La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 22 ottobre 2016

Economia sommersa fra nero e voucher

di Tania Careddu
I dati più recenti diffusi dall’Istat, dicono che l’economia sommersa, insieme alle attività illegali, vale duecentoundici miliardi di euro, con un’incidenza sul prodotto interno lordo pari al 13 per cento ma fornendo apporti molto limitati alla dinamica complessiva. La rilevazione si riferisce al 2014. Con un contributo particolarmente elevato, quasi del 40 per cento, nel settore dei servizi, nel commercio, nei trasporti, nella ristorazione e nelle costruzioni; in quei settori, cioè, la cui produzione è rivolta anche ai consumatori ed è certamente più limitato negli ambiti che hanno le imprese come mercato di riferimento.

giovedì 20 ottobre 2016

La nostra versione del quesito referendario

di Gianluca Graciolini 
Il Tar del Lazio ha dunque respinto il ricorso sul quesito presentato dai No. Per difetto di giurisdizione, dice, non doveva essere presentato a Roma. Chissà, forse a Washington, a Berlino o direttamente alla sede di Jp Morgan. Battute a parte, dobbiamo continuare nell'opera di demistificazione. Ad oggi, tutti i centri e gli agenti del potere economico, politico, finanziario e criminale del globo, nessuno escluso, hanno perorato la causa del Sì arrivando a terrorizzare i cittadini italiani, prefigurando scenari da diluvio universale in caso di vittoria del No. 

Sono finiti gli sgravi e nel mercato del lavoro rimane la precarietà

di Marta Fana
Ormai da più di un anno il dibattito intorno ai dati sul mercato del lavoro occupa uno spazio notevole sui mezzi d’informazione almeno una volta al mese. Da ultimo, i dati dell’Osservatorio Inps sul precariato sembrano gettare un’ulteriore ombra sugli effetti dell’ultima riforma, il jobs act, che a due anni di distanza dalla legge Fornero è intervenuta per portare più flessibilità nel sistema delle relazioni industriali. Secondo l’Inps, il numero di contratti nei primi otto mesi del 2016 è complessivamente di 703.384, di cui appena 53.303 ascrivibili ai contratti a tempo indeterminato, incluse le stabilizzazioni di contratti a termine e apprendistato.

La Carta ci ha unito, con Renzi oggi ci divide. Intervista a Stefano Rodotà

Intervista a Stefano Rodotà di Daniela Preziosi 
«Per un paese la Costituzione è il riferimento comune, una carta di identità di principi e valori in cui tutti si riconoscono. È il terreno comune su cui si può e si deve svolgere il dialogo. Una cosa è la discussione sulle leggi ordinarie, un’altra, tutt’altra, è la discussione sulle leggi costituzionali. Ma Renzi non tiene in conto questa fondamentale differenza». È una forte preoccupazione quella che esprime il giurista Stefano Rodotà – già parlamentare, accademico, garante della privacy, teorico dei beni comuni, candidato alla presidenza della Repubblica, insomma ottant’anni intensi di passione politica a sinistra.

Un capo dello stato embedded

di Alfonso Gianni 
Nel confronto televisivo con Luciano Violante e poi successivamente in vari articoli, Tomaso Montanari ha giustamente evidenziato uno dei paradossi più clamorosi della deforma costituzionale nel suo intreccio con l’Italicum. Che consiste nella possibilità che l’elezione del capo dello stato dal settimo scrutinio in poi possa essere opera dei soli appartenenti al partito di maggioranza relativa, essendo questi comunque superiori ai tre quinti dei votanti.

Quel fanfarone del Jobs Act

di Maurizio Landini
Meno assunti e più licenziati: così va il mondo del lavoro in Italia nell'era del Jobs Act. Gli annunci e le promesse del genio di Firenze, alla luce dei dati dell'Inps sul primo semestre del 2016, si rivelano per quel che sono: fanfaronate. Degli imbrogli, prima illusori e poi avvilenti, oltretutto parecchio costosi. Esaurita la spinta degli incentivi a solo vantaggio delle imprese, le assunzioni sono crollate: con il dimezzamento delle sovvenzioni pubbliche nel 2016, quelle a tempo indeterminato sono diminuite del 32,9%, in generale tutte le forme di assunzione sono scese dell'8,5%, mentre dilagano i voucher, il lavoro che si compra dal tabaccaio, l'ultima trovata del precariato fatto istituzione.

Un NO sociale a Renzi e alla controriforma

di Giorgio Cremaschi 
Un motivo guida della propaganda renziana per il SI è che con la vittoria del NO si tornerebbe indietro di trenta anni. In un certo senso questa è una ammissione importante. Perché é da più di trenta anni che dura in Italia lo smantellamento dei diritti sociali e del lavoro e la controriforma costituzionale darebbe ad esso un assetto stabile e forse definitivo. Quaranta anni fa in Italia c'era la piena occupazione ed il debito pubblico era il cinquanta per cento del PIL. La crescita annuale media della economia era superiore al quattro per cento, tra le più alte del mondo occidentale.

Quello che l’incontro Renzi-Obama ci ha detto veramente

di Paolo Ferrero 
L’incontro tra Obama e Renzi è un grande evento scenografico con due precise valenze politiche. La prima è l’appoggio di Obama e dell’establishment statunitense alla manomissione della Costituzione. L’armamentario evocativo dello spot è “la speranza contro la paura”, che caratterizza da un po’ di tempo la pubblicità della“multinazionale del centro sinistra” contro la“multinazionale del centro destra”. E così due belle coppiette di simpatici amiconi si incaricano di dare un volto umano a quello che non è altro che una plateale ingerenza statunitense negli affari interni di un altro Stato. Ingerenza ovviamente ricercata e coltivata dal portaordini Renzi.

Referendum, gli inganni del “Sì”

di Adriano Prosperi 
La domanda a cui si deve rispondere è ingannevole: col Sì non ci sarebbe la fine del bicameralismo, visto che il Senato futuro sarebbe una strana accozzaglia di membri e di poteri destinata a creare solo problemi (oltre a risolvere con l'immunità le pendenze giudiziarie di amministratori locali disonesti). E non parliamo della promessa di tagliare le spese della politica, che ha un tono populistico e riguarda un risparmio ridicolo a fronte della necessità democratica di avere rappresentanti eletti dal popolo adeguati nel numero e nella gamma politica alle tante differenti realtà di un paese complicato e disuguale per ragioni storiche e sociali come l'Italia. 

Caporalato digitale: i costi umani della Gig economy

di Big Bill Haywood
Due anni fa, Erik Brynjolfsson, direttore del Center for Digital Business del MIT di Boston, pubblicava un libro dal titolo “The Second Machine Age”, la seconda era delle macchine. In un'intervista per L'Espresso, Brynjolfsson chiariva che si trattava di un rimando alla prima era delle macchine, quella che comunemente è definita come Rivoluzione industriale. Se la prima aveva soppiantato la forza muscolare umana grazie all'uso dei motori, la seconda era starebbe facendo lo stesso con le nostre capacità cognitive e mentali. L'avvento di questa nuova è stato accompagnato in larga misura da sentimenti di ottimismo rispetto alle possibilità di sviluppo e di crescita per l'economia, ma gli effetti sul mondo del lavoro sono tangibilmente negativi.

La nostra debolezza sullo scacchiere americano

di Luciana Castellina
All’inizio dal Sì al referendum sembrava dovessero dipendere le sorti dell’Italia, adesso scopriamo che sarebbero in gioco anche la tenuta dell’Europa e il futuro degli Stati uniti. Ci sarebbe di che esserne fieri, se non fosse che il ruolo attribuito a Renzi da Obama non dipende dalla forza, ma dalla sua debolezza della sua politica. Neppure negli anni più bui dell’ubbidienza atlantica, un capo di governo italiano aveva esposto l’Italia alla imbarazzante situazione in cui il capo di un altro stato si sia permesso di dare un voto sul proprio operato in politica interna, e persino su come debba essere scritta la sua Costituzione. Con l’avvilente utilizzo del nostro, ahimè, presidente del consiglio da parte del presidente degli Stati uniti.

Chiedersi come funziona la tecnologia per capire come funziona la società. Intervista ad Anna Roth

Intervista ad Anna Roth del collettivo …ums Ganze!
Il gruppo …ums Ganze! organizza dal 24 al 26 novembre il suo quarto congresso ad Amburgo, intitolato “Reproduce(future). Capitalismo digitale e scommessa comunista”. Il congresso si occuperà del ruolo della tecnologia nel capitalismo, ma anche della sua funzione verso la liberazione della società. Abbiamo fatto ad Anna Roth del team organizzativo un paio di domande sul perché …ums Ganze! dedica il congresso proprio a questo tema, in un momento in cui i movimenti reazionari si stanno rafforzando e l’Europa si sta isolando sempre di più, con conseguenze drammatiche.

Gli effetti invisibili del senso di colpa nella crisi più lunga

di Tonino Perna
Quasi dieci anni fa scoppiava la crisi dei mutui subprime negli Usa. Il re era nudo, il ruolo nefasto della finanza ormai evidente, gli stipendi dei manager diventati improvvisamente intollerabili e scandalosi. Nel 2007, l’anno della crisi e del crollo della Borsa di Wall Street, la remunerazione dei bancari delle quattro principali banche statunitensi era aumentata del 9% arrivando a 66 miliardi di dollari, mentre le rispettive banche perdevano 50 miliardi di capitalizzazione in Borsa. I dipendenti venivano pagati in media 350 mila dollari a testa per bruciare ognuno 274mila dollari. Con centinaia di milioni di dollari per ciascun banchiere al momento della liquidazione.

I guai del Jobs Act nel caso Foodora

di Roberto Ciccarelli 
Sono in corso verifiche degli ispettori del lavoro alla Foodora. Lo ha confermato ieri la ministra per i rapporti con il parlamento Maria Elena Boschi che, a nome del ministro del lavoro Giuliano Poletti, ha risposto a un’interrogazione di Giorgio Airaudo (Sinistra Italiana). Boschi ha segnalato un’altra iniziativa del governo, provocata dalla protesta dei bikers torinesi e milanesi contro le condizioni di lavoro imposte dalla multinazionale tedesca di take away su piattaforma digitale. Poletti avrebbe chiesto ai ministri del lavoro europei di aprire «un tavolo per individuare soluzioni condivise a livello europeo per tutelare il lavoro nella new economy».

Con la morte della politica il crollo morale della società

di Gianandrea Piccioli 
«La Terra va diventando una fossa atroce per i deboli, i non aventi diritto. (…) Senza valore economico non vi è identità, né quindi riconoscimento, né quindi esenzione dal dominio e lo strazio esercitato dai forti sui deboli». Queste parole di Anna Maria Ortese (in «Corpo celeste») mi sono riecheggiate leggendo lo straordinario romanzo-documento di Jenny Erpenbeck, «Voci del verbo andare», Sellerio. Un professore di filologia classica, da poco in pensione, che vive nell’ex Berlino Est (è sempre vissuto lì e lì è rimasto anche dopo la caduta del Muro), solo (vedovo, abbandonato dall’amante), scopre «i migranti».

La scuola si mobiliti per dire NO!

di Marina Boscaino
Francesca Puglisi, uno degli esempi più limpidi del voltagabbanismo italico, esulta. Esulta perché non sarebbe stato raggiunto un numero di firme necessario a celebrare in primavera un referendum contro quattro parti della “Buona Scuola”, la legge 107 che ha definitivamente messo in ginocchio la scuola italiana. La notizia non dirà nulla a molti di voi, o quasi.

L’inganno del PIL

di Mauro Gallegati
Ogni anno con l’autunno e l’approvazione della finanziaria si scatena il dibattito sulle percentuali in più o in meno del PIL. Come se la misurazione del PIL fosse una cosa esatta, quasi scientifica. In realtà misurare il PIL è un’operazione molto difficile, quasi impossibile, e non esiste nessun rigore se non accompagnato da una vigorosa scossa di mano: più o meno è così. Il prodotto interno lordo, o PIL, è una misura delle attività economiche alle quali è possibile attribuire un prezzo (che il mercato determina).

Disarmiamo i terroristi

di Marco Travaglio 
Da quando tutti dicono che bisogna parlare del merito della riforma costituzionale per informare i cittadini in vista del referendum del 4 dicembre, si parla di tutto fuorché del merito. Tant’ è che ogni volta che ci capita di discutere con qualcuno intenzionato a votare Sì, scopriamo che lo fa in nome del “meno peggio”, terrorizzato com’ è dal “salto nel buio” del “dopo referendum”. Cioè teme il vuoto di potere, la caduta del governo, l’ instabilità, l’ ingovernabilità, il caos, la fine della stagione riformatrice, la vittoria dei 5Stelle o il ritorno di D’Alema, di B. e degli altri vecchi politici schierati con il No (le cui facce sono il migliore spot per il Sì). Tutte balle.

Tanto rumore per tre decimali

di Luigi Pandolfi 
Il governo ha appena varato la manovra finanziaria per l’anno che verrà, ora al vaglio della Commissione europea. Continuiamo a chiamarla «legge di stabilità», ma da quest’anno c’è solo il bilancio dello Stato, nel quale confluiscono tutte le misure previste dal governo dal lato delle entrate e della spesa per il periodo di riferimento. Nella sostanza cambia poco, ma l’operazione ha un suo significato, innanzitutto politico. Quale? Quello di affermare il primato degli equilibri di bilancio sugli effetti, e i benefìci, della politica fiscale. Un tempo c’erano i Documenti di Programmazione Economica e Finanziaria (Dpef), poi diventati Decisione di Finanza Pubblica, oggi Documenti di Economia e Finanza (Def).

H24. Via le notti dai padroni: lo sciopero sociale riparte dal sonno

di Augusto Illuminati 
L’attacco al sogno passa per l’attacco al sonno. Al sogno della vita liberata dal lavoro sotto padrone si risponde impadronendosi del sonno, mettendo la notte al lavoro sotto padrone. Because the night – ricordate? –, because the night belongs to lovers, col cazzo, la notte non è più degli amanti ma del lavoro e del consumo nei supermercati Carrefour H24. Ne è spuntato uno proprio sotto casa mia, inquietante nel buio della notte come undiner di Hopper.

Il lavoro tra operai digitali e cottimisti del voucher

di Bruno Casati
Solo negli ultimi 5 anni l’Italia ha perso un milione di occupati, di cui 300mila nel settore metalmeccanico. La piccola risalita fatta registrare l’anno scorso, pur così enfatizzata (l’Italia della retorica Renziana che riparte), è stata del tutto assorbita in quanto drogata dagli sgravi che il Governo regalava agli imprenditori che assumevano. Finita la droga si è tornati a licenziare in scioltezza e si sono gettati al vento chi dice 10 chi dice 20 miliardi di Euro. Va così in tutta Europa? Solo in Spagna si sono verificate perdite di occupati pari a quelle intervenute in Italia. In Germania invece si è tornati al livello degli anni precedenti la crisi e, quindi, mentre l’Italia ha perso, come si è detto, 1 milione di occupati, la Germania ha aumentato i suoi di 1 milione e mezzo.

Il bilancio e il modello delle mance

di Roberto Romano
Il bilancio pubblico dell’Italia presentato sabato dal governo Renzi rimane un mistero. Ad oggi non abbiamo nessuna relazione di accompagnamento; i tecnici sono ancora al lavoro nelle coperture per dare una soluzione alle così dette clausole di salvaguardia (15 miliardi); le misure e i provvedimenti delineati nelle slide sono ancora tutti da verificare. Solo per fare un esempio, ricordo che i risparmi legati alla spending review sono passati da 2,6 a 3,3-6 miliardi. Difficile credere che nell’arco di pochi giorni il braccio destro di Renzi abbia trovato più di un miliardo di risparmi rispetto a quelli delineati durante un anno di lavoro.

Capitale simbolico, movimenti sociali, ascesa e declino del salariato

di Michele Nani 
Pierre Bourdieu è uno dei sociologi francesi più letti e citati nel mondo: tuttavia il suo ruolo è stato e resta marginale in uno dei settori più importanti della sociologia francese, la sociologia del lavoro. Parte da questo paradosso la ponderosa raccolta di studi Bourdieu et le travail (Presses universitaires de Rennes, pp. 400), promossa e curata da Maxime Quijoux. Noto ai più per le sue ricerche sulla cultura, sulle istituzioni formative e sugli intellettuali, oppure per il suo impegno pubblico a fianco dei movimenti sociali nel corso degli anni Novanta, Bourdieu si è forse disinteressato del lavoro come oggetto di studio? Quijoux e compagni lo negano recisamente, a partire dall’esperienza algerina del sociologo.

La logistica conflittuale


di Lisa Dorigatti
La morte di Abd Elsalam Ahmed Eldanf, operaio egiziano che lavorava per la Seam, impresa che gestisce in appalto il magazzino Gls di Piacenza, ha acceso i riflettori su un settore sempre più centrale per il funzionamento del sistema capitalistico contemporaneo: quello della logistica. A partire dagli anni Novanta, infatti, il settore ha visto un’esplosione in termini di valore di mercato e di occupazione, trainata sia dai processi di esternalizzazione delle imprese, che – soprattutto negli ultimi anni – dalla crescita del fenomeno e-commerce. Tuttavia questa crescita non ha contribuito alla crescita di «buona occupazione».

Il postcapitalismo secondo Srnicek e Williams

di Christian Dalenz 
Un caso editoriale in Inghilterra, Inventing the Future: Postcapitalism and a World Without Work di Nick Srnicek e Alex Williams, edito da Verso Books nel 2015 ed ancora non tradotto in italiano, prova ad immaginare una risposta radicale alla crisi del neoliberismo. La tesi centrale del loro lavoro è che losviluppo tecnologico è giunto o sta comunque per giungere ad un livello tale che è possibile aprire lo spazio ad un sistema non più basato sul profitto e sullo sfruttamento ma sulla libera creatività, attraverso l’automatizzazione del lavoro e lo slegamento del reddito dal lavoro salariato. 

Stato vs Regioni: la nuova Costituzione darebbe al primo un potere “supremo”

di Duccio Facchini
Sulla scheda referendaria del 4 dicembre la modifiche del rapporto tra Stato e Regioni saranno indicate all’elettore come una “revisione” -perché così le definisce il titolo della legge approvata dal Parlamento-. In realtà, si tratta di una rivoluzione del “Titolo V” che assegna al raccordo Governo-Parlamento un potere tecnicamente “supremo”. A meno di quindici anni dalla sua entrata in vigore, la cosiddetta “legislazione concorrente” tra Stato e Regioni viene cancellata. In teoria. Il “come” è sintetizzato da una tabella messa a punto dal Servizio Studi della Camera dei deputati, all’interno delle schede di lettura dedicate al nuovo articolo 117. In una colonna sono indicate le “nuove” “materie di competenza esclusiva dello Stato” (ventuno) e nell’altra quelle di “competenza delle Regioni” (otto).

Il Jobs act serve a licenziare. Lo dice anche l’Inps

di Checchino Antonini
«I dati ufficiali di Inps continuano a dire che in Italia nel 2016 il numero di contratti a tempo indeterminato è costantemente negativo: si distruggono più contratti di quanti se ne creano. C’è pure che nel 2016 facciamo peggio del 2014 anche rispetto alle tanto sbandierate stabilizzazioni di contratti a termine che dovevano esplodere grazie al Jobs Act e invece sono aumentate solo quando le imprese guadagnavano con gli sgravi. Ovviamente l’uso dei voucher non frena: in otto mesi ne sono stati venuti 96.622.284».

La politica dell’algoritmo

di Emanuele Braga
Un racconto fantascientifico che è, in realtà, un percorso verso il possibile. In questo testo, ripreso da Macao rivista in una versione aggiornata, Emanuele Braga ricostruisce da un lato i passaggi che hanno consentito la costruzione di sistemi che sfruttano i Big Data e spingono verso l’individuazione sempre più precisa e dettagliata di “algoritmi per determinare che cosa è il mercato”; dall’altro, la risposta dell’intelligenza collettiva: “se il capitale accumula valore attraverso il controllo dell’informazione sui nostri comportamenti, costruiamo una infrastruttura tecnologica in cui non c’è centro di accumulo proprietario, non c’è tracciabilità dei profili (anonimato), ma tutto è garantito dai computer che stanno processando in modo sinergico”.

Ecco perché il CETA può fallire (assieme al TTIP)

di Stop TTIP Italia
Il veto della Vallonia e la sentenza della Corte Costituzionale tedesca stanno mettendo in difficoltà la Commissione Europea. L’accordo con il Canada è sull’orlo del fallimento. Ventotto stati membri allineati con l’agenda commerciale della Commissione Europea: liberalizzazioni, deregolamentazione, trasferimento di potere dal pubblico al privato. Ad opporsi, solo una regione della federazione belga: la Vallonia, 3,6 milioni di abitanti.

Attenzione a quelli del 'meglio Renzi che niente'

di Pierfranco Pellizzetti 
Le immagini giunte da oltre oceano, relative alla gita aziendale della ditta Renzi in quel di Washington, suscitano qualche turbamento al modesto palombaro in esplorazione delle viscere di questa strana Italia, a una quarantina di giorni dalla show-down referendario. E alquanto fastidio: non solo per l’ennesima, scontata, intromissione dei reggitori dell’ordine mondiale nella nostra scassatissima sovranità nazionale; bensì per l’effetto “cacicco del Bananas” prodotto dal nostro premier (“facciamoci riconoscere”) in visita premio; mentre gli è concesso per una volta di calcare la pelouse della magione padronale.

La storia vista con gli occhi di un intruso

di Enzo Scandurra
Aver avuto come padre un famoso regista, un noto scrittore, un autorevole personaggio politico, può costituire un handicap per quel figlio costretto a dimostrare di non essere da meno del suo genitore. Altrettanto impegnativa può essere l’eredità che un padre, come quello di Bruno Amoroso – modesto operaio nella Manifattura Tabacchi, totalmente immerso nella politica del suo tempo con orgoglio e fierezza, mai incline al compromesso, e con un profondo amore per i suoi cari – lascia al proprio figlio. Saprà quest’ultimo essere alla sua altezza? Perché nel frattempo il mondo è cambiato.

I numeri dell'austerity

di Alfredo Luis Somoza 
Uno dei grandi filoni del dibattito politico in Europa riguarda la cosiddetta "austerity", e cioè l'approccio alla gestione dei bilanci pubblici degli Stati membri che, quando c'è da operare un salvataggio economico, caratterizza le raccomandazioni e soprattutto l'agire delle "troike" europee. Che sono formate dalla Commissione, dalla Banca Centrale e dal FMI. I difensori dell'austerità, soprattutto nei Paesi del Nord, sostengono che per rimettere in carreggiata uno Stato non esistono altre strade all'infuori del taglio alle spese che generano deficit: dalle pensioni alla sanità fino alle privatizzazioni dei beni pubblici. Il rigore di bilancio, secondo i suoi cultori, sarebbe in grado di risanare e rilanciare un Paese.

La ‘riforma’ della Carta à la carte

di Giuseppe Civati 
Siccome la 'riforma' è eccessiva e contraddittoria, non elimina il Senato (che rimane e costerà ancora quasi mezzo miliardo, ovvero il 90% del costo attuale), dice «meno poteri alle Regioni» per via dei pessimi consiglieri regionali che però diventano senatori, lascia intatte le Regioni a Statuto speciale (così cambia "tutto", ma non per Sicilia e Friuli, per dire, come se l'interesse nazionale finisse a Treviso e a Reggio) e via dicendo, la strategia del Sì si è fatta proteiforme.

Anche nello Yemen si combatte una guerra senza senso

di Gwynne Dyer
“Colpiscono qualsiasi cosa, ospedali, orfanotrofi, scuole”, raccontava sei mesi fa al Guardian Hisham al Omeisy. “Vivi con la paura costante che la scuola dei tuoi figli possa essere il prossimo bersaglio”. Non sta parlando dei russi che bombardano l’area orientale di Aleppo in Siria, un fatto che sta provocando tanta indignazione posticcia a Washington e a Londra. Parlava dell’aviazione dell’Arabia Saudita, grande alleata dell’occidente, che bombarda i suoi amici e vicini a Sanaa, la capitale dello Yemen.

Quattro mesi di movimento francese. La ricerca di una vita comune

di Mattia Galeotti
Questo testo è il riordinamento personale di alcuni mesi molto intensi. Mi sembra importante sottolineare che i processi raccontati, le tensioni che provo ad analizzare, non sono invece per nulla fatti personali o comprensibili con un semplice spirito analitico. In particolare la mia esperienza di questi momenti non può prescindere da quello strano, multiforme ed informale “collettivo rital” con cui li ho attraversati. Perché ci si mette in movimento sempre insieme, ed ogni mobilitazione è un atto d'amore.

Il Jobs Act funziona: in otto mesi sono aumentati i licenziati

di Roberto Ciccarelli 
Il Jobs Act è scoppiato come una bolla di sapone. Secondo i dati di agosto pubblicati ieri dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps, la bandiera che il governo Renzi sventola nei consessi internazionali per dimostrare che le riforme in Italia sono «impressionanti» (il copyright è della cancelliera Merkel che lo disse già a Monti) serve in realtà a coprire questa situazione: il mercato del lavoro è stagnante, anzi le attivazioni e le cessazioni dei contratti diminuiscono; crollano del 33% i rapporti di lavoro a tempo indeterminato con il contratto «a tutele crescenti», dove l’unica cosa che cresce è la libertà di licenziare i lavoratori.

Voucher, oltre la precarietà assoluta verso la schiavitù moderna

di Federico Giusti
I dati diffusi dall'Osservatorio Inps parlano della grande ascesa dei voucher Per tacere le critiche sempre piu' numerose , e articolate, verso l'utilizzo dello strumento voucher al posto di regolari contratti, il Governo ha deciso alcuni correttivi con il Dlgs 185/2016 prevedendo una procedura di comunicazione preventiva (non per tutte ma solo alcune categorie di committenti) ma nulla ha detto degli obblighi teoricamente già esistenti. Ci ha pensato l’Ispettorato nazionale con una comunicazione che a detta de Il sole 24 ore applicherebbe una lettura eccessivamente rigida delle normative da adempiere.

Sciopero generale e No Renzi Day. Venerdì e sabato tutti in Piazza Abd Elsalam

di Checchino Antonini 
Piazza Abd Elsalam: per due giorni la piazza storica del movimento operaio italiano, quella di San Giovanni di Roma, sarà intitolata al professore egiziano venuto in Italia una quindicina di anni fa e divenuto facchino, alla Gls di Piacenza, dove è stato ucciso mentre scioperava perché anche altri suoi compagni di lavoro potessero avere il contratto a tempo indeterminato. Succederà il 21 e 22 ottobre. Domani, venerdì 21, sarà il giorno dello sciopero generale indetto da Usb, SiCobas, Usi, Adl e Unicobas e anche dalla Cub Trasporti del Lazio.

Brexit: come rivive il sogno di Hayek

di Owen Worth
Un momento fondamentale che segna il rapporto tra il Regno Unito e l’Europa si compie nel 1988 con il discorso di Margaret Thatcher al Collegio d’Europa a Bruges, quando affermò che non aveva ”ridotto i confini dello Stato nel Regno Unito per vederli reimposti a livello europeo”. Questo è stato il primo, chiaro messaggio che il progetto di unificazione europea avrebbe rappresentato una minaccia per la sua rivoluzione neoliberale. Al tempo, molti cambiamenti stavano per avvenire nel Regno Unito.

Riprendiamoci il Referendum: Acqua Pubblica!

di Vittorio Lovera
Dopo 5 anni di lotte per ottenere l’integrale attivazione dell’esito referendario, oggi abbiamo a disposizione una fondamentale occasione per centrare l’obiettivo. Ovviamente nessun merito alle istituzioni, da sempre schierate in blocco per stravolgere ed inficiare la volontà popolare espressa con estrema chiarezza da ben 27 milioni di cittadini italiani: acqua pubblica, fuori dal mercato, nessuna remunerazione del capitale investito in tariffa.

Naturale

di Lea Melandri
La famiglia sta conquistando spazi sempre più ampi, nell’informazione, nel dibattito politico, nelle pubblicazioni e nelle aule parlamentari, il che fa sperare che sia uscita definitivamente da quell’idea fuorviante di “privato” che l’ha tenuta tradizionalmente nell’ambigua posizione di “cellula primaria”, fondante della società, e, insieme, appannaggio di un potere patriarcale considerato, come ha scritto Rossana Rossanda, “libertà naturale”.

Cibo negato. È il capitalismo, bellezza!

di Renata Puleo
La fame, uno.
Ci ho ripensato leggendo l’ultimo libro dell’argentino Martín Caparrós El hambre, la fame, pubblicato nel 2015 in Spagna, ora disponibile nella traduzione italiana. Frutto di alcuni anni di lavoro in giro per il mondo, racconta il lato osceno del capitalismo, quello che fa commercio del primo dei bisogni umani, mangiare. Mangiare molto spesso solo per sopravvivere, non per vivere una vita che consenta l’espressione di altri bisogni e desideri. Lato osceno anche dell’aiuto umanitario, della carità offerta sotto vesti laiche dalle organizzazioni non governative, dagli stati che dedicano una parte (sempre più scarsa!) dei loro PIL agli affamati e, in forma religioso-soccorrevole, dalle diverse chiese.

Fuga dei cervelli, corruzione e nepotismo: come la politica nasconde le sue responsabilità

di Silvio Paone
Sono al centro del dibattito pubblico in questi giorni le affermazioni di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, secondo il quale fenomeni di corruzione, nepotismo e mala amministrazione sarebbero alla base del fenomeno della così detta “fuga di cervelli” dall’Italia, in riferimento in particolare al settore universitario e della ricerca. A queste dichiarazioni sono seguite prese di posizione di varia natura nel mondo accademico, e numerosi organi d’informazione hanno dato ampio spazio al tema negli scorsi giorni.

L’eccellenza di Expo non finisce mai: condannata la Presidente di Expo 2015 spa Diana Bracco

di Giulio Cavalli
Oh, finalmente. Ora anche la Presidente di Expo 2015 spa (la società creata ad hoc dal governo per la gestione dell’evento fin dal 2008, governo Berlusconi) può fregiarsi del titolo di condannata a due anni di reclusione per i reati di appropriazione indebita e dichiarazione fraudolenta dei redditi attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Poca roba rispetto ai reati a cui ci abitua la nostra classe dirigente, per carità, ma si tratta comunque di un reato abbastanza odioso per chi avrebbe dovuto essere all’altezza di un ruolo di garanzia.

Come l'Egitto sta cambiando asse

di Franco Moretti
Se nel 2013 vi avessero detto che l'Egitto avrebbe votato contro gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita ad una risoluzione ONU e che avrebbe appoggiato in modo considerevole la confessione Sciita, sicuramente non ci avreste creduto. Anzi, con Sciiti massacrati per strada e sentenze a loro carico senza alcun processo e con le casse pubbliche rimpinguate dal denaro americano e Wahabbita, tutto si sarebbe potuto immaginare eccetto un concreto riavvicinamento nel giro di tre anni. Non si tratta di un semplice avvicinamento, di fatto è in atto una crisi diplomatica tra il regno di Al-Sa'ud e l'Egitto che spinge quest'ultimo verso nuovi (vecchi) orizzonti diplomatici e religiosi. 

Bisogna dare lavoro a tutti. Intervista a Stefano Zamagni

Intervista a Stefano Zamagni di Luigi Ambrosio
Nella giornata internazionale per l’eliminazione della miseria, i dati che riguardano l’Italia sono impressionanti. Le persone che vivono in povertà assoluta sono più di 4 milioni, secondo i dati dell’Istat. “Non era mai successo prima” dice in questa intervista a Radio Popolare Stefano Zamagni, economista, già presidente dell’Agenzia per il Terzo Settore durante il secondo Governo Prodi e oggi membro della Pontificia Accademia delle Scienze.

#democraziastaiserena: le menzogne di "Basta un sì"

di Tomaso Montanari
Da ieri "Basta un Sì" ha lanciato sui social una campagna diffamatoria nei miei confronti, sostenendo che "non è vero" ciò che ho affermato in tv e scritto quisull'Huffington circa l'elezione del presidente della Repubblica. La 'rubrica' è #bufaledelno, e tra i solerti twittatori ci sono giganti come Francesco Bonifazi, Gennaro Migliore o Fabrizio Rondolino. Io ho detto, ho scritto e qua confermo che - se vince il Sì - il presidente della Repubblica potrà essere eletto dalla maggioranza uscita dall'Italicum.

Scuola, le ragioni del ritardo del Centro-Sud

di Fiorella Farinelli
Nord, Centro, Sud. In Italia i risultati dell’apprendimento scolastico variano secondo latitudine. Lo conferma il Rapporto 2016 dell’Istituto Invalsi, che analizza i risultati dei test in italiano e matematica nel primo e nel secondo ciclo. In matematica, lo svantaggio di Sud-Isole rispetto a Nord Ovest (seconda classe della superiore) è di 25 punti. E schizza a 45 tra gli estremi opposti, Trentino e Sardegna. Forbice non molto diversa in italiano. A spiegare questo e altri divari rilevati da altri tipi di analisi (anche il valore medio nazionale degli abbandoni, quasi il 15% – 5 punti abbondanti più della media UE – presenta analoghe oscillazioni territoriali, con punte del 20-25% nel Mezzogiorno), possono bastare le sole differenze cosiddette di “contesto”?

Accogliere i diritti per espellere lo sfruttamento

di Gianluca Nigro e Francesco Piobbichi
Torniamo a scrivere sul tema dell’accoglienza in Italia, lo facciamo perché nonostante abbiamo più volte avuto molti consensi parlando con le persone che vivono e lavorano su questo spazio non si è andati oltre le semplici spallucce di circostanza, eppure la necessità di aprire una discussione politica sul tema c’è tutta. Ed è tutta davanti a noi. Un articolo de “La Repubblica” di alcuni giorni fa mostra, dati alla mano, che sì, gli immigrati ci servono, pagano l’Irpef e le pensioni (quelli regolari), mentre gli altri, i clandestini prodotti dal sistema hotspot e grandi centri sono fondamentali per mantenerci in competizione su settori come quello dell’agricoltura. Ovviamente senza parlare del lavoro di cura che decine di migliaia di donne stanno facendo mantenendo di fatto in piedi il “welfare familiare” nel nostro paese.

Viva il nazionalismo democratico. Contro l'ideologia dello stato federale europeo

di Enrico Grazzini
Ebbene sì, lo confesso: sono un convinto nazionalista! La grande maggioranza dei politici e degli intellettuali invoca più Europa per uscire dalla crisi in cui l'Unione Europea è precipitata: chiede una Europa federale perché teme il ritorno dei nazionalismi nel vecchio continente. Per combattere il risorgere degli spettri del nazionalismo molti (soprattutto a sinistra) chiedono più UE e più federalismo. A mio parere la rottura dell'eurozona prima o poi è inevitabile e la UE dell'euro è entrata in coma politico. Occorre allora innanzitutto difendere decisamente l'interesse nazionale. E introdurre anche forme di autonomia monetaria.