La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 13 gennaio 2017

Voucher, i trucchi di Poletti per neutralizzare il referendum

di Roberto Ciccarelli 
La strategia per neutralizzare i referendum Cgil continua. Dopo la decisiva sentenza della Corte Costituzionale che ha cassato il quesito sull’articolo 18, il ministro del lavoro Giuliano Poletti ha aperto a un ripensamento dell’ultima frontiera del precariato: i voucher. Poletti ha ribadito che, tra febbraio e marzo, dopo l’esito del monitoraggio sulla tracciabilità dei «buoni lavoro», e comunque prima dell’indizione dei due referendum, il governo apporterà le modifiche ai voucher invocate da tutti. Ieri ilministro sembra essersi anche sbilanciato: «Noi riteniamo necessario intervenire per riportare i voucher alle loro ragioni originali – ha detto – Non stiamo immaginando un maquillage per evitare il voto».

giovedì 12 gennaio 2017

Una sentenza politica per disinnescare i referendum

di Alfonso Gianni 
Mai come nel caso della decisione della Corte Costituzionale di bocciare il referendum sull'articolo 18, sarebbe giusto dire che bisogna aspettare di leggere con attenzione le motivazioni della sentenza, quando essa sarà stesa e resa pubblica. Per farsene o no una ragione. Non certo per quella sciocchezza che si sente dire per cui le sentenze si applicano e non si commentano. Le sentenze, comprese quelle della magistratura ordinaria, si commentano eccome, proprio perché volenti o nolenti si devono applicare. Ma perché la curiosità di sapere a quale appiglio motivazionale la maggioranza dei giudici della Corte si sono aggrappati per esprimere un simile diniego è davvero forte.

Come sarà la nostra società nei prossimi decenni?

di Wolfgang Streeck 
La mia immagine della società futura - nella misura in cui sento di poterne fornire una - è desolante. Pensando alla società dell'Europa Occidentale e del Nord America - la regione del capitalismo avanzato - immagino la continuità di una lunga tendenza di declino sociale, il quale è già in atto da decenni: crescente disuguaglianza, stagnazione economica, aumento dell'insicurezza, frammentazione politica. Mai come prima nell'epoca moderna, "noi" abbiamo perso il controllo su dove è diretto il nostro mondo. Ringraziamo ancora la nostra fortuna di vivere sotto il comando di un'utile mano invisibile che agisce sempre al momento giusto, così come ringraziamo la nostra capacità di improvvisare, la nostra resistenza alla pressione. Tuttavia, in realtà, non sappiamo più fino a che punto tutto questo reggerà.

Il primo colpo della battaglia elettorale

di Norma Rangeri
Quale sarebbe la forza di una campagna referendaria sul lavoro in Italia non è difficile da immaginare. Quale valenza avrebbe, per la sinistra, ingaggiare, così come è già accaduto per il referendum sulla Costituzione, una battaglia elettorale, politica, culturale sul tema cruciale dell’occupazione è altrettanto evidente. Aver dichiarato inammissibile il quesito sull’articolo 18, come ha fatto ieri la Corte Costituzionale, è sicuramente un pessimo segnale, ma non decisivo. Certo, una Repubblica che si proclama fondata sul lavoro sforna, nella realtà, leggi che negano la pari dignità tra lavoratore e datore di lavoro (ti licenzio, il perché non ti riguarda, prendi un bonus e a casa). Vedremo quali saranno le motivazioni della sentenza per un esito comunque combattuto tra i 14 giudici.

Dai comitati per il No un movimento autonomo e di massa: restiamo in campo

di Alfiero Grandi 
“Abbiamo straperso”. È il giudizio condivisibile di Matteo Renzi sulla vittoria del No al referendum, ma la condivisione finisce qui. Il 70% di votanti è una partecipazione d’ altri tempi: ha smentito la previsione che un’ alta affluenza avrebbe favorito il Sì e reso evidente che i cittadini votano quando pensano di contare nelle decisioni. Il No ha superato i 19 milioni di voti, un risultato che si può raggiungere solo sommando ragioni diverse. Vediamole: 1) Insoddisfazione di quanti hanno trovato il racconto ottimistico di Renzi stridente con la realtà; 2) Fastidio per le presenze oltre il limite dell’ ex premier in tv, radio, giornali; 3) Costi esagerati della campagna elettorale in contrasto col proclamato taglio dei costi della politica; 4) Critica di fondo al governo anche da settori della maggioranza; 5) Contrarietà di massa alle deformazioni della Costituzione.

Il miracoloso mondo del reddito universale

di Michel Husson 
Che una società garantisca a tutti i suoi membri un reddito evidentemente è un obiettivo legittimo. Questo tuttavia non implica l’adesione a qualsiasi progetto di reddito universale, di base, ecc. Tali progetti si basano, infatti, su un postulato sbagliato, e portano a un vicolo cieco strategico, rinunciando al diritto all’occupazione.
Addio piena occupazione, viva il reddito
L’idea di un reddito incondizionato si incarna in molteplici progetti.[1]. Al di là delle differenze tra loro, tuttavia, tutti si sviluppano all’intersezione di due proposte più o meno esplicite. La prima è nota: gli aumenti di produttività determinano l’irraggiungibilità della piena occupazione.

Una costituente delle idee a sinistra e un patto prima del voto. Intervista a Giuseppe Civati

Intervista a Giuseppe Civati di Daniela Preziosi 
Pippo Civati, per la Consulta il quesito sull’articolo 18 è inammissibile. Secondo lei è una decisione politica?
"Non faccio retroscena né quando le sentenze della Corte Costituzionale mi piacciono né quando non mi piacciono. Abbiamo festeggiato tante volte la Consulta quando impartiva lezioni al governo, stavolta non possiamo fare il contrario."
Restano i quesiti sui voucher e sulle imprese appaltanti.
"E su questi siamo scatenati. Quella dei voucher per noi è stata una battaglia dall’inizio, anche perché ridurre la precarietà era un mantra del jobs act. I risultati sono noti. È una questione complessiva, non cade l’interesse per la battaglia referendaria. L’unico referendum che Renzi poteva vincere è quello sull’articolo18.

Una decisione politica. La consulta boccia il quesito sull'art.18

di Clash City Workers
Alla fine è successo quello che speravamo non accadesse. Chiamata ad esprimersi sull’ammissibilità dei quesiti referendari, la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito sull’articolo 18, lasciando in piedi quello sull’abolizione dei voucher e quello sulla responsabilità sociale negli appalti. A quest’ora probabilmente, nelle stanze di Governo come nei consigli di amministrazione delle grandi imprese, in molti stanno tirando sospiri di sollievo: il cuore della loro riforma, l’abolizione dell’art.18, è salvo. Potranno continuare a far leva sul terrore del licenziamento discriminatorio (travestito da licenziamento illegittimo), per impedire a noi lavoratori di organizzarci sui posti di lavoro, per trasformare la nostra rabbia in paura, e la paura in rassegnazione, mentre con una mano ci rendono più “flessibili” e sfruttabili, e con l’altra delocalizzano e licenziano.

Per comprendere la natura dello Stato Sociale e la sua crisi

di Giovanni Mazzetti 
Abbiamo più volte sottolineato, nei nostri precedenti quaderni, che stiamo attraversando una situazione nella quale prevale uno stato di confusione sociale generale. La maggior parte di noi non sa infatti che cosa sta succedendo, e anche quando ripete continuamente che “siamo in crisi”, ne ha un’idea vaga, come quelle dei nostri lontani antenati sui terremoti e sulle epidemie. Né possiamo far affidamento sui responsabili della cosa pubblica che, spesso in coro con i loro stessi oppositori, si ostinano a ripetere vecchi luoghi comuni validi in passato. In molti rinunciano così a cercare un senso della situazione, o si appoggiano sull’ipotesi opportunistica che tutto dipenda da comportamenti devianti di individui malvagi, che, cercando il loro tornaconto, causano un danno agli altri.

Essere o non essere (insieme)? Antropologia di una sinistra divisa e a rischio di estinzione

di Marco Almagisti e Paolo Graziano 
In gran parte dei paesi europei, sia dal punto di vista delle linee programmatiche seguite che sotto il profilo della leadership, si possono identificare due sinistre: per quanto riguarda i programmi, è evidente come si sia sviluppata una frattura crescente tra una sinistra sostenitrice dello sviluppo a prescindere dalle modalità con cui esso si articola, e una più attenta a conciliare sviluppo ed equità sociale, anche a costo di produrre un maggior attendismo decisionale. Sotto il profilo della leadership, a causa della crescente personalizzazione della politica, nei partiti socialisti europei si stanno scontrando, o si sono in vario modo scontrate, personalità antiche e nuove.

Un nuovo fascismo nel mondo?

di Franco Berardi Bifo
Fra pochi giorni – questo articolo è un intervento dell’autore al Symposium: A New Fascism? promosso a Kessel, in Germania, il 17 dicembre 2017, ndr – un uomo che rappresenta i valori del Ku Klux Klan e i valori del machismo aggressivo (leggi anche Ku Klux Klan, il fiume carsico del razzismo di Lanfranco Caminiti, ndr), un uomo che ha costruito le sue fortune economiche sul lascito miliardario del padre e lo sfruttamento brutale di lavoro malpagato e sulla truffa – diventerà presidente degli Stati Uniti d’America. Diciamolo in altra maniera: uno schiavista diventerà presidente del paese che, nel 2008, reduce da due sconfitte militari e sprofondato in una crisi finanziaria disastrosa, affidò la Presidenza ad un intellettuale dalla pelle nera.

Fondamenti per un programma della sinistra in Europa

di Massimo D'Alema 
La sinistra sembra essere il bersaglio principale di quell’ondata di sentimento avverso alla politica, di quella diffusa protesta contro l’establishment che percorre gran parte dell’Europa. Non è difficile capire perché. In realtà, è persino naturale che sia proprio la sinistra a essere sul banco degli imputati, nel momento in cui la globalizzazione selvaggia provocata dal capitalismo finanziario e la sua successiva crisi hanno innanzitutto colpito protezioni e diritti sociali, aggravando diseguaglianze e povertà. In questo contesto, la sinistra appare una forza che, ben più dei partiti conservatori, è venuta meno alle sue ragioni costitutive e alla sua missione storica.

Io smentisco la smentita del brodino di Pisapia


di Giulio Cavalli 
Dice Giuliano Pisapia che i giornali che raccontano la sua incessante attività di rastrellamento tra i deputati di Sinistra Italiana e sindaci e eletti nei consigli regionali dicono il falso. Dice Pisapia che non sarà la stampella di nessuno e smentisce di volere candidare la Boldrini alle possibili primarie (che chiameranno del centrosinistra ma saranno solo del PD più Pisapia) che Renzi ha in mente per calcare la mano sul fingersi di sinistra applicando politiche di destra. Pisapia smentisce e io smentisco la sua smentita.

La rivoluzione delle donne in Rojava: vincere il fascismo costruendo una società alternativa

di Dilar Dirik
La resistenza contro lo Stato Islamico a Kobane ha fatto conoscere al mondo la causa delle donne curde. Con la loro tipica miopia, i media non hanno preso in considerazione le radicali implicazioni del loro gesto, ovvero l’essere pronte ad abbracciare le armi in una società patriarcale, e per di più contro un gruppo che sistematicamente stupra e vende donne come schiave sessuali, anzi, persino riviste di moda si sono appropriate della lotta delle donne curde per i loro scopi sensazionalisti. Le combattenti più “attraenti” finiscono nelle interviste e nei servizi che ne fanno poi un’immagine esotica da toste amazzoni.

Good bye Mr. Bauman

di Federico Chicchi
Difficile davvero scrivere qualcosa di originale sul sociologo polacco appena scomparso. Tutti i media sembrano presi dalla smania di dirne qualcosa, di celebrarne la sorprendente capacità intuitiva, l’umanità, il coraggio di continuare a portare i panni della trincea intellettuale fino all’ultimo dei suoi giorni. Forse sarebbe meglio lasciarlo scorrere questo fiume in piena e provare a imbastire più tardi un ragionamento a freddo, o meglio ancora, organizzare un campo plurale di riflessioni sulle sue numerose e molto variegate opere. Ma l’urgenza che determina un lutto deve essere ospitata, non può essere evasa e rimossa in un cassetto di carte. Il modo migliore per iniziare ad elaborare un lutto è però quello di non truccarlo con inutili e barocche nostalgie.

Occupazione: perché ripartire dai fondamentali

di Roberto Romano 
La prima cosa che si dovrebbe fare per discutere seriamente di lavoro è quella di rimuovere il precetto neoclassico di “mercato del lavoro”. Un esercizio difficile, visti i tempi che viviamo. La pubblicistica discute solo dal lato dell’offerta, introducendo elementi di flessibilità salariale, contrattuale e organizzativa. Il senso dell’operazione, avvicinare l’offerta di lavoro alla domanda di lavoro. L’idea sottostante, quella secondo cui una maggiore concorrenza (contrattuale, fiscale, salariale e organizzativa) avrebbe permesso al mercato di creare le condizioni di piena occupazione. Le recenti comunicazioni di Inps, Istat e ministero confermano l’insufficienza di queste idee.

Le disuguaglianze tra Nord e Sud frutto dell'imperialismo. Intervista a Amartya Sen

Intervista a Amartya Sen 
Il Sud visto con gli occhi del premio Nobel Amartya Sen, che da sempre studia e combatte le diseguaglianze. La visione di Sen è scritta in una lunga intervista raccolta nel libro "Con il Sud, visioni e storie di un'Italia che può cambiare"(edito da Mondadori), curato dalla Fondazione con il Sud presieduta da Carlo Borgomeo. I diritti d’autore sulle vendite saranno interamente devoluti dalla Fondazione a Liberos, che ha dato vita in Sardegna a un progetto innovativo fondato sulla promozione della lettura come fonte di coesione sociale, portandola in centinaia di piccole comunità isolate.

Reificazione ed Antagonismo. L'operaismo, la Teoria critica e le aporie del marxismo autonomo

di Frédéric Monferrand e Vincent Chanson
Ci proponiamo qui, in quest'articolo, di instaurare un dialogo fra l'operaismo e la Teoria critica della Scuola di Francoforte, due tradizioni che hanno giocato un ruolo di primo piano nello sviluppo delle sinistre extraparlamentari tedesche ed italiane degli anni 1960, e che si sono sforzate di riattivare il senso ed il contesto del concetto di «critica» secondo il quale Marx pensava il suo rapporto con l'economia politica [*1]. La nostra proposta non apparirà meno intempestiva, per il fatto che le elaborazioni di queste due tradizioni a prima vista appaiono divergenti. Da un lato, la Teoria critica francofortese, che ha come testo fondamentale La Dialettica dell'illuminismo [*2], che cerca a tutti gli effetti di dar conto della sconfitta della sequenza rivoluzionaria post-1917, del sorgere dei fenomeni politici autoritari e fascisti, o ancora dei processi di massificazione e di integrazione che hanno caratterizzato il suo concetto di capitalismo tardivo.

Il grand malaise della sinistra francese

di Aldo Cazzullo
La Gauche francese vive un momento di grande difficoltà, di cui la rinuncia di Hollande a ricandidarsi per la presidenza è solo il più eclatante e recente segnale. Il rischio concreto è che non riesca ad arrivare al ballottaggio e che i suoi elettori siano costretti a scegliere, per l’elezione del prossimo presidente, tra la destra popolare di François Fillon, la destra populista di Marine Le Pen e l’astensione. Quella del Partito Socialista Francese è una crisi grave, che va inquadrata nel contesto più ampio della crisi della sinistra mondiale, considerata a torto o a ragione da una parte crescente dell’elettorato corresponsabile dell’impoverimento provocato in Occidente dalla globalizzazione.

Walter Benjamin, l’inquilino in nero

di Massimo Palma
A Fabrizio Denunzio la taccia di eresia non importa. Collocarsi al di fuori di ogni corrente degli studi su Benjamin è in sé un merito, dati i successi di questoloser nelle mode filosofiche, editoriali e culturali di questi anni. L’angolatura è originale – evidente sin da Quando il cinema si fa politica (2010). Ancor più nella Morte nera. Lo stile è assertorio, didascalico, deduttivo. Denunzio avvicina testi notissimi come fosse la prima volta, li incrocia con frammenti poco visitati e propone unmash up che costringe immancabilmente a leggerlo due volte: quando affianca al celebre saggio su Kraus la poco nota recensione di Haecker, la chiosa è cristallina: «non volendo essere affatto raffinati, anzi, volendo peccare di rozzezza».

Di Grillo, del vuoto (e di Pisapia)

di Alessandro Gilioli 
Tre anni fa scrissi un libro sulle sorti della sinistra italiana che volli intitolare "La diaspora" perché, nel Paese che aveva avuto il più grande partito comunista d'Occidente, l'elettorato di sinistra era finito disperso tra quattro diversi destini: l'astensione, il voto per inerzia di moto al Pd, il consenso di rabbia e delusione che si rivolgeva ai 5 Stelle, più una parte minoritaria ulteriormente coriandolizzata nei vari partitini della sinistra radicale. Tre anni dopo la situazione si è ulteriormente complicata, al punto da rendere ormai quasi inutilizzabile - come un attrezzo rotto - la stessa parola sinistra.

Giovani italiani: storia di chi fugge e di chi resta

di Maria De Paola
A partire dal 2009, il numero di italiani che emigrano all’estero è aumentato in maniera considerevole. Si tratta per lo più di giovani istruiti in cerca di prospettive migliori di quelle offerte dal nostro paese. Ma per le regioni del Sud le conseguenze possono essere particolarmente negative. Le prospettive di reddito degli individui dipendono molto da quelle dell’area geografica in cui vivono. Secondo alcune stime il luogo di nascita spiega circa il 60 per cento del reddito individuale. Difficile crescere in un paese o in un’area geografica che non si sviluppa.

Il pregiudizio della diversità

di Franco Cardini
Dall’attacco alle Twin Towers in poi viviamo immersi in un clima di allarmismo, artificialmente coltivato e che si alimenta di un “pregiudizio della diversità” in virtù del quale ogni musulmano incarna un nemico potenziale e ogni “sala di preghiera” inaugurata in un qualche garage dismesso diventa un attentato alla cultura e alla identità occidentali. Se un pericolo terroristico esiste, esso si collega al tema dei migranti non nella realtà, ma in insistenti e diffuse dicerie suffragate da prove impalpabili. Ma la diffidenza per il “diverso”, specie quando lo si avverte come potenzialmente minaccioso per il proprio risicato e traballante benessere, è difficile da combattere, anche perché non è razionale. Per contrastarla esiste solo un antidoto: la conoscenza reciproca.

Il Regno Unito, l’immigrazione Ue e i dolori di Jeremy Corbyn

di Alexander Damiano Ricci 
Jemy Corbyn è di nuovo al centro delle polemiche. Lo scorso 10 gennaio, il leader del partito laburista ha tenuto un discorso presso la città di Peterborough. L’intervento avrebbe dovuto segnare un chiaro cambio di passo nelle strategie del partito rispetto al tema della libera circolazione di cittadini Ue nel Regno Unito. Ma Corbyn, a quanto riporta The Independent, avrebbe “deluso” le aspettative di molti suoi colleghi. Perché? Corbyn ha prima affermato che «il Labour non considera la libertà di circolazione dei cittadini europei come un principio inamovibile».

In memoria: per un welfare planetario. Intervista a Zygmunt Bauman

Intervista a Zygmunt Bauman di Mariapaola Leporale
In una delle sue opere principali, la Repubblica, Platone afferma che il governo della città dovrebbe essere retto dai filosofi, poiché a essi appartengono la virtù della conoscenza e quella della saggezza. Oggi, nel mondo contemporaneo o, usando una sua espressione, nella modernità liquida, viviamo un periodo di profonda decadenza culturale, aggravata dal fatto che le élite intellettuali non riescono più a rappresentare una guida per le persone e a diffondere valori. Come lei analizza nel testo La solitudine del cittadino globale, stiamo assistendo alla ritirata della paideia e all’assalto dell’agorà, vale a dire del luogo dove privato e pubblico si incontrano, lo spazio della discussione della società civile.

La povertà degli italiani e gli stranieri

di Giuseppe Civati 
Leonardo Palmisano ha scritto un pezzo notevole per demolire in un colpo solo la propaganda, squallida e contagiosa, di chi contrappone i poveri italiani agli stranieri. Ha ricordato una cosa semplice: che si muore di povertà, non di freddo. E che gli stessi energumeni che si esaltano nello spiegare che i poveri italiani muoiono di freddo per colpa degli immigrati sono quelli che si sono sempre opposti a politiche di sostegno al reddito per chi è più in difficoltà.

Far parlare i morti

di Robert Fisk
Quando ho telefonato a Justin Huggler, per dirgli che stavo arrivando a Berlino, mi ha avvertito che adesso aveva la barba. Non è un po’ pericoloso in questi giorni? Gli ho chiesto? “Non come è dove vivi,” mi disse. Questo accadeva pochi giorni prima che Anis Army che aveva la barba, entrasse con il camion nel mercatino di Natale a Berlino. “Naturalmente,” ha aggiunto Huggler in modo tetro, “da queste parti di solito gli piacevano i baffi.” Come per ogni cosa che diceva quando coprivamo insieme la guerra in Iraq, ci sono voluti un paio di secondi perché il suo umorismo diventasse evidente. Germania. Baffi. Hitler. Ho capito.

A Londra il ciclo-fattorino non è un imprenditore ma un lavoratore

di Arianna Tassinari e Vincenzo Maccarrone 
A tre mesi dalla sentenza sul caso degli autisti di Uber, dalla Gran Bretagna arriva un’altra buona notizia per i lavoratori della cosiddetta gig economy. Venerdì 6 gennaio il tribunale per l’impiego di Londra ha infatti deliberato a favore di Maggie Dewhurst, una ciclista della ditta di consegne CitySprint che aveva citato l’azienda in tribunale riguardo al proprio status contrattuale. Proprio come Uber e altre piattaforme di consegna come Deliveroo, CitySprint – che fattura 145 milioni di Sterline all’anno – classifica i suoi 3,500 corrieri-ciclisti come self-employed.

La battaglia per una scuola non di classe

di Luca Kocci
Cinquanta anni fa, il 26 giugno 1967, moriva don Lorenzo Milani. Di origine ebraica, appartenente a una famiglia borghese dell’intelligencija laica – anzi anticlericale – fiorentina, a vent’anni si convertì al cattolicesimo, diventò prete, si sforzò di vivere il Vangelo in modo radicale accanto ai giovani operai di Calenzano e ai giovanissimi montanari del Mugello, scontrandosi con i poteri politici, militari e clericali dell’Italia democristiana e conformista degli anni ’50-’60, legò la sua vita e la sua azione pastorale alle lotte civili per una scuola democratica e non di classe e per l’obiezione di coscienza al militarismo, fu autore di testi dirompenti come la Lettera ai cappellani militari e, insieme ai ragazzi e alle ragazze della scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa.

Perché i migranti sono la soluzione (non il problema) della crisi europea

di Guido Viale 
Fermare il flusso dei profughi dall’Africa e dal Medioriente è impossibile. E’ un fenomeno che durerà decenni. Forse è possibile contenerlo e renderlo in parte reversibile. Ma bisogna aggredirne le cause: guerre, cambiamenti climatici, rapina delle risorse, sfruttamento. Ci vogliono risorse ma i soldi sono il meno. Ci vogliono programmi di pacificazione e riqualificazione di quei territori: porre fine alla vendita di armi e bloccare interventi e progetti che devastano territori e comunità.

Si sono voluti contare e hanno perso

di Paolo Bagnoli
Il risultato del referendum che ha salvato la Costituzione ci riporta alla mente quanto Pietro Nenni disse in occasione del referendum sul divorzio del 1974: «Si sono voluti contare e hanno perso». Il paese non solo ha gridato un no netto, ma ha anche fatto sapere che di Matteo Renzi non ne vuole sapere. Come sempre accade in un referendum, il voto, comunque ci si collochi, racchiude tanto altro al di là dello specifico in oggetto, e per argomentare un giudizio politico d’insieme bisogna considerare il dato unificante. Così il voto del 4 dicembre è, secondo me, molto semplice da interpretare: non si può “imbastardire” la Costituzione con le questioni del governo; non si può confondere quanto è a fondamento di un paese con quanto è contingente.

Difesa dei diritti e dell’eguaglianza. Da qui deve partire il rilancio di Md

Intervista a Mariarosa Guglielmi di Jacopo Rosatelli
Segretaria Guglielmi, quali sono i dossier più importanti che governo parlamento devono affrontare entro la fine della legislatura? 
"Parto dagli Stati generali dell’esecuzione penale voluti dal ministro Orlando: non vanno disperse le proposte ma soprattutto l’ispirazione culturale per un nuovo progetto di esecuzione penale e l’attuazione della sua finalità rieducativa, con il carcere come extrema ratio. Più in generale, servono riforme organiche per restituire razionalità ed effettività al sistema-giustizia.

I laburisti non possono battere i conservatori se non si alleano con sinistra e verdi

di Green Report 
La Fabian Society ha pubblicato il rapporto “How Labour is too weak to win, and too strong to die” che, pur prendendo in esame la situazione del Regno Unito, può essere estesa a gran parte dell’Europa. Secondo l’influente think thank politico britannico «Il partito laburista è troppo debole per vincere le prossime elezioni – sia che avvengano nel 2017 che nel 2020. Ma è anche troppo forte per essere sostituito come principale partito di opposizione del Regno Unito».

Lungo la strada del 4 dicembre

di Gianni Ferrara 
È certo che il voto del 4 dicembre comprenda opposizioni ulteriori a quelle della legge Renzi-Boschi. Opposizioni che vanno dalla scellerata negazione del diritto del lavoro denominata Jobs Act all’esemplare modello di legge incostituzionale sulla Pubblica amministrazione. Dalla sguaiata contraddizione tra titolo e contenuto della legge della «buona scuola» alla fallimentare politica economica del governo i cui effetti deflattivi erano stati esattamente percepiti.

Bauman, addio all’osservatore critico del post-moderno

di Angelo d’Orsi
Era nato a Poznan, in Polonia, Zigmunt Bauman, nel 1925, e aveva attraversato il tempo di ferro e di fuoco dell’Europa fra le due guerre, tra nazismo, stalinismo, cattolicesimo oltranzista, antisemitismo: di origine ebraica, si era allontanato dalla sua terra, per sottrarsi proprio a una delle tante ondate di furore antiebraico, che da sempre la animano. Era stato comunista militante, poi allontanatosi dal marxismo canonico, influenzato da correnti eterodosse, senza mai però diventare anticomunista, e conservando un importante fondo storico-materialistico nel suo lavoro.

Un piano Marshall contro la povertà

di Leopoldo Grosso e Don Armando Zappolini
L’analisi del voto, sia quello delle elezioni amministrative, sia quello referendario per le caratteristiche che ha assunto pro-contro il Presidente del Consiglio e il suo governo, ha mostrato quanto l‘aumento della povertà e la crescita delle disuguaglianze si traducano in un malcontento che punisce chi ha responsabilità di governo e non ha assunto come priorità la questione sociale.

Il potere de abajo

di Raúl Zibechi
Non era mai accaduto, in América Latina, che decine di popoli e nazioni indigene decidessero di dotarsi di un proprio governo. La recente decisione del quinto Congresso Nazionale Indigeno (CNI) di creare un Consiglio Indigeno di Governo che si propone di “governare questo paese” avrà profonde ripercussioni in Messico e nel mondo. La decisione è stata presa sulla base della consultazione e dell’approvazione di 43 popoli.

Fenomenologie dello spazio pubblico. Genere e Islam

di Anna Loretoni 
Il “popolo” è un’entità dinamica, frutto di una continua interazione di demos ed ethnoi. Innalzare un muro verso i nuovi ethnoi significa impedire agli individui di mettere in pratica un esercizio riflessivo capace di stabilire ponti tra la propria originaria appartenenza e i principi, i valori e le regole della nuova. La presenza dell’Islam in Europa, l’apparire sulla scena pubblica dei musulmani, l’emergere di pratiche e simboli religiosi nelle diverse sfere della vita sociale costringono la dimensione pubblica europea a rivedere il piano condiviso della secolarizzazione e a cercare un nuovo punto d’incontro con l’altro.

Forme di governo del vivente. La questione della biopolitica

di Alessandra Pigliaru
Che il femminismo in questi anni sia riuscito a fare la differenza anche nel dibattito su neoliberismo e biopolitica è un dato. Nonostante la discussione sulla biopolitica sia piuttosto affollata, «usurata» e da parecchi anni, anche in Italia, ci sono delle posizioni che spiccano per originalità e tenacia della tenuta. Emerge per importanza, sforzo pensante ma – soprattutto – caparbietà nel segnare il punto vero della questione, l’analisi di Angela Putino che – nonostante sia scomparsa da dieci anni – aveva già dato avvio a un percorso irreversibile in merito al tema.

Il voucher antisciopero

di Marco Arturi
Reggia di Venaria, Torino, 6 gennaio. Il complesso museale ha appena chiuso l’anno che ha fatto registrare il record storico di visitatori (oltre un milione) e si appresta ad affrontare un altro week-end da tutto esaurito, quello dell’Epifania. Tutto andrebbe a gonfie vele, non fosse che da mesi i novantacinque lavoratori della CoopCulture – la più grande cooperativa nel settore dei beni culturali in Italia – che gestiscono i servizi esterni del polo museale sono sul piede di guerraa causa di un contratto che ha tagliato del 20 per cento i salari attraverso l’abbattimento del monte ore lavorativo, la diminuzione della paga oraria e la soppressione dei buoni pasto.

Le cifre di chi abbandona il Mezzogiorno

di Francesca Coletti e Massimo Angrisano
Per la prima volta dopo anni, nel 2016 il saldo migratorio in Campania e in molte regioni del mezzogiorno è risultato negativo. In poche parole, la bilancia tra il numero di immigrati e quello dei giovani partiti per cercare lavoro all’estero, pende dalla parte di questi ultimi. La nuova emigrazione del mezzogiorno è tre volte quella dei dati Istat e supera il numero degli immigrati e profughi: così è per la Filef (Federazione italiana lavoratori emigrati e famiglie) che invita a contare non le cancellazioni di residenza di chi è partito, ma l’iscrizione ai registi di ricerca lavoro nei paesi meta dei giovani meridionali – Germania e Gran Bretagna in testa – dove le cifre superano di tre/quattro volte quelle dell’Aire, l’anagrafe italiana dei residenti all’estero.

Mario Soares, la democrazia e l'Europa

di Pier Virgilio Dastoli
Ha scelto con determinazione la via socialdemocratica alla costruzione della democrazia, talvolta osteggiato all’interno del suo stesso partito. Ha condotto con fermezza il Portogallo dentro le Comunità europee, prima, e dentro l’Unione europea poi, essendo consapevole delle difficoltà che avrebbe incontrato ma essendo profondamente convinto del valore aggiunto dell’integrazione europea rispetto alle illusorie vie nazionali.

Il futuro dell’Afghanistan è donna. Intervista a Masooma Khawari

Intervista a Masooma Khawari di Francesca Morandi
“Sebbene le donne afghane non abbiano partecipato alle guerre e conseguenti distruzioni del loro Paese, oggi vogliono contribuire a ricostruirlo”. Masooma Khawari è una donna afghana di 31 anni: membra della Wolesi Jirga (il Parlamento dell’Afghanistan), cerca di trasformare ogni giorno le sue parole in fatti. “Mi occupo quotidianamente di leggi e regolamenti che possano favorire il mio popolo e specialmente le donne -racconta a Altreconomia-. Sono anche Segretario generale della Commissione giudiziaria contro la corruzione, un altro compito di grande responsabilità che svolgo nell’interesse del mio Paese”.

Toppe peggiori del buco

di Sergio Cararo
Al di là della morsa del gelo che attanaglia il paese da nord a sud, la temperatura politica dei prossimi mesi potrebbe al contrario surriscaldarsi parecchio. I “cigni neri” che si alzano sempre più spesso spazzano via parvenze di stabilità e toppe peggiori del buco. Proponiamo ai lettori e ai compagni che seguono il nostro giornale alcuni spunti che, ci sembra, meritano di essere discussi e approfonditi. Contiamo che, almeno su questo, i commenti non siano demenziali o limitati ad una logica del like che diventa sempre più mortificante.

Ma a cosa servono davvero i Cie?

di Giuseppe Campesi
È probabile che il ministro dell’Interno non si aspettasse una simile levata di scudi quando ha annunziato il suo piano di aprire un Centro di identificazione ed espulsione (Cie) in ogni regione, a supporto delle linee di indirizzo sulle attività di rimpatrio degli stranieri irregolarmente presenti in Italia tracciate dal Capo della polizia Franco Gabrielli. Queste ultime invitano a conferire «massimo impulso alle attività di rintraccio dei cittadini di Paesi terzi in posizione irregolare», ma, se si esclude il riferimento alla necessità di coordinare a livello centrale l’assegnazione ai Cie degli irregolari in via di espulsione, nulla si dice sull’eventuale potenziamento della rete di strutture detentive.

Theresa May porta la Gran Bretagna verso una Brexit difficile e disastrosa

di Anderline Amamgbo
“Il Regno Unito non può pensare di mantenere ‘pezzi’ della sua membership dopo aver lasciato l’UE”, ha detto il primo ministro Theresa May. Il commento del primo ministro inglese è arrivato dopo che le era stato chiesto se avrebbe dato priorità al controllo dell’immigrazione piuttosto che a rimanere nel mercato unico. May ha negato che il suo approccio fosse “confuso” in seguito alle critiche da parte dell’ex ambasciatore UE del Regno Unito. La signora May, su richiesta dei suoi critici, ha promesso che nelle prossime settimane fornirà maggiori dettagli sui suoi obiettivi. Il partito Laburista però ha invitato il premier inglese a una maggiore chiarezza in vista delle più importanti trattative degli ultimi decenni.

L’opzione autoritaria. Il patto Gentiloni piega la Consulta

di Joe Vannelli
La Corte Costituzionale ha reso nota la decisione e dichiarato inammissibile il referendum in tema di licenziamento. Amato e Barbera, i due membri della Consulta legati al Partito Democratico, sono riusciti ad imporre al Collegio quanto gli uomini delle larghe intese pretendevano. Non è una pronunzia di poco rilievo; è piuttosto la conferma di una svolta violentemente autoritaria che viene imposta all’intero paese. Non nascondiamocelo, sarebbe sciocco. Questa è una ferita consapevolmente inferta ai diritti residui, l’imposizione delle direttive provenienti dal complessivo governo europeo. Ci spiace, ma non ci sorprende; lo avevamo messo in conto.

Eleonora Forenza: uno vale l’altro è trasformismo. Ma spesso a Bruxelles votano a sinistra

Intervista a Eleonora Forenza di Daniela Preziosi
Alla fine i liberali dell’Alde sbattono la porta in faccia ai 5 stelle? Per Eleonora Forenza, giovane europarlamentare italiana – è dell’ala più radicale del Prc, è stata eletta nella lista L’Altra Europa con Tsipras ed ora è candidata alla presidenza del parlamento da parte del Gue/Ngl, cioè la Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica – la prima risposta è «una risata li seppellirà». Poi aggiunge, più seria: «È preoccupante. È vecchio trasformismo: una forza politica che decide con plebiscito informatico di passare dal no-euro alla grande coalizione neoliberista».

Introduzione al “Saggio sulle classi sociali”

di Paolo Sylos Labini
Il fisico studia gli atomi, ma egli non è un atomo. Il microbiologo studia i microbi, ma egli non è un microbo. L’economista, non diversamente dal sociologo, studia la società della quale fa parte: egli non è estraneo all’oggetto del suo studio nel senso particolare in cui si può affermare che lo sia il cultore di scienze naturali. Di conseguenza, lo studioso di discipline sociali nella sua attività intellettuale (e politica) è necessariamente condizionato dall’educazione che ha ricevuto, dall’ambiente dal quale proviene, dalle sue preferenze circa i movimenti della società in cui vive, in una parola, dalla sua ideologia.

Perché è necessario uno sciopero delle donne?

di Saura Effe
In Argentina, lo scorso 19 ottobre, le donne hanno conquistato strade e piazze dopo l’ennesimo episodio sintomatico di una cultura machista, sessista e patriarcale: lo stupro e la successiva brutale uccisione della sedicenne Luisa Pèrez. Sabrina Cartabia, una delle organizzatrici della manifestazione aveva all’epoca dichiarato: “Con questo corteo diciamo ‘ora basta!’ Non torneremo ad essere sottomesse e non tollereremo più nessuna delle forme di violenza con cui fino ad oggi abbiamo dovuto aver a che fare”.