In termini di patrimonio, nel 2009 Banca Etica era in posizione 414 tra le banche italiane. Cinque anni dopo, nel 2014, aveva “scalato” oltre 200 posizioni per arrivare alla 213. Guardando al risultato di gestione si passa dalla posizione 487 alla 136; 351 posizioni in più nella classifica delle banche italiane in soli 5 anni. Risultati simili per tutti gli indicatori: dai mezzi amministrati alla raccolta diretta, al totale dell’attivo ad altri ancora. Alcuni sono particolarmente rivelatori: in termini di impieghi, ovvero di quanto presta, in 5 anni Banca Etica è passata dalla posizione 308 alla 173. Merito suo o demerito delle altre banche? Verrebbe da dire entrambi. Risultati ottimi della gestione degli ultimi anni in Banca Etica, a cui fa da contraltare il disastro di una parte rilevante del nostro sistema bancario.
La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci
venerdì 20 maggio 2016
giovedì 19 maggio 2016
Tutti i no a una bruttissima riforma
di Alessandro Pace
La riforma costituzionale Boschi non merita di essere confermata dal voto popolare. Non lo merita perché risente del vizio di origine, di essere stata il frutto di un’iniziativa governativa, e non parlamentare, come sarebbe stato corretto; di essere stata oggetto di un dibattito parlamentare fortemente condizionato dal governo come se si fosse trattato di una legge d’indirizzo politico di maggioranza; di essere stata approvata da un Parlamento delegittimato dalla Corte costituzionale a seguito della dichiarazione d’incostituzionalità del Porcellum, in base al quale era stato eletto. Il risultato della seconda deliberazione della Camera, indecoroso per una legge di revisione costituzionale, è stato il seguente: 361 voti favorevoli alla maggioranza, 7 contrari e 2 astenuti (su 630 deputati).
La primavera del lavoro non si vede
di Marta Fana
A marzo, l’Osservatorio sul precariato dell’Inps registra il terzo calo consecutivo per i contratti a tempo indeterminato. Dopo la corsa agli incentivi, le imprese sembrano non trovare nessuna ragione valida per continuare ad assumere con il nuovo contratto a tempo indeterminato, quello a «tutele crescenti». A marzo i dati dell’Istituto di Previdenza indicano una riduzione dei contratti indeterminati di -15.533 unità. Nel complesso il primo trimestre di quest’anno rimane indietro non soltanto rispetto al 2015, quando iniziavano gli sgravi totali sul costo del lavoro e poi a marzo il Jobs Act, ma anche rispetto al 2014, quando le riforme del mercato del lavoro e gli sgravi erano solo una promessa, tristemente realizzata nei mesi successivi. Una dinamica simile caratterizza anche l’andamento delle trasformazioni dei contratti a termine in tutele crescenti, che sebbene positive, rimangono inferiori rispetto ai livelli dei due anni precedenti (circa 30.000 in meno rispetto ai primi tre mesi del 2014).
Disuguaglianze: perché e come combatterle
“Disuguaglianze” è l'ultimo libro di Maurizio Franzini e Mario Pianta, edito da Laterza e appena arrivato nelle librerie. Il titolo già dice molto sulla chiave di lettura proposta dai due autori (docenti universitari di economia, il primo direttore del centro di ricerca Enzo Tarantelli, il secondo tra i promotori di Sbilanciamoci), che partendo dalle grandi trasformazioni economiche, politiche e sociali dell’Italia dell’ultimo decennio, affrontano la grande crisi iniziata nel 2008 per sottolineare la decrescita (per nulla felice) del sistema economico e sociale italiano, sottolineandone tutte le fragilità. Le conclusioni sono una ricetta rigenerativa fondata sull'equità, che affonda le sue radici nella tradizione keynesiana – aggiornata con le categorie della sostenibilità sociale e ambientale – di cui ci sembra utile anticipare qui alcuni passaggi.
Mason, il Postcapitalismo e la revisione del marxismo
di Damiano Mazzotti
Paul Mason è l’autore di un ottimo libro di storia dell’economia che non trascura nulla e che offre molte possibilità di benessere per l’umanità (“Postcapitalismo”, il Saggiatore, 2016, 338 pagine reali, euro 22). Mason ha rispolverato e reinterpretato la teoria dei cicli lunghi dell’economista Kondrat’ev, giustiziato da Stalin poiché aveva scoperto il misterioso potere del sistema capitalistico di uscire dalle crisi, trasformandosi ogni volta da bruco in farfalla (con onde che variano dai 50 ai 70 anni). Joseph Schumpeter venne ispirato dall’economista russo e sottolineò l’importanza della distruzione creativa della tecnologia, che oggi ci ha dato prodotti e servizi con costi bassissimi. Peter Drucker, suo allievo, ha sottolineato l’importanza dell’innovazione culturale e manageriale e cioè della capacità di applicare la conoscenza e di padroneggiare i concetti a livello operativo.
Il governo interviene nella campagna: prepotente e impaurito
di Domenico Gallo e Alfiero Grandi
Il governo insiste a esercitare un ruolo preponderante nella campagna elettorale referendaria. Non a caso ha fortemente voluto queste modifiche della Costituzione e la nuova legge elettorale (Italicum) che sono due aspetti tra loro inscindibili. E non a caso l’approvazione in Parlamento di questi provvedimenti è stata ottenuta ricorrendo a vistose forzature regolamentari, voti di fiducia, ecc. È la prima volta che il governo entra nelle modifiche costituzionali con tanta arroganza, iniziando di fatto a capovolgere quanto prevede la Costituzione che definisce con chiarezza l’Italia una repubblica parlamentare, quindi fondata sulla sovranità popolare e sul Parlamento che la rappresenta. Con questa pesante intromissione nelle modifiche della Costituzione inizia fin da ora ad essere il governo il vero asse portante dell’assetto istituzionale e in particolare lo è il capo del governo, in pratica un uomo solo al comando.
Jobs Act. La legge e l'inganno
di Umberto Romagnoli
Quella del Jobs Act è una storia d’inganni, furbizia malandrina e apparenze falsificanti. Ce n’è per tutti i gusti. Si va dall’uso (senza precedenti) di anglicismi con un forte impatto mediatico, ma d’incerto significato nella stessa lingua-madre, all’uso spericolato di parole che reclamizzano la figura di un contratto di lavoro spacciato per innovativo mentre alle spalle ha un’esperienza secolare. Si va dal rispetto soltanto formale delle procedure parlamentari – perché la legge-delega non contiene né i principi né i criteri direttivi che la Costituzione esige allo scopo di limitare la discrezionalità della decretazione delegata, ne lascia intenzionalmente nel vago l’oggetto che la Costituzione vuole predefinito ed è stata approvata ricorrendo al voto di fiducia per impedire l’esame di emendamenti e imbavagliare le dissidenze interne alla stessa maggioranza governativa – alla rottura della consolidata regola non scritta che fa precedere l’intervento legislativo da confronti nel merito coi sindacati.
Riflessioni terra terra su onesti e disonesti
di Giorgio Cremaschi
I veri disonesti – cioè coloro che mettono il proprio interesse personale davanti a tutto – non possono comprendere i veri onesti, cioè coloro che sono disposti a sacrificare quell’interesse di fronte a principi e valori. Per i disonesti gli onesti devono avere per forza un secondo fine, inconfessabile e nascosto dal rigore dei comportamenti. Per i disonesti è impossibile che questo secondo fine non ci sia, perché essi misurano gli altri secondo sé stessi. Ma anche gli onesti non riescono a capire i loro opposti. Perché essi non riescono a credere che si possa agire per puro interesse personale, hanno in mente sé stessi e perciò attribuiscono ai disonesti fini buoni reconditi, che magari si lamentano di non riuscire a capire.
Le linee di frattura dell’Europa che non c’è
di Aldo Carra
Non dovrebbero esserci più dubbi sul fatto che l’Europa che abbiamo conosciuto e sognato non c’è più. Confini, filo spinato, respingimenti stanno dando l’impressione che la causa della crisi sia la recente esplosione dell’immigrazione. Ma non è così. Il principale fattore di crisi è precedente e riguarda l’evoluzione e la gestione dell’unificazione europea. Il processo è stato sviluppato come un crescendo rossiniano. Si è partiti da un nucleo originario di pochissimi paesi con livelli di vita abbastanza simili, ci si è progressivamente allargati ad un’area crescente di paesi con livelli di vita sempre più differenziati. Se nell’Europa a sei il rapporto tra Pil per abitante del paese più povero (Italia) e Pil del paese più ricco era di 1 a 2,7, esso è diventato di 1 a 5 con l’ingresso di Spagna e Portogallo, poi di 1 a 12 nel 1995 (paese più povero la Lettonia) fino ad arrivare ad 1 a 20 nel 2007 (paese più povero la Bulgaria).
Cosa diceva davvero Berlinguer sulla Questione morale
di Pierpaolo Farina
"La Questione Morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche." Così Enrico Berlinguer nella nota intervista rilasciata a Eugenio Scalfari il 28 luglio 1981.
Nuit Debout: costruendo un movimento aperto nelle piazze Francesi
Intervista a Baki Yossoufou di Paolo Gerbaudo
Qual’e’ la forza trainante davanti al questo movimento? E’ la Loi Travail or qualcos’altro piu’ grande di questa?
"Io credo che la Loi Travail sia la causa che ha fatto associare la gente in questo movimento.Ma, in un certo senso e’ stata solo il pretesto iniziale perche’ la mobilitazione si mettesse in moto. Molta gente si associa perche’ pensa che in Francia ci sia un problema di democrazia. Ci sono due ragioni per questa sensazione. Primo, la proposta di legge di el-Khormi mostra che non esiste nessuna differenza tra i partiti di destra e quelli di sinistra. La legge e’ stata fatta dal Partito Socialista ma e’ essenzialmente una legge di destra. Secondo, la gente ha capito che le leggi sulla sicurezza , che sono state introdotte immediatamente dopo l’attacco terrorista del 13 Novembre, stanno mettendo in pericolo le liberta’ civili. Il governo ha usato gli attacchi terroristici come scusa per limitare le nostre liberta’."
Attualità del maggio cinese
di Tommaso Di Francesco
Ma c’era un’altra possibilità per la Cina di non seguire la «linea capitalistica» per uscire dall’arretratezza e dalla subalternità nella quale era relegata nell’epoca della spartizione del mondo tra Usa e Urss? Cinquanta anni fa questa possibilità alternativa fu rappresentata, dal 1966 al 1968, dalla Grande Rivoluzione culturale proletaria. Una linea politica che voleva per la Cina uno sviluppo «moderno» ma fondato sull’egualitarismo e sul controllo dal basso dell’economia, rifiutando inoltre l’applicazione alla Cina delle ricette fallimentari dei paesi di socialismo reale – come lo sfruttamento intensivo delle campagne per edificare una grande industria pesante che Stalin aveva voluto nelI’Urss. La linea della Rivoluzione culturale attraversò e spaccò le fila del Pcc e del governo, e venne lanciata dal basso, dall’Università di Pechino, dai movimenti più intransigenti di studenti e quadri operai e contadini, ma anche dall’alto, dallo stesso Mao Zedong.
Catastrofe Jobs Act: senza incentivi crolla l'occupazione
di Roberto Ciccarelli
L’unico successo che il governo Renzi ha raggiunto con il Jobs Act è la legalizzazione del caporalato postmoderno: il voucher, il lavoro-spazzatura che si compra con lo scontrino in tabaccheria. Lo confermano i dati dell’osservatorio sul precariato dell’Inps: tagliati del 40% gli sgravi contributivi alle imprese, il saldo è crollato del 77% rispetto al 2015 ed è più basso del 2014. Nel primo trimestre del 2016 i contratti a tempo indeterminato sono crollati del 33 per cento: 51mila unità, contro i 225mila di un anno fa. Dunque 162 mila in meno, proprio nell’anno dei contributi più alti. Nei primi tre mesi del 2016 le trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato sono crollati del 31%: meno 53.339 contratti. Nel 2014, quando lo stato italiano non aveva ancora iniziato a regalare al capitale privato tra i 14 e i 22 miliardi di euro, era di -42.527.
Una massa critica per il comune
di Giso Amendola
Non è facile per i movimenti sociali europei superare il trauma greco. Dopo l’irruzione sulla scena della forza democratica dell’«oxi», del rifiuto politicamente esplicito delle politiche di austerity, la sconfitta del governo greco nella sua sfida alla costituzione finanziaria dell’Europa aveva prodotto una evidente difficoltà a riarticolare un discorso europeo da parte dei movimenti sociali. Si intensificano, però, negli ultimi temi, iniziative di portata continentale che provano a rilanciare il discorso sulla trasformazione europea: iniziative di diversa impostazione, anche molto eterogenee tra loro, che però hanno in comune il tentativo di superare l’insufficienza dell’azione politica circoscritta agli ambiti delle sovranità nazionali.
Migranti e politiche europee
di Filippo Miraglia
Siamo di fronte alla più grave crisi internazionale dalla fine della seconda guerra mondiale. Secondo i dati dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati più di sessanta milioni di persone alla fine del 2015 sono state obbligate da guerre, conflitti e persecuzioni a lasciare le loro case. Una cifra superiore a quella dell’intera popolazione italiana, in gran parte famiglie e bambini. Una crisi che riguarda in modo particolare il bacino del mediterraneo, se si considera che le aree dove sono in corso i principali conflitti sono il medio oriente e il nord e centro Africa. Che questa crisi ci riguardi è dimostrato anche dalle migliaia di morti accertate (più di 7000 solo nel 2014 e 2015, più di 1200 dall’inizio del 2016) nel mediterraneo, soprattutto nel mar Egeo e nel canale di Sicilia, persone che tentavano di fuggire dalle guerre in cerca di protezione.
America Latina, se il Condor riprende di nuovo il volo
di Marco Consolo
Negli anni ’70 e ‘80 il “Plan Condor” fu il coordinamento delle dittature civico-militari dell’America Latina, con la supervisione di Washington e della CIA, per eliminare gli oppositori politici, tramite il sequestro, la tortura e l’omicidio di migliaia di dirigenti e militanti delle organizzazioni popolari. Con la contro-offensiva statunitense nel suo “cortile di casa”, all’inizio del XXI° secolo assistiamo ad una riedizione “moderna” del Plan Condor attraverso la nuova modalità dei golpe istituzionali. Dopo i tentativi golpisti in Venezuela (2002), Bolivia (2008), Honduras (2009), Ecuador (2010), Paraguay (2012), oggi è la volta del gigante Brasile, tra i più ghiotti bocconi dell’ultimo attacco.
Guerra, nazionalismo e oligarchie economiche: presente e futuro dell'Ucraina
Intervista a Alona Liasheva di Mattia Gallo
Più di due anni fa la protesta Euromaidan in Ucraina, iniziata con il rifiuto dell'ex presidente a firmare l'accordo di associazione UE-Ucraina, ha portato il destino del paese alla ribalta dell’opinione pubblica europea. La seconda volta in cui l'Ucraina è apparsa sulle prime pagine dei media europei è stata determinata dall’annessione russa della Crimea e dai conflitti armati nella parte orientale del paese. Da allora c'è stato un calo nella copertura mediatica degli eventi da parte dei media europei, nonostante il Paese stia affrontando cambiamenti drastici. Per cercare di ricostruire i recenti sviluppi della situazione in Ucraina, con uno sguardo critico, di seguito un’intervista a Alona Liasheva, di Kiev, attualmente ricercatrice universitaria Phd a Milano, e co-editrice del giornale e sito web ucraino di critica sociale “Commons: Journal of Social Criticism”.
Di quale corpo ha bisogno la società oggi?
di Gianna D’Agostino
Quando Pasolini parla di politicità del coito, esige che la questione dell’aborto venga ricollocata nel contesto che le è proprio, quello ecologico, dimostrando una precoce sensibilità nei riguardi di una forma di potere che comincia a prendere in carico l’intera vita umana. Questo allargamento di prospettiva è tipico della sua ultima produzione. Pasolini riesce così ad articolare in modo originale la critica al neocapitalismo tramite un approccio che egli stesso definisce esistenziale, aprendo la prospettiva a quella che si può definire una biopolitica dell’esistenza. Ho spiegato, nel primo capitolo, come secondo Michel Foucault la genesi del nuovo potere vada ricercata nelle istanze che la borghesia cominciò ad attuare alla fine del Settecento per fortificare e perpetuare il proprio corpo sociale e, attraverso di esso, la propria egemonia politica.
Come ci siamo messi in questo casino?
di George Monbiot
La questione è cambiata un poco dai giorni di Rousseau, ma il mistero rimane. Perché, quando la maggior parte di noi gode di maggiore libertà di qualsiasi altra generazione tranne le precedenti due o tre – libertà dalla tirannia, libertà dalla schiavitù, libertà dalla fame – ci comportiamo come se non la avessimo? Sono indotto a chiedermelo a causa della scoperta che lo strumento più illiberale proposto da qualsiasi governo recente – ingiunzioni per impedire disturbi e seccature che sono nella Proposta di Legge per il Comportamento Anti-sociale – è stato attaccato dal Partito Laburista non perché è drastico, ma perché non lo è abbastanza. La disposizione è stata rifiutata con fermezza dalla Camera dei Lord, ma nel marzo 2014 la proposta è diventata legge. Perché tolleriamo una politica che non ci offre alcuna scelta effettiva?
La scatola nera degli investimenti
di Roberto Romano
La discussione sulle ragioni della mancata crescita dell’Italia, dopo la presentazione del rapporto dell’Istat sulle «prospettive per l’economia italiana», è caduta sulla dinamica degli investimenti. L’effetto cumulato nel tempo è quello di una mancata crescita rispetto alla media dei paesi europei di 0,5 punti percentuali. L’Istat, sostanzialmente, attribuisce alla dinamica degli investimenti intervenuta tra il 2009 e il 2015 la mancata crescita e la riduzione della produttività dell’Italia. Più in particolare, l’Istat osserva che il rapporto investimenti-Pil si è ridotto di 3,5 punti percentuali nel periodo considerato, diversamente dalla media europea che è calato di 1,3 punti percentuali. Sebbene la contrazione degli investimenti sia direttamente proporzionale alla perdita di base produttiva, aspetto non trascurabile, l’informazione non spiega se l’investimento delle imprese sia o meno una opportunità di crescita.
Il tramonto della Quinta Repubblica
di Saverio Andsaldi
L’approvazione della legge sul lavoro (Loi ElKhomri) da parte dell’Assemblea nazionale mercoledì 11 maggio attraverso il ricorso all’articolo 49-3 della Costituzione, il quale permette all’esecutivo di travalicare le prerogative del Parlamento in caso di necessità, si presta ad un paio di considerazioni. La prima riguarda naturalmente l’inclusione della legge sul lavoro nel quadro della legislazione sullo stato d’emergenza. I media francesi hanno volutamente taciuto l’approvazione, nello stesso giorno, della nuova legge “antiterrorismo” da parte della Commissione parlamentare con delega agli affari interni. Si tratta di una legge che fa della Francia il paese più liberticida d’Europa, poiché attribuisce ai Prefetti e alle forze dell’ordine pieni poteri in ambito investigativo, destituendo di fatto dalle loro funzioni magistrati ed avvocati.
Sanders promette una Convention di battaglia
di Marina Catucci
Un altro lungo martedì elettorale si è appena concluso negli Stati uniti durante questa imprevedibile campagna elettorale. Per i democratici il campo elettorale è stato quello rappresentato dal Kentucky e dall’Oregon: nel primo caso ha vinto di pochissimo Hillary Clinton (46,8 contro il 46,3 di Sanders), nel secondo si è assistito alla netta vittoria di Sanders con il 53,6. Questo tipo di risultato ha confermato la difficile posizione della Clinton e questa campagna elettorale, che doveva essere una sua tranquilla passeggiata verso la Casa bianca ma che in realtà presenta due ostacoli: l’esterno Trump e l’ostacolo interno di Sanders che, come ha più volte dichiarato, continuerà a correre fino alla fine della campagna. Nel suo discorso dopo il voto in Kentucky, Clinton ha nuovamente chiesto l’unità del partito. «Uniti vinceremo» ha ripetuto Hillary in ogni suo comizio, ma sembra sempre più un’illusione.
Perché chiediamo alla scuola, all'università e alla ricerca di scioperare il 20 maggio
di Domenico Pantaleo
I tre sindacati confederali della scuola, Flc Cgil, Cisl scuola e Uil scuola, insieme con lo Snals-Confsal hanno proclamato per venerdì 20 maggio lo sciopero generale della scuola. Flc Cgil e Uil hanno poi allargato lo sciopero anche ai lavoratori delle università, della ricerca e dell'Afam. Iniziative pubbliche e manifestazioni avranno luogo nelle principali piazze italiane, in una mobilitazione generale che si annuncia ampia e unitaria. Per i lavoratori delle università e della ricerca è invece previsto un presidio presso il Ministero dell'Istruzione, in viale Trastevere a Roma. Tutte le volte che si sciopera si esercita un diritto di libertà, come lo definì Piero Calamandrei, previsto dall'articolo 40 della Costituzione. Proclamare uno sciopero, per un sindacato, non è mai un rito, anzi solleva una questione eminentemente democratica al suo interno, perché sollecita gli iscritti a esprimersi e a rinunciare alla "paga" per un giorno.
Economia neoclassica: scienza o pseudoscienza?
di Francesco Sylos Labini
Nel corso della presentazione del mio libro Rischio e Previsioni, cosa ci dice la scienza sulla crisi (Laterza, 2016 – in ingleseSpringer 2016) al Dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, cui hanno partecipato il prof. Monica Billio(direttore del Dipartimento di Economia) e il prof. Andrea Zorzi, vi è stato un dibattito con l’economista Michele Boldrin. Poiché a mio giudizio sono stati sollevati vari temi d’interesse generale sulla scientificità dell’economia neoclassica, che ho discusso varie volte nel passato, prima di proporre il video dell’incontro (vedi in fondo) cerco di fissare i termini del dibattito e di riportare le mie opinioni su alcuni dei punti che sono stati sollevati.
Gli inginocchiati sui santini di Beppe Sala
di Giulio Cavalli
Insomma ci dicono che la questione dell’incandidabilità di Sala sia l’ennesimo bluff degli ennesimi gufi. Che in verità questa volta sono grilli (è il M5S) ma ormai il gufo è un animale onnicomprensivo. E anzi se spiate sulle bacheche Facebook dei candidati in sostegno a Sala vedrete che lamentano questa “perdita di tempo” che hanno dovuto sorbirsi. E allora forse vale la pena leggere la sentenza: «L’ineleggibilità deve essere tenuta nettamente distinta dall’incandidabilità. Quest’ultima implica l’impossibilità di prendere parte, fin dall’inizio, alla competizione elettorale (T.A.R. Catania, sez. III, 25/03/2015, n. 843) e conduce alla nullità delle elezioni (si veda quale dato positivo in tal senso le disposizioni di cui al D.lgs. n. 235/2012), a differenza, invece, dell’ineleggibilità che non invalida l’ammissione della lista e comporta, quale unico effetto, la decadenza del solo candidato, senza ulteriori conseguenze sugli altri esiti del voto (T.A.R. Campobasso, sez. I, 19/02/2010, n. 134).
La solidarietà delle relazioni gerarchiche
di Dilar Dirik
Un uomo tedesco che non si lascia impressionare dal progetto di democrazia di base del Rojava perché ha visto qualcosa di simile decenni fa in America Latina. Una donna francese che rimprovera le donne curde per la mancanza di preparazione alla sua visita, non sarebbero ben organizzate come le donne afgane che ha visitato negli anni Settanta. Una persona che passa da interno allarivoluzione del Rojava dopo un viaggio di una sola settimana e senza aver accesso ai media e alla letteratura in una qualsiasi lingua mediorientale, eppure la sua opinione è considerata più legittima e autentica di quella delle persone in lotta. Che cosa hanno in comune le esperienze di queste persone?
Grecia, no del falco Schauble al Fmi
di Teodoro Andreadis Synghellakis
La proposta era sembrata interessante ma è subito arrivato lo «stop» dai falchi del rigore. Secondo quanto anticipato dal Wall Street Journal, il Fondo Monetario Internazionale avrebbe presentato una proposta ai creditori europei della Grecia, la quale prevede il congelamento del debito pubblico di Atene sino al 2040 e l’allungamento dei tempi di pagamento fino al 2080. Secondo il WSJ, l’obiettivo principale della proposta a cui fa riferimento, è di mantenere la percentuale del Pil greco destinata agli interessi sul debito, stabilmente sotto il 15%. A stretto giro, tuttavia, è arrivata la risposta del capofila degli ultraliberisti, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble.
La disoccupazione? Realtà endemica
di Patrizio Di Nicola
Il libro “Senza lavoro” di Manfredi Alberti (Laterza, 2016), raccontando la storia della disoccupazione dall’Unità d’Italia sino ai giorni nostri, si situa a metà strada tra lo studio delle politiche pubbliche che hanno tentato di ridurla – con poco successo, in verità – e l’analisi dell’intreccio tra la diversa percezione del fenomeno stesso. In questo, va detto, il libro si discosta abbastanza dagli armamentari metodologici tipici di storici sociali come H. Guttman o E.P. Thomson che hanno ricostruito il divenire delle classi operaie in America e in Inghilterra “dal basso”, partendo dalle storie locali, e cerca invece di affiancare al fenomeno sociale anche le risposte politiche e l’influsso dei costumi e i modi di pensare delle diverse epoche.
Il mondo dei più umili: alle radici del lavoro salariato
di Lorella Cecilia
In un periodo di grandi mutamenti socio-economici caratterizzato da un alto tasso di disoccupazione, dall’affermazione del precariato e da forze di lavoro “esterne”, può essere illuminante leggere l’interessante libro di Maria Paola Zanoboni sulla storia dei salariati nel Medioevo. Zanoboni torna su un argomento che, a partire dagli anni Sessanta, ha appassionato molti storici; particolare, infatti, è stata, fino a un trentennio fa, l’attenzione rivolta al mondo dei più “umili”, degli artigiani e dei “salariati”, per meglio comprendere la società medievale e gli strati sociali che la componevano. Il lavoro salariato era già diffuso a partire dal Duecento e si andò rafforzando – nel corso del XIV secolo – nei grandi complessi produttivi, cantieri e aziende laniere, ma anche nelle botteghe artigiane fino a investire l’ambito della formazione professionale.
Tutto il potere alle banche, a cominciare dallo sfratto
di Alessandro Avvisato
Un governo criminale nasconde nel silenzio i suo gesti inguardabili e si fa dipiengere come un santo da media compiacenti. Storia vecchia come il mondo, ma sempre attuale. C’è voluta una mezza protesta degli ufficiali giudiziari – proprio quelli che ti notificano un avviso di sfratto o similari – per avere nozio esatta delle conseguenze sociali di un codicillo compreso in una nuova legge partprita in assoluto silenzio da Renzi, Boschi & co. Si tratta dell’articolo 4 del decreto legge del 3 maggio 2016, numero 59, comunemente chiamato “decreto banche”. Una legge di “semplificazione”, è stato detto e scritto, ma di cosa?
L'unità a sinistra riparte dalle città ed è alternativa al Pd
di Raffaele Tecce
Alle prossime elezioni comunali del 5 giugno il Partito della Rifondazione Comunista Sinistra Europea sarà presente con liste unitarie della sinistra alternativa in 17 capoluoghi di provincia su 22 che vanno al voto ed in 74 comuni superiori ai 15000 abitanti su 156. Il Prc è, infatti, presente nei capoluoghi, con il proprio contributo organizzato nelle liste di: Torino, Savona, Milano, Varese, Pordenone, Trieste, Ravenna, Rimini, Grosseto, Roma, Isernia, Napoli, Caserta, Salerno, Brindisi, Cosenza e Cagliari. Si tratta di liste o coalizioni alternative al PD, nella gran parte dei Comuni costruite unitariamente fra PRC, Altra Europa con Tsipras, Sinistra Italiana, Sel, Possibile Altra Europa con Tsipras e associazioni politiche locali e comitati espressione di movimenti di lotta che hanno definito localmente questi percorsi unitari. Abbiamo ovviamente costruito liste unitarie di sinistra anche in quei comuni – come Milano e Trieste – dove SEL ha scelto di appoggiare il candidato del PD.
La paura è figlia dell'ignoranza. Il caso Austria
di Rita Monaldi e Francesco Sorti
Dopo il primo turno delle presidenziali in Austria, che ha visto trionfare il candidato populista della FPÖ Norbert Hofer, Claudio Magris sul Corriere ha suonato l´allarme definendo l´Austria (citazione da Karl Kraus) il “termometro della fine del mondo”. Domenica prossima, 22 maggio, ci sarà il ballottaggio tra il 45enne Hofer, attualmente in vantaggio nei sondaggi, e il 72enne Alexander van der Bellen, attorno al quale si sono coalizzati de facto gli altri partiti. Tutta Europa sta seguendo ansiosa questa buriana elettorale, si ricordano le sanzioni già applicate a Vienna dalla UE ai tempi del defunto Haider e si temono i focolai estremisti sempre latenti nella repubblica alpina d’oltreconfine.
Voucher, con il Jobs Act il caporalato ha solo cambiato nome
di Alberto Ghidoni
Da tempo il governo dichiara di avere l’obiettivo di arginare la piaga del caporalato, presente in maniera massiccia inagricoltura così come nell’edilizia ed in svariati altri settori; si tratta peraltro di una figura di reato prevista dall’art. 12 del D.L. 13 agosto 2011, n. 138 che stabilisce, a carico dei caporali, la reclusione da cinque a otto anni oltre ad una multa per ogni lavoratore. Lo sfruttamento di manodopera – di cui il caporalato è la patologia più grave – si fonda, ancora oggi, sull’approfittamento dello stato di bisogno di soggetti deboli che, per ragioni indipendenti dalla propria maggiore o minore qualificazione o dal titolo di studio posseduto, si trovano in balia di chi può offrire loro un reddito, purchessia.
Francia. Lo stato d'emergenza contro le lotte sociali
di Marina Nebbiolo
La violenta repressione poliziesca sommata all'utilizzo dell'articolo 49-3, che nega la discussione parlamentare della legge e costringe al silenzio chi contesta dentro e fuori l'Assemblée nationale, sono gli strumenti che ha in mano Hollande per governare la Francia insieme al patronato "e il suo mondo". Negli ultimi tre mesi il “fronte del no” alla legge El-Khomri ha organizzato sei manifestazioni sindacali e studentesche nazionali, un Primo Maggio storico di lotta e centinaia di mobilitazioni che hanno innervato l'intera Francia con le nuitdebout, le azioni pacifiche e simboliche, le occupazioni a sostegno dei migranti o dei lavoratori intermittenti. A tutto questo il governo ha deciso di rispondere con la presenza in massa di polizia antisommossa e l'uso sproporzionato della forza, di armi da guerra, droni, elicotteri, di corpi speciali anti-terrorismo (come il RAID) e con l'intervento dell'apparato militare, da Rennes a Marsiglia.
Otto giornalisti su dieci in Italia sono sotto pressione della politica
di Donatella Coccoli
Otto giornalisti su dieci in Italia sono consapevoli di essere sotto pressione della politicamentre svolgono il proprio lavoro. In Francia sono due, in Finlandia – in testa ai Paesi virtuosi – nemmeno uno, in Gran Bretagna poco più di due, in Tunisia circa 6. Ed è ancora la politica a prevalere rispetto ai “diktat” della pubblicità. In questo quadro, logico quindi che circa il 60 % degli italiani non abbia più fiducia nei giornali e nei media mainstream.
Lo sguardo di Ippolita tra le anime elettriche della rete
di Ippolita
I social sono un campo da gioco sterminato, una straordinaria palestra di pornografia emotiva per la scienza della comunicazione e il marketing, soprattutto perché amplificano le caratteristiche virali dei messaggi, la loro carica contagiosa. La velocità è tutto: se non agganci l’utente in una manciata di secondi, non sei efficace. In prima istanza, esistono due grandi agglomerati di corpi. Da una parte, la grande massa degli utenti, con i loro corpi organici; dall’altra, il corpus tecnologico sul quale gli organismi proiettano il loro alter ego digitale: il retroterra inorganico, di silicio e codici. Le macchine in rete organizzano l’espressione dei corpi organici, ovvero letteralmente si nutrono di essi, della loro biodiversità. Il corpus di conoscenze necessarie all’interazione fra organico e inorganico costituisce un terzo polo, che però può essere riassorbito negli altri due[1].
Verso un Referendum su Maduro
di Alessandro Zabban
Nello scenario di un continente latinoamericano che rischia mese dopo mese di scivolare sempre più a destra e riallinearsi al Washington Consensus, la battaglia politica in Venezuela ha un ruolo fondamentale nello scacchiere geopolitico della regione. Dopo la vittoria elettorale delle destre in Argentina, preambolo a una serie di misure liberiste atte a smantellare il sistema assistenziale statale e dopo che il senato brasiliano ha approvato un controverso impeachment alla presidente Dilma Rousseff, anche il Venezuela sta facendo i conti con i tentativi sempre più spregiudicati delle opposizioni liberal-conservatrici e delle elite economiche di destabilizzare il governo bolivariano e socialista di Nicolás Maduro.
Patto africano per fermare i migranti
di Carlo Lania
Dieci miliardi di euro investiti dall’Europa in sette paesi africani per fermare i flussi di migranti. Ma anche nuovi hotspot – oltre ai cinque già esistenti – da aprire in Italia anche su strutture mobili e galleggianti, come navi e piattaforme. Si muove su queste due gambe la strategia messa a punto da Palazzo Chigi alla ricerca di una soluzione alla crisi dei migranti. Con il premier Matteo Renzi che chiede all’Europa di mettere fine a interventi spot, come la costruzione di muri e recinzioni che non risolvono il dramma di chi è costretto a lasciare la propria terra a causa di una guerra o della miseria in cui vive, lasciando però allo stesso tempo il ministro degli Interni Angelino Alfano libero di ripetere (lo aveva già fatto il 27 aprile scorso) proposte scioccanti e dal sapore tutto elettorale come quella di identificare i migranti in mezzo al mare «senza far fuggire nessuno», ha detto ieri il ministro senza spiegare cosa accadrebbe a quanti non potessero presentare domanda di asilo.
Tasse universitarie fuorilegge, restituire il maltolto
di Irene Doda
In Italia l’Università pubblica non è gratuita. E no, nemmeno particolarmente economica. Per una famiglia di reddito medio le tasse universitarie annuali possono ammontare anche a migliaia di euro. I contributi annuali sono cresciuti in media da 980 euro nel 2012 a 1052 nel 2014. (come riportatodal manifesto). Per questo, una sentenza del Consiglio di Stato di venerdì 6 maggio è da considerarsi particolarmente importante al livello politico: l’Ateneo di Pavia dovrà risarcire agli studenti 8 milioni di tasse universitarie fuorilegge. La sentenza si riferisce al biennio 2011 -12, e si va ad aggiungere a una risalente a marzo relativa al 2010.
Muri
di Ugo Morelli
La vita ci presenta situazioni in cui non può esserci spazio per il dubbio. Sia a livello personale che sociale. Il dubbio è un decisivo compagno di viaggio, ma in certi casi non si riesce a dargli spazio. E con ogni evidenza sarebbe sbagliato farlo. Il “muro” al Brennero appartiene a quelle situazioni sulle quali non possono esservi dubbi. Ogni analisi giunge alla stessa evidenza. Ogni smentita non ha consistenza. Tutto è chiaro. Quella chiusura risponde solo a un errore. Continuare a fare una manutenzione straordinaria tardiva e inefficace di situazioni deteriorate serve solo a farsi del male. Una particolare forma di manutenzione tardiva e inefficace è quella linguistica: il ministro degli interni austriaco ha sostenuto che non si tratta di un muro ma di un recinto.
Abuso di precariato
di Eugenio Sorrentino
Ovunque andiamo troviamo oramai un uso praticamente diffuso di contratti a termine. Anche le pubbliche amministrazioni ne fanno da tempo uso, ma lo fanno con attenzione. Attenzione a non superare la soglia dei 36 mesi di contratto, tempo oltre il quale può essere rivendicato il diritto alla stabilizzazione. E’ un affare spinoso quella della stabilizzazione per le pubbliche amministrazioni. Ci ha tentato in tutti i modi, la politica che governa la pubblica amministrazione di buttare fuori i precari poiché occupavano “i loro posti”, ossia posti destinati ad attirare consenso elettorale tramite il clientelismo. E qualche volta c’è anche riuscita: se ad oggi in alcune amministrazioni si sono fatti nuovi concorsi o creato nuovo precariato, non è certo perché non vi erano già dei precari da stabilizzare.
Usare le banche per deindustrializzare il paese
di Claudio Conti
Governo e media sono ormai il gatto e la volpe. Si tengono bordone, si coprono a vicenda, dipiengono una realtà inesistente (“la ripresa!”). Soprattutto sperano che avvenga qualcosa di positivo, anche se a questo punto totalmrnte imprevedibile. Nessun dato o segnale, infatti, spinge in questo senso. Ma come – potreste obiettare – l’Unione Europea ha appena dato il via libera alla bozza legge di stabilità presentata da Renzie e Padoan, concedendo buona parte della “flessibilità” richiesta… è una vecchia pratica di potere, soprattutto da servizi segreti, mischiare scampoli di verità con cofanate di menzogne. Quindi il dato vero (effettivamente è stata consessa un po’ di flessibilità per l’anno in corso) è il contrappeso fashion di tutto l’orrore che non può esser detto.
Crescono i voucher, crollano gli indeterminati. Dal lavoro buono al buono lavoro
di Tiziana Barillà
Corrisponde a una donna di 36 anni l’identikit del “prestatore di lavoro accessorio”, ovvero il lavoratore con voucher. L’ultimo rapporto dell’Inps – Il lavoro accessorio 2008-2015 – ci dice che nel 2015 sono stati venduti 115 milioni di voucher, un numero enorme se si pensa che nel 2010 non erano nemmeno 10 milioni. Quelli riscossi dai lavoratori sono stati quasi 88 milioni. Insomma, negli otto anni trascorsi dalla prima sperimentazione – quando il ticket era previsto solo per lavoretti occasionali di studenti e pensionati, così come da riforma Biagi (2003) – ecco che i buoni lavoro registrano il boom. Nel 2015 sono stati 1.380.000 i lavoratori che hanno percepito almeno un buono (per 473mila committenti): solo in 207mila hanno percepito più di mille euro, quindi l’85% è rimasto al di sotto di questa cifra. E quasi un milione ha percepito meno di 500 euro.
State sereni
di Giuseppe Civati
Messaggio rivolto a tutti coloro che tuittano più o meno sempre le stesse cose. Se siete convinti che il Pd abbia rispettato il suo programma elettorale, quello delle elezioni e delle stesse primarie. Se siete convinti che a sinistra vada tutto bene così. Se siete così sicuri di vincere sempre: state sereni e in bocca al lupo. Se siete convinti che abbia sbagliato a lasciare il Pd perché così non conto niente, sappiate che la mia scelta non è stata dettata da un calcolo, ma dalla necessità di non dare il mio «sì» a cose in cui non credo. Se è una scelta svantaggiosa, sinceramente, non me ne frega niente.
L’invincibile tristezza di Gian Antonio Stella
di Giuseppe Aragno
Gian Antonio Stella è triste. Una di quelle malinconie inattese e improvvise, come la demenza senile, che sono disgrazie della vecchiaia. E’ triste, Gian Antonio Stella, perché l’associazione dei partigiani si è schierata contro le riforme istituzionali. Gli era andata così bene, a Stella, aveva superato così brillantemente guai peggiori e che ti fa la melanconia? Si presenta oggi, per colpa di questa associazione balorda, fondata da chi ha versato il suo sangue per regalarci libere istituzioni e pretende di difenderle! Guarda un po’ che pretese… Stupidissimi partigiani, bischeri rimbambiti, ma che combinate? Non lo vedete che male fate a Stella con questa vostra scelta? A lui, a Stella, cuori di pietra, non ci avete pensato?
Un problema europeo?
di Francesco Palermo
L’Europa muore o rinasce a Sarajevo è il titolo di uno degli ultimi scritti di Alexander Langer, condensato in un documento firmato da molti intellettuali europei e consegnato ai capi di Stato e di governo riuniti a Cannes. Era il 26 giugno del 1995 e una settimana dopo Langer si toglieva la vita sulle colline di Firenze. Aveva trovato la sua risposta al dilemma: l’Europa sarebbe morta a Sarajevo. Sarebbe morta non offrendo alla Bosnia la possibilità di aderire all’Unione europea. L’Europa non è morta, o almeno non è morta allora. Anzi, dopo la crisi balcanica ha avuto uno sviluppo senza precedenti: moneta unica, allargamenti, carta dei diritti, revisioni di trattati. Poi nuove ondate: crisi economica ma anche nuova governance. L’Europa non è morta, ma tende a vivacchiare, elaborando soluzioni parziali e tardive.
Loi Travail: tensione e provocazione
di Anna Maria Merlo
Il clima diventa pesante nel faccia a faccia tra una parte – molto minoritaria – dei manifestanti che protestano contro la Loi Travail e la polizia, dopo più di due mesi di proteste. Ieri, è stata la polizia a scendere in piazza, per denunciare “l’odio anti-flic” (anti-sbirro), manifestazioni organizzate dal sindacato Alliace, con la partecipazione di Unsa Police. A Parigi, c’è stato un grave episodio, a qualche metro della place de la République, luogo molto simbolico scelto dai sindacati di polizia per la loro manifestazione. La Procura ha aperto un’inchiesta per “tentativo di omicidio volontario” e sembra che 4 persone siano in stato di fermo. Due poliziotti sono stati leggermente feriti. Erano in un’auto di pattuglia non lontano dalla place de la République, in Quai Valmy, quando alle 12,30 un gruppetto di una quindicina di persone, che si è staccato dal corteo improvvisato di circa 300 persone del collettivo “Emergenza, la nostra polizia assassina”, che la Prefettura aveva proibito, li ha presi di mira, ha spaccato i vetri del veicolo, obbligandoli a scendere.
L'internazionale nera dei muri e della sovranità nazionale
Contro l’immigrazione e per “difendere l’Europa” da una supposta “islamizzazione”, il prossimo 21 maggio l’estrema destra si prepara a scendere in piazza. Una giornata di mobilitazione continentale che vede per ora parate annunciate in quattro città: Atene, Roma, Madrid, Budapest e Parigi. Ma non è detto che qualcun altro non si aggiunga alla giornata dell’internazionale nera. L’appello per una mobilitazione continentale era arrivato subito dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso. Proprio in quei giorni si stava svolgendo nella capitale francese il II Congrés Européèn promosso dal Gud, storica sigla dell’estrema destra d’oltralpe, fucina di talenti giovanili che spesso e volentieri da “grandi” ritroviamo nelle file del Front National. A convegno forze identitarie e nazionaliste dalla Russia, l’Italia, la Grecia e la Spagna.
Oaxaca, a dieci anni dalla lotta dei maestri
di Andrea Cegna
Il 22 maggio del 2006, praticamente dieci anni fa, iniziava una grande protesta della sezione 22 del Sindacato Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione. 80000 maestri in presidio permanente per chiedere scuole migliori, salari giusti e le dimissioni del governatore dello stato di Oaxaca Ulises Ruíz Ortíz. Proprio Ortiz ordinerà lo sgombero del presidio. Il 14 e 15 di giugno del 2006 migliaia di poliziotti entrano in città e con violenza cacciano dalla piazza dello Zocalo i maestri della sezione 22 della SNTE. Ogni stop è solo un altro start cantavano i Casino Royale e quello sgombero segnò la nascita della APPO e di uno dei più alti momenti di resistenza del popolo di Oaxaca. 300 diverse associazioni di tutto lo stato si coalizzarono al fianco dei maestri contro il governatore.
L’Europa che vogliamo. Un appello di insegnanti
Siamo un gruppo di insegnanti del Liceo «Leonardo da Vinci» di Trento. Da anni insieme ai nostri studenti ogni 27 gennaio siamo soliti commemorare, con un ricco programma di iniziative, la giornata della Memoria; da anni gruppi di nostri alunni partecipano ai viaggi del cosiddetto «treno della memoria» e più recentemente alcune nostre classi hanno avuto la possibilità di visitare le città bosniache martoriate dalla guerra; da anni, come avviene in molte altre scuole italiane, la maggior parte degli insegnanti trentini s’impegna a promuovere i valori della pace e della convivenza tra i popoli e le culture. Anche per questo oggi più che mai, come uomini e donne, come cittadini e cittadine che portano la responsabilità di formare altri all’essere uomini ed all’essere donne e a vivere consapevolmente la propria cittadinanza, sentiamo il dovere di affermare con forza che è inutile celebrare Giornate della memoria, organizzare viaggi per non dimenticare, onorare con corone di fiori le decine di migliaia di migranti sepolti in mare se, poi, di fronte alla disperata richiesta di aiuto di chi non ha più niente l’unica risposta che sappiamo dare è la costruzione di muri!
Iscriviti a:
Post (Atom)

















































