di Antonio Negri
Si comincia a parlare del “comune” in termini sostantivi. Fino a qualche tempo fa (ed ancora nella giurisprudenza e nel diritto in maniera esclusiva) se ne parlava solo in senso formale, come qualcosa fuori da ogni possibile definizione ontologica – qualcosa che solo il modo di appropriazione, privato o pubblico, qualificava – e dunque faceva esistere. Stiamo quindi uscendo da una lunga storia (ha essa coinciso con l’epoca moderna?) e il comune ci appare come una realtà – meglio, come una produzione. Riprenderò più sotto la discussione su questa definizione. Ritorno ora al nostro tema: l’appropriazione privata del collettivo e del comune. (NOTA: Per una rassegna critica dell’economia politica del comune vedi : Vercellone ed altri (2015), «Managing the commons in the knowledge economy », Report D3.2, D-CENT (Decentralized Citizens ENgagement Technologies).

















































