La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 19 agosto 2016

Finanza stai serena

di Alessandro Gilioli 
Care Goldman Sachs, JpMorgan, Merryl Lynch e Morgan Stanley, cari Citigroup, Black Rock, Cerberus, Blackstone e Old Mutual, ma anche cari Wall Street Journal e Financial Times, insomma cari signori della famosa finanza mondiale, anche se non ci credete, qui fuori siamo persone educate. E siccome ci hanno insegnato che quando qualcuno vive nel terrore è cosa giusta provare a tranquillizzarlo, crediamo che adesso sia venuto il momento di accarezzare il capino proprio a voi: per quanto nababbi e un po' arrogantelli a volte siate. Vi vediamo infatti, di questi tempi, tremuli come conigli bagnati. Impanicati al punto da immaginare fantasmi ovunque.

Non esiste la guerra giusta. Intervista a Gino Strada

Intervista a Gino Strada di Umberto De Giovannangeli
«Essere definito un “utopista” per me è una benemerenza, non certo un’accusa. Ma in questo caso penso di essere un “realista”. Perché non c’è niente di più “realista” che battersi per abolire la guerra. E trovo davvero incredibile che l’assemblea generale delle Nazioni Unite in tutta la sua storia non abbia mai posto questo tema all’ordine del giorno». L’utopista-realista è l’uomo che ha ricevuto dal Parlamento svedese il “Right Livelihood Award” (Premio al corretto sostentamento), il Premio Nobel alternativo: Gino Strada, fondatore di Emergency.

La legione straniera non può salvare Renzi

di Alberto Burgio 
I poteri occulti ci sono, ma c’è anche la capacità di farseli alleati e di consolidare antiche alleanze col mondo delle banche e dell’impresa e con l’alta burocrazia. Una capacità manovriera che risalta a fronte dei pessimi risultati dell’azione di governo soprattutto in ambito economico. Enrico Letta fu ruvidamente sloggiato con la più disinvolta delle motivazioni: «Non è capace». Renzi promise mari e monti ma oggi siamo messi così, alla vigilia di una manovra che inasprirà ulteriormente la pressione fiscale sul lavoro dipendente (al solito) e in particolare sul pubblico impiego (al solito), con tutti gli indicatori (debito pubblico, disoccupazione giovanile e femminile, divario nord-sud, produttività) ad attestare un disastro.

La new age del lavoro servile

di Tonino Perna 
Ciclicamente l’Istat ci aggiorna dei progressi o regressi registrati nel campo dell’occupazione e si scatena la solita bagarre tra i sostenitori e detrattori del governo Renzi e della sua creatura più famosa: il jobs act. Ma, quello che i dati quantitativi non ci dicono è come sia cambiata e sta cambiando la qualità dei lavori con cui devono confrontarsi le nuove generazioni. Soprattutto non ci dicono come sono cambiate le relazioni tra imprenditori e i lavoratori, ovvero come sono cambiate le relazioni nel mondo del lavoro (i rapporti sociali di produzione per dirla con Marx).

Se anche Stiglitz dice basta con l'euro

di Giorgio Cremaschi
Il premio Nobel Joseph Stiglitz ha dichiarato al Financial Times che l'Euro ha prodotto in Europa una depressione economica superiore a quella del 1929 e che per uscire dalle politiche di austerità bisognerebbe uscire dalla moneta unica. Stiglitz non è certo un rivoluzionario, ma un progressista moderato, e infatti fa una proposta che a suo giudizio potrebbe ancora salvare la costruzione europea dalla disintegrazione. Egli propone l'Euro dei paesi del Nord e quello di quelli del Sud, perché le economie dei paesi più deboli non possono reggere ancora la stessa moneta della Germania.

La democrazia deve vincere

di Dilma Rousseff
Mi rivolgo al popolo brasiliano e alle Signore Senatrici e ai Signori Senatori per esprimere ancora una volta il mio impegno per la democrazia e per le misure necessarie per superare l’impasse politico che ha già causato tanti pregiudizi al Paese. Il mio ritorno alla Presidenza, per decisione del Senato Federale, significherà l’affermazione dello Stato Democratico di Diritto e potrà contribuire in modo decisivo al sorgere di una nuova e promettente realtà politica. La mia responsabilità è grande. Nel percorso per difendermi dall’impeachment mi sono ulteriormente avvicinata al popolo, ho avuto l’opportunità di ascoltare il suo riconoscimento, di ricevere il suo affetto.

La riforma costituzionale e l’Unione Europea

di Noi saremo tutto
Che il progetto di riforma costituzionale del Governo Renzi, che andrà a referendum in autunno, non serva a ridurre i costi della politica o a colpire la fantomatica “casta” politica, è un dato che sembra oramai acquisito al dibattito politico. Anche all'interno del centrosinistra, per azione degli scontenti PD, e nel dibattito sui media di regime si mette in evidenza come il Senato di fatto non venga abolito ma si trasformi in una Camera inutile che continuerà comunque ad avere costi altissimi. Il punto principale della propaganda renziana sulle riforme sembra quindi scomparire dal dibattito politico che invece si concentra sul “combinato disposto” riforma Costituzione-Italicum paventando una possibile riforma della nuova legge elettorale come condizione necessaria per appoggiare il processo di riforma.

La Scuola della Repubblica ridotta a fabbrica di servi

di Maria Carla Fabiani 
La riforma della scuola non è razionale in senso strettamente illuministico. Essa non modernizza la formazione, ma la riporta indietro di secoli creando innanzitutto rapporti di lavoro servo/padrone non sottoposti al controllo dello stato di diritto (il DS non deve motivare il rifiuto del docente, per esempio). Precarizza un lavoro, quello del docente, che per garantire la continuità didattica dovrebbe al contrario essere tutelato sotto l'aspetto del ricongiungimento alla famiglia ecc; tanto più che la maggioranza dei docenti è sotto ogni evidenza fatto di donne. Non stanzia fondi per la formazione in itinere dei docenti, millantando al contrario di avere come obiettivo il merito.

Ecco cosa dice il Manifesto di Ventotene, così lontano dalla politica di oggi

di Donatella Coccoli
«Si torna a Ventotene – aveva detto il premier italiano giorni fa – per ripartire con l’Europa dei valori e della cultura. Il compito dell’Europa è quello di rendere più bello il mondo» così ha detto il premier Renzi parlando del vertice trilaterale che lunedì 22 agosto vedrà riuniti a Ventotene Matteo Renzi, Angela Merkel e Francois Hollande. E anche se il vertice non si terrà propriamente sull’isola, ma sulla nave Garibaldi in mare aperto di fronte alle isole pontine, la scelta di Ventotene rimane altamente simbolica perché è qui che è nata l’Europa. Ed è qui che l’Europa di oggi, quella dei muri, dell’austerity e della Troika, si confronta con il progetto di Altiero Spinelliche quest’Europa l’aveva sognata diversa.

Dove va Syriza?

di Enrico Consoli
Le vicende politiche e sociali greche degli ultimi anni hanno avuto un impatto notevole sull’opinione pubblica degli altri Paesi europei: il portato simbolico degli eventi che si sono susseguiti a partire dal 2010 ha stimolato analisi ed interpretazioni del mondo accademico e dei media ed ha avuto una forte influenza sul dibattito interno alle forze politiche continentali. Le immagini che arrivavano da Atene e dalle principali città greche sembravano interrogare il Vecchio Continente sulle ragioni fondati del proprio modello politico ed economico, suscitando almeno due interpretazioni antitetiche e irriducibili della fase storica vissuta dalle democrazie europee.

Le radici cristiane del bikini

di Anna Lombroso 
Non resisto e cedo alla tentazione di commentare il dibattito estivo, mai come quest’anno sotto l’ombrellone e mai come quest’anno ispirato dalla volontà di distrarre le plebi con circenses ideologici a alto contenuto spettacolare, vista la circolazione di fanciulle così intabarrate da suscitare il sospetto di essere figuranti di cinecittà o dell’omologa francese. Ma mi sottrarrò a quella di dire la mia a proposito delle caute esternazioni di quel che resta del pensare femminista e più ancora degli appartenenti a quella che autodefiniscono l’altra metà del cielo, quella che conta, mentre la nostra, di donne, somiglia a tutte le latitudini una metà dell’Ade, sempre pronti a impartirci lezioni di autodeterminazione.

Annullare il debito illegittimo. Nasce il Comitato italiano

di Rivolta il Debito
Il mondo in cui viviamo è sempre più ingiusto. La forbice tra i pochi che possiedono tutto e la gran parte delle popolazioni che non hanno nulla, in questi ultimi trenta anni si è allargata a dismisura. Nel capitalismo finanziarizzato, l’economia contemporanea si è trasformata da attività di produzione di beni e servizi in economia basata sul debito. La liberalizzazione dei movimenti di capitale, la privatizzazione dei sistemi bancari e finanziari, unita alla convinzione – dettata dalla favola liberista – che il futuro potesse essere sempre e costantemente più copioso e munifico del presente ha indotto i detentori di capitali a prestarli facendo conto su generosi e costanti innalzamenti della redditività finanziaria, a prescindere dall’andamento dei profitti delle attività reali che andavano direttamente o indirettamente a finanziare.

Brecht e la Brexit

di Howard Davies
In seguito alla rivolta dei lavoratori scoppiata nella Germania dell’Est nel 1953, il drammaturgo Bertolt Brecht suggerì ironicamente che il governo poteva “sciogliere il popolo ed eleggerne un altro” se non era più degno della sua fiducia. Il sentimento racchiuso in queste parole è oggi condiviso da molte persone nel Regno Unito, all’indomani del referendum sulla Brexit di giugno.  Al culmine della campagna referendaria, Michael Gove, allora ministro della giustizia e uno dei principali fautori della Brexit, dichiarò: “Credo che la gente di questo paese abbia le tasche piene degli esperti di organizzazioni con la sigla, che non fanno che commettere errori”.

Grecia un anno dopo. I migranti invisibili, una crisi nella crisi

di I Diavoli 
L’estate di Lesbo è calda come lo scorso anno. Ad agosto 2015 le immagini di uomini e donne in cammino da Skala Sykamineas fino a Mythilini, capitale dell’isola greca nell’Egeo nord-orientale, andavano a rullo continuo sulle televisioni di tutto il mondo. Migliaia di migranti marciavano sotto il sole per circa sessantacinque chilometri, dopo essere sbarcati da un gommone stracolmo. In Grecia arrivavano dalle coste turche, il viaggio in mare durava meno di un’ora, coprendo una distanza variabile a seconda del punto di partenza, circa dodici chilometri. La meta non era solo Lesbo, ma anche Kos, Samos, Chios, Leros: ne erano sbarcati circa 33 mila in un solo mese. Fuggivano dalla guerra in Siria, o dai conflitti mai finiti in Afghanistan, Iraq, Corno d’Africa.

Al lavoro per cosa?

di Luca Aterini
Per raggiungere la pensione di vecchiaia, la riforma Fornero ha introdotto ormai dal 2011 nuove soglie d’età: a regime – ovvero dal 1 gennaio 2018 – a suon di scatti progressivi si arriverà a 66 anni e 7 mesi. Dal 2019 il target andrà poi ulteriormente rivisto, adeguandolo alla speranza di vita (che in Italia, per inciso, dopo anni di crescita nel 2015 è tornata a ridursi). Questi numeri nascondono gran parte dell’aumento degli occupati vantato come un successo da parte dell’attuale esecutivo, ma oltre a frenare l’ingresso nel mercato del lavoro delle nuove generazioni rimuovono uno scomodo interrogativo: qual è l’efficienza di lavoratori sempre più anziani sul luogo di lavoro?

Ulivo, la nostalgia non basta per un “Sì”

di Gianfranco Pasquino 
Per giustificare l’ovviamente sofferto “sì” alle riforme renzian-boschiane c’è chi si abbandona ad una non meglio definita “sensibilità repubblicana”, come fa Massimo Cacciari, e chi si affida alla nostalgia/archeologia prodian-ulivista, come fa Arturo Parisi (“Il mio sì al referendum è nel solco dell’Ulivo”, intervista a “La Stampa”, 14 agosto). Tutto quello che si trova(va) in quelle, in verità non proprio dense e limpide, tesi di vent’anni fa sarebbe buono. Quindi, chi lo recupera, automaticamente ha scritto buone riforme. Come discussione sul merito non mi pare davvero un buon inizio. Neppure nel seguito emerge una qualsiasi considerazione di merito.

Moneta e bandiera: il se e quando degli Stati Uniti d’Europa

di Gustavo Piga
“L’Europa di Maastricht, pur con tutte le sue contraddizioni e esitazioni, è stata pensata dai suoi ideatori e realizzatori come un’alternativa alla globalizzazione selvaggia, che si predica e si pratica da oltre Atlantico, così come la predicò e la praticò l’Inghilterra dal 1820 al 1890. […] Un edificio, anche se non esteticamente eccelso […] eretto per difendere la ragionevolezza del sistema socio-politico europeo. […] Di unità monetaria, infatti, c’è assoluto bisogno perché non inizi e progredisca a velocità crescente l’opera di demolizione dell’unione doganale ed economica raggiunta in Europa con quarant’anni di sforzi”. Marcello De Cecco, L’oro d’Europa, Donzelli, Roma 1999, p. 27. Citazione estratta da “Marcello De Cecco 1939 – 2016” di Paolo Paesani.

Democrazia costituzionale

di Franco Astengo
Un importante contributo al dibattito in vista del referendum confermativo sulle deformazioni costituzionali ci è venuto, in questi giorni, da un intervento di Roberto Esposito pubblicato nelle pagine culturali di “Repubblica”. Esposito prende le mosse da quello che lui definisce, all’interno dei sistemi politici occidentali, come l’emergere di un deficit di legittimazione nella frattura che si è aperta tra valori e norme. Ci troviamo, in sostanza, in una non generica crisi di valori e si ricordano così i passaggi fondamentali dei tre maggiori teorici dello Stato: da Hobbes e la legittimazione del potere statale attraverso il patto tra gli individui che lo istituiscono, a Weber e le sue tre forme di legittimità: la tradizione dell’eterno ieri, il dono di grazia del capo carismatico e la fiducia razionale nelle leggi e, infine, lo Schmitt del principio di autorità che deve prevalere sulla “pura legalità”.

Il silenzio di Omran è quello di Aleppo

di Chiara Cruciati 
Omran Daqneesh ha cinque anni. È stato tirato fuori vivo da un palazzo colpito da un raid aereo. Non piange, non grida. Prova solo a pulirsi il sangue sulla sedia arancione dell’ambulanza su cui il paramedico l’ha lasciato. Omran è il silenzio disilluso di Aleppo, come Alan Kurdi era il fragore della fuga dalla guerra. Aleppo non può andare oltre. La popolazione – 1,2 milioni ad ovest, nei quartieri sotto il governo, e 300mila ad est, sotto le opposizioni – è allo stremo. Gli scontri incessanti rendono impossibile la consegna degli aiuti.

Asilo, la stretta del Governo sullo Stato di diritto

di Duccio Facchini
A inizio agosto, per bocca del ministro della Giustizia Andrea Orlando, il Governo ha annunciato un nuovo decreto legge per “velocizzare” i tempi dei procedimenti legati alle domande di asilo presentate dai migranti. Al centro della misura ci sarebbe la “sospensione" del giudizio d'appello. Tradotto: dall'iter attuale -che riconosce al richiedente la possibilità di rifarsi al tribunale contro un eventuale diniego opposto dalla commissione territoriale- verrebbe eliminato un grado. La ragione di fondo della stretta governativa poggia su un dato: la percentuale degli esiti negativi delle richieste di asilo dei profughi dinanzi alle commissioni territoriali chiamate a valutarle.

Corpi in gioco. Intervista a Jean Baudrillard

Intervista a Jean Baudrillard di Enrico Baj
A Jean Baudrillard sono legato da lunga frequentazione. Recentemente è uscito un saggio che egli considera tra i suoi principali, al pari della Società dei consumi, dello Scambio simbolico e la morte, della Seduzione, delle Strategie fatali. Si tratta di L’échange impossible, il quale si basa su tre teoremi. Il primo riguarda l’incomprensibilità del mondo, ove sembra che compito del pensiero umano sia quello di renderlo ancora più enigmatico e incomprensibile. Col secondo teorema si afferma che questo nostro mondo delirante va osservato da un punto di vista delirante. L’ultimo punto riguarda il gioco e il giocatore, con l’affermazione che il giocatore non può mai essere più grande del gioco stesso.

Politiche sociali: l'Italia allo sbando nel Rapporto Bertelsmann

Misure insufficienti a sostegno della famiglia, con benefit che “non compensano i costi sostenuti per crescere i figli” e asili nido “disponibili su scala limitata e in modo molto variabile a seconda delle regioni”. Risultato, inevitabilmente, una “limitata partecipazione delle donne al mercato del lavoro“. E ancora: politiche troppo deboli per affrontare il problema dell’inclusione sociale e della povertà, “particolarmente serio per le famiglie giovani, specialmente nei casi in cui solo degli adulti è occupato”. Pensioni in molti casi “estremamente basse”, nell’ambito di un sistema che rischia di diventareinsostenibileconsiderato “l’elevato tasso didisoccupazione giovanile“.

Laicità che assomiglia al fondamentalismo

di Bia Sarasini
È il corpo delle donne il nervo scoperto toccato dal divieto del burkini sulle spiagge francesi. Nudo o coperto, chi ha l’autorità di decidere? Ho letto incredula la dichiarazione del primo ministro francese Manuel Valls: «Non è compatibile con i valori della Francia e della Repubblica». Perché non si tratta di una moda, ha detto, bensì dell’affermazione di un progetto basato sull’asservimento della donna. Trovo sorprendente che sia così difficile soffermarsi a pensare che una decisione presa da chi rappresenta la Repubblica, non sia molto diversa da quella di chi impone per legge il velo, la copertura totale.

Trump sabota se stesso

di Michael Moore 
Donald Trump non ha mai voluto diventare davvero presidente degli Stati Uniti. Lo so per certo. Non vi dirò come. Non sto dicendo che io e Trump abbiamo condiviso lo stesso agente, lo stesso avvocato, lo stesso stilista o che, se l'avessimo fatto, questo avrebbe significato qualcosa. E di certo non sto dicendo di aver origliato nelle agenzie, nei corridoi della Nbc o altrove. Ma ci sono alcune persone che stanno leggendo proprio adesso, loro sanno chi sono. E sanno anche che ogni parola contenuta nei prossimi paragrafi si riferisce a fatti realmente accaduti.

Il dominio della whiteness e i falsi idoli americani

di Miguel Mellino
Dallas, Baton Rouge e ora Milwaukee stanno dando il colpo di grazia all’era Obama. L’era del primo presidente nero della storia di uno degli stati più razzisti la storia abbia mai prodotto sta finendo nell’unico modo in cui poteva finire. Difficile trovare un altro esempio nella storia recente – a parte forse quello di J. F. Kennedy – in cui i discorsi attraverso cui ogni potere tende a legittimarsi siano cosi distanti dalla sua effettiva costituzione materiale. Accolta nel 2008 come espressione di un bisogno collettivo di discontinuità rispetto alle amministrazioni teo-con, anche da buona parte della sinistra radicale globale, l’era Obama ha mostrato tutt’altro posizionamento rispetto a tale attesa.

I timori del grande capitale per il “referenzum” d’autunno

di Sergio Cararo
Se il referendum controcostituzionale in Italia è più importante della Brexit e se a sostenerlo è il Wall Street Journal è proprio il caso di dire che nel nostro paese il gioco si va facendo duro e sarà bene che i coerenti democratici si adeguino allo stile della partita e della posta in gioco.nUn ampio servizio de La Repubblica è andato a sbirciare come viene vista la prossima scadenza referendaria italiana dai giornali anglosassoni che in qualche modo esprimono gli umori del grande capitale internazionale. Il quadro che ne emerge non è sorprendente – basti rammentare le esortazioni della banca JP Morgan contro le costituzioni “troppo socialiste” dei paesi euromediterranei o gli articoli terroristici prima del referendum britannico sulla Brexit – ma è decisamente inquietante.

Fascismo di frontiera: deportazioni invisibili con bollo Ue

di Flore Murard-Yovanovitch
I paramilitari africani si macchiano di genocidio per fermare i migranti. Ci sono i respingimenti documentati, gli abusi sulle frontiere ungherese-serba-bulgaro-turca, dove il "Fascismo della Frontiera" (Derive) è ormai in fase acuta, con gruppi paramilitari e ronde di estrema destra che, in tutta impunità, perlustrano di notte il confine, a colpo di cani e caccia al profugo. E poi ci sono deportazioni invisibili, sul fronte di sabbia, di migliaia di profughi eritrei, somali, nigeriani, gambiani....

Radici del male, precauzioni per il futuro. Intervista a Aharon Appelfeld

Intervista a Aharon Appelfeld di Riccardo Mazzeo
Aharon Appelfeld vive in Israele dalla fine degli anni Quaranta, ma sottolinea sempre le sue origini rumene. La sua famiglia, da sempre messa all’indice perché di origine ebraiche, viveva in una regione (la Bucovina) fino a quando fu deportata nei lager nazisti, dove quasi tutti i componenti furono assassinati. Lui, invece, è riuscito a evadere da un campo di sterminio. Per molto tempo ha vissuto come fuggiasco nei boschi, fino al momento in cui si è unito all’Armata Rossa. Con quella divisa ha combattuto i nazisti, ma poi a guerra finita ha deciso di andare in Palestina, ancora sotto protettorato britannico.

Bolla immobiliare e problema casa alla follia: 7 milioni di immobili vuoti

di Contropiano 
Il "pazzo" del titolo è naturalmente un sistema, non una persona. Però basta anche un solo lancio d'agenzia (Ansa, in questo caso) a quantificare concretamente questa follia. Leggiamo insieme: "Sono oltre 7 milioni le case vuote in Italia, più di un'abitazione su cinque non ha inquilini, pari al 22,5% del totale, con una concentrazione maggiore nelle regioni del Sud come Calabria, Molise, Abruzzo e Sicilia per effetto dell'emigrazione, ma anche in Valle d'Aosta e Liguria, dove abbondano le case di villeggiatura. Lo rivela un'analisi elaborata da 'Solo Affitti', secondo gli ultimi dati disponibili.

I Saud, tra al Qaeda e il Vietnam yemenita

di Michele Giorgio 
Si è rifatto vivo, con il quarto discorso audio, Hamza bin Laden, figlio di Osama, successore di fatto dell’emiro di al Qaeda Ayman Zawahry. Il messaggio, con riferimenti a un rinnovato jihad contro gli infedeli, punta a recuperare i consensi perduti negli ultimi due-tre anni dall’organizzazione, approfittando anche del “fallimento” del nuovo Califfato teorizzato e solo in minima parte realizzato dagli scissionisti dell’Isis. È interessante notare come alcuni dei temi trattati dal giovane bin Laden siano uguali a quelli del padre.

Come le droghe sono state usate in guerra per spingere i soldati a uccidere

di Oscar Rickett
A novembre del 2008 dieci uomini del gruppo terroristico Lashkar-e Taiba hanno messo a segno una serie di 12 attacchi, tra sparatorie e ordigni, uccidendo 164 persone e ferendone 300. Nelle 60 ore successive al massacro hanno tenuto testa a centinaia di agenti delle forze speciali indiane. Alla fine sono stati tutti uccisi o catturati. I membri di Lashkar-e Taiba erano stati sottoposti a mesi di addestramento intensivo. Facevano parte di un'unità scelta. Ed erano anche sotto l'effetto di stupefacenti. Le prove rinvenute sulla scena e le successive analisi del sangue hanno rivelato che almeno alcuni di loro avevano assunto cocaina, LSD e steroidi.

Perché trattiamo con Erdogan

di Alberto Negri
In Turchia si svuotano di fretta e furia le carceri per far posto ad almeno 35mila persone arrestate dopo il golpe fallito del 15 luglio scorso. Le epurazioni, decine di migliaia, sarebbero «proporzionate alla minaccia», sostiene l’ambasciatore turco in Italia Aydin Sezgin, ma in realtà si sta facendo fuori un intero settore della borghesia, non necessariamente laica e secolarista ma sicuramente colta e istruita, dai magistrati ai militari, dai poliziotti ai manager. I media sono stati decapitati: in un mese hanno messo i sigilli a 130 tra giornali, televisioni e radio.

Arte e politica. Intervista a Mike Watson

Intervista a Mike Watson di Eva Macali
Lo scorso maggio, durante una conferenza organizzata da Frieze New York, lo storico dell’arte Hal Foster in conversazione con il poeta e scrittore Ben Lerner si chiedeva: «so many museums depend on individuals who represent massive inequality… It gets to a point of: What the Fuck?».nIl tema dell’intreccio tra mondo dell’arte e grande capitale è sempre più diffuso nella pubblicistica di settore sotto forma di riferimenti, sottotesti, metafore e appellativi. Un esempio su tutti sono le blue chips, definizione assegnata agli artisti oggetto di strategie di investimento con un accostamento degno del miglior Gordon Gekko.

La coerenza Ue per il grande nulla

di Il Simplicissimus
Se c’è una cosa buona in Europa è che essa conserva una straordinaria coerenza nella conservazione, nell’incapacità di concepire l’innovazione e la dialettica politica ritenendosi essa stessa il prodotto finale e intoccabile di queste ultime invece di esserne semmai il presupposto. Sospetto che sia proprio questo immobilismo autoreferenziale ciò che l’ha resa così appetibile a una parte consistente della ex sinistra storica (possiamo ormai usare senza problemi questo aggettivo) in crisi di fede e di idee, nonostante l’evidente concezione ordoliberista che è alla sua base.

Comunità politiche senza sovrano

di Beppe Caccia
Nel Capitolo 55 del Libro primo dei Discorsi, Machiavelli discute la cruciale distinzione tra repubblica e principato, introducendo il concetto di «equalità». L’obiettivo è dimostrare «quanto facilmente si conduchino le cose in quella città dove la moltitudine non è corrotta, e che dove è equalità, non si può fare principato, e dove la non è, non si può fare republica». Così, contrappone ai regimi politici di Francia, Spagna e Italia, «le quali nazioni tutte insieme sono la corruttela del mondo», la realtà delle «molte repubbliche» che «vivono libere (…) nella provincia della Magna».

Una manovra spericolata

di Andrea Colombo 
È probabile che mentre affidava a Facebook l’ennesimo post trionfalistico Matteo Renzi avesse ancora nelle orecchie l’eco stridente di quegli articoli di ferragosto sulla stampa estera (a cui si è aggiunto ieri l’Economist) che volevano aiutarlo, certo, ma di fatto registravano il fallimento della sua politica economica. Non è quello lo schema di gioco di Renzi, non è quella la cifra della sua propaganda. Gli piacciono i toni opposti: non vuole invitare gli elettori a votare Sì al referendum per evitare il peggio, ma per celebrare i suoi successi e permettergli di proseguire su quella strada.

Le 203 pagine saudite

di David Swanson 
Per anni e anni attivisti hanno chiesto che il governo statunitense rendesse pubbliche 28 pagine (poi risultate 29) che aveva censurato da un rapporto perché si sospettava che avrebbero dimostrato il ruolo saudita nel finanziare e agevolare i crimini dell’11 settembre 2001. Quando le pagine sono state finalmente rese pubbliche hanno mostrato una gran quantità di prove proprio di ciò. Ma il governo statunitense e i suoi cagnolini mediatici hanno sepolto la notizia un venerdì sera, affermando che invero le cose stavano così, e passando oltre.

Burkini, un divieto sul corpo delle donne

di Valentina Brinis
Come si comporteranno i Comuni francesi che hanno vietato il burkini sulla spiaggia, con chi indossa la muta da sub? O con le donne che per varie ragioni non possono esporsi interamente al sole e si presentano al mare con un abito che le copre interamente, testa inclusa?nÈ vero che quelle ordinanze – adottate proprio dove qualche decennio fa era stato inventato il bikini – parlano chiaro, e si riferiscono al burkini come simbolo religioso più che all’abito in quanto tale. Ma è immaginando l’applicazione di un simile dispositivo che emergono le contraddizioni, oltre che la difficoltà di distinguere tra chi indossa un abbigliamento coprente per motivi religiosi e chi lo fa per altre ragioni.

La crescita si ferma, anche negli Usa


di Claudio Conti 
Il paradiso di tutti i neoliberisti – gli Stati Uniti – non sta affatto bene. Nonostante stampino la moneta che media tutte le principali transazioni commerciali, nonostante immissioni di liquidità spaventose, nonostante gestiscano le statistiche interne (disoccupazione, in primo luogo) con criteri alquanto arbitrari, nonostante un deficit e un debito pubblici che non consentirebbe loro l'ingresso nella Ue, e cento altri "nonostante", la "crescita" Usa si va arrestando di nuovo. A certificarlo, per ora, è Moody's, la terza della triade di agenzie di rating che fa il bello o cattivo tempo sui titoli di tutto il mondo.

Una filosofia politica per la vita comune

di Michele Spanò
Il cuore segreto, e obliquamente esposto, di questo nuovo libro di Paolo Godani è la glossa apposta da Franco Fortini a un celebre apoftegma adorniano: «Dice Adorno: non si dà vita vera nella falsa. Correggerei (tutto sommato, con Lenin): non si dà vita vera se non nella falsa». Nel libro di Godani dal titolo La vita comune. Per una filosofia e una politica oltre l’individuo (DeriveApprodi, pp. 108, euro 12) sembra che Spinoza (e Deleuze e Proust e Musil; e Sebald e Agamben e Benjamin) – più che non il parentetico Lenin fortiniano – guidi un esercizio tanto improcrastinabile quanto gratuito: restituire la vita al tessuto di concetti e affetti che la rende apprensibile nel tempo – il presente – che è il nostro.

Il piano per sventrare l’Abruzzo

di Serena Giannico
A Cocullo, nell’Aquilano, il casello autostradale dell’A25 è a circa un chilometro e mezzo dal paese. Duecentocinquanta abitanti («in estate di più»), circa mille metri d’altitudine, è borgo celeberrimo nel mondo per l’annuale processione del primo maggio, con la statua di San Domenico avviluppata da centinaia di serpi catturate, nelle precedenti settimane, dai suoi residenti, tra pietre e cespi d’erbe. L’autostrada qui è arrivata neppure tanto tempo fa, nel ’78. «È una risorsa – dice il sindaco neo eletto Sandro Chiocchio -, soprattutto per il turismo, che è occasione da cogliere in una realtà che, di fatto, per crescere, deve sfruttare bellezze e tradizioni del territorio. Ora a rischio sono sia l’autostrada sia gli splendidi scenari montani».

Questo cambia tutto? I primi attacchi della Russia sulla Siria dalle basi aeree iraniane

di Juan Cole
I bombardieri russi sono decollati per la prima volta dalle basi in Iran per compiere i loro attacchi aerei contro gli obiettivi in mano dei ribelli in Siria. Le forze armate americane si lamentano che, in base a un accordo russo con gli Stati Uniti, si supponeva di avere una comunicazione puntuale circa gli attacchi aerei della Russia, in modo che potessero evitare qualsiasi conflitto. Sembra che i russi abbiamo dato agli americani un avviso all’ultimo minuto, sufficiente perché che gli Stati Uniti potessero fare i preparativi necessari, ma soltanto a malapena. Probabilmente la Russia non voleva dare agli Stati Uniti il tempo per lamentarsi dell’uso delle basi in Iran o di fare pressioni su Mosca per sottrarsi a questo piano.

Il popolo di Cl si riconverte

di Sebastiano Canetta e Ernesto Milanesi 
Il «popolo» di Comunione e liberazione torna a Rimini: da oggi fino al 25 agosto edizione numero 37 del Meeting che recita «Tu sei un bene per me». Viene inaugurato dal presidente Sergio Mattarella, sulla scia della sussidiarietà quirinalizia di Giorgio Napolitano: il pretesto è offerto dalla mostra sui 70 anni della Repubblica, realizzata con la collaborazione di Luciano Violante, Agostino Giovagnoli e Massimo Bernardini. Ma il Meeting 2016 – nonostante i riflettori mediatici unidirezionali – sconta almeno tre silenziose lezioni per la «scuola di comunità».

Beppe Manfredi: una vita contro l’amianto

di Piero Bosio
"La morte di Beppe mi addolora profondamente, mi mancherà la sua determinazione, la tenacia, la gentilezza. Non lo dimenticheremo e continueremo anche in suo nome la battaglia contro l’amianto, per la bonifica , per avere giustizia." La voce di Titti Palazzetti, sindaca di Casale Monferrato, si incrina mentre parla della scomparsa di Beppe Manfredi, morto martedì per mesotelioma, un tumore provocato dalle fibre dell’amianto dell’Eternit. Manfredi era presidente dell’Afeva, l’associazione che riunisce i famigliari e le vittime dell’amianto. Aveva assunto l’incarico a novembre scorso, dopo le dimissioni della storica guida dell’associazione Romana Blasotti Pavesi. Romana gli aveva passato il testimone: «Io sono un po’ stanca , fai tu che sei più giovane di me “.

Olimpiadi, un mondo a parte

di Ivan Grozny Compasso 
Come avviene per l’accesso al Parco Olimpico e ai vari impianti sparsi qua e là nella città, anche per prendere la nuova linea della metropolitana bisogna esibire pass o biglietti per uno o più eventi, altrimenti non si passa. Poi però, come è stato per il Maracanà il giorno dell’inaugurazione, le maglie della sicurezza sono meno fitte di quanto si possa pensare. A G. Osorio, fino a poco tempo fa l’ultima fermata della metro nella Zona Sul di Rio de Janeiro, ora c’è l’accesso ai binari per la nuova linea 4. Qui bisogna passare due filtri di sicurezza e finalmente si accede alle scale mobili che portano alla nuova metro.

Gli intrecci del potere cementizio

di Serena Giannico 
«Dati i notissimi legami Luciano D’Alfonso-Toto, confermati dai procedimenti giudiziari che li hanno riguardati e li riguardano, il presidente della Regione Abruzzo farebbe bene a dimettersi e andare a lavorare direttamente nel gruppo (anche il ruolo nell’Anas appare incompatibile)». La stoccata, frontale, al governatore dell’Abruzzo parte da Maurizio Acerbo, di Rifondazione comunista, e l’occasione è data proprio dallo «scellerata trovata di Toto di adeguamento dell’autostrada A24/A25».

La République di Valls degradata a regime

di Alfredo Luis Somoza
La sana e antica tradizione laica dello Stato francese vacilla nelle mani degli attuali detentori della sua “sacralità”. Il principio dell’uguaglianza senza discriminazioni davanti allo Stato nacque a tutela della diversità, non a suo discapito. È molto semplice, tu puoi essere ebreo, nero, musulmano o cristiano, ma anzitutto sei cittadino della Repubblica, né più né meno degli altri e ovviamente a parità di diritti. È in questa logica, anche se forzata un po’, che nessun simbolo religioso è ammesso a scuola, intesa come fucina dell’appartenenza a una comunità collettiva “superiore” rispetto a quella particolare.

Gomme da cancellare

di Michele Giorgio 
È nelle mani della Corte Suprema il destino della Scuola di Gomme, nel villaggio beduino di Khan al Ahmar. I massimi giudici dello Stato di Israele ieri hanno rinviato alla prossima settimana la sentenza che deciderà se la scuola primaria costruita dall’ong italiana Vento di Terra continuerà ad esistere o se invece sarà demolita come chiedono i coloni del vicino insediamento di Kafr Adumim. Decideranno se i 178 bambini della tribù beduina dei Jahalin vedranno le ruspe militari fare a pezzi la loro scuola progettata dallo studio Arcò (Architettura e Cooperazione) di Milano e costruita sette anni fa da Vento di Terra con piccoli finanziamenti di enti locali, della Cooperazione italiana, della Conferenza Episcopale Italiana e della Rete di Sostegno a Vento di Terra.

La guerra italiana al desiderio migrante

di Francesco Ferri
Nelle ultime settimane centinaia di migranti sono stati coattivamente trasferiti da Ventimiglia e Como verso gli hotspot del sud Italia. Una doppia motivazione ufficiale accompagna le operazioni. Da un lato, il trasferimento di massa viene presentato in ragione della necessità di alleggerire la pressione sulla frontiera, dopo le tensioni delle ultime settimane. Allo stesso tempo, vengono evocate motivazioni di identificazione: all’interno degli hotspot, infatti, i funzionari della polizia provvedono ad effettuare il fotosegnalamento e a verificare la posizione giuridica dei migranti.

Decarbonizzare i trasporti in Italia: le scelte della politica e dei cittadini

di Anna Donati
Anche in Italia ci sono segnali interessanti che qualcosa sta cambiando sulle scelte politiche per la mobilità. Segnali incoraggianti per il futuro che devono fare i conti con la dura realtà del presente; la ripresa della vendita di automobili, la crisi persistente del trasporto pubblico, l'incremento, nel 2015, del 3,6% del traffico autostradale rispetto al 2014, il prezzo basso dei carburanti fossili, la crescita, stimata da Ispra, del 2% delle emissioni di CO2 nel 2015, di cui una quota è certamente legata al traffico su strada.