La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 8 ottobre 2016

La superpotenza Usa? In cento anni ha vinto solo il 20% delle guerre

di Alberto Negri
Le guerre di Siria e Iraq non solo mietono migliaia di vittime civili in stati in disgregazione e portatori di instabilità in una vasta aerea del mondo ma l'esito di questi conflitti appare sempre più incerto e controverso anche nel caso di sconfitta del Califfato. Non è questa la prima volta che accade negli ultimi decenni: gli Stati Uniti soprattutto sono nella scomoda posizione di combattere con alleati diversi e conflittuali sui due fronti. In Siria gli Usa sono contro Assad, la Russia e l'Iran, in Iraq sostengono l'esercito del governo sciita di Baghdad legato strettamente a Teheran.

Decidiamo NO! Gli studenti in piazza verso il referendum costituzionale

Partiti cortei in oltre 100 piazze. Gli studenti dell’Unione degli Studenti, Link Coordinamento Universitario e Rete della Conoscenza manifestano per la democrazia ed i diritti, per il NO al referendum costituzionale, contro le deleghe su “La Buona Scuola” e per un nuovo statuto dei diritti delle studentesse e degli studenti. “Chi ha di più, decide di più. E’ sempre stato così nel nostro Paese” - dichiara Francesca Picci, coordinatrice nazionale Unione degli Studenti - “Per questo oggi siamo in piazza per affermare che vogliamo tornare a decidere tanto nelle politiche che riguardano l’istruzione, portate avanti dal Governo per deleghe in bianco, tanto nella visione di Paese che si porta avanti.

Università, ricercatori dimezzati in 10 anni, e solo 6 su 100 fanno carriera

di Valentina Santarpia
Nell’assenza del dibattito pubblico, con la complicità della retorica del merito, favorito dai provvedimenti politici mascherati da interventi tecnici e spinto dall’assenza di un documento strategico, si sta consumando un «drastico e silenzioso ridimensionamento del Dottorato in Italia»: la denuncia arriva dall’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani, che nella VI indagine presentata giovedì alla Camera dei deputati snocciola dati da débacle.

venerdì 7 ottobre 2016

Politici corrotti, giù le mani dalla Carta. Intervista a Erri De Luca

Intervista a Erri De Luca di Giacomo Russo Spena 
Dopo istigatore alla violenza e cattivo maestro, adesso verrà definito anche un parruccone o, addirittura, “conservatore” perché, secondo lui, è un grave errore toccare la nostra Costituzione. Erri De Luca – scrittore, poeta impegnato e uomo di cultura – prende posizione sul referendum costituzionale del 4 dicembre dove si recherà al seggio per esprimere il suo NO, un voto principalmente contro Renzi, reo di aver personalizzato la partita. Non ha competenze specifiche in materia, lo ammette lui stesso, ma è sicuro che questa classe dirigente – con la corruzione ormai diffusa nelle istituzioni – non sia legittimata e idonea a revisionare la Carta: “Considero la Costituzione italiana l'equivalente laico di un testo sacro, perciò intoccabile”, ci dice.

Dalla fabbrica al container. Intervista a Sergio Bologna

Intervista a Sergio Bologna di Davide Gallo Lassere e Frédéric Monferrand
Co-fondatore di riviste come Classe operaiae Primo Maggio e del gruppo Potere Operaio, Sergio Bologna esamina in quest’intervista la sua traiettoria intellettuale et politica. Dalle lotte in fabbrica negli anni ’60 ai movimenti contemporanei dei precari e dei lavoratori della logistica, passando per il movimento del ’77, Bologna intreccia storia dell’operaismo e storia delle lotte di classe in Occidente. Potresti ritornare sulle differenti tappe che hanno scandito la storia dell’operaismo, dalla fondazione dei Quaderni rossi fino a Classe operaia?

Guerre e Capitale: ai nostri nemici


di Éric Alliez e Maurizio Lazzarato
1 Viviamo nel tempo della soggettivazione delle guerre civili. Non usciamo da un’epoca in cui il mercato, gli automatismi della governamentalità e della depoliticizzazione dell’economia del debito trionfano per rivivere l’epoca delle “concezioni del mondo”, ma per entrare nell’epoca della costruzione di nuove macchine da guerra.
2 Il capitalismo e il liberalismo portano le guerre al loro interno come le nuvole portano la tempesta. Se la finanziarizzazione di fine XIX° secolo e inizio del XX° ha portato alla guerra totale e alla la rivoluzione russa, alla crisi del 1929 e alle guerre civili europee, la finanziarizzazione contemporanea ci porta alla guerra civile globale, acuendo tutte le proprie polarizzazioni.

La classe operaia come “classe pericolosa”: da disciplinare, umiliare, annientare

di Annamaria Rivera 
“Non è per vergogna che si fanno le rivoluzioni”. Ma “la vergogna è già una rivoluzione”.  Così scriveva Marx nella lettera ad Arnold Ruge del 1843, aggiungendo che “se un’intera nazione si vergognasse realmente, diverrebbe simile al leone, che prima di spiccare il balzo si ritrae su se stesso”.  Noi siamo, invece, un paese svergognato, che quindi non ha, per ora, alcuna prospettiva non dico di rivoluzione, neppure di un’ampia ribellione collettiva.

Libertà e schiavitù

di Luciano Canfora 
Temo che l’argomento suggerito sia un po’ troppo accademico rispetto al carattere molto battagliero – giustamente battagliero – del convegno. Però forse una riflessione un po’ fredda sulla tematica anche lessicale, oltre che storica, di questo binomio libertà-schiavitù qualche rapporto con la vicenda della costruzione europea potrebbe averlo: e vediamo in quale delle due direzioni. Partirei da una riflessione lessicale, vale a dire l’uso improprio di questo termine latino – libertà, libertas – che è stato assai largamente praticato.

Pensiamo l'Europa in comune

di Barcelona en Comú
“Una ribellione democratica a Barcellona non sarebbe un fenomeno puramente locale. Connetterebbe molte iniziative sorelle che cercano di rompere dal basso il regime politico ed economico attuale. Nel nostro paese, in tutta la Spagna e in Europa.” Dal Manifesto di Guanyem Barcelona, giugno 2014.
Barcellona come “punta di lancia”
Come indicato nel nostro manifesto di fondazione, Barcellona en Comú è una piattaforma civica che nasce con la volontà di rendere la nostra città una“punta di lancia” di un più ampio processo di democratizzazione politica, economica e culturale a tutti i livelli.

Che cosa resta del marxismo italiano tra mode culturali e militanza politica

di Tommaso Baris
Il recente volume, La crisi del soggetto. Marxismo e filosofia negli anni Settanta ed Ottanta, curato dal presidente della Fondazione Istituto Gramsci di Roma Giuseppe Vacca ed apparso per le edizioni Carocci, nel 2015, si propone un compito estremamente arduo: rispondere cioè alla domanda che lo stesso Vacca si pone nella prefazione: «come mai nei primi anni Settanta pareva che il marxismo vivesse una stagione ricca di promesse ed ambizioni, e dieci anni dopo sembrava che non ne sopravvivesse più nulla?».2

Ne sono convinto, ma non ci credo

di Carlo Freccero
C’è una storia/parabola (oggi diremmo storytelling) che mi raccontava sempre mio padre da piccolo. C’è un capocantiere che sa con certezza che uno dei suoi operai ruba attrezzature aziendali. Ma, nonostante i suoi sforzi, non riesce a capire come fa. Tutte le sere il personale in uscita viene controllato. Tutte le sere la carriola dell’operaio viene perquisita e risulta contenere solo effetti personali. Finché, all’improvviso, un’intuizione lo illumina: il ladro ruba carriole.

Caro Scalfari, oligarchia non è democrazia

di Valentino Parlato 
Dopo la seconda guerra mondiale e la caduta del fascismo, la regola era che la politica doveva essere di tutti: tutti dovevamo impegnarci in politica perché questo era il fondamento della democrazia: “governo del popolo”. Ma ora l’aria è cambiata: Per il referendum del prossimo 4 di dicembre è assai chiaro. C’è un manifesto assai eloquente: «Cara Italia, vuoi diminuire il numero dei politici? Basta un SI». Siamo arrivati al punto da ritenere malfattori quelli che si occupano di politica? Al punto che dire: «tu sei un politico» è un insulto? Quindi, basta anche con la democrazia che significa “governo del popolo”? Meglio il governo di pochi o di uno solo.

L'India sta facendo la storia del movimento dei lavoratori con il più grande sciopero generale del mondo


di Vijay Prashad 
150 Milioni di lavoratori hanno lasciato il lavoro, ma i media continuano a ignorarlo. I capi sindacali sono reticenti nell'annunciare quante persone hanno interrotto il lavoro il 2 Settembre 2016. Semplicemente non possono dare un numero preciso. Ma possono dire che lo sciopero – il 17° da quando l'India ha adottato la nuova politica economica nel 1991 [la liberalizzazione della precedente economia “mista” postcoloniale NdT] – è stato il più grande di sempre. I monopoli informativi – non amanti degli scioperi – hanno riportato che il numero di scioperanti era superiore ai 150 milioni stimati. Un certo numero di giornali ha suggerito che 180 milioni di lavoratori hanno lasciato il lavoro quel giorno, quindi questo sarebbe il più grande sciopero generale della storia.

Le elezioni Usa e la dittatura dei mercati

di Carlo Formenti 
A mano a mano che la data delle elezioni presidenziali si avvicina, l’impegno dei media americani per garantire la vittoria di Hillary Clinton si fa spasmodico. Benché i sondaggi continuino a dare la campionessa delle lobby finanziarie in netto vantaggio, i suoi sostenitori (cioè tutti i poteri forti dell’establishment statunitense, nessuno escluso) non si fidano, perciò lavorano per eliminare qualsiasi rischio di un esito a sorpresa. Il più solerte di tutti è, da tale punto di vista, il New York Times che ogni giorno dedica pagine e pagine ad attaccare il nemico pubblico numero uno, Donald Trump, e a incensare la Clinton e le sue virtù.

Via dall’euro non significa uscire dal liberismo

di Leonardo Becchetti, Mauro Gallegati, Guido Iodice, Daniela Palma, Francesco Saraceno e Leonello Tronti
L’articolo di Giorgio Lunghini (il manifesto il 23 settembre e la replica di Sergio Cesaratto et al. del 30 settembre) hanno il merito di riaprire la discussione sulle conseguenze dell’uscita dall’euro. Un dibattito spesso condito da eccessive semplificazioni. Per questo ci pare che concentrarsi sulle cifre riportate da Lunghini sia un esercizio poco interessante. Difatti, anche se tali previsioni si rivelassero eccezionalmente esagerate, ci troveremmo comunque di fronte ad un evento di proporzioni significative, per usare un eufemismo. Piuttosto, è il ragionamento economico che andrebbe approfondito, e a questo vorremmo contribuire.

Un No costituente per il diritto alla città e per il "comune"


di Costanzo Di Gioia 
Quando sentiamo parlare di autonomia locale l’immagine che, istantaneamente, salta alla mente è quella di una architettura istituzionale, più o meno proporzionata, tutto sommato funzionante, che i costituenti ci hanno lasciato in eredità allorché introdussero le “Regioni” quali enti intermedi fra lo Stato-Nazione ed il Comune, in esito ad un’opera di bilanciamento di interessi territoriali ed ideologici, e non senza porre “adeguati” argini alle più radicali istanze regionaliste che venivanoper lo più dai movimenti separatisti siciliani.Ebbero, pertanto, a puntualizzare che le autonomie locali sono “riconosciute e tutelate” dall’ordinamento [Costituzione, art. 5].

Che accordi “armati” ha discusso il ministro Pinotti in Arabia Saudita?


di Amnesty International e Rete Italiana per il Disarmo
La Ministra della Difesa, senatrice Roberta Pinotti, si è recata nei giorni scorsi in Arabia Saudita per alcuni incontri di alto livello. I media sauditi riportano che la ministra è stata ricevuta il 4 ottobre dal re saudita Salman e successivamente dal vice principe ereditario e Ministro della Difesa, Muhammad Bin Salman. I media sauditi riportano che nei colloqui con re Salman la ministra Pinotti abbia discusso “le modalità per rafforzare le relazioni bilaterali” e abbia “passato in rassegna i recenti sviluppi sulla scena regionale ed internazionale”. Con il vice principe ereditario, invece, sono state discusse “le modalità per migliorare le relazioni bilaterali, soprattutto nel settore della difesa”.

Il mare aperto di Francesco

di Fausto Bertinotti 
Un'imprevista presenza profetica ha squarciato l'aria del tempo, un'aria che, specie in Occidente, si è fatta greve e opaca, e ha riguadagnato lo sguardo aperto sul futuro dell'uomo. Dalla Cattedra di quella stessa Chiesa da cui era venuta una delle più organiche avversioni alla modernità, Papa Francesco ne coglie, proprio mentre essa vive una crisi profonda, il nucleo cruciale, la promessa non mantenuta e la fa rivivere nel dialogo con il proprio, rinnovato, progetto di fede. C'è nella testimonianza di Francesco un punto cardinale per il dialogo tra credenti e non credenti.

Benigni, la Costituzione e la Brexit

di Alessandro Somma 
Alcuni anni fa Benigni volle manifestare la propria venerazione per la Costituzione italiana dando vita a uno spettacolo dal titolo molto eloquente: “la più bella del mondo”. Lesse e commentò, con l’entusiasmo e le doti di trascinatore che tutti gli riconoscono, i primi dodici articoli del testo, quelli contenenti i “principi fondamentali”. Parlò con ammirazione della semplicità e forza poetica con cui si affermano due principi rivoluzionari: quello per cui “la sovranità appartiene al popolo” (art. 1) e “tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge” (art. 3). Si soffermò sulla magia che consentì a personalità politiche eccezionali, pur provenienti da culture politiche molto diverse, di produrre insieme un testo invidiatoci da tutto il mondo.

Il vero ruolo dell’America in Siria

di Jeffrey D. Sachs
La guerra civile in Siria rappresenta la crisi più pericolosa e distruttiva del pianeta. Dall’inizio del 2011 centinaia di migliaia di persone sono morte, circa dieci milioni di siriani sono sfollati, l’Europa è stata sconvolta dal terrore dello Stato islamico e dalla controversia politica dei rifugiati, mentre gli Stati Uniti e gli alleati della NATO sono arrivati più di una volta ad un pericoloso confronto diretto con la Russia. Purtroppo il Presidente Barack Obama ha contribuito ad aggravare i pericoli nascondendo al popolo americano e all’opinione pubblica mondiale il ruolo degli Stati Uniti in Siria.

Perché No: Senato-dopolavoro, accentramento, legge elettorale

di Fulvia Bandoli 
«Ma se voti No tutto resta uguale ti rendi conto? E tu ti rendi conto che stai incolpando me del fatto che Renzi e la maggioranza che lo sostiene hanno fatto una pessima Riforma?». Questo è il dialogo tipico che mi trovo a fare in queste settimane. Io ritengo giusto superare il bicameralismo perfetto (una sola Camera da la fiducia). Ad esempio un Senato serio (o seconda Camera) è il Bundesrat tedesco, che non vota la fiducia ma è autorevole perché composto da rappresentanti dei Governi Regionali.

AutunNO! I No che aiutano a crescere le lotte

di Checchino Antonini
Referendum costituzionale: noi siamo assolutamente contro questa deformazione della Carta del ’48, perché siamo consapevoli che un governo eletto con l’Italicum (il premio di maggioranza al partito di maggioranza relativa), espressione di una piccola fetta di elettorato, quella legata alla Confindustria e alle banche, avrebbe le mani ancora più libere per imporre leggi in grado di supportare l’attacco delle classi dominanti ai diritti sociali e alle condizioni di vita di lavoratori e lavoratrici.

Mobilità sanitaria, l’accordo capestro per le regioni e i cittadini del sud

di Ivan Cavicchi 
Ma come avete fatto, viene da esclamare pensando a presidenti delle regioni del sud, del vaglio di De Luca, Emiliano, Crocetta, a sottoscrivere un accordo sulla mobilità sanitaria che vi condanna ad essere sfruttati da alcune regioni del nord per l’eternità? Come non avete pensato, in quella circostanza, a mettere sul piatto della bilancia la questione che più vi sta a cuore cioè quella del ri-finanziamento delle vostre regioni per non essere più costretti a vendere i vostri malati?

Una polemica del c.

di Maurizio Acerbo
"Non credo al racconto stereotipato di chi dice di non parlare con gli imprenditori ma con i lavoratori. Se non ci fossero gli imprenditori, che sono i primi lavoratori, non ci sarebbero le imprese e, quindi non ci sarebbe il futuro del Paese". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, all'assemblea degli industriali di Torino. Chiamasi polemica del c. quella che critica posizioni inesistenti al fine di giustificare le proprie. Inventando una critica inesistente e palesemente esagerata si cerca di spacciare per semplice buon senso difficilmente contestabile quella che è invece una politica assai discutibile. 

Ancora tagli ai dottorati, ma lo spot di Renzi è sui cinquecento “Superprof”

di Roberto Ciccarelli 
Dal 2014 a oggi il governo Renzi ha tagliato il 18% dei dottorati di ricerca, il primo passo per iniziare una carriera di ricercatore in Italia. Il taglio è stato provocato dalle linee guida per l’accreditamento che hanno imposto un vincolo del 75% delle borse di studio, si è aggiunto a quello ben più cospicuo provocato dal taglio lineare al fondo di finanziamento ordinario degli atenei voluto dal governo Berlusconi nel quadro della dismissione programmatica dell’istruzione e della ricerca in Italia: dal 2008 la scuola ha perso 8,4 miliardi e l’università 1,1. In quel caso i dottorati sono crollati del 16%.

I giovani se ne vanno: Germania, Gb e Spagna, i luoghi della speranza

di Rachele Gonnelli
Tempi duri per i giovani italiani che continuano ad espatriare in massa alla ricerca di opportunità che non trovano in Italia: dalla Svizzera all’Inghilterra, storiche mete di emigrazione italiana, ultimamente non vedono più il loro arrivo di buon occhio. Finora però i dati – quelli raccolti dalla fondazione Migrantes che ieri ha presentato il suo rapporto «Gli italiani nel mondo 2016» – continuano a segnalare un incremento tendenziale continuo, di anno in anno, delle partenze.

Siria: rivoluzione teocratica o confederale?

di Davide Grasso, combattente italiano delle Ypg, Unità di protezione popolare
Quando Mohamed Bouhazizi si è dato fuoco, il 17 dicembre 2010, pochi di noi si sarebbero aspettati che cosa e quanto sarebbe successo. Il Nord Africa e l’Asia sud-occidentale erano pentole a pressione in attesa di esplodere e, ora rapidamente, ora lentamente, di manifestare contraddizioni profonde e nuovi itinerari verso il futuro. Pochi, tra noi, si rendevano conto di quanto fossimo impreparati a qualcosa del genere; anzitutto a sviluppare un’analisi concreta di ciò che stava accadendo oltre il Mediterraneo.

Nel nome della madre. Intervista a Bertha Isabel Cáceres

Intervista a Bertha Isabel Cáceres di Anna Bredice 
Zainetto in spalla, i capelli scurissimi raccolti in una coda, Bertha Isabel Cáceres sta girando l’Europa e alcuni parlamenti europei per chiedere che venga fatta giustizia alla morte della madre, Berta Cáceres, attivista per i diritti delle comunità indigene nell’Honduras, uccisa a marzo di quest’anno con otto colpi di pistola nel suo appartamento. Un omicidio politico, secondo le Organizzazioni dei diritti umani, per aver combattuto per anni, da quando un colpo di stato favorì le multinazionali e i latifondisti, i progetti di estrazione mineraria e di costruzione di una centrale idroelettrica su un fiume considerato dal popolo Lenca sacro.

Pubblicità ingannevole

di Giuseppe Marotta 
Eleonora Voltolina su Linkiesta ha attirato l’attenzione sulla brochure intesa a promuovere l’attrattività dell’Italia per investitori esteri. Autore della brochure Invest in Italy è l’Ice Italian Trade Agency (Ita), un ente governativo che, d’intesa con i ministeri degli Esteri e dello Sviluppo economico, promuove l’internazionalizzazione dell’economia italiana. Voltolina giustamente trova sconcertante che tra i fattori attrattivi di un Paese avanzato siano enfatizzati sia la minore crescita del costo del lavoro rispetto agli altri Paesi europei sia, più specificamente, la minore retribuzione annua rispetto alla media europea degli ingegneri italiani (38.500 euro rispetto a 48.500).

A parità di precarietà, più dignità oltralpe. Intervista a Marco Assennato

Intervista a Marco Assennato di Carlo Lania 
Siciliano di Palermo, 37 anni, Marco Assennato ha deciso nel 2009 di trasferirsi in Francia dove oggi vive e insegna. «Faccio il ricercatore precario, sto finendo un secondo dottorato, mi occupo di filosofia e architettura e ho dei contratti precari di insegnamento in varie università parigine», spiega al telefono.

Ue, il Sì di Moscovici contro i «populisti»

di Andrea Colombo
Si parla di flessibilità, ma con gli occhi rivolti al referendum. Da Bruxelles il commissario Ue all’Economia Pierre Moscovici lancia un’àncora di salvataggio al premier italiano. Le flessibilità aggiuntive chieste dall’Italia per fronteggiare l’emergenza migranti e le spese per il terremoto, dice, «sono flessibilità precise, limitate e chiaramente spiegate». Non è ancora il sospirato sì alle richieste di Roma ma ci si avvicina molto. La spiegazione della generosità europea è più che eloquente: «In Italia c’è una minaccia populista. Per questo sosteniamo gli sforzi di Renzi».

Parigi in vigore a tempo (quasi) record

di Giuseppe Onufrio
Con l’approvazione dell’India il 2 ottobre e poi dell’Ue il 5, l’Accordo di Parigi sul clima globale entra in vigore a tempo record, meno di un anno. Ci vollero invece oltre 7 anni per l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. Il Protocollo di Kyoto però aveva una ambizione abbastanza marginale, anche se rappresentò un primo passo parziale per ridurre le emissioni a effetto serra. I 72 Paesi che hanno già ratificato l’Accordo di Parigi rappresentano quasi il 57% delle emissioni globali, superando anche se di poco la soglia legale del 55%.

Non è una marcia per indifferenti

di Marco Cochi
In occasione della presentazione della Marcia della Pace Perugia-Assisi 2016 sul tavolo dei relatori c’erano due bandiere piegate: una dell’Unione europea e l’altra delle Nazioni Unite. Un gesto simbolico attuato dal coordinatore nazionale della Tavola della Pace, Flavio Lotti, per «richiamare l’attenzione dei due organismi internazionali sulla necessità di mettere in atto un’azione seria e decisa per fermare tutti i conflitti in corso e proteggere la moltitudine umana che abbandona il proprio paese per fuggire dalle guerre. I due grandi attori internazionali devono dimostrare la loro capacità di affrontare le grandi sfide del nostro tempo e garantire i diritti fondamentali, come per esempio il lavoro».

Boom della povertà e giovani in fuga

di Anna Bredice 
Se per poveri si intendono coloro che non hanno le risorse per vivere in maniera minimamente accettabile, questa fascia di popolazione – dall’inizio della crisi economica – è aumentata in Italia in modo esponenziale. Da un milione e 800mila persone nel 2007 si è passati a 4 milioni e 600mila nel 2015, il 7,6 per cento dell’intera popolazione. Sono i dati del rapporto della Caritas sulla povertà in Italia che disegna un quadro di difficoltà economiche e di disagio sociale che attraversa tutti i settori della società. Questo è il dato più allarmante dell’intero rapporto.

Sanità, con il Sì farmaci oncologici in tutte le Regioni? Renzi, non inganni i malati

di Ivan Cavicchi
Ci vuole una bella faccia tosta ad andare in tv come ha fatto Matteo Renzi a dire a proposito di riforma costituzionale“con il referendum si decide se lasciare tutta la sanità alle Regioni oppure dare stessi diritti a tutti i cittadini” o a dire, strumentalizzando cinicamente le sofferenze delle persone, “se vincono i sì tutti i malati di cancro avranno gli stessi farmaciindipendentemente dalla Regione in cui vivono”. Le Regioni che in queste affermazioni deliranti fanno la figura dello sfasciacarrozze tacciono a partire dal loro rappresentanteStefano Bonaccini che non si è neanche scomodato a far finta di difendere l’istituzione. Non che non abbiano responsabilità anzi di cosacce ne hanno fatte tante ma per favore a tutto c’è un limite.

Non una di meno: la violenza sulle donne non è una questione di decoro urbano

di Ambra Lancia
Nella città di Roma sono emersi in questi giorni gli ennesimi casi di stupri. All’ordine del giorno ormai si consumano episodi di violenza sulle donne che per la stampa mainstream vanno a rinfoltire le pagine di cronaca ordinaria da una paginetta. Negli ultimi tempi però la narrazione si sta concentrando sempre di più nei luoghi dove la violenza viene perpetrata, da Colle Oppio a Stazione Tuscolana, ai Parioli, a Prati, etc… in cui ogni parco, ogni strada, ogni piazza diventa lo scenario in cui si materializza lo spettro del “degrado urbano” per cui ogni violenza ha il suo habitat e che diventano il pretesto per fornire la possibilità di inchiestare quei luoghi in cui ogni cespuglio incolto, ogni panchina si rende protagonista della scenografia.

Def, quelle previsioni sballate

di Roberta Carlini
Anche questa volta Matteo Renzi ha portato il discorso sui due terreni a lui più congeniali: la battuta e la sfida. Parlando dei rilievi tecnici e istituzionali sui conti pubblici che sono alla base della prossima manovra economica, ha sbuffato dicendo che si tratta sempre della stessa solfa, un rito autunnale «come le occupazioni studentesche»; per poi rilanciare: «vedremo chi ha ragione». E poiché mediamente gli italiani non hanno una grande dimestichezza con i numeri, ha sperato forse di incontrare il loro favore: ma sì, chi vivrà vedrà. Senonché, in quei numeri ci sono le risorse dello Stato, cioè di tutti noi che paghiamo le tasse, e capire quel che sta succedendo nella guerriglia statistica è semplicissimo. Varrebbe la pena di entrarci dentro.

Frenare con dolcezza: la ricetta dell’ecologia integrale

di Claudia Fanti
Todo cambia, cantava l’argentina Mercedes Sosa con la sua inconfondibile voce. E non fa eccezione l'edizione italiana dell'Agenda latinoamericana, opera aconfessionale, ecumenica e macroecumenica ideata da Pedro Casaldáliga e José Maria Vigil nel solco dell’educazione popolare liberatrice dell’America Latina intesa come continente spirituale (www.latinoamericana.org): dopo averla diffusa per dieci anni nel nostro Paese, i curatori italiani (Gruppo America Latina della Comunità di Sant’Angelo, Sal e Adista) hanno infatti deciso di farne un libro - Ecologia integrale.

Cohousing: si amplia la nuova frontiera del risparmio sociale

di Jacopo Formaioni
Non è ormai più una notizia l’emergenza abitativa in Italia. La possibilità di trovare una casa funzionale, accogliente e a costi accessibili sembra oggi difficilmente realizzabile a causa del blocco dei mutui e della crescente precarietà. Ora una parte della soluzione alla crisi che investe il nostro Paese e annichilisce le aspirazioni di molti viene dal cohousing, progetto nato negli anni sessanta in Scandinavia, che dopo essersi diffuso altrove, dalla Danimarca all’Olanda, dall’Inghilterra al Giappone, agli Stati Uniti e all’Australia, sta lentamente prendendo piede anche da noi.

Lotte costituenti in Europa

di EuroNomade
La rete EuroNomade ha, fin dalle sue origini, insistito sulla necessità di assumere lo spazio europeo come decisivo per ripensare le pratiche dei movimenti sociali e della sinistra, nonché per scrivere insieme un programma di trasformazione radicale capace di sfidare in maniera efficace il capitalismo contemporaneo. La nostra discussione a Napoli ha di conseguenza tra I suoi obiettivi quello di fare il punto sull’attuale stato di cose per quanto riguarda la questione europea.

La mappa delle trappole del Sì

di Pierfranco Pellizzetti 
Niente è mai come sembra. L’infame regola dell’illusionismo politico nella sua stagione iper-mediatica subisce un’accelerazione parossistica quando s’incarna nelloschieramento del “Sì” al prossimo referendum; compresi i sostenitori mascherati da supra partes. L’ultimo esempio in ordine di tempo ce lo ha fornito l’altra sera dalla Gruber l’ex sindaco milanese Giuliano Pisapia; il quale continuava ad ammantarsi nel buonismo molto politicamente corretto e soprattutto ponzio-pilatesco del “studiamo le carte”.

Vittoria delle donne. Il parlamento polacco boccia il divieto totale di aborto

di Giuseppe Sedia
Non ci sarà divieto totale di aborto a Varsavia. Il Sejm, la camera bassa del parlamento polacco, ha bocciato un disegno di legge proposto dal movimento civile teo-con Ordo Iuris per mettere al bando le interruzioni volontarie di gravidanza senza se e senza ma. Già due giorni fa la maggioranza della destra populista di Diritto e giustizia (PiS) aveva chiesto di ritirare il provvedimento che era finito sul tavolo di una commissione del Senat, la camera alta polacca.

Un sì al referendum? È un biglietto di sola andata

di Francesco Erspamer 
Un articolo di prima pagina del New York Times di martedì spiegava chiaramente che da NAFTA, ossia il patto commerciale nordamericano, non si esce. E questo benché stia diventando sempre più evidente che non funziona e che contrariamente alle promesse di chi lo realizzò (inclusi il primo Bush e Bill Clinton) non ha affatto portato a un abbassamento dei prezzi e dell'inquinamento e tanto meno a un aumento dell'occupazione e dei salari.

Studenti medi in 70 città per un «No» costituente

di Roberto Ciccarelli 
Studenti medi oggi in piazza in settanta città contro la «Buona Scuola». Sarà anche la prima manifestazione di un’agenda che si intreccia con l’evento clou dell’anno: il referendum del 4 dicembre. La Rete della Conoscenza, ad esempio, ha aderito alla «mobilitazione popolare» del 29 ottobre, giorno di apertura ufficiale della campagna elettorale per il «No». «Il governo ci accusa di essere conservatori – sostiene Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Studenti – Noi pensiamo che la Costituzione vada cambiata, ad esempio i Patti Lateranensi che prevedono l’esclusivo insegnamento nelle scuole della religione cattolica».

E se lo Stato provasse ad aumentare l'orario di lavoro? Il caso dell'igiene ambientale

di Federico Giusti
Quanti degli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici conosce la intesa contrattuale sull'igiene ambientale siglata nel luglio scorso? In pochi, nessuno dovrebbe dormire sonni tranquilli perchè sta prendendo corpo l'ipotesi di allungare di due ore l'orario settimanale di lavoro nel pubblico impiego, da 36 a 38 ore, proprio come successo ai "netturbini". Lo smemorato dipendente pubblico non sa che quella intesa al ribasso (che introduce anche l'ulteriore contrazione del diritto di sciopero e destina soldi non alle buste paga ma alla sanità e previdenza integrativa) è stata pesantemente contestata in molte città dove ha prevalso il voto contrario dei lavoratori, per non parlare poi delle votazioni che non si sono ancora tenute proprio per evitare la sonora sconfitta di cgil cisl uil e sindacati autonomi firmatari di quell'accordo bidone.

Referendum. Un milione e mezzo in linea diretta


del Comitato per il No
Le dirette Facebook del Comitato per il No sono ormai un appuntamento fisso dal crescente successo: ogni giovedì pomeriggio, gli utenti possono fare domande in diretta per approfondire un tema e avere chiarimenti sulla riforma Renzi-Boschi; insomma per arrivare informati all’appuntamento del 4 dicembre, visto il persistente squilibrio informativo a favore del sì, che, grazie alla totale assenza di regole dilaga su tv e giornali. La scorsa settimana a rispondere alle domande dei cittadini è stata l’avvocato Anna Falcone, vice presidente del Comitato; la settimana precedente era toccato agli Studenti per il No.

Afghanistan, una guerra da 2000 miliardi

di Daniele Castellani Perelli
I barbieri di Kabul erano in festa, il 13 novembre del 2001: gli uomini riconquistavano il diritto di radersi. Le donne intanto si sbarazzavano del burqa e potevano finalmente uscire di casa da sole, mentre in cielo ricominciavano a volteggiare gli aquiloni. C'era di che rallegrarsi, perché in sole cinque settimane gli americani avevano liberato Kabul da uno dei regimi più oscurantisti e crudeli della storia moderna. Tanto era passato infatti dal 7 ottobre, giorno in cui gli Stati Uniti - spalleggiati dai britannici e dall'Alleanza del Nord - avevano lanciato l'operazione Enduring Freedom, con l'obiettivo di vendicare gli attentati dell'11 settembre e colpire Osama Bin Laden, al Qaeda e i talebani loro protettori. Quindici anni dopo, a che punto è però l'Afghanistan?

Mentre licenzia, Almaviva ha già aperto in Romania

di Antonio Sciotto 
Almaviva ha già aperto un call center in Romania: proprio nei giorni in cui si annuncia il licenziamento di 2511 dipendenti italiani, sul sito di recruitment rumeno ejobs.ro campeggia un banner per la ricerca di 500 operatori telefonici che parlino italiano (livello minimo B2), destinati alla filiale Iasi Almaviva Services, operativa dallo scorso giugno nella città di Iasi. Nessuno scandalo per la nuova attività: il gruppo dei Tripi è una multinazionale, con 13 mila addetti nel nostro Paese e 32 mila all’estero. Il problema è che si tratta del primo caso di delocalizzazione per l’azienda, visto che appunto i servizi non verranno lavorati da rumeni per rumeni, ma da rumeni per clienti italiani. Insomma dopo anni di contrasto al fenomeno, anche Almaviva ha dovuto andare a caccia nella Ue di costi più bassi.

Domenica 9 ottobre 2016. Marcia PerugiAssisi della Pace e della Fraternità

Viviamo in un tempo di grandi tensioni, conflitti e preoccupazioni. Ogni giorno siamo costretti a fare i conti con problemi complessi ignorati o sottovalutati da lungo tempo. Dalla miseria alla distruzione di posti di lavoro, dalle guerre alle migrazioni, dalla devastazione ambientale al cambiamento climatico. Problemi sociali, economici, ambientali e politici che spesso abbracciano l’intero pianeta, diseguaglianze ed ingiustizie che non trovano un adeguato impegno di coloro che hanno la responsabilità di intervenire. Il nostro modello di vita e di sviluppo è insostenibile, produce ingiustizie, crisi e guerre.

Prima generazione con un’idea di globalità. Vive e studia proiettata oltre i confini

Intervista a Massimiliano Valerii di Carlo Lania 
«Rispetto a tutte le altre che l’hanno preceduta, questa è una generazione di giovani che ha conoscenze, competenze e un concetto di globalità del tutto inedito. È la prima generazione totalmente proiettata oltre i confini». Per il direttore del Censis Massimiliano Valeri i risultati della ricerca condotta dalla Fondazione Migrantes debbono essere letti positivamente. «Il problema non sono i giovani che vanno via dall’Italia, ma il fatto che rispetto ad altri paesi l’Italia non è altrettanto attrattiva per i giovani stranieri. La fuga di cervelli è solo uno slogan mediatico. Che un numero sempre più consistente di giovani vada a studiare o a lavorare all’estero è un fatto di per sé positivo».