La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 10 giugno 2016

Il comune come modo di produzione

di Antonio Negri
Si comincia a parlare del “comune” in termini sostantivi. Fino a qualche tempo fa (ed ancora nella giurisprudenza e nel diritto in maniera esclusiva) se ne parlava solo in senso formale, come qualcosa fuori da ogni possibile definizione ontologica – qualcosa che solo il modo di appropriazione, privato o pubblico, qualificava – e dunque faceva esistere. Stiamo quindi uscendo da una lunga storia (ha essa coinciso con l’epoca moderna?) e il comune ci appare come una realtà – meglio, come una produzione. Riprenderò più sotto la discussione su questa definizione. Ritorno ora al nostro tema: l’appropriazione privata del collettivo e del comune. (NOTA: Per una rassegna critica dell’economia politica del comune vedi : Vercellone ed altri (2015), «Managing the commons in the knowledge economy », Report D3.2, D-CENT (Decentralized Citizens ENgagement Technologies).

Dopo la sconfitta di Renzi, che fare?

di Michele Prospero
Perché la sinistra non ha approfittato della sonora sconfitta di Renzi? Il problema, a sinistra del Pd, non è quello di aver lanciato la grande sfida e di aver poi ricavato solo risultati modesti alle urne. Il nodo è soprattutto quello di non essere stati percepiti come una alternativa robusta ovvero utile (e come poteva?) alla disgregazione del Pd, che pare ormai avviata. Il carattere del voto, il trend principale del sistema politico, riguarda il processo di massiccia erosione del consenso al Pd. La sinistra non ha avuto, al momento, la forza di costituire un progetto in grado di raccogliere la fuga degli elettori. E però ha contribuito alla dinamica della diserzione che ha sconvolto gli equilibri elettorali e infranto i sogni di uno sfondamento renziano a destra grazie al recupero dei voti un tempo berlusconiani.

Tornare sui propri passi ovvero storia e memoria degli anni 70

di Sergio Bologna
Un amico, docente alla Bocconi e storico dell’impresa di profilo internazionale, mi ha proposto di partecipare a un progetto editoriale di grande interesse riguardante la storia italiana degli anni più recenti. Lavoro come professionista a partita Iva su temi della logistica e dello shipping da una trentina d’anni, mi impegno come attivista di un neo-sindacalismo della middle class, ma ricerche storiche non le faccio più da tempo, limitandomi a seguire quelle di alcune Fondazioni che mi riservano ancora un posticino nei loro comitati scientifici, in Italia e in Germania. Quindi è con un bel po’ d’incoscienza che ho accettato, tanto più che il tema assegnatomi non è dei più semplici: le lotte del lavoro negli anni 70, un argomento che appartiene in parte al mio vissuto e verso il quale provo un qualcosa di confuso che assomiglia a quel che si dice “un obbligo morale”.

Le diseguaglianze nella salute

di Chiara Saraceno 
Gli italiani sono stati considerati a lungo consumatori compulsivi di medicine ed esami medici. Ora il quadro sembra rovesciato. Stretti tra lunghe liste d’attesa e crescente riluttanza dei medici di base a prescrivere esami clinici per timore di essere sanzionati, sempre più italiani rinunciano a farsi curare e a mettere in atto misure di prevenzione. Un rapporto Istat di settembre 2015, “Le dimensioni della salute in Italia”, segnalava che il nove per cento della popolazione aveva rinunciato nell’anno precedente ad almeno una prestazione sanitaria tra visite specialistiche, accertamenti o interventi chirurgici, pur ritenendo di averne bisogno. Il fenomeno riguardava, ovviamente, i meno abbienti e più al Sud e Isole (in particolare la Sardegna), dove vi è una maggiore concentrazione di povertà e una minore efficienza media del servizio sanitario pubblico.

Lidia Menapace: femminicidio

di Lidia Menapace 
E’ lecito chiedersi se chi parla di femminicidio sappia di che “sparla”. A seguire mail e talkshow si potrebbe dubitarne, senza essere incolpati/e di giudizi temerari. Ordunque: alcuni anni addietro (non sto davvero facendo uno scoop) da Ciudad Juarez(Messico) venne lanciato un allarme per il fatto che lì si erano verificate alcune uccisioni di donne innocenti del tutto, tranne che di essere donne, come se ciò fosse una così grave colpa da “scusare” l’uccisione. E proposero di introdurre una nuova figura di reato, tra le già esistenti, per questa particolare assai diffusa forma di uccisione di persona umana, senza altra colpa che di essere se stessa. Chiesero che ci si esprimesse sulla proposta di introdurre nel diritto internazionale un reato nominato “femminicidio”, cioè uccisione di una donna perchè è una donna.

Intermittenti: la pericolosa “generosità” dello Stato francese

Pubblichiamo la traduzione di questo appello apparso su Libération del 7 giugno 2016 [quil'originale, con la lista dei firmatari]. L’appello raccoglie tra i firmatari, oltreché lavoratrici e lavoratori intermittenti dello spettacolo, i nomi di noti registi e direttori di teatri e istituzioni culturali. Si tratta insomma di una platea ampia che prende qui la parola, nel contesto del movimento francese, per rivendicare la battaglia che gli intermittenti dello spettacolo stanno conducendo. Alcuni elementi, in questo testo ci paiono di particolare interesse: in primo luogo il fatto che, al di là di alcuni passaggi tecnici che riguardano lo specifico della vertenza in corso, vi è contenuto un richiamo esplicito alla possibilità di considerare il modello dell’intermittenza non più soltanto in termini corporativi o settoriali, ma uno strumento da proporre come rivendicazione generale “di flexsecurity per tutti i cittadini” e dunque come terreno di lotta immediato per tutto il cognitariato metropolitano, in Francia ed in Europa.

Le firme del premier, chi le ha viste?

di Massimo Villone
Come era facile prevedere, è grande la rissa su chi ha vinto e chi ha perso nel voto di domenica. Sarà decisivo il ballottaggio in alcune situazioni chiave, come Milano e Roma. Ma c’è un punto che emerge in tutta evidenza: l’architettura tripolare del sistema politico si è consolidata. Lo dicono i risultati M5S nelle maggiori realtà in cui si è votato. E lo dice ancor meglio l’analisi dei flussi elettorali, che vede orientato verso M5S il voto dei giovani e delle classi d’età fino ai 45/55 anni: quelle che sono ad un tempo la spina dorsale del sistema paese e tengono le chiavi del futuro. Del resto, il tramonto del bipolarismo/bipartitismo va ben oltre l’Italia. L’abbiamo visto in tempi recenti in esperienze consolidate come quella britannica e tedesca. Lo vediamo negli scenari davvero inediti delle primarie Usa, in cui in ciascuno dei due partiti storici si danno battaglia candidati portatori di progetti politici che potremmo a buona ragione definire alternativi.

Tra sfruttamento e precariato: indagini sul rapporto tra capitale e lavoro vivo

di Francesco Festa
Il capitalismo è una religione puramente cultuale», sosteneva Benjamin, che fa leva sui desideri diffusi di socialità, espressione e relazione. Il culto idealizza i principi di autonomia e libertà mentre dissemina nel sociale assiomi e ingiunzioni all’azione, a tal punto da far accettare come normale addirittura l’ossimoro di lavoro gratuito. Et voilà: le nuove frontiere del neoliberismo. Se il lavoro è la forma della socialità, con l’irrompere della soggettività nella produzione e nella riproduzione, la dimensione di culto si estremizza. Attraverso il lavoro, anche se deprezzato o non pagato, continua a giocarsi sul piano simbolico l’accettazione all’interno della società. Non fa una piega la tesi di Sergio Bologna, contenuta nel volume collettivo, curato da Emiliana Armano e Annalisa Murgia, Le reti del lavoro gratuito. Spazi urbani e nuove soggettività (ombre corte, pp. 124, euro 12) che insieme al volume di Federico Chicchi, Emanuele Leonardi, Stefano Lucarelli, Logiche dello sfruttamento.

Lavoratori in lotta contro il Jobs Act: l'ora del Belgio

di Clash City Workers 
L’abbiamo detto e scritto a più riprese. Le mobilitazioni dei lavoratori d’Oltralpe contro il jobs act in salsa francese sono state scientemente oscurate dai media nostrani, almeno finché hanno potuto. Poi, quando era ormai impossibile tacere, hanno iniziato con la criminalizzazione del movimento di lotta.Non stupisce dunque che quanto stanno mettendo in campo i lavoratori in Belgio resti ugualmente circondato da un assoluto silenzio. Certo, non si sono raggiunte le vette di Parigi, ma a Bruxelles c’è del fermento. E, cosa ancor più importante, il tutto nasce dall’opposizione dei lavoratori alla riforma del mercato del lavoro in salsa belga. Una riforma che segue, a grandi linee, la direzione del Jobs Act nostrano e della Loi El-Khomri francese. E che sta incontrando la resistenza di migliaia di lavoratori. 80.000 in piazza il 24 maggio a Bruxelles non sono pochi.

L’ideologia di Renzi: la libertà di licenziare non ha tolto i diritti

di Roberto Ciccarelli 
Per l’Istat il Jobs Act ha prodotto 242 mila occupati in più in un anno, tra il primo trimestre del 2015 e il periodo analogo del 2016. Renzi, che prova a darsi coraggio prima della batosta che lo aspetta ai ballottaggi del 19 giugno, ha preso fiato (corto) e haprovato a dare qualche colpo alla cyclette della propaganda. Con il tono della vittima, stavolta ha fatto riferimento al «rancore ideologico» di chi lo critica, sulla base dei dati. «Qualsiasi paese che non vive di rancore ideologico dovrebbe accogliere questi dati con uno sguardo sorridente». Con l’aria di chi porta la verità, e rischiara il cielo dagli stormi dei «gufi» che lo attaccano, Renzi ha combinato almeno altri due pasticci ideologici. Il primo è dovuto alla sua ormai leggendaria incapacità di comprendere i dati sull’occupazione: non solo non ha capito che i dati diffusi ieri dall’Istat riassumono l’andamento annuale, ma per dare fiato alla sua corsa stanca è arrivato a citare i dati dal febbraio 2014: «sono 455 mila posti in più, oltre 390 mila a tempo indeterminato» ha detto ieri davanti alla platea di Confcommercio.

Voterò Raggi, senza dubbi. Intervista a Ignazio Marino

Intervista a Ignnazio Marino di Jacopo Iacoboni
Ignazio Marino, si sta prendendo una rivincita, con le elezioni romane? 
«No. A me quello che sta succedendo, il trionfo della Raggi e il Pd che arranca, non fa affatto piacere. Ma era inevitabile che accadesse. È in atto una strategia suicida del Pd, un partito che ho contribuito a fondare ma così com’è dev’essere totalmente rifondato. Questo non è il mio Pd, un partito che silura il suo sindaco, umilia la città mandando un commissario e poi cerca di imporre come sindaco un fedelissimo del premier ex capo di gabinetto di Rutelli». 
I suoi elettori, quelli che vennero a fare manifestazioni in Campidoglio, per chi hanno votato? 

Lettera aperta a Jill Stein: sconfiggi Trump, crea il movimento per Bernie

di Ted Glick
“Se la Clinton viene candidata e si arriva a una scelta tra la Clinton e Trump, in uno swing state* cioè in uno stato dove sarà importante il modo in cui si vota, voterei contro Trump, e, in base a un’aritmetica elementare questo significa che ci si chiude il naso e si vota per il Partito Democratico. Non penso ci sia nessuna altra scelta razionale. Astenersi dal votare per, diciamo, un candidato che preferite, un candidato di minoranza, equivale proprio a votare per Donald Trump, il che penso che sia una prospettiva devastante.”
– Noam Chomsky, a Democracy Now, 16 maggio 2016
Ho pensato a quello che ha detto Chomsky il mese scorso, quando stamattina ho visto un articolo della probabile candidata presidenziale del Partito Verde, Jill Stein.

Ricostruire dal basso un sistema monetario internazionale in Europa e nel mondo

di Bruno Amoroso 
Il mio amico e collega Jesper Jespersen mi sollecita da tempo a riprendere insieme il progetto di Keynes sulla riforma del sistema monetario internazionale, noto come Bretton Wood. Questo nella convinzione che oggi, come allora (1944), c’è bisogno di una ricostruzione del sistema economico e monetario in Europa e nel mondo, e gli strumenti e le conoscenze necessarie per farlo sono a disposizione. Si è scelta invece la strada della moneta unica e dell’euro, imponendo un processo di integrazione economica a scapito della solidarietà sociale e del co-sviluppo tra paesi, europei e no. Questo non vale solo per il sistema monetario.

Via dalla Cgil

di Giorgio Cremaschi 
I militanti che lasciano la Cgil e che si riuniscono in assemblea a Roma l’11 giugno hanno fatto tutto ciò che era possibile per restare nell’organizzazione. Ovviamente per restarci restando sé stessi. Ma i gruppi dirigenti della Cgil e della FIOM hanno posto a loro esemplarmente, cioè in modo che risultasse da esempio per tutti, l’aut aut. Se quei militanti sindacali avessero continuato nel loro impegno, sarebbero divenuti incompatibili con il loro sindacato, se invece si fossero piegati all’organizzazione, allora questa li avrebbe ancora benignamente compresi nelle sue fila. A Termoli e Melfi un gruppo di delegati della FIOM aveva deciso di organizzarsi per resistere alla oppressione dei ritmi sempre più intensi e della flessibilità selvaggia.

I volti frammentati della precarietà

di Francesco Paolo Cazzorla 
La precarietà è un giorno pieno di alti e bassi; più bassi che alti. La precarietà è l’imprevedibilità di ciò che ti vuole sempre prevedibile. La precarietà è un’”inedita scomposizione della vita quotidiana”, una permeabilità sconsiderata tra tanti ruoli oscillanti, dove la mescolanza tra vita e lavoro fa saltare irrimediabilmente la dicotomia tra pubblico e privato. La precarietà è un affitto da pagare ogni dannato mese, vissuto come una condanna che è stata emessa senza giusto processo. La precarietà è un guardiano di te stesso, senza volto, che gestisce e controlla ogni tua singola mossa economica. La precarietà è un tempo senza tempo: non sai mai se hai iniziato da un pezzo o se devi ricominciare tutto da capo. La precarietà è fare tutto purché si faccia qualcosa; o non fare nulla sperando in quel nulla.

Marinaleda: un'utopia concreta e socialista

di Johan Galtung
Su una strada periferica 108 chilometri a est di Siviglia: un bianco villaggio andaluso dopo l’altro, tradizionali, poveri; e d’improvviso questa realtà super-moderna in cemento, un’utopia per molti! Il concetto base è ben noto: le autorità hanno espropriato terre lasciate incolte nel bel mezzo di un bracciantato disoccupato e alla fame, trasformamdole in una cooperativa comunale con abitazioni molto economiche, asilo d’infanzia, scuole, cliniche. Dietro c’è stata per oltre trent’anni la visione, la sapienza, l’abilità, la volontà del sindaco, Juan Manuel Sánchez Gordillo. Con la mente, una realtà, e la volontà di cambiarla, quella realtà. Qui abbiamo a che fare con qualcosa di più che l’economia e dobbiamo guardare aldilà della dottrina economica per cogliere quel che c’era e c’è in ballo.Sono certo da considerare le vecchie distinzioni fra pubblico e privato e fra proprietà e utilizzo [dei beni]; come pure relativi commenti.

Tutti giù dal carro

di Norma Rangeri 
Chi sale e chi scende dal carro del vincitore ha in comune la dote della velocità, del tempismo. Dalle trionfali elezioni europee del 40% a queste comunali dell’emorragia nelle grandi città sembra trascorso un secolo, e tira aria di un fuggi fuggi generale. Finiti i tempi dei laudatores in fila alla porta di palazzo Chigi e del partito, quando davanti alla televisione assistevamo alle repentine metamorfosi renziane dei fu bersaniani di ferro, quando i cespugli d’ogni stagione erano pronti a fare da contorno al giglio magico. Ancora all’inizio della campagna elettorale per le amministrative, i sindaci sicuri di farcela al primo turno sembravano contendersi il corpo del leader, felici di poterlo esibire ai loro aperitivi (le piazze sono passate di moda, solo i 5 stelle hanno osato chiudere la campagna a piazza del Popolo, premiati dalle urne).

A proposito di Sinistra: ma una battaglia contro i voucher, ad esempio?

di Giulio Cavalli
Io davvero vorrei capire. Sul serio. Metterci testa a costo di spaccarmela su questa sinistra che s’imballa, si conta (e non conta) e continua a perdersi in decine di rivoli. Scotta ancora il deludente risultato delle elezioni amministrative e mentre ci si alambicca sui ballottaggi (degli altri, ovviamente) il Governo consuma l’ennesimo spot sulla macelleria dei voucher. Basta leggere i numeri per capire che i voucher sono la bomboniera perfetta della latitanza politica a tutela del lavoro: un Paese che accetta cosi sommessamente (se non addirittura entusiasticamente) il feticcio della precarietà come soluzione alla crisi è un Paese arreso. Lo smantellamento del sistema di garanzie lavorative (di cui l’articolo 18 è stato solo una parte, pur eclatante) iniziato da Berlusconi e perseguito con cura dai governi successivi (fino all’apice Renzi).

Le nostre 5 domande per il ballottaggio di Roma

di Stefano Fassina
La rilevanza del pronunciamento di un candidato sindaco escluso dal ballottaggio al fine di orientare i “suoi” elettori è decisamente sovrastimata. Tuttavia, è doveroso per l’escluso esplicitare il suo orientamento. Mercoledì, alla Città dell’Altra Economia, abbiamo discusso la nostra posizione insieme ai candidati di Sinistra per Roma e della Lista Civica per il Comune e per i Municipi. Il sottoscritto ha ripetuto quanto dichiarato nella campagna elettorale: le priorità sociali del nostro programma sono marginali nei programmi degli altri candidati. Di fronte a tale valutazione, per il ballottaggio, si può scegliere chi è distante. Oppure, si può fare un’altra scelta. Si può provare a segnalare un dato di primaria rilevanza democratica: nel migliore dei casi, il sindaco di Roma, in una fase straordinaria della città, rappresenterà meno di un quarto dei romani aventi diritto al voto.

Rosarno, modello per il Jobs Act

di Anna Lombroso 
Ricordate? Li avevamo visti quando, nel 2010, erano usciti, ma solo temporaneamente, dalla condizione di invisibili in occasione di uno di quei pogrom domestici messo in atto da due balordi che avevano sparato contro i fantasmi di Rosarno con un fucile ad aria compressa, ferendone un gravemente. Avevamo allora scoperto, ma solo temporaneamente, che vivevano come bestie e come schiavi erano trattati, a centinaia, messi per chiamata dei caporali della ‘ndrangheta a lavorare negli agrumeti, “alloggiati”, si fa per dire, in fabbriche dismesse senza luce e acqua, le stesse che, dopo la loro rivolta di quei giorni, le incursioni dei locali, la repressione e i rimpatri, erano state abbattute dalle ruspe non solo verbali manovrate dal governo Berlusconi – Lega.

Quando i migranti erano portatori di ricchezza

di Adriano Prosperi 
Il contesto in cui viviamo è tale da mettere definitivamente fuori uso ogni residuo di idea della storia come percorso ascensionale, progressivo della cosiddetta civiltà europea. Davanti al mare che inghiotte ogni giorno vite umane e alle folle di migranti che si ammassano davanti ai muri alzati dalla paura della nostra sedicente Unione Europea, gli studiosi del passato sembrano aver poco da dire: come l’angelo di Walter Benjamin, quella che si vede della storia è l’immagine di una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine. E tuttavia dallo studio di altre migrazioni di popoli accadute nel passato emergono constatazioni che possono avere qualche interesse per le discussioni attuali: per esempio quella sui conflitti delle cosiddette “identità”.

Se la crisi della sanità serve alla controriforma

di Ivan Cavicchi
Gimbe (gruppo Italiano per la medicina basata sulle evidenze) è una fondazione che se collocabile per i suoi ideali dichiarati nell’area della cultura di “sinistra”, nel settore sanitario si occupa di formazione e di consulenze. La sua mission è molto collaterale alle politiche del governo: risparmiare denaro pubblico amministrando i comportamenti scorretti dei medici attraverso delle linee guida. Per accreditarsi come difensore della sanità pubblica, ha financo istituito un premio “Salviamo il nostro servizio sanitario nazionale” che però ha assegnato alla Toscana (2014) che con la sua legge di controriforma della sanità si è beccata un referendum abrogativo, poi al Ministero della salute (2015) che non è certo estraneo allo sfascio del sistema pubblico, e infine alla senatrice De Biasi (Pd), presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato (2016), nota per esser da sempre davanti al “bivio” privato/pubblico.

Segnali elettorali: dall’ottimismo forzato alla morte del bipolarismo

di Ida Dominijanni
Stanca, impoverita, disincantata, la società italiana si è svegliata domenica mattina un po’ meno pigra del solito e ha dato al sistema politico due segnali inaggirabili. Il primo: la narrativa renziana dell’ottimismo forzato, del riformismo forzoso e del leaderismo rafforzato non convince e non vince. Il secondo: il bipolarismo italiano, già morto alle elezioni politiche del 2013, adesso è anche sepolto. Il Movimento 5 stelle, l’alieno venuto tre anni fa a fare da terzo incomodo fra un centrodestra e un centrosinistra già pericolanti dopo il tramonto di Berlusconi, si è installato stabilmente nell’immaginario politico nazionale e a fermarlo non sono bastati gli scongiuri del novello partito della nazione, né nella versione piatto unico né in quella con contorno di Verdini.

L’articolo 18 vale per i dipendenti pubblici, ma non per i neo-assunti con il Jobs Act

di Roberto Ciccarelli 
«Il licenziamento del personale del pubblico impiego non è disciplinato dalla “legge Fornero” bensì dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori». Lo ha stabilito la Corte di Cassazione nella sentenza 11868 della sezione Lavoro depositata ieri. La Cassazione ha accolto le ragioni del ministero delle Infrastrutture e trasporti contro la sentenza della Corte d’appello di Roma del dicembre 2014 sul caso di un funzionario licenziato perché faceva il doppio lavoro. La Corte d’Appello di Roma gli aveva riconosciuto sei mesi di indennità risarcitoria, come prevede la legge Fornero nel caso di licenziamenti legittimi ma con violazione delle procedure di contestazione disciplinare. Nel ricorso in Cassazione il ministero aveva fatto reclamo contro i sei mesi di risarcimento. La Corte ha stabilito che per il pubblico impiego valgono le garanzie dello statuto dei lavoratori del 1970: in caso di licenziamento senza giusta casa, il lavoratore va reintegrato sul posto di lavoro e non semplicemente indennizzato.

Libertà e liberalismo: crinali scoscesi e accidentati

di Paolo Ercolani 
Se c’è una parola che può assurgere al rango di epitome di un’intera epoca, quella bisecolare in cui si sono scontrati liberalismo e socialismo (1789-1989), tale parola risponde al nome di «libertà». Un’operazione sensata, però, a patto che non si tenda a riferirsi a questa parola come a un qualcosa di vuoto e sterile, scollegato dalle determinazioni concrete del vivere storico e sociale e quindi metafisico, fino a ridurla a un feticcio buono per la retorica più vieta. La condizione è quella di non considerare l’uomo libero e la libertà come un qualcosa di dato a priori, stabilito ex-ante in termini trascendentali o moralistici, bensì come un ideale regolativo che sta davanti all’individuo, per la cui conquista occorre operare all’interno di un contesto (quello politico-sociale) caratterizzato dal conflitto e regolato da precisi rapporti di forza.

Continuano blocchi e scioperi, il governo francese ‘nel pallone’

di Marco Santopadre
“Il preavviso dello sciopero dei piloti di Air France dall’11 al 14 giugno è stato mantenuto”. Ad annunciarlo sono stati oggi i tre sindacati dei piloti dopo il fallimento dei negoziati con i vertici della Air France che insiste sul taglio degli stipendi. I sindacati hanno respinto un nuovo protocollo trasmesso dalla direzione di Air France nella notte, quasi “un copia e incolla” del precedente senza “nessuna proposta” che permetta di revocare lo sciopero indetto dall’11 al 14 giungo, in pieno Euro 2016, il cui fischio di inizio è atteso domani allo stade de France. 

Jill Stein a Bernie Sanders: uniamo le forze per continuare la tua rivoluzione politica

Praticamente nessun media ne parla – Democracy Now! è un’eccezione – ma Hillary Clinton non è l’unica donna che punta a partecipare alle elezioni di novembre: Jill Stein, medico del Massachusetts, è vicina ad assicurarsi la nomination come candidata presidenziale del Partito Verde, dopo aver vinto 20 delle 21 primarie tenutesi finora, in vista della convenzione nazionale che si svolgerà a Houston in agosto. “Il mio piano Potere alla gente” spiega “crea un profondo cambiamento del sistema, passando dall’avidità e lo sfruttamento del capitalismo dominato dalle multinazionali a un’economia che mette al centro l’essere umano e antepone la gente, il pianeta e la pace al profitto.

L'Io, l'establishment e i suoi nemici

di Alessandro Gilioli
Non avendo l'anello al naso, è opportuno fare una robusta tara sul presunto "asse populista" Salvini-M5S, in vista dei ballottaggi. Ed è la tara della propaganda elettorale ispirata, con ogni probabilità, dal burattinaio della comunicazione renziana Filippo Sensi. Intendo dire che se oggi tutti i media o quasi scoprono similarità (o addirittura "accordi segreti") tra la Lega e i Cinque Stelle, è anche per allontanare l'elettorato di sinistra dalla tentazione di votare al ballottaggio i candidati Cinque Stelle: e una reale o presunta parentela tra grillini e leghisti svolge una funzione utilissima in questo senso. D'altro canto il giornale più esplicito, in questo senso, è proprio l'Unità, che titola in prima, a tutta pagina, "Carroccio a 5 Stelle".

La logistica come lente sul presente globale

di Niccolò Cuppini e Mattia Frapporti
Una ricerca sui dispositivi di organizzazione del nostro tempo richiede l’adozione di prospettive in grado di attraversarlo, sia storicamente sia nelle sue complesse geografie. Uno dei vettori privilegiati per svolgere questa strategia di ricerca è quello della logistica, da intendersi in via preliminare quale eterogeneo apparato di tecniche, saperi e infrastrutture finalizzati alla circolazione (in primis delle merci). Le radici della logistica vanno rintracciate nelle nuove necessità militari e commerciali nate dalla «scoperta» di inedite dimensioni spaziali nella prima età moderna. Nel corso dei secoli, poi, la nuova logica della circolazione pervade gli spazi di terra e di mare, penetrando all’interno delle stesse aree urbane, con la costruzione delle prime metropolitane e dei grandi assi viari che nel Novecento saranno riempiti dalle automobili.

Gentrification: tutte le città come Disneyland?

di Francesco Gastaldi
Se volete sapere qualcosa di più su gay gentrification, pink economy, social mixing,marginal gentrifier, studentification, family gentrification e new cultural class il libro di Giovanni Semi - Gentrification. Tutte le città come Disneyland?, edito da il Mulino nel 2015 - fa sicuramente al caso vostro: vi troverete molte risposte, ma al contempo lo lascerete con nuovi dubbi su cause ed effetti delle trasformazioni nella città contemporanea occidentale. L'autore, partendo da un'ampia e aggiornata rassegna della letteratura internazionale e dall'osservazione attenta di quattro casi studio di città italiane - il centro storico di Genova, il Quadrilatero Romano e San Salvario a Torino, il quartiere Isola a Milano, il Pigneto e il rione Monti a Roma - si interroga sulla gentrification tentando di rispondere alle sempre più ricorrenti domande sul tema: si tratta di un fenomeno positivo o negativo?

Legge sul negazionismo. Revisionismo e uso politico della storia

di Franco Astengo
La Camera dei Deputati ha approvato la legge che condanna il “negazionismo”: un provvedimento atteso e che dovrà essere applicato. Non si risolve, però, per via legislativa il tema che pone Alberto Melloni scrivendo sulle pagine culturali di Repubblica un testo cui è stato assegnato il titolo: “La memoria e la storia di fronte al male”. Un titolo fortemente esemplificativo del dilemma che, provvedimento legislativo o non provvedimento legislativo, rimane comunque davanti al nostro modo d’essere nella modernità. Scrive a un certo punto Alberto Melloni: “ Quel tipo di conoscenza del passato moderno che noi chiamiamo “storia” è figlia di una tradizione millenaria di esplorazione del passato, ma non meno della secolarizzazione della “teodicea”. Dalla metà del secolo XVIII anziché chiedere conto a Dio del mondo in un processo a cui Leibniz diede quel nome (teodicea), abbiamo imparato a chiedercene conto, in un processo fra noi umani di cui la “storia” è parte”.

Lo spartiacque della Resistenza femminile

di Sandro Moiso
Torna sui banchi delle librerie, a quarant’anni dalla sua prima edizione per La Pietra e a tredici dalla sua prima ristampa, sempre per Bollati Boringhieri, un testo che all’epoca segnò, e per molti versi segna ancora, uno spartiacque per la narrazione e la ricostruzione delle vicende sociali, politiche e militari connesse alla Resistenza, sia durante il fascismo che negli anni ella guerra civile italiana. Un libro che apriva più di uno spiraglio, si potrebbe anzi dire una vera e propria nuova strada per gli studi su quel periodo storico. Un percorso caratterizzato, e questo ne costituiva il vero motivo di interesse e di novità, dalla “scoperta” dell’importantissimo contributo dato dalle donne alla sconfitta del fascismo e del nazismo sul suolo italiano.

La disciplina dell’industria finanziaria sarà storia se sarà approvato il Tisa

di Pete Dolack 
Il più segreto degli accordi internazionali di “libero scambio” in corso di negoziazione nel mondo è l’Accordo sul Commercio di Servizi [Trade in Services Agreement – TISA], che potrebbe anche essere il più draconiano a tutt’oggi. Se il TISA dovesse entrare in vigore la disciplina dell’industria finanziaria sarebbe in effetti vietata, le privatizzazioni sarebbero accelerate e i sistemi di previdenza sociale sarebbero potenzialmente a rischio di privatizzazione o eliminazione. L’Accordo sul Commercio di Servizi è un piano di riserva delle imprese multinazionali nel caso non siano portati a compimento il Trans-Pacific Partnership e il Transatlantic Trade and Investment Partnership. E’ promosso come il diritto di assumere il contabile o ingegnere di vostra scelta, ma in realtà è mirato a consentire all’industria finanziaria di passare con gli scarponi sui paesi di tutto il mondo.

Verità e giustizia per Sekine Traore

di Comitato Verità e Giustizia per SEKINE TRAORE
Un uomo è un uomo. Una vita è una vita. Un omicidio è un omicidio.
27. Gli anni. Ma non era un universitario fuori corso come molti suoi coetanei calabresi, laureandi in disoccupazione. Fuori sede, sì, all’accademia della sopravvivenza per lavoratori stranieri saltuariamente occupati e strutturalmente supersfruttati.
3. le volanti. 2 dei Carabinieri e una della polizia. = 6? Almeno… 2 per macchina, si suppone. Se non di più. I testimoni riferiscono 7.
?. Il tempo trascorso tra l’arrivo degli agenti e la morte violenta per colpo d’arma da fuoco all’addome. Il comunicato dell’Arma segnala l’orario della rissa ma non quello del decesso e tantomeno quello dell’arrivo delle volanti.
400. Circa. Ancora. In tendopoli. Senza soldi senza cibo senza lavoro…

Le piazze si colorano di tute blu: «No ai salari ad personam»

di Antonio Sciotto
In piazza per dire no alle proposte di Federmeccanica e rivendicare più salario per tutti. I metalmeccanici non si sono fatti fiaccare da sette lunghi mesi di trattativa, con le imprese rimaste immobili sempre sullo stesso punto: gli aumenti saranno assicurati solo al 5% dei lavoratori, per tutti gli altri si vedrà azienda per azienda. Ieri sciopero e manifestazioni in tante città italiane, da Milano a Torino a Vicenza, fino all’Abruzzo e al Molise. Le proteste proseguiranno oggi, e poi mercoledì 15, toccando tutte le regioni. «Ci accusano di essere vecchi, ideologici – dice dal palco di Milano Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl – Ma piuttosto non sono gli industriali a proporci un modello ottocentesco? Vogliono concedere gli aumenti solo ad personam, magari a chi se ne sta ben lontano dal sindacato».

Il continente rimosso del «nuovo pensiero»

di Valentino Parlato 
Ho letto e riletto Quel che resta di Marx. Rileggendo il Manifesto dei comunisti (Salerno Editrice, pp 98, euro 8,90), questo distillato libro di Giuseppe Vacca e mi ha molto intrigato. Provocatorio, il titolo sembrava indicare quel che di Marx andrebbe buttato nella spazzatura della storia e, invece, al contrario, Vacca ne ribadisce l’attualità del pensiero, fondandosi sulla lettura del Manifesto e senza arrampicarsi sui Grundrisse. La tesi di questo saggio – scrive Vacca a conclusione della sua premessa – è che la carenza di ricostruzioni soddisfacenti della storia mondiale contemporanea sia dovuta anche all’emarginazione del pensiero di Marx.

In Spagna Unidos Podemos fa crollare i socialisti

di Afp
Il Partito socialista spagnolo (Psoe) ha dato il via il 9 giugno alla più difficile campagna elettorale della sua storia, precipitando dietro alla coalizione guidata da Podemos nei sondaggi per le elezioni del 26 giugno. “I socialisti? Sono sempre più simili al Partito popolare (Pp, conservatori al potere). Alla fine, quello che offrono è che tutto rimanga lo stesso”, sostiene un medico di 28 anni, Francisco Marchante, ex elettore socialista incontrato a Madrid a tre settimane dal voto. “Penso che il Psoe oggi non sia socialista”, insiste, ricordando i vari scandali di corruzione che coinvolgono anche alcuni dei suoi politici, oltre a quelli di destra. Il 26 giugno Marchante voterà per la nuova coalizione Unidos Podemos, formata dal partito anti austerità Podemos e dalla formazione ambientalista e comunista Izquierda Unida.

Lettera al mio stupratore

di una ragazza stuprata a Stanford, Usa
Inizio chiedendo scusa. Chiedo scusa perché tradurre questa lettera non è stato facile e perché la traduzione perfetta, purtroppo non esiste. Se qualcuno di voi volesse confrontare questo mio testo con la sua versione originale in inglese, troverà che in alcuni punti, viste le strutture grammaticali inconciliabili tra inglese e italiano, ho dovuto apportare qualche piccola modifica. Vorrei qui dichiarare che nessuna modifica però è stata effettuata sul corpo semantico del testo, che anzi ho cercato sempre e strenuamente di rendere perfettamente, fino all’ultimo rigo. Il tutto perché volevo concedere a questa donna un altro po’ di giustizia, anche in una lingua diversa dalla sua, e far conoscere la sua storia anche a questo paese, che non è senz’altro estraneo ai casi di stupro.

L’Alba si schiera con Maduro

di Geraldina Colotti 
Per applicare la Carta democratica al Venezuela, “ci vuole un bagno di sangue”. Così la pensano i circoli “uribisti” di Colombia e chi ne tira i fili a Washington. Secondo un’informativa dei servizi segreti venezuelani, illustrata ieri dall’ex presidente della Camera, Diosdado Cabello, un gruppo di 7 ufficiali e sottufficiali delle forze speciali Usa si è riunito a fine maggio sull’isola di Aruba. Ha soggiornato al Marriot Aruba Resort e trascorso la notte al casino Stelaris dell’hotel. Gli ufficiali hanno fatto ritorno alla base del Comando Sur, in Florida, “a bordo di un Atr 42 bianco-azzurro, identificato con il numero 38-106”. Secondo l’intelligence bolivariana, si è trattato di una ricognizione a fini bellici “per paralizzare le attività delle raffinerie del Paraguana e lasciare senza combustibile buona parte del paese”.

Ora lo fischiano anche in platea

di Domenico Cirillo
Silvio Berlusconi, che questa platea ha conquistato e fatto ridere tante volte, raccontando apologhi sul libero mercato e bazellette sui suoi capelli, giace costretto in un letto di ospedale a Milano. Matteo Renzi, ospite d’onore per la prima volta all’assemblea generale di Confcommercio (negli anni scorsi c’era stata la ministra Guidi che fu), prende il testimone dal presidente Carlo Sangalli, che pure qualche complimento glielo fa (ma quanti in passato a Berlusconi). E Renzi comincia il suo intervento con la parola «coraggio». Dopo qualche minuto iniziano a fischiarlo. Il presidente del Consiglio non ha grandi cose nuove da rire. Il suo è il solito elenco dei successi del governo, che comincia con la flessibilità europea e passa dallle riforme costituzionali al Jobs act. Poi c’è il bonus di 80 euro.

Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non l’ucciderete mai

di Tiziana Barillà
10 giugno 1924, ore 16.15 circa. Giacomo Matteotti esce di casa per recarsi a Montecitorio. Percorre il lungotevere Arnaldo da Brescia per poi tagliare verso Montecitorio. Giunto agli archi di Porta del Popolo, ad attenderlo, c’è un’auto con a bordo Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo: agenti della polizia politica. Lo aggrediscono, Matteotti si divincola buttandone uno a terra. Arriva un terzo che lo colpisce al volto con un pugno. E intanto gli altri due lo caricano in auto. La rissa prosegue, Matteotti lancia dal finestrino il suo tesserino da parlamentare. Matteotti non si ferma. Uno degli agenti, Giuseppe Viola, estrae un coltello e lo colpisce sotto l’ascella, poi al torace, fino a ucciderlo dopo ore di agonia.

Nella città informale degli schiavi

di Angelo Mastrandrea
Il bar dov’è stato ucciso Sekine Traorè è stato messo in piedi in una delle tende azzurre con la scritta «Ministero dell’Interno». Dall’ingresso principale della baraccopoli di San Ferdinando ci si arriva voltando a sinistra dopo aver superato una macchia di bruciato che è tutto quel che rimane di un’altra tenda, carbonizzata dall’esplosione di una bombola del gas, più avanti, una bancarella improvvisata di abbigliamento. Alcuni immigrati – come il ventisettenne maliano ucciso da un carabiniere l’altra mattina – vi trascorrono intere giornate, bevendo alcol di pessima qualità e a volte inveendo contro la sorte che li ha costretti ad abbandonare i paesi di provenienza per incontrare l’Italia peggiore.

L’appello della famiglia Regeni: «Rompete il muro di silenzio»


di Eleonora Martini 
«Ribadiamo la necessità di rompere il muro di silenzi e bugie intorno all’uccisione di nostro figlio». Lancia un appello ancora più accorato, la famiglia Regeni, «alla luce delle ultime notizie apparse su Repubblica circa l’esistenza di una testimonianza che potrebbe far luce sulle circostanze del sequestro e della uccisione di Giulio». E lo fa a trecentosessanta gradi – dal Cairo a Cambridge – «affinché tutti coloro che possono contribuire alle indagini lo facciano senza remore, anche recandosi presso le nostre ambasciate all’estero». Sono piuttosto inquietanti, infatti, alcuni particolari contenuti in un documento anonimo recapitato all’ambasciata italiana in Svizzera di cui dà notizia il quotidiano diretto da Mario Calabresi.

Non schieratevi con la parte oscura

di Marjorie Cohn
Mentre ieri ero seduta al sole di San Diego, fuori dal Qualcomm Stadium, ascoltando Bernie Sanders, sono stata colpita dal sorprendente contrasto tra il Senatore e Donald Trump, particolarmente sul problema della razza. Sanders ha messo in rilievo la giustizia sociale, citando il coraggio degli afro-americani e dei loro alleati che hanno combattuto contro il razzismo e l’intolleranza durante il periodo delle leggi segregazioniste di Jim Crow. Ha parlato delle migliaia di lavoratori privi di documenti che vengono brutalmente sfruttati, stressati e sottopagati, e ha promesso di mettere alle attuali politiche di espulsione. Sanders cerca di “unire, non di dividere le famiglie.” E vuole “fondamentalmente cambiare” l’oppressivo rapporto del governo con la comunità dei Nativi americani.

Colombia: 120.000 voci contro l’estrattivismo

di Valentina Camacho Montealegre
Venerdì 3 giugno i dipartimenti di Caquetá, Tolima e Quindío si sono mobilitati contro la locomotiva energetico-mineraria che il governo di Juan Manuel Santos pretende di imporre alle comunità in tutto il territorio colombiano. La Marcia Carnaval è una proposta di mobilitazione in cui le comunità cercano di manifestare in modo pacifico, allegro e colorato a favore della vita e della natura e contro i progetti minerari su larga scala. Questa protesta si è trasformata in un simbolo di resistenza all’estrattivismo. A Tolima si mobilitano più municipi ogni anno che passa e quest’anno si sono aggiunti Armenia e Florencia. La prima Marcia Carnaval ha avuto luogo a Ibagué nel 2011, con la partecipazione di circa 12.000 persone.

Renzi indora la pillola per nascondere un nuovo massacro sociale

di Unione Sindacale Di Base
Non abbiamo ancora digerito gli effetti dell’ultima Legge di Stabilità, che del resto si protrarranno nel tempo sommandosi alle misure decise nelle finanziarie dei decenni passati, che già si torna a parlare dei prossimi tagli. Entro il 15 Ottobre infatti si dovrà confezionare e spedire a Bruxelles la nuova Legge di Stabilità. Fino al 3 Giugno, si è detto, abbiamo lavorato solo per pagare le tasse. Proprio così, 5 mesi dei nostri stipendi e salari se ne sono andati in TASSE. Badate bene: solo dei nostri guadagni, perché la marea di imprenditori, gioiellieri, dentisti ecc. che dichiarano meno di 15.000 euro l’anno di reddito potranno invece godersi il sole tutto l’anno nei più bei paradisi fiscali del mondo!

I lati oscuri di un calvario

di Annamaria Rivera
Un mese fa, a Basilicagoiano, frazione a pochi chilometri da Parma, un cittadino tunisino sui trent’anni, Mohamed Habassi, veniva ucciso nel modo più atroce – con sevizie, mutilazioni, torture – da quello che, solo per l’analogia nel modus operandi, ho definito una sorta di squadrone della morte: concordato e capeggiato, dicono finora le indagini, da due “insospettabili” benestanti parmigiani ultraquarantenni, rei confessi, a loro volta spalleggiati da quattro operai romeni, reclutati per il raid mortale. Numerosi sono i nodi che l’inchiesta giudiziaria ha da sciogliere: non da ultimo quello del lungo calvario inflitto alla vittima senza che alcuno intervenisse, nonostante le grida laceranti; se non i carabinieri, ma tardivamente, quando la morte era ormai sopraggiunta dopo una non breve agonia.

Quel cuneo tra Pd e M5S

di Claudio Grassi
Tutte le tornate elettorali offrono importanti elementi di riflessione e anche queste ultime ne offrono molti. Il problema è, come spesso accade, che tra qualche giorno nessuno li terrà più in considerazione. Per esempio: qualcuno ha più parlato del fatto che nella regione che ha sempre avuto il tasso più alto di partecipazione al voto, l’Emilia Romagna, alle ultime regionali ha avuto, in un colpo solo, il primato (strappato alla Calabria che votava lo stesso giorno) della regione con il più alto tasso di astensionismo? Mi era sembrata una cosa enorme, ma nessuno ne ha più parlato. Temo che anche le cose rilevantissime evidenziate dal voto di ieri avranno la stessa sorte.

Francia: la polizia si accanisce perfino sui bambini

di Olivier Bénis
Veicoli della polizia che caricano un corteo, manifestanti e giornalisti manganellati, studenti di un liceo feriti … Gli eccessi da parte della polizia sembrano moltiplicarsi questa settimana. Manuel Valls [Primo ministro francese, Ndr] assicura che essa è tuttavia “fortemente inquadrata, fortemente controllata.” Ultimo evento registrato, che ha sconvolto molti a livello locale e più ampiamente sui social network: il ricovero di tre bambini a seguito di un intervento della polizia per rimuovere l’ingresso della scuola Surcouf a Saint Malo dai genitori degli studenti che protestavano contro la sua chiusura. “Uno dei bambini ricoverati in ospedale ha una gamba rotta e un altro un polso rotto. E un terzo studente ha un ginocchio ridotto male”, spiega alla Reuters Gwenaël Lepaih, segretario regionale dello SNES [Sindacato nazionale degli insegnanti di secondo grado, Ndr], che evoca anche “lesioni psicologiche” e studenti “molto scioccati”. Altri otto bambini sono stati leggermente feriti.

giovedì 9 giugno 2016

Reddito per tutti: prossimamente su questi schermi. Intervista a Christian Marazzi

Intervista a Christian Marazzi di Cristina Morini 
Alcune importanti riflessioni (e visioni) di Christian Marazzi a partire dal referendum sul reddito incondizionato per il quale si è votato in Svizzera domenica 5 giugno scorso. La proposta, sostenuta da un gruppo indipendente, è stata respinta dagli abitanti dei cantoni della Confederazione. Tuttavia, la prova svizzera ha aperto un dibattito molto importante e ha schiuso l’orizzonte “all’ineluttabilità” del reddito.
Ti chiedo innanzitutto di inquadrare, a livello generale, il referendum sul reddito per il quale si è votato in Svizzera il 5 giugno scorso
"La prima osservazione che vorrei fare è che questa iniziativa è partita da un gruppo promotore sganciato da un tessuto sociale, da legami con quelli che chiamiamo “movimenti sociali”.