La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 1 febbraio 2017

La sfida francese

di Rossana Rossanda 
Da domenica sono state quasi concluse le primarie per le elezioni presidenziali dei due più grandi partiti francesi. Per i repubblicani ha vinto Francois Villon, già primo ministro di Sarkozy, per i socialisti Benoit Hamun esponente della sinistra radicale e già membro del governo. Dico “quasi” concluse perché Fillon si è fatto pescare ad aver assunto, a spese dello Stato, come sua assistente la propria moglie per un totale di 500 mila euro in dieci anni; non è un’enormità in sé ma lo diventa quando si pensa che la signora ha in cambio lavorato solo le poche ore necessarie a preparare due schede di lettura per la “Revue deux mondes”.

TTIP, le nostre democrazie restano a rischio

di Monica Di Sisto
“Penso che avremmo tutti bisogno di sederci dopo questi fatti e discutere di come dovrebbero essere costruite in futuro le politiche commerciali”. La commissaria europea al Commercio Cecilia Malmström probabilmente non immaginava che due oscuri trattati dai nomi incomprensibili come TTIP e CETA avrebbero spopolato nei media internazionali, portato oltre tre milioni di cittadini europei a promuovere e firmare una e portato in piazza negli ultimi tre anni oltre quattro milioni di cittadini di tutti e 27 i paesi membri, 50mila solo a Roma il 7 maggio 2016.

Reddito di base contro la precarietà, modello Hamon per sinistre e sindacato. Intervista a Andrea Fumagalli

Intervista a Andrea Fumagalli di Roberto Ciccarelli 
«Dai dati Istat sulla forza lavoro emerge che il mercato del lavoro italiano è in forte stagnazione e gli sperati effetti del Jobs Act non si sono fatti sentire – afferma l’economista Andrea Fumagalli, docente all’università di Pavia e membro dell’associazione del Basic Income Network per il reddito di base in Italia – Una volta terminata la droga degli incentivi la crescita occupazionale si è interrotta e quella che c’è stata è trainata dai contratti precari. Il contratto a tutele crescenti, anche se viene considerato un contratto a tempo indeterminato nelle statistiche, in realtà è un contratto a tempo o un contratto di apprendistato lungo tre anni.

La volontà nichilistica di distruzione di Renzi

di Michele Prospero 
Per avere cognizione della consistenza ideale e del senso dello Stato della classe politica di oggi, è utile riflettere su quanto riporta l’Huffington Post. “Stiamo stappando lo spumante, esulta una fonte renzianissima un minuto dopo la decisione della Consulta sui ricorsi dell’Italicum”. Lo spumante? Questa euforia è davvero surreale per chi aveva visto bocciare il ballottaggio di partito che aveva imposto manu militari. E’ un sinistro annuncio di disastro incombente.
Che dopo il plebiscito del 4 dicembre, che ha ordinato il forzoso cambio di governo, e che dopo la dichiarazione ufficiale per cui la legge elettorale imposta con tre voti di fiducia presenta profili di incostituzionalità, qualcuno del Pd avverta la possibilità di brindare è solo indice di una volontà nichilistica di distruzione che preannuncia ulteriori guai.

Reddito e lavoro due ipotesi diverse ma non alternative

di Aldo Carra
Gli articoli di Laura Pennacchi e di Marco Bascetta, mentre nel partito socialista francese vince un candidato con la bandiera del reddito universale e della riduzione degli orari di lavoro, ripropongono la divaricazione dei punti di vista della sinistra italiana. Da una parte centralità della creazione di nuovo lavoro come fonte di reddito, dall’altra affermazione del diritto ad un reddito di cittadinanza a prescindere dalla prestazione lavorativa. Dopo il No dei giovani al referendum, la denuncia della crescita delle disuguaglianze per scarsità di lavoro e bassa remunerazione, mentre si sta dispiegando una ristrutturazione dei soggetti politici e tra poco dovremo affrontare referendum Cgil ed elezioni, una piattaforma politica della sinistra sulla materia si impone con urgenza. Proporrei alcuni punti di riflessione.

Hamon, impossibile è una sfida

di Yanis Varoufakis 
Qualche anno fa, in un confronto televisivo con altri progressisti francesi, Benoît Hamon ha spiegato con poche e chiare parole la radice dei problemi dell’Europa: «I governi (dell’Unione Europea) cambiano – ha detto – ma non le loro politiche». Da allora, l’ex ministro socialista dell’Educazione ha cominciato a sviluppare delle proposte per portare la seconda economia dell’Europa, e l’intero progetto europeo, su un piano diverso rispetto alla distruttiva spirale socioeconomica in cui si sono incagliate.

Da Washington a Bruxelles respingimenti in frontiera, discriminazione e assenza di regole

di Fulvio Vassallo Paleologo
L’ordine esecutivo firmato dal nuovo presidente Usa Donald Trump il 27 gennaio scorso ha sospeso per tre mesi il diritto di ingresso negli Stati Uniti per i cittadini siriani, iraniani, iracheni, libici, somali, sudanesi e yemeniti, anche se in possesso di documenti di soggiorno o di un regolare visto di ingresso. Per effetto di questo ordine, che sovverte il sistema delle fonti del diritto negli Stati Uniti, violando il Quinto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, tutte le Convenzioni internazionali contro la Tortura ed in favore dei rifugiati (Convenzione di Ginevra del 1951), le norme interne in materia di cittadinanza ed immigrazione ( Immigration and Nationality Act), centinaia di immigrati e rifugiati sono stati arrestati negli aeroporti di arrivo.

Una "gauche de gauche": i socialisti provano a tendere la mano a Mélenchon

di Lorenzo Carchini 
Il secondo turno delle primarie socialiste hanno confermato lo slancio del primo: dopo aver vinto il 22 Gennaio con il 36% dei voti, Benoît Hamon è stato preferito anche questa domenica con il 58.88% degli elettori, trionfando sull’ex primo ministro Manuel Valls (41.12%). Sarà lui il candidato del PS per le Presidenziali 2017.  “Riteniamo che la sinistra, con questo voto, rialza la testa,” ha commentato il deputato Mathieu Hanotin, vicino al vincitore.

Renzi fa il 40% di disoccupazione giovanile

di Roberto Ciccarelli 
L’unico 40 per cento raggiunto dalle politiche di Matteo Renzi è quello della disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni. A dicembre il tasso è nuovamente balzato al 40,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali sul mese precedente. È il livello più alto raggiunto da giugno 2015. Quello ufficiale è tornato al 12%, in rialzo di 0,4 punti su dicembre 2015, il più alto da giugno 2015, quando era al 12,2%.

Trump nello specchio d’Europa

di Tommaso Di Francesco
L’attentato anti-islamico di Quebec City, dove un attentatore d’estrema destra – ammiratore, nell’ordine, del neopresidente Usa, di Le Pen e delle forze di sicurezza israeliane – ha aperto il fuoco contro fedeli in preghiera nella locale moschea, è un american psycho: la suggestiva messa in pratica del modello Donald Trump e dei suoi provvedimenti contro l’ingresso di cittadini di sette stati arabi. Un atto terroristico «bianco» che oltre a colpire le aperture del premier Trudeau sui migranti siriani, tira le estreme conseguenze del bando razzista della Casa bianca: se l’islam è uguale al terrorismo, facciamoli fuori.

I cigni neri della quarta rivoluzione industriale

di Vittorio Filippi 
I cigni neri crescono e affollano minacciosamente i cieli del futuro prossimo venturo. Com’è noto, è stato il filosofo Nassim Taleb a denominare cigni neri gli eventi che per quanto imprevisti ed inattesi possono davvero capitare con ripercussioni enormi ed incalcolabili. E di cigni neri – passando dall’epistemologia alla previsione – ne propone molti, troppi, l’ultimo rapporto del World Economic Forum. Una specie di corposo ed inquietante cahier de doléances mondiale che parte dalle cinque grandi tendenze che ipotecheranno i prossimi dieci anni, tendenze che si riassumono nell’aumento della disuguaglianza di reddito e di benessere, nel cambiamento climatico, nella crescente polarizzazione sociale, nell’incremento della cyber dependency, nell’invecchiamento della popolazione.

Il ritorno dell’inflazione?

di Christian Marazzi 
Fa un certo effetto vedere il presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, perorare la causa della globalizzazione e del libero commercio al World Economic Forum di Davos a fronte del neopresidente degli Stati Uniti Donald Trump che, stando alle sue ultime sparate, si presenta al medesimo consesso come il campione dell’isolazionismo, del protezionismo economico, dell’ognuno per sé. Il mondo alla rovescia, come minimo, il che rende il 2017 un anno partricolarmente difficile da interpretare per quanto riguarda i suoi sviluppi economici, per non parlare di quelli geopolitici.

Che cosa siamo disposti a condividere?

di Antonio Negri
Qualche tempo fa fui invitato ad un convegno in cui mi si poneva la domanda: “Che cosa siamo disposti a condividere?”. Non potei andarci, ma la domanda continuò a girarmi in testa. Ecco qui alcuni appunti che avevo preparato per aprire un discorso sull’etica del “condividere” – un argomento oggi assai alla moda. Tale il suo vizio – e tuttavia argomento predisposto, dallo sviluppo tecnologico stesso, ad ulteriori interrogativi. Che cosa siamo disposti a condividere? Ironicamente si può insinuare sia questione che invita o alla reticenza o all’ipocrisia. Che cosa possiamo, che cosa vogliamo condividere, per esempio, per parlare d’oggi, con i migranti? Francesco d’Assisi (e qualche risonanza c’è anche in Papa Francesco) ci propone l’azione diretta, l’aiuto fraterno, meglio, il donare.

Un ritorno al passato: il “nuovo” piano del Viminale su immigrazione e asilo

di Annamaria Rivera 
E’ davvero un ritorno all’antico il nuovo piano di misure sull’immigrazione e l’asilo, annunciato dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, di concerto col capo della Polizia, Franco Gabrielli: tutte all’insegna del più puro spirito repressivo e sicuritario; tutte volte ad accelerare la macchina dei rastrellamenti e delle espulsioni, non importa quanti e quali diritti fondamentali si violino. Lo scopo asserito è la moltiplicazione del numero di espulsioni dalle attuali cinquemila a diecimila, con l’ambizione di arrivare addirittura a ventimila, nonché l’incremento dei rimpatri forzati tramite nuovi accordi bilaterali con paesi di provenienza. 

Trump, tra globalizzazione e protezionismo

di Antonio Lettieri 
Forse il 2016 sarà ricordato come l'anno in cui ha trionfato il populismo su entrambe le sponde dell'Atlantico, negli Stati Uniti, con l'elezione di Donald Trump e in Gran Bretagna con la Brexit. E il 2017 potrebbe essere l'anno in cui, varcando la Manica, il populismo approderà sulle coste del continente, approfittando dei prossimi appuntamenti elettorali nei Paesi Bassi, in Francia, Germania e, probabilmente, in Italia. Il populismo è sempre più utilizzato come una chiave universale per interpretare la crisi delle democrazie occidentali. Non a caso, la vittoria di Donald Trump in America e la Brexit vengono spiegati come una deriva populista dei rispettivi regimi democratici.

Lezioni dalla “Ariapocalisse”: sul problema dello smog cinese e la crisi ecologica

di Slavoj Žižek
Nel dicembre 2016 lo smog nelle grandi città cinesi è diventato così denso che in migliaia si sono spostati in campagna, nella speranza di raggiungere un posto dove poter ancora vedere il cielo blu – questa “ariapocalisse” ha colpito mezzo miliardo di persone. Per coloro che sono rimasti, muoversi in città iniziava a somigliare alla vita in un film post-apocalittico: persone che camminano indossando maschere anti-gas in una nebbia inquinata dove persino gli alberi attorno sono invisibili.

La vittoria di Hamon alle primarie francesi parla ai non garantiti

di Marco Bascetta 
Benoit Hamon, che ha prevalso con ampio margine nelle primarie del Partito socialista francese per la candidatura all’Eliseo, e che guarda a una possibile alleanza rosso-rosso-verde, ha posto tra gli obiettivi centrali del suo programma il reddito di cittadinanza. Seppure, nei tempi e nei modi della sua realizzazione, ha spesso oscillato dall’originaria impostazione universalistica e incondizionata a soluzioni più graduali e circoscritte, resta un segnale forte che, insieme al rifiuto della Loi Travail, ha saputo mobilitare una parte consistente dell’elettorato di sinistra, giovanile in particolare. 

Voucher, immersi nel sommerso

di Ciccio De Sellero 
Ci viene raccontata ultimamente la favola che i voucher avrebbero il notevole pregio di fare emergere il lavoro sommerso. Si tratta di un argomento privo di reale fondamento e di prove a sostegno, e anche poco serio poiché confonde il tema del contrasto al lavoro sommerso - che richiede soluzioni “alte” ed evolute - con uno strumento rozzo e approssimativo come i voucher. Argomentazioni di questo genere riflettono la colpevole sottovalutazione della diffusione del lavoro irregolare e dell’evasione fiscale in Italia, che sono alla base dei disagi della nostra economia, della sua incapacità di innovare, della precarietà del mondo del lavoro e delle nostre pensioni.

La resistenza contro Trump è cominciata

di Laurie Penny 
Esattamente alle 12.03 del 20 gennaio l’era dell’ambiguità è finita per sempre. Sono bastati trenta secondi del più nazionalista, razzista e controverso discorso presidenziale mai sentito se non al cinema per far cambiare idea a tutti quelli che pensavano che la presidenza Trump sarebbe stata una presidenza normale per cui sarebbero state valide le solite regole. Nei giorni successivi al suo giuramento, Donald Trump ha lanciato un’aggressiva scalata al più potente paese del mondo, ha scaraventato nel caos l’intero sistema politico, ha ridicolizzato la presidenza e ha calpestato la vita di milioni di persone come un elefante. C’è ancora qualcuno convinto che Hillary Clinton sarebbe stata una minaccia così grande per la democrazia occidentale?

Perché la crescita (degli investimenti) non ci salverà

di Andrea Pannone 
E’ opinione consolidata tra economisti, media, istituzioni nazionali e internazionali che la ripresa della crescita (back to the growth) sia la strada maestra per uscire dalla crisi in cui si dibattono dal 2008 le economie moderne, e per aumentare l’occupazione. Come noto la crescita del sistema economico è un obiettivo di medio – lungo periodo che consiste nel favorire l’espansione del potenziale produttivo (misurato come aumento del Pil reale o del Pil reale pro-capite). L’investimento è considerato il motore primario della crescita, in quanto permette di aumentare la disponibilità di fattori produttivi (capitale fisico e capitale umano) o una migliore capacità di un loro utilizzo che ne determina un aumento della produttività (innovazione tecnologica e progresso tecnico).

Populismo e totalitarismo

di Edoardo Greblo 
Il 2016 appena concluso ci lascia in eredità un problema politico sul quale sono già stati spesi fiumi di inchiostro: come spiegare le sorprese elettorali cui abbiamo assistito su entrambe le sponde dell’Atlantico? Come spiegare la Brexit, la vittoria di Trump e la sconfitta del Sì in occasione del referendum sulla riforma costituzionale? La risposta automatica di analisti e commentatori è stata pressoché univoca: si è trattato della vittoria del populismo.

Il lavoro più difficile: ascoltare chi ha votato Trump

di Alessandro Portelli 
La grande manifestazione internazionale delle donne del 21 gennaio e la generosa risposta di tanti americani al blocco degli ingressi nel paese da parte di cittadini di alcuni paesi mediorientali sono segni di un risveglio democratico e civile che possono solo rincuorarci. Tuttavia, credo che sia eccessivo titolare euforicamente come fa oggi Repubblica, che «l’America si ribella a Trump». Dopo tutto, Trump sta facendo esattamente quello per cui lo hanno votato; dubito che molti suoi elettori cambieranno idea vedendo che mantiene le promesse.

I confini mobili dell'Europa e le resistenze costituenti dei migranti

di Omid Firouzi Tabar 
Seppur poco affezionato al contributo dato dalle statistiche ufficiali e radicalmente orientato ad approcci di tipo qualitativo mi sembra doveroso partire da un elemento quantitativo che emerge dall’ultimo rapporto di Frontex sui flussi migratori che interessano l’Europa1. Pur presentandosi come un dato consistente non è quello degli sbarchi sulle coste italiane durante il 2016 (181.436) a colpire principalmente l’attenzione. Il primo elemento che spicca maggiormente e si presenta più funzionale per avere uno sguardo più adeguato e approfondito sulla situazione attuale riguarda la nuova inversione di tendenza del numero di approdi in Grecia, diminuiti addirittura del 79% grazie agli accordi con la Turchia, il forte calo degli arrivi attraverso la rotta Balcanica grazie al durissimo inasprimento e alla chiusura delle frontiere a fronte di un tendenziale consolidamento del numero di sbarchi avvenuti attraverso il mediterraneo.

Il great game politico-sanitario mondiale

di Nicoletta Dentico
Il 2017 continua a profilarsi anno di novità per le Nazioni Unite. Dopo l’avvicendamento del Segretario Generale a New York all’inizio di gennaio, tocca alla direttrice dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Margaret Chan passare la mano, entro il prossimo maggio, a una nuova direzione che si insedierà formalmente il 1 luglio. In questi giorni, i 34 paesi membri del Consiglio Esecutivo dell’Oms hanno concluso la prima fase della selezione dei sei candidati in pista, per la votazione finale prevista durante l’Assemblea Generale (22-31 maggio). L’italiana Flavia Bustreo, assistente della direzione generale e candidata interna, non ha passato il primo turno elettorale.

Da Renzi a Valls, inutile la corsa al centro: la sinistra deve fare la sinistra

di Francescomaria Tedesco
“La realtà è che la sinistra deve fare la sinistra”, dicono i sostenitori di Benoît Hamon, fresco vincitore delle primarie del Partito socialista francese per la corsa all’Eliseo. Ovunque in Europa si assiste al tramonto di quella sedicente sinistra che guarda al centro-destra. Un modello che è uno strascico della Terza via, e che in Italia ha goduto di ampia fortuna. Per ‘Terza via’ mi riferisco alla definizione storicamente accettata (con la maiuscola) e non al generico tentativo di incontro tra le istanze della destra e quelle della sinistra. Terza via, in sostanza, è quella di Blair (e Clinton).

La lotta di classe dall’alto in Italia funziona benissimo

di Daniele Marini Busiarda
L’avvento della crisi nel 2008 costituisce uno spartiacque per i paradigmi dello sviluppo, i cui effetti sono tuttora presenti. Fra le conseguenze, la più evidente è la polarizzazione del sistema produttivo: le imprese si sono divise fra chi ha ottenuto performance positive e chi ha manifestato difficoltà sempre più marcate. Generalmente, le prime hanno investito nei processi di innovazione e si sono aperte alle relazioni con l’estero. Le seconde, invece, non hanno saputo/potuto innovare e hanno operato solo sul mercato domestico. Fra questi due poli, lo spazio di manovra ispirato a un’attesa passiva in vista di un miglioramento, ha prodotto solo esiti negativi e fatto scivolare fuori dal mercato. 

Giacomo Becattini: l’economia politica e l’orizzonte della sinistra

di Nicolò Bellanca
1. Qualcuno ha osservato che, mentre di solito gli economisti illustri vengono ricordati per una singola teoria o per un modello analitico, Giacomo Becattini sarà ricordato principalmente per aver contribuito alla dignità culturale e all’identità collettiva – al riconoscimento e all’autoriconoscimento – di “luoghi” come Prato e i distretti industriali italiani. La sua reinterpretazione dello sviluppo locale del nostro Paese si formò in modo induttivo, graduale e prudente; ma al momento della sua enunciazione, alla fine degli anni 1970, apparve spiazzante e rivoluzionaria, così per i colleghi economisti, come per i policy-makers.

Vade retro Porcellinum

di Marco Travaglio
Lo so, al solo sentir nominare la legge elettorale la prima reazione è lo sbadiglio e la seconda è il letargo. A furia di apparecchiare boiate e porcate a getto continuo, i partiti hanno ottenuto questo bel risultato: prenderci per sfinimento seminando rassegnazione e indifferenza sulla legge fondamentale per la democrazia, che dovrebbe consentirci di mandare in Parlamento chi vogliamo noi e non chi decidono lorsignori. Intendiamoci: nessun sistema elettorale garantisce agli elettori l’assoluto potere di scelta. Il proporzionale che regnò nella Prima Repubblica fino al 1994 consentiva ai capibastone di comprare e scambiare voti per far eleggere chi volevano loro.

Il piano, il paesaggio e il territorio

di Piero Bevilacqua
Come ben sanno le persone colte d’Europa e dei vari paesi del mondo, l’Italia eredita, con poco merito dei contemporanei, un patrimonio di inestimabile valore: il suo paesaggio. E forse occorrerebbe aggiungere che questo, subito dopo la tradizione culinaria, costituisce il connotato identitario più spiccato del nostro Paese, quello che ne fa appunto il Bel paese e che nell’immaginario internazionale fa dell’Italia, l’Italia. Eppure quanta fatica per le ristrette avanguardie nazionali, che sono consapevoli di questa eredità unica al mondo, di tutelarlo, di sottrarlo ai miopi appetiti della classe dirigente della nostra epoca, priva di progetti e cultura, che vorrebbe ricavarne soldi e legna da bruciare nel misero focolare della crescita.

Oggi dobbiamo fare “comunità”, inteso come modo di agire

di Roberto Mancini 
Tre priorità per il movimento dell’economia democratica in Italia. Desidero evidenziarle perché mi sembra che le associazioni, le cooperative, le aziende, le reti dell’altra economia siano ormai giunte a un punto di svolta. O si accontentano di navigare a vista, oppure elevano la loro azione a un grado di maggiore maturità. Per farlo -ecco la prima priorità- è necessario che sia attuata la piena trasformazione del modo di pensare di quanti a vario titolo vi partecipano. Mi riferisco alla sempre più lucida scelta di aderire all’etica del bene comune, quella che coniuga la dignità di ogni persona, quella di tutta l’umanità e quella della natura.

Le “riforme” renziane fanno esplodere la disoccupazione giovanile

di Claudio Conti
Il venditore di pentole toscano è momentaneamente sparito dai radar, ma gli effetti delle sue “riforme” ci gravano addosso come macigni. I dati sull'occupazione pubblicati stamattina dall'Istat demoliscono definitivamente la retorica renziana – proseguita molto più sommessamente dal governo-fotocopia – per cui l'eliminazione di una lunghissima serie di tutele per i lavoratori fosse “necessaria per dare più lavoro ai giovani”. Sono le stesse frasi che hanno usato nel tempo Dini, Ciampi, Prodi, Berlusconi, D'Alema, Monti e Letta (tutti i premier degli ultimi 25 anni, di fatto). E il risultato è qui, inoppugnabile, davanti agli occhi di tutti: la disoccupazione giovanile supera nuovamente il 40%, attestandosi al 40,1.

Non saremo il partito dell’attesa, no ad accordi fra dirigenti

Intervista a Nicola Fratoianni di Daniela Preziosi 
Nicola Fratoianni è disponibile a una gestione una gestione collegiale di Sinistra italiana, come le propone Arturo Scotto in vista del congresso?
"Una premessa: l’unità, la collegialità e il pluralismo sono un obiettivo per il quale ciascuno deve fare il massimo dello sforzo. Cercare i punti che uniscono prima di quelli che dividono è la nostra idea della politica. Chi esprime una differenza si deve sentire pienamente cittadino fra noi. Ma questo non può avvenire per un accordo fra gruppi dirigenti. La politica è un processo collettivo, di partecipazione e di confronto. Per quanto mi riguarda, sono proprietario solo delle mie idee. Ad Arturo rispondo: facciamo una discussione e poi costruiamo la casa in cui tutti si possano sentire a proprio agio."

Il sindacato irlandese: «L’Europa ha perso legittimità agli occhi dei giovani e dei lavoratori»

di Alexander Damiano Ricci 
Jack O’Connor, il Presidente di Siptu, il più grande sindacato irlandese, ha lanciato un nuovo j’accuse contro le politiche di austerità in Europa. Come riporta Martin Wall per il Irish Times, in occasione di un celebrazione commemorativa, svoltasi ieri a Dublino, O’Connor ha chiamato in causa i partiti europei della destra, sostenendo che avrebbero potuto «tutelare milioni di vite di cittadini europei dall’indigenza e dalla disperazione attraverso un piano di investimenti pubblico volto a mitigare gli effetti dell’austerity».

Viareggio e il cuore sonante di Moretti

di Giulio Cavalli 
Era il 3 luglio 2009. Quattro giorni dopo l’incidente di Viareggio: un treno che diventa bomba e brucia la stazione, le strade, le case, le auto tutte intorno. 33 morti e 25 feriti. 11 sono morti immediatamente, gli altri si sono consumati per le ustioni nei mesi successivi. «Uno spiacevolissimo episodio» lo definì l’allora amministratore delegato di RFI e Ferrovie. Lo disse quattro giorni dopo l’incidente, con l’odore di GPL bruciato che non si era ancora alzato dalle strade, audito al Senato per riferire sull’incidente: «“Vi prego di considerare che quest’anno, per la sicurezza abbiamo ulteriormente migliorato: siamo i primi in Europa”, disse Mauro Moretti, come se i morti e il dolore possano essere un fastidioso intoppo nel raggiungimento degli obiettivi di bilancio.

La legione dei mediocri ha conquistato la stanza dei bottoni

di Benedetto Vecchi 
C’è stato un indolore, sotterraneo – al limite del silenzioso – assalto al palazzo di inverno del potere globale. A compierlo non sono stati temibili orde di soldati, operai e contadini, bensì i mediocri. Sono loro ormai che governano il mondo, controllano che tutto proceda come dettato da impersonali algoritmi o asfittiche procedure burocratiche. È l’incipit del saggio La mediocrazia (Neri Pozza, pp. 239, euro 18) del filosofo Alain Deneault – francese per nascita e canadese per lavoro – attualmente docente all’università di Montreal. L’avvio è quello del pamphlet, ma solo dopo dieci pagine, l’andatura della scrittura abbandona il tono apodittico che contraddistingue questo tipo di libro e si inoltra su sentieri più impervi e dalla destinazione non prevedibile.

L'appello argentino per uno sciopero internazionale di donne l'8 marzo

di Ni una menos - Argentina
Questo 8 marzo la terra tremerà. Le donne del mondo si stanno unendo e organizzando in una prova di forza e in un grido comune: SCIOPERO INTERNAZIONALE DI DONNE. Ci fermiamo. Scioperiamo, ci organizziamo e ci incontriamo tra di noi. Costruiamo il mondo in cui vogliamo vivere.
#NoiCiFermiamo

La Rete degli ATTAC europei sul Ceta

di Rete degli ATTAC europei
La settimana di San Valentino, il Parlamento europeo è chiamato a ratificare il Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), il trattato con il Canada che i gruppi socialdemocratici e liberali descrivono come « l'accordo commerciale più avanzato e più progressista » mai stipulato finora. David Martin, deputato europeo per il partito laburista scozzese, afferma che questo voto consiste nello scegliere Trudeau contro Trump.

L’effetto Goldman Sachs

di Nomi Prins 
L’ironia non è un concetto familiare al presidente Donald J. Trump. Nel suo discorso d’insediamento, avendo nominato il gabinetto più ricco della storia statunitense, ha proclamato: “Troppo a lungo un piccolo gruppo nella capitale della nostra nazione ha incamerato i doni del governo, mentre il popolo ha sostenuto il costo. Washington ha prosperato, ma il popolo non ha condiviso la sua ricchezza”. Sotto Trump prospererà un gruppo ancor più piccolo, in particolare una squadra di ex dirigenti della Goldman Sachs. Per dirla fuori dai denti, due di loro (assieme alla Federal Reserve) probabilmente controlleranno la nostra economia e il nostro sistema finanziario negli anni a venire.

In difesa del razionalismo critico

di Pierfranco Pellizzetti
Scriveva l’uno: «Soltanto grazie al matrimonio col mondo i nostri ideali possono dar frutti: distaccati dal mondo, restano sterili. Ma il matrimonio col mondo non può essere celebrato mediante un ideale che prescinda dai fatti o pretenda in anticipo che il mondo si conformi ai suoi desideri»[3] (Russell, 1917). Gli fece eco l’altro: «i profeti che preannunciano l’avvento del millennio possono dare espressione a sentimenti profondamente radicati di insoddisfazione. […] La loro affermazione che la democrazia non è destinata a durare per sempre equivale, in realtà, all’affermazione che la ragione umana non è destinata a durare per sempre, perché solo la democrazia fornisce una struttura istituzionale che permette non solo l’attuazione di riforme senza violenza, ma anche l’uso della ragione in campo politico»[4] (Popper, 1943). 

Tra i dimenticati del terremoto

di Angelo Ferracuti
Arrivando in automobile sulla Salaria dalla costa, si scorge subito un paesaggio innevato ai lati della carreggiata, la neve sembra tagliata da una lama affilata sui bordi, e il bianco lucente in una giornata di sole prende subito il sopravvento. Le popolazioni sono state tutte evacuate, gli elicotteristi dell’esercito hanno recuperato gli ultimi dispersi, isolati e senza corrente elettrica da giorni, nuotando nel manto spesso e in condizioni difficilissime, arrivando a volte esausti dopo ore nelle frazioni in case già disabitate, adesso stanno recuperando gli animali che girano randagi e storditi nei paesi.

Venezuela, il Senato italiano si intromette negli affari del Paese

di Fabio Marcelli
Con il voto favorevole delle forze politiche dell’ancien régime italiano e su iniziativa di un politicante come Pierferdinando Casini, che di tale ancien régime è un esponente esemplare, da sempre capace di restare a galla nella palude della politica italiana, il Senato italiano ha approvato, la scorsa settimana, una sciagurata mozione sulla situazione del Venezuela. A favore hanno votato, come accennato, Pd e Forza Italia e Lega Nord, contrari Movimento Cinque Stelle e Sinistra italiana.

Imparare a governarsi da sé

di Gustavo Esteva
La tempesta infuria. C’è la minaccia di venti del nord, freddi e impetuosi, che si sono accentuati con Trump, e si sta formando un ciclone a livello del suolo in tutto il paese. Non c’è dove rifugiarsi. Alcuni cercano rifugio nel sistema dominante. Pensano che sia realistico. Pensano, ad esempio, che sfidare apertamente il capitalismo sia romantico o utopistico. Allo stesso modo, anche se sanno che gli apparati statali vanno in pezzi, travolti dalla tempesta, e che la gente ha sempre meno fiducia nei partiti e nel processo elettorale, ripongono tutta la loro speranza nel 2018. Pensano che le circostanze permetteranno finalmente che il loro candidato di sempre vinca le elezioni; confidano che, una volta al potere, aggiusterà tutto quello che può essere aggiustato.

Fiato sprecato

di Sergio Cesaratto
Farò un discorso molto franco. Non c’è molto nelle 22 tesi qui discusse (e in calce riprodotte) con cui mi senta d’accordo. Andando subito al punto, si paga un lip service allo Stato nazionale mentre nei fatti si afferma che nulla di decisivo può essere effettuato a quel livello. Si cita a tal riguardo il caso di Syriza che lo dimostrerebbe. Ma è esattamente l’opposto! Quella tragica vicenda proprio dimostra che nulla è possibile a livello europeo e che ci si deve attrezzare a livello nazionale. Al riguardo ho ascoltato Paolo Ferrero affermare cose piuttosto confuse: disubbidire ai Trattati sino alla rottura, dunque ritorno alla dimensione nazionale, però no perché si rompe per cambiare le regole europee. Un po’ di concretezza per favore.

Lavoro docente: merce e valore nella scuola-azienda di oggi

di Renata Puleo 
Cosa significa, per condizioni specifiche e condizionamento sociale, lavorare a scuola? Chi insegna a quale soggettività è piegato, sia che ami il suo lavoro, sia che lo consideri un ripiego o una iattura? A quale potere gli insegnanti sono organici, se vale ancora questa definizione, e credo di sì, come ho già avuto modo di scrivere in queste pagine, e come possono dis-alienarsi dalla condizione subalterna a cui sembra condannarli anche la precarizzazione, la caduta salariale, lo svuotamento della ragione professionale?

Inps, i dati sui voucher sono ancora inaccessibili

di Antonio Sciotto
I dati sugli utilizzatori dei voucher continuano a rimanere inaccessibili. In particolare quelli delle 102 grosse imprese sopra i mille dipendenti che vi fanno ampio ricorso, come ha denunciato una polemica tra la Cgil e l’Inps di qualche settimana fa. Ma adesso si sono aggiunti i committenti della Pubblica amministrazione, Comuni in testa. La Funzione pubblica Cgil, ha denunciato la segretaria Serena Sorrentino in una recente intervista al manifesto, ha chiesto all’istituto di previdenza l’accesso ai numeri, senza ottenere però alcuna risposta.

Il potere cieco dell’algoritmo

di Marco Liberatore 
L’esperienza dice che le tecnologie digitali permettono ai singoli una maggiore emancipazione ed autonomia di azione. Proprio su questo si basa il successo dei giganti dell’high tech e dell’ecosistema che gli sta intorno. Le tecnologie digitali aprono a possibilità di trasformazione enormi ma l’informatica commerciale ci ha reso soggetti al servizio delle «Mega-macchine». Ci sentiamo liberi mentre i servizi del web sociale si prendono cura delle nostre vite, aumentando le nostre possibilità di lavoro, salute, interazione emotiva e sessuale. In qualche modo, siamo immersi in questa situazione: volevamo maggiore capacità di determinare le nostre scelte e azioni ma abbiamo fatalmente ampliato i processi di delega a terzi.

La violenta noncuranza del razzismo

di Valeria Ottonelli
L'ordine esecutivo con cui Trump ha emanato misure restrittive per l'immigrazione e l'ingresso dei rifugiati negli Stati Uniti ha scatenato una salva di rimostranze e proteste ferme e accalorate, in America e nel resto del mondo. Ma tutto sommato ci si potrebbe chiedere quanto di preoccupante ci sia veramente in questa faccenda. La stessa amministrazione ha provato a minimizzare le ricadute negative dei provvedimenti, già peraltro in parte disinnescati dalle decisioni di alcuni giudici e da una interpretazione accomodante che permette il reingresso nel Paese ai possessori di carta verde.

I primi dieci giorni di Donald Trump

di Giovanni Battista Zorzoli
Durante le primarie repubblicane ci rassicuravano così: i discorsi sopra le righe gli servono per battere i competitors; ottenuto il risultato, modererà i toni. Analogo ritornello nel corso delle elezioni presidenziali: dopo, dovrà fare i conti con la Realpolitik. Adesso è la Realpolitik a dover fare i conti col presidente Donald Trump. E non solo lei. Per riuscirci, occorre però cambiare registro, lezione che i media tradizionali non hanno ancora imparato. Giornali, radio, televisioni hanno addolcito la notizia sull’ executive order anti-migranti, accompagnandola con i servizi sulle manifestazioni di protesta.

Il populismo tra malessere economico e disagio culturale

di Debora Di Gioacchino
Non passa giorno che non si faccia riferimento al populismo per spiegare fenomeni che sono molto diversi tra loro o per definire l’atteggiamento e le caratteristiche di partiti, movimenti e contesti politici anch’essi molto spesso profondamente diversi tra loro. In realtà, la questione di cosa sia e in cosa consista effettivamente il populismo è aperta, anzi apertissima. Gli elementi a cui si fa più frequentemente riferimento per caratterizzarlo sembrano essere il sentimento anti-establishment, l’autoritarismo e il nazionalismo. La filosofia populista esalterebbe le virtù della “gente comune” in opposizione alle élite (in cui rientrano non solo i politici, ma anche i rappresentanti dei poteri economici e finanziari e gli intellettuali) viste come corrotte e disoneste.

Tunisia: le mobilitazioni del gennaio 2017 nei cicli di lotta storici

di Lorenzo Fe
Nel mese di gennaio si è registrato un aumento delle mobilitazioni sociali in Tunisia, che, per quanto di portata inferiore a picchi precedenti, segnala la persistenza delle rivendicazioni e delle lotte sociali nel paese. Il sito Nawaat.org ha riportato in un video le manifestazioni e blocchi stradali in 17 località diverse, a cui bisogna aggiungere la ripresa del blocco dei camion di gas della multinazionale inglese Petrofac nelle isole Kerkennah a partire dal 14 dicembre 2016 e la serrata della corporation canadese Winstar a Tataouine a partire dal 10 gennaio. Il 3 gennaio ha avuto luogo lo sciopero nazionale dei “lavoratori dei cantieri”, precari messi al lavoro dallo stato con misure emergenziali per l’occupazione e rimasti poi in permanenza senza contratti veri e propri.