La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 5 agosto 2016

Guerra e riforme

di Alfonso Gianni 
Se guardiamo alla sostanza delle cose e non solo alle parole, l’Italia si è infilata dritta come un fuso in una nuova avventura bellica. In Libia per giunta. Il passato ritorna. Gli Stati uniti hanno programmato un intervento aereo la cui durata sarà come minimo di un mese. Ma vi è già chi, nell’establishment militare americano, fa capire che è solo un termine indicativo, fatto più per essere prolungato che rispettato. Si invoca, e il governo italiano si è subito allineato, la risoluzione 2259 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, attraverso la solita cavillosa interpretazione del paragrafo 12 della medesima, che la Russia apertamente contesta, pretendendo invece una nuova eventuale decisione ad hoc da parte del supremo organo dell’Onu.

Attenti alla politica che fabbrica paura. Intervista a Zygmunt Bauman

Intervista a Zygmunt Bauman di Giulio Azzolini 
Professor Bauman, sono passati dieci anni da quando scrisse “Paura liquida” (Laterza). Che cos’è cambiato da allora? 
«La paura è ancora il sentimento prevalente del nostro tempo. Ma bisogna innanzitutto intendersi su quale tipo di paura sia. Molto simile all’ansia, a un’incessante e pervasiva sensazione di allarme, è una paura multiforme, esasperante nella sua vaghezza. È una paura difficile da afferrare e perciò difficile da combattere, che può scalfire anche i momenti più insignificanti della vita quotidiana e intacca quasi ogni strato della convivenza».

Lo stato nazione e il suo Welfare State sono morti? Una critica a Varoufakis

di Vicente Navarro
Leggo sempre con molto interesse gli scritti di Yanis Varoufakis, e mi trovo solitamente d'accordo, particolarmente nelle sue critiche alla Troika (il Fondo Monetario Internazionale, la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea) e l'Eurogruppo (i Ministri dell'Economia e delle Finanze dell'Unione Europea). Approvo anche la sua chiamata a una ampia mobilitazione Europea per sovraordinare la democrazia alle istituzioni che governano la UE, anche se non ne condivido la modalità proposta. Egli crede (sbagliando, secondo me) che il potere degli stati nazione nella UE sia praticamente scomparso.

Libia: basta bugie e basta guerre. Intervista a Alex Zanotelli

Intervista a Alex Zanotelli di Alessanro Cisilin
“Non siamo in guerra? Bugie per coprire attacchi preparati da tempo”. Tra una sessione e l’altra di un Campo di Lavoro a Castelvolturno, dedicata proprio alla convivenza tra italiani e africani (“qui oramai sono la metà della popolazione”), padre Alex Zanotelli rinnova i suoi strali verso i “negazionismi ” sulle operazioni in Libia. Li lanciò già sei mesi fa.

Se ci fosse il fascismo in America, si chiamerebbe democrazia

di Marco Assennato e Toni Negri
La governance europea non riesce più a ricomporre la sua crisi. Il continente, di conseguenza, si frantuma tra nazionalismi, razzismo, impoverimento crescente. In prospettiva la guerra – esterna e interna – riemerge come orizzonte di senso da buttare in pasto agli ultimi barbarorum, per placarne la rabbia. Il contraccolpo istituzionale è fortissimo: come ha scritto Marco Bascetta, con la solita precisione, in un quadro politico sempre più instabile resiste solo la leadership di Angela Merkel, interprete di un ordoliberismo che si mantiene all’interno dello stato di diritto e che, profittando di gerarchie interstatali tutte favorevoli alla Germania, difende gli interessi nazionali e la rendita dei risparmiatori tedeschi.

Se la guerra all’Isis è una barzelletta

di Fulvio Scaglione
D’accordo che siamo d’estate ma le barzellette sull’Isis non fanno più ridere. L’ultima è questa: c’è un servizio segreto dell’Isis che gira per l’Europa arruolando tutti i mattocchi che trova per trasformarli in lupi solitari. Quello di Nizza, che entrava e usciva dagli ospedali psichiatrici. Quello di Monaco di Baviera, che curava le crisi depressive con i videogame ammazza-tutti. Quello di Londra, che ha ammazzato una donna subito dopo essere uscito dall’ospedale dove cercavano invano di rimettergli in sesto il cervello.

Il debito come paradigma dell'economia

di Marco Bertorello
Il debito pubblico secondo l'impostazione dominante dovrà e potrà essere riassorbito prevalentemente attraverso la crescita economica. Peccato che viviamo in una fase che non riesce a realizzarla. Lo schema, quasi calcistico, che propone l'economista Luca Ricolfi è 4-3-2-2-1, cioè negli anni '60 il PIL cresceva del 4% fino a ridursi all'1% nel primo decennio del nuovo secolo per prevedibilmente ridursi ancora intorno allo zero in quello attuale. Questo andamento, semplificando un poco, spiega come il progressivo ingolfarsi dell'economia del boom del dopoguerra, sia stato fronteggiato attraverso un crescente processo di finanziarizzazione incentrato sempre più sul debito, innanzitutto privato.

Globalizzazione e redditi: le radici della disuguaglianza

di Davide Mancino 
Dall’anniversario del G8 di Genova del 2001 fino alla diffusione dei populismi di ogni tipo e colore, di motivi per cercare di capire cosa ne è stato della globalizzazione ce ne sono parecchi. Esiste un filo che lega lo sviluppo economico degli ultimi decenni alla questione della disuguaglianza del reddito – e che forse può spiegare persino parte del successo dei Trump e delle Le Pen; dei Grillo e dei Salvini di tutto il mondo. Per capire se l’idea ha senso o meno conviene fare un passo indietro.

Un cavaliere solitario chiamato Che

di Massimo Congiu
Andare oltre il mito, per molti versi stereotipato, di Ernesto Che Guevara, ricostruirne il personaggio e il pensiero, al di là della proliferazione di magliette, manifesti e gadget. È l’obiettivo di Don Quijote de la realidad – Ernesto Che Guevara e il guevarismo (pp. 242, euro 16), il libro di Tiziana Barillà, giornalista di Left, pubblicato da Bookabook. Il volume si basa su un accurato lavoro di ricerca che ha portato l’autrice a esaminare un’ampia documentazione riguardante quella che è una delle figure più note e celebrate della storia del XX secolo.

Se la legge del nostro tempo è la violenza

di Paolo Bartolini 
Gli aerei pronti a decollare per portare dal cielo la maledizione di un'altra guerra dagli effetti incontrollabili, l'esplosione di atti violenti, inconsulti, gettati nel calderone mediatico del terrore, il terrorismo feroce dell'ISIS e quello sterilizzato dei grandi interessi della finanza e dell'industria bellica... potremmo continuare a lungo ma bastano questi pochi cenni - a cui si aggiunge la tragedia di un crescendo impressionante di sevizie sulle donne - per dirci che la legge del nostro tempo è quella della Violenza.

La Libia, l’Italia e l'amico americano

di Alberto Negri
Il nuovo fronte libico aperto dagli americani ci coglie impreparati. Per i libici è un dramma - un Paese in dissoluzione tra scorribande delle milizie, criminalità, Isis e interventi esterni - per l’Italia continua a essere un dilemma: cosa fare in Libia? Non lo sappiamo con chiarezza ora, come non lo sapevano cinque anni fa quando i francesi diedero il via ai bombardamenti per sostenere i ribelli di Bengasi. Per la verità allora la Francia non ci avvisò neppure con una telefonata, questa volta gli americani ci hanno messo in allerta, senza peraltro consultarci: ma non doveva essere l’Italia il Paese-guida di un’ipotetica missione Onu? Dobbiamo avere interpretato male nei mesi passati le dichiarazioni forse un po’ troppo ottimiste del governo. 

Dal debito del Sud al debito sovrano

di Matteo Bortolon
Uno dei fenomeni più rilevanti e al contempo preoccupanti del panorama politico degli ultimi anni è il curiosissimo effetto di déjà vu determinato dall'irruzione nell'orizzonte dei paesi ''avanzati'' di temi una volta propri dei paesi “arretrati”. Sintomo, se vogliamo, che la differenziazione fra Nord avanzato e Sud globale è diventata sempre più incerta e inaffidabile. Chi ricorda le campagne più significative e coinvolgenti di pochi lustri fa, avrà presente la centralità di grandi opere impattanti su salute e ambiente, di accordi di free market e debito. Gli stessi che nell'Europa di oggi occupano l'agenda politica in maniera esorbitante.

La calda estate dei docenti schiavi dell’algoritmo Miur

di Roberto Ciccarelli 
Adriana M. insegna da 23 anni a scuola. Precaria una vita, per ottenere un posto ha dovuto accettare il ricatto di Renzi: trasferirsi all’età di 53 anni ad Alessandria, poi dirottare in Emilia Romagna. Qualche merito lo ha accumulato, Adriana: il suo punteggio – così si ragiona nella «Buona Scuola» di Renzi-Giannini – è piuttosto alto: 84 punti. Stando alle regole, e al buon senso, avrebbe dovuto scegliere l’istituto più vicino a casa sua dove insegnare quest’anno. Lei vive a Salerno, dunque una sede scolastica in Campania. Così non è stato.

Dieci parlamentari del PD per il NO al referendum: il documento

I firmatari di questo documento sono parlamentari del PD che voteranno no al prossimo referendum costituzionale. Con la consapevolezza che la propria è posizione in dissenso da quella deliberata dal PD, ma nella convinzione che essa possa essere da noi assunta grazie al carattere liberale dello statuto del partito, il quale mette in conto che non si dia un vincolo disciplinare quando sono in gioco principi e impianto costituzionale. Una posizione, la nostra, che confidiamo possa essere doppiamente utile. Da un lato, contribuendo a centrare il confronto sul merito della riforma, anziché su pregiudiziali posizioni di schieramento, come un po' tutti, a cominciare dal PD, dichiarano di auspicare.

Contro RaiRenzi: intervista a Carlo Freccero

Intervista a Carlo Freccero di Daniela Preziosi 
Carlo Freccero, nel cda ha votato no ai nuovi direttori dei Tg perché, come ha sostenuto in questi giorni, sono tutti del «fronte del sì al referendum»? "No. Per una cosa precisa. Le leggo l’atto di indirizzo sulla riforma dell’informazione della Rai, approvato dalla Commissione di Vigilanza il 12 febbraio 2015. Dice: «Il pluralismo è un valore fondante dell’informazione come è richiesto dall’articolo 21 della Costituzione nonché dall’articolo 2 comma 3 del Contratto nazionale di servizio stipulato fra governo e Rai». E lì c’è scritto: «La dimensione identitaria delle diverse testate della Rai ha permesso la fidelizzazione di ampi strati di pubblico».

Orgoglio e genocidio: i crimini nazisti e la responsabilità morale

di Armando Lancellotti
«Non si fa mai il male tanto a fondo e con tanta lietezza come quando lo si fa in coscienza» (Pascal, Pensieri, ed. Brunschvicg, n. 895). Questa folgorante intuizione pascaliana che Alberto Burgio e Marina Lalatta Costerbosa citano a pagina 199 del libro che qui presentiamo esprime in estrema sintesi la tesi di fondo dell’interessantissimo saggio recentemente scritto dai due docenti – di Storia della filosofia il primo, di Filosofia del diritto la seconda – dell’Università di Bologna: coloro che nella Germania nazista e nell’Europa da questa occupata perpetrarono il genocidio, o se ne resero complici collaborando in differenti modi, ovvero lo tollerarono assistendo indifferenti ad esso – pertanto si inoltrarono «tanto a fondo» nella pratica del male – lo fecero «in coscienza», cioè sapendo ciò che facevano e scegliendo consapevolmente di agire in quel modo.

L’Italia che le spara

di Marco Boccitto 
C’è un’Italia che ancor prima di cominciare le Olimpiadi «ha già vinto la sua medaglia d’oro», come annunciava ieri l’Adnkronos. Sembrerebbe la tipica battuta a uso e consumo di Matteo Renzi, ma contiene un fondo di verità: la notizia si riferisce al fatto che ben il il 95% dei 130 atleti provenienti da 55 paesi impegnati nella gara di tiro a volo utilizzeranno fucili made in Italy e l’80% si servirà anche di munizioni prodotte in Italia. Quindi le probabilità che sul podio finiscano tre atleti equipaggiati in tal guisa – come è accaduto nelle tre precedenti edizioni dei Giochi – sono davvero alte.

Scuola. Rubare il fuoco a Prometeo è un crimine contro l'umanità

di Giuseppe Aragno
Il furto del fuoco rubato a Prometeo si narra in mille modi, però, comunque lo racconti, ricorda l'antichissimo e innato bisogno di emancipazione dell'uomo. E' un tema universale: la lotta per il progresso, che è soprattutto lotta per la conoscenza e il possesso del sapere. Il fuoco non scalda i corpi diversamente da quanto la conoscenza riscalda l'animo dell'uomo e lo rende ribelle di fronte alla prepotenza del potere. Prometeo «colui che riflette prima», il Titano che ama il genere umano, altro non è se non la metafora d'una lotta inesausta, identica a se stessa nell'apparente trascorrere del tempo: lotta contro il potere dei pochi, affidato all'ignoranza dei molti.

Finanza pubblica e derivati

di Andrea Baranes
Le perdite potrebbero ammontare a decine di miliardi di euro. Solo per l'amministrazione centrale, perché poi sono centinaia gli enti locali coinvolti. E' difficile fornire stime precise del potenziale impatto dei derivati sulla finanza pubblica. Di tanto in tanto la questione esce dall'ombra e approda sui media. Come nel 2012, quando il governo Monti dell'austerità e dei tagli pagò senza fiatare circa 2,5 miliardi di euro a Morgan Stanley per chiudere alcuni contratti. Sul quadro generale pesa una mancanza di trasparenza e di informazioni. E' stato il ministro Padoan ad ammettere l'anno scorso in Parlamento che “sui derivati di Stato è stato svelato tutto ciò che si poteva, dire di più metterebbe il Paese in una posizione di svantaggio e, quindi, in serie difficoltà”.

Regno Unito: il più grande sindacato sostiene il reddito garantito

Unite, il più grande sindacato della Gran Bretagna, ha approvato una mozione che sostiene la proposta del reddito di base in occasione della Conferenza Unite 2016La sintesi della mozione è la seguente: “La Conferenza prende atto della crescente crisi dei bassi salari, dei working poor e della precarietà in un mercato del lavoro sempre più caratterizzato da forme precarie di lavoro che offrono bassi salari, contratti a zero ore e nessuna sicurezza a lungo termine. La Conferenza rileva inoltre l’incapacità evidente del nostro sistema di welfare e l’alto costo del metodo burocratico per mantenerlo, con la sua dipendenza dai means test e le sanzioni spesso arbitrarie contro i beneficiari dei sussidi

Appello del Comitato per l’annullamento del debito illegittimo

di Comitato per l’annullamento del debito illegittimo
Il mondo in cui viviamo è sempre più ingiusto. La forbice tra i pochi che possiedono tutto e la gran parte delle popolazioni che non hanno nulla, in questi ultimi trenta anni si è allargata a dismisura. Nel capitalismo finanziarizzato, l’economia contemporanea si è trasformata da attività di produzione di beni e servizi in economia basata sul debito. La liberalizzazione dei movimenti di capitale, la privatizzazione dei sistemi bancari e finanziari, unita alla convinzione –dettata dalla favola liberista - che il futuro potesse essere sempre e costantemente più copioso e munifico del presente ha indotto i detentori di capitali a prestarli facendo conto su generosi e costanti innalzamenti della redditività finanziaria, a prescindere dall’andamento dei profitti delle attività reali che andavano direttamente o indirettamente a finanziare.

A Russia e Cina servono 5-10 anni per rimpiazzare il dollaro

di Pasquale Cicalese 
Non è di tutti i giorni la possibilità di leggere report in cui si legano geopolitica, finanza e commercio mondiale; spesso le tre cose vengono slegate ed è per questo che gli analisti finanziari non colgono l’essenza del mercato mondiale e le sue dinamiche. E così che si è avuta la fortuna di leggere il reportSinossi 2015 - Rapporto Intermedio 2016 Economia e mercati finanziari - dell’autore Guido Salerno Aletta, editorialista di MilanoFinanza, per la casa editrice Teleborsa, che ha anche un sito di informazione finanziaria.

Libia, la guerra quasi segreta di Renzi

di Checchino Antonini 
La quarta guerra italiana alla Libia è soprattutto un’operazione sottotraccia per via di uno degli effetti più evidenti delle trasformazioni che hanno investito la guerra globale in questa fase: la sua alienazione da qualsiasi forma di dibattito pubblico e politico. La stessa vicenda della disponibilità del governo a concedere il sorvolo, quando nei fatti già i droni Usa scorazzano sui nostri cieli (in ossequio al mandato dell’Onu perché ufficialmente richiesti dal governo fantoccio di Sarraj), svela l’estraneità delle pratiche della guerra da quelle della politica.

Non una di meno: verso una grande manifestazione delle donne

Ni una menos! Non una di meno! Il 25 novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Vogliamo che sabato 26 novembre Roma sia attraversata da un corteo che porti tutte noi a gridare la nostra rabbia e rivendicare la nostra voglia di autodeterminazione. Non accettiamo più che la violenza condannata a parole venga più che tollerata nei fatti. Non c'è nessuno stato d'eccezione o di emergenza: il femminicidio è solo l'estrema conseguenza della cultura che lo alimenta e lo giustifica. E’ una fenomenologia strutturale che come tale va affrontata.

L'aggressività della destra brasiliana. Intervista a André Takahashi

Intervista a André Takahashi di Geraldina Colotti 
André Takahashi, sociologo, è un giovane cyberattivista brasiliano, attivo nella rete Actantes, in Tv drone e nel coordinamento dei media bolivariani Voces del Alba: «uno dei fondatori di Indymedia Brasile – dice al manifesto – perno dell’informazione globale alternativa tra la fine degli anni ’90 e il 2000. L’esperienza ricchissima di una nuova sinistra non dogmatica, che ha anticipato i movimenti orizzontali come Occupy. Da lì – spiega – ho cominciato a percepire che, più che aspettarsi un cambiamento di politica dai governi, occorreva organizzarsi a livello popolare, soprattutto con l’informazione alternativa per mostrare una realtà diversa, che i media egemonici occultano».

Vecchia lottizzazione senza stile

di Giandomenico Crapis
Le nomine dei direttori dei tg confermano come i partiti e la Rai rimangano avvinti da un rapporto inossidabile, resistente alle ritornanti dichiarazioni di autonomia degli amministratori di turno, malinconica espressione, quando va bene, di un whishful thinking brutalmente smentito dai fatti. Mai come questa volta (un Presidente giornalista già in forza all’azienda e dal profilo indipendente, un Amministratore delegato venuto dall’esterno, lontano dalle ragnatele dei rapporti e dei condizionamenti di viale Mazzini) la Rai poteva battere un colpo, difendere le sue prerogative dalla politica.

Il pasticcio libico tra "guerra lampo" ed interessi petroliferi

di Antonio Pio Lancellotti
Dopo i primi massicci bombardamenti su Sirte avvenuti a partire del 1 agosto, ieri la Casa Bianca ha dato il via libera per un’operazione militare in Libia dalla durata di 30 giorni. La dichiarazione di Obama formalizza dunque un cambio di strategia da parte degli USA in Libia, che passano dalla ”guerra occasionale”, come l’ha definita Mattia Toaldo su Limes[1], ad una guerra strutturata. Nei mesi scorsi l’iniziativa militare statunitense in territorio libico ha riguardato pochi casi, tra cui bombardamento di una cellula dello Stato Islamico a Sabratha il 19 febbraio scorso ed un’azione contro il leader qaidista Mokhtar Belmokhtar a giugno. Nei primi tre giorni sono stati almeno 9 i raid compiuti dagli Harrier decollati dalla nave anfibia USS Wasp, con decine di morti.

La rivolta generazionale che alimenta il terrorismo

di Ilvo Diamanti
È difficile capire cosa spinga tante persone, spesso di origine maghrebina, ma nate e vissute in Europa - e soprattutto in Francia - a provocare tante vittime, tanto sangue. Me lo sono chiesto nei giorni scorsi, passeggiando lungo la Promenade des Anglais, a Nizza. Dove, poche settimane fa, un uomo, alla guida di un camion, ha compiuto un massacro, uccidendo oltre 80 persone. La città, oggi, sta cercando di riprendere un ritmo di vita normale. Per quanto possibile. D’altronde, il lungomare e la spiaggia sono affollati come prima. Segno che neppure il terrorismo riesce a sconvolgere le nostre routine. Tuttavia, questa città è alla ricerca di un senso. I terroristi evocano la “guerra jihadista”.

Impar condicio

del comitato del No al referendum costituzionale
Tanta fretta nel nominare i nuovi direttori dei Tg per quanta lentezza nel decidere una data per il referendum sulla «deforma» della Costituzione. Ora che il blitz agostano sulla Rai è compiuto restano pochi dubbi sulla nuova strategia del governo: avere più tempo possibile per risalire la china di sondaggi sfavorevoli magnificando la propria azione, meglio se a reti unificate. Appare allora quanto mai opportuna la lettera che Alessandro Pace e Gustavo Zagrebelsky hanno inviato al presidente Mattarella in quanto «garante dei diritti costituzionali di tutti i cittadini».

Rio 2016, il fuoco olimpico delle armi


di Ivan Grozny Compasso
«Buona notte, famiglia. Sono venuta a tagliarmi i capelli, vicino dove abito, qui nella favela do Chapadão. Non riesco ad andare a casa, è dalle sette che sono qui, ci sono molti spari. È il Bope. Dicono che ci sono dodici baleados (colpiti da arma di fuoco), 12 morti. Sono bloccata senza poter andar via. Li sentite i colpi? Possiamo, solo confidare in Dio». Così Galucia, al telefono. Si sentono, eccome i colpi d’arma da fuoco. Chiama da dove è guerra vera. Nelle ultime notti le azioni di Bope e polizia si sono intensificate. La stretta sulla sicurezza sta dando molta libertà d’azione anche grazie alla nuova arma della legge anti-terrorismo.

In difesa (non conservatrice) del lavoro pubblico

di Chiara Del Corona
È stato un incontro decisamente ben riuscito quello organizzato lunedì 27 giugno presso la Sala dei Marmi del Parterre dal Partito della Rifondazione Comunista Firenze insieme a CGIL, UIL, USB, COBAS, CUB e SGB. L’iniziativa aveva per tema la difesa del lavoro pubblico ed è il proseguimento di un percorso iniziato con un precedente incontro a Sesto Fiorentino lo scorso…… sul tema del lavoro.

Concorso scuola, l’anomalo record delle bocciature è il fallimento del sistema formativo

di Roberto Ciccarelli 
Doveva essere il «concorsone» renziano, si è rivelato il fallimento della formazione dei docenti. Prova «computer based» (in realtà anche quello del 2012 era stato così); selezione per il «nuovo modello docente» meritocratico e scelto dal preside manager sul curriculum come in una selezione del personale fatto da cacciatori di teste e di «capitale umano». Si sono da poco concluse le valutazioni sulle prove scritte per 63.712 posti a cattedra per il triennio 2016-2018 e si registra un anomalo record di bocciature.

Giovani terroristi tra arcaismo e postmoderno

di Giovanni De Plato 
Sui possibili fattori che concorrono a determinare il fenomeno stragista di questi anni, in particolare degli ultimi giorni, occorre in primis capire, ascoltare, interrogarsi. Il volto sempre più giovane degli attentatori, spesso figli della stessa civiltà che vorrebbero abbattere, ci obbliga a una riflessione non tanto sulla loro fragilità o immaturità, quanto sul loro percorso formativo per divenire adulti responsabili, sul modello di società che stiamo costruendo con il dominio della tecnologia e la perdita di valori etici e di diritti umani.

Il debito come priorità dell'agenda politica: il laboratorio sociale di Massacritica

di Vincenzo Benessere
Massacritica, il processo nato il 5 settembre del 2015 a Napoli, è una scommessa che movimenti, sindacati di base, comitati associazioni e singoli hanno fatto con l’impavido obiettivo di riappropriarsi del diritto di decidere sulla propria vita e sul proprio territorio. L’esperimento riguarda anche la reale possibilità di allargare quelle maglie che, attraverso il linguaggio e l'agire, i movimenti hanno tessuto troppo strette per essere comprese e condivise da gran parte della società. Negli ultimi anni Napoli ha vissuto una felice proliferazione di occupazioni a scopo culturale, sociale ed abitativo ed anche una ipersensibilizzazione popolare rispetto all’azione democratica diretta.

Quelli del PD che sono contro le riforme che hanno votato

di Giulio Cavalli
Bello, tutto bene, per carità. Ma chissà che ne dicono Civati, Mineo, Fassina o D’Attorre che dal PD si sono presi la briga di uscire quando sarebbe bastato restarci per fare la minoranza nella sua nuova versione: contro se stessa. Sì perché Tocci è entusiasta di comunicarci che è riuscito a racimolare una decina di parlamentari che voteranno contro la riforma Boschi al prossimo referendum sulla costituzione. «Mi fa molto piacere pubblicare qui il documento sottoscritto in tal senso da dieci parlamentari democratici: Corsini, Dirindin, Manconi, Micheloni, Mucchetti, Ricchiuti, Tocci, al Senato; Bossa, Capodicasa, Monaco alla Camera.», scrive Tocci sul suo sito esultando per la sua sporca decina di dissidenti.

Le crisi della scuola sono crisi di civiltà

di Charles Péguy
La crisi dell’insegnamento non è una crisi dell’insegnamento; non c’è crisi dell’insegnamento; non c’è mai stata la crisi dell’insegnamento; le crisi di insegnamento non sono crisi di insegnamento; sono crisi di vita; denunciano, rappresentano crisi di vita e sono crisi di vita esse stesse; sono crisi di vita parziali, eminenti, che annunciano e accusano crisi della vita generale; o, se si vuole, le crisi di vita generali, le crisi di vita sociali si aggravano, si radunano, culminano in crisi dell’insegnamento, che sembrano particolari o parziali, ma che in realtà sono totali, perché rappresentano il tutto della vita sociale.

Montreal: il reddito di base al Forum sociale mondiale

Il Revenu de base Québec (RBQ) e il Mouvement Français pour un revenu de Base (MFRB) organizzeranno una serie di incontri ed iniziative al Forum Sociale Mondiale, che si terrà dal 9-14 agosto a Montreal in Canada. Créathon: sarà una delle iniziative promosse, nello stile di un “hackathon” questa maratona creativa si svolgerà nell’arco di due giorni e mezzo e che riunisce autori provenienti da diversi ambiti: arte, attivismo, tecnologia, ecc, per individuare le strategie e le forme comunicative per far conoscere al meglio il reddito di base. 

Libia, prepariamoci ai nostri Bataclan

di Massimo Fini
Ineffabili americani. Prima costituiscono in Libia un governo fantoccio, quello di Al-Sarraj, che fino a poco tempo fa era così ben visto dalla popolazione libica che era costretto a starsene, con i suoi ministri, su un barcone imboscato nel porto di Tripoli. Adesso che questo governo ha ottenuto l’appoggio della fazione di Misurata, ma non quello del governo antagonista di Tobruk e tantomeno delle altre mille milizie che agiscono in Libia, gli Stati Uniti gli han fatto chiedere il loro soccorso. Qualcosa che somiglia molto alla richiesta di ‘aiuto’ dei Paesi fratelli quando l’URSS invadeva l’Ungheria e la Cecoslovacchia che erano insorte contro i governi filosovietici.

L'Età della paura liquida

di Marco Belpoliti
La paura è tornata. Sembrava domata, resa inoffensiva dalla nostra capacità tecnico-scientifica di dominare il mondo, di prevedere tutto, o quasi. E invece eccola di nuovo. Zygmunt Bauman ci aveva avvisati dieci anni fa in Paura liquida (Laterza): questo è il nome che ha oggi la nostra incertezza, la precarietà, la mancanza di futuro. Nessuno sembra indicare cosa fare. La leadership mondiale oscilla pericolosamente sull’orlo di un cratere. Il mondo è in subbuglio e viviamo in uno stato di paura. Meglio: di ansietà. L’ha ricordato anche Sergio Mattarella in un discorso, resuscitando la formula usata da un poeta W. H. Auden in una sua opera: L’età dell’ansia.

L'islam e le cose che andrebbero dette

di Roberto Capizzi
Il discorso pubblico - da bar piuttosto che da università - intorno all'Islam occupa oggi uno spazio quotidiano nelle nostre vite. I presupposti di partenza sono per ognuno di noi, ovviamente, differenti. Se appare chiaro quanto viene propagandato, riscuotendo indiscutibile consenso, da una certa destra (più muri, più chiusura, richiamo al concetto “un popolo, una fede”) più complesso, e spesso manchevole, è il “nostro” discorso. Vi è, infatti, a sinistra ma anche tra i semplici liberali, un “detto” e un “non detto” insopportabile. 

Anche l'articolo 21 abolito dalla Costituzione

di Fabio Sebastiani
Se la nomina dei nuovi direttori dei Tg ha creato le solite divisioni e contrapposizioni tra maggioranza e opposizioni nel Cda, fuori non è così. E al No dai tre consiglieri vicini a M5S e centrodestra si passa allo scontro diretto nel Pd, con due senatori della minoranza che si dimettono per protesta dalla Vigilanza: "Il governo occupa la tv pubblica", dicono Gotor e Fornaro. "Il Partito democratico non e' nato per riprodurre i vizi del passato, ma per cambiare l'Italia e, convinti che un altro Pd sia possibile, ci dissociamo da uno stile e da un co-stume politico che non ci appartiene e coerentemente rassegniamo le nostre dimissioni dalla Commissione di vigilanza Rai", dicono i due senatori del Pd, esponenti della minoranza interna.

L'Ispettore Callaghan contro la generazione dei "senza palle"

di Giulia D'Agnolo Vallan
«Sully dovrebbe correre per la presidenza, non questa gente». È estate, siamo nel pieno della campagna per la Casa bianca… era solo questione di tempo prima che qualcuno chiedesse l’opinione di Clint Eastwood. Questa volta, Clint non si rivolge a una sedia vuota – come fece alla convention repubblicana di Tampa, nel 2012, e infatti a Cleveland non si è visto – ma alla rivista Esquire, in un’intervista, a due voci, rilasciata insieme a suo figlio Scott. Il Sully che Eastwood vorrebbe al posto di Hillary Clinton e Donald Trump è il capitano Chelsey Burnett Sullenberger, pilota della Us Air che, nel 2009, con un miracoloso atterraggio sul fiume Hudson, salvò dalla catastrofe equipaggio e passeggeri di un aereo mandato in avaria da un branco di anatre canadesi.

Israele: bambini rubati, bambini imprigionati

di Marco Santopadre
Il parlamento israeliano ha annunciato all’inizio di questa settimana di aver abbassato da 14 a 12 anni l’età minima per imprigionare i bambini responsabili di azioni “terroristiche”, una misura che secondo la Knesset si sarebbe resa necessaria a fronte dei ripetuti attacchi messi a segno di recente da giovani palestinesi. La nuova legge “permetterà alle autorità di imprigionare un minore riconosciuto colpevole di un grave crimine quale omicidio, tentato omicidio o omicidio colposo, anche se lui o lei ha meno di 14 anni”, si legge sul sito web del parlamento.

Università neoliberale e libertà accademica: il pensiero critico è ancora possibile?

di Effimera
La managerializzazione dell’università e dell’istruzione superiore è un fenomeno ormai ben noto, la cui genesi, aspetti organizzativi, burocratici, ideologici sono stati analizzati in maniera estesa. Meno studiate sono invece le conseguenze che tale trasformazione ha avuto e ha sugli spazi di espressione del dissenso. Se la produzione di sapere è fortemente influenzata dalla crescente burocratizzazione e dagli imperativi della “produttività” e dell’ “eccellenza”, un notevole impatto su di essa è esercitato dalla cosiddetta “securitizzazione” degli spazi universitari.

Un’ottima notizia: Uruguay batte Philip Morris

di Piero Basso
La convenzione quadro per la lotta al tabagismo approvata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2005 chiedeva a tutti i Paesi di impegnarsi per ridurre il consumo di tabacco, ossia il fumo e quindi le sigarette. Il tabacco, infatti, è una delle principali cause di mortalità a livello mondiale tra le malattie non trasmissibili. L’Uruguay aveva applicato misure molto serie per rispettare l’indicazione dell’OMS. La Philip Morris, uno dei giganti del tabacco, aveva fatto causa al Paese latinoamericano chiedendo di essere risarcito per i danni subiti a causa delle leggi contro il tabacco approvate dal Parlamento. La causa si è protratta fino a 9 luglio 2016 quando si è conclusa a favore dell’Uruguay. 

Gli orfani di Bernie, molto pragmatici

di Giulia D'Agnolo Vallan 
«Vi state rendendo ridicoli». Così, dal palco del Wells Fargo Center di Philadelphia, la comica, e sendersiana di ferro, Sarah Silverman, che adesso voterà Hillary Clinton, ha intimato al gruppo degli irriducibili, O Bernie o niente, il primo giorno della convention. Inquattata come me tra i delegati del Nebraska (c’erano molte sedie vuote…), dita in azione costante, lo guardo fisso sull’I-Phone, Rosario Dawson – una degli irriducibili- quel giorno si è animata solo all’apparizione di Sanders. E non ha cambiato idea nei giorni successivi, anzi: su Twitter invita i followers a votare per la candidata verde, Jill Stein.

L'Ilva, Taranto e la dignità in cammino

di Ernesto Voccoli
Sono passati alcuni giorni da venerdì 29 Luglio, il giorno in cui Matteo Renzi si è ripresentato nella città di Taranto. Due anni dall’ultima apparizione, a poche ore dalla firma dell’ultimo dei dieci decreti “Salva Ilva”, che ormai dal 2012, l’anno del provvedimento di sequestro degli impianti ordinati dalla magistratura, si susseguono in maniera tanto autoritaria quanto inefficace sulla pelle di cittadini e operai. 

Guerre di “occupazione”: auto satira Usa

di Il Simplicissimus
Una guerra, anzi due per impadronirsi delle risorse di un territorio, stragi e creazione di terrorismo, armi e soldi prima agli uni, poi agli altri e agli altri ancora in un cinico gioco al massacro, creazione di caos e di morte che poi nell’informazione si trasforma in un infantile monopoli con viale della democrazia, hotel giustizia, giardini della crescita, lotta al terrorismo. Guerra di Libia è la casella nella quale si arriva usando i dadi truccati, ma è pur sempre solo un esempio della menzogna globale che poggia alla fine sul profitto e lo sfruttamento.

Raggi come Marino? Il tormentone del sindaco da infilzare

di Susanna Turco
È cambiato il sindaco, si è rivoluzionata la maggioranza al Campidoglio ma, per la seconda estate consecutiva – e sempre regnando Renzi – Roma che annaspa nell’emergenza rifiuti (e non solo) è il cuore del romanzone politico dell’estate. Ne parla anche Le Monde. Come con Ignazio Marino, anzi molto di più: adesso c’è pure una giovane donna al comando, madre persino, e il suo bravo possibile “Raggio magico” di fedelissimi, con tutto il coté di congetture che si possono applicare a una donna, dal presunto (e smentito) fidanzato al classico, gettonatissimo, “si è fatta condizionare”.

Trump spacca i Repubblicani

di Michele Paris
La campagna per la Casa Bianca di Donald Trump è precipitata nel caos in questi ultimi giorni in seguito all’ennesima serie di controversie che hanno coinvolto il candidato Repubblicano. L’impreparazione di Trump, sommata a tendenze fascistoidi e a un atteggiamento pericolosamente impulsivo, ha scatenato il panico nel partito, aggiungendosi ai continui attacchi da destra portati da Hillary Clinton e dai Democratici a partire dalla loro convention chiusasi settimana scorsa a Philadelphia.