La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 6 gennaio 2017

De Mauro e la Scuola della Repubblica, cosa ci siamo persi

di Giulio Cavalli 
"Serve un governo che metta al primo posto la scuola. Non solo in termini di danaro – il danaro alla fine conta poco – ma in termini di cura, di attenzione. E poi serve un gran lavoro degli insegnanti, che senza essere santi ed eroi come Mario Lodi o Don Milani, devono fare in modo che gli alunni più bravi servano da sostegno e indirizzo ai meno fortunati” (da un’intervista a Linkiesta, 2016)

giovedì 5 gennaio 2017

L’unica politica del lavoro che serve: salari più alti. Intervista a Marco Revelli

Intervista a Marco Revelli di Silvia Truzzi
Professore, l’anno che si è appena chiuso ha visto gli effetti del Jobs act. Bilancio?
"Pessimo, ma facciamo una premessa: la questione del lavoro è centrale non solo perché rappresenta il cuore della crisi attuale, ma perché è il principale indicatore della mutazione genetica che ha subito la sinistra. O, se si vuole, dell’estinzione della sinistra novecentesca. E questo è evidente analizzando le politiche del lavoro dei governi di centrosinistra degli ultimi 15 anni. Per non parlare di un ministro del Lavoro come Poletti che non potrebbe figurare dignitosamente nemmeno in un governo di destra, vista la riforma che ha fatto e le sue vergognose affermazioni sui giovani: un’intera generazione è stata cancellata dall’orizzonte sociale e viene pure disprezzata. Una catastrofe antropologica è avvenuta a sinistra."

In piedi, esseri umani, la povertà è un furto

di Riccardo Petrella 
La povertà non è un fatto di natura ma il prodotto di società ingiuste perché inegualitarie e predatrici . In piedi, umanità contro il furto della vita. La povertà è il risultato dei processi di esclusione umana, sociale, economica e politica fra gli esseri umani (e tra le comunità umane) tipici delle società ingiuste fondate sull’ineguaglianza e l’appropriazione predatrice della vita. Prima di essere economica, politica o sociale, la povertà è «culturale», cioè è parte dei processi che operano nell’immaginario collettivo concreto, evolutivo delle persone, dei gruppi sociali e dei popoli. È parte della maniera di «vedere l’altro». Gli impoveriti crescono nelle nostre teste.

Marco Revelli: con voucher e Jobs Act un’intera generazione cancellata

di Domenico Camodeca 
Marco Revelli, titolare di diverse cattedre presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale ‘Amedeo Avogadro’, rilascia un’intervista al Fatto Quotidiano per esporre la sua opinione sulla condizione del lavoro in Italia. I suoi strali si dirigono verso la “mutazione genetica” subita dalla sinistra, autrice o complice delle disastrose politiche del lavoro di stampo neoliberista adottate negli ultimi 15 anni. Giudizio duro anche sul ministro Giuliano Poletti protagonista della vergognosa polemica contro i cervelli in fuga e corresponsabile dell’esplosione dei voucher, considerati da Revelli come la “certificazione per legge della precarietà”.

Abbiamo la scuola peggiore d’Europa: la meraviglia è che nessuno si ribella

di Curzio Maltese
Una ministra dell’istruzione, Valeria Fedeli, che trucca il proprio curriculum di studi inventandosi una laurea, rappresenta almeno un tocco comico nella tragedia dello smantellamento della scuola pubblica italiana. Un processo che va avanti da decenni, con vari governi, e non si arresta neppure davanti alla consapevolezza ormai diffusa che nel nuovo mondo la ricchezza delle nazioni dipende dal sapere, come mai prima nella storia. I giovani italiani, è il messaggio, lavorano poco e studiano troppo. Ed è invece l’esatto contrario. I pochi che hanno un posto, lavorano quasi il doppio di un coetaneo tedesco o francese, ma guadagnano la metà perché, fra l’altro, non hanno studiato abbastanza.

Si riducono i prezzi, Italia senza speranze

di Roberto Romano
La rilevazione Istat dovrebbe far tremare le vene ai polsi: «in media d’anno i prezzi al consumo registrano una variazione negativa (-0,1%) … è dal 1959 (quando la flessione fu pari a -0,4%) che non accadeva». L’Eurostat, invece, stima l’inflazione europea all’1,1%. Ma quanto è grave la rilevazione dell’istituto di statistica nazionale rispetto alla rilevazione europea? La deflazione italiana è l’altra faccia della medaglia della crisi di struttura dell’economia e, in fondo, del tonfo delle politiche adottate dal precedente governo. Dove c’è crescita l’inflazione si manifesta, dove la crescita non si vede l’inflazione è un miraggio.

Castro, Trump, il papa e l’Europa. Incontro con Evo Morales

Intervista a Evo Morales di Claudio Madricardo
"Fidel, come si fa la rivoluzione? Comprando armi si fa la rivoluzione!” Così ricorda uno dei suoi primi incontri con Castro all’Avana, l’attuale presidente dello Stato Multinazionale di Bolivia Evo Morales Ayma. L’allora sindacalista cocalero trovò il coraggio di ribattere al líder máximo cubano che la rivoluzione al giorno d’oggi si fa col popolo, con la sua coscienza e con il suo voto. Primo presidente indigeno e il più longevo politicamente nella storia del suo paese, Morales rimarrà in carica fino al 2019, quando la Costituzione dovrebbe obbligarlo a lasciare la mano.

Il Jobs Act, ovvero del diritto ottocentesco applicato alle dinamiche sociali odierne

di Luca Fantuzzi
Ponendosi in prospettiva storica, l'esperienza dei tre governi dell'offensiva neoliberista in Italia (Monti, Letta, Renzi) sarà simboleggiata essenzialmente dalla riforma del mercato del lavoro e di quello pensionistico, prima con la Legge Fornero e poi con il Jobs Act (che della Legge Fornero è sostanzialmente la continuazione e l'inasprimento). Non ci vuole un particolare sforzo di fantasia nel pensare che i prossimi, invece, saranno gli esecutivi del taglio definitivo del welfare (a compendiarli, immagino una riforma complessiva del Sistema Sanitario Nazionale, che certo sarebbe stata assai più facile se al referendum costituzionale voluto da Renzi avesse vinto il fronte del "sì").

In deflazione dopo 57 anni: inutili gli 80 euro di Renzi

di Roberto Ciccarelli 
Non sono bastati gli 80 euro di Renzi e l’alluvione monetaria della Bce di Draghi con il quantitative easing: per l’Istat nel 2016 l’Italia è rimasta in deflazione. è la prima volta che succede da oltre mezzo secolo. Nel 1959 la flessione dei prezzi al consumo fu dello 0,4%. Oggi dello 0,1%. Può avere influito l’accordo tra i paesi Opec a inizio dicembre sulla riduzione dell’estrazione del petrolio con l’obiettivo di aumentarne le quotazioni. Il greggio è tornato sopra quota 50 dollari e ad affossare l’indice generale è stata proprio la componente energetica.

Lottare nella Gig Economy

di Clash City Workers 
Con l’espressione gig economy si indica generalmente un modello economico dove la prestazione lavorativa non è pensata come duratura e continuativa, ma come saltuaria, discontinua, on demand. Ha conosciuto una certa popolarità da un anno a questa parte, anche a causa del suo utilizzo da parte di Hillary Clinton in alcuni discorsi della sua campagna elettorale. Può essere inserita nella vasta famiglia che include anche la sharing economy, e con essa tutti quei termini che negli ultimi anni hanno cercato di definire – più a livello mediatico che sul piano scientifico – forme economiche che si pretendono nuove, ‘oltre’ il funzionamento del sistema capitalistico per come l’abbiamo conosciuto nel corso del XX secolo.

Au revoir Monsieur Socialismo

di Marco Assennato
Una tendenza continentale.
La governance europea sembra destinata a ristrutturarsi in direzione di una relativa cessione di sovranità dal centro verso le macro-aree nazionali, seppure in modo contraddittorio ed in una situazione sempre più instabile. Occorre allora interrogarsi sulla natura politica di questa tendenza: sulla sostanza concreta che potrebbe incarnare le richieste crescenti di decentramento e cessione di sovranità. A prima vista si può affermare che, mentre proliferano filtri, frontiere, muri e controlli, l’integrazione finanziaria e dei mercati resta forte e rivendicata anche da quei paesi che prima degli altri hanno imboccato la strada del nazionalismo.

Ritorno al futuro: le origini del capitalismo

di Benjamin Bürbaumer 
Il dibattito in seno al marxismo sulle origini del capitalismo rimanda in larga misura ad una valutazione dell'evoluzione del pensiero di Marx. Tuttavia, questo dibattito è ugualmente determinato dal contesto concreto in cui ha luogo. Ne L'Ideologia Tedesca e nel Manifesto del Partito Comunista, il giovane Marx ha presupposto le origini del capitalismo più che spiegarle [*1]. Il progresso tecnologico vi gioca un ruolo centrale in quanto «il regime feudale della proprietà» viene presentato come carico di «catene» che ostacolano lo sviluppo delle forze produttive, e dichiara che andrà in pezzi per questa ragione [*2].

Il «renzismo» finisce tra le macerie, tre anni di falso movimento

di Andrea Colombo 
A modo loro anche i dati sulla deflazione, sconfortanti nonostante la lieve ripresa dei prezzi a dicembre, sono per il governo una battaglia persa. Una delle tante che rendono la promessa di continuità con il governo Renzi ribadita da Paolo Gentiloni una chimera. La deflazione non è un incidente imprevisto. È una tempesta annunciata, contro la quale l’Europa e la stessa Italia hanno cercato di proteggersi per tempo. Da noi è andata molto peggio che altrove.

La grande controffensiva delle élites

di Carlo Formenti 
In un articolo uscito la vigilia dello scorso Natale su queste pagine scrivevo che non era il caso di illudersi: la vittoria del No nel referendum che ha bocciato la “riforme” renziane, non rallenterà gli sforzi delle élites per de – democratizzare il sistema politico (dal quale, per inciso, decenni di controrivoluzione liberal liberista hanno già espunto molti elementi di democrazia). Al contrario, argomentavo, gli sforzi in tale direzione si moltiplicheranno perché per le caste politiche, economiche, accademiche, e per il sistema dei media che le sostiene, la distruzione di quanto resta della democrazia è questione di sopravvivenza.

Egemonia e pedagogia. Una critica delle interpretazioni di Gramsci

di Massimo Baldacci 
L’interesse pedagogico per il pensiero di Gramsci ha conosciuto una svolta circa mezzo secolo fa. Difatti, nel Convegno di Studi gramsciani di Cagliari, del 19671, sono presenti due sezioni a tematizzazione pedagogica: Educazione e Scuola in Gramsci (con una relazione di Borghi e interventi di Bertoni Jovine, Lombardi, Masucco Costa, Dentice di Accadia); Il problema dell’educazione e l’organizzazione della cultura, con relazioni di Manacorda, Lombardi e Vasoli. Inoltre, sempre nel 1967, per i tipi degli Editori Riuniti, esce una ponderosa antologia del pensiero di Gramsci intitolata La formazione dell’uomo. Si tratta di una capillare raccolta degli scritti gramsciani 

Ripartiamo dall’educazione alla complessità

di Giulio Cavalli 
Non è questione di post-verità, ministeri della verità o giudici popolari per il giornalismo: siamo un Paese disabituato alla complessità. Ed è un analfabetismo coltivato scientemente e chirurgicamente da chi, nel corso di tutti questi ultimi anni, ha lavorato duramente per banalizzare tutto ciò che si poteva banalizzare. Una semplificazione ossessiva che consente a chi tiene le redini del gioco di ritrovarsi raramente a dovere dare delle spiegazioni: in epoca di turbobanalizzazione o si è a favore o si è contro perché il dibattito è solo un’inutile perdita di tempo e i tifosi bramano il goal o il prossimo fallo da dietro per falciare l’avversario.

Se il lavoro torna al centro del dibattito

di Esmeralda Rizzi 
La Cgil ha incassato un primo importante risultato della sua #SfidaXiDiritti. Lavoro e diritti nel lavoro, derubricati a privilegi da abolire in nome di un’idea malata di modernità, sono tornati al centro del dibattito. Se ne discute, se ne parla in tv, sul web, nell’informazione cartacea e soprattutto sono tornati a parlarne, arrivando persino a ipotizzare interventi correttivi, i rappresentanti di quella stessa politica che per mesi aveva liquidato il problema come un non-problema.

Marx e la sua rilevanza post-marxista: una rassegna

di Bernhard H. F. Taureck
Quattro libri su argomenti diversi ma interconnessi. Sul TTIP [Transatlantic Trade and Investment Partnership]1 come dernier cri della globalizzazione2. Su Piketty come sostenitore di un capitalismo dinamico3. Su Polanyi e Nancy Fraser come analisti dell’emancipazione4. Sul capitalismo come concetto-base per la comprensione del nostro mondo politico5.  Una premessa. Ogni studio che si occupi anche per via indiretta di Marx deve rispondere in maniera criticamente differenziata a tre domande, che lo faccia o meno in maniera consapevole, programmatica o esplicita. La prima domanda è la seguente: che cosa accade nel modo in cui viene descritto [da Marx]? La seconda domanda suona: che cosa viene spiegato con ciò? La terza domanda è: che cosa viene previsto in maniera argomentata? 

Chi ha paura dei referendum sul Jobs Act?

di Luigi Mariucci 
Circolano vari tentativi di ridimensionare la portata e il significato dei referendum sul Jobs Act promossi dalla Cgil. In alcuni casi si ipotizzano modifiche della disciplina tali da consentire il superamento del quesito referendario. Così in materia di voucher. In questo caso non sarebbe da escludere la congruenza di una modifica legislativa che riportasse l’uso dei voucher alla fisionomia originaria, intesi come forma di compenso per prestazioni davvero occasionali e limitate a specifiche categorie (pensionati, studenti,disoccupati).

Belgio, la sinistra radicale sempre più forte

di Gjecko e Gianluca Baranelli
Da qualche mese a questa parte, in Belgio, si sta ritagliando un grande spazio quello che fino a poco tempo fa era un piccolo partitino fuori da ogni schema politico rilevante. Si tratta del Partito dei Lavoratori del Belgio, forza politica nata alla fine degli anni 70 e per decenni capace di raccogliere solo pochissime decine di migliaia di voti a livello nazionale, e a vivere la maledizione dell’1%, mai raggiunto a livello nazionale fino al 2009 e mancato per una manciata di voti alle elezioni europee del 1994.

Socialismo e imprese cooperative

di Gianfranco Sabattini
In un articolo apparso sul n. 116/2015 di “Studi Economici”, Gaetano Cuomo (“Imprese cooperative e democrazia economica”), recensendo un saggio di Bruno Jossa (“Un socialismo possibile. Una nuova visione del marxismo”), afferma che la tesi di quest’ultimo “sul socialismo possibile può apparire a prima vista come un contributo tutto interno al dibattito marxista sull’attualità dl socialismo e sulle forme che esso dovrebbe assumere alla luce di quanto è accaduto a partire dalla caduta del muro di Berlino”. Ciò, però, a parere di Cuomo, sarebbe solo un aspetto del contenuto del saggio di Jossa, in quanto ad esso sotteso vi sarebbe una “parte del dibattito teorico che, nell’ultimo secolo, ha impegnato gli economisti sulla compatibilità tra mercato e socialismo e sulla teoria economica dell’impresa autogestita o cooperativa”.

La grande ammuina

di Augusto Illuminati 
Privato della delega ai Servizi, l’infido ex-Lothar dalemiano Minniti (quello che “risolse” il caso Ocalan gettandola in bocca ai turchi) si rifà alla grande scatenando una campagna contro i migranti “clandestini”, ovvero resi tali dal combinato disposto di una legislazione nazionale ed europea assurda sui flussi e sul diritto d’asilo e dalle esigenze del mercato nero del lavoro. Diciamo subito che si tratta di un’ammuina, inefficace rispetto agli obbiettivi proclamati, ma di un’odiosaammuina perché legittima istituti nefasti e illegali come i Cie e scatena un’ondata di xenofobia e razzismo che copre altri e ben più gravi problemi del momento, a cominciare dalla crisi bancaria e occupazionale.

Sadiq Al Azm, l’intellettuale siriano che ha lottato tutta la vita per la libertà

di Catherine Cornet
Sadiq Jalal al Azm è morto a Berlino l’11 dicembre. Per alcuni sarà stato solo un altro “rifugiato” siriano, un problema per la rielezione della cancelliera Angela Merkel. Ma nella realtà era uno dei più importanti intellettuali arabi, uno spirito libero e critico tanto dell’islam quanto dell’autoritarismo. Filosofo kantiano, con un dottorato a Yale, fu un marxista contrario allo stalinismo quando era scomodo esserlo, e un critico di Edward Said quando il maestro palestinese era all’apice della sua influenza sugli intellettuali arabi dopo il successo di Orientalismo.

Resistenza e speranza. 12 lotte di movimenti sociali che ci hanno ispirati nel 2016


Questo testo è stato pubblicato sul sito del Transnational Institute (TNI), un Istituto Internazionale impegnato nel costruire un mondo giusto, democratico e sostenibile. Fondato nel 1974 da un gruppo di ‘ricercatori attivisti’, per più di 40 anni TNI ha fornito una opportunità unica di collegamento tra movimenti sociali, studiosi impegnati e politici. Inutile negarlo: il 2016 è stato un anno terribile per tutti coloro che hanno a cuore la giustizia sociale e ambientale. Tuttavia, anche in questo scenario sconfortante ci sono state lotte e vittorie importanti dei movimenti sociali. Vi presentiamo qui 12 storie che sono fonte di ispirazione per noi, ora che stiamo per iniziare il 2017.

Diamo sangue nuovo al nostro sistema culturale. Intervista a Salvatore Settis

Intervista a Salvatore Settis di Silvia Truzzi
Professore, qualche settimana fa ha scritto che le nostre città si stanno trasformando in un “agglomerato di periferie, divorando al tempo stesso il loro cuore antico e le circostanti campagne”. Cosa si può fare per arginare il fenomeno? 
"Il trionfo delle periferie ha una conseguenza particolarmente negativa nello svuotamento dei centri storici, i quali più si spopolano più sono oggetto di operazioni di gentrification, cioè di mutazione commerciale. Si stanno creando confini interni alla città, che sono confini di natura sociale.

La pipeline, i Sioux e la loro battaglia

di Dan Wilberforce 
Sono arrivati da molti posti diversi, non hippies o eco-attivisti, come li definirebbe la destra conservatrice, ma banchieri e camerieri, avvocati e soldati, contabili e veterinari, repubblicani e democratici. Questo è quello che hanno potuto vedere coloro che hanno avuto il privilegio di assistere in prima persona alle imponenti proteste nella riserva di Standing Rock, in Nord Dakota, Stati Uniti d’America. Una delle più grandi dimostrazioni, solidale, in difesa dell’ambiente e dei diritti; una presa di coscienza collettiva e il rifiuto concreto di lasciare che il passato si ripeta. Questo movimento, che in varie occasioni si è rivelato difficile da raccontare, è ed è sempre stato, un movimento estremamente umano, la cui efficacia è dovuta alla determinata dedizione alla protesta non violenta.

Un’ipocrisia tutta italiana

di Alessandro Dal Lago
La protesta del Centro di prima accoglienza di Cona, in seguito alla morte di una donna ivoriana, fa emergere le contraddizioni, le ipocrisie, l’arretratezza civile e istituzionale dell’Italia quando si affronta la questione dei migranti. E porta alla luce, se solo si dà un’occhiata ai blog e ai commenti online sui quotidiani, quanto di torbido si muove nella pancia del paese (e che viene sfruttato a fini elettorali non solo dai movimenti xenofobi e populisti, ma anche da alcuni ministri del governo post-renziano). Con metà di un continente, l’Asia, in preda a guerre di ogni tipo, e con un altro, l’Africa, stremato da fame, povertà, conflitti armati, dittature e guerre per bande, pensare di fermare migranti e profughi è peggio di un’illusione: è un puro e semplice incentivo alle stragi nei deserti e in mare.

Axel Honneth. L'idea di socialismo, un sogno necessario

di Matteo Giangrande 
Nel libro L'idea di socialismo, Axel Honneth, direttore dell'Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, si propone di mostrare come nell'idea di socialismo ci sia ancora da cercare una «scintilla viva». Quando anche le società europee e nordamericane sono percorse da situazioni di latente disagio che suscitano ondate di indignazione acritica e senza prospettiva di un cambiamento reale, Honneth avverte il bisogno di tornare a sperare in un'alternativa al capitalismo che faccia riattivare e convergere le lotte politiche per il riconoscimento nella direzione dell'ideale di una società «socialista».

Le Pen presenta la sua ricetta, nazionalismo, Stato, xenofobia

di Martino Mazzonis
«In nome del popolo». Lo slogan di Marine Le Pen non lascia spazio a equivoci, così come la promessa di fare una campagna elettorale per le elezioni di aprile che sia un incontro diretto con i francesi. La candidata del Front National si è presentata alla stampa per il lancio ufficiale della campagna e comincia proprio con un elogio della libertà di stampa e con una critica alla Turchia che imprigiona i giornalisti. Un modo abile per parlare del modo in cui la sua campagna verrà seguita e descritta, un modo di aprire una nuova stagione e di fornire una immagine lontana da quella del padre Jean Marie, questo è il momento di fare il salto definitivo, se davvero vuole provare ad arrivare al secondo turno e essere competitiva.

I referendum sul lavoro

di Silvia Borelli
Il 9 aprile dello scorso anno la Cgil ha iniziato la raccolta delle firme per la proposta di legge di iniziativa popolare «Carta dei Diritti Universali del Lavoro ovvero nuovo Statuto di tutte le Lavoratrici e di tutti i Lavoratori», e per tre quesiti referendari. In poco meno di 3 mesi sono state raccolte e depositate in Cassazione 3 milioni e trecentomila firme, 1 milione e centomila per ciascuno dei tre quesiti. Con ordinanza depositata il 9 dicembre 2016, l’Ufficio centrale per il referendum presso la Cassazione ha dichiarato le richieste dei tre quesiti conformi a legge. La Corte costituzionale si pronuncerà sull’ammissibilità delle richieste l’11 gennaio 2017.

La deflazione non si affronta con la Renzinomics

di Franco Astengo
Questa è la premessa doverosa: banche in paradiso, contribuenti all'inferno: salvate dallo Stato eludono il fisco. Dall’istituto di Siena a Intesa, da Unicredit a Mediolanum: ecco come i grandi gruppi del credito eludono il fisco italiano attraverso le loro controllate in Lussemburgo, a Bermuda e nelle Cayman. Ma quando le cose vanno male, lo Stato deve intervenire con miliardi di soldi pubblici. Segue la notizia: Italia in deflazione. Nel suo comunicato sui prezzi, l’ISTAT dice che il 2016 è stato per l’Italia il primo anno di deflazione dal 1959. Nell’anno appena terminato, in Italia i prezzi sono calati dello 0,1 per cento rispetto al 2015. Nel 1959 calarono dello 0,4 per cento rispetto all’anno precedente.

Appunti femministi a partire dal movimento delle donne «Ni una menos» in Argentina

di Gabriela Rodriguez Rial e Cecilia Abdo Ferez
C’è un discorso dominante all’interno del movimento «Ni una menos»?[2] Sarebbe possibile crearlo, vista l’eterogeneità delle voci presente nelle manifestazioni di piazza e l’incommensurabilità tra le diverse richieste e posizioni, nonché la traduzione interessata che ne fanno numerosi media? Se il femminismo fosse il discorso dominante (o perlomeno avesse la possibilità di diventarlo) in «Ni una menos» ‒ il che risulta assai problematico, sebbene per noi si tratti di una scommessa importante – allora tale movimento potrebbe iscriversi nell’ambito del dibattito femminista e questo permetterebbe di pensarne i limiti e le potenzialità rispetto alla questione di «come dargli seguito».

Basta logiche emergenziali, serve un controllo dei centri

Intervista a Mauro Palma di Rachele Gonnelli
Si appresta a partire per ispezionare tutti e cinque i Cie esistenti (Caltanissetta, Bari, Roma-Ponte Galeria, Torino e Brindisi) e tutti e quattro gli Hotspot (Lampedusa, Pozzallo,Taranto e Trapani), Mauro Palma, presidente del collegio del Garante nazionale delle persone detenute e private della libertà personale. «Li voglio visitare tutti entro gennaio», annuncia. Ma dopo la rivolta di Cona non vorrebbe limitarsi a questi, vorrebbe mettere il naso nelle altre mega strutture per migranti.

Tante tasse, zero welfare: 2017 al buio per le partite Iva

di Lidia Baratta 
Sul tavolo del 2017, per le partite Iva, restano solo le solite briciole. Regimi fiscali altalenanti e tante, troppe regole diverse. Mentre il famoso Statuto del lavoro autonomo, che un anno fa usciva dalle stanze di Palazzo Chigi promettendo tutele e semplificazioni, viaggia ancora a ritmo lento. Il 21 dicembre, dopo la crisi del governo Renzi, è ripartito in commissione Lavoro della Camera, e dal 10 gennaio inizieranno le audizioni. Ma sui tempi nessuno può scommetterci.

La tagliola del debito pubblico. Un buco costruito ad arte

di Stefano Porcari
L’Italia è l’unico paese tra paesi dell’Eurozona ad aver sempre registrato un saldo primario positivo, con l’unica eccezione del 2009 quando l’ultima crisi ha fatto saltare i conti di tutti. Ciò significa che il saldo tra le entrate e le uscite dello Stato è positivo, insomma non si spende affatto più di quanto entri nelle casse pubbliche, come verrebbero farci credere i soloni del Corriere della Sera. Il problema è che il saldo positivo viene trascinato in basso dagli interessi pagati sul debito pubblico. E qui viene il salasso dal quale ci si dovrebbe liberare come una zavorra.

Mille nuovi precari al Mibact: volontari al posto dei lavoratori

di Roberto Ciccarelli 
Nuovo anno, stessa musica al ministero dei beni culturali. Dopo il bando per 29 volontari del servizio civile impiegati per compiti di spiccata professionalità durante il Giubileo, ne sono stati emanati altri due per 1121 volontari. Il primo bando richiede 71 volontari per il Mibact, 17 per il Ministero dell’Ambiente e 22 per il Ministero dell’Interno. Il secondo, pubblicato il 2 gennaio prevede 1050 volontari del Servizio Civile, di cui mille andranno al Mibact. Questi ultimi saranno inquadrati nel fallimentare progetto «Garanzia giovani», lavoreranno in 215 sedi su tutto il territorio nazionale.

Sempre sulla stessa pelle

di Global Project 
In Italia, ogniqualvolta accadono tragedie che riguardano le migrazioni e che hanno come vittime i migranti, ci troviamo di fronte al solito duplice schema di reazioni. Da un lato c’è chi, come il leader della Lega Nord Salvini, mette in moto lo sciacallaggio razzista inneggiando ad «espulsioni di massa». Un atteggiamento odioso di per sé, ma alimentato dalla lettura mainstream dei fatti di cronaca che, nel caso della morte di Sandrine Bakayoko e delle successive proteste dei migranti concentrati a Cona, ha immediatamente enfatizzato il dato della “rivolta”, dando risalto ad elementi di ordine pubblico e mettendo in secondo piano, o a volte sottacendo, la morte della ragazza ivoriana.

Il Salvador sta cambiando modello. Intervista a Jaime Miranda Flamenco

Intervista a Jaime Miranda Flamenco
A 25 anni dalla firma degli accordi di pace che, il 16 gennaio, hanno posto fine a 12 anni di guerra civile, il Salvador presiederà quest’anno la Celac, la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici che comprende tutti i paesi americani meno Usa e Canada. In sette anni di governo del Fronte Farabundo Marti per la Liberazione Nazionale (Fmln), il paese ha messo al centro l’inclusione e la lotta alle disuguaglianze. Ne abbiamo parlato con Jaime Miranda Flamenco, viceministro degli Esteri con delega alla Cooperazione per lo sviluppo, venuto in Italia per un incontro con gli imprenditori che si è svolto all’Ila, l’Istituto italo-latinoamericano.

CIE: la scelta miope del Governo

di Duccio Facchini
Proporre la riapertura dei Centri di identificazione ed espulsione senza riformare la legge “Bossi-Fini” sull’immigrazione è una scelta “totalmente irragionevole”. A pochi giorni dalla circolare diffusa dal ministero dell’Interno il 30 dicembre scorso e sottoscritta dal Capo della polizia Franco Gabrielli, l’Associazione per gli studi giuridici immigrazione (ASGI, www.asgi.it) prende la parola per esprimere “sconcerto e forte preoccupazione”.

La controriforma dei “bonus” per tutti che alimenta le disuguaglianze

di Rocco Artifoni
Con il nuovo anno, oltre a 500 euro per gli insegnanti e per i diciottenni, sono in arrivo anche 800 euro per le donne partorienti e 1.000 euro per la frequenza dell’asilo nido. Sono stanziamenti previsti dall’ultima legge di bilancio, che destina 600 milioni di euro per il 2017 al “pacchetto famiglia”. Finalmente un po’ più di attenzione alle famiglie, in particolare con contributi a sostegno della natalità – verrebbe da commentare. Se l’intenzione appare buona, non si può dire altrettanto per le modalità scelte per realizzare questo obiettivo. Infatti, stando a quanto dichiarato finora da esponenti del Governo, questi incentivi verranno concessi a tutti, cioè riguarderanno tutte le famiglie senza limiti di reddito.

La post-verità è il frutto avvelenato della democrazia

di Giovanni De Plato 
La post-verità o meglio la post-fattualità sembra accreditarsi come il nuovo mantra che tutto spiega. Il rivoluzionario paradigma che permetterebbe, secondo intellettuali, analisti, commentatori e altri entusiasti, di chiarire i misteri della politica e di decifrare la complessità dei fenomeni sociali, oltre che fornire una plausibile spiegazione della crisi inedita del sistema democratico e delle sue istituzioni. La rivoluzione tecnologica introdotta nei paesi occidentali comporta, oltre ai tanti benefici, anche l’aberrante inquinamento delle menti dei cittadini dovuto all’affermarsi di una cultura della falsità e della diffamazione.

Lotta alla povertà? Serve una misura universale. Intervista a Cristiano Gori

Intervista a Cristiano Gori di Filippo Santelli 
"Non basta introdurre il reddito di inclusione. Bisogna, già da subito, definire un percorso che lo renda universale. Altrimenti rimarrà una riforma interrotta". Cristiano Gori è professore di Politiche sociali all'Università di Trento, ma anche coordinatore scientifico dell'Alleanza contro la povertà, il gruppo di associazioni che per primo ha proposto di introdurre in Italia uno strumento contro l'indigenza. "Un fenomeno che in questi anni di crisi ha rotto gli argini".

Per una bussola dei movimenti contro la guerra


di No Dal Molin
Per anni ci hanno abituato al fatto che la guerra non fosse più parte dell’Unione Europea: fin dal secondo dopoguerra, l’aggressione militare e l’occupazione degli altrui territori sono state evacuate dallo spazio dall’Europa e dall’Occidente in generale. Evacuate, appunto. La guerra come relazione con i Paesi considerati terzi, con coloro che non hanno mai fatto parte dell’Asse Atlantico, non ha mai smesso di esistere in quanto mezzo per definire i rapporti di forza tra potenze mondiali durante la Guerra fredda.

Dai beni ai servizi: come cambiano i consumi italiani in un decennio di crisi

di Luca Aterini
L’economia italiana nel corso dell’anno appena concluso è rimasta nel solco di «un percorso di ripresa iniziato nel 2014», anche se con «ritmi di crescita modesti», trainata soprattutto dai «consumi delle famiglie, mentre le altre componenti della domanda hanno deluso». Affacciandoci nel 2017, avverte il Rapporto Coop appena pubblicato, le cose potrebbero presto cambiare. La prima avvisaglia arriva dall’Istat. Per la prima volta dal 1959, l’Italia ha sperimentato un periodo di deflazione, con una variazione negativa (-0,1%) dei prezzi al consumo; lo stesso indice nel mese di dicembre, però, ha registrato «un aumento dello 0,4% rispetto al mese precedente e dello 0,5% nei confronti di dicembre 2015», trainato dai prezzi dei servizi relativi ai trasporti, degli energetici non regolamentati e degli alimentari non lavorati.

2017: cantieri, buoni propositi e giochi d’azzardo. Ma prima i fondamentali

di Mirko Tutino
La fine dell’anno e l’inizio di un nuovo anno sono da sempre il momento dei bilanci e delle aspettative. La politica non è esente da questa pratica ed anche a sinistra si fatica a seguire l’insegnamento di Antonio Gramsci che 101 anni fa, scagliandosi contro la ripetitività dei buoni propositi del Capodanno, li descriveva come scadenze “che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo ed il preventivo per la nuova gestione“.

Zapatisti, Elezioni e CoScienze per l’Umanità

di Perez Gallo
Mentre da Ankara ad Aleppo, da Berlino ad Istanbul, il 2016 si è chiuso con il sangue degli attentati e con i preludi di un possibile nuovo scontro planetario, nelle montagne del Sudest messicano le e gli zapatisti, che di quarta guerra mondiale parlano da almeno vent’anni, hanno puntato forte sull’organizzazione, affinché di fronte alla “tormenta” in arrivo quelle e quelli in basso e a sinistra possano non essere solo vittime di una carneficina, ma artefici e protagonisti di un cambiamento possibile. Lo hanno fatto a modo loro: spiazzando.

Svezia, esperimento di welfare: lavorare meno, lavorare tutti?

di Alexander Damiano Ricci
Lavorare 6 invece che 8 otto ore al giorno riducendo considerevolmente il monte ore settimanale degli impiegati. Si tratta del nocciolo concettuale di un esperimento di welfare che è stato condotto per due anni – dal febbraio del 2015 a oggi -a Goteborg, in Svezia. Secondo quanto riportato dal The Guardian, i risultati qualitativi legati alla salute degli impiegati e dei pazienti coinvolti indicano un importante effetto positivo. La diminuzione delle ore di lavoro ha comportato una riduzione del 10 per cento nelle assenze per malattie. Inoltre, comparando l’indice di salute percepito degli impiegati coinvolti con un gruppo di controllo (che durante lo stesso periodo, ha lavorato 8 ore al giorno), si nota un incremento del 50 per cento nel livello di benessere tra i primi.

Inflazione/Deflazione? Non scherziamo, l'Italia potrebbe diventare una camera a gas

di Fabio Sebastiani 
Nel 2016, l’Italia risulta nel suo insieme in deflazione. Negli scorsi 12 mesi i prezzi al consumo registrano una variazione negativa (-0,1%): è dal 1959 (quando la flessione fu pari a -0,4%) che non accadeva. Lo rileva l’Istat comunicando i dati provvisori sui prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC).
Peccato che questo dato non sarà più vero nei prossimi mesi. L’inflazione potrebbe tornare, e molto più decisa che non nelle fasi precedenti. E la rilevanza mediatica che viene data oggi rischia di produrre più di qualche effetto distorsivo. 

Questo luogo non è un centro di accoglienza. Intervista a Nicola Fratoianni

Intervista a Nicola Fratoianni di Ernesto Milanesi 
Due ore abbondanti all’interno dell’ex base missilistica, insieme a Giovanni Paglia (che aspetta sempre dal Viminale risposta all’interrogazione presentata a novembre), e la conferma di una certezza: «Questo luogo si può chiamare in tanti modi, ma è tutto tranne che un posto di accoglienza». Nicola Fratoianni, 44 anni, deputato di Sinistra Italiana e ultimo coordinatore di Sel, sintetizza così la visita: «Cona era e resta una bomba ad orologeria, come del resto denunciamo da tempo. È un centro concentrazionario dove sono ammassati 1.400 corpi.

Coro di no ai Cie in ogni regione, contrari anche M5S, Caritas e Cgil

di Leo Lancari
Dopo il no ricevuto da sindaci e governatori, ieri anche il sindacato ha respinto la proposta del ministro degli Interni Marco Minniti di riaprire i Cie, contestando soprattutto l’equazione che equipara gli immigrati irregolari ai terroristi. «Non è alimentando il clima di paura che si combatte il terrorismo» ha detto il segretario nazionale della Cgil, Giuseppe Massafra, ribadendo la «nostra contrarietà all’apertura di nuovi centri di identificazione e di espulsione in ogni regione». Ma il giro di vite annunciato dal titolare degli Interni continua a dividere anche il Pd.