La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 14 maggio 2016

Se il Senato non rappresenta più la Nazione

di Rocco Artifoni
L’art. 67 della Costituzione vigente dice: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». L’obiettivo dei Costituenti era sicuramente elevato: le persone scelte dal corpo elettorale, una volta elette, non avrebbero dovuto rappresentare soltanto il partito che li aveva candidati, ma assumersi la responsabilità di agire per il bene comune di tutto il popolo. Proprio per questa ragione la Costituzione non prevede un mandato imperativo, ma la libertà di coscienza dell’eletto che deve confrontarsi e dialogare con gli altri eletti, al servizio di tutta la Nazione. Questa idea di rappresentanza politica e di democrazia è stata descritta nel 1948 in modo chiaro da Piero Calamandrei, uno dei Costituenti: «Affinché il Parlamento funzioni a dovere, bisogna che sia una libera intesa di uomini pensanti, tenuti insieme da ragionate convinzioni, non solo tolleranti, ma desiderosi della discussione e pronti a rifare alla fine di ogni giorno il loro esame di coscienza, per verificare se le ragioni sulle quali fino a ieri si son trovati d’accordo continuino a resistere di fronte alle confutazioni degli oppositori.

venerdì 13 maggio 2016

Fermare il Ttip è necessario. Insieme è possibile

di Marco Bersani
Oltre 30.000 persone hanno partecipato sabato 7 maggio a Roma alla riuscitissima manifestazione nazionale promossa dalla Campagna Stop TTIP, una rete di oltre 250 associazioni e di 70 comitati locali. Una piazza plurale, allegra e determinata, che riassumeva in sé l’ampia composizione sociale che, in oltre due anni di lavoro nei territori, si è aggregata intorno a questa battaglia: c’erano i produttori agricoli e le piccole imprese, i sindaci di diversi Comuni, le reti dell’altra economia, del commercio solidale e del consumo critico, le associazioni ambientaliste e di movimento, i sindacati e le forze politiche. E, soprattutto, tantissime donne e uomini da tutta Italia che hanno deciso di scendere in campo per fermare un trattato che mette a repentaglio diritti e democrazia.

Spagna. Dove una grande sinistra innova e si unisce

di Ramon Mantovani
Podemos, Izquierda Unida e la formazione ecologista Equo hanno raggiunto un accordo per presentarsi uniti alle elezioni anticipate del 26 giugno. L’accordo è stato sottoposto ad un referendum fra gli iscritti delle tre organizzazioni. Approvato con il 87,8% dei voti in IU, con il 98% in Podemos e con il 92% in Equo. Tutte le forze parteciperanno alla campagna elettorale con i propri rispettivi programmi già presentati alle elezioni di 5 mesi fa. Ma è stato elaborato un programma minimo comune che comprende tutti i punti già simili o identici in quelli delle singole forze, e che prospetta le linee guida di un eventuale governo. Sia Podemos, che IU, che Equo, che le tre liste unitarie locali autonome di Catalunya, Galicia e Pais Valencià, avranno ampia autonomia e visibilità in parlamento. La formazione di gruppi parlamentari distinti è auspicata ma dipenderà dall’ufficio di presidenza del parlamento. Izquierda Unida avrà un sesto degli eletti, senza contare le tre liste regionali.

Parigi in piedi, di giorno e di notte. Ovvero: come riconquistare il senso del potere


di Connessioni Precarie
La Commune. Jour et Nuit Debout. Da qualche giorno, questa scritta ha preso il posto di République su tutti i tracciati della metropolitana di Parigi, con l’effetto di disorientare chi, da ogni parte d’Europa, si muove verso la piazza per partecipare alla due giorni lanciata dallaCommission internationale con lo slogan #GlobalDebout. Anche più del calendario del movimento parigino – che, ispirandosi alla Rivoluzione francese, continua a scandire i giorni del lungo mese di marzo, quando la mobilitazione ha avuto inizio – il richiamo alla Comune dovrebbe dare il segno dell’intreccio tra la lotta contro la loi el Khomri e la pretesa democratica che si esprime nella piazza, tra gli scioperi che si sono susseguiti negli ultimi mesi e l’esigenza di conquistare e istituzionalizzare le rivendicazioni delle centinaia di migliaia di precarie, operai e migranti che hanno attraversato le strade della capitale francese. Interrompere la produzione, sollevarsi, vincere: di questo parla Parigi.

Tecnica, Capitalismo e limiti del vivente. Intervista a Lelio Demichelis

Intervista a Lelio Demichelis di Paolo Bartolini
Prof. Demichelis, in un suo recente lavoro ha parlato espressamente di religione per definire l'impianto tecno-capitalista che governa le nostre società. Quale valenza strategica e politica riconosce a un'analisi del dominio contemporaneo centrata sulla categoria del "religioso"?
"In tempi di Isis e di integralismo politico-religioso potrebbe sembrare fuori luogo parlare e scrivere di capitalismo, di tecnica e di rete come di fenomeni religiosi. Io sostengo invece che proprio il capitalismo e la tecnica intesa come apparato hanno assunto ormai forme tipicamente religiose. Utilizzando le categorie e le modalità del religioso perevangelizzare il mondo, ma nella formatecnica e capitalista.

La Grecia lotta per liberarsi dal debito

di Argiris Panagopoulos
Probabilmente la parola “χρεος”, che vuol dire “debito”, sarà la prossima che passerà nel vocabolario europeo dopo SYRIZA, Tsipras e oxi. La Grecia continua ad accumulare punti nella sua battaglia contro i “falchi” nel neoliberismo, mentre l’ottimismo dalle decisioni dell’Eurogruppo del 9 maggio ha portato Tsipras, Tsakalotos e il vicepresidente del governo greco Dragasakis di puntare direttamente sullo sviluppo e la creazione di nuovi posti di lavoro a breve. Le riunioni dell’Eurogruppo il 24 maggio e della BCE il 2 giugno sembra che decideranno la valutazione positiva del programma greco, la tranche per il pagamento dei debiti in scadenza e una forte iniezione di liquidità dell’economia reale con 9-12 miliardi e del sistema bancario greco con 5-6miliardi permettendo ad Atene di trattare con ancora più determinazione la questione del debito contro i pochissimi ma sempre pericolosi “falchi” che sono rimasti fedeli a Schäuble.

L'ora della mobilitazione permanente. Intervista a João Pedro Stedile

Intervista a João Pedro Stedile ddi Geraldina Colotti 
João Pedro Stedile, economista brasiliano e leader del Movimento Sem Terra (Mst) ci risponde dalla piazza.
Dilma è stata sospesa. Che può succedere ora?
"E’ il momento di mobilitarsi contro il colpo di stato. Un golpe senza carri armati nelle strade, ma altrettanto destabilizzante: simile a quello messo in atto contro Fernando Lugo in Paraguay nel 2012. Anche allora è stato il vicepresidente Franco a promuovere l’impeachment senza motivo. Non c’è niente di legale in quello che è successo, perché la presidente non ha commesso nessun reato ed è stata estromessa dal potere illegalmente. Le organizzazioni popolari lo hanno chiaro. La classe operaia lo ha chiaro. Gli intellettuali, gli artisti, la chiesa progressista di base lo ha chiaro. Per l’Mst, per i movimenti riuniti nel Frente Brasil Popular, il governo Temer-Cunha non ha nessuna legittimità perché nasce all’insegna della corruzione e del ritorno al neoliberismo.

Caro Cacciari, perché dici sì a una riforma costituzionale sulla quale sputi?

di Roberta De Monticelli
Caro Massimo, non è la prima questa lettera e non sarà l’ultima, nel corso della nostra ormai lunga, benché molto intermittente, conversazione “filosofica”. E lo scrivo fra virgolette, perché lo è, filosofica, e non lo è, la questione che pongo. Lo è per noi che concepiamo la filosofia come “pensiero concreto”, per usare un’espressione tua. E non come una fabbrica di abracadabra e calembour più o meno brillanti. Comunque la questione che ti pongo la chiamo “filosofica” anche per darmi coraggio e superare la distanza, tutta a tuo favore, di autorevolezza e presenza sulla scena pubblica, oltre che quella abissale, ancora a tuo favore, di effettiva conoscenza ed esperienza della politica. Vengo alla questione che vorrei porti questa sera, 9 maggio, dopo averti ascoltato, ospite di “Otto e mezzo”, sviscerare – anzi, eviscerare, a rapidi colpi di spada, con espressività e vigore assolutamente eloquenti – l’“assurdità” e la sgangherata incongruenza della riforma costituzionale che sarà sottoposta a referendum.

Festa grande nei circoli degli speculatori

di Paolo Berdini 
Festa grande nei circoli della speculazione urbanistica e della proprietà edilizia. Ieri la Camera dei Deputati ha approvato a maggioranza con i voti del gruppo di Verdini e della minoranza del Pd una legge che a dispetto del roboante titolo, «Contenimento del consumo di suolo», favorisce l’aggressione di quanto resta dei territori agricoli e lascia mano libera alla grande proprietà immobiliare di approvare interventi di demolizione e ricostruzione con mostruosi incrementi volumetrici. Prima di descrivere le aberrazioni nascoste nella legge, è però opportuno chiarire che il giudizio negativo non riguarda – come vogliono far credere i commenti trionfali del Pd – la normale dialettica democratica in cui le opposizioni (in questo caso 5 Stelle e Sinistra italiana) criticano i provvedimenti della maggioranza. Molti comunicati emessi dalle associazioni ambientaliste e della tutela – dalla Lipu a Salviamo il Paesaggio – non appena approvata la legge dimostrano che è pessima e solo una sfrontata propaganda può gabellarla come un successo.

Francia, un movimento che non ha ancora detto l’ultima parola

di Philippe Poutou 
Queste ultime settimane in Francia sono caratterizzate da un movimento sociale mai visto in questi anni dominati da un clima di grande rassegnazione. Con l’arrivo di Hollande e del PS al potere nel 2012, con i suoi immediati attacchi antisociali, questo clima si era rafforzato. Sono la destra ed i reazionari che assumono un ruolo, per esempio con la “Manif pour tous” contro il matrimonio per tutti, oppure un padronato onnipresente ed offensivo che si fa valere. Certo, durante questo periodo, ci sono state lotte lunghe e determinate contro i cosiddetti progetti “inutili”, nefasti, distruttori dell’ambiente naturale, con le mobilitazioni contro l’aeroporto di Notre Dame des Landes o contro la diga di Sivens. Giovani, precari, persone non organizzate ma anche degli ambienti militanti sindacali hanno messo in campo azioni di resistenza contro le decisioni anti-democratiche, mostrando che era possibile opporsi alle scelte capitaliste.

La sinistra ha concluso il suo corso in America Latina?

di Mark Weisbrot
C’è una narrazione popolare qui a Washington e nei circoli mediatici che la svolta populista di sinistra dell’America Latina, ha infine terminato il suo corso. Si dice più o meno così: un boom dei prodotti guidato dalla richiesta cinese di esportazioni di materie prime latino-americane, ha alimentato la crescita economica regionale negli anni 2000. E’ capitato che coincidesse con l’elezione dei governi di sinistra che erano stati rieletti dopo aver speso abbondantemente per i sussidi ai poveri. Hanno alienato gli investitori stranieri e le loro politiche economiche erano insostenibili. Ora la crescita cinese ha rallentato, i prezzi delle merci sono precipitati e con loro le fortune della sinistra nazionalista e populista dell’America Latina. L’elezione in novembre dello sfidante di destra Mauricio Macri a presidente dell’Argentina, la vittoria schiacciante dell’opposizione venezuelana al congresso in dicembre, e la crisi economica e politica in Brasile, compreso l’attuale tentativo di rimuovere la presidente Dilma Rousseff – annunciano l’inizio della fine di un’era.

L’attacco a Piercamillo Davigo e l’indipendenza della magistratura

di Ferdinando Imposimato
Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Piercamillo Davigo, moderato illuminato, ha messo il dito sulla piaga purulenta che da anni affligge l’Italia e alimenta le gravi ingiustizie sociali a scapito di lavoratori, giovani, disoccupati, insegnanti e pensionati: la corruzione politica, che è causa dell’espansione della criminalità organizzata di stampo mafioso e del degrado della vita civile. L’Italia è al 72° posto (su 182 paesi) nella lotta alla corruzione, insieme al Ghana e alla Macedonia e prima della Bulgaria. La corruzione pubblica e privata costa ai cittadini 70 miliardi di euro all’anno, con una tendenza all’aumento. Anziché dare piena attuazione alla convenzione di Strasburgo contro la corruzione del 27 gennaio 1999, ratificata dall’Italia, la legge Severino del novembre 2012 ridusse le pene per la concussione fraudolenta, facendo prescrivere decine di processi contro i grandi ladri di Stato.

15 ottobre 2011, filosofia giudiziaria e violenza di piazza

di Marco Bascetta
Sessantuno anni di carcere per 15 condanne, la più pesante (9 anni) inflitta a Giacomo Spinelli, ritenuto responsabile dell’incendio di una camionetta dei carabinieri in piazza S. Giovanni a Roma il 15 ottobre del 2011 al termine di una foltissima manifestazione, teatro di ripetuti scontri con le forze dell’ordine. Quanto avvenne in piazza quel giorno nella capitale fu oggetto di polemiche e controversie tra gli stessi promotori e partecipanti al corteo degli «indignati italiani». Discutibili gli obiettivi colpiti nella loro casualità, discutibili le forzature compiute. Tuttavia una cosa era risultata del tutto chiara alla fine della giornata: gli scontri in piazza San Giovanni non erano stati un gioco di guerriglia allestito da uno spezzone «militarizzato» del corteo, ma avevano coinvolto un gran numero di manifestanti, non tutti usciti di casa con l’intenzione di menare le mani.

Come l’Europa proteggerà i confini

di Guido Viale
«Sia le politiche climatiche che le politiche migratorie sono beni pubblici comuni, e per essere più efficaci possibile hanno bisogno di risorse comuni». Con queste parole, che concludono un articolo su Affari e finanza (Repubblica, 2.5), Guntram Wolff, direttore del Bruegel Institut, propone di finanziare con una tassa sulle emissioni carboniche oltre alla conversione energetica anche «controlli comuni alle frontiere e politiche migratorie»: una versione “allargata” della proposta del ministro tedesco Shaeuble di finanziare la sorveglianza delle frontiere con una tassa sulla benzina. Sotto la voce «sorveglianza delle frontiere» entrambi intendono le barriere che hanno bloccato i profughi lungo la rotta balcanica. Ma un flusso, o una parte di esso, tornerà a imboccare la via del Mediterraneo, dove il filo spinato non serve; per fermarli occorre mobilitare una flotta e fare la guerra agli scafisti.

Nazismo e Salvini: il nome delle cose

di Paolo Ferrero 
Alcuni mesi fa Salvini mi querelò perché gli diedi del nazista. Avevo scritto che: «Salvini non è uno sciacallo. Gli sciacalli agiscono per istinto animale non per calcolo. Salvini al contrario usa i disastri e lo spaesamento prodotti dal neoliberismo per costruire scientificamente la guerra tra i poveri e la ricerca di capri espiatori nel diverso. Salvini non è uno sciacallo ma un nazista, come quelli che all’inizio degli anni ’30 gridavano al complotto giudaico massonico». In questi giorni il Tribunale di Torino ha emesso la sentenza in cui dichiara di non doversi procedere nei miei confronti perché il fatto non costituisce reato. Si tratta di una sentenza importante per più ragioni. In primo luogo questa sentenza riconosce la legittimità di denunciare come Salvini sia un nazista in quanto usa argomenti simili a quelli dei nazisti che all’inizio degli anni ’30 hanno fondato i loro consensi sulla costruzione della guerra tra i poveri e dei capri espiatori.

Hollande il neo-africano

di Marco Boccitto 
Accusare fuor di metafora i paesi europei di neo-colonialismo non si usa quasi più. La Francia in particolare ha mandato in soffitta anche un neologismo dal retrogusto amaro come Françafrique, inventato con ben altri intenti nel 1955 da Felix Houphouët-Boigny. Il futuro primo presidente della Costa d’Avorio fu un po’ la guida di De Gaulle nell’agenda delle decolonizzazioni pilotate, ma la sua “creatura” restò presto invischiata nelle pagine più oscure dell’ingerenza francese nelle ex colonie, una spirale di abusi che ha infine calcificato l’accezione più negativa e largamente riconosciuta del termine. Per questo il presidente Hollande ne ha voluto firmare il certificato di morte durante una visita in Senegal nel 2012: basta con la Françafrique, da oggi «c’è la Francia, c’è l’Africa e c’è il partenariato tra Francia e Africa, con relazioni fondate su rispetto, chiarezza, solidarietà».

Franco Berardi Bifo e l'anima che si libera dal lavoro


di Teresa Numerico 
Non sono molti i rivoluzionari che continuano a esserlo per tutta la vita. Franco Berardi Bifo è uno di questi, e non si è mai fermato. Il suo libro The Soul at Work: From Alienation to Autonomy (Semiotext(e)/Foreign Agents) è appena uscito in Italia, L’anima al lavoro (DeriveApprodi, pp. 288, euro 16). Un libro della crisi, e sulla crisi, a cui aveva lavorato a ridosso del crollo finanziario del 2008. Nel volume si ricostruisce e si ripensa la visione del marxismo sul lavoro, chiave di volta per la costruzione della lotta di classe basata sulla coscienza dell’appartenenza identitaria degli operai al proletariato. Le lotte degli anni ’70 dell’operaismo italiano, che Bifo chiama composizionismo, per ridurre l’orario di lavoro e aumentare il salario erano rese possibili dalla condizione di alienazione del lavoratore in catena di montaggio che ripeteva movimenti del corpo, senza coinvolgere la mente.

La Germania si accorge che in Grecia l’austerity non paga

di Dimitri Deliolanes
Il vertice dell’eurogruppo sulla Grecia ha trovato un compromesso con Atene, peraltro più favorevole al debitore che non ai creditori. L’Fmi e i duri di Berlino (Schäuble in testa) esigevano l’imposizione di un pacchetto aggiuntivodi misure per 3,6 miliardi. Altrimenti, dicevano, la Grecia non avrebbe potuto mantenere un avanzo primario del 3,5% a partire dal 2018. Richiesta respinta. Anche se l’obiettivo di un avanzo simile appartiene al mondo delle favole (e delle allegre previsioni mai azzeccate del Fmi), Atene si è impegnata a sancire un meccanismo di tagli automatici in caso di sforamenti. Il debitore ha ottenuto un altro importante punto. Per la prima volta i creditori ammettono che la sostenibilità del debito greco (182% del pil a fine anno) è fortemente incerta. È l’inizio di una riflessione seria e, soprattutto, inedita: il precedente governo Samaras (destra-Pasok) era allineato sulle posizioni Schäuble (“taglio vietato da regole Eurozona”) e dava battaglia per far riconoscere la “sostenibilità del debito”.

Continuare a consumare suolo esattamente come si è sempre fatto

di Samuele Segoni
In Italia il consumo di suolo ha assunto un’entità a dir poco sconcertante: circa 7 metri quadrati ogni secondo di suolo vergine vengono asfaltati, cementificati, escavati o comunque compromessi. Nel suo ultimo rapporto, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) fotografa bene questa tendenza, sia a livello di quantità sia in termini di qualità: attualmente, il suolo che ci “mangiamo” è suolo agricolo (terreno perfettamente fertile sottratto alle coltivazioni per la costruzione di strade, parcheggi, infrastrutture, edifici) oppure è suolo esposto al rischio idrogeologico. Abbiamo costruito talmente tanto negli anni passati che sostanzialmente tutte le aree adatte le abbiamo già utilizzate. Adesso ci sono rimaste le aree più disgraziate, che erano state evitate perché esposte a rischi idrogeologici, oppure le aree più pregiate da un punto di vista agricolo.

I comunisti brasiliani lottano per la democrazia, per sconfiggere il golpe

di Luciana Santos
Il giorno 12 maggio del 2016 entra nella storia come palcoscenico di un avvenimento vergognoso e oltraggioso. La maggioranza del Senato Federale, strappando la Costituzione, ha approvato l’ammissibilità di un impeachment senza fondamento giuridico. In conseguenza di ciò, la presidente Dilma Rousseff, eletta con oltre 54,5 milioni di voti, sarà sospesa dalla carica e, senza avere commesso crimine alcuno, sarà giudicata dal Senato. Arbitrariamente, la presidente è strappata dal suo posto e con lei esce un progetto di paese, un ciclo di sviluppo che ha ridotto sostanzialmente le diseguaglianze sociali e regionali. Il vice presidente Michel Temer, che ha aderito alla cospirazione e ne è divenuto uno dei capi, entrerà nel Palazzo del Planalto (Palazzo dell’Altopiano, sede del governo ndt) dalla porta di servizio, con l’imposizione di una vera “elezione indiretta”. Usurperà la sedia presidenziale e capeggerà un governo illegittimo.

Il negazionismo tra mediaticità e populismo

di Claudio Vercelli
Il disegno di legge che dà corpo e sostanza al reato di negazionismo è passato al Senato della Repubblica, dopo un tortuoso iter, non privo di colpi e contraccolpi, tra dilazioni, mediazioni, negoziazioni, concessioni e chiusure di vario genere. Peraltro, le perplessità di merito espresse da alcuni parlamentari, appartenenti anche a schieramenti diversi, sono state risolte con un dispositivo linguistico, incorporato dentro il testo della futura legge, che potrebbe prestarsi ad un conflitto di interpretazioni (e quindi di sentenze) nel momento in cui i magistrati verranno chiamati ad esprimersi nei singoli casi che saranno presentati in giudizio. Avremo modo di tornare, in futuro, nel merito del rischio di incongruità che alcuni giuristi, parlamentari e studiosi vanno rilevando. Lo si farà a legge definitivamente licenziata e approvata, testo alla mano.

Studenti contro le prove Invalsi: “Siamo persone, non numeri”

di Roberto Ciccarelli
Uno studente su quattro ha boicottato i test Invalsi somministrati ieri nelle scuole superiori. Uno sciopero generale dei docenti e del personale Ata indetto dai sindacati Cobas, Unicobas e Gilda contro la legge 107 (la cosiddetta “Buona Scuola”) ha supportato la mobilitazione delle organizzazioni studentesche in tutto il paese. Per gli organizzatori ai cortei in 50 città hanno partecipato migliaia di lavoratori in tutte le scuole. Partecipata anche la mobilitazione al ministero dell’Istruzione in viale Trastevere a Roma. Per i sindacati lo sciopero di ieri è un’altra tappa della campagna per l’abrogazione della riforma della scuola. Sabato 14 e domenica 15, in coincidenza con la mobilitazione italiana a sostegno del movimento “Nuit Debout” contro il Jobs Act approvato dal governo socialista in Francia, ci sarà una due giorni di raccolta firme straordinaria con mille banchetti in tutto il paese.

Jobs act macht frei: si deve andare oltre menzogne già sentite

di Claudio Cossu
Su “Il Piccolo” (di Trieste) del 5 maggio 2016, in un intervento firmato “www.lavoce.info”, l’autore termina con delle considerazioni traboccanti di ottimismo, o diciamo, meglio, “non peggiorative” sullo stato attuale del “mercato del lavoro” (terminologia non certo felice, come già è stato rilevato), sintetizzando, alla fine, che la situazione del lavoro – nel nostro Paese -, sia pure presentando ancora dati preoccupanti e gravemente negativi, (aumento dei disoccupati da 1,6 a 3,2 milioni dall’anno 2007 al 2014, salvo una pausa tra il 2010 e il 2011). Ma in fondo, peraltro, a partire dal 2015 avrebbe “preso corpo un qualche segnale percettibile di riduzione” (della disoccupazione, ndr). Tutto sommato, pertanto, alla fine, la situazione del mondo del lavoro “di sicuro non si sta aggravando”, ma “si ravvisano, anzi, segnali di miglioramento e ci si augura che le cure prodigate (dalla politica dell’attuale governo, ndr) continuino a spingere al miglioramento un paziente il cui quadro clinico è per diversi aspetti compromesso da vizi antichi”.

Loi Travail: bocciata la sfiducia, la protesta non si ferma

di Anna Maria Merlo 
Tensione e confusione, su uno sfondo di grande tristezza, in piazza e all’Assemblea, nella giornata del suicidio della sinistra, dopo che il governo ha accesso la scintilla che ha infiammato ancora di più una situazione già incandescente da più di due mesi sulla Loi Travail, con il ricorso all’articolo 49.3, cioè senza discussione né voto, per far passare la riforma del lavoro. La legge è adottata in prima lettura all’Assemblea, la “censura” presentata dalla destra e votata anche dal Front de Gauche non è passata. In piazza, tensioni e anche delle violenze, in particolare a Parigi, Nantes, Rennes, Le Havre, Tolosa, ma con una partecipazione generale in calo. A Parigi, c’erano tra le 12mila (polizia) e le 50mila (Cgt) persone, con momenti di grande tensione, vicino agli Invalides, tra giovani casseurs con il volto coperto e gli occhiali da piscina, per difendersi dai lacrimogeni, e il servizio d’ordine della Cgt, con qualche ferito tra i sindacalisti.

Il suolo diventa «consumabile»

di Antonio Sciotto
L’obiettivo della legge è nobile: azzerare il consumo di suolo – in pratica la cementificazione a danno dei terreni verdi e agricoli – entro il 2050, in applicazione di una direttiva Ue. Ma diversi emendamenti della maggioranza hanno allargato le maglie, rimettendo in campo – secondo gli ambientalisti e i Cinquestelle – il pericolo di nuove edificazioni dannose per l’ambiente e il paesaggio. Il ddl del governo è passato alla Camera, e ora proseguirà il suo iter al Senato. Secondo il governo e il Pd, le nuove norme permetteranno di «tutelare la nostra agricoltura, conservando il paesaggio e stimolando l’edilizia di riuso e la rigenerazione urbana con il recupero di aree già occupate e strutture già esistenti» (il ministro Maurizio Martina), ma i pentastellati per protesta hanno alzato cartelli «Basta bugie» e annunciano battaglia.

Esodo

di Guido Caldiron
«Abbiamo passato vent’anni a fantasticare di come sarebbe stato il terzo millennio: le invenzioni, i robot, le malattie sconfitte, Marte colonizzato come se fosse un’isoletta esotica, la democrazia planetaria, la fine della Storia, l’arte come una sorta di infatuazione infantile, come quando i ragazzi fanno progetti per il tempo in cui saranno grandi. Ed eccolo, invece, il terzo millennio, è arrivato come forse mai nessun secolo arrivò così pieno di avvenire». E il suo nome è quello della Grande Migrazione che «forse cambierà il mondo, ma quando ce ne accorgeremo sarà già in noi. Sarà già in noi il popolo nuovo». Domenico Quirico non è soltanto uno dei più noti e stimati reporter italiani, un profondo conoscitore della realtà africana come di quella del Medio Oriente, un raffinato indagatore dell’animo umano che da tempo ha oltrepassato il confine, talvolta sempre più sottile, che separa il giornalismo dalla narrativa.

E se la destra tedesca volesse uscire dall’euro?

di Riccardo Achilli
Ci sarebbe da fare una riflessione sulla radicalizzazione della posizione tedesca sulla destrutturazione dell’euro (vedi proposta-Schaeuble/Weidmann sul tetto alla detenzione di titoli pubblici delle banche, che condurrebbe i Paesi indebitati euromediterranei ad un default immediato, o l’irrazionale e pazzesca chiusura persino ad una cosa necessaria tecnicamente, come la ristrutturazione del debito greco, ma anche la posizione di Angela Merkel, a quanto pare favorevole al muro del Brennero, che ovviamente, frenando i movimenti del fattore lavoro, ha effetti negativi anche sulla tenuta dell’area valutaria comune; mentre la proposta olandese di sostituire il target del disavanzo strutturale con quello della spesa pubblica rischia di aggravare il rigore e le spinte di distruzione del sistema pubblico, al contempo evitando di affrontare la proposta italiana di ricalcolo dell’output gap, parametro legato al calcolo del disavanzo strutturale.

Referendum, solo il banchetto di governo splende, oscurato il No

di Domenico Cirillo
«Se perdo il referendum costituzionale di ottobre mi dimetto un minuto dopo». Ma anche: «Non ho personalizzato io lo scontro, io chiedo di votare sul merito». Tornato in televisione, dalla quale mancava da domenica scorsa – allora era Che tempo che fa, e il doppio ruolo di presidente del Consiglio e segretario del Pd favorisce la sovraesposizione anche durante la par condicio pre elettorale – Matteo Renzi trova nello studio di Porta a Porta l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli. Che aveva molto criticato sia il governo che la riforma costituzionale, prima di essere sostituito alla guida del primo giornale italiano. «Lei ha personalizzato il referendum costituzionale, dice apres moi le diluge», attacca de Bortoli. «Apres moi le diluge non è una mia espressione», riesce a rispondere Renzi. Che poi spiega. «Figuriamoci, lei mi ha dato del caudillo, se adesso mi dà dell’imperatore francese è tanta roba».

Stato di golpe

di Geraldina Colotti 
In Brasile, Dilma ha perso di nuovo. Il Senato ha approvato l’impeachment per 55 voti contro 22. Una tendenza apparsa subito evidente dagli interventi degli 81 senatori, chiamati ad esprimere con maggioranza semplice (la metà più uno) il loro parere. Difficile che andasse diversamente, dato il profilo, il colore politico e gli interessi che rappresenta gran parte dei senatori. Benché la popolazione brasiliana sia composta al 54% da neri e al 51% da donne, 64 degli 81 senatori sono bianchi, solo 6 sono neri e vi sono 11 donne, una delle quali afrodiscendente. Parlamentari i cui partiti rappresentano soprattutto gli interessi dell’agrobusiness, di grandi multinazionali come Monsanto e Sygenta, le speculazioni di corporazioni finanziarie come Goldman Sachs, il profitto delle industrie delle armi o della sicurezza privata, gli affari delle potenti chiese pentecostali….

Finanza: per gli investitori la trasparenza resta un miraggio

Il Presidente Consob, Vegas, nell’ incontro annuale con gli operatori sul bilancio di attività 2015 dell’authority che dovrebbe vigilare sulla tutela dei risparmi si è superato affermando tutto ed il contrario di tutto. Il punto più caldo dell’audizione non poteva che riguardare le quattro banche poste in risoluzione e i conseguenti risparmi bruciati per azionisti ed obbligazionisti. Ha convintamente affermato che i prospetti dei bond subordinati emessi dalle 4 banche salvate lo scorso novembre davano massima evidenza a tutti fattori di rischio di quei prodotti. Il meccanismo non avrebbe funzionato (secondo quanto chiarito dalla stessa Consob nel Comunicato Stampa del 10 maggio scorso) perché le informazioni contenute nei prospetti potrebbero non essere state correttamente trasferite dalle banche alla clientela. Non a caso l’Authority avrebbe avviato accertamenti sulla condotta degli intermediari.

Consumo di suolo: una legge così non serve

di Luca Martinelli
Abbiamo in Italia una legge contro il consumo di suolo fertile: il testo è stato approvato ieri alla Camera, e adesso dovrà passare per l'aula del Senato. Così com'è, però, questo provvedimento non serve: l'elemento che manifesta più di ogni altro l'orizzonte limitato della proposta è la data entro la quale è previsto l'azzeramento del consumo di suolo, ovvero il 2050. Se guardiamo a che cosa è accaduto in Italia tra il 1989 e il 2014, e consideriamo il trend costante che vede il consumo di 7 metri quadrati al secondo, possiamo immaginare che tra 35 anni buona parte delle aree costiere e di pianura saranno sature. 
I dati sono quelli dell'ISPRA, che opera per conto del ministero dell'Ambiente: in 25 anni sono stati "occupati" 5.700 chilometri quadrati di suolo, con un aumento dell'1,9% del "consumo" totale (dal 5,1% al 7%). 

Il Vangelo secondo Matteo e la garanzia secondo Grillo

di Giulio Cavalli
role sono importanti, diceva Nanni Moretti, e gli slogan sono le tangenziali delle parole buttate lì con la leggerezza di chi sa che funzionano e che nessuno si prenderà la briga di smontarle. Così mentre la Chiesa viene rimandata a cuccia da una (bella) frase di Matteo Renzi tutt’intorno viene facile giovanardare come un Adinolfi qualsiasi: se c’è un buon motivo per essere felici della fresca (mezza) legge sulle unioni civili è la sconnessa reazione dei pretini, l’abbattimento degli jihadisti episcopali e le mendaci contrizioni dei puttanieri censori delle famiglie degli altri. Perché, diciamocelo, il rumore della tradizione che scricchiola nel sarcofago a forma di fede è in queste ore uno strisciare di unghie. E allora ben venga un rinculo di laicità, benché sotto forma di slogan, e lo dico io che con Renzi e renzini non sono mai stato troppo tenero. Con un solo piccolo però: spergiurare sulla Costituzione, quello sì, sarebbe un peccato mortale. Politicamente, s’intende.

Frank Zappa: l'estetica di un musicista "absolutely free"

di Stefano Marino
Frank Zappa, com’è noto, è stato senz’altro uno dei protagonisti del Novecento musicale e, soprattutto, una delle figure meno inquadrabili, più difficilmente classificabili nel panorama contemporaneo. Nel caso di Zappa, infatti, pressoché tutte le griglie concettuali e gli schemi categoriali con i quali siamo soliti comprendere – o, quanto meno, tentare di comprendere – i fenomeni artistici della nostra epoca vengono irrimediabilmente a perdere il loro senso e la loro funzione. Tali schemi e griglie finiscono semplicemente ma fatalmente per saltare per aria, per così dire, a contatto con forme e materiali musicali così “esplosivi” e, soprattutto, “non incasellabili”, come quelli prodotti da Zappa in quantità debordante, a dir poco incontenibile, in poco più di un venticinquennio di attività ufficiale – dall’esordio fulminante con Freak Out! del 1966 all’ultimo disco da lui realizzato ancora in vita, The Yellow Shark del 1993.

L’Europa ha bisogno di un piano B

di Miguel Urban
I miti sono serviti storicamente per spiegare concetti complessi o per costruire realtà edulcorate. L’Unione europea è piena di miti dalla sua fondazione. Uno ci dice che sessanta anni fa l’Europa aveva un piano: unirsi per non ripetere gli errori del passato: esclusione, xenofobia, guerra. A questo piano si aggiunsero gradualmente nuovi stati membri (sei, nove, dodici, quindici, e così via, fino ai ventotto attuali), così come nuove competenze; vennero aperte le frontiere interne per beni, servizi, persone e capitali. Tutto il progetto fu costruito su solidi principi di democrazia, solidarietà e difesa dei diritti umani da parte dei cosiddetti “padri fondatori” (perché di “madri fondatori” non ce n’era una, come se il progetto europeo fosse nato da una costola).

Sotto il velo dell’universalismo. Intervista a Karim Miské

Intervista a Karim Miské di Guido Caldiron
Si è autodefinito come «il granello di sabbia nell’ingranaggio dell’identità», vale a dire sempre fuori posto, sempre estraneo all’immagine di sé che gli altri vorrebbero imporgli. Nato ad Abidjan da padre mauritano, diplomatico e musulmano, e da madre francese, professoressa e femminista, cresciuto da un nonno bianco e cristiano che non gli perdonerà mai di «avere una faccia da arabo», in poco più di cinquant’anni di vita Karim Miské ha attraversato molti mondi. Alcuni reali, oltre alla sua Parigi dove vive non lontano da Belleville, la Mauritania che ha visitato da adolescente scoprendo che la famiglia paterna discendeva da una stirpe di schiavisti e l’Albania di Enver Hoxha, di cui la madre comunista ortodossa era una ammiratrice. Altri simbolici, come la letteratura che considera come la sua «vera unica patria». O le opere di George Orwell, Jean-Paul Sartre e Hannah Arendt che lo hanno aiutato a smontare di volta in volta i «miti» che gli si voleva inculcare.

La nakba. Dalla catastrofe, al ritorno

di Omar Suboh
La nakba, la catastrofe per il popolo palestinese, è l’espressione canonica utilizzata, stando alle parole di David Ben Gurion, per indicare «il trasferimento forzato» dei civili palestinesi dalle proprie case e dai propri villaggi per far posto alla nascita dello stato di Israele, il 14 maggio del 1948. Ovvero, l’espulsione sistematica e l’uccisione pianificata della popolazione autoctona della Palestina storica. La sua pulizia etnica. In quella data centinaia di migliaia di palestinesi furono costretti ad abbandonare la propria terra per sfuggire all’avanzata dell’esercito sionista e dei suoi gruppi paramilitari. Ben 750.000 furono da lì a poco considerati come apolidi, finendo per ammassarsi nei campi profughi sparsi per l’intera Palestina e nei paesi vicini, tra cui il Libano.

Abusati e schiavizzati: la vita dei bambini siriani in Turchia


di Chiara Cruciati
Dodici ore al giorno, 6 giorni su 7, 160 dollari di paga al mese con un corollario di abusi da parte dei proprietari delle fabbriche di cuoio. È la Turchia “paese sicuro” agli occhi di migliaia di bambini, rifugiati siriani. Le storie raccolte negli ultimi mesi disegnano un quadro di sfruttamento peggiore di quello subito dagli adulti. Se per sopravvivere fuori dai campi profughi gli uomini accettano lavori sottopagati e le donne siedono agli angoli delle strade a chiedere elemosina ai passanti, quello dei bambini è un dramma ancora più terribile. La metà dei 2,8 milioni di profughi siriani in Turchia, secondo l’Unicef, sono minorenni. Di questi oltre l’80% non va più a scuola. Moltissimi finiscono dentro fabbriche di scarpe, borse, vestiti.

Sempre meno indipendente. Il cinema italiano alla prova della Riforma Franceschini

di Chiara Zanini
L’azione di riforma del Ministero fa discutere soprattutto i lavoratori dell’arte, che la scorsa settimana hanno organizzato due giornate di denuncia: una riuscita manifestazione e un convegno intitolato non a caso La storia dell’arte e la riforma Franceschini: ragioni di un conflitto. Secondo gli organizzatori, anche Franceschini è colpito dall’“annuncite” di Renzi e non ha ancora garantito il cambiamento promesso rispetto ai suoi predecessori. Come abbiamo già visto anche nelle associazioni di cinema l’impressione comune è che il precariato non sparirà certo con le imminenti disposizioni. Da aprile, il Disegno di legge su cinema e audiovisivi collegato alla manovra di bilancio è al vaglio dei deputati con sei direttrici: un nuovo Fondo, il ruolo di tv e internet, i crediti d’imposta e i contributi (selettivi non oltre il 15%, e automatici), le sale, il riordino normativo, il Codice dello spettacolo (per lo spettacolo dal vivo).

Il Campidoglio alla guerra contro poveri e senza casa

di Roberto Ciccarelli 
Alla fine lo hanno usato il camion-idrante in piazza Giulio Cesare al Campidoglio contro i movimenti per la casa. Quello che non è accaduto il 15 aprile scorso, in un’analoga manifestazione in cui i movimenti hanno incontrato i commissari romani, è accaduto ieri nell’apparente normalità di uno stato di emergenza che ha inglobato la democrazia.  Gli attivisti si erano dati appuntamento sotto la statua del Marco Aurelio, in quella che dovrebbe essere considerata l’agorà della Capitale, il luogo dove i cittadini si riuniscono e chiedono di incontrare e negoziare con chi guida la città. Sotto il colonnato erano stati appesi striscioni che recitavano: “Prima i poveri: casa, reddito, dignità”; “sTRONChiamo gli sgomberi, no all’articolo 5”, il provvedimento del “piano casa Lupi” che taglia le utenze e nega la residenza agli occupanti e ai loro bambini.

Dal Paraguay al Venezuela, la strategia del golpe blando

di Geraldina Colotti 
Golpe blando o golpe istituzionale. Di solito è preparato da una «guerra» di debole intensità, una «guerra» non convenzionale, giocata con armi mediatiche e giudiziarie atte a preparare il terreno per la deposizione dei presidenti non graditi a Washington: solitamente nel silenzio-assenso degli organismi internazionali. Una pratica assai frequentata a partire da inizio secolo in America latina, quando il vento del «socialismo del XXImo secolo» ha cominciato a spirare nel continente, portando al governo Hugo Chavez in Venezuela, e gli altri componenti dell’Alba (l’Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America, ideata da Cuba e Venezuela, a cui hanno aderito Bolivia, Ecuador, Nicaragua…), ma anche i presidenti progressisti dei grandi paesi, come i Kirchner in Argentina o Lula da Silva e poi Dilma Rousseff in Brasile.

La pagliuzza e la trave su nomine e teatri

di Gianfranco Capitta
Curiosamente, ma non tanto, i politici si infiammano (o solo temporaneamente si distraggono) a parlare di teatro o di organizzazione della cultura, solo se l’argomento serve ad alimentare o strumentalizzare qualcosa ai fini della loro politica. Ora è il caso di Parma, e del suo bellissimo e importante Teatro Regio, per la cui direzione amministrativa e artistica il cda ha scelto due persone fuori della lista di coloro che avevano risposto al fatidico «bando». Per questo sono indagati il sindaco 5 Stelle Federico Pizzarotti e l’assessora alla cultura Laura Ferraris, assieme agli altri tre membri dell’organismo di governo del teatro. Non è un fatto nuovo, è già accaduto in maniera analoga per altre amministrazioni, per altro governate dal Pd, e con responsabilità specifiche ben più eclatanti.

Sinistra italiana: to be or not to be

di Americo Roma
Essere le strade delle nostre città, essere i vicoli, i parchi abbandonati alla noncuranza. Essere le fabbriche chiuse e le file lunghe alle mense per i poveri. Essere le serrande dei negozi chiusi, coi cartelli vendesi. Essere lontani 5000 chilometri da casa davanti ad un muro o al filo spinato, senza opportunità o facce amiche, e senza sapere cosa fare o dove andare. Essere a casa, magari con una laurea in tasca, ad inviare 5000 curricula a cui nessuno risponderà. Essere l’ultimo di una fila infinita che non va avanti, essere le periferie disgregate delle nostre città. Essere un appartamento in cui vivono in 10 senza riscaldamento e scarico del bagno. Essere il carcerato che dorme in una stanza di 20 metri quadri con altri 8 come lui. Essere il ragazzino che si fa il carcere per una canna. Essere il ragazzino che s’ammazza, perché per la società è un diverso e non ha diritto a vivere ed essere felice quanto gli altri.

Francia, un colpo di stato impone la Legge del padrone

di Giampaolo Martinotti
In assoluta continuità con la logica dello stato di emergenza il governo del premier socialista Manuel Valls ha deciso di far passare la loi El Khomri, la terribile riforma del diritto del lavoro in senso neoliberista, utilizzando la forza. Appellandosi all’articolo 49.3 della Costituzione francese, lo stesso che nel 2006 François Hollande aveva definito “un diniego di democrazia”, l’esecutivo ha di fatto optato per un colpo di stato degno della peggior creditocrazia, mettendo così in luce tutta la sua fragilità e il suo disgusto per la democrazia. Nel frattempo, prima e durante la bagarre all’Assemblée nationale, il Senato prolungava l’état d’urgence fino a luglio, lasciando campo libero alla più brutale repressione poliziesca.

L’orgia dei bari contro le unioni di fatto

di Anna Lombroso 
A scorrere i titoli dei giornali, si potrebbe trarre l’impressione che il governo e la sua maggioranza abbiano rotto un patto secolare con religione di Stato, tradizione e senso comune, per imboccare la via licenziosa dell’irregolarità, dell’anti convenzionalità più dissipata, della trasgressione più depravata e, come se non bastasse, onerosa per le casse del bilancio previdenziale. Colgo fior da fiore. Il Messaggero: Effetti pesanti per i conti, la reversibilità andrà a tutti i conviventi. Il Corriere:Una sconfitta della democrazia, così si svaluta la famiglia. Il Giornale: Il pasticcio di Renzi, così le nozze gay ci portano alla bigamia. La Repubblica: L’ira dei cattolici, ora referendum e voteremo no sulle riforme. Il Tempo: Happy Gays. Le unioni civili sono legge ma il paese è spaccato.

La resistenza degli zadisti

di Marino Ficco
Se la ZAD fosse esistita al tempo dei romani, il celebre incipit di Asterix e Obelix calzerebbe a pennello: “L’impero ha conquistato tutta la Gallia. Tutta? No! Un piccolo villaggio dell’Armorica resiste ancora strenuamente”. Ma siamo in Francia, a maggio 2016. A un certo punto Irène ha detto basta, ha abbandonato la Svizzera, ha attraversato la Francia da est a ovest e si è fermata nella ZAD, a una ventina di chilometri a nord di Nantes. Che cos’è la ZAD? “È la Zona da Difendere dalla realizzazione di un aeroporto inutile e costoso nel bel mezzo della campagna, tra boschi e fattorie” ci risponde Pierre, che ha studiato scienze politiche e poi è venuto a vivere qui. “È un posto di non diritto dove alcuni hippy occupano illegalmente centinaia di ettari impendendo la costruzione di un nuovo aeroporto che porterebbe lavoro ai nostri figli” dice un pensionato a un bar di Vigneux-de-Bretagne, a pochi chilometri dalla ZAD.

Per una politica di inclusione

di Eduardo Sorvillo
Negli ultimi anni, l’Italia è stata meta di migrazione, dai Paesi terzi, non soltanto economica. Da noi giungono migranti che sfuggono anche a conflitti, persecuzioni o al rischio per la sicurezza personale. Com’è facile intuire, questa è una migrazione diversa da quella tradizionale, che ne ha mutato la fisionomia, che esprime bisogni eterogenei, tendenti a sommarsi. All’interno del fenomeno sono presenti categorie ‒ si pensi ai minori stranieri non accompagnati o alle donne vittime di tratta ‒ che esprimono livelli di vulnerabilità e complessità tali da richiedere competenze specifiche, approcci integrati. Lo Stato, le sue articolazioni territoriali e il terzo settore cercano, faticosamente, di rispondere ai bisogni, ma spesso la risposta si rivela inefficace.

Un rapporto di giuristi documenta il massacro di curdi a Cizre

Questo studio è stato redatto come un report per presentare una prospettiva aggiornata e generale per il pubblico sulle violazioni dei diritti umani che si sono verificati a Cizre, Turchia, dal 14 dicembre 2015. In questo rapporto preliminare, abbiamo incluso solo alcuni gruppi (donne, bambini) e i riferimenti a un numero limitato di casi che esemplificano la natura e la specificità degli incidenti.
Successivamente al 2 marzo 2016, quando fu permesso di entrare a Cizre, gli avvocati dell’Associazione avvocati libertari (ÖHD), l’Associazione degli avvocati della Mesopotamia (MHD), Asrın Law Firm (AHB) e la Foundation for society and legal studies (TOHAV) hanno raggiunto Cizre per documentare le violazioni dei diritti umani di documento.

Chi risarcisce i danni della violenza di genere?

di Marta Capesciotti
Molto spesso nel dibattito politico si sente chiedere di più all'Europa. L’Europa ci lascia soli nell’affrontare le emergenze (basti pensare alle questioni relative all’immigrazione e al controllo delle frontiere), l’Europa deve finanziare maggiormente gli stati membri, l’Europa ci chiede di fare delle riforme (basti pensare al “fiscal compact” e alle revisioni costituzionali in materia di pareggio di bilancio), l’Europa deve garantire crescita e sviluppo. Accade però anche che l’Europa chieda agli stati membri di fare riforme e passi avanti nella tutela dei diritti delle persone che sul territorio vivono e viaggiano. E succede anche che, in casi del genere, gli stati membri abbandonino immediatamente la suddetta retorica sull’importanza di una grande Europa di cui tutti dobbiamo sentirci partecipi, per arroccarsi su posizioni di difesa delle proprie prerogative statali.

Messina, come si affossa una giunta

di Tonino Perna
Messina è la tredicesima città italiana per abitanti, la terza città metropolitana della Sicilia, una città con una grande storia alle spalle che sta morendo a fuoco lento per via del Presidente del Collegio dei Revisori Conti, dottore Dario Zaccone, che da cinque mesi blocca la giunta Accorinti, impedendogli di approvare il bilancio previsionale 2015. Per capire come stanno le cose dobbiamo fare un passo indietro.
Renato Accorinti è stato eletto sindaco della città di Messina nel giugno del 2013 dopo uno spareggio con Felice Calabrò, esponente del Pd sostenuto dall’ex onorevole Francantonio Genovese. Al primo turno Accorinti, uno dei leader del movimento No Ponte e del movimento non violento italiano, aveva ottenuto il 23 per cento dei voti scavalcando il rappresentante di Forza Italia, l’on Garofalo, ma la sua lista «Cambiamo Messina dal basso» aveva ottenuto solo il 9% e quattro consiglieri.

Tè e petrolio?

di Emanuele Giordana 
Il baracchino lungo la strada apre alle sei del mattino. La gente passa per le frittelle e un tè nero o col latte. Ma è una piccola delusione il primo sorso del prodotto che, con la bellezza della sue coste, ha reso nota la Lacrima dell’Oceano indiano. Il tè che si beve a Sri Lanka è solo una cattiva imitazione di quello che, con un ampio gesto del braccio, viene miscelato al latte da una tazza all’altra nei cay shop indiani da Peshawar a Calcutta. È scadente persino a Kandy, la capitale del tè, una cittadina di 100mila abitanti arrampicata su colline di un verde intenso e affacciata su un lago. Ci si arriva in treno o con qualche autobus mal in arnese dove la costante di ogni fermata è la tazza di oro nero.