La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 3 dicembre 2016

Eurodebolezze che fanno ripartire lo spread

di Marco Bertorello 
Le difficoltà economiche-finanziarie dell’Italia di queste ultime settimane, per non dire mesi, sono riconducibili alla preoccupazione dei famigerati mercati sulla tenuta politica del paese? Certamente questi sono sempre in cerca di stabilità e di garanzie di continuità nell’azione di un governo che, come quelli che lo hanno preceduto, pratica la stretta osservanza della lettera della Bce spedita a Berlusconi nel 2011. Certamente alcuni hedge fund in questo periodo possono aver approfittato della fase ribassista. Ma ridurre ciò che sta avvenendo alla sola vicenda referendaria è sintomo di un certo localismo nel leggere i processi in atto.

Malinconia di sinistra

di Marco Bascetta 
La «fine di un’epoca», così buona parte della stampa mondiale ha commentato la morte di Fidel Castro, l’«ultimo comunista». Che cosa significa la fine di un’epoca? Intanto che ogni linea di continuità è recisa, ogni nesso tra passato e presente negato. Le categorie, le motivazioni e perfino il senso delle parole hanno cambiato di segno. Forse si tornerà a parlare di socialismo, di comunismo, ma questi non somiglieranno ai loro avi novecenteschi più di quanto la democrazia antica non assomigli alla moderna democrazia parlamentare: remota invenzione di una idea a cui si rende l’omaggio dovuto a una ragione originaria, ai primi avventati esploratori di una forma politica ancora irrisolta.

venerdì 2 dicembre 2016

La costituzione neoliberista, oligarchica ed antipopolare di Renzi non sarà mai la nostra Costituzione

di Gianluca Graciolini
Ho appena finito di attaccare gli ultimi manifesti per il No. Nelle plance campeggiava uno del Pd. Ritrae un sorridente modello di mezza età presentato come operaio e che sornione ti domanda: vuoi diminuire i politici? La sua risposta è Sì. A rifletterci bene è un messaggio agghiacciante e reazionario che la dice molto lunga sulla regressione civile di cui si fa portavoce e si rende responsabile il Pd renziano. Tradotto suona così: io sono contento di sgobbare, di far felice il mio padrone e di contribuire ai suoi profitti. Mai mi sognerò più di partecipare alla vita pubblica se non per dire signorSì.

Chi piega la Carta alla lotta politica

di Gustavo Zagrebelsky 
Caro Eugenio Scalfari, ieri mi hai chiamato in causa due volte a proposito del mio orientamento pro-No sul referendum prossimo venturo e, la seconda volta, invitandomi a ripensarci e a passare dalla parte del Sì. La “pessima compagnia”, in cui tu dici ch’io mi trovo, dovrebbe indurmi a farlo, anche se, aggiungi, sai che non lo farò. Non dici: “non so se lo farà”, ma “so che non lo farà”, con il che sottintendi di avere a che fare con uno dalla dura cervice. I discorsi “sul merito” della riforma, negli ultimi giorni, hanno lasciato il posto a quelli sulla “pessima compagnia”. Il merito della riforma, anche a molti di coloro che dicono di votare Sì, ultimo Romano Prodi, appare alquanto disgustoso.

Si scoprirà che il popolo desidera prima di tutto l’attuazione della Costituzione

di Walter Tocci
Tutti gli argomenti portati dal SI nel referendum possono essere visti in modo diverso e perfino opposto.
Rapidità-Lungaggine
Si è promessa una semplificazione, ma si realizza un bicameralismo farraginoso e conflittuale. È il paradosso della revisione costituzionale. Se fosse un vero Senato delle autonomie, i senatori dovrebbero attenersi all'indirizzo della propria Regione. Invece non hanno alcun vincolo di mandato, proprio come i deputati, e di conseguenza si iscrivono ai gruppi di partito anche a Palazzo Madama. Il Senato è prevalentemente un’assemblea politica, e può capitare che abbia una maggioranza ostile a quella della Camera. Infatti, non essendo mai sciolto potrebbe conservare un orientamento politico che invece alle elezioni viene ribaltato nell'altro ramo. 

Votiamo un No consapevole e responsabile

di Susanna Camusso, Carlo Smuraglia e Francesca Chiavacci
Alle cittadine e ai cittadini raccomandiamo un voto consapevole e responsabile. Non si tratta di una legge ordinaria ma della Costituzione, la nostra Carta fondamentale. Modifiche sbagliate e destinate a non funzionare, così come lo stravolgimento del sistema ideato dai Costituenti, avrebbero effetti imprevedibili e disastrosi per l’equilibrio dei poteri, per la rappresentanza, per l’esercizio della sovranità popolare, in sostanza per la stessa democrazia, che invece va rafforzata, potenziata e difesa con la piena attuazione della Costituzione repubblicana. Consapevolmente e responsabilmente, votate No.

Il nuovo Senato, ovvero il Bundesrat «de’noantri»

di Piergiovanni Alleva 
Nel corso di questa esasperata campagna elettorale, il sostenitore del «si» non hanno mai davvero chiarito in cosa consista la riforma costituzionale, tanto rumorosamente propagandata, né quali siano i suoi supposti mirabolanti benefici, che dovrebbero «mettere le ali» alla nostra depressa situazione socio-economica. Non si può davvero trattare di qualche risparmio finanziario sulle spese di funzionamento del Senato e di tempo sulla durata degli iter legislativi, perché altrimenti sarebbe stato semplicemente logico abolire il Senato invece che mantenerlo in vita, riducendolo ad una sorta di nano deforme ma comunque costoso.

La democrazia e l'offensiva dell'oligarchia neoliberista

di Pierre Dardot e Christian Laval 
Fa buio. Nel secolo ancora non è mezzanotte, ma quello da poco nato sembra cominciare sotto cattivi auspici: il nazionalismo esacerbato, la xenofobia rivendicata con orgoglio, il fondamentalismo religioso che dichiara guerra, i cui volti più inquietanti assumono la forma di un desiderio di morte, fenomeni che ricordano gli orrori del secolo trascorso nei loro risvolti più tragici. Nelle diverse varianti del neofascismo contemporaneo, si fanno giorno strane alleanze nelle quali la pressione capitalistica più sfrenata e più criminale si mischia a forme di irredentismo identitario tra le più variegate.

Perchè la riforma piace ai poteri forti e non piace a noi

di Salvatore Corizzo
A due giorni dal voto del 4 dicembre la campagna elettorale referendaria infuria su ogni giornale, televisione o blog online. A colpirci però sono gli endorsement per il SI, da Briatore a Schauble, da JP Morgan a l’OCSE. Quali sono i motivi che si annidano dietro al consenso verso il referendum da parte di esponenti di poteri forti nazionali e internazionali? Secondo studiosi del calibro di Weber, Marx e Polanyi il capitalismo in quanto “modo di produzione” necessita comunque di regole istituzionali che restano ad esso indipendenti e da questo punto di vista, nel secondo dopoguerra, il diritto costituzionale ha svolto la funzione di freno al potere politico-economico.

La vera posta in gioco. Sul Referendum costituzionale e le sue alternative

di Andrea Colombo
Su cosa si vota il 4 dicembre? Qual è la vera posta in gioco. Difficile immaginare che i chiamati alle urne siano in grado di raccapezzarsi, bombardati da una ridda di dibattiti farraginosi e opinabili, frastornati da una campagna elettorale studiata per confondere. Si vota un nuovo testo costituzionale o si è chiamati a decidere sulla sopravvivenza del governo, sulla sorte del sistema bancario nazionale, sulla salvezza delle finanze pubbliche, sulla democrazia in pericolo, sull’opportunità di salvare il Paese dal diluvio o almeno da una seconda peste bruna?

Il vitalizio in Costituzione. La casta ringrazia

di Felice Besostri
Caro dr. Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri, pur essendo io un tenace avversario della sua riforma costituzionale, e così della sua legge elettorale che assieme a un pool di avvocati sono riuscito a portare davanti alla Corte costituzionale, devo ringraziarla per aver costituzionalizzato il mio vitalizio di ex senatore (nella tredicesima legislatura) e con il mio quello di migliaia di altri ex parlamentari o loro superstiti, coniugi o compagni e compagne e di vita: 2.700 elettori circa. Il suo è stato un atto di generosità fatto con discrezione.

Un referendum pensato male e proposto peggio

di Christian Raimo
Si comincia a discutere sulle regole quando le cose non vanno e non si ha la forza – il coraggio, l’intelligenza – di confrontarsi di più sulle idee. Il referendum del 4 dicembre è diventato nel corso di quest’anno l’espressione evidente di un paradosso politico: di fronte a una disaffezione sempre più clamorosa per i partiti e per tutti i cosiddetti corpi intermedi, si è pensato di mettere in scena un derby sulla costituzione, con una mobilitazione di massa che forse avrebbe meritato migliori cause.

Perché NO alle bugie di Renzi

di Paolo Flores d'Arcais
Renzi sostiene che la sua riforma costituzionale ha due meriti fondamentali: è razionale, perché elimina il doppione legislativo tra Camera e Senato, causa a suo dire fondamentale della lentezza, farraginosità e infine impossibilità di affrontare i problemi del paese; è pro-cittadino e anti-“Casta”, perché riduce i costi della politica, togliendo così argomenti alla demagogia populista che è sempre più pericolosa (secondo Renzi chi in Italia vota “No” apparterrebbe alla stessa ondata reazionaria del lepenismo, della Brexit, della vittoria di Trump).

Perché Landini e Camusso sono accorsi al capezzale di Renzi

di Giorgio Cremaschi 
Le firme di Cgil Cisl Uil e di Fim Fiom Uilm sull'accordo quadro per i contratti pubblici e sul contratto dei metalmeccanici sono l'ultimo soccorso a Renzi da parte dei gruppi dirigenti dei sindacati confederali. Nessuna persona minimamente in buona fede, dopo la sottoscrizione di questi accordi con il governo, e con la Confindustria che fanaticamente lo sostiene, può negare l'aiuto al SI a pochi giorni dal voto nel referendum costituzionale. Naturalmente i dirigenti sindacali firmatari delle intese insorgeranno sdegnati di fronte a questa semplice constatazione, affermando che gli accordi si fanno quando è il momento e giurando sulla propria assoluta indipendenza dal potere politico. Non è vero.

Il vostro SI lo vogliono le banche!

di Antonio Pio Lancellotti
La settimana che precede il voto referendario sul referendum costituzionale si è aperta con una nuova tempesta sulle borse italiane. Non si tratta certo di una novità, in questo 2016 segnato da non poche turbolenze finanziarie, soprattutto per i titoli bancari della penisola. Ma la sensazione, questa volta, è che il black monday sia stato in qualche forma “pilotato”. A cedere pesantemente terreno sono stati i “soliti noti”: Unicredit, UBI Banca, Banco Popolare, a cui si aggiungono Carige, la Popolare di Milano e quella dell’Emilia-Romagna, l’ormai cenerentola perenneMonte dei Paschi.

La “costituzione imposta” che divide i cittadini

di Nadia Urbinati
Il testo riformato della Costituzione della Repubblica italiana è stato approvato in seconda lettura da una Camera semivuota e con i soli voti della maggioranza. Le opposizioni hanno lasciato l’aula. Il testo è nato e si è imposto come espressione di parte e che soddisfa prima di tutto e solo una parte. È un esempio di come la politica ordinaria voglia costituzionalizzarsi; di come il potere di una parte voglia e riesca ad imporre le sue regole a tutti e su tutti. Dichiarando che chi si oppone non capisce o, se capisce, è conservatore.

La logica distorta delle "riforme": cambiare tutto per non cambiare niente

di Nicola Melloni
In Italia la parola riforme ha assunto un significato quasi salvifico. E’ una cosa in parte comprensibile, dato lo stato comatoso del nostro sistema politico ed economico. Allo stesso tempo, sono ormai venticinque anni che nel nostro paese si promettono, ed in effetti, si fanno, riforme – se così vogliamo chiamarle. I risultati sono stati normalmente calamitosi. Non si tratta di un fenomeno solo italiano. Il dogma delle riforme istituzionali è stato il cavallo di battaglia del neo-liberismo negli Anni ’90: dalla Russia post-Sovietica all’Africa fino all’America Latina, World Bank, IMF e il “meglio” dell’accademia anglo-sassone si sono affidati ad una ideologia riformatrice dogmatica, secondo la quale un certo set istituzionale ha effetti a prescindere dal contesto in cui viene implementato.

Il Jobs Act nelle urne del referendum: calano gli occupati, aumentano gli inattivi

di Roberto Ciccarelli 
L’Istat rivede al rialzo la crescita annua: +1 per cento e conferma il +0,3% trimestrale, dovuto alla crescita della manifattura (+0,8%) e dei servizi (+0,1%), cala l’agricoltura dell’1,5%. E Renzi esulta su twitter postando uno spot per il sì al referendum: «La crescita italiana raggiunge il +1%. Se il paese si sblocca, faremo di più» scrive. Valutazioni entusiastiche che parlano solo di una parte della realtà, come spesso capita a Renzi. Le stime dell’Istat confermano che, su base annua, l’Italia è al penultimo posto per la crescita nell’Eurozona. Dopo di lei c’è la Lituania.

Un No per (ri)costruire democrazia

di Alessandra Algostino
Al 4 dicembre mancano ancora due giorni, due giorni di una campagna durata lunghi mesi: era aprile quando a fianco della raccolta firme si tenevano i primi incontri sul testo Renzi-Boschi. Sono stati mesi intensi, faticosi e corredati da una continua, e crescente, tensione, ma sono stati mesi in cui è emersa la ricchezza sparsa nella società. La potenza mediatica e comunicativa del Sì, per tacere dei ricatti politici ed economici, è lampante, ma la campagna, condotta dai comitati del no nei territori attraverso dibattiti, presidi, volantinaggi, ha mostrato la vivacità esistente sul territorio, una vivacità plurale, fatta di tanti pezzi: sedi dell’Anpi, quanto resta dei partiti della sinistra radicale, gruppi attivi nel sociale, comitati per l’acqua pubblica, movimenti a difesa del territorio e dell’ambiente, associazionismo cattolico, centri sociali, qualche segmento dei sindacati.

L'accordo sugli statali: vincono tutti (tranne i lavoratori!)

di Clash City Workers 
L’intesa siglata tra governo e parti sociali concertative sul rinnovo dei contratti per gli statali si è chiusa, dopo otto ore di discussione con la soddisfazione di tutti gli attori: si tratta quindi, finalmente, di un accordo positivo? Proviamo ad analizzarlo nel merito.
1. I tempi. Sette anni di attesa trascorsi senza un incontro, uno sciopero, una presa di parola: nulla sembrava far cambiare idea al Governo, nemmeno la sentenza 178/15 della Corte Costituzionale che, il 24 giugno del 2015, sanciva l'illegittimità del blocco dei contratti. Abbiamo atteso quasi altri 18 mesi prima che, magicamente, Governo e sindacati si incontrassero. Quando? Tre giorni prima del referendum costituzionale col quale Renzi si gioca il futuro. Coincidenze? Certamente!

Referendum, speculatori e allarmisti uniti nella lotta

di Alfio Mastropaolo 
L’abbiamo capito. La democrazia non è un granché. Come ha ricordato Eugenio Scalfari, è un governo di oligarchie. Solo che c’è oligarchia e oligarchia. Di oligarchie ce ne sono d’ogni genere, a seconda delle risorse che detengono: la violenza, il sapere, la ricchezza. I regimi democratici hanno innovato inventando nuove oligarchie, costituite tramite il consenso popolare. In secondo luogo, in democrazia le oligarchie dovrebbero differenziarsi, circolare ed essere il più possibile permeabili verso il basso. Infine, le oligarchie della politica non dovrebbero mai coincidere con quelle dell’economia e della finanza. È l’abc della democrazia.

Basta un sì per annullare la tutela dell’ambiente

di Maria Paola Morittu
La Costituzione e il paesaggio: «l’ambiente nel suo aspetto visivo», parte integrante del patrimonio culturale della Nazione. «Valore primario e assoluto», diritto inviolabile della persona e interesse fondamentale della collettività. «Stabiliamo in via di massima il principio che l’intero patrimonio artistico culturale e storico del nostro Paese - che è così importante - sia sottoposto alla tutela e non alla protezione dello Stato: lo Stato non protegge, ma tutela», questa la proposta dell’onorevole Tristano Codignola, del gruppo autonomista, nel corso della discussione davanti all’Assemblea Costituente il 30 aprile 1947. 

Fidel Castro fu la voce del Terzo Mondo

di Vijay Prashad
La sala divenne silenziosa alla Conferenza Mondiale dell’ONU contro il razzismo nel 2001 quando Fidel Castro entrò. Raggiunse il podio e denunciò con fermezza non soltanto il razzismo, ma anche le profonde cicatrici inflitte dal capitalismo. “Lo sfruttamento disumano dei popoli di tre continenti,” ha detto riferendosi all’Africa, all’Asia e all’America Latina, “ha segnato per sempre il destino e la vita di 4,5 miliardi di persone che vivono oggi nel Terzo Mondo.” E’ stata questa storia, ha detto, che ha lasciato “le vittime attuali di quella atrocità” nella povertà, nella disoccupazione, nell’analfabetismo e nella malattia. Le parole di Castro rispecchiavano la realtà. Non avrebbe finito lì. Era la speranza, non lo scoraggiamento che conquistava la sua personalità. “Credo nella mobilitazione e nella lotta dei popoli!”, ha detto. “Credo nell’idea di giustizia! Credo nella verità! Credo nell’uomo!”

Alcune domande rivolte agli indecisi

di Ezio Bertok
Partiti?
Accendo la TV e vedo solo politici in passerella a contendersi gli elettori. In tutto questo vociare la Costituzione c’entra poco, è usata come un lenzuolo da tirare da ogni angolo, finisce che si strappa. Mi chiedo se la Costituzione sia per caso proprietà privata dei partiti e mi assale un vago senso di nausea.  Il partito che oggi vuol rendere la Costituzione più “moderna” solo pochi anni fa non voleva una riforma di analoga modernità, mentre un partito che allora voleva essere moderno oggi grida NO. Domani certamente qualche altro partito sarà più moderno ancora.

Un No contro i riformatori incapaci

di Erri De Luca 
La normale occasione di urne aperte a una consultazione popolare è diventata petulante e scimmiotta il finimondo, una data spartiacque tra versanti opposti. Ma il governo resterà dov’è ora, tronfio o ammaccato e il risultato del referendum resterà disatteso e aggirato, com’è tradizione da noi, se sgradito all’esecutivo. La rappresentazione vuole che ci siano da una parte i promotori di riforme, dall’altra i frenatori del convoglio. Di mezzo c’è la Carta costituzionale che aspetta di sapere se sarà trasformata. Il verbo più preciso è appunto trasformare e non riformare.

I ricatti che subiamo e quelli che imponiamo

di Guido Viale 
Viviamo da tempo, e sempre di più, in un regime di ricatto continuo, a cui rischiamo di assuefarci. Facciamo alcuni esempi. L’abolizione dell’art. 18 rende non solo più facili i licenziamenti; introduce anche nelle aziende un clima di ricatto permanente analogo a quello del lavoro precario. Gli effetti non vanno misurati solo sul numero dei licenziati quanto su quello di morti, infortuni e malattie professionali di chi non può più sottrarsi alle imposizioni della gerarchia.

Politica industriale, da dove ripartire

di Sbilanciamoci
La crisi del 2008 e la stagnazione che ne è seguita hanno prodotto una grave caduta della produzione industriale; l’indice della produzione nella manifatturiera è oggi di 20 punti percentuali al di sotto del livello di otto anni fa. La perdita di attività è avvenuta soprattutto per le imprese che producevano per il mercato interno, colpito dalla caduta della domanda. Una diminuzione analoga, intorno appunto al 20%, è avvenuta per gli investimenti. E ne è seguita, come è noto, una grave perdita di lavoro.

Il triste “Sì” di Romano Prodi

di Tomaso Montanari 
Veniamo al nocciolo della questione. Se vince il Sì il governo (qualunque governo) sarà più forte, e i cittadini conteranno di meno. La riforma punta tutto sulla diminuzione della partecipazione, e sulla autoreferenzialità della classe politica. Come ha scritto don Ciotti, chi ha voluto questa "nuova" Costituzione vede "la democrazia come un ostacolo", e il bene comune come "una faccenda in cui il popolo non deve immischiarsi". 

L’economia è un mezzo verso un fine e non un fine in sé

di Gianfranco Sabattini
Joseph Stiglitz, economista premio Nobel e saggista di fama internazionale, nel piccolo saggio “Un’economia per l’uomo”, scritto in occasione di un suo intervento alla XVIII sessione dell’Accademia Pontificia per le Scienze Sociali, con all’ordine del giorno la discussione sul tema della “Pacem in Terris“, l’eciclica promulgata l’11 aprile del 1963 da Papa Givanni XXIII, tratta di “alcune importanti questioni etiche nel contesto del comportamento economico”; tali questioni sono sollevate, a parere di Stiglitz, dalla necessità “di creare armonia fra uomo e uomo fra natura e uomo”, considerando l’economia come un mezzo orientato a soddisfare le esigenze esistenziali dell’uomo e non un fine in sé; nel convincimento, cioè, che l’uomo non esista per “servire l’economia”, ma al contrario sia l’economia al servizio della crescita e dello sviluppo dell’uomo.

Occhio alla rimonta dei signorSì

di Marco Travaglio 
1. Essendo un referendum costituzionale, l’unica cosa che conta è la legge costituzionale: si vota Sì o No alla “riforma” Boschi-Verdini che persino Prodi, passando dal No al Sì, definisce priva della “profondità e chiarezza necessarie”. Quindi, siccome la nuova Carta durerà e farà danni per decenni, bisogna votare No. Giro l’Italia da mesi per spiegare i pericoli della controriforma costituzionale, le bugie del Sì e le buone ragioni del No, e negli ultimi giorni sento dire: “Ormai è fatta. Il No ha stravinto”. Ma siamo matti? Il peccato mortale da evitare è proprio questo rilassamento a pochi metri dal traguardo.

La marea in movimento

di Non Una di meno
Non è questo il tempo di fare bilanci. Ciò che è accaduto il 26 e 27 Novembre a Roma è solo l’inizio di un nuovo e potente movimento femminista. Ora la sfida è tutta in avanti. Proviamo quindi a restituire il senso di quello che sta accadendo attraverso alcune parole-chiave, utili a leggere un processo in divenire, prorompente e promettente. Già nello slogan, mutuato dalle sorelle argentine, è contenuto il respiro immediatamente globale di questo rinascente movimento femminista internazionale. Già è chiaro il rovesciamento prospettico prodotto da una piazza immensa, molteplice, corale: non una donna ammazzata o maltrattata di più, certo, ma non ci basta!

Rush finale referendum costituzionale

di Alfiero Grandi
Ultimi giorni di campagna elettorale, non distrarsi, non allentare l’impegno. Si puoò vincere ma occorre proseguire fino all’ultimo minuto utile.  Il Comitato per il No noto come quello dei gufi e dei professoroni – prendo a prestito la definizione renziana – ha dall’inizio messo al centro le critiche di merito alle modifiche della Costituzione e alla legge elettorale che ad esse è strettamente legata. Questa è la nostra originalità.  Si dice che il referendum è solo sulle modifiche costituzionali. Non è vero. 

La posizione peggiore

di Giuseppe Civati
Votiamo convintamente No. Rispettiamo però chi vota sì, sulla base di una condivisione della ‘riforma’. Non condividiamo, ma è una posizione legittima, come la nostra, che vorremmo fosse rispettata, in un gioco democratico pulito. Quelli che proprio non capiamo sono i critici della riforma che votano sì “per altri motivi”. La Costituzione non vale per il 5 dicembre. Vale sempre. Vale per questo governo e per i prossimi. Che poi – prima o poi – si vota. E il governo cambierà allora. L’attuale no, non cambierà. Al massimo cambierà il premier, ma dubito che ci siano rovesciamenti particolari, e tutti quelli della maggioranza stanno chiedendo a Renzi di rimanere in ogni caso.

Le nuove baie dei Porci e noi

di Tommaso Di Francesco 
Le immagini e le voci che giungono da Cuba sono inequivocabili. Milioni di persone di ogni età aspettano la carovana con le ceneri di Fidel e danno il loro personale e collettivo addio all’uomo che considerano giustamente come il leader che ha difeso, a caro prezzo, l’indipendenza dell’isola e quelle che possiamo definire come le difficili, minime quanto straordinarie, conquiste in campo sociale. Mentre tutto questo accade, una miriade di altisonanti tromboni di destra e di ex sinistra si scatena in un nuovo gioco: aprire nuove baie dei Porci, lanciando vere e proprie aggressioni verbali e scritte.

«Difendiamo la nostra Carta». Il no dei cigiellini è compatto

di Antonio Sciotto 
Un No «consapevole» e «responsabile», mai di pancia, e che non può farsi carico dei ricatti e catastrofismi diffusi in questi giorni sul dopo referendum: la segretaria Cgil Susanna Camusso, Carlo Smuraglia dell’Anpi e Francesca Chiavacci dell’Arci ieri hanno diffuso l’ultimo appello per il voto di domenica sulla riforma Boschi. «Non si tratta di una legge ordinaria ma della Costituzione, la nostra Carta fondamentale», perciò l’invito è a esprimersi sul contenuto, perché «modifiche sbagliate e destinate a non funzionare, così come lo stravolgimento del sistema ideato dai Costituenti, avrebbero effetti imprevedibili e disastrosi per l’equilibrio dei poteri, per la rappresentanza, per l’esercizio della sovranità popolare, in sostanza per la stessa democrazia».

I giovani lavorano meno, ma il governo dichiara il contrario

di Claudio Conti
A due giorni dal referendum arrivano pessime notizie, per il governo, dal fronte dell'occupazione. Naturalmente i media di regime provano a ribaltae la frittata, enfatizzando oltre misura il “calo della disoccupazione giovanile”. Vediamo perciò in dettagli la nota dell'Istat, per distinguere il grano (la verità) dal loglio (la propaganda filogovernativa). Dice l'Istat: “Nel mese di ottobre la stima degli occupati cala lievemente rispetto a settembre (-,1%, pari a -30 mila unità). La flessione è attribuibile alle donne a fronte di una sostanziale stabilità per gli uomini e riguarda tutte le classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni.

Lettera aperta ai compagni di sinistra che voteranno Sì

di Aldo Carra
Questo referendum sta lacerando il nostro mondo ed incrinando relazioni politiche, personali, umane. Compagni che, in anni lontani, avevano condiviso sogni, speranze e lotte e, più di recente, contrastato l’attacco alle conquiste comuni, adesso si trovano incasellati in schemi – cambiare/conservare, correre/ristagnare – nominalistici e manichei. Cosa è accaduto se ci stiamo dividendo proprio su temi – Costituzione, cambiamento, decentramento – che pensavamo fossero patrimonio genetico comune della sinistra e delle forze progressiste?

La Slovenia modifica la Costituzione. Inserendo il diritto all’acqua

L’Assemblea Nazionale della Slovenia ha votato un emendamento alla Costituzione per includere un nuovo articolo che riconosce il diritto umano all’acqua. L’emendamento definisce le fonti d’acqua come bene pubblico gestito dallo Stato, che non può essere trattata come una merce. Secondo il nuovo testo, l’acqua potabile deve essere fornita dal settore pubblico non a scopo di lucro. Si tratta di un grande successo per gli attivisti sloveni ed i cittadini.

Il lavoro e i suoi sensi: l’accumulazione flessibile

di Gian Marco Martignoni
Da quando il futurologo Daniel Bell ha coniato la definizione di società post-industriale, la tesi della perdita di rilevanza e di centralità del lavoro è diventata dominante nella teoresi di gran parte dell’intellighenzia marxista o post-marxista. Come è noto la tara dell’eurocentrismo gioca brutti scherzi, sicché scambiando la parte per il tutto si è con estrema rapidità passati dall’«addio al proletariato» di André Gorz alla «fine del lavoro» preconizzata da Jeremy Rifkin, nel mentre Antonio Negri e Michael Hardt recuperavano dal filosofo olandese Baruch Spinoza il termine di “moltitudine”, in concomitanza, a loro avviso, del passaggio epocale al cosiddetto “capitalismo cognitivo”.

Ecco perché Prodi ci fa paura. Meglio votare No

di Checchino Antonini
«Per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull’esterno, sento di dovere rendere pubblico il mio sì». La dichiarazione di voto di Romano Prodi ha fatto il giro del web riaccendendo i riflettori su uno dei personaggi più sopravvalutati da certa sinistra. Prodi è salito due volte a Palazzo Chigi anche sulla spinta delle speranze dei lavoratori per una svolta quantomeno keynesiana, se non nettamente a sinistra. C’è ancora in giro un senso comune nostalgico per quei governi e perciò c’è bisogno di memoria storica per provare a contrastarlo.

L'ennesimo accordo per limare il salario. Parlano i lavoratori del pubblico impiego

di Fabrizio Salvatori 
Delegati\e, lavoratori\trici del pubblico impiego hanno dato vita a un coordinamento denominato Pubblico Impiego in movimentoAbbiamo intervistato collettivamente alcuni delegati all’indomani della firma della intesa nel pubblico impiego.
Sindacati soddisfatti eccetto quelli di base.
"Intanto, si tratta di un "Accordo quadro", "Linee guida" che andranno poi tradotte nei contratti veri e propri della PA. Deve essere chiaro a tutti\e che siamo di fronte ad un accordo di carattere "preelettorale" che il governo ha fortemente voluto in vista del referendum del 4 dicembre. A questa logica si è piegata anche la Cgil che vota no ma da qualche mese sottoscrive accordi infami, dall’igiene ambientale al commercio, dai metalmeccanici a questa intesa sul pubblico impiego che di fatto è un regalo al governo e al si’.

Difendere la Costituzione un dovere civico e morale. No a un’Italia in mano a un uomo solo

di Vindice Levis 
Il clima è infame. E’ vero. Ma ha un responsabile. E’ Matteo Renzi con i numerosi sostenitori a prescindere che stanno lavorando, incoscienti o come volenterosi complici, a devastare le basi fondamentali del comune sentimento democratico. Ma con qualsiasi risultato che uscirà dalle urne del 4 dicembre, Renzi sarà ricordato come un uomo pericoloso. Come il simbolo della divisione più odiosa, becera, infame del popolo italiano. Come colui che ha tentato di manomettere la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza in modo profondo (eliminando elettività, centralizzando lo Stato, massacrando le prerogative parlamentari).

Donne in piazza, lo schema si ribalta

di Bia Sarasini
Non è stato perso nulla, di quello che è stato fatto, e tutto è nuovo. Questo l’effetto diffuso e condiviso della manifestazione NonUnaDiMeno contro la violenza maschile sulle donne del 26 novembre. Una forza viva, sfidante, immensa. Una gioia irrefrenabile. Lo dicono le donne di tutte le età, dalle bambine alle bisnonne, almeno tre generazioni dai capelli dai tanti colori che sfilavano sorridenti, allegre, determinate, per nulla obbedienti. Donne come me, felici di vedere che il lungo cammino non si è smarrito nei mille rivoli di anni confusi e difficili. Ragazze che sono venute a Roma a manifestare per la prima volta. Da sole, in piccoli gruppi.

Dark Times: Trump, il razzismo, la violenza sovrana e la banalità del male

di Bruno Gullì
L’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti è niente di meno che terrificante. Nei primi giorni dopo le elezioni, Trump ha messo in chiaro che la retorica di odio e violenza che aveva caratterizzato la sua campagna elettorale non era un semplice espediente per ottenere voti, ma aveva un contenuto reale e affidato a una ben precisa e spaventosa ideologia. È l’ideologia della supremazia bianca, che riunisce i gruppi più retrogradi e politicamente violenti negli Stati Uniti, dal Ku Klux Klan ai fondamentalisti cristiani, ai gruppi neo-nazisti skinheads.

La forza tranquilla del No

del comitato per il No al referendum costituzionale
La forza tranquilla del No, per parafrasare il famoso pubblicitario Jacques Séguéla che contribuì alle vittorie di Mitterrand: ecco la nostra identità. Il Comitato sfugge alle grottesche definizioni con cui l’affannato Presidente del Consiglio – leader assoluto e assolutista del Sì – tenta di denigrare chi non la pensa come lui. Il voto referendario risponde ad una logica binaria, come 0 e 1 dei computer, ed è per sua natura la premessa per schieramenti variegati. Tuttavia, è un’impresa a termine e dopo il 5 dicembre l’ordine delle cose cambierà.

La Costituzione nelle mani di Barbara D’Urso

di Ottavio Olita
Una scarpa per un voto: così l’armatore napoletano Achille Lauro riuscì a tenere in piedi il Partito Monarchico. Allora non si parlava di voto di scambio. Oggi aumenti per le pensioni, contratti firmati alla vigilia del voto, promesse su tutto, dalle ferrovie in Sardegna alla riduzione delle tasse. Tutto per un “Basta un Sì”. Evidentemente oltre alle promesse pubbliche ci devono essere anche quelle private fatte a personaggi noti, che ignoriamo, ma su cui possiamo legittimamente nutrire qualche sospetto. “Se vince il ‘No’ smetto di fare televisione” avrebbe detto Barbara D’Urso in un’intervista che si sarebbe poi rivelata una bufala. Ne siamo proprio sicuri?

In memoria di Italo Sbrogiò

di Antonio Negri
Il 27 novembre, la sera, Italo Sbrogiò se n’è andato. La malattia contro la quale da alcuni anni lottava, ha avuto il sopravvento. Un mese fa era tuttavia riuscito a presentare la sua autobiografia: La fiaba di una città industriale. 1953/1993. Quarant’anni di lotte (Casa Editrice el squero). Si era sentito vicino alla fine e aveva avuto il timore di non arrivare a tempo a farlo. Così se n’è andato uno dei migliori fra i molti compagni che hanno costruito il lungo Sessantotto italiano.

Dico No, la riforma non va bene

di Daniela Preziosi 
Ha aspettato fino quasi all’ultimo per pronunciarsi, spiega il sindaco di Genova Marco Doria, perché il voto popolare gli ha dato «una responsabilità precisa in forza di un patto stipulato in cui ovviamente non era e non poteva essere prevista qualsivoglia posizione da tenere in occasioni di un referendum». Ma il suo è un No. Una scelta personale, ha scritto ieri su facebook in un lungo post che argomenta nel dettaglio le sue convinzioni. Una scelta «rispettosa» di quella di molti consiglieri della sua maggioranza – la forza maggiore è il Pd, e anche nella sua ‘Lista Doria’ le opinioni sono diverse.

Eni in fiamme? Niente paura, al massimo morite

di Anna Lombroso 
Giovedì pomeriggio una colonna di fumo nero si è alzata dall’impianto dell’Eni di Sannazaro de’ Burgundi (Pavia), una delle raffinerie più grandi l’Italia, visibile a decine di chilometri di distanza. Pareva uno di quei film del filone catastrofico, hanno detto gli abitanti cui il Comune aveva raccomandato di restare in casa.. ma Eni, poi la prefettura e infine la Regione hanno tranquillizzato tutti. L’incendio è stato domato, non ci sono né intossicati né feriti in azienda, l’allarme è rientrato e prime analisi, con sonde da campo di Arpa, non hanno rilevato concentrazioni particolari di inquinanti.

Il referendum e il futuro dei nostri nipoti

di Pierfranco Pellizzetti
Miei cari Alice, Federico, Francesca e Sofia, quando arriverà il tempo, i vostri genitori vi racconteranno di questo nonno ben poco saggio, tossicodipendente da politica. Un vecchiaccio convinto che «l’economia dovrebbe essere materia per specialisti – come l’odontoiatria (sarebbe magnifico se gli economisti riuscissero a farsi percepire come una categoria di persone utili e competenti: come i dentisti, appunto)», mentre ognuno dovrebbe interessarsi di politica e parteciparvi attivamente.