La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 8 luglio 2016

Per una rifondazione costituzionale dell’Unione

di Luigi Ferrajoli
1. L’assurda architettura dell’Unione Europea: una federazione in senso giuridico senza unità politica né democrazia 
Stiamo assistendo al fallimento di quella che è stata la più straordinaria e promettente innovazione istituzionale del secolo scorso: il progetto di integrazione europea. Questo fallimento è in realtà un suicidio, dato che è stato provocato in gran parte dalle politiche autolesioniste dell’Unione Europea. (…). Per comprendere le ragioni di questo fallimento-suicidio occorre muovere da un dato solitamente misconosciuto. Di solito si lamenta la mancata integrazione istituzionale dell’Europa: il fatto che l’Unione Europea, benché politicamente integrata, non sia ancora, sul piano giuridico e istituzionale, una vera federazione. Io penso invece che questa tesi vada ribaltata.

Finanziarizzazione, politica e socialismo. Intervista a Yanis Varoufakis

Intervista a Yanis Varoufakis di Casey Jaywork 
Noi di Seattle abbiamo la presunzione di definirci come un laboratorio della democrazia: abbiamo l’ambizione di cercare e di trovare soluzioni ai problemi nazionali e anche a livello mondiale. Per quanto riguarda gli argomenti di cui ti occupi, pensi che possiamo riuscire a realizzare le nostre aspirazioni? "Sognare utopie è il sale della terra. E' l'essenziale. Una città come Seattle può essere il luogo giusto perché combina in sé un movimento progressista, una lunga storia di lotta, innovazione tecnologica e capitale finanziario di alto livello. In una sola città si trova tutto, e ciò è atipico nel contesto degli Stati Uniti...

Dal Leave al populismo

di Girolamo De Michele
Alla fine, i commenti pro-Brexit politicamente sinistri sembrano essersi basati sulla – se non fermati alla – lettura di titoli e prime righe dei giornali: tanta, troppa fretta di dichiarare col Leave il ritorno della rude razza pagana neiworking poor inglesi, di ritrovare nell’east London la piazza Statuto del terzo millennio, e nei portuali di Sunderland i nuovi camalli. Soprattutto, tanta, troppa fretta di approdare a una rassicurante descrizione della società britannica divisa fra una minoranza giovane, colta e agiata (City + Erasmus generation + white collars) e una maggioranza di anziani, precari, ex-lavoratori e imprenditori, poco scolarizzati e inclini a rozzi costumi.

La Costituzione bottino di guerra

di Livio Pepino
Quando mancano tre mesi al referendum sulla riforma costituzionale, la Confindustria, il presidente del Consiglio e l’immancabile presidente della Repubblica emerito si scatenano preannunciando, nell’ipotesi di vittoria del No, sfracelli indicibili, tra i quali spicca – tragedia senza pari – il ritorno del giovane e incompreso premier alla natia Firenze. Ce ne faremo una ragione. Ma, intanto, è utile ricordare gli sconquassi che una vittoria del Sì provocherebbe sul sistema politico (ben più rilevanti delle personali fortune di Matteo Renzi e del suo entourage).

Renzi ha ragione: il reddito di base è un messaggio «devastante»


di Tiziano Trobia
Sarà sicuramente colpa nostra, saremo osservatori poco attenti dei fatti nostrani e avremo la colpa di concentrarci sulle inezie più che sulle cose che contano: continuiamo infatti a vedere e dipingere un paese da «gufi», mentre tutto sembrerebbe essere molto diverso. Matteo Renzi, dopo lo schiaffo elettorale, gira per l’Europa raccontando del suo salvificoMigration Compact e di come tutti dovrebbero prendere esempio, si gode la sua posizione di leader di un grande paese europeo e sulla Brexit ricopre il ruolo del poliziotto (semi)buono invitando tutti alla calma e dichiarando di voler svolgere un ruolo di ponderata e razionale mediazione tra chi vuole mandare un segnale a tutti, imponendo tempi e condizioni molto dure, e la Gran Bretagna, che tanta fretta non sembrerebbe avere.

Labour Calling. Corbyn e la crisi della sinistra inglese

di Alessandro Brizzi
Il referendum inglese del 23 giugno ha provocato un vero e proprio terremoto dentro e fuori il paese, come previsto. Borse in caduta libera, dimissioni di Cameron, atti razzisti e xenofobi, scontri al Parlamento europeo. I conservatori, dopo il gran rifiuto di Johnson di farsi carico, all’interno del partito, delle responsabilità e delle istanze del Leave, si preparano a una sfida interna che, salvo intoppi, dovrebbe consegnare la guida del Regno Unito all’austera Theresa May. Fin qui, pur nel naturale sconcerto di fronte al risultato del voto, non ci sono troppe sorprese. Si sapeva che il contraccolpo a livello finanziario sarebbe stato decisamente grave, almeno nei primi tempi; che, nonostante le dichiarazioni, la permanenza di Cameron in caso di vittoria del Leave sarebbe stata insostenibile; ancora, che la retorica mistificante e divisiva di Farage e dei suoi avrebbe canalizzato i peggiori impulsi della società inglese, con gravi conseguenze, anche di lungo periodo, sul dibattito pubblico.

Unidos Podemos e il 26J

di Simone Pieranni
Il primo comizio di Podemos cui ho assistito – poco prima delle elezioni del 26 giugno – si è svolto in un quartiere nella parte sud di Madrid nei pressi della fermata della metropolitana di Aluche. Presenti nella zona del parco adibita all’incontro un centinaio di persone, sul mini palco allestito c’erano alcune sedie in attesa dei relatori. Un paio di banchetti «informativi» circondavano il perimetro dell’evento. Il comizio è stato gestito da quelle che potremmo definire «seconde linee» di Unidos Podemos: nessun big, consiglieri comunali e dirigenti meno in vista, ma attivi sul territorio. Scoprirò da lì a poco che un paio di relatori sono originari di quel quartiere e che poco distante dal luogo del comizio c’è un centro di detenzione temporanea di migranti.

Generazione senza eroi

di Marco Revelli
Sono tempi “amletici” quelli che stiamo vivendo: “out of joints” – “usciti fuori dai cardini” – su molti fronti, ma soprattutto su quello della politica. Con il Brexit, ora – evento da “fine del mondo” demartiniana per l’Europa. E prima ancora, qui in Italia, con la fantasmagorica tornata delle amministrative: i risultati, certo, in alcuni casi sorprendenti. Ma anche le settimane precedenti, in cui Matteo Renzi aveva provato a sovrapporre la sua personale crociata per il SI al Referendum costituzionale d’autunno alla campagna per i “suoi” sindaci alle amministrative, prima di accorgersi dell’errore commesso e farsi prudentemente (e inutilmente) da parte.

Lettera aperta alla sinistra britannica

di Stathis Kouvelakis
Cari amici e compagni, per uno straniero che ha vissuto e lavorato nel Regno Unito per gli ultimi sedici anni, l’immediata situazione post-referendum appare altamente paradossale. È come se lo shock fosse stato di una portata tale che pure le virtù britanniche più celebrate – l’humour inglese, la moderazione e, soprattutto, il buon senso – siano scomparse. Dalla parte degli sconfitti, che include ovviamente la maggior parte dei media e dell’establishment economico e politico, l’impatto è stato devastante quanto inaspettato. I mercati stanno precipitando in tutto il mondo e la City di Londra, il sistema nervoso centrale dell’economia, affronta il disastro.

L’ultimo atto del profondo razzismo italiano

di Igiaba Scego
Emmanuel Chidi Namdi, 36 anni, è morto. Quando ho letto la notizia mi è mancato il fiato. Davvero è successo? Davvero si può scappare da Boko haram, uno dei gruppi terroristici più efferati del mondo, e non sopravvivere all’Italia? Davvero l’Italia è peggio di Boko haram? Penso alla moglie che ha assistito impotente all’omicidio. Penso a quegli attimi prima della morte di Emmanuel. Mi immagino una coppia in una tranquilla sera di estate a Fermo, mano nella mano, progettando il futuro. E poi un uomo nel buio, il suo odio, la sua spranga, il sangue, il cervello che schizza tutto intorno, la paura, il dolore, la furia.

Referendum scuola: 2 milioni di grazie

di Marina Boscaino
2 milioni di grazie a tutti – e siamo stati tanti – quelli che si sono spesi in questi tre mesi. Tra un’ora verranno consegnate in Cassazione 515mila firme a quesito referendario. Un’infinità, ma non sufficienti per stare veramente tranquilli. Firme raccolte sul campo, “mangiando polvere” ai banchetti, parlando con le persone, resistendo alle obiezioni, convincendo, raccogliendo entusiasmo, scetticismo, perplessità, ostilità, speranza, gratitudine. Primavera metereologicamente inclemente, gli ultimi giorni di estate torrida. Siamo stati capaci di richiamare l’attenzione di tanti cittadini su un tema, quello della scuola, che troppo spesso è stato dimenticato. 

L’insostenibile futuro del nazionalismo

di Stefano Bartolini
La maggioranza dei britannici ha scelto la Brexit. La campagna per quest’ultima ha solleticato di continuo le nostalgie del bel tempo che fu, quando la Gran Bretagna era il paese più importante. Il messaggio è stato: la Gran Bretagna tornerà ad essere tale se rimuoverà le limitazioni alla sovranità nazionale imposte dalla appartenenza alla UE. Ha funzionato in pieno. La Brexit è solo l’ultimo episodio di una ondata di nazionalismo che sembra dilagare in Europa. Negli ultimi anni i partiti nazionalisti hanno ottenuto affermazioni elettorali sempre più importanti in vari paesi. Gli osservatori hanno spesso notato che in Occidente ci sono similitudini inquietanti tra la situazione attuale e gli anni 30 del secolo scorso.

Gilles Deleuze politico, filosofo della creazione. Intervista a Michael Hardt

Intervista a Michael Hardt di Roberto Ciccarelli 
Michael Hardt il suo libro sul filosofo francese Gilles Deleuze ha un sottotitolo curioso: un apprendistato in filosofia. Cosa significa?
"Ero interessato ai primi libri di Deleuze, per questo potrei dire che è stato un periodo di apprendistato. Ma per apprendistato volevo indicare il modo in cui affronta gli altri filosofi. In effetti Deleuze legge i filosofi in una maniera peculiare e selettiva. Raramente li critica, piuttosto seleziona le affermazioni e ciò che trova più utile. Non critica, ad esempio, il cristianesimo di Bergson, o le teorie misogine e anti-democratiche di Nietzsche, ma le mette semplicemente da parte e si concentra su quello che vuole. In Bergson, ad esempio, trova un’ontologia della molteplicità; in Nietzsche evidenzia la logica attiva contro quella reattiva. E in Spinoza, la pratica della gioia.

La partita sull’Italicum non è chiusa. Intervista a Felice Besostri

Intervista a Felice Besostri di Giacomo Pellini
La partita per un referendum abrogativo sulla nuova legge elettorale, l’Italicum, si è conclusa. I comitati promotori per il referendum domani non consegneranno nulla alla Corte di Cassazione, visto che le firme raccolte sono in tutto 420 mila, ben al di sotto della soglia delle 500 mila necessarie per promuovere la consultazione, che si sarebbe dovuta tenere nel 2017. Tuttavia, non è ancora detta l’ultima parola. A sostenerlo è Felice Besostri, avvocato, socialista, già senatore capogruppo DS nella Commissione Affari Costituzionali nella XIII legislatura e membro del Comitato per la democrazia costituzionale, formatosi nel 2015, a cui avevano aderito giuristi come Gustavo Zagrebelsky, Luigi Ferrajoli, Massimo Villone e anche esponenti politici della sinistra Pd, di Sinistra italiana con l’adesione del M5s.

Due colori e due misure. Intervista a John Stauffer

Intervista a John Stauffer di Antonio Marafioti
C’è un dato oggettivo, tale perché ripreso da una telecamera: a Baton Rouge un uomo nero di 37 anni è stato ucciso dalle forze di polizia della sua città. Si chiamava Alton Sterling, era padre di cinque figli e vendeva CD usati davanti a un negozio di alimentari. Una chiamata al 911 per motivi ancora tutti da chiarire, e l’arrivo di due agenti che trascinano l’uomo di peso, lo sbattono contro una macchina e lo immobilizzano a terra. Poi gli sparano a bruciapelo sei colpi di pistola. La restante parte del VIDEO, che in poche ore ha fatto il giro del mondo, perderà il soggetto, per sempre.

Il senso dell’onnipotenza

di Alessandro Portelli
Chissà se in uno dei prossimi concerti Bruce Springsteen canterà “Devils and Dust”: “ho il dito sul grilletto, non so di chi fidarmi, ho Dio dalla mia parte e sto solo cercando di sopravvivere – la paura è una cosa potente, prende la tua anima piena di Dio e la riempie di diavoli e polvere….”E’ la metafora di un’America che da un quarto di secolo sta collocata alle crossoads fra onnipotenza e paura, con Dio dalla sua parte ma un mondo ostile e sconosciuto tutto intorno… E’ l’America che fra onnipotenza e terrore ha ucciso Calipari, e che fra onnipotenza e terrore continua gli omicidi quotidiani di polizia (580 nel 2016 finora, cui almeno 100 afroamericani disarmati).

La Grecia e il Piano X, un anno fa

di James K. Galbraith
I legami della mia famiglia con la Grecia risalgono all’amicizia tra mio padre e Andreas Papandreou, colleghi e professori di economia negli Stati Uniti negli anni cinquanta. Nel 2010 sono arrivato ad Atene per offrire supporto morale in un momento difficile a George Papandreou, poi rieletto. Ho incontrato Yanis Varoufakis nel 2011 e l’ho aiutato ad organizzare il suo soggiorno di due anni presso l’Università del Texas, ad Austin, agli inizi del 2013. Durante quel periodo, inoltre, ho stretto amicizia con Alexis Tsipras e i membri del suo circolo.

Morire di razzismo. Cosa insegna l’omicidio di Emmanuel

di Stefano Bleggi
La vita di Emmanuel si è spenta a Fermo, una provincia sconosciuta ai più, teatro, suo malgrado, di un dramma che ha nel razzismo e nell’odio xenofobo e fascista il suo movente letale. Emmanuel ha avuto il coraggio di ribellarsi e difendere Chinyery, la sua compagna, da quegli insulti inaccettabili che dai bar, alla tv, agli stadi si sentono nei confronti di uomini e donne africane. Ma in Italia un gesto così dignitoso può essere anche una colpa, un oltraggio da pagare con la morte. Emmanuel, 36 anni, di origine nigeriana, era un richiedente asilo fuggito con la compagna Chinyery, di 24 anni, dal terrorismo omicida di Boko Haram.

Brexit e Banxit: due disastri, qualche numero e un solo colpevole

di Alessandro Fatigati
Avremo bisogno di tempi più lunghi per valutare gli effetti macroeconomici di un referendum che dopo quarant’anni pone il Regno Unito fuori dall’Unione Europea. Possiamo invece approcciare un’analisi delle ragioni economiche che hanno corroborato una scelta giocata su più livelli, e dalle conseguenze che gli stessi sostenitori del Leave oggi faticano a prevedere. Sarebbe sbagliato, come alcuni commentatori pure hanno fatto in queste settimane, legare l’esito della consultazione alle politiche di austerità imposte dal governo tedesco ai Paesi mediterranei, dal Fiscal Compact (non sottoscritto dal Regno Unito) alle politiche monetarie restrittive di Francoforte.

Dalla Francia all'Europa finalmente lo sciopero sociale

di Transnational social strike platform
Quello che sta accadendo in Francia oltrepassa i confini francesi. Mentre la riforma del lavoro conferma che la precarizzazione è un affare almeno europeo, la lotta contro la loi travail e il suo mondo ha realizzato ciò a cui da molti punti d’Europa aspiriamo: uno sciopero sociale di massa. Ora più che mai, la sfida è quella di espandere questa sollevazione su una scala transnazionale. Questo passo è necessario e inevitabile. La loi travail è solo un frammento di un progetto più ampio che mira ovunque a privare milioni di persone di ogni possibilità di rifiutare un presente e un futuro fatti di sfruttamento.

Nel paese del Jobs Act il 57% dei giovani è precario

di Roberto Ciccarelli
Il 57% dei giovani italiani under 25 italiani è precario. Secondo l’Employment Outlook dell’Ocse, presentato ieri a Parigi, la loro percentuale è aumentata tra il 2014 e il 2015 dal 56% al 57,1%. Cresce anche la permanenza per meno di un anno sullo stesso posto di lavoro precario: dal 37,9% del 2014 al 43% del 2015. Peggio dell’Italia fanno solo Spagna e Grecia. Sono i giovani i più colpiti dalla crisi: il loro tasso di disoccupazione era al 40,3% a fine 2015, sotto il picco del 42,7% del 2014, ma doppio rispetto al 2007, il terzo peggiore dell’Ocse dopo Grecia e Spagna. In dieci anni il tasso di occupazione giovanile è crollato: nel 2015 era al 17,3% (dal 17,2% nel 2014) contro il 24,5% del 2007 e il 27,8% del 2000. Siamo penultimi, dopo la Grecia (13%).

Pace: una storia lunga e tormentata, tra idee e realtà

Intervista a Domenico Losurdo di Emiliano Alessandroni
Domenico Losurdo, Presidente dell’Associazione Politico-Culturale Marx XXI, presenta il suo nuovo libro, “Un mondo senza guerre”. Iniziamo da un nesso immediato: il tema centrale del tuo nuovo libro (D. Losurdo, Un mondo senza guerre. L’idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente, Carocci, Roma) non può che richiamare alla mente, a quel lettore che ha seguito un poco il tuo percorso intellettuale, un altro tema a cui hai dedicato attenzione nel corso dei tuoi studi: quello della non-violenza (cfr. La non-violenza. Una storia fuori dal mito, Laterza, Roma-Bari 2010). Esiste un filo conduttore tra questi argomenti e tra queste due ricerche?

Deleuze, il movimento reale del molteplice

di Giso Amendola
All’inizio degli anni Novanta, nel 1993, due anni prima della morte di Gilles Deleuze, Michael Hardt pubblica uno dei primi lavori monografici in lingua inglese dedicati al filosofo di Logica del senso e Differenza e ripetizione: oggiGilles Deleuze. Un apprendistato in filosofia torna disponibile grazie a DeriveApprodi e alla “neonata” collana Operaviva (l’edizione italiana è a cura di Girolamo De Michele, la traduzione è di Cecilia Savi). Quando esce originariamente il libro di Hardt, la recezione di Deleuze nei paesi anglosassoni sta avvenendo a seguito di quell’ondata di interesse per il pensiero radicale continentale che ci avrebbe fatto parlare poi di una French Theory.

Renzi un monarca che dà oboli ai sudditi

di Carlo Clericetti
Nonostante l'età ormai non più verde Lamberto Dini si è assunto la parte del bambino della favola che grida "Il re è nudo", squarciano il velo dell'ipocrisia di tutti quelli che vedevano ma tacevano, per timore o per opportunismo. L'ex numero due della Banca d'Italia e capo del governo in uno dei momenti più difficili per la nostra economia, quello successivo alla crisi del '92, ha fatto una critica devastante della politica economica del governo, arrivando a dire ad un certo punto: "Renzi si comporta come un monarca che quando passa dà l'obolo ai suoi sudditi, 80 euro a quelli, 500 a quegli altri. Ma questa è politica economica? Vogliamo scherzare?".

In Polonia i messaggi di guerra della Nato

di Giuseppe Sedia
Occhi puntati su Varsavia che si prepara ad ospitare oggi il summit della Nato. Non a caso, la scelta è ricaduta proprio sulla Polonia, paese «virtuoso» che si è impegnato a dirottare più del 2% del proprio Pil per le spese militari. Una soglia «desiderata» dai vertici dell’Alleanza Atlantica che punta a farla raggiungere a breve termine a tutti gli stati membri. L’aumento delle spese militari, incoraggiata da una rete internazionale di think-thank conservatori, facenti capo allo Stockholm Network, è soltanto uno degli obiettivi di fondo del vertice. Sono in molti a chiedere una maggiore flessibilità nell’applicazione dell’articolo 5 del trattato Nato che prevede un intervento militare diretto degli alleati in soccorso di un altro membro aggredito.

L’accordo con il Canada basta a sfasciare L’Unione Europea?

di Claudio Conti
Gli effetti della Brexit, una volta tanto, sono più rapidi nella sfera politica che non sui mercati finanziari. Questi ultimi, dopo in capitombolo stratosferico (-12% in un solo giorno), ha rapidamente preso confidenza con il fatto che per il distacco reale servirà tempo; minimo due anni, in pratica molti di più. Se non altro perché a Londra i capifila mainstream della Brexit (Johnson e Farage) hanno subito alzato bandiera biianca e rinunciato a gestire un passaggio a tutti gli effetti storico. Le borse, dopo aver recuperato terreno, hanno ripreso a perdere, ma la loro attenzione non va alla Gran Bretagna, quanto allo stato comatoso di buona parte del sistema bancario europeo.

Venezuela: verità, mezze verità e menzogne. Il punto di vista di chi non ha perso la speranza

di Claudia Fanti
Che il Venezuela bolivariano attraversi una crisi senza precedenti sarebbe impossibile negarlo. Tra la crisi economica provocata dal crollo del prezzo del petrolio, la penuria cronica di beni di prima necessità, il costante aumento dei prezzi, l'insicurezza, la corruzione, il braccio di ferro sempre più estremo tra il governo del presidente Nicolás Maduro e l'Assemblea Nazionale controllata dalla destra (e ben decisa a ottenere la revoca del mandato presidenziale), lo stato d'emergenza decretato dal governo e gli onnipresenti tentativi di destabilizzazione orchestrati dagli Stati Uniti, tutto concorre all'idea di un Paese al collasso.

La malattia dello spirito nel tempo della competizione liberista

di Elettra Stimilli
«Un ombra di egoismo, pallida e per così dire grammaticale, resterà incollata a ogni azione finché non ci saranno predicati senza soggetto», così scrive Robert Musil ne L’Uomo senza qualità, lasciando intravedere in poche semplici parole una strada differente rispetto a quella già battuta. Un’altra possibilità, alternativa al secolare e ostinato sopruso dell’individualismo proprietario che ha prevalso, oltre che con la violenza fisica, con argomenti logico-ontologici, insinuandosi nelle forme grammaticali dei discorsi e permeando così parole e azioni. Non si è trattato solo di discorsi, per così dire, meramente astratti, volti a giustificare in forma retorica il violento moto appropriativo, che avrebbe continuato a essere la base reale di esperienza.

Beni e merci: è così difficile da capire?

di Maurizio Pallante
La crescita economica, occorrerà ripeterlo fino allo sfinimento ma non basterà, non è l’aumento della quantità dei beni prodotti e dei servizi forniti da un sistema economico e produttivo in un periodo di tempo determinato, perché il parametro con cui si misura, il Prodotto Interno Lordo, è un valore monetario che si calcola sommando i prezzi degli oggetti e dei servizi a uso finale (consumi e investimenti) scambiati con denaro, cioè comprati e venduti, in quel periodo di tempo. La crescita del PIL è pertanto l’incremento percentuale di quel valore monetario rispetto al valore monetario del PIL calcolato nell’identico periodo temporale precedente.

«Alternative summit», l’onda pacifista dell’est

di Giuseppe Sedia
Il vento dell’indignazione antimilitarista dovrebbe portare a Varsavia attivisti e dissidenti da tutto il mondo. Il mese scorso a Praga, il Czech Peace Movement aveva organizzato un’assemblea per la pace. Le sigle si sono poi ritrovate due settimane dopo in Piazza Venceslao per manifestare contro il crescente interventismo della Nato nell’Europa dell’Est. Nel novembre del 2002 era stata proprio la capitale della Repubblica Ceca a ospitare il summit dell’Alleanza Atlantica. Ma erano altri tempi. Allora, l’invasione dell’Iraq era alle porte, e George Bush Junior si era perfino spinto a lodare la creazione del Consiglio Nato-Russia, istituito pochi mesi prima a Roma.

Le bugie sanguinarie di Tony Blair e dell’Occidente e la guerra contro Isis

di Umberto Mazzantini
Quindi, con il rapporto britannico sulla guerra in Iraq è venuto ufficialmente alla luce quello che tutti sapevano, anche coloro che non volevano sentirselo dire: «Nel marzo 2003 non c’era una minaccia imminente di Saddam Hussein» contro l’Occidente e l’allora premier laburista Tony Blair, alla ricerca della mitica “terza via” con la sua relazione contro natura con il presidente neoconservatore e neoliberista George W. Bush, presentò all’opinione pubblica britannica prove dell’esistenza di armi di distruzione di massa che non c’erano, con una certezza «che non era giustificata». La stessa certezza con la quale l’allora segretario di Stato Usa Colin Powell presentò all’Assemblea generale dell’Onu una fiala con antrace prodotto in Iraq, che in realtà era un’innocua polverina confezionata per lui dai servizi segreti americani.

Il razzismo c’è. E uccide

di Serena Chiodo
Due aggressioni razziste in pochi giorni. Entrambe nelle Marche: a San Benedetto del Tronto (ne abbiamo parlato qui), e a Fermo. Le vittime, cittadini di origine straniera. Gli aggressori, italiani, di giovane età stando alle testimonianze. Emmanuel, cittadino nigeriano di 36 anni, è stato aggredito nel primo pomeriggio del 5 luglio mentre passeggiava con la compagna, nel centro cittadino di Fermo. “Scimmia”, avrebbero urlato due uomini alla donna, strattonandola e lanciandole altre offese razziste. Emmanuel avrebbe reagito: ne sarebbe scaturita una rissa. L’uomo sarebbe stato colpito più volte anche con un paletto della segnaletica stradale e, una volta a terra, picchiato ripetutamente.

Un programma d'azione nella crisi

di Agire nella crisi
Nell'assemblea di Agire nella crisi che si è tenuta il 3 luglio, all'interno della quale è stato possibile mettere a valore anche le proposte e le letture scaturite dall'assemblea di Over The Fortress del primo luglio, abbiamo provato ad individuare alcune coordinate di analisi e di azione che ci consentano di formulare alcune ipotesi di intervento per i prossimi mesi. Al di fuori di ogni retorica su noi stessi, abbiamo provato a sintetizzare tali coordinate nei sei punti che seguono. Proviamo a fare questo sforzo di sintesi perchè riteniamo utile e corretto esprimere con chiarezza quali sono gli obiettivi che ci stiamo dando.

Bisogna punire chi istiga all’odio

di Fabio Marcelli
Diciamolo chiaramente. In questo mondo in crisi, dove la gente fatica non solo a mettere insieme il pranzo con la cena, ma anche a trovare uno straccio d’identità e dove i sentimenti umani sono ogni giorno vilipesi e contraddetti dal funzionamento del sistema, i venditori di odio riescono a piazzare facilmente la propria merce. Al contrario di altre, costa poco e si regala in grandi quantità. Gli imprenditori che operano su questo mercato sono molti e in numero crescente. Alcuni, come l’Isis, spacciano l’odio sotto forma di religione, in realtà falsata e contraffatta per soddisfare le esigenze del loromercato.

L’azzardo e la finanza sono la stregoneria del nostro mondo

Intervista a Marco Aime di Marco Dotti
In borsa non si lavora, in borsa si gioca. L’attività dispeculazione finanziaria è stata segnata, fin dalle sue origini, da un forte legame con l’universo semantico del gioco, non con quello del lavoro. In francese, bourse è ancora oggi un termine gergale per definire la lotteria. Infatti, si dice jouer à la bourse, così come in spagnolo si dice juega en la bolsa o, in inglese, to play the stock market. Secondo un’etimologia un tempo ricorrente si riteneva che lo stesso terminegambling, che in inglese significaazzardo ma anche speculazione, derivasse da una radice comune a to gambol, nel significato di danzare o saltellare. Non è un caso, dunque, se numerosi tra i primi speculatori della Gran Bretagna di fine XVIII – quando la febbre della borsa incalzava – occupassero le proprie serate danzando (gamboling) e giocando d’azzardo nei pub e nei club.

Italia e Spagna, c’è una domanda di politica

di Marco Almagisti e Paolo Graziano
Come ha sottolineato Loris Caruso su questo giornale a proposito di Podemos, tutto si può dire tranne che sia fallimentare un partito nato due anni fa, schierato a sinistra del Psoe, che riesce a stabilizzare un blocco elettorale del 20%. Quanti partiti in Italia vorrebbero vivere esperienze fallimentari così profittevoli? Eppure i commenti sono stati di delusione e il partito è andato alla ricerca delle ragioni del «fracaso». Astensionismo a parte (merita una riflessione più approfondita), ciò che colpisce delle elezioni spagnole è la conferma del peso di Podemos nella sinistra parlamentare. Le aspettative erano troppo alte, e i timori legati al Brexit non hanno aiutato l’elettorato a spingersi verso una «terra incognita».

Io obietto. Lettera esemplare di un professore di Liceo...

di Pasquale Indulgenza
Il sottoscritto Indulgenza Pasquale, docente a tempo indeterminato presso il Liceo Statale “C. Amoretti”, dichiara che non intende presentare alcuna “tabella” riportante le attività svolte ai fini del riconoscimento di un punteggio utile a concorrere alla “valutazione del merito” e all’attribuzione del relativo “bonus” in base ai criteri definiti con riferimento alla L. 13 luglio 2015, n. 107 art.1, comma 129. Il sottoscritto, pur riscontrando che il proprio impegno lavorativo assicurato nel corso del presente anno scolastico comprende non poche attività rientranti tra quelle indicate nell’apposita tabella definita dal Comitato (corsi di formazione/aggiornamento, progetti per il miglioramento dell’offerta formativa, progetti di apertura al territorio – visite di istruzione, saloni dell’orientamento – cura degli atti dei consigli di classe, attività di formazione dei docenti, attività di promozione dell’Istituto, “buone prassi” nell’innovazione didattica, progettazione), non intende aderire all’invito di cui alla circolare in oggetto per le seguenti motivazioni. 

Par condicio referendaria subito

di Vincenzo Vita 
Per due terzi la relazione annuale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, tenuta alla Camera dei deputati dal presidente Cardani, è risultata condivisibile nelle intenzioni, se non proprio parola per parola. Prende le mosse giustamente dai potenziali effetti del Brexit sull’Europa tecnologica. È doveroso andare avanti, non fermarsi. Le notizie sull’«ecosistema digitale italiano» sono tutt’altro che confortanti. Anzi. In un ipotetico campionato europeo non si entrerebbe neppure nei gironi di qualificazione, essendo posizionati nel 2015 al 25° posto, risalendo di una (!) postazione rispetto all’anno precedente. Stazionaria la situazione nell’armonizzazione dello spettro radioelettrico, dove siamo ventesimi.

Francia, il teatro delle operazioni della guerra sociale europea

di Marina Nebiolo
Il 28 giugno la Legge El-Khomri è passata al Senato, eliminando le 35 ore e portando, così, a termine l'opera di devastazione sociale preparata in Parlamento. Il 5 luglio, con il passaggio forzato dell'articolo 49-3, si è adottata definitivamente la Loi Travail. Durante le manifestazioni contro la Loi “Travaille”, Parigi si è trasformata in uno smisurato "teatro delle operazioni" poliziesche. Dopo la manifestazione-girotondo alla Bastiglia del 23 giugno, un grottesco giro in un recinto blindato per circa 60mila persone organizzato dal ministero dell'interno e dal Prefetto di Parigi con il benestare dei sindacati, il 28 giugno, invece, c’è stata un’altra manifestazione sindacale, che si è svolta su un percorso di circa 3 km (Bastille - Place d'Italie).

Renzi sta per essere cotto, cercasi successore

di Alessandro Avvisato 
Comnque vada, sembra difficile che il governo del contafrottole di Rignano “mangi il panettone”. O perlomeno che superi quella data in pienezza di sentimenti. Il voto delle amministrative, col passare dei giorni, ha assunto le caratteristiche di un anticipo rispetto ad ottobre, quando nel “referenzum” da lui stesso trasformato in un plebiscito personale si giocherà soprattutto la Costituzione formale dell’Italia prossima ventura: un paese in crisi e con molte disfunzioni, come ora, o uno che ha fatto un deciso passo avanti nel precipizio, svenduto a chi vuole comprarselo e fuori dalla democrazia parlamentare borghese del Novecento?

Expò universale della mafia

di Il Simplicissimus
Adesso che il commissario dell’Expò è stato eletto sindaco di una Milano atona e imbevibile, si può cominciare a demolire definitivamente la facciata di cartapesta dell’esposizione. Dopo le clientele e la corruzione selvaggia che hanno reso necessaria la la sceneggiata di Cantone a buoi usciti dalle stalle, adesso spunta la mafia come si poteva facilmente immaginare perché degrado etico e politico vanno di pari passo con la criminalità organizzata, sono nel migliore dei casi convergenze parallele. Ma non è questo il punto: il punto è che chi ha retto questo palese verminaio per due anni dal 2013 al 2015 adesso è sindaco.

Emmanuel non ha abbassato lo sguardo: ipocrisia di un Paese in cui il razzismo è vivo

di Loris Campetti
Italiani brava gente. Non sono razzisti, neanche fascisti quelli come Calderoli che danno dell’orango a una ministra dalla pelle nera, non vanno processati dice il Senato a stragrande maggioranza trasversale che in cambio ottiene il ritiro di migliaia di emendamenti da parte dello stesso Calderoli. Allora, se non è razzista l’ex ministro della Lega, perché dare del razzista e fascista a un imprenditore agricolo marchigiano, tal Amedeo Mancini, allevatore di tori che come si sa se vedono rosso si scatenano e non li ferma più nessuno? L’allevatore invece è allergico al nero e se vede un migrante nigeriano si comporta come i suoi tori di fronte a un drappo rosso. Magari è un balordo, un pazzo come dice Giovanardi ed è inutile perdere tempo a esecrare il delitto.

La non violenza oggi. L’alternativa della razionalità gandhiana

di Antonino Drago
Il messaggio di Lanza del Vasto (LdV), che invitava alla conversione totale dai mali della civiltà occidentale,[1] ha avuto una prima risposta nelle esperienze delle sue Comunità dell’Arca; ha trovato alleati su temi specifici in movimenti per l’alternativa ed ha trovato rispondenza in avvenimenti storici di importanza mondiale (rivoluzioni nonviolente del 1989). Ma oggi le persone sono diverse da cinquant’anni fa, perché nel giro di una generazione l’avanzamento scientifico-tecnologico ha determinato una grande trasformazione della vita quotidiana. In poco tempo è avvenuto unulteriore salto tecnologico, che ha reso la vita ancor più drammatica.

E ora non dilapidiamo la lezione di Chilcot

di Matteo Angioli
«Per dieci anni non avete voluto lavorare per il dopo-Saddam, per realizzare la difesa della vita e del diritto in Iraq e nel Medio Oriente, e adesso ci troviamo, grazie a voi, a discutere del dopo-guerra. La guerra è il regalo che l’Europa legalitaria, la vostra Europa, ci fa». Marco Pannella si rivolse così al Parlamento europeo che, appiattito su sterili posizioni pacifiste, aveva snobbato la sua proposta di esilio per Saddam Hussein e di affidamento dell’Iraq ad un’amministrazione provvisoria sotto egida Onu. Era il 20 marzo 2003, il giorno dell’attacco all’Iraq.

Perché ho restituito la tessera della CGIL

di Clash City Workers 
Ripubblichiamo la lettera di Beppe Corioni, un compagno di Brescia che, dopo 44 anni di attività, ha deciso di lasciare la CGIL. 44 anni sono una vita e si capisce come per Beppe non sia affatto facile una scelta del genere. È un po’ come abbandonare casa e famiglia, tutto in un colpo solo. E questi tratti, quelli più umani, quella sofferenza che una decisione del genere implica, emergono con forza dalle sue parole. Ma, ovviamente c’è di più. C’è la rivendicazione di una storia, quella del conflitto e della difesa delle condizioni di vita di tante operaie ed operai, cui tanti anonimi militanti si sono dedicati per anni, decenni. In questo senso la storia di Beppe non è solo sua.

Una politica della potenza...

di Francesco Raparelli
Qual è il rapporto tra politica e ontologia? Meglio: se democrazia, decisione dei molti, processo aperto e molteplice, senza ordine trascendente né telos (preordinato), è ancora possibile l’ontologia? Non sarebbe forse necessario collocarsi su un terreno propriamente «deontologico»? Se vogliamo prendere sul serio l’apprendistato filosofico di Michael Hardt, condotto seguendo quello di Gilles Deleuze, non possiamo che partire da queste domande. Che arrivano alla fine del testo, ma che svelano, fino in fondo, la potenza politica del percorso.

Cambio climatico e industria alimentare

di Tania Careddu
L’agricoltura é uno dei settori industriali con il più alto rischio di essere danneggiato dal cambiamento climatico e, però, è esso stesso responsabile di generare un’enorme quantità di emissioni di gas serra. Provenienti dalla produzione agricola intensiva, una delle principali cause del mutamento del clima, le emissioni vengono generate dalla risaie allagate, vedi il metano, o dall’utilizzo di fertilizzanti che producono protossido di azoto. Dannose per l’ambiente quanto quelle prodotte dalla deforestazione a scopi agricoli, originano dall’approvvigionamento delle materie prime agricole e i cinque alimenti a più alta emissione sono riso, mais, soia, olio di palma e grano, che, tutti insieme, sono capaci di produrne una quantità superiore a quella prodotta da qualsiasi altro Paese, esclusi Cina e Stati Uniti.

Jobs act: oltre le mistifcazioni, il flop è nei numeri veri

di Davide Serafin
Quali sono le tendenze in atto sul mercato del lavoro per quanto riguarda i contratti incentivati dalla decontribuzione? Innanzitutto, occorre selezionare le informazioni. Stabiliamo alcuni criteri di metodo: i nostri indicatori sono sempre le attivazioni nette (Nuove attivazioni di contratti a tempo indeterminato meno le Cessazioni) e le trasformazioni (da tenere in considerazione ma che non costituiscono una proxy circa l’aumento dell’occupazione, trattandosi di contratti già in essere). Non si può certo dire che INPS e Governo (ed esponenti del PD) impieghino la medesima metodologia. Lo scrivo per chiarezza: i nostri indicatori sono gli stessi dello scorso anno, non abbiamo cambiato riferimenti. Ciò che fanno altrove è un po’ diverso. Vi ho già raccontato la storia del cherry picking? Forse sì, forse mi ripeterei.

Governarsi da sé

di Gustavo Esteva
Rintanati nel loro vicolo cieco, i governanti sconcertati e patetici cercano una via d’uscita impossibile per salvare la loro reputazione: non possono disconoscere né riconoscere la propria ignominia, il fatto che le loro forze di sicurezza hanno agito aNochixtlán, come ad Ayotzinapa, come bande di criminali. La formula logora del capro espiatorio non funziona più. La campagna mediatica produce effetti contrari a quelli desiderati. Disperati, sembrano disposti a lanciarsi nel precipizio, a qualunque costo. E sarebbe un costo enorme per tutti.

Hollande azzera il Parlamento

di Mario Lombardo
Di fronte alle massicce manifestazioni di protesta che da mesi attraversano la Francia, il governo del primo ministro, Manuel Valls, e del presidente, François Hollande, questa settimana ha forzato per la seconda volta in due mesi il passaggio del pacchetto di legge, conosciuto come “loi travail” o “loi Khomri”, all’Assemblea Nazionale di Parigi senza il voto dei suoi membri. La risolutezza con cui in Francia si stanno implementando misure che minacciano di stravolgere i rapporti tra lavoratori e datori di lavoro testimonia della natura ormai apertamente reazionaria dell’Esecutivo guidato dal Partito Socialista (PS).