo scrivo io.
Lo ha sottolineato, tra gli altri, anche il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz in uno suo intervento al Parlamento italiano il giorno 24 settembre del 2014, che passerà alla storia per il totale disinteresse dimostrato dai nostri onorevoli. “Il TTIP non è un accordo di libero scambio, come vogliono farci credere – ha sottolineato il Nobel statunitense -. Un accordo simile potrebbe essere contenuto in tre pagine: noi eliminiamo le nostre barriere doganali e voi le vostre. Ma gli Usa non sono interessati ad un accordo di libero scambio.

Cambiamenti climatici, i petrolieri negavano e intanto si attrezzavano

di Maria Rita D'Orsogna
Tutti quelli che ricordano gli anni Novanta, ricordano anche ilsummit di Kyoto del 1997 in cui si decise, a livello planetario, di tagliare le emissioni di CO2 in atmosfera. In un primo momento anche gli Usa, guidati dal presidente Bill Clinton, erano d’accordo nel ratificare questi accordi. Pochi però sanno che, in quegli stessi giorni di Kyoto, la Mobil Oil, adesso fusasi con la Exxon, comprò della pubblicità sul New York Times e sul Washington Post. Scrissero a caratteri cubitali che la scienza dei cambiamenti climatici era “troppo incerta” e che queste restrizioni di cui si parlava nella lontana Kyoto avrebbero portato a “crolli” nell’economia mondiale. Misero su una enorme macchina politica e di propaganda per dire a tutti “non lo sappiamo” se il clima cambia e quindi perché porre freni all’industria fossile?

Generazione X, quelli che non lavorano al tempo del Jobs Act

di Gianni Balduzzi
C’è un aspetto cui forse molti fautori dei pensionamenti anticipati non hanno pensato, uno sgradevole effetto collaterale. Il pericolo del collocamento a riposo di migliaia di 60enni non sarebbe solo nell’impatto più o meno ampio per le casse statali, ma anche nelle conseguenze per il mercato del lavoro: il segno più nel numero di occupati infatti con tutta probabilità scomparirebbe, sì perchè se osserviamo gli ultimi dati Istat vediamo la conferma di un trend chiarissimo: tutto o quasi l’aumento occupazionale è dovuto all’incremento del numero degli ultra 50enni al lavoro; nel solo mese di marzo a fronte di un aumento annuale di 263 mila occupati, solo tra questi lavoratori più anziani la crescita era di 363 mila.

Le scarpe strette di Fortuna

di Guido Viale
Fortuna era una bambina bellissima, con il viso dolce come un angelo, così l'ha definita anche il preside della sua scuola, che appare in molte foto con la coda di cavallo e una tutina semplice di colore verde chiaro. A Corrado Augias, non sono piaciuti i riccioli biondi che incorniciano il suo bel viso nella foto ricordo mostrata dalla sua mamma, perché secondo lui troppo artefatti, non consoni alla sua piccola età. "Questa bambina che ha 5-6 anni si atteggia come se ne avesse sedici o diciotto - ha detto intervistato da Floris l'altra sera in televisione e rincarando la dose ha aggiunto- una mamma che pettina la figlioletta di 5 anni come se ne avesse 18 è una donna che ha perso i riferimenti". Un discorso che se applicato a dei criteri valoriali generali è da condividere in pieno, perché vestire le bambine come donne adulte, che posano in atteggiamenti seduttivi indica un segno di sottomissione alla sessualità maschile, una deprivazione della loro identità e le espone ai gravi rischi della pedofilia, che si manifesta in modo terribilmente violento e osceno sui corpi dei bambini.

“Rivoluzione”: l’Arabia Saudita lancia la sfida globale

di Marco Santopadre
Austerità più modernizzazione più proiezione internazionale: è questa la sfida che la casa reale saudita e la nuova classe dirigente del paese hanno lanciato annunciando un piano di ristrutturazione dell’economia davvero rivoluzionario. Consci che l’esaurimento del petrolio, che per più di un secolo ha garantito la prosperità della casa regnante e dei cittadini, potrebbe mettere in ginocchio un paese che aspira invece a scalare le classifiche mondiali delle grandi potenze, i Saud vogliono letteralmente rivoltare “come un calzino” il paese trainante del Polo Sunnita. Le riforme sono contenute nel piano denominato “Visione 2030” presentato alla fine di aprile da Mohamed Bin Salman, detto ‘il temerario’, figlio dell’ottuagenario sovrano salito al trono nel gennaio del 2015 e uomo forte del regime a soli 31 anni.

La storia incompleta, vera, autentica e meravigliosa del 1°Maggio

di Peter Linebaugh
Il governo sovietico mostrava i missili e faceva marciare i soldati nel nella parata del 1° Maggio. Il governo americano ha chiamato il 1° Maggio “Giorno della Lealtà” e lo associa al militarismo. Il vero significato di questo giorno è stato oscurato dalla propaganda di progettazione di entrambi i governi. La verità del 1° Maggio è totalmente diversa. Nella storia del 1° maggio c’è un lato Verde e c’è un lato Rosso.
Sotto l’arcobaleno, la nostra metodologia deve essere colorata. Il Verde è il rapporto con la terra e con quello che da essa cresce. Il Rosso è un rapporto con le altre persone e il sangue versato tra loro. Il Verde designa la vita con la sola fatica necessaria; il Rosso designa la morte con un eccesso di fatica. Il Verde è la appropriazione naturale; il Rosso è l’espropriazione sociale.

Estetiche del potere: le patologie virali del Tele-Capitalismo

di Gioacchino Toni
L’interminabile rappresentazione della politica italiana spettacolarizzata dalla televisione ha, per certi versi, in Tangentopoli il suo intervallo tra la prima e la seconda stagione di una messa in scena seriale televisiva che riprende estetiche della ficiton, del docudrama e del mockumentary. Tangentopoli chiude la prima stagione ed inaugura la seconda. Quest’ultima ha portato come novità principale la virtualizzazione del dissenso della piazza nei confronti del palazzo. I talk show televisivi, l’infotainment in tutte le sue nauseabonde forme, hanno messo in scena un conflitto tra piazza e palazzo che si risolve, alla fine di ogni puntata, nel rassicurante riassorbimento del dissenso all’interno del sistema e ciò avviene, principalmente, grazie ad un nuovo saltimbanco di turno che, di volta in vota, veste il ruolo di “novità antisistemica”.

Cherán e la politica dell’impossibile

di Luis Ramírez Trejo
La mattina del 15 aprile del 2011 una decina di donne del municipio p’urhépecha di Cherán, nello stato messicano di Michoacán, bloccò uno delle centinaia di camioncini che ogni giorno attraversavano il villaggio per trasportare legna rubata dai boschi della comunità. In questi camion viaggiavano sempre uomini armati fino ai denti. Dal 2008 i criminali non solo avevano saccheggiato i boschi vicini, Tres esquinas, Pakárakua, San Miguel, Cerritos los Cuates, Carichero, Cerrito de León, Patanciro e El Cerecito, ma avevano anche assassinato, umiliato, minacciato chiunque cercasse di protestare per questo. Pare che avessero anche violentato alcune ragazzine.