La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 3 giugno 2016

Nel nome di J. P. Morgan. Le ragioni economiche della controriforma costituzionale

di Guglielmo Forges Davanzati 
Il progetto di riforma costituzionale è stato autorevolmente commentato da numerosi costituzionalisti, che hanno concentrato la loro attenzione sugli aspetti propriamente giuridici e politici del cambiamento prospettato[1]. Nel dibattito che si è sviluppato in questi mesi, minore attenzione hanno ricevuto interpretazioni che attengono a ragioni di carattere propriamente economico che spingono verso la riforma della Costituzione italiana. Per individuarle conviene partire da un fatto ampiamente noto. J.P.Morgan, una delle Istituzioni finanziarie più importanti su scala globale, in un documento del 2013, ha rilevato l’impronta “socialista” che sarebbe implicita nella nostra Carta costituzionale[2]. In effetti, si tratta di un’interpretazione che può essere condivisa se si leggono gli articoli che più direttamente riguardano la sfera economica e, in particolare, quelli che danno allo Stato anche funzioni di programmazione.

Contro il falso realismo del Sì. Intervista ad Aldo Tortorella

Intervista ad Aldo Tortorella di Daniela Preziosi
L’arruolamento postumo di grandi uomini del Pci, da Ingrao a Berlinguer, e di grandi donne, come Nilde Iotti, alla battaglia per il sì al referendum costituzionale, ante litteram s’intende visto che si tratta di persone ormai scomparse, non stupisce Aldo Tortorella, a sua volta uno dei comunisti che hanno fatto la storia di questo paese. Da ragazzo era «il partigiano Alessio», poi fu direttore dell’Unità di Genova, di Milano e di Roma, di lì una lunga storia di dirigente del Pci, nella segreteria di Berlinguer cui resta vicino fino all’ultimo, poi a lungo deputato, contrario alla svolta di Occhetto ma nel «gorgo» del Pds nell’area dei comunisti democratici, e nei Ds fino alla guerra con la Serbia. Poi ha fondato, con altri, l’Associazione per il rinnovamento della sinistra e dirige la nuova serie di Critica Marxista, rivista che vuole «ripensare e rinnovare la sinistra».

I falsi di Renzi (per restare a galla declassando gli italiani)

di Paolo Ciofi 
Stare ai contenuti, ed entrare nel merito: a molti mesi dal referendum costituzionale è diventata una litania che rimbalza sui principali organi di stampa e sui media, come se un super direttore unico li comandasse a bacchetta. Stare ai contenuti è giusto, anzi è indispensabile. Ma perché si tace, o al più si emette qualche sommesso sospiro, a proposito delle rozze castronerie storiche e delle strumentali falsificazioni furbesche in cui sembra essersi specializzato il capo del governo? L’esercizio della critica, che dovrebbe essere rigoroso e senza sconti, in questo caso si affievolisce tra impercettibili sussurri e complici silenzi, alimentando il degrado crescente della politica abbassata al rango di un gioco d’azzardo, in cui si può dichiarare tutto e il contrario di tutto con il solo scopo di raccattare voti a destra e a sinistra.

Il ribaltamento delle gerarchie del lavoro: perché la Francia si ribella

di Marta Fana
Lo scontro sulla Loi El Khomri o Loi Travail, tra il governo francese e l’opposizione sociale nel Paese, sembra inasprirsi con il passare delle settimane. La nuova legge si colloca nel solco delle cosiddette “riforme strutturali”, caposaldo dell’agenda europea, tese a eliminare le “rigidità” del mercato del lavoro – la contrattazione collettiva, i vincoli al licenziamento e alla compressione dei salari – accusata di ostacolare la competitività delle imprese e con essa la ripresa dell’economia e dell’occupazione. L’articolo 2 della legge ribalta la gerarchia delle norme che regolano i tempi di lavoro, i congedi e gli straordinari, sancendo il primato degli accordi stipulati a livello aziendale su quelli di categoria, espressione della contrattazione collettiva finora giuridicamente superiore ai primi. È l’articolo più discusso e contestato, perché andrebbe a modificare i rapporti di forza tra lavoratori e imprese, a favore delle seconde.

Quando il debito diventa vettore del vento liberista

di Tommaso Nencioni 
Il governo greco sembra finalmente riuscito, pur pagando il prezzo del varo dell’ennesimo pacchetto di «riforme strutturali», non solo a sbloccare una nuova, vitale, tranche di aiuti, ma anche a ottenere la tanto agognata riduzione del debito da parte delle istituzioni finanziarie internazionali. Se al momento non è possibile fare previsioni sulle possibilità del governo guidato da Alexis Tsipras di sfruttare questa congiuntura per traghettare il paese fuori dal tunnel della recessione, e soprattutto sulla capacità di tenuta della società greca esposta a una ulteriore durissima prova, è invece facile, anche alla luce della lezione della storia, decifrare il disegno portato avanti dalla Trojka. 

Perché cresce l’estrema destra

di Serge Halimi
In breve tempo una tessera del domino cadrà: un candidato dell’estrema destra non è riuscito a diventare presidente dell’Austria per soli 30.000 voti. Il giorno prima di quell’elezione, il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Junker, ha avvertito: “Non c’è dibattito o dialogo possibile con l’estrema destra” (1). Ma quale miglior regalo ci poteva essere per l’estrema destra che si vanta di essere al di fuori del sistema, che il tipo di raccomandazione da parte dell’ex-primo ministro del paradiso fiscale del Lussemburgo, che è diventato presidente della Commissione Europea per mezzo di negoziazioni fra la destra e i socialisti? In Austria, la destra e i socialisti hanno governato insieme per 39 degli scorsi 69 anni e sono stati tolti di mezzo nel primo turno delle elezioni presidenziali….

Uno stimolo decentralizzato e un nuovo “whatever it takes” per l’Eurozona

di Guido Iodice e Thomas Fazi 
In un precedente articolo abbiamo evidenziato la necessità di un doppio canale per rilanciare gli investimenti e la domanda in Europa e, lasciandoci alle spalle la crisi, garantire la stabilità dell’eurozona. Il canale “federale”, dicevamo, consiste in una “unione degli investimenti” guidata dalla Banca europea per gli investimenti e dalla BCE. In questo articolo vogliamo invece mettere in rilievo il canale principale, quello nazionale, decentralizzato, ed avanzare l’idea di un nuovo “whatever it takes” necessario per rendere davvero «irrevocabile la moneta unica per tutti e ciascuno dei suoi membri», per citare il presidente della BCE Mario Draghi.

Politica sanitaria e politica politicante

di Gavino Maciocco
Sidney Garfield, medico, figlio di immigrati (padre russo che all’ingresso negli USA aveva adottato un cognome American sounding e madre lituana), nel 1933 si specializza in chirurgia presso il Los Angeles County General Hospital. Siamo nel mezzo della Grande Depressione e il governo Roosevelt decise di avviare un esteso programma di opere pubbliche per dare impulso all’occupazione. Tra queste un acquedotto che che avrebbe dovuto collegare il fiume Colorado alla città di Los Angeles attraverso 150 miglia di territorio desertico. Garfield decise che la sua carriera di medico poteva cominciare di lì, al servizio di 5000 lavoratori impiegati nell’opera. Con un prestito del padre costruì in pieno deserto una piccola struttura sanitaria dotata di 12 posti letto e, insieme a un collega e un’infermiera, iniziò l’attività.

Renzi è peggio di Berlusconi. Intervista a Luigi Di Maio

Intervista a Luigi di Maio di Giacomo Russo Spena
Sfuggente. Intervistare Luigi Di Maio è arduo. Agenda fittissima, con tour europei e italiani, da vero leader del M5S lavora per affermarsi come futuro premier. Seleziona i giornalisti a cui concedere le dichiarazioni, dribbla le questioni più spinose e non ama ritornare sugli stessi temi, soprattutto se scomodi: “Su Pizzarotti ho già detto tutto”. È stanco anche delle polemiche sulla cosiddetta questione morale, “parliamo delle nostre proposte per cambiare il Paese” premette all’inizio della nostra conversazione. 
Impossibile non partire dalla morte di Roberto Casaleggio, il deus ex machina del M5S, e il suo ingombrante ruolo all’interno del MoVimento… 

Terzo settore, un’occasione persa

di Giulio Marcon
La legge delega sul terzo settore approvata definitivamente alla Camera qualche settimana fa non è una bella legge. Di positivo ci sono gli articoli sul servizio civile universale (legato al concetto di difesa non armata e con la possibilità per i giovani immigrati di accedervi) e sul ruolo del volontariato, parte che è stata inserita nel testo dopo le vigorose proteste delle associazioni dei volontari di fronte ad una prima versione della legge che aveva relegato il volontariato ai margini. Servizio civile e volontariato (anche se con diversi limiti) sono i due lati positivi di una legge il cui segno però è un altro: l’apertura del welfare ad una dimensione di mercato dominata delle imprese (sociali) e la creazione di una fondazione (la Fondazione Italia Sociale) come strumento centrale nel finanziamento del terzo settore.

È la Germania che deve uscire dall’euro

di Jörg Bibow 
Le ragioni a favore o contro un uscita della Gran Bretagna dall’UE – #Brexit – sono su tutte le prime pagine. Per il momento, la precedente controversia su una possibile uscita della Grecia dalla zona euro – #Grexit – sembra essere stata messa in secondo piano – con una o due eccezioni, tra cui Christian Lindner, leader del partito liberale tedesco FDP. La maggior parte dei sostenitori dell’UE sono profondamente preoccupati per queste prospettive e per le ripercussioni che ciascuna delle due potrebbe avere sull’unità europea. Eppure, benché siano questioni molto importanti, nessuna delle due dovrebbe distrarre l’Europa dal puntare il dito verso il vero problema: il ruolo dominante e distruttivo della Germania negli affari europei. Non vi può essere alcun dubbio che l’approccio tedesco all’unità europea “orientato alla stabilità” è stato un triste fallimento.

Vivere nell’Antropocene

di Richard Grusin
Cosa si prova a vivere nell’Antropocene? L’esperienza di lettura di tre articoli riportati in prima pagina sul «New York Times» risponde direttamente a questa domanda, come anche ciò che negli ultimi due anni ho chiamato mediazione radicale. Più nello specifico queste storie ci danno consapevolezza che vivere nell’Antropocene significa vivere con la sensazione, più o meno costante, di una catastrofe imminente. Esse evidenziano anche come la natura globale e interconnessa dell’imminente catastrofe sia inseparabile dalla nostra esperienza della realtà della mediazione nelle relazioni umane e non umane che determinano la nostra vita nell’Antropocene. Mi spiego meglio. Il concetto di Antropocene, coniato all’inizio del XXI secolo dal premio Nobel e chimico dell’atmosfera Paul Crutzen postula una nuova epoca geologica caratterizzata da una soverchiante influenza dell’uomo sulla terra.

Flessibilità UE, tiriamo a campare con i decimali

di Guido Iodice 
«Dear Pier Carlo…» scrivono i commissari europei Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici al ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, in una lettera del 20 maggio in cui, graziosamente, l’Europa ci ha concesso l’agognata “flessibilità”. Vediamo prima i numeri: la Commissione ci concede uno scostamento limitato, per quest’anno, allo 0,75% del PIL per gli investimenti (vale a dire il contributo al Fondo europeo per gli investimenti del Piano Juncker) e le riforme. Un’ulteriore minuscola dose di flessibilità, lo 0,10% del PIL, ci viene concessa per le spese legate alla crisi migratoria (0,04) e per la sicurezza (0,06). Si parla quindi di circa 13,6 miliardi che l’Italia potrà spendere in più rispetto a quanto dovrebbe secondo i piani. E qui sta il problema: perché in effetti, nonostante la flessibilità, in questo 2016 l’Italia deve comunque rientrare in un percorso di conso-idamento, tagliando il deficit al 2,3% rispetto all’anno scorso (2,6%). Ma non è finita. In cambio della flessibilità del 2016 dobbiamo essere “rigorosi” nel 2017 e portare il deficit all’1,8%.

La restituzione del “bonus 80 euro”, l’ennesimo pasticcio del Governo

di Davide Serafin
Sono ben 1,4 milioni i contribuenti che lo scorso anno si sono visti chiedere la restituzione del bonus 80 euro, percepito in assenza dei requisiti o avendoli persi nel corso dell’anno. È importante sottolineare un primo aspetto: ci stiamo riferendo ad un fatto accaduto nel 2015 e che diviene palese soltanto in questi giorni, dopo la pubblicazione, da parte del Dipartimento delle Finanze (organo del Ministero dell’Economia), delle statistiche relative alle dichiarazioni dei redditi del 2014. Proprio l’anno in cui è stato introdotto lo sgravio IRPEF per i lavoratori dipendenti facenti parte di specifiche classi di reddito.

Un macigno sul Sultano Nato

di Angelo d'Orsi
Il passato che non passa, torna regolarmente agli onori (o ai disonori) della cronaca. Le scuse o le mancate scuse per i crimini commessi da una nazione ai danni di un’altra (Obama recentemente a Hiroshima per la prima tragica atomica Usa); l’incommensurabile orrore della Shoà, che ci viene ricordato, in ogni modo, quotidianamente; i massacri, le annessioni di territori con la violenza, i misfatti delle potenze coloniali, sono altrettanti capitoli della storia del mondo, davanti ai quali la tentazione è sovente quella giustificazionista (tutti gli Stati sono nati dalla violenza, per esempio), o liquidatoria (ne abbiamo parlato abbastanza). Oppure, sull’altro fronte, si affaccia la tendenza etico-giurisdizionalistica: condanne di tribunali internazionali (spesso dalla dubbia legittimità, come quello sui crimini della ex Jugoslavia) o di parlamenti nazionali.

Ha parlato Visco, con Draghi in testa

di Alfonso Gianni 
Sono davvero lontani, forse definitivamente tramontati, i tempi nei quali il mondo economico, politico, istituzionale e sindacale pendeva dalle labbra del Governatore della Banca d’Italia. Quando quella di Palazzo Koch era considerata l’istituzione più solida e autorevole, non solo in campo finanziario ed economico. Ascoltando l’abbondante relazione letta con aria distesa da Ignazio Visco per oltre un’ora e un quarto, per la prima volta non più davanti alla Assemblea dei partecipanti – essendoci questa già stata lo scorso 28 aprile – ma in ambito più ristretto, non si ha la sensazione di assistere ad un avvenimento destinato a lasciare un segno nella cultura economica e politica del paese. Le Considerazioni finali, man mano che Visco le esponeva, sembravano avvitarsi su se stesse, tornando spesso sugli stessi argomenti, quasi che il loro autore sentisse il bisogno di convincere e rassicurare in primo luogo sé stesso più che la selezionata platea.

Che cos’è guerra?

di Paolo Caffoni
“È come essere in guerra senza armi” si leggeva su The Guardian all’indomani del referendum greco lo scorso luglio. “La Francia è in guerra”, ripete Francois Hollande dopo gli attacchi a Parigi. Prima di lui era la guerra “infinita” di Bush Jr. in Medio Oriente e quella “civile” di Putin sulla Crimea. Ma cosa significano queste affermazioni dopo il 1989, quando l’idea dell’“unica guerra” sembra allontanarsi definitivamente dall’Europa e dagli Stati Occidentali? Ad inizio 2016, a seguito dell’esecuzione di 47 persone, incluso il leader sciita Sheikh Nimr al-Nimr, il vice-cancelliere e ministro dell’economia Sigmar Gabriel è chiamato a “riesaminare criticamente” la vendita di armi all’Arabia Saudita. Secondo un report dell’ottobre 2015, nei primi sei mesi dello stesso anno, la Germania ha permesso l’esportazione di armi verso L’Arabia Saudita per un valore di 178 milioni di Euro, il 50% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

La lenta fucina di un nuovo ciclo di lotte

di Raúl Zibechi
Mentre i grandi media, i partiti e le centrali sindacali si focalizzano sulla crisi politica e la destituzione della presidente Dilma Rousseff, migliaia di giovani stanno vivendo un processo di autoformazione come militanti anticapitalisti. Dalla fine del 2015 è cominciata un’ondata di mobilitazioni di studenti secondari delle scuole situate nei quartieri popolari, che si è tradotta in centinaia di occupazioni dove giovani dai 13 ai 18 anni decidono l’autogoverno scolastico. In queste pagine sono state analizzate le occupazioni di 200 centri secondari nello stato di San Paolo e la sconfitta che i giovani hanno rifilato al governatore conservatore Geraldo Alckmin, che ha dovuto fare marcia indietro sul suo progetto di riorganizzare il sistema educativo chiudendo scuole per risparmiare fondi pubblici.

Lavoro, parola controtempo

Intervista a Stefano Massini di Massimo Marino
Che cosa era il lavoro nel passato e che cosa è oggi, in tempi di fluidità, di mobilità, di precarietà? A questa domanda prova a rispondere Stefano Massini in Lavoro, un libretto della serie “Parole controtempo” del Mulino, dichiarando subito che lui non è un giuslavorista e neppure un sociologo e che perciò non parlerà “del lavoro come fenomeno, bensì come parola”. Lui è consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano, scrittore di teatro, autore di testi molto rappresentati e soprattutto di Lehman Trilogy, uno spettacolo che sta calcando i palcoscenici di tutto il mondo, la storia della dinastia alle origini della banca d’affari Lehman Brothers, una delle protagoniste dell’ultima grande crisi finanziaria mondiale. In questo volume di 131 pagine Massini ripercorre varie questioni partendo dalla consapevolezza che “è fuori dubbio che la parola ‘lavoro’ rappresenti oggi un elemento di acida stonatura, coincidendo con una ferita scoperta, un nodo nevralgico, forse il più doloroso quesito senza risposta dentro un cimitero che alle croci ha ormai sostituito i punti di domanda”.

La resistibile ascesa dell’espropriazione urbana in Europa

di Stuart Hodkinson 
Come rende deprimentemente chiaro questo puntuale articolo, lo sfratto forzato di persone dalle loro case – affittate, di proprietà oppure occupate – è in ascesa in Europa. Per certi versi l’Europa è arrivata tardi al partito globale degli sfratti che ogni anno vede milioni di persone espulse dall’alloggio in tutto il mondo. Nel corso del ventesimo secolo le varie crisi nazionali degli alloggi che hanno afflitto la classe operaia industriale dell’Europa sono state gradualmente domate mediante l’intervento statale come parte di un più vasto accordo keynesiano che poneva il capitalismo occidentale su un corso più socialdemocratico. Il diritto dei possidenti di incassare rendite monopolistiche dalle masse prive di proprietà era temperato dalla creazione di un diritto popolare a un alloggio decente – e alla città più in generale – attraverso la parziale de-mercificazione del tetto.

Ken Loach: punire i poveri è il progetto di Cameron

di Hannah Ellis-Petersen
Il regista Ken Loach non vuole che David Cameron guardi il suo ultimo film, che tratta di disoccupazione, della povertà e dell’aumento dei banchi alimentari in Gran Bretagna oggi, perché punire i poveri fa parte del progetto del primo ministro. La scorsa settimana, Loach è diventato il primo regista britannico ad aver vinto la Palma d’oro a Cannes per due volte dopo che il suo I, Daniel Blake, una polemica sullo stato sociale, è stato premiato. Il 79enne regista aveva già annunciato che avrebbe smesso con la regia, ma era talmente infuriato dalla condizione dei poveri sotto l’odierno governo conservatore da abbandonare l’idea di smettere per fare un nuovo film che affronta il costo umano delle sue politiche.

Aree interne e trasformazione sociale

di Giovanni Carrosio
Da circa tre anni, in Italia, è attiva una politica pubblica nazionale – la Strategia Nazionale Aree Interne – che vuole combattere lo spopolamento delle aree periferiche del nostro paese e affermare un modo di fare politiche pubbliche che non sia cieco rispetto alla straordinaria varietà di situazioni territoriali che lo caratterizzano. Essa rappresenta anche una battaglia culturale, una sfida alla metropolitanità dominante e ai feticci della modernità novecentesca, nel nome di uno sviluppo più equo socialmente e territorialmente. Tra i meriti di questa politica, infatti, vi è quello di avere rimesso in moto il dibattito sullo sviluppo nel nostro paese, partendo non più dai grandi centri urbani e industriali ma dalle aree periferiche, quelle che negli ultimi cinquanta anni hanno subìto un processo di spopolamento, depauperamento e marginalizzazione dai sistemi economici e di potere nazionali.

Berlino, gli armeni e lo schiaffo a Erdogan

di Alberto Negri
Alla cancelliera Angela Merkel sarebbe bastata una Turchia presentabile, da tenere nella sala d’attesa dell’Europa, utile per essere un partner affidabile nella gestione di un paio di milioni di profughi e come alleato nel marasma mediorientale. L’obiettivo forse è destinato a fallire, anche se non è detto che la crisi tra Berlino e Ankara, dopo il riconoscimento del genocidio degli armeni, significhi immediatamente il naufragio dell’accordo sui profughi. Probabilmente si apriranno nuovi contenziosi con Bruxelles. Certo questa intesa, criticata per le sue ambiguità, ondeggia a ogni folata di vento, come il recente siluramento dell’ex premier Davutoglu, e per un semplice motivo: a differenza dei suoi predecessori Erdogan non guarda all’Europa come a una meta da raggiungere.

Lezione d’antifascismo

di Patrizia Buffa
Care ragazze e cari ragazzi, l’anno scolastico volge al termine, eppure sento il bisogno di scrivervi perché vi ho sempre considerati soggetti di diritto e mai semplicemente studenti. Mi rivolgo a voi perché questo, dopo tanti anni d’insegnamento, è il mio modo naturale di situarmi nel mondo, perché è a voi che ho cercato di trasmettere, nel tempo, quel senso permanente di scomodità che consiste nel non sentirsi mai a proprio agio, nell’avvertirsi sempre un poco fuori posto o, come sosteneva Adorno, nell’interpretare la forma più alta di moralità non sentendosi mai a casa, nemmeno a casa propria. Non ho mai avuto quel pudore che induce buona parte degli insegnanti a rimanere dietro un’impenetrabile coltre, in nome di una presunta neutra «professionalità». Sono sempre stata – oggi direbbe qualcuno – «politicamente scorretta».

Produttività, quella sconosciuta

di Vincenzo Comito
Secondo i dati OCSE, il rapporto tra il pil e le ore lavorate, misura corrente della produttività del lavoro, è aumentato in media negli Stati Uniti nel periodo 2005-2014 solamente dell’1% all’anno, contro il 2,7% del 1997-2004. Le cose appaiono anche peggiori per gli altri paesi ricchi: si va da un incremento dello 0,8% (contro l’1,9% per il periodo precedente) per il Giappone, allo 0,7% per la Francia (contro il 2%), dallo 0,8% per la Germania (contro l’1,5%), al 0,4% per la Gran Bretagna (contro il 2,4%). Ricordiamo infine che l’Italia mostra i dati peggiori tra tutti i paesi ricchi. Così tra il 2000 e il 2015 la produttività è aumentata da noi dell’1% in tutto, mentre in Francia, in Germania e in Spagna si è invece incrementata del 17% (fonte: Infodata).

Saharawi: quarant'anni di solitudine

di Christian Elia
Che avesse ancora poco tempo, lo sapeva. E all’ultimo congresso aveva chiesto di non votarlo più, ma lo avevano rieletto con il 90 percento delle preferenze. Come atto di gratitudine estrema, se volete, o come disperata ammissione della mancanza di un’alternativa. Il 31 maggio scorso è morto, in Algeria, a 69 anni, Mohammed Abdelaziz, il segretario generale del Fronte Polisario, presidente in esilio della Repubblica Democratica Araba dei Saharawi (Rasd). E’ morto l’uomo che è stato il volto internazionale della LOTTA del Sahara Occidentale, ex colonia spagnola, contro l’occupazione del Marocco. Ed è difficile, oggi, spiegare che è morto un personaggio chiave di quella che, per motivi differenti, assieme alla Palestina resta una delle ultime lotte dei movimenti di decolonizzazione nel mondo.

Le parole del futuro

di Ilvo Diamanti
Proponiamo anche quest’anno una Mappa delle parole del nostro tempo. Raffigura l’atteggiamento degli italiani (intervistati da Demos-Coop) di fronte a una serie di termini che ricorrono frequenti nei discorsi pubblici e nella vita quotidiana. Raccolti e selezionati dalla comunicazione mediale e dal linguaggio comune. Le parole, d’altronde, non sono solamente un modo per dire e comunicare la realtà. Ma contribuiscono a definirla. A costruirla. Senza parole, la realtà non esiste perché le parole la rivelano. Così, attraverso questo sondaggio, abbiamo cercato di “rivelare” la realtà “rilevando” le parole che utilizziamo per dirla. Abbiamo, dunque, sollecitato gli italiani (intervistati) a esprimere il grado di approvazione/dissociazione, che suscitano le parole selezionate. Ma anche la loro capacità di suggerire il futuro. Oppure di re-spingerlo verso il passato. Ne esce una rappresentazione, a nostro avviso, interessante.

La fabbrica dell’eccellenza

di Francesco Postorino
Beatificata dalla stragrande maggioranza e respinta dai nostalgici egalitari, la meritocrazia subisce un rimprovero pedagogico nell’ultima fatica di Giuseppe Tognon, La democrazia del merito (Salerno Editrice, pp. 112, euro 8,90). Qui si prendono le distanze dal mercato e dalla retorica delle «pari opportunità» in nome di una nuova antropologia del merito fondata sull’ideale democratico. L’obiettivo è denunciare quella «tentazione meritocratica» che cancella le fragilità e perde di vista i segni specifici di ogni essere umano. Non tutto può diventare merce. La ricerca di senso sfugge alle «curve sul profitto» e secondo l’autore riattiva quei luoghi della condivisione illuminati dal dono e dal ruolo trascendentale dell’incontro.

L'implosione del "patto sociale" brasiliano

di Marcos Barreira e Maurílio Lima Botelho 
La vittoria elettorale di Lula e del Partito dei Lavoratori nel 2002 è stata il prodotto del fallimento del modello neoliberista. La stabilizzazione monetaria, nel decennio 1990, non aveva inaugurato una ripresa della crescita; al contrario, aveva avuto come effetto la de-industrializzazione e la disoccupazione di massa. L'aggravarsi della crisi sociale esigeva cambiamenti ed il Partito dei Lavoratori, che aveva portato a termine la sua svolta programmatica, si poteva presentare come unica alternativa di potere realmente capace di attutire lo shock di un processo continuo di svuotamento economico. All'epoca del primo mandato di Lula, tuttavia, un cambiamento nella congiuntura economica mondiale - soprattutto per quel che riguardava i termini internazionali di scambio - aveva permesso una parziale ripresa della crescita. Era stato soprattutto l'aumento dei prezzi delle materie prime, in parte dovuto alla domanda cinese, che aveva consentito il cosiddetto "spettacolo della crescita" ed il "patto sociale" dell'era Lula.

Gente imparata

di Anna Lombroso 
Costretta a malincuore ad una rivalutazione entusiasta dell’avo e della fisiognomica, consiglierei come efficace campagna referendaria per il No di compiere una pubblica e ripetuta ostensione delle immagini tratte dalla sfilata a Via dei Fori Imperiali. Anzi, sbagliavo, la parata si è vista poco, come si sono viste poco le file di poltroncine bianche e vuote, si dirà per ragioni di sicurezza, ma più probabilmente disertate da autorità minori, poco inclini a ricordare una repubblica per celebrare invece un impero tirannico, poco abituati a festeggiare un riscatto, preferendogli la schiavitù, la loro, scelta per appagare ambizioni e consolidare rendite di posizione, la nostra, imposta per ubbidienza a superiori e per sentirsi a loro volta superiori a noi, alla gente comune, a un popolo espropriato di sovranità, certezze, libertà e diritti e ridotto a massa riottosa, a plebe accidiosa, a esercito.

L’Isis e l’Imperialismo Saudita raccontato da Terence Ward

di Enzo Vitalesta 
“Il re è nudo? Lo sanno tutti ma nessuno fa niente e si parla d’altro. Di guerra tra civiltà, tra religioni, tra il mondo occidentale e quello arabo. E mai di imperialismo Saudita – wahhabita che muove le fila della corrente maggioritaria mussulmana sunnita – cioè dei primi finanziatori non solo dell’Isis ma anche del fondamentalismo sunnita che ha dato origine prima alla riconquista Talebana dell’Afghanistan, e poi della nascita di Al Qaeda. E allora perché chi finanzia il terrorismo, le azioni dei “martiri di Allah” che hanno macchiato di sangue anche l’occidente, è il miglior alleato arabo degli Stati Uniti e dell’Unione Europea? Perché si guarda altrove e non in Arabia Saudita dove milioni di petrodollari vengono dirottati verso Raqqa e il sedicente Stato islamico?”

Scuola e nuovi media

di Gabriella Covri
Se il governo Berlusconi aveva posto l’accento sulle tre I (informatica-inglese-italiano), l’attuale governo, pur non dimenticando l’inglese (leggi CLIL), concentra quasi esclusivamente l’attenzione sulla prima I. Sia La buona Scuola che il Piano Nazionale Scuola Digitale mettono al centro la digitalizzazione delle strutture scolastiche, con relativa applicazione di tale metodologia alla didattica. C’è stato un enorme sforzo comunicativo da parte del Ministero, con il coinvolgimento massiccio delle singole scuole che, per digitalizzarsi, hanno dovuto e devono partecipare ai famigerati Pon, progetti finanziati con fondi europei, investendo tempo, energie progettuali di docenti e di un personale amministrativo sempre più oberato, se non paralizzato( causa assenza di turn over e conseguente mancanza di personale) dalla montagna burocratica legata a tali progetti (gestione, monitoraggio e rendicontazione).

La quiete di Draghi, prima della tempesta Brexit

di Claudio Conti
La Bce si prepara a un’estate infuocata, ma prova a mostrare la solita tranquillità. Nella conferenza stampa di ieri non c’erano da comunicare notizie di grande rilevanza, almeno sul piano della politica monetaria. Già la premessa circoscriveva tutto all’ordinaria amministrazione: siamo focalizzati sull’attuazione del pacchetto di stimoli annunciato a marzo. Quindi la tempistica: già elevati da 60 a 80 miliardi mensili gli acquisti di titoli sul mercato, che stanno per comprendere anche le emissini di società private, entro fine mese la prima Tltro2 (asta di finanziamento per le banche, a tassi ventaggiosissimi ma a condizione che quei soldi vengano girati a imprese e famiglie, come prestiti capaci di accelerare un po’ una economia asfittica.

I nipoti del Movimento sociale

di Elia Rosati
Il Movimento Sociale Italiano-Msi (1946-1995) è stato il più grande e importante partito neofascista dell’Occidente, riuscendo a diventare “nel 1972” il quarto partito italiano con l’8,67% (2.900.000 voti), insieme alla componente monarchica (MSI_Destra Nazionale). Guidato per lungo tempo da Giorgio Almirante (1947-1950 e 1969-1987) e successivamente dal suo delfino Gianfranco Fini, il Movimento Sociale ebbe sempre una combattiva pattuglia parlamentare e fu indubbiamente uno degli attori della vita politica repubblicana, anche se, data la sua ideologia, venne sempre estromesso dall’alveo di governo (se si fa eccezione per il tentativo di Tambroni). Soprattutto il MSI fu una casa-madre per tutto il mondo del neofascismo italiano, compresa la sua parte più estrema e rappresentò anche un riferimento, quando non un rifugio, anche per le componenti del terrorismo nero protagoniste della Strategia della tensione.

Afroamericani e palestinesi insieme dimostrano che anche i vinti scrivono la storia

di Amira Hass 
L’olocausto che il capitalismo (la versione europea e quella statunitense mentre si andava formando) ha imposto all’Africa e ai milioni portati come bestiame nel nuovo continente – e sui loro discendenti – aleggia sull’effervescenza di New York. Volteggia sulla febbrilità festosa di una città cosmopolita con la sua presenza ben calibrata di professionisti o giovani neri che giocano a pallacanestro all’angolo della Terza Strada con la Sesta Avenue. (Il termine ‘olocausto’ è fuorviante a causa del suo tratto sovrumano, ma poiché è un termine comune è chiaro e comodo). Così come accade a ogni olocausto, gli effetti del capitalismo sugli africani e gli afroamericani non possono essere cancellati. (L’assenza di nativi nel paesaggio urbano di New York rende più facile celare il loro olocausto).

Signor No

di Riccardo Chiari 
«Noi oggi siamo qua per dire che non resteremo in silenzio. Evviva la Repubblica, evviva la Costituzione così com’è». Tomaso Montanari, storico di un’arte da difendere contro l’asservimento al «mercato», parla in un cinema Odeon strapieno. Tocca a lui, partigiano civile di una Repubblica nata dalla Resistenza al nazifascismo, dare il via a una festa che Sandra Bonsanti (e Maria Rosaria Bortolan) hanno organizzato con cura certosina. Un appuntamento «di alto valore simbolico», ricorda Bonsanti, fondatrice di Libertà e Giustizia, che con Norma Rangeri tiene le fila della discussione. Anche di alto valore pratico: all’ingresso della splendida sala nel palazzo dello Strozzino c’è la fila per firmare i referendum. Tutti, da quello costituzionale a quello sulla legge elettorale, e poi quelli su jobs act, «buona scuola», privatizzazione dei servizi pubblici. Un gruppo di volontarie si sacrifica: per loro «Il futuro della Repubblica.

È nel deserto che nascono i kamikaze

Intervista a Mahi Binebine di Guido Caldiron
Come nasce un kamikaze? È questa la domanda cui ha cercato di rispondere Mahi Binebine all’indomani della strage di Casablanca che il 16 maggio del 2003 fece 41 vittime e una cinquantina di feriti, nel più grave attentato della storia del Marocco moderno. Quella sera, intorno alle 22, una decina di terroristi si fece saltare in aria nei luoghi più frequentati dagli stranieri, turisti o militari, soprattutto statunitensi, o che testimoniavano delle radici cosmopolite e multiculturali della città: l’Hôtel Faran, il Circolo dell’Alleanza israelita, la Casa de España, il ristorante Positano, il cimitero ebraico. I responsabili, si era all’epoca nel pieno del clima post-11 settembre, non venivano però dall’estero, non si trattava di combattenti rodati della causa della jihad globale, bensì, come riveleranno fin da subito le indagini, erano dei giovanissimi, spesso poco più che adolescenti, nati e cresciuti nella locale bidonville di Sidi Mounem, a pochi chilometri di distanza da quel centro cittadino in cui avevano scelto di morire e di dare la morte.

In Brasile è via libera al landgrabbing


di Telesur
L’aumento previsto di proprietà della terra da parte straniera sarà una manna per le industrie del legno, soia e zucchero – e un incubo per i contadini. Il governo del Brasile ha intenzione di alzare i limiti vigenti in materia di proprietà straniera di terreni agricoli, lo ha annunciato Mercoledì il Segretario degli Investimenti Moreira Franco, la persona incaricata delle privatizzazioni per la nuova amministrazione. “Questa proposta rappresenta gli interessi di un’alleanza tra multinazionali dell’agrobusiness, fondi pensione esteri e l’oligarchia rurale brasiliana,” ha detto a Telesur Maria Luisa Mendonça, direttrice del Network del Brasile per la giustizia sociale e i diritti umani. “Sarà aumentata la concentrazione di terra enormi nel paese e la sua dipendenza da materie prime agricole basate su mono-colture per l’esportazione.”

La scienza? Non ammette repliche

di Andrea Capocci
L’ultimo numero della rivista scientifica Nature lancia l’allarme sulla riproducibilità delle scoperte scientifiche. La rivista, la più letta nei laboratori di tutto il mondo, ha pubblicato un sondaggio tra i suoi lettori che denuncia un problema sempre più grave: molti risultati scientifici pubblicati anche dalle maggiori riviste, quando vengono verificati da altri scienziati, vengono smentiti. Si tratta di risultati privi della necessaria riproducibilità, ciò che distingue un semplice dato empirico da un fatto scientifico. Il 70% dei ricercatori che hanno risposto al sondaggio ha dichiarato di non essere riuscito a replicare con successo esperimenti realizzati e pubblicati da colleghi, e il 90% di loro ritiene che nella comunità scientifica vi sia una «crisi» sul piano della riproducibilità.

L’Europa arriva per posta celere

di Il Simplicissimus 
Stranamente, dopo il can can per le presidenziali, non si parla più dell’Austria, né del Brennero, tanto da rendere lecito il sospetto che il Paese si sia dissolto senza un lamento dopo che per una percentuale di zero virgola qualcosa, ha evitato il nazismo secondo l’interpretazione canonica di stampo europeo. Invece l’Austria esiste ancora e sui suoi giornali, a nostra totale insaputa – perché per il nostro bene è opportuno il silenzio – domina un’accanita e drammatica polemica sui brogli che vi sono stati e che assumono un enorme rilievo vista la vittoria del candidato dello status quo europeo per una manciata di voti. Non si tratta di cose da poco, anzi l’elenco dei misteri è molto lungo e coinvolge un numero di voti molto superiore a quello che ha decretato la vittoria di Van der Bellen su Hofer.

Italia ai margini dello sviluppo della green economy

di Roberto Romano
L’Italia è un paese che vive di mode e luoghi comuni. Si parla di innovazione e delle sue implicazioni industriali ed economiche, ma troppi dirigenti e opinionisti sono solo dei ripetitori. È da poco stato presentato lo studio sulle “energie rinnovabili” al Politecnico di Milano, realizzato daEnergy Startegy Group, un report pieno di informazioni utili per chi vuole declinare le nuove politiche industriali e per chi crede nello sviluppo di un nuovo paradigma tecno-economico. Tra le tante informazioni utili, una spiega lo stato e il probabile futuro dell’Italia nella green economy: in Italia“non vi sono … leader tecnologici riconosciuti a livello globale sulle tecnologie chiave delle rinnovabili”.

La borghesia offshore

di Alvaro Garcia Linera
Produrre in un posto, registrare l’impresa produttrice in un altro posto: estrarre profitto in un paese, conservarlo in un altro; risiedere temporaneamente in una nazione ma piantarsi e provare il tutto in un altra: appartenere a una patria però consegnare la propria anima e il proprio destino nelle mani di un’altra patria. Questo è il riassunto della cultura imprenditoriale “Offshore”. La borghesia offshore mantiene un piede nel posto dove genera risorse, estrae materie prime, si approfitta del mercato vincolato, fa affari grazie a favoritismi politici ; però al momento di pagare le tasse, mantiene l’altro piede fuori dal paese, rifugiandosi in paradisi fiscali per non pagarle. Si registra in un impresa offshore per proteggere il proprio patrimonio, nascondendo le sue proprietà e rendendo invisibili i registri contabili.

Il nuovo Senato in cui si votano tra loro

di Giulio Cavalli
Lasciamo perdere Renzi, non diamogli questa soddisfazione e parliamo della riforma costituzionale. Proviamo, per oggi, anche a lasciare perdere chi l’abbia presentata (Boschi, Verdini o chi per loro) e immaginiamo che ce la stia proponendo la persona di cui ci fidiamo di più. Facciamo che il nostro collega o il nostro amico alla solita colazione insieme ogni giorno al bar ci dica che ha avuto una grande idea per superare il bicameralismo. Immaginate che vi dica che il Senato viene abolito, anzi no, vi dice che in realtà non viene abolito ma sensibilmente ridotto e diventa molto meno influente nella tenuta del governo.Non vota la fiducia, per esempio ma si occupa comunque di questioni importanti per il funzionamento dello Stato e le regioni. Vi dice, il vostro fidato amico, che i senatori non saranno mica pagati. Anzi, meglio: otterranno certo la diaria e il rimborso e godranno comunque dell’impunità dei senatori.

Matteo Renzi e Dante Alighieri

di Alberto Olivetti 
Un sindaco di Firenze, che sia buono o non lo sia, può acquistare una facile fama. Firenze è «una delle capitali del mondo», ha detto Matteo Renzi e, fin dal giugno del 2009 («sono il sindaco di una città famosa in tutto il mondo per le sue opere d’arte»), si ingegnò a moltiplicare occasioni a che, vicino al nome di Firenze, fosse posto anche il suo. O accanto a quello di Michelangelo o di Leonardo, quando annunciò il proposito di completare la facciata di San Lorenzo e di recuperare alla luce «La battaglia di Anghiari» in Palazzo Vecchio. Propositi dissennati e lasciati entrambi cadere, ma mosse pubblicitarie perfette: i nomi di Michelangelo, Leonardo e Firenze in giro per il mondo insieme a quello di Renzi Matteo.

Ma il Pd è di sinistra, centro o destra?

di Marco Sferini
Mi capita sovente di stare su Facebook, un po’ per spirito di militanza politica che si esprime anche nell’ormai inflazionato e abusato uso delle reti sociali, un po’ per gioco e un po’ anche per noia. In questo girovagare per la rete, su Facebook, molto meno su Twitter che mi impedisce con soli 140 caratteri di mettere in pratica la mia personale vena polemica, leggo commenti di aderenti al Partito democratico che lamentano le critiche che ricevono in merito all’identità del loro soggetto politico, rispetto alle politiche che mette in essere ogni giorno, rispetto ai piani distinti tra ambito nazionale e ambito locale. La polemica di partenza è, quasi sempre, quella dell’identità dalla quale ne discendono le linee guida delle espressioni pratiche della politica del PD. Insomma, cos’è questo Partito democratico? E’ di sinistra? E’ di centro? E’ di centrosinistra? Oppure si avvia ad essere etichettato come forza conservatrice di destra liberaleggiante-liberista?

Come la Francia coprì le dittature latinoamericane

di Henri Curiel
Sono apparse in queste settimane molte voci e molti articoli sulle dittature sudamericane degli anni 70 e 80, soprattutto in considerazione del processo a Buenos Aires contro alcuni dei responsabili del Piano Condor, un sodalizio criminale anticomunista e antiprogressista, appendice sanguinaria delle dittature cilena, uruguayana, paraguyana, brasiliana, boliviana e argentina, mirato alla repressione e all’uccisione brutale di un gran numero di persone. Nella recente sentenza alla fine del processo di Buenos Aires si sono avute quindici condanne con pene variabili tra 8 e 25 anni di reclusione. Scriveva Santopadre qualche giorno fa su Contropiano: “ A Buenos Aires, Nora con tanti altri familiari di desaparecidos e associazioni per i diritti umani, ha ascoltato in un’aula silenziosa il lungo elenco dei nomi dei 15 condannati e i reati commessi: gli ex ufficiali Santiago Riveros, Manuel Cordero Piacentini e l’agente della Side Miguel Ángel Furci a 25 anni di prigione, e l’ultimo capo della giunta militare argentina, di origine italiana, Reynaldo Bignone, a 20 anni di carcere.

C'è un grande sindaco contro gli Hotspot

di Alfredo Marsala
Oggi arriva Mattarella a Lampedusa. E di colpo ’scompaiono’ i migranti. Nemmeno dieci giorni fa nell’hotspot dell’isola delle Pelagie c’erano 517 persone. Tutti ammassati nella struttura dove i migranti vengono divisi tra profughi e migranti economici, sfregiata dall’incendio che qualche tempo fa mandò in fumo il «padiglione Uno» dopo una rissa tra tunisini e subsahariani. In gran fretta ne sono stati trasferiti più della metà, non si sa bene dove. In contrada Imbriacola ne sono rimasti 220. Il capo dello Stato troverà una situazione tranquilla, ben governata. Decoro, è la parola d’ordine. Ci sono abituati i lampedusani, ogni qualvolta nella loro terra sbarcano le istituzioni tutto deve funzionare alla perfezione. Questione d’immagine. Lampedusa è il primo hotspot creato in Sicilia, anzi imposto dall’Ue, mentre in Europa si alzavano i primi muri, si installavano le reti metalliche ai confini dei Paesi più a est. Poi ne sono stati istituiti altri due, a Pozzallo (Rg) e a Trapani.

Quei palazzi del potere capitale

di Giuliano Santoro 
La profezia nefasta risale all’unità d’Italia. Il ministro delle finanze Quintino Sella auspicò che la capitale dovesse essere tenuta al riparo da conflitti di classe e insorgenze sociali di ogni tipo. L’auspicio venne poi ribadito da Benito Mussolini negli anni del fascismo. Roma doveva ricordare i fasti e la missione storica dell’Impero, essere un esempio per il paese. È avvenuto il contrario, la capitale d’Italia ha rappresentato una mappa in scala dei mali del paese, un plastico dei suoi conflitti e delle sue inerzie. Questo campionario di aporie, inefficienze, punti di frattura, rapporti di dominio e violenza è ricomparso in occasione di Mafia Capitale. Dai diversi fili, non sempre coerenti tra loro, che si dipanano da quell’indagine si muove Andrea Colombo nel suo Marcio su Roma (Cairo, pp. 188, euro 15).

Vogliono privatizzare le Poste italiane

di Franco Bordo
Usare le privatizzazioni per fare cassa è una scelta miope che non porta nessun valore aggiunto al Paese. La decisione presa dal Consiglio dei Ministri di cedere una ulteriore quota di Poste Italiane, pari al 29,7 per cento del capitale in mano al Tesoro, è inaccettabile e presenta pesanti criticità. Il Dpcm di privatizzazione avviene a soli pochi giorni dal passaggio del 35 per cento di Poste dal Ministero dell’Economia alla Cassa Depositi e Prestiti. Passaggio che serve a finanziare un aumento di capitale della stessa Cdp pari a 2,9 miliardi. Insomma una privatizzazione che conviene più al governo che all’utenza. Queste due operazioni segnalano un definitivo sganciamento del Tesoro, e quindi del controllo pubblico, da una delle più grandi aziende pubbliche italiane e apre una fase di incertezza sul futuro dei servizi erogati ai cittadini, a partire dal servizio universale. Con il definitivo passaggio in mani privati si rischia poi di mettere a repentaglio i profili occupazionali dell’azienda.

Armeni, fu genocidio

di Sebastiano Canetta
Una risoluzione del Bundestag scompagina le relazioni con la Turchia e riapre i giochi di strategia dell’Ue sul fronte dei migranti. Ieri quasi all’unanimità il parlamento tedesco ha approvato il testo sul genocidio armeno predisposto da Cdu, Spd e Verdi. Ci è voluto un anno prima di mettere nero su bianco ciò che affermava il presidente della Repubblica Joachim Gauck «Il destino degli armeni esemplifica la storia dello sterminio di massa, la pulizia etnica le espulsioni e persino i genocidi di cui il Ventesimo secolo è segnato in modo così terribile». Immediata la «rappresaglia» turca: il ministro degli esteri Mevlut Cavusoglu ha richiamato ad Ankara l’ambasciatore Husein Avni Karslioglu. E dal Kenya il presidente Recep Tayyip Erdogan ha subito minacciato: «Questo voto avrà un impatto molto serio sulle relazioni tra Turchia e Germania», e non solo perché la «guerra sulla Storia» con Berlino rischia di far saltare l’intesa sull’abolizione del visto per i turchi nell’Ue in cambio degli hotspot nell’Odissea dei migranti.