La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 26 agosto 2016

La catastrofe politica

di Michele Prospero 
Un terremoto è anche una grande questione politica. Ma non lo è nel senso che su una tragedia si possono ricamare meschine operazioni di marketing, con bande musicali al seguito, annunci di ricostruzioni miracolose e plastico avveniristico delle new town illustrato nella quarta camera, quella di Vespa. Si illude in maniera grossolana il governo se pensa di aver trovato ad Amatrice il suo Abruzzo. Cioè calcola di approfittare delle macerie per sviluppare un nuovo episodio di ingegneria della comunicazione, utile solo per la consacrazione del nuovo leader del fare che si spende in narrazioni in vista del referendum costituzionale.

Un piano per il lavoro di tutti

di Guido Viale 
L’Italia, la parte più bella e più vera del suo territorio e delle sue comunità, si sta disfando. Manca la manutenzione, ordinaria e quella straordinaria. I danni e le vittime, i lutti e i costi provocati dall’ultimo terremoto ne sono solo l’ennesima conferma. Con venticinque milioni di abitanti che vivono in zone ad alto rischio sismico, niente è stato fatto né predisposto per prevenire tragedie e devastazioni, che a detta di tutti i geologi, avrebbero potuto essere evitate.

Quanto ci costa la riforma costituzionale?

di Guglielmo Forges Davanzati 
Matteo Renzi ha motivato la riforma costituzionale anche con l’obiettivo di ridurre i “costi della politica”, quantificati, in caso di vittoria del SI, in un miliardo di euro. Anche ammettendo che una Costituzione debba essere riformata per risparmiare, i conti non tornano, né è dato sapere da dove vien fuori l’importo stimato da Palazzo Chigi. Va poi aggiunto che la politica ha necessariamente un costo e che la delegittimazione dell’attuale classe politica – che, in un Paese di caste, è la “casta” per eccellenza – non giustifica in alcun modo la revisione di 47 articoli della Costituzione: se l’obiettivo è risparmiare, lo si può fare molto più semplicemente riducendo gli emolumenti dei parlamentari, dei ministri, dello stesso Presidente del Consiglio.

Splendida terra ballerina

di Tonino Perna
Sono nato in una terra ballerina e fin da bambino ho ascoltato i racconti dei miei nonni, di Reggio e Messina, sopravvissuti al catastrofico terremoto del 1908, quello che ha fatto più vittime (100mila morti) di tutti gli altri terremoti del XX secolo. Mio nonno paterno si è salvato sotto una grande trave di legno, dove ha nascosto la moglie ed una bambina di tre anni, mentre i miei nonni materni, sposatisi qualche mese prima del 28 dicembre di quell’anno funesto, si sono salvati miracolosamente: mentre la casa crollava sono scesi dalla stanza da letto usando le lenzuola annodate come una fune.

Non è più tempo di effimere ripartenze

di Alberto Burgio 
Vorrei tornare sulla questione della «morte della politica», oggetto di alcuni articoli di grande interesse apparsi di recente sul manifesto, a cominciare dagli interventi di Valentino Parlato, Pierluigi Ciocca e Giorgio Lunghini (vedi elenco sotto, ndr). Sono infatti convinto che l’attuale crisi della sinistra (in Italia come in gran parte dell’Europa) – una crisi organica, non episodica – abbia radici profonde. Che non se ne uscirà con le consuete modalità (anche se effimere ripartenze verranno puntualmente simulate in occasione degli appuntamenti elettorali).

La grande opera che serve davvero

di Rossella Muroni
Colpiti al cuore. Il terremoto che ha drammaticamente devastato il centro Italia ha colpito tutti noi e l’unica reazione possibile ora, a caldo, è quella di mobilitarci per aiutare in ogni modo le comunità coinvolte. E in questo siamo bravissimi noi italiani: gli ospedali sono stati presi d’assalto dai donatori di sangue, la Protezione Civile ha già organizzato squadre di volontari da ogni regione, raccolte fondi e di beni di prima necessità sono state attivate sul web e da tanti media nazionali e locali. Le popolazioni colpite non devono essere abbandonate ma generosità e solidarietà non mancano, per fortuna.

La biforcazione che mette in gioco il futuro della sinistra

di Sara Baranzoni e Paolo Vignola
Nei tre anni che passano dalla pubblicazione nel 2013 del Manifesto per una politica accelerazionista ad oggi si è verificato un moltiplicarsi di saggi, conferenze e riferimenti filologici in favore o contro l’ipotesi tracciata da Srnicek e Williams – i quali hanno infine pubblicato un libro, Inventing the Future, in cui le loro tesi politiche vengono espresse più ampiamente. Dal punto di vista filosofico, comunque, già il Manifesto ha avuto il merito di attrarre magneticamente a sé, non per forza come alleati, un folto insieme di autori inclini a ragionare sulle sorti dell’umanità al tempo della catastrofe capitalistica contemporanea.

Rojava: la rivoluzione è sotto attacco

di Luigi D'Alife
Alcuni tweet lanciati da attivisti curdi nella tarda serata di martedì 23 agosto preannunciano l'inizio dell'operazione. La città di Karkamis, gemella di Jarablus sull'altro lato del confine turco-siriano è stata evacuata. Dopo 3 giorni di bombardamenti contro “ISIS e PYD” centinaia di truppe e decine di carri armati sono schierati per chilometri lungo quella striscia di terra che la Turchia condivide da oltre 2 anni e mezzo con ISIS. Poche ore dopo viene lanciata ufficialmente l'operazione “Scudo dell'Eufrate”.

Le assunzioni stabili calano del 33%

di Marta Fana
Sono impietosi gli ultimi dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps: si assiste a un crollo dei contratti a tempo indeterminato, bilanciato da un aumento dei contratti a termine e di un sempre più diffuso utilizzo dei voucher. Nei primi sei mesi del 2016, le cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato superano le nuove assunzioni facendo registrare un saldo negativo di 120.253 unità, un dato di gran lunga inferiore ai numeri relativi allo stesso periodo del 2015, in cui i nuovi contratti netti a tempo indeterminato erano 131.502. Il dato dipende esclusivamente dalla riduzione delle assunzioni, -33% rispetto al 2015; le cessazioni quest’anno non superano quelle del primo semestre dell’anno appena trascorso.

La grande opera che manca all’Italia

di Tomaso Montanari
«Ci vogliono due impegni: il primo a ricostruire in fretta, e il secondo a cominciare a rifare il Paese in modo antisismico, perché i terremoti vengono casualmente, ma i morti no»: ieri è stata questa, di Romano Prodi, la sintesi più efficace. Davvero l’unico modo per dare un senso a queste morti e a queste distruzioni è che questi due impegni vengano presi, e onorati.Il primo sembrerebbe facile: perfino ovvio in quella che è, nonostante tutto, una delle più potenti economie del mondo. E invece la ricostruzione dell’Aquila arranca ancora, dopo anni perduti e dopo errori che hanno forse distrutto per sempre il tessuto sociale di uno dei venti capoluoghi di regione del nostro Paese.

I veri sciacalli urlano in tv

di Anna Lombroso 
Ah no, io non ci sto a questa pietas silenziosa molto raccomandata da anime belle della rete e dei media che sollecitano una sospensione compassionevole da polemiche e critiche sciacalle. Lo dobbiamo ai morti di Amatrice, di Accumoli, di Arquata, come a quelli dell’Irpinia, dell’Aquila, dell’Emilia e lo dobbiamo a noi stessi che ci vergogniamo, come succede, di essere sopravvissuti nelle nostre comode case, che non sappiamo fronteggiare il senso di impotenza e anche la paura che si ripeta l’opera di ben altri sciacalli, quelli che ridono in prospettiva di business provvidenziali, quelli che pensano a una ricostruzione con gli stessi materiali scadenti, con gare d’appalto opache in virtù della nuova provvida emergenza.

Tsipras promuove l'alleanza antiausterità. L'appuntamento è il 9 settembre

La data è già fissata ed è il 9 settembre. Anche il luogo c’è: Atene. Il padrone di casa sarà Alexis Tsipras e sono attesi i primi ministri di Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Malta e Cipro. Insomma tutti i leader del Sud dell’Europa, i tre quarti dei Pigs e la seconda “grande azionista” del consiglio d’amministrazione dell’Europa. L’obiettivo del vertice di Atene, come viene chiamato sui giornali, è molto più che ambizioso: costituire un’alleanza anti-austerità. I media greci hannocominciato a parlarne all’inizio di agosto, raccontando che fonti vicine al primo ministro greco dicono che è arrivato il momento di costruire un asse del sud in contrapposizione a quello del nord che oggi comanda in Europa.

Il deserto emotivo della sinistra

di Andrea Bagni
Primo dialogo, scambio di opinioni con un vecchio compagno. Perché dovrei votare per la sinistra, cosa mi importa di un partito che prende il dieci o il dodici per cento? Cosa cambierebbe. (Io penso che il 10% è quasi un sogno per noi. L’obiettivo è da un pezzo superare lo sbarramento, oltre il 4% si festeggia, ma come faccio a dirglielo). Provo a rispondere che non conta solo vincere ed essere forti in parlamento. Che si vuole creare un soggetto politico nuovo, di sinistra eccetera. Lui mi guarda come fossi stato scongelato da un lontano passato. Per fermare Renzi bisogna batterlo, non può gestire le sconfitte, deve vincere sempre e sempre accelerare. Conta solo il governo ormai. Vedi Roma e Torino. Al prossimo giro voterà Cinque Stelle.

La legge della Valsusa

di Livio Pepino
Il trionfalismo dell’establishment non riesce a nascondere la realtà: la nuova linea ferroviaria Torino-Lione, come hanno spiegato domenica scorsa su queste pagine Pagliassotti e Vittone, è ancora di là da venire. Intanto, dopo ventisette anni, i No Tav, gli «indiani di Valle» non demordono e anzi rilanciano, contrapponendo all’alta velocità l’alta felicità (per riprendere il titolo della grande festa di Venaus del luglio scorso che ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone e di artisti di prim’ordine).

Da una tragedia all'altra, con le lacrime di coccodrillo

di Luca Rossi
Tutte le volte capita così, terremoto, alluvione, strage ambientale e dopo pochi giorni nessuno ne parla più. E dopo poco tempo ricapita una stessa tragedia. Perché? Da un lato le stragi ambientali non sono politicamente rilevanti, non muovono voti elettorali, la rabbia del popolo infatti viene subito bilanciata dalla commozione, fino a quando nessuno ci pensa più. Le persone danno la colpa alla fatalità, alla "volontà del cielo", e invece si tratta di mancata prevenzione e di gravi carenze di tipo politico e amministrativo. E anche i cittadini che sono direttamente interessati e che sopravvivono a certi cataclismi, dopo qualche tempo, non hanno più voglia di pensarci. Preferiscono non parlarne più.

Prendiamoci cura dei nostri paesaggi

di Tiziana Maffei 
Ambienti caratterizzati da un abitare storico, stratificato, che nel passaggio del tempo mostra la sua forza ma anche la sua vulnerabilità. Su questo dobbiamo lavorare, chiedendo che sia affrontato seriamente il vero problema irrisolto: il rapporto tra la società contemporanea e il patrimonio storico artistico, non solo quale testimonianza del passato ma espressione identitaria dei luoghi e delle comunità. Il territorio colpito è la parte centrale dell’asse viario che collega Roma con Ascoli Piceno.

Il governo e la città

di Sandro Chignola
Mi sembra utile partire da una constatazione e ribadire alcune premesse. La constatazione è la seguente: se non è dato assumerlo come definitivamente esaurito, il ciclo politico dello Stato registra ora un radicale cambiamento di funzione. Attraversato da flussi di capitale finanziario che producono da sé le proprie sedi di concentrazione territoriale e che non si limitano a reperire le proprie occasioni di investimento, ma che, piuttosto, le inventano, lo Stato nazionale, con le sue istituzioni si ritrova espropriato di una serie di prerogative (sovranità su diritto, moneta e politica interna) e investito di compiti sistemici di altra natura.

La sicurezza sul lavoro è un costo. Parte la nuova crociata antilabour di Sacconi

di Clash City Workers
Le morti e gli infortuni sul lavoro sono di nuovo in crescita, così come le malattie professionali. È scritto sul rapporto 2015 dell'Inail: più di 600.000 denunce di infortuni, più di 1200 quelle di morte (694 quelle accertate). Si tratta però di stime al ribasso, visto che non tengono conto né di lavoratori indipendenti (partite Iva, liberi professionisti...) né di lavoratori in nero che, va da sé, non sono assicurati Inail (e quindi non risultano nei loro conti) e sono particolarmente presenti nei due settori a più alto rischio di incidente e con la quota più alta di vittime mortali: agricoltura ed edilizia.

Si muore di corruzione e imperizia nei lavori

Intervista a Carlo Meletti di Rachele Gonnelli
«Una devastazione come in Irpinia nel 1980». Non è solo un’impressione quella di Carlo Meletti, responsabile pericolosità sismica dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia: è una prima valutazione fatta sulla base delle ispezioni che i suoi colleghi dell’Ingv stanno facendo in queste ore, perlustrando a tappeto la zona colpita dal sisma, e con i quali è in costante contatto.

Le guerre, i media e il compito dei movimenti per la pace

di John Pilger 
L’assoluzione di un uomo accusato del peggiore dei crimini, il genocidio, non ha fatto notizia. Né la BBC né la CNN se ne sono occupate. Il Guardian si è permesso un breve articolo. Un’ammissione ufficiale così rara è finita sepolta o soppressa, comprensibilmente. Spiegherebbe troppo riguardo a come i reggitori del mondo lo governano. La Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) de L’Aia ha sollevato in silenzio l’ex presidente serbo, Slobodan Milosevic, dalle accuse di crimini di guerra commesse durante la guerra bosniaca del 1992-95, compreso il massacro di Srebrenica.

Come ricostruire l’ascia del nonno

di Enzo Scandurra 
Anni fa mi colpì il racconto di Salvatore Veca «L’ascia del nonno». Un vecchio signore mostrava a tutti i suoi ospiti che andavano a fargli visita, l’ascia che il proprio nonno aveva usato in passato. Era conservata gelosamente sotto una teca di vetro. «Vedete», spiegava il vecchio signore, «questa era l’ascia di mio nonno. La lama in ferro naturalmente è stata sostituita con una nuova lama perché corrosa dalla ruggine. E il manico dei legno è stato anch’esso sostituito perché roso dai tarli». Dunque, si chiedeva Salvatore Veca, «cosa è quell’ascia conservata?».

Dal peggio non nasce il meglio

di Mario Pezzella
Sul populismo, e sulle sue articolazioni e motivazioni politiche, ho scritto un saggio che uscirà nel prossimo numero speciale del «Ponte» e dunque non voglio ripetere qui le considerazioni che si potranno leggere tra poco in quella sede. Mi limito a un commento di cronaca politica e ad alcune osservazioni, dopo la lettura dell’editoriale del numero di luglio e la polemica che ne è seguita: più enunciazioni di stati d’animo che ragionamento. L’Europa attuale, dominata dal capitale finanziario e dalla burocrazia di Bruxelles, non piace neanche a me; tuttavia starei attento a concentrare la critica sulle grandi banche, distinguendo da esse una “oligarchia” capitalista produttiva, nazionalista e alleata potenziale della protesta popolare (come esisterebbe in Inghilterra e in occasione della Brexit).

Scosse così altrove non uccidono

Intervista a Romano Camassi di Andrea Fabozzi
L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha informato che la situazione sismica «continua ad essere di forte attività, con molte repliche che si susseguono nelle aree» della scossa delle 3.36 di ieri. «È possibile che nei prossimi giorni ci sia ancora un numero elevato di scosse», aggiungono dall’istituto di via di Vigna Murata a Roma, dove nel pomeriggio c’è stata una conferenza stampa. Ma non chiedete a un geologo di fare previsioni sui terremoti.

I kurdi non hanno altri amici che le montagne

di Francesca La Bella
«I kurdi non hanno altri amici che le montagne»: parole della tradizione popolare kurda che oggi sembrano acquistare valore in un contesto dove le alleanze e i bilanciamenti di potere sono nuovamente in ridefinizione. Nelle ultime settimane, infatti, abbiamo assistito a due importanti attacchi ai danni delle forze kurde in Rojava, prima ad Hasakah da parte delle forze siriane fedeli al governo di Bashar al Assad e, in seguito, a Jarabulus da parte delle truppe di Ankara. Una novità importante nello scacchiere d’area anche a causa del coinvolgimento di quasi tutti gli attori del conflitto, nella battaglia contro i kurdi.

Ventotene, una riunione tra pataccari. Ma l’Europa affonda

di Fabio Marcelli 
Quella della riunione a Ventotene sulla nave da guerra Garibaldi è più che altro l’ennesima pensata pubblicitaria di Matteo Renzi, intento a trovare il modo di distogliere l’attenzione popolare dal referendum costituzionale che con ogni probabilità lo vedrà soccombere a novembre o quando sarà, e a giustificare l’indebita permanenza a Palazzo Chigi anche dopo questo inevitabile evento. Analoghi moventi spingono del resto anche gli altri due compari (Merkel eHollande), anche loro alle prese con delicate scadenze elettorali nel prossimo futuro. Spese inutili, retorica a flutti, sostanza zero.

I cantieri per la prevenzione antisismica fermi all’1%

di Antonio Sciotto
Attualmente l’Italia investe solo l’1% del fabbisogno reale per la prevenzione antisismica: il dato è ufficiale, viene dalla Protezione civile. Si tratta di 965 milioni stanziati nel 2009 dopo il terremoto dell’Aquila, ripartiti fino al 2016: per adeguare «tutte le costruzioni, pubbliche e private, e le opere infrastrutturali strategiche» servirebbero dunque almeno 100 miliardi. Risorse necessarie non solo per tutelare le vite delle persone e il nostro patrimonio immobiliare e storico-artistico, ma che potrebbero esse stesse diventare volano per la tanto ricercata «crescita» (si pensi solo al recente vertice di Ventotene): si tradurrebbero in appalti e posti di lavoro nell’edilizia, amplierebbero le potenzialità del turismo.

Terremoto: ma allora a che serve lo Stato?

di Antonio Moscato
Una volta tanto, mi trovo volentieri d’accordo con lo sdegno del “Manifesto” di fronte all’oceano di parole vuote pronunciate su tutte le reti televisive e scritte a proposito del terremoto su quasi tutti i quotidiani. Anche se la contiguità di quello che si definisce ancora “quotidiano comunista” con la sinistra moderatissima interna o comunque adiacente al PD, fa dimenticare a Norma Rangeri quella che è la colpa maggiore di questo governo ipocrita e inetto: le spese militari, che hanno raggiunto il punto più scandaloso con la gita dei tre presidenti a Ventotene, che ha utilizzato la portaerei Garibaldi e un discreto numero di altre navi, giustificate da una misteriosa “operazione Sophia” di cui non si possono conoscere i cosiddetti “dettagli”, coperti come è ovvio dal “segreto militare”.

Le catastrofi non sono mai naturali

di Global Project 
E’ ancora in atto la conta dei morti: il più triste e struggente corollario di qualsiasi tragedia. Una conta che sta diventando schizofrenica e fastidiosa, forse perché in questi anni sistema mediatico e classe politica hanno sempre narrato la morte schiacciandola tra il freddo calcolo statistico ed il marketing delle emozioni. Morti in mare, sul lavoro, per alluvioni, terremoti: l’interpretazione mainstream di questi avvenimenti ha i suoi due assi consolidati nella spettacolarizzazione della tragedia e nell’ineluttabilità delle sue cause. Noi alla morte non vogliamo abituarci, crediamo che chi muoia meriti sempre dignità e giustizia, oltre che il dovuto rispetto.

Colombia, le tappe di una democrazia insanguinata

di Geraldina Colotti 
Per comprendere la natura e le origini del conflitto armato in Colombia, occorre partire da una data cruciale: l’assassinio Jorge Eliecer Gaitan, il popolare leader liberale, ucciso il 9 aprile del 1948. Dopo la sua morte, si aprì un periodo di forti turbolenze, chiamato il Bogotazo. Soprusi, ingiustizie, chiusura degli spazi democratici e delle garanzie di sicurezza per una vera opposizione, accompagneranno da allora il sistema politico colombiano. Le Farc vengono fondate nel 1964 come braccio armato del Partito comunista, a difesa dei contadini poveri in lotta contro i latifondisti e i loro “pistoleros”, messi a difesa degli interessi dei due schieramenti di potere, il partito Liberale e quello Conservatore.

Napoli città ribelle: lavori in corso

di Iain Chambers
La difficoltà che si nota quando ci si ritrova a parlare dei problemi di Napoli dovrebbe, a mio avviso, spingere ad una riflessione radicale. Dopotutto abbiamo sentito lo stesso ritornello da decenni, se non secoli, da napoletani e forestieri. Forse le questioni sono troppo scivolose e complesse da afferrare, o forse il linguaggio impiegato non è all’altezza della situazione, ma arriviamo sempre agli stessi verdetti: la città è sporca e disorganizzata, la gente è maleducata e incivile, il declino della città appare incontrollabile, Napoli è sempre in bilico tra la perdita delle sue glorie antiche o non è ancora abbastanza moderna.

Il patrimonio di un’identità

Intervista a Alessandro Tomei di Alessandra Pigliaru
Il grande e vasto patrimonio culturale collocato tra l’Abruzzo, il Lazio, le Marche e l’Umbria e che è stato parzialmente danneggiato dal recente sisma ha caratteristiche precise. «L’aspetto cruciale, che interessa proprio la zona centrale del patrimonio artistico italiano, è la stratificazione di elementi culturali e figurativi che partono addirittura dall’età pre-classica per poi passare all’età romana e, attraverso il medioevo, giungono fino all’età moderna». A raccontare di questa marcatura importante è Alessandro Tomei, professore ordinario di Storia dell’arte medievale presso l’Università «G. D’Annunzio» di Chieti-Pescara e profondo conoscitore dei luoghi soprattutto intorno al territorio di Amatrice.

Non raccontate balle


di Fabio Sebastiani
Quando accade un terremoto, per evitare l’evento naturale non si può fare nulla; mentre, per evitare che diventi una catastrofe, forse qualcosa si può fare. E questo lo sanno benissimo tutti: esperti, uomini e donne delle istituzioni, scienziati e politici. Non a caso, in Italia sono state prodotte numerose norme che vanno nella direzione della prevenzione. Peccato che non vengono applicate! O meglio sì! Servono da vetrina all'assessore di turno per consentirgli di lavarsi le mani. 

Il guinzaglio tedesco all'Europa che verrà

di I Diavoli
Ieri c’era la Crisi della civiltà moderna e i Compiti del dopoguerra. Oggi ci sono i populismi, le divisioni interne, la politica monetaria. C’è la crisi bancaria, i migranti che continuano ad arrivare e l’allarme terrorismo. L’Europa è in trasformazione. Quello che si sta consumando è un cambiamento epocale, che va gestito. L’Ue ancora frastornata dalla Brexit ha bisogno di reiventarsi, ritrovare la sua strada e riscoprire i valori del progetto comunitario. In questo contesto, si incontrano i leader dei tre maggiori Paesi della zona euro, al primo meeting della nuova Ue senza Gran Bretagna: Germania, Francia, Italia.

La linea rossa della Turchia

di Alberto Negri
Fallito il tentativo di abbattere con i jihadisti Assad - salvato da russi, iraniani ed Hezbollah - Erdogan attacca l’Isis in Siria per contrastare l’avanzata dei curdi. Jarablus è la nostra “linea rossa”, avevano dichiarato i generali turchi prima di lanciare un’offensiva con aviazione e truppe speciali contro una delle roccaforti siriane dell’Isis: in realtà la linea rossa era tracciata non tanto contro lo Stato islamico ma per evitare che la città venisse conquistata dalle forze curde siriane, vero obiettivo di Ankara. Lo scopo di questa operazione militare a sostegno di non troppo chiare “forze ribelli” è spezzare la continuità territoriale delle zone occupate dalle milizie di “Unità di protezione del popolo” (Ypg), una fascia di circa 400 km dal Nord della Siria fino ai confini con l’Iraq. 

La colpa del fato e il mass media system

di Fabio Sebastiani 
C’è stato pure chi ha fotografato una donna con un bambino in braccio titolando “La pietà di Amatrice”, o chi ha spedito in aria un drone per riprendere spettacolari immagini dei disastri provocati dal terremoto o chi tra refusi e ignoranza pura ha scritto “sindaco matriciano”; per finire con un filmato che riprende il casello autostradale mentre ci sono le scosse. Si, avete letto bene, "casello autostradale". Ce n’è per tutti i gusti, davvero, in questa galleria degli orrori che il mass media system sta producendo in queste ore. 

Crescita, occupazione ed equità di fronte al falso mito dell'indipendenza delle banche centrali

di Alejandro Vanoli 
Le banche centrali hanno la loro origine in banche private che avevano come finalità l’emissione di moneta nel XVII secolo. Le prime furono la Banca di Stoccolma e la Banca d’Inghilterra. Solo nel XX secolo la banca centrale è concepita come la intendiamo adesso, ossia come una banca statale che possiede il monopolio dell’emissione di moneta ed è responsabile della regolamentazione monetaria e dei cambi. Il pensiero keynesiano ha ispirato le moderne banche centrali. La maggior parte delle banche centrali sono state progettate con due obiettivi: garantire la stabilità dei prezzi e promuovere la piena occupazione.

Rojava verso Raqqa dopo i diktat Usa

di Chiara Cruciati 
Rojava si riposiziona, nel tentativo arduo di non perdere il terreno conquistato tra le pieghe barbare della guerra siriana. Dopo i diktat Usa e l’aggressione turca, le Unità di Difesa Popolare (Ypg) ribadiscono la propria autonomia, consce che le alleanze di questi mesi erano – per le controparti – meri matrimoni di interesse, sacrificabili non appena necessario. Così è stato con la Russia, con Damasco e con gli Stati Uniti. Sfidare apertamente la Turchia a Jarabulus sarebbe un massacro. E allora le Ypg guardano di nuovo ad est, a Raqqa.

L’osso dell’Appennino, la polpa delle pianure

di Piero Bevilacqua
Il terremoto che ha colpito i paesi del Reatino, come spesso accade agli eventi catastrofici, è un potente disvelatore di gravi questioni. E non si tratta soltanto, come al solito, dei consunti benché sacrosanti temi che siamo costretti a ripetere come un rosario dopo ogni sisma devastatore. Vale a dire la sempiterna mancanza di previdenza nella costruzione degli edifici, la nessuna consapevolezza storica del territorio, la rimozione di ogni “memoria” dei luoghi, della loro fragilità, della sfida sotterranea che un suolo come quella della Penisola lancia al futuro di ogni edificazione.

La Palestina potrà risorgere grazie al frutto della sua terra

Intervista a Patrizia Cecconi di Antonietta Chiodo
Patrizia Cecconi dedica il suo lavoro alla denuncia delle violazioni dei diritti umani e alla natura, ma la maggior parte del suo interesse è diretto verso il popolo palestinese. Può vantare all’attivo numerose pubblicazioni su testate giornalistiche nazionali di rilevante importanza e libri di cui è autrice e/o curatrice. Come presidente dell’associazione Oltre il Mare onlus, la sua attenzione è diretta alla realizzazione di un progetto portato avanti a livello personale, del quale oggi ci illustrerà le possibilità future.

Terremoto: oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere

di Antonello Caporale 
L’Italia ha la mappa meglio aggiornata del rischio sismico.Sappiamo cosa fare ma non facciamo. C’è un perché, anzi due. La prevenzione del rischio sismico e di quello idrogeologico punta a una cucitura lenta e vasta dell’Appennino. Piccoli cantieri, piccole opere, ma molto utili. Lavoro faticoso e invisibile. L’adeguamento antisismico inciderebbe un minimo rispetto al costo dell’edificio ma chi lo riconoscerebbe? La riconoscibilità politica di un’opera è essenziale per la propaganda.

La maestra e il cannone

di Geraldina Colotti
Un anno fa veniva uccisa l’insegnante Rocio Hurtado, leader sociale e caporal maggiore della Milizia popolare, un corpo di volontari che svolge attività di utilità pubblica in Venezuela. Aveva 37 anni, era militante del Partito socialista unito (Psuv) e organizzava l’informazione alternativa nelle Comunas, organismi politici autogestiti che prefigurano lo Stato comunale. Poco prima che due sicari le sparassero alla testa, le avevamo fatto questa intervista, che poi non abbiamo avuto cuore di sbobinare e con cui la ricordiamo ora. Rocio è stata ammazzata nel quartiere di Ciudad Betania, un’urbanizzazione nello stato di Miranda.

Le tangenti ENI e l'Italia del così fan tutte

di Giuliano Garavini
Sono oramai anni che lo scandalo dell'ENI in Nigeria affiora, senza mai sfondare, sulla stampa internazionale e su quella nazionale. L'ultima volta, l'inchiesta sulla "madre di tutte le tangenti" è apparsa in un numero speciale de l'Espresso che ha seguito la vicenda a partire dalle rivelazioni contenute nei Panama Papers. In soldoni, l'ENI ha pagato a politici nigeriani con in prima fila l'ex ministro Dan Etete (ma rivoli di denaro sono arrivati anche a dirigenti ai massimi livelli del "cane a sei zampe"), una somma gigantesca pari ad oltre un miliardo di dollari per ottenere una promettente concessione petrolifera offshore (OPL 245).

Nella Unasur, il Venezuela fa Scuola di pace

di Geraldina Colotti 
A settembre, il Venezuela assumerà per tre anni la presidenza del Movimento dei paesi non allineati (Mnoal). Intanto, non si placa la battaglia per estromettere il paese dalla presidenza pro-tempore del Mercosur, che le spetterebbe per ordine alfabetico, come prevede il regolamento dell’organismo regionale. A fine luglio, l’Uruguay ha passato il testimone al paese bolivariano, ma Argentina, Brasile e Paraguay – governati dalle destre – non la riconoscono e cercano di espellere Caracas dal Mercosur.

Quale futuro per il consumo di risorse naturali?

di Alessio Miatto
Quando, contattato dall’International resource panel dell’Unep, mi venne chiesto di calcolare il consumo di aggregati da costruzione (ghiaia, sabbia, limo e argilla), mi chiesi quale fosse il motivo di questa richiesta. In fin dei conti, questi materiali sono ampiamente disponibili praticamente in ogni zona del pianeta, hanno un valore economico bassissimo, e di certo non ne siamo a corto. Il problema non è però il rischio del loro esaurimento, quanto tutta la serie di problemi che la loro estrazione comporta. Deforestazione, perdita di biodiversità, incremento del rischio di frane e slavine, contaminazione delle falde acquifere sono solo alcuni dei problemi che l’eccessivo uso di queste risorse sta provocando.

Il bicameralismo irrazionale

di Rocco Artifoni
La Costituzione vigente affida il potere legislativo ad entrambi i rami del Parlamento. Invece, se venisse confermata dal referendum la riforma costituzionale, la titolarità della funzione legislativa verrebbe attribuita di norma alla sola Camera dei deputati. Questo è uno degli argomenti più significativi che vengono addotti a sostegno del progetto di revisione: la razionalizzazione del processo legislativo, affidando al Senato un ruolo secondario e comunque diverso rispetto a quello della Camera.

Il maestro degli esclusi: un ricordo di Bertrand Schwartz

di Massimiliano Fiorucci
Il 30 luglio è venuto a mancare il grande educatore francese Bertrand Schwartz. Nato a Parigi nel 1919, Schwartz è stato per diciotto anni professore e direttore della Scuola per ingegneri minerari e metallurgici di Nancy, dove ha introdotto una profonda riforma dei metodi di insegnamento centrati sull’alternanza tra attività scolastica e periodi di lavoro nelle aziende. Poi per dieci anni è stato direttore del Centro Universitario di cooperazione economica e sociale di Nancy, si è occupato in particolare di adulti con basso livello di istruzione.

Sì, va bene, ma le lacrime non vi assolvono


di Giulio Cavalli 
Lo spazio bianco. Di dolore, di condivisione. Di sospensione. Non c’è mica commento al dolore. Però diceva Enzo Biagi nel suo libro ‘Senza dire arrivederci’ (era il 1985) che «i terremoti e le alluvioni sono sempre favorevoli circostanze per dimostrare, nella generale sventura, il coraggio e la bontà dei potenti». Biagi non era un polemista, tutt’altro, ma si inserisce nella scarna schiera dei giornalisti con la schiena diritta; quelli che considerano umanissimo e etico anche provare a riordinare i fatti, i sentimenti e le parole. Anche in mezzo al dolore e alle macerie.

Pensionati a mano armata

di Sebastiano Canetta
Introvabili, imprendibili, impossibili da arrestare. Di più: scomparsi nelle viscere della terra come spiega, ufficialmente, la polizia tedesca. È l’ultima de-generazione della Rote Armee Fraktion: tre «pensionati» armati fino ai denti sopravvissuti all’Autunno in Germania, al crollo del Muro e ai sei governi di Kohl, Schröder e Merkel. Da giovani terroristi all’attacco del Capitale a vecchi rapinatori all’assalto dei portavalori, senza che nessuno riesca neppure a fermarli. Mentre i colpi della banda si susseguono più e peggio di prima. Gli ultimi risalgono a fine giugno. E come sempre sono stati condotti a suon di «bazooka».

Una Colombia in pace: firmato l'accordo

Il Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea (PRC-SE) saluta positivamente la firma dell’“Accordo Finale per la Fine del Conflitto e la costruzione di una pace stabile e duratura” avvenuta ieri a La Habana, Cuba, tra la guerriglia delle FARC-EP ed il governo della Colombia. Il PRC-SE riconosce il ruolo di Cuba e della Norvegia come Paesi garanti, così come del Venezuela e Cile come Paesi accompagnanti. Si tratta di un passo storico verso la fine di un sanguinoso conflitto di più di 50 anni, causato dalle profonde diseguaglianze ed ingiustizie sociali.

L’era dell’ignorante ipermoderno

di Alessandro Santagata
Chiunque abbia avuto occasione di frequentare le facoltà umanistiche italiane non potrà che condividere il pessimismo di Davide Miccione nel suo Lumpen Italia. Il trionfo del proletariato cognitivo (Ipoc, pp. 2012, euro 16). In un saggio agile e spietato l’autore dà voce a un’insofferenza comune o, per meglio dire, a una comune perdita di senso. La definizione d’«ignorante ipermoderno», utilizzata per descrivere l’uomo nuovo dell’età digitale, non può che destare una certa ritrosia in chi crede nella diversità dei saperi.