La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 30 dicembre 2016

I bilanci dei Comuni dipendono ancora dall’edilizia

di Luca Martinelli 
Nel 2014, oltre un quinto delle entrate messe a bilancio del Comune di Arrese, nell’hinterland di Milano, è arrivato dai “permessi a costruire”. Ciò significa che il 20,9% di tutta la spesa pubblica, compresa quella per garantire servizi ai cittadini (dagli asili alla mensa) è dipesa, cioè, dal contributo corrisposto all’ente dai soggetti che hanno realizzato interventi sul territorio. Sono cinque, tutti medio-piccoli, i Comuni italiani che -nello stesso anno- hanno visto dipendere oltre il 15% del proprio bilancio dal “ciclo dell’edilizia”: secondo i dati di OpenBilanci, progetto di OpenPolis, oltre ad Arrese anche Locate di Triulzi (MI, 20,8%), Lainate (MI, 17,9%), Ozzano nell’Emilia (BO, 16,8%) e Corte Franca (BS, 15,6%). Poco più sotto stanno Noventa di Piave (VE, 14,3%), Segrate (MI, 13,5%), Trezzo sull’Adda (MI, 13,4%), Santorso (VI, 13,4%) e Cermenate (CO, 12,2%).

Contadini senza dogmi, cooperazione senza vergogna, migranti senza muri

di Nigrizia
È un’esperienza unica. Che si mette di traverso ai soliti e triti luoghi comuni sull’Africa. Per questa ragione abbiamo deciso di dedicarle la copertina del primo numero del 2017 di Nigrizia. Si tratta della rivolta del movimento dei contadini burkinabè, che in questi anni ha messo in ginocchio il colosso americano dell’agroalimentare Monsanto, da poco acquisito dalla tedesca Bayer. Il rifiuto dei produttori di cotone di sottomettersi alla logica “produttivistica” e ai dogmi del mercato ha costretto la multinazionale, non solo ad abbandonare la sperimentazione di semi geneticamente modificati (ogm) in quel paese, ma a chiudere il proprio quartier generale regionale in Burkina.

Il Ventesimo secolo, i «concetti alieni» e l’eredità di Mao

di Simone Pieranni
Il professor Wang Hui viene solitamente considerato all’interno di quella scuola di pensiero che viene chiamata «nuova sinistra cinese». A torto, specie anni fa, questo filone di pensiero è stato incastonato all’interno di una più variegato corrente di «neo maoismo» che faceva esplicito riferimento al «modello Chongqing» e all’astro nascente della politica nazionale, Bo Xilai: si tratta di un errore, perché un conto è il pensiero politico e critico di Wang Hui, che di sicuro ragiona su Mao, un conto sono le fazioni interne al partito comunista.

Quanto ci costa inquinare l’aria

di Vasco Avramo 
E’ di poche settimane fa la pubblicazione dell’inquietante dossier stilato dalla European Enviromental Agency, nel quale si certifica lo stato attuale dell’inquinamento atmosferico e si fa un bilancio delle misure applicate fino ad oggi. I dati più inquietanti, sui quali molte testate hanno scritto, riguardano il numero di morti premature associate all’inquinamento dell’aria, oltre 500.000 mila in Europa e 13.000 solo in Italia.

giovedì 29 dicembre 2016

Banche e Jobs Act. Due fallimenti fanno un successo

di Andrea Fumagalli
Con la fine dell’anno 2016, dopo la vittoria del No al referendum costituzionale, le simulate dimissioni di Renzi e il varo del governo-ombra Gentiloni, è il caso di fare il punto sugli indirizzi economici degli ultimi tempi. Essi sono basati su alcuni palesi fallimenti, sia da un punto di vista delle politiche economiche che di quelle del lavoro: il salvataggio delle banche e l’istituzionalizzazione della precarietà sono infatti esplicitazione di un fallimento ma anche paradossali e sbandierati “successi” dell’era renziana. I soldi non ci sono per il welfare ma ci sono per il sistema creditizio e per le imprese, favorite dalla svendita del fattore lavoro, una merce che per i governi di “sinistra” sembra non valere niente.

Il Parlamento che approva il Tav non ha capito il trionfo dei No

di Tomaso Montanari
Il 20 dicembre, cioè due settimane dopo il trionfo del No al referendum costituzionale, la Camera ha votato definitivamente la ratifica all’accordo tra i governi italiano e francese per l’avvio dei lavori del Treno ad Alta velocità tra Torino e Lione. Un voto che ha assai più a che fare col passato che col futuro: non solo perché il progetto risale al 1990 (quell’anno, per dire, Sanremo fu presentato da Johnny Dorelli e Gabriella Carlucci, e fu vinto dai Pooh), ma perché dimostra in modo plateale la drammatica incapacità della classe dirigente italiana di leggere la direzione in cui si muove il Paese.

Perché è ammissibile il referendum sull’articolo 18

di Gaetano Azzariti
Si stanno diffondendo voci allarmistiche. La Corte costituzionale si starebbe orientando a non ammettere il referendum sull’articolo 18. Si indicano addirittura già i nomi dei giudici favorevoli e di quelli contrari. Noi non abbiamo nessuna indiscrezione, ma pensiamo non siano attendibili queste previsioni, perché riteniamo infondate le argomentazioni giuridiche che possono sbarrare la strada al diritto costituzionalmente tutelato di votare sul quesito proposto dalla Cgil. Pietro Ichino ha sollevato due obiezioni per motivare l’inammissibilità, entrambe inconsistenti alla luce della pregressa giurisprudenza costituzionale.

Le banche da salvare e la povertà dimenticata

di Chiara Saraceno
Ci sono molte buone ragioni perché lo Stato intervenga a sostegno delle banche. Accanto alla protezione dei piccoli risparmiatori ingannati da impiegati senza scrupoli e soprattutto da amministratori non particolarmente competenti, occorre anche evitare un effetto domino sull’intero sistema creditizio italiano, con conseguenze devastanti sulla tenuta dell’economia del Paese. Anzi, come è stato osservato da più parti, nel caso Monte dei Paschi l’intervento è stato troppo tardivo e preceduto da decisioni pasticciate e inefficaci, che hanno fatto ulteriormente alzare il prezzo del salvataggio.

Quelli che non ci stanno

di Alex Zanotelli 
Ho avuto la grazia e la gioia di partecipare al 3° Incontro mondiale del movimenti popolari, convocato da papa Francesco, che si è tenuto in Vaticano dal 2 al 5 novembre. Il 1° incontro risale al 2014 (26-28 ottobre) sempre a Roma, mentre il 2° incontro si è svolto nel 2015 (7-9 luglio) a Santa Cruz de la Sierra in Bolivia. 130 i rappresentanti di movimenti popolari attivi in tutto il mondo. Folta la rappresentanza dell’America Latina, ma anche dell’Africa, dell’Asia, dell’Europa e per la prima volta dell’Italia.

L'espulsione della critica dell'economia politica dalle Università italiane

di Guglielmo Forges Davanzati 
È un dato di fatto che, nelle sue diverse declinazioni, il marxismo è stato espunto dai programmi di insegnamento dei corsi di Economia Politica in Italia, ed è del tutto marginale nella ricerca scientifica. È anche un dato di fatto che il marxismo italiano, nel corso del Novecento, ha fornito contributi di massima rilevanza sul piano internazionale e che quella tradizione può considerarsi, allo stato dei fatti, sostanzialmente terminata. Per le motivazioni che verranno presentate a seguire, si è imposto un nuovo paradigma dominante che, per pura semplicità espositiva, possiamo definire neoliberista (si vedrà infra che tale definizione è alquanto riduttiva, sebbene diffusamente utilizzata). 

Gli under 35 nella palude del Jobs Act

di Roberto Ciccarelli 
A un anno di distanza dall’accordo del 22 dicembre 2015 sull’unificazione delle fonti sul mercato del lavoro, ieri Istat, Inps, Inail e ministero del lavoro hanno emanato una nota trimestrale congiunta sullo stato dell’occupazione in Italia. Da oggi avremo uno strumento in più per proteggerci dalla sistematica opera di disinformazione praticata dai governi che hanno l’interesse politico a contestualizzare – e manipolare – i dati secondo lo storytelling più conveniente al “capo” di turno. I mille giorni di Renzi a Palazzo Chigi saranno ricordati come un caso di scuola. L’esigenza di un coordinamento nacque a seguito dall’analisi sui dati “errati” pubblicati dal ministero del lavoro nell’agosto del 2015, iniziata da Il Manifesto e diventata in breve tempo un genere giornalistico.

Lotta di classe nella forma populista

di Carlo Formenti 
Il documento preparatorio per il forum nazionale del 17/18 dicembre pone giustamente l’accento sulla necessità di un’approfondita riflessione sullo scenario geopolitico. Si tratta di un tema che ha tradizionalmente ricevuto grande attenzione dai “classici” —Marx e Lenin su tutti—, mentre sembrava quasi sparito negli ultimi decenni, forse perché anche gli intellettuali marxisti, o supposti tali, dopo il crollo dei Paesi socialisti, hanno finito per accreditare la tesi di un mondo unificato dall’egemonia liberal liberista e sostanzialmente “pacificato” e integrato sotto il domino imperiale statunitense. A qualche anno dall’esplosione (non dall’inizio, perché quello risale agli anni 70 del 900) della più grave crisi capitalistica dopo la grande crisi del 29, e mentre la perdita di capacità egemonica degli Stati Uniti si fa sempre più evidente, di quella illusione non resta nulla.

Rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale per una politica contro le disuguaglianze

Intervista a Stefano Cecconi di Susanna Ronconi
Le disuguaglianze nella salute sono un problema anche italiano, e anche se l’Italia a livello comunitario non registra una situazione tra le peggiori, tuttavia le disuguaglianze correlate a variabili quali reddito, qualità del lavoro, disoccupazione sono evidenti e anche crescenti. La risposta politica al bisogno di una maggiore equità è ancora carente, è un obiettivo tuttora ancillare nell’agenda politica dello Stato e delle Regioni. Qualcosa però si sta muovendo, e il movimento sindacale – sia quello di settore che la contrattazione sociale – si è mobilitato. Resta il grande nodo di un chiaro disinvestimento nel Servizio Sanitario Nazionale, che tocca significativamente anche i lavoratori del comparto sanitario, con il rischio di intaccare quel capitale fondamentale per la salute dei cittadini che è la qualità del lavoro e le professionalità.

Dopo la democrazia c’è solo la dittatura. Intervista a Colin Crouch

Intervista a Colin Crouch di Marco Pacini
«Peggio, oggi è peggio». Forse Colin Crouch non immaginava di giungere a una conclusione così perentoria a soli 13 anni di distanza dal mondo che descriveva in “Postdemocrazia”: un titolo, ma soprattutto una definizione destinata a entrare nel lessico politico in modo stabile. Perché quel mondo, analizzato dal sociologo e politologo inglese nel fortunato saggio del 2003, era già l’esito di un declino; e la sua era la diagnosi di un male oscuro che colpiva i gangli vitali di un sistema che l’Occidente, ma non solo, sembrava aver eretto a paradigma universale e insostituibile dalla seconda metà del Novecento.

Che cos’è l’economia?

di Vladimiro Giacché 
Che cos’è l’economia? Anche solo per definire l’oggetto di questa disciplina si incontrano rilevanti problemi. Il dizionario Treccani la prende larga, e offre la seguente definizione: «Scienza, sviluppatasi a partire dal XVI secolo in diverse scuole e teorie, che può essere in generale definita come lo studio delle leggi che regolano la produzione, la distribuzione e il consumo delle merci, con riguardo sia all’attività del singolo agente economico, sia al più generale assetto sociale di uno stato, di una collettività nazionale». Si può quindi definire l’economia come la scienza che studia l’attività economica? Questa definizione, nella sua genericità, è accettabile? Ci sembrerebbe di sì. Ma la definizione canonica di “economia” proposta dall’indirizzo tuttora egemonico negli studi economici, quello neoclassico, è molto diversa.

La modernità assemblata alla catena di montaggio

di Ferdinando Fasce
Nel dicembre 1979 nel glorioso stabilimento Ford del River Rouge a Detroit ci fu un’assemblea operaia contro due capi reparto che si dichiaravano membri del Ku Klux Klan e giravano in fabbrica con la classica, tremenda divisa da incappucciati. Quest’episodio mi fu raccontato alcuni mesi dopo il fatto, a Detroit, nell’estate del 1980, da un operaio di quello stabilimento con cui avevo fatto amicizia. Me lo hanno scongelato dalla memoria, dove si era nascosto senza rimedio, l’attuale alzata di scudi dei «suprematisti bianchi» che The Donald ha pensato bene di portarsi a Pennsylvania Avenue e la contemporanea lettura di un libro di Bruno Settis, Fordismi. Storia politica della produzione di massa (il Mulino, pp. 317, euro 29).

Problemi di nomenclatura: il populismo

di Giorgio Mascitelli
Nella nostra società gode di grande popolarità l’idea che cambiare nome alle cose sia un ottimo metodo per risolvere i problemi. Non che questa idea sia del tutto priva di fondamento perché il marketing ci offre una serie di esempi della riuscita di tale operazione, ma quando si passa sul terreno sociale, politico e culturale le sue possibilità di successo appaiono alquanto ridotte. Ne è un interessante esempio l’irresistibile ascesa della parola populismo nel dibattito contemporaneo.

I sofisti nel pensiero renziano

di Raffaele K. Salinari
L’autocritica di Renzi con la quale si è aperta l’assemblea del Pd, ed il seguente dibattito, ha generato diverse analisi sullo stile comunicativo dell’ex presidente del consiglio, sulle sue citazioni e le tattiche politiche, ma nessuna sulla filosofia che informa sia l’una sia le altre. E allora proviamo a riempire questo vuoto culturale, anche perché, almeno una volta, si diceva che la politica derivasse da una visione del Mondo, dunque da una filosofia appunto. E proprio da questo mancato nesso che dobbiamo partire, per ribadire in pieno la postmodernità renziana, condivisa peraltro con altri leader della sua generazione.

Oltre la pura politica. Discutendo "Guerra alla democrazia" di Dardot e Laval

di Sandro Mezzadra 
“La vittoria del fascismo”, scrivono Pierre Dardot e Christian Laval nelle prime pagine del loro Guerra alla democrazia. L’offensiva dell’oligarchia neoliberista (DeriveApprodi, trad. di Ilaria Bussoni, pp. 142, 15 euro), “è una possibilità con cui dobbiamo fare i conti. E nessuno potrà dire ‘noi non sapevamo’”. È un’affermazione che personalmente condivido, pur non avendo qui lo spazio per qualificarla e precisarla, come sarebbe necessario. Dà in ogni caso il senso dell’urgenza politica che pervade il testo dei due autori francesi, forse ancora più esplicita nel titolo originale: “per farla finita con questo incubo che non vuole finire”.

I voucher, cartoline per l’inferno del lavoro. Ecco perché hanno paura dei referendum Cgil

di Vindice Lecis
Uno spettro si aggira per l’Italia. Si chiama referendum della Cgil per ripristinare una manciata di diritti. Per questo i nostri governanti stanno facendo di tutto per fermarlo. Temendo una nuova ondata di reazione popolare. Ciechi e sordi. O solo arroganti. Oppure ancora in cerca di un campo d’atterraggio dopo la scoppola referendaria (anche se in molti stanno facendo finta di nulla). Il Pd è un partito irriformabile. Sia per lo stato liquido o gassoso della sua struttura, sia per l’opacità delle sue strutture di comando al centro e in periferia. Che per le politiche liberiste e filo padronali che esprime. In particolare verso le questioni del lavoro.

L’ambivalenza della «Gewalt» in Marx ed Engels. A partire dall’interpretazione di Balibar

di Luca Basso
La riflessione intorno alla struttura e alla valutazione della Gewalt ha sempre costituito una questione controversa all’interno del marxismo, a causa delle (apparenti o reali) ambiguità esistenti all’interno del percorso teorico di Marx ed Engels, e a causa della rilevanza delle conseguenze politiche insite in una determinata scelta di campo al riguardo. La trattazione del concetto indicato, da parte di Marx e Engels, si contraddistingue per una sostanziale ambivalenza, presentando quindi una caratterizzazione complessa e articolata, che sembra irriducibile sia alla sua esaltazione in quanto “levatrice della storia”, sia, di converso, alla sua eliminazione sulla base di una conciliazione “irenica” fra marxismo e pacifismo.

Voucher. Le storie dei moderni schiavi

di Valerio Valentini 
La maggior parte ha superato i trent’anni, ha alle spalle già diverse esperienze lavorative e cerca un’occupazione nei settori più disparati: dalla grande distribuzione all’edilizia, dai fast food alla pubblica amministrazione. Sono stati chiamati “schiavi moderni”, “superprecari”, “lavoratori di serie Z”. Più semplicemente i voucheristi, “sono persone che soffrono sulla propria pelle tutte le storture legate agli eccessi della flessibilità e della svalutazione del lavoro“, come li definisce Federico Martelloni, professore di Diritto del lavoro all’Università di Bologna.

La crisi nell'Unione Europea e l'altra Europa dei lavoratori e dei popoli

di Ângelo Alves
I popoli del continente europeo stanno vivendo un periodo di grande instabilità, di crisi sociale ed economica profonde, e di regressione democratica e di civiltà. Pagine nere della storia, come la guerra e il fascismo si scorgono di nuovo all'orizzonte. Le conquiste sociali vengono attaccate apertamente. Diversi stati sono immersi in processi di distruzione del tessuto produttivo o affondano dentro livelli di debito insostenibili. L'instabilità del sistema finanziario si fa sempre più minacciosa con continui episodi di crisi. I diritti democratici e la sovranità sono messi in discussione. L'estrema destra sta guadagnando terreno in diversi paesi, e i più elementari diritti umani sono calpestati e negati alle vittime della più grande crisi umanitaria dopo la seconda guerra mondiale.

Sui voucher il governo pensa a un ritocco minimalista, prima del referendum

di Roberto Ciccarelli 
Se in Italia aumentano gli occupati over 50 e calano quelli tra gli under 35 è «una buona notizia». Lo ha scritto ieri su twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a commento della nota congiunta Istat, Inps, Inail e ministero del lavoro sull’occupazione nell’ultimo trimestre 2016. Gentiloni si è soffermato sulla crescita dei contratti stabili senza tuttavia evidenziarne il baco originario: il ruolo degli incentivi, il peso del lavoro precario e a tempo determinato, le diseguaglianze crescenti tra neo-occupati e vecchi occupati amplificate dal Jobs Act. Difficile dire tutto questo in 140 caratteri, la misura standard dei pensieri dei politici, oggi.

Una sola strada: costruire nuovi diritti

di Tania Scacchetti 
Da qualche giorno tutti i commentatori sono impegnati nella discussione sui voucher e sul loro futuro, a seguito di uno dei tre quesiti referendari promossi dalla Cgil e che saranno al vaglio di ammissibilità della Consulta il prossimo 11 gennaio. Dalle critiche alla Cgil che – secondo alcuni - li vuole "addirittura" abolire favorendo il lavoro nero, a chi finalmente si è accorto che è uno strumento abusato, a esponenti del governo che evidenziano come siano pronti numerosi disegni di legge volti a riportare lo strumento ad un utilizzo congruo, non c'è quotidiano che in questi giorni non affronti la questione.

Un’utile mappa per orientare la navigazione

di Marco Gatto
Il permanente fiorire di interessi attorno a Karl Marx in Italia e Germania, sulla scia della pubblicazione delle opere complete (la cosiddetta seconda Marx-Engels-Gesamtausgabe, meglio nota come MEGA2), è l’oggetto di un’interessante e utile raccolta di studi e indagini allestita da Giovanni Sgro’ e pubblicata per i tipi di Orthotes col titolo di MEGA-Marx. Studi sulla edizione e sulla recezione di Marx in Germania e in Italia (pp. 208, euro 18). Districarsi oggi nell’immenso oceano della produzione marxiana e della sua letteratura secondaria non è facile: merito del libro è quello di offrire una serie di puntualissime indicazioni sullo stato dell’arte, a partire dal confronto con vecchie e nuove edizioni, con l’intento di offrire una mappa orientativa delle principali questioni in campo.

O Diyarbakir o morte! Breve viaggio in Kurdistan

di Enrico Strano
Chiunque sia entrato dalla porta di ingresso della capitale del Kurdistan turco, Diyarbakir, si sarà accorto di quanto sia diversa dalla Turchia di Istanbul, della torre di Galata, delle squadre di calcio, delle moschee e dei bazar. Il sud e l’est del paese contro l’ovest e il centro, in una lacerazione che spezza a metà la nazione. Mi potrete dire: ma è normale Enrico, è sempre così, c’è sempre un nord ricco e un sud povero (o viceversa). Senza dubbio, ma qui parliamo di due nazioni diverse, con il Kurdistan stato inesistente eppure tangibile nei suoi artefatti, nelle sue creazioni di culturali, nella lingua, nelle tradizioni.

Da LCTM a MPS, elementi di un buco nero che sta aspirando i servizi sociali in Italia

di Nique La Police
Non c’è bisogno di fare grandi astrazioni. Basta guardarsi attorno. L’analisi specialistica sanitaria che tarda mesi, le prestazioni pensionistiche congelate, i posti letto in ospedale scomparsi, la spesa e la qualità del servizio per educazione e istruzione compresse. Le infrastrutture decadenti, gli investimenti bloccati. Per non parlare dell’assenza di un reddito di cittadinanza di fronte alla disoccupazione tecnologica (tema che, comunque, ancora oggi viene considerato una favola) E infine: i comuni senza reali strumenti di indirizzo economico del territorio.

Il cinema politico di Elio Petri

di Gioacchino Toni
«La mia visione del cinema di Petri è quella di un cineasta, di un intellettuale pervaso di un lucido pessimismo fondato sull’analisi delle contraddizioni sociali e politiche, che si muove all’interno di una visione tragica dei conflitti, e che si sforza di metterli in scena come tali. Senza rassegnazione ma senza credenza» Alfredo Rossi (p. 55) Perché scrivere oggi un libro su Elio Petri? Non si tratta, ci tiene a sottolinearlo l’autore, di sconfessare oggi «una letteratura pesantemente, a volte, ostile per forzare e chiudere un’azione risarcitoria nei riguardi di Petri. [il suo cinema] concerne oggi la scena critica per il suo lavorare in modo diretto sul problema del Potere e dell’Amore del Potere.

A sostegno dei Sioux di Standing Rock… dalle azioni dirette al sostegno via web

di Elena Camino
Proteste in città… Il 16 dicembre nella città di New York alcune dozzine di Nativi Americani e di loro sostenitori hanno inscenato delle proteste di fronte a quattro sedi di banche e hanno chiesto a Wells Fargo, Citibank e TD Bank di disinvestire le loro quote dal Progetto da 3,8 miliardi di dollari per costruzione dell’oleodotto Dakota Access. Le azioni sono state organizzate da un gruppo di Nativi Americani che hanno viaggiato da Standing Rock a New York portando con sé un tamburo sacro che risaliva ai tempi di Wounded Knee. Il gruppo ha bloccato il traffico per alcune ore.

Viaggio al temine della democrazia

di Wlodek Goldkorn 
Come il romanzo e la borghesia, i due migliori prodotti della modernità occidentale, anche la democrazia da quando esiste è in crisi: si interroga sempre e in continuazione su se stessa mentre lotta per la propria (non garantita) esistenza. Questa volta però, nel quarto lustro del Ventunesimo secolo, forse non siamo più a una qualche correzione di rotta e aggiustamento delle procedure. Molti studiosi concordano ormai sull’ipotesi che siamo nel “dopo la democrazia”. O meglio, avanza l’idea che qui in Occidente sia finita la democrazia come l’abbiamo conosciuta e immaginata a partire dal Secolo dei Lumi e fino alla globalizzazione.

Voucher, sotto l’albero il testacoda: e si diventa tutti più buoni (o quasi)

di Alessandro Robecchi
Ma chi l’avrebbe detto che Babbo Natale, sceso dalla slitta ed entrato di soppiatto nelle nostre case, ci avrebbe portato, poggiandola con nonchalance sotto l’albero, una bella confezione-famiglia di marce indietro sul prodigioso Jobs act. Quella legge che rilanciava il lavoro, quella per cui Giuliano Poletti dava i numeri al Lotto, corretto e bacchettato a ogni esternazione, la legge che teorizzava che licenziare era un toccasana, perché si sarebbe fatto spazio ad altri.

I danni del neoliberismo in Argentina: tariffe acqua e prezzo delle medicine alle stelle

di Fabrizio Verde
L’anno nero per l’Argentina, segnato dal ritorno al neoliberismo, si conclude nel peggiore dei modi: il regime neoliberista di Mauricio Macri ha autorizzato le imprese produttrici di medicine prepagate ad aumentare del 6% il prezzo della quota mensile a partire dal 1 di febbraio, come recita la risoluzione 2.371 firmata dal Ministro della Salute, Jorge Lemus. Un nuovo aumento che va a sommarsi al 9% deciso nello scorso mese di agosto. Secondo Jorge Lemus le misure implementate dal governo «sono ragionevoli». Di certo non le troverà ragionevoli il popolo argentino dall’avvento di Macri al potere, che ha segnato il ritorno del neoliberismo più selvaggio, ha visto precipitare le proprie condizioni di vita. 

Cos’è cambiato nel 2016 per i migranti in Italia e in Europa

di Annalisa Camilli 
Se il 2015 è stato l’anno del motto refugees welcome (benvenuti rifugiati) rivolto dai cittadini europei, da Lesbo a Berlino, al milione di profughi arrivati nel continente sopratutto dalla Siria, il 2016 è stato l’anno del ripristino dei controlli alle frontiere interne, della costruzione dei muri, degli accordi di rimpatrio, del record di morti nel Mediterraneo e della militarizzazione dei confini.Nel 2015 di fronte all’immagine delle famiglie siriane in cammino attraverso l’Europa con le loro poche cose, l’opinione pubblica e anche qualche leader del vecchio continente avevano preso in considerazione una politica di moderata apertura delle frontiere.

Referendum Costituzionale: il dualismo generalizzato boccia la politica che lo ignora

di Giuliano Resce
Nel 1934 Simon Kuzinez, l’economista ideatore del Prodotto Interno Lordo (PIL), chiarì subito che il PIL non poteva essere una misura di benessere. Alcuni anni dopo Richard Easterlen (1974) mostrò in maniera inequivocabile che la felicità e il reddito non sono sempre correlati. Nonostante queste e altre evidenze fornite da un numero sempre crescente di studiosi, attualmente il PIL è ancora una delle metriche più utilizzate per misurare il benessere. Una delle ragioni di tale successo e di tale sopravvivenza è che il PIL si presenta come un indicatore unico, che permette di confrontare in maniera lampante sistemi diversi.

Costruire collettività con l’energia, facendo politica: una nuova politica

di Sergio Ferraris 
Comunità. Una parola, o meglio un concetto, attuale, proiettato verso il futuro, ma oggi condannato da una certa politica, a essere “obsoleto” nella sostanza. Già perché anche in Italia il senso di comunità si è perso, sotto alla falce acuminata del liberismo che propone nei fatti, anche da parte di certa “sinistra”, il trionfo, e la solitudine, dell’individuo. Così se non c’è lavoro, si suggerisce di mettersi in proprio, se non c’è abbastanza welfare bisogna pensarci da soli con quello integrativo. E così via. E a poco a poco, si tende a trovare soluzioni individuali, ed estremamente parziali, a problemi che sono collettivi.

Il problema democratico in Medio Oriente. Intervista a Massimo Campanini

Intervista a Massimo Campanini di Francesco Rustichelli 
Massimo Campanini è un apprezzato orientalista italiano, storico del Medio Oriente contemporaneo e della filosofia islamica. Attualmente insegna Storia dei paesi islamici presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. Abbiamo deciso di rivolgere al prof. Campanini alcune domande in merito alla storia recente e alla cronaca del Medio Oriente per approfondire meglio alcuni temi che già più volte abbiamo avuto modo di trattare su questo sito.

Il pensiero della crisi secondo Reinhart Koselleck

di Gianpaolo Cherchi
Che Reinhart Koselleck fosse un pensatore conservatore, aderente a posizioni di retroguardia e sostenitore di una razionalità politica in grado di tenere a freno e di arginare le istanze utopiche prodottesi con la critica illuminista, è cosa nota. Ed è probabilmente a causa delle sue posizioni conservatrici che il suo lavoro è sempre stato trattato marginalmente, nonostante sia stato tradotto in diverse lingue e fosse conosciuto da oltre mezzo secolo. A dieci anni dalla sua scomparsa la sua opera – uno sconfinato cantiere aperto di difficile collocazione disciplinare, che viene fatto rientrare in quell’ampio e variegato filone della Begriffgeschichte (storia dei concetti, o storia delle idee) – può oggi venir trattata in maniera sistematica.

David Graeber e la Burocrazia. Dalla stupidità alle leve del potere

di Damiano Mazzotti
“Burocrazia” è l’ultimo saggio dell’antropologo David Graeber e prende in esame lo sviluppo della cultura burocratica pubblica e privata nel mondo occidentale (il Saggiatore, 2016, euro 21, 218 p.). Fino agli anni Cinquanta “a differenza dell’Impero britannico, che aveva preso sul serio la retorica liberoscambista e aveva abolito le tariffe protezionistiche… nel 1846, né la Germania né gli Stati Uniti erano mai stati particolarmente interessati al libero commercio. Gli americani, in particolare, erano molto più preoccupati di creare strutture amministrative internazionali” (Giovanni Arrighi).

Chi sono quelli che non restituiscono i prestiti a Mps?

di Stefano Porcari
Perché una banca può andare a rotoli? Perché i soldi che ha prestato non sono tornati indietro e sono diventati “sofferenze bancarie”, ossia crediti quasi inesigibili che probabilmente non rientreranno tutti o non rientreranno mai. Ma chi sono i furbetti che hanno preso i soldi in prestito dalla banca e poi non riescono o non intendono restituirli? E’ il sig. Mario che ha fatto un mutuo ma poi è stato licenziato e non riesce più a pagare le rate per la casa? Robetta!! E’ la sig.ra Maria che ha chiesto un prestito per pagare il rifacimento della facciata del palazzo e sta saltando le rate? Bazzecole!! A mettere in crisi le banche sono soggetti che somigliano molto ai banchieri e spesso ci vanno a cena insieme: i prenditori.

Napolitano e Renzi: traduzione di una intervista

di Aldo Giannuli 
Ogni volta che sento Napolitano ho un moto di ammirazione per Ratzinger. Benedetto XVI si è dimesso, dopo di che si è rinchiuso nel suo silenzioso eremo, diventando quasi invisibile, e se qualche rarissima volta, ha parlato, è stato solo in appoggio al suo successore. Uno stile ed una correttezza che gli vanno riconosciuti. Napolitano, invece, esterna a getto continuo come una condotta dell’acqua scoppiata. D’accordo: ha diritto di parola come tutti, in più è senatore ed ex presidente, il che lo rende autorevole, ma nessun ex presidente, neppure Cossiga o Saragat, furono afflitti da una simile incontinentia externandi. Ci vuole misura in tutto. Il che, peraltro, la dice lunga sulla neutralità con cui ha esercitato il suo mandato.

Nelle terre socialiste di Rosarno, dove nasce la borghesia mafiosa

di Tonino Perna 
La piana di Gioia Tauro – Rosarno è conosciuta a livello internazionale per essere una delle basi di una criminalità organizzata tra le più potenti del mondo: la ‘ndrangheta. Negli ultimi tempi, ed esattamente dal 10 Gennaio 2010, i mass media hanno riacceso le luci con la rivolta dei braccianti africani stanchi di minacce e attentati nei loro confronti, oltre che di una condizione di vita e lavoro insopportabili. La popolazione locale, che è stata accusata di razzismo, è composta in gran parte dai figli e nipoti di quei braccianti e contadini che nel 1950 dettero vita ad una durissima lotta contro la polizia scelbiana, occupando le terre del Bosco Grande o Selvaggio (850 ettari del Demanio incolti) che divisero equamente tra tutti i 3.200 occupanti.

Gli operai resistenti che hanno salvato la fabbrica di giocattoli

di Angela Zurzolo
Era il quartier generale del giocattolo musicale. Così grande che gli operai lo attraversavano in bicicletta. A lavorare in quei trentaduemila metri quadri di stabilimento erano in tanti, oltre quattrocento, durante il boom della Bontempi. Per quarantuno anni, in Via del Lavoro 14 a Martinsicuro, comune di Teramo, uomini e donne alle macchine hanno dato vita “al mondo dei divertimenti”. Nel 2003, il fallimento e poi un tentativo di ripresa con la Bontempi spa. E ancora, a distanza di dieci anni, una nuova procedura di concordato che stravolge le vite degli ultimi cento lavoratori dell’azienda. Tra quelle mura, non solo macchine. Intere esistenze.

Province: l’8 gennaio elezioni truffa senza cittadini

di Raffaele Tecce
Una delle ulteriori conseguenze positive della vittoria del NO al referendum costituzionale del 4 gennaio è il fatto che si è evidenziato il carattere truffaldino della legge Del Rio (legge 7 aprile 2014 n. 56 ) di finta abolizione delle Province, ma in realtà di semplice abolizione del voto popolare attraverso un antidemocratico voto di secondo livello da parte dei consiglieri comunali. L’ 8 gennaio si terranno in molte Province queste elezioni truffa di secondo livello del Consiglio Provinciale e come PRC-SE riteniamo fondamentale in quella occasione trovare forme pubbliche di esplicitazione che, avendo il referendum del 4 dicembre confermato le Province come organi costituzionali, esse devono essere elette a suffragio universale, come momento della sovranità popolare sancita dall’ art 1 della Costituzione.

Il nuovo azzardo di Renzi sulla legge elettorale

di Andrea Fabozzi 
Ben sapendo che prima della sentenza della Corte costituzionale sull’Italicum nessuna decisione potrà essere presa sulla legge elettorale – anzi, avendolo addirittura deciso nella riunione della commissione affari costituzionali del 20 dicembre, quando il capogruppo Pd Fiano si schierò con Forza Italia e M5S per rimandare la discussione a fine gennaio – il partito democratico di fede renziana riprende a fare ammuina sulla questione della riforma dell’Italicum. Legge elettorale imposta da Renzi con tre voti di fiducia, ma adesso inservibile dopo la vittoria dei No al referendum.

Ma chi vuole il Jobs Act?

di Giulio Cavalli
Ricapitoliamo: su La Stampa (e poi più o meno su tutti i quotidiani) si scriveva che la Corte Costituzionale potrebbe dichiarare illegittimo il referendum sull’articolo 18. Dappertutto si legge (anche nei giornali più vicini al governo) che un eventuale referendum vedrebbe una larga vittoria del sì (quindi una larga maggioranza contraria al jobs act) e fioccano storie di precarizzazione selvaggia. A proposito: dopo che il governo Renzi ha “corretto” il jobs act il ministro Poletti annunciava felice una maggiore tracciabilità dei voucher come soluzione a tutti i mali.

MPS e la troika come grande elettore del Pd

di Il Simplicissimus 
A volte dispiace essere buoni profeti, cosa che in Italia purtroppo accade sempre più spesso, e così anche la previsione che i 20 miliardi accantonati dal governo per salvare Mps e le altre banche in sofferenza avrebbero pesato sui bilanci e favorito l’ingresso della troika al governo diretto del Paese si rivelata ahimè esatta nonostante le smentite di Padoan e il coro quasi unanime dei media. Infatti da Bruxelles e forse sarebbe meglio dire da Berlino sono arrivate due letterine in cui si fissa in 8,8 miliardi il fabbisogno di denaro per salvare Mps e si dettano anche le modalità con cui l’operazione dovrà essere portata a termine che poi sono le medesime adottate per la Grecia, come riconosce persino il Sole 24 ore.

Guido Calogero e la “terza persona”

di Francesco Postorino
Non tutti possono leggere Guido Calogero. I visitatori occasionali, lo scienziato che cura con freddezza storiografica le opere altrui e i fanatici di professione farebbero bene a cambiare rotta. Calogero va vissuto. A trent’anni dalla morte, avvenuta il 17 aprile del 1986, la sua filosofia continua a esprimere una vox clamantis in deserto. In un contesto inquinato dal nichilismo e dalla progressiva mercificazione dell’uomo, andrebbe senz’altro riscoperta la sua innovativa lezione pedagogica. In ogni modo, come ricorda Serge Audier in Le socialisme libéral, le sue riflessioni anticipano l’etica del discorso di Karl-Otto Apel, l’etica della discussione di Jürgen Habermas e il metodo dialogico del liberal Bruce Ackerman.

2001, il dicembre delle rivolte argentine

Nel 2001 la politica monetaria argentina e le restrizioni imposte dal Fondo monetario internazionale (Fmi) trascinarono il paese in una profonda recessione. Migliaia di argentini scesero nelle strade per chiedere le dimissioni del presidente Fernando de la Rúa dando vita al movimento di rivolta popolare noto come cacerolazo. Inizialmente le proteste, a Buenos Aires e nelle altre grandi città, erano piuttosto pacifiche, ma divennero presto violente. I manifestanti danneggiarono decine di palazzi, tra cui sedi di banche e di esercizi commerciali. Ci furono anche numerosi scontri con la polizia.

Chi sono gli elettori che hanno votato Trump?

di Carlo Formenti 
Sugli elettori di Trump si è detto tutto e il contrario di tutto: la tesi iniziale (sono stati gli operai bianchi incazzati per gli effetti della globalizzazione sulle loro condizioni di vita) è stata contestata da chi sosteneva che buona parte di quelli che lo hanno votato appartenevano a fasce di reddito medio alte. Poi la tesi iniziale è stata riformulata: non è tanto che gli operai bianchi hanno votato Trump, ma piuttosto che non hanno votato la Clinton, preferendo astenersi piuttosto che scegliere fra il minore di due mali (tesi che a me parrebbe più attendibile ove riferita ai giovani – operai e non – sostenitori di Sanders).