La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 9 dicembre 2016

Ricominciamo dal NO(i)

di le Città in comune
E’ un sollievo sentirsi ancora felicemente protetti e difesi dalla Costituzione. Con la soddisfazione dei giusti, ci sentiamo protagonisti della vittoria referendaria di domenica scorsa e guardiamo con maggiore fiducia al nostro futuro. Ci siamo schierati per il No non solo per salvaguardare la Costituzione, ma soprattutto per valorizzare la sua preziosa cultura giuridica, riproporre la sua sensibilità sociale, impegnarci ad attuarla compiutamente. Non un riflesso di retroguardia, dunque, ma uno slancio, una tensione che siamo sicuri aiuteranno il paese a diventare migliore.

NO. Una vittoria che chiama la sinistra

di Paolo Ciofi
È stata una grande vittoria della democrazia, e dunque della Costituzione, che fonda sul lavoro e non sul capitale la Repubblica italiana. Un punto da non dimenticare mai, perché si tratta di una conquista di portata storica che gli emissari del capitale vorrebbero in ogni modo rottamare. Questa, al fondo, è stata la vera materia del contendere. La controriforma Renzi-Boschi, che il popolo italiano ha avuto il coraggio e la forza di cancellare nonostante una campagna che ha seminato divisioni, paure e ricatti, tendeva precisamente a conformare l’ordinamento costituzionale sugli interessi dell’oligarchia finanziaria. E quindi a sterilizzare i diritti, trasformandoli in concessioni e bonus nella disponibilità di chi detiene il potere.

Il renzismo è già finito, la burla ancora no

di Michele Prospero 
Considerata la effettiva levatura del personaggio, era nelle cose che una immensa tragedia, come la sconfitta senza appello ricevuta in uno storico referendum che avrebbe dovuto incoronarlo, si tramutasse in burla. Che Renzi uscisse di scena, recitando, prima del commiato per lui inevitabile, la parte residua con un repertorio da barzelletta, era prevedibile. Invece di prendere atto dell’accaduto, egli sembra raccontare la trita storiella. C’era un francese, un grande generale che, trafitto dal plebiscito sulle riforme del senato, abbandonava l’Eliseo e rinunciava per sempre alla politica. C’era poi anche un inglese, un conservatore che, inciampato in un incauto referendum sull’appartenenza all’Europa, rinunciava al numero 10 di Downing Street e al seggio ai Comuni per rifugiarsi nel dimenticatoio.

Italia diseguale, la cecità delle classi dirigenti

di Riccardo Petrella 
Le notizie sulla crescita delle ineguaglianze e degi impoveriti nel mondo sono diventate un ritornello cerimoniale. In Italia la raffica dei dati sulla devastazione sociale in corso è stata molto nutrita in questi ultimi giorni di «bilanci annuali». Mi riferisco al rapporto o dell’Istat («Condizioni di vita e reddito 2015») e al rapporto 2016 di Save the Children «Sconfiggere la povertà educativa. Fino all’ultimo bambino», diffusi entrambi all’inizio di questa settimana. Il 28,7% delle le persone residenti in Italia è in stato di povertà o esclusione sociale, in aumento rispetto al 2014. Mica poco per il settimo paese più ricco del pianeta.

La sinistra “diffusa” ora pensa al futuro. Intervista a Giulio Marcon

Intervista a Giulio Marcon di Donatella Coccoli 
L'avevano programmata “a scatola chiusa”, ben prima di conoscere l’esito del referendum. E adesso chiaramente assume un altro significato. E’ l’assemblea Ricominciamo da No(i) domenica dalle 10 alle 18 a Roma (Roma meeting center, Largo Scoutismo 1). L’appello vede tra i primi firmatari Giorgio Airaudo, Fabio Alberti, Maria Luisa Boccia, Stefano Fassina,Adriano Labbucci, Giulio Marcon, Sandro Medici, ma ha raggiunto centinaia di adesioni tra costituzionalisti, sindacati, rappresentanti di liste civiche e amministrazioni, studenti del No. E’ la sinistra diffusa che non si riconosce nel centrosinistra accarezzato da Giuliano Pisapia e che vede nella politica del Pd di Renzi il maggior ostacolo per il futuro del Paese.

Solo il sistema proporzionale assicura un parlamento costituzionale

di Giorgio Cremaschi
Per pura constatazione sottolineo che tutte le forze democratiche, progressiste, di sinistra socialista e comunista da sempre si battono per il proporzionale. Il solo sistema elettorale dove uno vale uno, cioè dove tutti i voti dati contano allo stesso modo. Invece da sempre tutte le forze conservatrici, i poteri economici, i partiti di centro sostengono il maggioritario, che alla fine è il sistema elettorale delle elites, ove sono necessarie montagne sempre più alte di soldi per essere eletti, vedi gli USA. Quindi vorrei in Italia una legge elettorale proporzionale pura e non capisco perché si debba accettare il trucco della governabilità. Cioè dotarci di un sistema elettorale che assegni la maggioranza in parlamento a chi non ce l'ha nel paese.

Il Jobs Act, i licenziamenti e la Costituzione. Riflessioni critiche

di Giorgio Fontana 
L’articolo si occupa della nuova disciplina dei licenziamenti individuali introdotta in Italia con le riforme del lavoro del Governo Renzi. L’autore discute la costituzionalità delle nuove norme a partire da una ricostruzione storica della giurisprudenza della Corte costituzionale. LE conclusioni sono molto critiche sia per le ingiustificate differenze di trattamento create dalla nuova normativa che per la regressione di tutele e diritti interconnessi con i principi della prima parte della Costituzione.

E ora fermiamo il CETA

di Alex Zanotelli 
«Le disuguaglianze e il riscaldamento climatico sono le principali sfide del nostro tempo» afferma l’economista francese Thomas Piketty, studioso delle disuguaglianze strutturali generate dal capitalismo nei paesi sviluppati. E aggiunge: «Per far fronte a queste sfide, è necessario promuovere un modello di sviluppo sostenibile. Mentre non è affatto sostenibile, anzi è fuori dal tempo e quindi va respinto, l’Accordo economico e commerciale globale tra Canada e Unione europea (Ceta)». Piketty, autore de Il Capitale del XXI secolo,motiva così il suo giudizio sul Ceta: «Questo trattato è di natura strettamente commerciale e non contempla alcuna misura vincolante sul piano monetario o climatico».

Senza unità sul lavoro non torna il sole

di Pierre Carniti
Consentitemi una brevissima premessa. Quando pochi giorni fa Raffaele Morese mi ha comunicato che gli serviva il testo scritto del mio intervento per oggi, richiesta del tutto inconsueta, per un momento mi è balenato il sospetto che la formula canonica utilizzata secoli fa dal censore ecclesiastico per le pubblicazioni a stampa ammesse "Nihil obstat quominus imprimatur" (nulla osta a che sia stampato) fosse stata fatta propria da un oscuro censore laico per gli interventi orali: "nulla osta che sia pronunciato". Mi sono però subito reso conto che la spiegazione era assai più semplice. Persino banale. Poiché questa riunione ha una durata limitata, gli organizzatori volevano essere certi che non avrei sforato il tempo che mi è stato assegnato.

Facciamo presto

di Giovanna Ferrara 
I dati: lo scontro nel Pd è ferocissimo; le elezioni non sono quasi una ipotesi praticabile perché c’è la pronuncia della Consulta e tra una cosa e l’altra si arriva ad aprile; le dimissioni di Renzi sono l’unico modo che aveva per fingere una dignità che non ha; l’attaccamento di questa classe dirigente al potere nasce nelle pieghe di un’arroganza infantile, non avendo niente a che fare con l’anelito a un progetto ma solo con l’euforia della vittoria (un po’ come a playstation); Napolitano continua a essere un fulcro della questione; Mattarella pare avere una indole assai pigra; i grillini sono come le iene che appaiono dopo che è scampato il pericolo che a ucciderti sia il boa constrictor.

Il blocco sociale del NO. Statistiche, considerazioni politiche, prospettive del post-referendum

di Global Project 
Non è mai semplice dare un’interpretazione univoca ai flussi elettorali, soprattutto quando questi mirano ad esaminarne la composizione sociale, che la scienza statistica comunemente pensa di ridurre alle “tendenze per fasce di reddito”. L’elemento censuale è senza dubbio indicativo, anche se da solo non basta a definire una cartografia dell’evento referendario che possa inserirsi in quella “cassetta degli attrezzi” di gramsciana memoria. Più interessante è combinare vari elementi di natura statistica, principalmente anagrafici, economici e territoriali, al fine di comporre un quadro d’insieme che sia in grado di restituire, sebbene in maniera sfumata, il complesso rapporto tra forme di vita e specifico evento politico.

Le scommesse della post-democrazia

di Fausto Pellecchia
Nella crisi della democrazia che stiamo vivendo, l’adesione politica ai partiti e agli schieramenti che muovono la macchina elettorale, sta diventando sempre più cieca e ideologica - nel significato tecnico di “falsa coscienza” introdotto dal marxismo. Anche grazie alla manipolazione promossa dagli opinion maker della grande stampa, fede politica e tifo calcistico mostrano inquietanti analogie. Se, ad esempio, la Juventus, da un anno all’altro, cambiasse tutti i suoi calciatori e il trainer (eventualità che il calcio-mercato ha reso tutt’altro che impossibile), adottando peraltro il modulo di gioco della Roma, non per questo i tifosi romanisti passerebbero alla Juventus né quelli della Juventus alla squadra capitolina.

La saggezza del proporzionale contro l’avventurismo politico

di Antonio Floridia
Ma il «ritorno al proporzionale» è davvero una iattura, un’altra delle catastrofiche conseguenze del referendum, come sostengono pigramente alcuni commenti che ripercorrono i peggiori luoghi comuni del recente passato? Nulla di tutto questo: tornare a votare con una legge elettorale proporzionale si configura oramai come una condizione, necessaria anche se certo non sufficiente, perché si possa sperare di porre un argine alla crisi della democrazia italiana. Non solo: tornare al voto con un sistema proporzionale si rivela, a ben guardare, come la risposta più saggia alla situazione creatasi come conseguenza dell’avventurismo politico di Renzi. Le ragioni che depongono a favore di questa scelta sono molteplici e si possono riassumere così: ridare la parola alla politica.

Ricominciamo dal No(i). L’unità praticata fin qui

di Marina Della Croce
Domenica prossima, a una settimana dal referendum, quell’arcipelago di soggettività democratiche che ha sostenuto il No si ritroverà a Roma in un’assemblea che già dal titolo (“Ricominciamo dal No(i)”) non nasconde l’intenzione di continuare a camminare insieme. Forse senza sapere ancora dove, ma almeno provando a restare insieme. Annunciato nell’ottobre scorso, l’incontro è promosso dalle Città in comune e dalla Politica di tutt@, la prima è una rete di liste locali di alternativa e la seconda raccoglie al suo interno associazioni, realtà civiche e culturali, intellettualità.

La vittoria Sioux contro fucili, granate e facebook

di Brendan McQuade
Lo scontro sembrava imminente. Il governatore del Nord Dakota e il Genio dell'esercito Usa avevano emesso entrambi un ordine di sgombero del Sacred Stone Camp, il principale accampamento di protesta nei pressi della riserva Siouk di Standing Rock per permettere il proseguimento della costruzione del Dakota Access Pipeline. Nonostante gli avvertimenti iniziali che sarebbero rimossi con la forza se si fossero rifiutati di trasferirsi in una vicina "zona di libertà di parola" entro il 5 dicembre, coloro che si autodefinivano "protettori dell'acqua" avevano promesso di difendere il campo.

La nostra campagna elettorale prende il via ufficialmente

di Giuseppe Civati
Abbiamo appena terminato un viaggio RiCostituente che è stato molto impegnativo, a tratti massacrante, ma anche esaltante, e avevamo promesso che non ci saremmo fermati. Lo spettacolo penoso di questi mesi non ha riportato a più miti consigli chi l’ha causato, chi ha esacerbato i toni e oggi continua imperterrito, come se domenica nelle urne non fosse successo niente. Avevamo detto che dopo il referendum non sarebbero arrivate le cavallette, che a Renzi sarebbe seguito Renzi o un succedaneo, e così sarà, ma che sia adesso o fra un po’, gli italiani a un certo punto potranno comunque tornare a votare.

Jeremy Corbyn: i laburisti contrasteranno l’ascesa dell’estrema destra populista

di Jeremy Corbyn 
Questo fine settimana ho incontrato a Praga altri leader socialisti e progressisti di tutta l’Europa, per discutere come contrastare insieme l’ascesa della destra populista. La destra populista è formata da parassiti politici che si nutrono dei timori e del peggioramento delle condizioni della gente, incolpando i più vulnerabili dei mali della società, invece di offrire un modo per riprenderci il controllo delle nostre vite, sottraendolo alle elite che servono solo i loro interessi. Se i partiti e i movimenti progressisti non romperanno con un sistema economico e politico fallimentare, saranno le voci delle sirene populiste di estrema destra a colmare questo vuoto.

Dai Cae allo sciopero senza confini, alla conquista dei contratti europei

di Salvo Leonardi
Le vicende che negli ultimi tempi hanno investito e in molti casi terremotato numerosi sistemi nazionali delle relazioni industriali pongono l’esigenza di rafforzare ed espandere qualunque strumento possa oggi favorire un coordinamento transnazionale delle politiche contrattuali e sociali dei sindacati. La Fondazione Di Vittorio, forte dei suoi rapporti con analoghi istituti europei di emanazione sindacale, è attiva nel promuovere la ricerca e la formazione internazionale di quadri e delegati (Progetti Euracta, Item, Decoba), allo scopo di dotare le organizzazioni di quelle competenze comparate di cui oggi c’è più che mai bisogno.

Quale progetto politico per il blocco sociale del No?


di Stefano Bartolini e Tommaso Nencioni 
La valanga di No non ha sepolto soltanto una (brutta) ipotesi di riforma costituzionale, ma anche la compagine governativa che l’aveva varata. Le reazioni isteriche da parte dei renziani spodestati sono di grande utilità per comprendere alcuni fenomeni sotto i nostri occhi. Non si tratta soltanto della riedizione della rabbia già vista in passato ad ogni sconfitta del centrosinistra. Qualcosa di più profondo è venuto maturando nel corso di questi 20 anni che ci separano dalla crisi della Prima Repubblica. Lentamente ma progressivamente è avvenuta una mutazione identitaria e politica. Stare al governo è diventato un valore in sé, un nuovo idolo.

Migranti o rifugiati?

di Nicholas Tomeo
Come sostenuto da molte ONG a difesa dei diritti umani, entro il 2050 si conteranno oltre 250 milioni di cosiddetti migranti ambientali. Ma a dire il vero, nonostante le ricerche e gli studi sull'argomento, risulta impossibile fare una stima esatta di quanti e quali saranno gli effetti dei cambiamenti ambientali e climatici sulla vita delle popolazioni sulla Terra. E a essere onesti, neanche risulta interessante fornire dei numeri precisi in termini di vite umane, così da evitare qualsiasi strumentalizzazione sull'importanza e l'urgenza di un cambiamento di rotta riguardo al rapporto ecosistemico tra l'umano e gli altri, vegetali e altri animali.

Il complesso militare-industriale europeo rompe ogni vincolo

di Stefano Porcari 
Fare nuovo debito pubblico per finanziare l'industria della Difesa, aumentare le spese militari al di fuori dei vincoli del Patto di Stabilità che tagliegga invece le spese sociali. Un incubo? No la realtà. La tabella di marcia per la costituzione di un complesso militare-industriale europeo, ha subito infatti una ulteriore accelererazione. E' stato presentato il 30 novembre scorso l’European Defence Action Plan (Edap). Le 19 pagine del documento scritto dalla Commissione Europea mirano a rafforzare le capacità di difesa e di sicurezza dell’Unione, questa volta però da una prospettiva industriale e di rafforzamento del mercato interno.

L'alternanza senza scuola

di Stefano Iucci
Nel suo discorso post-referendum, tra i “grandi” risultati rivendicati dal premier Renzi per il suo governo non c’era la Buona Scuola. Il percorso della legge 107, in effetti, a un anno e mezzo dalla sua entrata in vigore, è stato accidentato, inutilmente complicato e ha quasi sempre scontentato tutti. Uno dei capitoli più controversi ha riguardato l'obbligatorietà dell’alternanza scuola-lavoro. Di quei percorsi didattici, cioè, che, in un’ottica formativa e pedagogica, dovrebbero avvicinare i ragazzi al lavoro, portandoli in aziende adeguate a un compito importante: aiutarli ad avvicinare sapere e saper fare.

Lettera aperta ai parlamentari 5 stelle

di Paolo Flores d’Arcais
Cari parlamentari eletti nelle liste del Movimento 5 Stelle, essendo (col mio voto alle politiche) uno dei cittadini da voi rappresentato, e memore del vostro solenne e reiterato impegno che “uno vale uno”, vi sottopongo alcune riflessioni che sono certo terrete presenti per le consultazioni col Capo dello Stato e nel vostro lavoro durante la crisi di governo. Elezioni al più presto, naturalmente. Non è però secondario con quale governo andare all’appuntamento. È infatti smaccatamente evidente che l’obiettivo cruciale dell’establishment, sconfitto al referendum, è oggi costituito dalla volontà di impedire una vittoria del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni.

Capitale avvelenata, nazione tossica

di Anna Lombroso 
Non è successo a Gorino e neppure a Capalbio. L’altro ieri sono calati a frotte dai palazzoni di San Basilio, per impedire che una coppia di marocchini da anni in Italia con tre figli piccoli tutti nati qui, potesse entrare nella casa popolare che gli era stata legittimamente assegnata, occupata abusivamente fino ad allora da italiani. “Qui non vogliamo negri. Tornate a casa col gommone”, gridavano. E: “Prima ci stanno gli italiani … Non vogliamo negri né stranieri qui, ma soltanto italiani”, urlavano dalle barricate tirate su in gran fretta contro gli invasori e contro la polizia intervenuta.

Sgombrare il campo dalle macerie e da un ceto politico bocciato dai cittadini

di Michele Dau
La recente proposta di Giuliano Pisapia esprime, in sintesi, tutti gli errori di questi anni nel campo del centrosinistra. L’incapacità di analizzare la crisi sociale e l’esito del referendum. La corsa a incollare i cocci per creare una coalizione coatta e destinata ad una sconfitta ormai annunciata. Pisapia propone di alleare tutte le esperienze locali a sinistra per riportarle in alleanza con il Pd. Nella proposta non c’è alcuna idea di contenuto, ma solo la paura di difendersi dalla possibile vittoria di altre forze che hanno consenso popolare. I veri democratici non devono temere le forze che si presentano ai cittadini e ne ottengono il consenso.

Metalmeccanici, il contratto che fa discutere

di Antonio Sciotto
Mentre la politica dopo il referendum costituzionale si avvita in una crisi dai tempi incerti, il mondo delle relazioni industriali ha ripreso invece a dialogare: l’ultima tappa il faccia a faccia di mercoledì scorso tra il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil sul «Patto per la fabbrica», ma il vero snodo è stato il contratto dei metalmeccanici. Unitario, è piaciuto perfino a due fieri avversari di Fiom e Cgil come Pietro Ichino e Maurizio Sacconi, perché apre in maniera decisa a welfare e prestazioni integrative e insieme demanda tutti gli aumenti extra inflazione ad aziende e territori.

2017, il «Qe» continua

di Roberto Ciccarelli 
I mercati «si sono rivelati molto più resilienti del previsto» in occasione dei grandi appuntamenti politici del 2016: la Brexit, l’elezione di Trump e il «No» al referendum costituzionale voluto da Giorgio Napolitano, e perso da Matteo Renzi. Lo ha detto ieri il presidente della Bce Mario Draghi nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo della Bce che ha confermato il «Quantitative Easing», il programma di acquisto di titoli pubblici e privati dell’Eurozona, fino alla fine del 2017. «Ci si aspettavamo ripercussioni importanti a livello globale e in tutti e tre gli eventi così non è stato», ha detto. Le borse confermano: ieri Milano ha chiuso a +1,6%.

Settentrionalizzare la legalità, ad esempio

di Giulio Cavalli 
Complici Salvini e compagnia cantante (ma anche parecchi democratici e presunti uomini di sinistra) la questione meridionale tornerà ad essere un tema caldo della prossima campagna elettorale. Se è vero che Chicco Testa per commentare i risultati del referendum ha pensato bene di comporre un tweet in cui rivendicava i risultati del nord nei confronti del meridione sulle posizioni del sì al referendum, giocando ancora una volta sulla presunta superiorità morale e politica dei settentrionali rispetto ai meridionali, anche in occasione delle sfortunate uscite di Vincenzo De Luca (sul clientelismo come inevitabile modalità politica) qualche dirigente politico ha pensato bene di sminuire il tutto spiegandoci che lì da loro, da quelle parti, si fa così.

Lo scandalo del contraddirsi

di Gian Carlo Ferretti
Intervista a Pier Paolo Pasolini (Torino 1961), a cura di Angelo Gaccione e Giorgio Colombo (Orizzonti Meridionali, pp. 64, euro 5,00), è un libretto che nasce da una bella iniziativa: dal recupero cioè di una registrazione fatta a Torino nel 1961, in occasione della presentazione di Accattone da parte di Pasolini, accompagnata da un articolo di Carlo Levi. Una edizione che è anzitutto la conferma della inesauribile miniera pasoliniana.

Imprigionato nei Quaderni neri

di Peter Sloterdijk
In Fichte si deve scorgere il fondatore della filosofia della storia, sia sotto un profilo cronologico sia sotto un profilo logico. Nella sua opera del 1804 I tratti fondamentali dell’età presente Fichte descrisse lo schema della storia mondial-filosofica come quel processo del mentale perdersi e ritrovarsi, che diventò matrice di tutto ciò che più tardi, in diverse declinazioni, e gradi differenti, fu chiamato filosofia della storia, processo progressivo, storia dello spirito e infine storia dell’essere.

San Basilio 40 anni dopo

di Stefano Galieni
Parto dal passato perché forse poco conosco il presente. Ma parto dal passato perché credo non si possa capire il presente senza conoscere il passato. Parlo in prima persona, perché a volte è la voce propria che deve assumersi la responsabilità di quanto si afferma, non la freddezza di un articolo. Ho avuto il privilegio di crescere a S. Basilio dove ho vissuto fino al 1983, per oltre 20 anni. In quel quartiere, in cui gran parte delle vie portano i nomi di paesi delle Marche, sono andato alle scuole elementari, ho dato i primi calci al pallone (sempre maldestri), ho imparato ad ascoltare musica e ho conosciuto la politica. Il quartiere di quegli anni era energia allo stato puro. Era considerato “bronx” per chi veniva da fuori.

I movimenti chiedono l’impeachment per Temer

di Geraldina Colotti
A oltre un anno da quando, il 6 dicembre scorso, si è messo in moto il processo d’impeachment che ha portato all’espulsione della presidente Dilma Rousseff, il 31 agosto, lo scontro di poteri in Brasile è sempre alto. Il governo «de facto» messo su da Michel Temer sta evidenziando ogni giorno di più le sue profonde pecche, politiche e etiche, e il paradosso che ha portato una cricca di uomini bianchi, ricchi e corrotti a espellere per una «irregolarità» di cui non c’era ombra una presidente progressista e a dare una svolta reazionaria al paese.

Parlare di alleanze senza politica è un fallo di simulazione

di Giulio Cavalli
Quelli che sognano Civati-De Magistris-Fratoianni-Fassina-Bersani-Pisapia. Quelli che se Emiliano si prende il PD allora tutto con il PD. Quelli che c’è da fare un’alleanza con il Comitato del No e la CGIL. Quelli che “dobbiamo andare da soli”. Quelli che dobbiamo stare “tutti insieme”. Quelli che però “non bisogna mica ripetere la Sinistra Arcobaleno” e quelli che bisogna fare “come la Sinistra Arcobaleno”. Quelli che serve “più socialismo”. Quelli che serve “più comunismo”. Quelli che non bisogna “essere autoreferenziali” però tutti gli altri sono degli inetti. Poi ci sono quelli che “la gente vuole unità” ma poi specificano “mica l’unità con tutti”.

Bella Ciao: sul canto internazionale dei popoli oppressi

di Franco Di Giorgi 
Nel 2015, durante la commemorazione serale del 29 gennaio dinanzi al Memoriale di Lace di Donato (Biella) – fatto dei ruderi di un albergo in cui vennero catturati e poi, altrove, trucidati i Partigiani della 76 Brigata Garibaldi – prima di intonare la consueta e più che popolare Bella Ciao, Amerigo Vigliermo, fondatore del Coro Bajolese, si è fatto avanti per comunicare ai sempre più numerosi convenuti un’idea

Referendum: valutazioni opportunistiche e miopi

di Ottavio Olita
Per incapacità o, piuttosto, per protervia alcuni dirigenti dei partiti politici italiani si ostinano a rifiutare una riflessione corretta sull’esito del voto di domenica 4 dicembre. E questo atteggiamento rischia di riversarsi, come un clamoroso e letale autogol, su tutta la politica. Cominciamo da quel che ha dichiarato il riccioluto Luca Lotti, uomo di fiducia di Renzi. “I 13 milioni e mezzo di voti per il Sì sono una solidissima base da cui ripartire”. Una dichiarazione del genere sottintende innanzi tutto il fatto che la materia del Referendum – la riforma della Carta Costituzionale – a questo signore proprio non importava.

Pubblico impiego: nulla da festeggiare

di Federico Giusti
Si è riaperta una nuova fase della contrattazione collettiva nazionale di lavoro? Se guardiamo agli ultimi contratti e alle intese siglate negli ultimi mesi, la risposta è sicuramente affermativa, ma c’è da esserne fieri? Sicuramente no, i contratti siglati prevedono aumenti dell’orario settimanale, aumenti risibili e incremento alla previdenza e sanità integrativa, rafforzamento degli enti bilaterali, un potere di acquisto e di contrattazione decisamente compressi. La nuova fase incontra i favori dei datori di lavoro, pubblici e privati, ma non dei lavoratori. La contrattazione nazionale si è dunque incamminata su un sentiero di non ritorno, una strada chiusa e senza sbocco.

Una vittoria popolare non populistica

di Alfonso Gianni
Il voto sul referendum costituzionale merita analisi approfondite e articolate. Contiene troppi significati per essere contenuti in commenti "a caldo". Tuttavia gli stessi dati numerici possono già metterci sulla buona strada. Da un lato l'elevata partecipazione al voto, benché non fosse necessario il raggiungimento del quorum - il 65,5% -, superiore a quella già sorprendente - il 52,46% - che si verificò nel referendum sulla revisione costituzionale di marca berlusconiana del giugno del 2006.

Il paradosso della destra “liberal-protezionista”: il caso della Lega Nord

di Lorenzo Cattani
In articoli precedenti (su Alternativ für Deutschland e su Trump) era stato sollevato il tema delle “nuove destre”, forze politiche emergenti che si stanno ritagliando spazi sempre più importanti in molti paesi europei (e non solo), nel cui programma convivono, quasi paradossalmente, sia misure proprie di un’agenda liberista che elementi di intervento pubblico nell’economia. Anche l’Italia non è esente da questo fenomeno. Da quanto Matteo Salvini ne è diventato segretario federale, la Lega si è ridefinita, assumendo i tratti di un partito “liberal-protezionista”, con caratteristiche simili alle sue controparti francesi e tedesche, del Front National e dell’AfD1.

I giovani chiedono un cambiamento vero

di Dodo Nicolai
Dal voto sul referendum costituzionale emerge un dato con particolare forza. I giovani hanno votato contro la riforma Renzi-Boschi con percentuali bulgare. Si parla addirittura dell’81%. Una fascia d’età, quella tra i 18 e i 34 anni, che elettoralmente tende a rivolgersi verso quello che viene percepito come il principale rappresentante del rinnovamento istituzionale. E che invece domenica ha bocciato chi aveva cercato di incarnare quanto più possibile questa richiesta di rinnovamento.

L’arte della protesta

di Tina Rosenberg
In Polonia vige una legge sull’aborto tra le più severe in Europa. Pochi mesi fa un provvedimento appoggiato dal governo ha cercato di inasprirla ulteriormente, proponendo una pena fino a 5 anni di carcere per le donne che hanno avuto un aborto. Le donne polacche hanno risposto con uno sciopero generale: il 3 ottobre le strade delle città principali sono state invase da un’onda di manifestanti, decine di migliaia – soprattutto donne vestite di nero. Al governo della Polonia c’è un partito di destra, nazionalista e cattolico, che ha la maggioranza in Parlamento, ha preso controllo dei media indipendenti, non rispetta le sentenze della Corte Costituzionale e ha di recente ventilato l’idea di un milizia non dipendente dal controllo delle forze armate.

Nuovo capitalismo e vecchia guerra di classe

di Cosimo Scarinzi
In occasione di un convegno sindacale svoltosi recentemente a Firenze lo stesso Ezio Gallori, storico esponente del sindacalismo radicale nelle ferrovie, mi ha fatto dono di un suo libro “Sindacati in ferrovia: nascita vita e morte di un sindacato alternativo, il COMU”, dove COMU sta per Coordinamento Macchinisti Uniti, un'organizzazione sindacale, appunto, dei macchinisti che, in particolare negli anni ‘80 dello scorso secolo, ha giocato un ruolo importante nelle vicende sindacali in Italia. Un libro di memorie più che, in senso proprio, di storia come ci ricorda opportunamente nella prefazione, Giorgio Sacchetti, utilissimo se vogliamo che l'esperienza proletaria nella sua molteplice varietà di manifestazioni non vada persa.

Il Capo dello stallo e la sua mortificante eredità

di Andrea Fabozzi
Giovedì sera, a conclusione del primo giorno di colloqui al Quirinale, Sergio Mattarella ha consultato Giorgio Napolitano, che ha quasi doppio titolo perché ex presidente di due mandati. Napolitano era stato già consultato da Renzi, prima che il segretario Pd salisse al Colle per dimettersi. L’ex capo dello stato nei lunghi anni al Quirinale ha dovuto insediare cinque governi e gestire altrettante crisi; è attivo anche in questa. Ai microfoni Napolitano ha detto una sola frase: «Votare subito è un’ipotesi tecnicamente incomprensibile». Giusto. Ma è proprio lui, il presidente devoto alla «stabilità», all’origine, con le sue scelte, dello stallo al quale assistiamo.

Standing Rock. La vittoria di Natale

di Paola Rosà
Nel giorno in cui si sarebbero dovuti preparare ad affrontare lo sgombero ordinato dal Genio militare per il mattino dopo, i Sioux di Standing Rock e le centinaia di tribù che in questi otto mesi hanno presidiato il cantiere dell'oleodotto DAPL in Nord Dakota, si trovano invece a festeggiare. La stessa autorità che solo pochi giorni prima, il 25 novembre, aveva annunciato che il 5 dicembre avrebbe “chiuso” tutte le terre a nord del fiume Cannonball, ovvero la zona occupata dallo scorso aprile da migliaia di persone, facendo presagire un acuirsi del confronto, domenica ha comunicato a sorpresa che non concederà alla compagnia il permesso di interrare l'oleodotto sotto il lago Oahe. Bloccando, di fatto, il cantiere.

Dove crepa l’antimafia

di Carmelo Albanese 
Se fosse un film sarebbe Tutti gli uomini del Re, la pellicola premio Oscar del 1950 prodotta e diretta da Robert Rossen. Se fosse un gioco sarebbe Snake, l’ossessione di tutti i possessori di telefonini Nokia dalla metà degli anni Novanta in avanti. Se fosse un piatto sarebbe la frittura di paranza. Sarebbe comodo, certo, ma non è così semplice. La vicenda del movimento antimafia, di cui Francesco Forgione traccia l’evoluzione e il triste epilogo ne I tragediatori, non è riducibile a un film, a un video game o a una pietanza. Per averne un quadro quanto più possibile esaustivo dobbiamo ricorrere alla fotografia. È il 19 luglio del 2014.

La finta del voto subito: non è Cameron...

di Daniela Preziosi
«Renzi faccia un passo indietro». A dirlo apertamente, per ora, sono solo quelli della minoranza bersaniana che, da sempre all’opposizione del segretario fino all’ultima battaglia referendaria per il No, non hanno bisogno di usare giri di parole per chiedergli di farsi da parte. Così ieri il senatore Miguel Gotor ha svolto un ragionamento esplicito: «Dobbiamo dare vita a un nuovo governo ispirandoci al comportamento adottato da David Cameron in occasione del referendum sulla Brexit: egli non ha sostenuto che il 48 per cento del Paese fosse con lui, ma si è dimesso da premier prendendo atto con serietà e realismo della sconfitta e ha consentito la nascita di un nuovo esecutivo guidato sempre da un esponente del suo stesso partito».

La Bce “tiene”, ma sente il fiato sul collo

di Claudio Conti
L'Unione Europea è sull'orlo del baratro. Pochi l'hanno capito meglio di Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea che ormai vede avvicinarsi la fine del suo mandato senza che gli obiettivi fissati (riportare il tasso di inflazione vicino al 2%, considerato livello ottimale per garantire una crescita economica equilibrata) siano stati raggiunti o almeno avvicinati. La sua relazione, illustrata ieri, certifica questa difficoltà. Il programma di acquisti di titoli di stato dei paesi dell'eurozona proseguirà infatti ai livelli attuali (80 miliardi di euro al mese) fino a marzo 2017, e proseguirà in seguito al ritmo di “soli” 60 miliardi fino alla fine dell'anno prossimo, “ed anche oltre, se necessario”.

Chi è Van Der Bellen

di Niccolò Bassanello 
Dopo un travaglio durato quasi sei mesi l'Austria ha un nuovo presidente, l'indipendente “verde” Van der Bellen. Ultrasettantenne, professore universitario di economia, rifugiato e “figlio di rifugiati”, come ha rivendicato durante la campagna elettorale – discende infatti da esponenti della media nobiltà dell'Impero russo, trasferitisi in Estonia e poi fuggiti in Austria dopo l'invasione sovietica del Paese baltico – Van der Bellen, il vincitore del ballottaggio dello scorso 4 dicembre, di per sé è quanto di più lontano dal profilo dei candidati populisti alla ribalta in tutta Europa, compreso il suo avversario di estrema destra Hofer.

Dalle vacche di Fanfani al No della Calabria

di Nuccio Iovene 
Tra gli effetti collaterali del referendum che ha salvato la Costituzione e fatto dimettere il presidente del Consiglio, c’è anche la cerimonia di inaugurazione della Salerno-Reggio Calabria. Com’è già stato ricordato da il manifesto, il 22 dicembre Matteo Renzi – lo aveva annunciato solennemente – avrebbe percorso in auto, lui alla guida, l’intera A3 insieme al ministro Graziano Delrio per festeggiarne la «fine» dei lavori. Sul sito dell’Anas il contatore continua il conto alla rovescia che ci separa da quella data, anche se al momento nessuno sa se e con chi si farà l’inaugurazione.

Barometro della crisi: lo scontro nel Pd e la proposta di Pisapia

di Aldo Giannuli
L’occhio del ciclone è ora nel Pd che, come era prevedibile e previsto, è entrato in una fase di balcanizzazione acuta. Come avevamo previsto l’offensiva è partita dall’asse Mattarella-Franceschini (Areadem), trovando pronta rispondenza nella complessa area Bersani-Speranza-Bindi, mentre poco si sa delle intenzioni dell’inconsistente Cuperlo (per quello che vale), mentre i giovani turchi di Orfini e Orlando, per ora sono schierati con Renzi. D’Alema tenta (a nostro parere velleitariamente) di fare il pontiere. 

Una transizione energetica irreversibile, ma con qualche ombra

di Qualenergia
La transizione energetica verso le fonti rinnovabili è un processo inarrestabile? Il 2016 sembra avviato a chiudersi con più passi avanti che indietro e alcuni segnali molto promettenti, come evidenzia Jeremy Leggett nell’ultimo post del suo blog dedicato al nesso tra energia fossile e cambiamento climatico. Leggett è un personaggio dalle molteplici sfaccettature: dopo aver lavorato parecchi anni nel settore oil & gas, si è convertito alle rinnovabili. Fondatore di Solarcentury, direttore del think-tank finanziario Carbon Tracker, scrittore e futurologo, ogni mese pubblica un aggiornamento sullo stato di salute dell’economia verde internazionale.