La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 18 novembre 2016

Buona scuola e referendum, 70mila No scendono in piazza in tutta Italia

di Roberto Ciccarelli 
Settantamila studenti hanno manifestato giovedì in più di 50 città contro l’alternanza-lavoro, resa obbligatoria dalla «Buona Scuola» e per il No al referendum costituzionale del 4 dicembre. «Non saremo schiavi» era lo striscione di apertura del corteo di Torino dove, in piazza Castello, alcuni manifestanti hanno scaricato sacchi di letame davanti a una filiale di McDonald’s, una delle multinazionali che hanno sottoscritto con il ministero dell’Istruzione un protocollo sui tirocini obbligatori degli studenti in azienda.

giovedì 17 novembre 2016

Dove vanno ora i democratici

di Bernie Sanders 
Milioni di Americani hanno fatto registrare, martedì 8 Novembre, un voto di protesta, esprimendo la loro feroce opposizione a un sistema economico e politico che pone gli interessi e la ricchezza delle imprese al di sopra dei loro. Ho fermamente appoggiato Hillary Clinton, facendo una seria campagna per lei, nella convinzione che ella rappresentasse la scelta giusta. Ma Donald J. Trump ha conquistato la Casa Bianca perché la sua retorica ha incontrato con successo una rabbia reale e giustificata, una rabbia che molti Democratici tradizionali sentono. Sono rattristato, ma non sorpreso, del risultato. Non mi impressiona il fatto che milioni di persone abbiano votato per Mr. Trump perché sono stanchi dello status quo economico, politico e dei media.

La frenesia di Renzi, tra flop e promesse

di Alfonso Gianni 
Con la revisione della Costituzione, se superasse il vaglio del referendum, «l’economia andrà meglio, si crescerà di più, ci sarà più occupazione, aboliremo una quantità enorme di contenziosi tra Regioni e Stato». Sembra la parodia di una celebre canzone di Lucio Dalla e invece sono le avventate parole del ministro Padoan. Il ministro dell’economia le ha pronunciate ieri sera nel più accomodante dei talk show televisivi. Eppure solo pochi giorni fa Standard & Poor’s, di solito considerata un oracolo, aveva fatto sapere che in ogni caso non ci saranno cambiamenti rilevanti per l’andamento dell’economia italiana, sia che vinca il Sì, sia che vinca il No.

Il sì è l’ultima toppa al sistema. Intervista a Giorgio Galli

Intervista a Giorgio Galli di Daniela Preziosi 
Al referendum del 4 dicembre votare sul governo «sarà inevitabile», spiega Giorgio Galli, decano della politologia italiana, docente di dottrine politiche all’Università degli Studi di Milano, studioso del «bipartitismo imperfetto» della Prima Repubblica quando Dc e Pci si confrontavano senza che questo producesse alternanza. Negli ultimi anni, fra l’altro, ha analizzato le riforme di Renzi (in L’urna di Pandora delle riforme, con l’avvocato Felice Besostri). Dunque si voterà su Renzi «innanzitutto perché lui stesso ha intrecciato la riforma e il suo futuro di presidente del consiglio. Per questo gli italiani voteranno più su sui mille giorni del governo che sulla riforma».

Dieci ragioni di merito per votare “No” al referendum del 4 dicembre

di Roberto Mancini
Dieci ragioni per votare “No” al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Le indico considerando contesto, metodo e merito del problema. Il contesto è riassumibile osservando che è in atto da tempo un globale processo di sottrazione di democrazia ai popoli e di concentrazione del potere nelle mani di un manipolo di speculatori e di politici collaborazionisti. La riforma “Renzi-Boschi” è necessaria all’attuazione del progetto di concentrazione del potere. Perciò i potentati finanziari globali hanno ammonito il popolo italiano, dicendo che con la vittoria del sì ci saranno investimenti e crescita, con quella del no ci sarà la paralisi del Paese e la fuga degli investitori. Le ragioni di merito per votare “No” sono le seguenti.

Podemos, dobbiamo tornare ad essere movimento. Intervista a Teresa Rodriguez

Intervista a Teresa Rodriguez di José Vicente Barcia
Nelle recenti elezioni primarie interne a Podemos, seguite alle tante tornate elettorali a cui ha partecipato la formazione di Pablo Iglesias, c'è stato un segnale di cambiamento che evidenzia una richiesta tra i militanti di meccanismi interni maggiormente partecipativi e l'esigenza di un rilancio della capacità di costruire movimenti sociali e non solo campagne elettorali. In particolare Teresa Rodriguez, esponente dell’area Anticapitalistas, ha stravinto le elezioni primarie di Podemos Andalusia col 76%; a Madrid Ramón Espinar, appoggiato da Anticapitalistas insieme all'area che fa riferimento a Pablo Iglesias, ha ottenuto il 51%; in Aragona Pablo Echenique ha preso il 60%. In tutti questi casi sono stati superati i candidati dell'ala "populista" e moderata che fa riferimento a Iñigo Errejon.

La costituzione di un paese normalizzato

di Massimo Villone 
L’ineffabile ministra Lorenzin ci ha consegnato in un talk show serale la notizia che con la riforma costituzionale Renzi-Boschi cesseranno le attese interminabili e i divari territoriali che affliggono il servizio sanitario nazionale, grazie al rientro della sanità nella potestà legislativa esclusiva dello Stato. Siamo perplessi. Per l’articolo 117 della Costituzione vigente lo stato ha già una potestà esclusiva per i livelli essenziali delle prestazioni. Inoltre l’articolo 120 attribuisce al governo il potere di sostituirsi alle regioni e agli enti locali per la tutela di quei livelli essenziali e per l’unità giuridica ed economica della Repubblica.

Lettera agli Italiani all'estero

di Massimo D’Alema
Care e cari connazionali, in questi giorni siete chiamati a votare al referendum per decidere se cambiare oppure no la nostra Costituzione. È una decisione importante per la nostra democrazia e la nostra rappresentanza. Per “nostra” intendo anche quella degli italiani nel mondo, cioè quella Circoscrizione estero fatta di 12 deputati e 6 senatori che introducemmo durante i governi dell’Ulivo del 1996-2001, con la modifica degli articoli 48, 56 e 57 della Costituzione, quella oggi in vigore.

Il femminismo bianco d’elitè ci ha dato Trump: è necessario che scompaia

di Liza Featherstone
Quando il mio gatto morì improvvisamente la notte prima delle elezioni capii che Trump sarebbe stato eletto presidente e mi senti subito in lutto per entrambi. E’ stato uno di quei momenti di premonizione superstiziosa – amplificato dal fatto che era una gatta nera e che da tanto tempo mi riferivo a lei come ad una della famiglia – che appare inquietante solo quando poi si verifica. Prima che morisse ero sicura, come quasi tutti a New York, che Hillary Clinton avrebbe vinto. Dopotutto come poteva una donna competente ed esperta perdere contro un uomo delle caverne crudelmente bigotto?

Un continente prigioniero nella soffocante gabbia dell’austerità

di Benedetto Vecchi 
È un libro nato su un’emergenza politica, quella dovuta alla crisi dell’assetto istituzionale dell’Unione europa e dall’impossibilità di un ritorno alla sovranità nazionale come argine alle politiche di austerità. Pierre Dardot e Christian Laval vedono in questa crisi il sintomo di una strisciante Guerra alla democrazia, come recita il titolo di questo saggio – da oggi in libreria per DeriveApprodi (pp. 140, euro 15) – che può essere letto come appendice indispensabile alle tesi che i due filosofi francesi hanno sviluppato ne La nuova ragione del mondo e in Del comune, entrambi pubblicati da Deriveapprodi.

Se la sinistra minimizza la vittoria del razzista Trump

di Annamaria Rivera
Potrebbe definirsi revisionismo (inteso in senso lato) l’insieme di reazioni e giudizi indulgenti che l’elezione di Donald Trump ha suscitato tra politici non di destra e perfino tra intellettuali di sinistra: in questo secondo caso, col ricorso a paragoni storico-politici alquanto avventati e con l’aspettativa paradossale che a sconfiggere neoliberismo e interventismo guerrafondaio sarà l’aggressivo affarista senza scrupoli, grande evasore fiscale, amico di Putin e di altri simili despoti. E’ davvero arduo negare che il profilo politico di Trump sia quello di un reazionario nel senso più pieno del termine: un mélange d’ignoranza e disonestà, razzismo e sessismo, ottusità e volgarità, condito con l’inclinazione al complottismo, allo sciovinismo whasp, al suprematismo bianco.

La maggioranza silenziosa

di Carlo Clericetti 
Ci mancava solo che Matteo Renzi facesse appello alla "maggioranza silenziosa", che - ha detto - "sta con noi". In politica le parole contano, e i simboli ancora di più. E "maggioranza silenziosa" è una definizione che ha un valore simbolico, almeno per chi ha più di cinquant'anni e per chi conosce la nostra storia recente. Si chiamava così un movimento fondato a Milano nel 1971 con il proposito di organizzare mobilitazioni di massa che facessero da contraltare a quelle della sinistra e dei sindacati, allora attivissimi dopo il '68 e l'"autunno caldo" del '69.

Election Day, una settimana dopo

di David Gigli 
Vorremmo partire, nel nostro ragionamento, dai dati degli exit polls, che per quanto incerti e insicuri, sono gli unici a disposizione per analizzare chi ha votato come, evidenziando quelli che ci sembrano due dati sottovalutati nei discorsi che sono stati alla base di alcune analisi che abbiamo letto. Non c’è stata alcuna avanzata, in termini di voto, del partito repubblicano, nessun afflusso di voti eclatante, anzi i risultati sono stati in linea, se non peggiori, rispetto alle ultime elezioni. Le fasce più povere (quindi parliamo di neri e latinos) si sono o astenute o hanno votato per Clinton.

Con l’alternanza scuola-lavoro l’istruzione s’inchina al modello McDonald’s

di Christian Raimo
Il 18 ottobre il ministero dell’istruzione (Miur) ha presentato il progetto Campioni per l’alternanza. Si tratta di un protocollo d’intesa con sedici aziende per l’alternanza scuola-lavoro nel triennio delle superiori, ed è il modello con cui il ministero ha deciso di lavorare da qui in avanti. Di alternanza scuola-lavoro parlavamo – e criticamente – già lo scorso febbraio, spiegando cos’era questa nuova disposizione della legge 107 (la cosiddetta Buona scuola): gli studenti dei licei devono fare obbligatoriamente almeno duecento ore di attività aggiuntiva nel corso del triennio, gli studenti dei tecnici e dei professionali devono fare almeno quattrocento ore.

La nozione di populismo

di Franco Astengo 
L’uso smodato e incauto del termine “populismo” da parte del concerto stonato dei mezzi di comunicazione di massa induce a ricercare, per quanto se ne possa essere capaci, la nozione di populismo nella sua più esatta definizione dal punto di vista della scienza politica. Per quanto riguarda la parola populismo, bisogna ricordare prima di tutto che questa parola è arrivata nella lingua italiana dalla lingua inglese, da populism. Ma la parola era nata in realtà in Russia e la parola originaria, poi tradotta nella lingua inglese, era la parola russa narodnicestvo. Ricordo che narod in russo significa popolo.

Come vive la classe operaia on line

di Francesca Sironi
Nel tempo necessario per leggere il titolo e il sommario di questa pagina, sono stati completati 76 ordini di scarpe, libri o detersivi. On line. Per arrivare a questa riga sarà passato un minuto. E un minuto sono 228 consegne, che fanno 13.600 all’ora, 328 mila e 700 al giorno. Nel 2016 gli acquisti digitali di beni materiali, in Italia, sono stati più di 120 milioni: un inarrestabile pulsare di clic che crescono del 30 per cento all’anno, a 75 euro in media a scontrino. Ma dietro ognuna di queste comande, impartite senza attese o spostamenti, senza commessi o commercianti, c’è una lunga catena che si ingegna e si spreme «per minimizzare i percorsi e rispettare i tempi promessi» al cliente, come spiegano ad Amazon.

Le connessioni del potere globale. Intervista a Parag Khanna

Intervista a Parag Khanna di Benedetto Vecchi
Parag Khanna può essere considerato un enfant prodige della geoeconomia, novella disciplina che cerca di spiegare i conflitti globali a partire dalle dinamiche e dalla resistenze che incontra il neoliberismo. A questa espressione Khanna preferisce invece quella di capitalismo supply chain, cioè della centralità che hanno la distruzione delle merci a livello globale. I suoi saggi hanno fatto molto discutere. Indiano di nascita, saggista prolifico ha pubblicato per Fazi I tre imperi. Come si governa il mondo, mentre Codice ha mandato in libreria L’età ibrida, firmato con Ayesha Khanna. Parag Khanna sarà sabato a Milano dove parteciperà a Book city, presentando il nuovo saggio Connectography. Le mappe del futuro ordine mondiale (Fazi editore, pp. 613, euro 26).

La sconfitta della Clinton, la vittoria di Trump: un'analisi progressista

di Will Denayer
Secondo la disgustosa superiorità morale degli opinionisti più accreditati (una professione che dovrebbe essere vista con sospetto in ogni società aperta – non si tratta di giornalisti in alcun senso del termine) la vittoria di Trump è dovuta ai razzisti, ai bigotti, ai misogini, agli stupidi, agli hacker russi, all’FBI, a Wikileaks, a Jill Stein, eccetera. I liberali, di fronte all’indicibile stupidità delle masse, scuotono per lo sconcerto le loro incredule teste. L’unica cosa che non vogliono mettere in discussione è la loro incapacità di riflessione, la loro mancanza di empatia, la loro stessa ipocrisia. Se i liberali non avessero voluto che la bestia vincesse, non l’avrebbero dovuta creare. Se questa elezione vi mortifica è perché non vi siete scandalizzati abbastanza per ciò che l’ha preceduta.

Il No dei sindaci a una costituzione che uccide autonomia e responsabilità

di Guido Castelli 
Spiace che il referendum costituzionale possa diventare un referendum pro o contro Renzi. Se l'è cercata lui, fin dall'inizio, personalizzando oltre ogni limite di buon senso, ma la Carta costituzionale è più importante di lui, non me ne voglia! Spiace la retorica che vorrebbe dividere il Paese tra progressisti (quelli che voteranno sì) e retrogradi più che conservatori (quello che voteranno no). Spiace la propaganda che addirittura aggancia la ripresa economica al Sì e l'aumento dello spread al No. Sarebbe da dire: basta! Basta con le provocazioni e con le falsità. Parliamo dei quesiti. Anzi, del quesito unico e confuso. Un collega sindaco in questi giorni ha detto che sarebbe stato più utile spacchettare i quesiti, moltiplicarli in relazione ai tanti temi di modifica del testo costituzionale.

Laboratorio Rojava

di Sandro Moiso
Immagino lo storcimento di naso che alcuni avranno fatto di fronte alla notizia, comunicata nei primi giorni di novembre dalle Forze democratiche siriane (Sdf), l’alleanza arabo-curda che agisce sul territorio siriano, l’offensiva congiunta su Raqqa la “capitale” siriana dell’Isis. Soprattutto, considerato che tale coalizione ha ricevuto l’appoggio dall’aviazione statunitense. Certo nella vicenda c’è dell’ambiguità. Da parte degli Stati Uniti che, mentre da un lato hanno tra gli alleati i maggiori finanziatori dell’Isis (Arabia Saudita, Stati del Golfo, Turchia) dall’altro, cercano di sfruttare la legittima aspirazione all’autonomia dei curdi in funzione del proprio progetto di disarticolazione dello stato siriano e del regime di Assad. Oltre che, al momento attuale e dopo le capovolte di Erdogan, per fare indispettire il dittatore turco.

Jobs Act: calano ancora le assunzioni, i voucher macinano record su record

di Roberto Ciccarelli 
Nei primi nove mesi dell’anno sono calate le assunzioni a tempo indeterminato a causa del taglio degli sgravi contributivi per i neo-assunti con il Jobs Act ed è continuato il boom dei voucher. Tra gennaio e settembre 2016 sono stati venduti 109 milioni e 553.754 mila «buoni lavoro» (+34,6%). È stato quasi raggiunto il record del 2015, quando ne sono stati staccati più di 115 milioni. Per l’Osservatorio sul precariato dell’Inps a settembre le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono state 925 mila 825 a fronte del milione e 368.405 mila dei primi nove mesi del 2015. C’è stata una riduzione del 32% rispetto al periodo in cui il governo ha previsto la decontribuzione previdenziale piena.

La società nel Paese dei profughi

di Alessandra Mecozzi
Il 31 ottobre mi trovavo a Mar Mikhael, zona armena, animato centro di vita notturna a Beirut, prima noto come il quartiere delle officine di riparazione delle auto. Ammiravo i begli edifici, il buon gusto di numerosi locali, quando sono stata sorpresa da rumorosi scoppi di petardi e fuochi d’artificio, mentre le strade si svuotavano…Era il giorno dell’elezione del presidente (posto vacante da due anni) e i “botti” festeggiavano il “nuovo” eletto: l’ ultraottantenne Michel Aoun, cristiano maronita, uno dei signori della guerra civile durata dal 1975 al 1990.

E' l'insostenibilità politica che farà cadere l'euro

di Sergio Cesaratto
Il dibattito fra economisti su Il Fatto e il manifesto ha visto la contrapposizione fra quelli dell’euro reversibile che cercano di guardare con freddezza oggettiva a costi e vantaggi dell’uscita, e quelli della irreversibilità dell’euro che mancano di proporre un’alternativa alla morte lenta del Paese, limitandosi a frettolosi allarmismi. “Di doman non v'è certezza” per tutti, ma un’evidenza a favore dei primi è che con l’euro il Paese è andato di male in peggio. E vi sono altre certezze a loro favore. La prima è che l’euro entrerà in crisi se e quando in uno o più Paesi esso si rivelerà politicamente insostenibile. L’Italia è una candidata naturale. Come in tutti gli eventi catastrofici, un crollo dell’Italia scaturirà dal combinato disposto di varie cause.

Obama, un viaggio inutile

di Tommaso Di Francesco 
Un libro bellissimo di Rossana Rossanda si chiama Viaggio inutile. È un racconto, stringente e struggente di persone e storie nella Spagna d’inizio anni Sessanta che racconta l’avvio di un processo sociale e politico che porterà negli anni Settanta al crollo del regime franchista. Quello di viaggio non era inutile, anzi. Questo di Obama in Europa – certo, previsto con un finale diverso quanto ai risultati delle presidenziali – risulta invece decisamente inconcludente e pericoloso. Sembrano vacanze sull’orlo di un vulcano attivo.

Abbiamo un vincitore: “Chi vota con chi” è l’argomento più scemo del referendum

di Franz Foti
Di tutti gli argomenti capziosi, discutibili e spesso palesemente inventati che hanno dominato il dibattito di questa campagna referendaria, svetta fulgido nella sua totale inutilità quello che recita: “Chi vota no vota come i fascisti”. A coniare questo impareggiabile argomento retorico è stata non a caso la ministra Boschi, autrice e paladina della pessima riforma su cui siamo chiamati ad esprimerci il 4 dicembre, che già nella scorsa primavera ha affermato che: "Chi a sinistra vota no, vota come CasaPound."

Una “riforma” contro il lavoro. Intervista a Carlo Guglielmi

Intervista a Carlo Guglielmi di Radio Città Aperta 
Abbiamo in collegamento Carlo Guglielmi, del Forum diritti Lavoro. Buongiorno Carlo.
"Buongiorno a voi."
Dunque, poco più di due settimane ci separano dal referendum. Vorremmo parlarne con te, io in particolare vorrei partire dal tuo contributo al numero speciale dei Quaderni del Forum diritti Lavoro. Un contributo in cui colleghi gli interventi che il governo ha portato avanti nel nel mercato del lavoro, alla riforma costituzionale che punta a sconfiggere in qualche misura anche i diritti costituzionali. La tesi che sostieni è che è impossibile battere i diritti costituzionali senza sconfiggere i diritti del lavoro. Ce ne vuoi parlare?

Come cambierà il Medio Oriente con Trump alla Casa Bianca

di Juan Cole 
La vittoria di Donald Trump alle presidenziali del 2016 non ha solo implicazioni nazionali. Il Medio Oriente è stato un punto fondamentale della strategia politica degli Stati Uniti nel periodo successivo alla guerra fredda. George W. Bush si è occupato di quest’area più che di altre nel mondo, e ancora oggi si discute dei suoi metodi. Barack Obama ha cercato di spostare l’equilibrio verso l’estremo oriente, ma si è trovato coinvolto nelle questioni mediorientali a causa delle primavere arabe del 2011 e delle loro conseguenze, e dell’ascesa del gruppo Stato islamico (Is) in Iraq e in Siria. Che impatto avranno, adesso, le politiche di Trump sulla regione?

I dubbi e le reticenze che hanno minato sin dall’origine l’accoglimento del Manifesto di Ventotene

di Gianfranco Sabattini
Il Manifesto di Ventotene, di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi, è nato come risposta allo stato di devastazione in cui era stata ridotta l’Europa dagli esiti della Seconda guerra mondiale, le cui cause scatenanti sono state gli egoismi nazionali e la sottostante ideologia nazionalista. Mario Giro, attuale vice-ministro degli esteri e responsabile delle relazioni internazionali della Comunità di Sant’Egidio, in un suo recente articolo (“Capire Ventotene”) comparso su Limes n. 8/2016, offre una “rilettura” del “Manifesto”, con l’intento di promuovere nei contemporanei una riflessione sul “percorso europeista dalle origini ad oggi”.

Nel 2017 Podemos governerà Madrid puntando su servizi sociali e periferie

di Alessandro Gianetti
La giunta di Podemos guidata da Manuela Carmena ha approvato il bilancio per il 2017, che dovrà essere votato il prossimo mese in Consiglio Comunale e ricevere l’appoggio del Partito Socialista di Madrid. Dopo un primo anno di studio, le elezioni furono vinte nel 2015, la ex giudice e attivista per i Diritti Umani sembra aver decisamente indirizzato il tiro in difesa delle periferie e della qualità dei servizi pubblici.bIl bilancio contiene un incremento del 5% in spesa pubblica rispetto al 2016 (4.702 milioni di euro), con un minor contenimento del debito pubblico accumulato.

Lo scontro con l'Europa è una frottola, esattamente come per il Jobs act

di Franco Astengo 
Questo l’ultimo annuncio di Renzi:
"Tra poco Maurizio Del Conte, amministratore dell'Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), firmerà un atto molto importante da 730milioni di euro, che sono quelli della decontribuzione per il 2017. Gli incentivi del jobs act solo per il Mezzogiorno saranno confermati integralmente. Le aziende che scelgono di assumere al Sud hanno la decontribuzione totale come il primo anno del Jobs act. E' un'importantissima scelta che abbiamo fatto per il 2017". Lo dice il premier Matteo Renzi a Caltanissetta. "Dicono che gli incentivi funzionano e pensano di criticarci...", sottolinea il premier.

Contro la Cina, le armi economiche di Trump sparano a salve

di Luigi Pandolfi 
Sono lontani i tempi in cui un sovrano poteva rifiutarsi di pagare i debiti contratti per le sue guerre, quando erano gli Stati a far fallire le banche. Oggi, gli Stati possono al massimo dissanguarsi per riparare ai fallimenti delle banche, ovvero fallire essi stessi. Altri tempi, per intenderci, quelli in cui banchieri fiorentini come i Bardi e i Peruzzi potevano solo soccombere di fronte alla potenza sovrabbondante di una corona insolvente. Un mondo capovolto, ormai. Una regola – sia chiaro – alla quale, in linea di principio, non può sfuggire nemmeno la più grande potenza del mondo, gli Stati uniti d’America, per quanto sia forte il suo peso politico e militare.

10 domande sul pasticcio del nuovo Senato

di Francesco Pallante 
La riforma costituzionale voluta dal governo è talmente mal pensata e scritta da produrre, sotto diversi profili, risultati opposti a quelli auspicati dai suoi fautori. Un caso emblematico è l'incredibile pasticcio normativo relativo al nuovo Senato. Moltissimi sono i profili contraddittori o non chiari, come risulta dalle seguenti dieci domande: 1) Se si prende per buona la previsione di cui al nuovo art. 57, co. 1, Cost., che - in contrasto con il nuovo art. 55, co. 5, Cost. - riserva la rappresentanza delle "istituzioni territoriali" ai soli senatori certi, e non anche a quelli di diritto e di nomina presidenziale, occorre chiedersi: cosa c'entrano questi ultimi nel nuovo Senato? Esercitano una funzione rappresentativa? Di chi? Della presidenza della Repubblica o del presidente che li ha concretamente nominati?

La beatificazione mediale del “premier assoluto”

di Vincenzo Vita 
Caro Fazio, e ora voglio vedere che mi dici. Così esordì all’incirca l’anno scorso in una puntata di «Che tempo che fa» Sabrina Ferilli, dopo che nella puntata precedente l’affermato conduttore si era dilungato in lodi sperticate verso Monica Bellucci. E, ora, analoga domanda si potrebbe rivolgere allo stesso Fazio dopo l’ospitata lunga più di mezz’ora – la passata domenica 13 – del presidente del consiglio Matteo Renzi. Attenzione al «contesto» che è importante non meno del «testo». Il traino di ascolto ha avuto come protagonista di eccezione i Coldplay, famoso e gettonato.

Si muore di più, si muore prima. Soprattutto nel Meridione

di Stefano Porcari 
L'Italia è un paese sempre più asimmetrico, anche sul terreno delle aspettative di vita. "In Campania e Sicilia si ha una speranza di vita alla nascita di 4 anni inferiore rispetto a Trentino e Marche: nelle prime due regioni siamo cioè a livelli di Bulgaria e Romania, nelle altre della Svezia". A certificarlo è Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità . L'occasione è un evento al Campus Bio-Medico di Roma, nel quale il presidente dell'Iss ha presentato una diagnosi sul sistema sanitario nazionale del paese.

Che cosa resta dei diritti umani?

di Neve Gordon e Nicola Perugini
In un’intervista del 2014 trasmessa dalla CTV News sulla possibilità della soluzione “due popoli, due stati” tra israeliani e palestinesi, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha sostenuto che i palestinesi concepiscono il loro Stato in Cisgiordania come un atto di pulizia etnica: “Loro dicono che lí non ci può vivere nessun ebreo, che deve essere libero da ebrei, pulizia etnica”. In questo modo il premier israeliano ha lasciato intendere che qualsiasi smantellamento degli insediamenti ebraici in Cisgiordania e il loro trasferimento entro i confini del 1967 avrebbe implicato un atto di “pulizia etnica”.

Parlare di Sud. E agire

di Gianfranco Viesti
Il Mezzogiorno di oggi merita una riflessione profonda, e un’azione politica di sviluppo determinata, di lunga lena. Un’attenzione, cioè, che vada al di là del piccolo dato odell’andamento congiunturale; e un’azione che superi il breve periodo e il ritorno immediato, anche di immagine. Fuori, dunque, del facile consumo mediatico dell’informazione usa-e-getta o delle tattiche per assicurarsi consenso oggi puntando sull’oggi. La sua situazione non va drammatizzata più di quanto già non sia e occorre evitare in tutti i modi di lasciarsi andare al catastrofismo.

Edgar Morin. Il viandante e il suo metodo

di Francesco Bellusci
Edgar Morin stesso, nel prologo del quinto dei sei tomi della sua monumentale La Méthode, ci svela la bussola segreta usata nel lungo itinerario di ricerca percorso, per oltre mezzo secolo, a suo dire, come il caminante della poesia di Machado, senza la certezza di sentieri tracciati in anticipo. Lapidariamente scrive: “L’ossessione principale della mia opera concerne la condizione umana”.

Morales a Trump: siamo tutti migranti

di Geraldina Colotti
«No al muro. No all’espulsione dei migranti. Sì alla cittadinanza universale. #InmigrantesSomosTodos (sic)». Così si è espresso in Twitter il presidente boliviano Evo Morales a proposito delle misure xenofobe annunciate da Donald Trump. «Qualunque ingiustizia contro un migrante in qualunque luogo della terra, è un’ingiustizia contro l’umanità – ha aggiunto – siamo cittadini del mondo. Gli immigrati non sono responsabili se l’1% della popolazione possiede oltre il 50% della ricchezza degli Stati uniti. Il problema è la disuguaglianza».

Nell’India di Modi la moneta è carta straccia

di Matteo Miavaldi 
Martedì 8 novembre, alle 20, il primo ministro Narendra Modi in un messaggio televisivo alla nazione ha annunciato – a sorpresa – una manovra senza precedenti nel sistema economico nazionale. Dalla mezzanotte dello stesso giorno le banconote da 500 e 1.000 rupie (pari, rispettivamente, a 6,8 e 13,6 euro) in uso in tutto il paese erano da considerarsi fuori corso, «carta straccia», pezzi di filigrana senza valore riscattabili fino al 30 dicembre 2016 presso le banche e gli uffici postali. Provando a rendere l’idea dell’impatto, è come se da un giorno all’altro tutte le banconote superiori a 10 euro non valessero più nulla.

Voto e responsabilità: siamo chi eleggiamo (inclusi Trump e Berlusconi)

di Francescomaria Tedesco
Molti in Italia paragonano l’elezione di Trump all’ascesa (e alla permanenza) di Silvio Berlusconi negli ultimi venti anni di vita politica italiana. E presentano entrambe le cose come un vulnus della democrazia, o addirittura “l’apocalisse” (Michele Santoro). Naturalmente il discorso è funzionale al Sì al referendum costituzionale. Eppure vorrei far notare che, almeno nel caso di Berlusconi (per Trump non possiamo ancora dire niente, salvo che se vorrà dare seguito alle sue gravissime uscite propagandistiche troverà – si spera – enormi ostacoli) quel vulnus, se c’è stato, si è concretizzato in ben poco. Abbiamo avuto un generale scadimento del linguaggio politico, dei danni rilevanti alla cultura politica italiana, e all’immagine.

L’ultima capriola di Renzi: il finto “veto” sul bilancio europeo

di Contropiano
All'ultima curva, prima del traguardo referendario che si annuncia per lui catastrofico (anche una sconfitta di misura lo sarebbe), Matteo Renzi si lancia in un sorpasso azzardato che potrebbe mandarlo fuori pista in ogni caso. Ha infatti mandato il suo fido sottosegretario alla presidenza del consiglio, Sandro Gozi, a minacciare il veto sul bilancio dell'Unione Europea. Tecnicamente si tratta solo di una “riserva formale” sulla revisione del bilancio, tuttora in corso. Un ditino alzato, dunque, non un “veto” dagli effetti destabilizzanti. Ma è stato venduto dallo stesso Gozi e da Renzi come un'atomica sul tavolo di Bruxelles.

La nuova madrina del referendum, la ministra Lorenzin

Troppo preso il premier-Zelig, troppo nervosa la ministra per le ‘riforme’, scende in campo Beatrice Lorenzin. Reduce dai successi del Fertility Day, soprattutto sul versante comunicativo, non è sembrato vero ai bastosi del sì mandarla allo sbaraglio sul tema che padroneggia meglio, la Sanità. Spiega che se vince il Sì, dopo l’elegante riferimento ai malati di tumore della ministra Boschi, sarà soprattutto chi è malato di diabete a ottenere i maggiori benefici. Sì, perché essendo la tutela della Salute in capo allo Stato – come competenza esclusiva – tutti avranno la stessa qualità di cure, gli stessi strumenti, le stesse possibilità di accesso.

Le rivolte in Egitto e il lungo inverno arabo

di Gabriele Messina 
Le rivolte arabe del 2011-2013, nel complesso sono state un fenomeno di importante rilevanza storica a prescindere dai loro esiti o dalla loro evoluzione. Hanno alimentato il vento di cambiamento e le spinte di democratizzazione e hanno rappresentato uno spartiacque nella storia contemporanea. Anche se chiamare in causa la categoria “rivoluzione” può causare un certo disagio dal momento che un avvenimento veramente rivoluzionario lo si può verificare solo nel lungo periodo, il termine può tornare utile per comprendere come questi avvenimenti abbiano sconvolto un quadro politico che era immutabile da decenni. 

Meno missioni militari e reddito minimo per i più poveri. 115 proposte per una manovra alternativa (e a costo zero)

di Marco Sarti
Meno ore di lavoro e congedi parentali più lunghi. Meno cacciabombardieri F-35 e più tutele contro i licenziamenti. Meno bonus cultura per i diciottenni, ma musei gratuiti per tutti. E con un taglio netto alla maggior parte delle missioni militari all’estero, ecco spuntare i finanziamenti per una misura di sostegno al reddito per disoccupati e precari. Sono le proposte della contromanovra finanziaria. Una vera e propria legge di Bilancio alternativa presentata alla Camera dei deputati dalle 47 organizzazioni aderenti alla campagna Sbilanciamoci! - tra queste il Wwf, Antigone, Emergency, il movimento consumatori e Legambiente.

Il Sì e la perdita dello spirito pubblico

di Francesco Cocco
Credo sia ormai un fenomeno globale la perdita dello spirito pubblico. L’anteposizione del proprio interesse a quello generale della società tende ad affermarsi a tutte le latitudini. Si va da casi estremi come la Corea del Nord in cui una famiglia s’impossessa del potere ed instaura una forma di monarchia dispotica con la trasmissione ereditaria dei ruoli di comando (ormai siamo alla terza generazione). Eppure quel regime dice di richiamarsi ai principi del marxismo-leninismo che non erano certo benevoli con simili forme di potere o con forme di potere sostanzialmente oligarchico come quelle della Cina sedicente “comunista”. In fondo lo stesso processo degenerativo possiamo osservarlo anche nelle recenti elezioni americane.

Da Brexit a Trump l’inganno delle élite dietro alla crisi dell’Occidente

di Federico Rampini 
Il mondo sembra impazzito. Stagnazione economica. Guerre civili e conflitti religiosi. Terrorismo. E, insieme, la spettacolare impotenza dell’Occidente a governare questi shock, o anche soltanto a proteggersi. Senza una guida, abbandonate dai loro leader sempre più insignificanti e irrilevanti, le opinioni pubbliche occidentali cercano rifugio in soluzioni estreme. La vittoria di Brexit nel referendum in Gran Bretagna che ha sancito l’uscita dall’Unione europea. I messaggi radicali di Donald Trump. Le derive autoritarie in Polonia e Ungheria.

Dagli Usa a Berlino. Cambia la leadership del capitalismo multinazionale?

di Alessandro Avvisato 
La leadership del capitalismo del dopo Trump potrebbe parlare tedesco. Sono in molti oggi a scrutare dietro e intorno la visita di congedo di Barak Obama in Germania. La visita avviene, tra l'altro, nei giorni in cui la cancelliera Merkel ha fatto sapere di volersi ricandidare al governo. Osservatori acuti come Danilo Taino sul Corriere della Sera non nascondono affatto l'impressione che con la visita di Obama "il mantello di difensore della libertà e dei valori occidentali passerà alla leader tedesca". Insomma un cambiamento epocale non indifferente, per l'Europa sicuramente ma anche per le relazioni internazionali nel loro complesso.

Le minacce non fermano chi lavora la terra contro le mafie

di Luca Martinelli 
Ettari di terreni agricoli e di boschi che vanno a fuoco, quintali di cipolle ed alberi di olivo estirpati, magazzini e mezzi agricoli incendiati, serre distrutte. È successo tutto negli ultimi dodici mesi, e in particolare nell’estate del 2016, a un gruppo di cooperative che -dalla Campania alla Calabria- presentano un tratto in comune: tengono a debita distanza la criminalità organizzata, in alcuni casi anche gestendo direttamente terreni e beni confiscati o sequestrati a camorristi e ‘ndranghetisti.

L'andamento dello spread non ha a che fare con la Costituzione

“Più si avvicina la data del voto referendario, più si intensificano le manovre per creare confusione e cercare di condizionare la libera scelta dei cittadini. Le vicende economiche vengono largamente utilizzate a questo scopo”. A sostenerlo è il Comitato per il No nel Referendum costituzionale. “Si cerca di creare artificialmente una paura tra i risparmiatori, gli operatori economici e i consumatori sulle possibili ripercussioni della vittoria del No. In realtà le stesse agenzie di rating, prima fra tutte la Standard & Poor’s hanno recentemente fatto sapere che non vi saranno conseguenze di rilievo sotto il profilo economico qualunque sia l’esito del voto referendario”.

Tav, accordo Italia-Francia: regalo di Natale per le mafie

di Checchino Antonini 
Via libera del Senato alla ratifica dell’accordo tra Italia e Francia per la Torino-Lione. Secondo i più attenti si tratta di un autentico regalo alle mafie. «La ratifica dell’accordo tra Italia e Francia, approvato oggi dal Senato e ora in attesa del voto della Camera, è una pessima notizia – commentava ieri Paolo Ferrero, segretario del Prc – miliardi di soldi pubblici buttati per un’opera inutile e dannosa, dopo anni di mobilitazione da parte della popolazione della Val di Susa. Ecco il governo dei poteri forti, che vuole fare una riforma per “tagliare i costi della politica” e risparmiare 50 milioni, mentre butta miliardi dalla finestra per un progetto come la Tav sulla Torino-Lione!».