La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 31 marzo 2017

L'unità della sinistra antiliberista per cambiare l'Italia e l'Europa. Intervista a Paolo Ferrero

Intervista a Paolo Ferrero di Argiris Panagopoulos
L'unità della sinistra come condizione per l’uscita dalla crisi, per affrontare il neoliberismo barbaro, il razzismo, la xenofobia e i populismi, propone il segretario uscente di Rifondazione Comunista e vice presidente del Partito della Sinistra Europea Paolo Ferrero al 10° Congresso del partito, scommettendo che la sinistra europea dovrebbe tessere la tela del conflitto in Europa, in collaborazione con SYRIZA e le altre forze della Sinistra del Sud Europa e non solo. Nel X Congresso di Rifondazione Comunista, che inizia oggi e termina Domenica a Spoleto, parteciperà il segretario di SYRIZA Panos Rigas e il membro del CC Lefteris Stoukogiorgos.

Disobbedire a chi ripete che non c’è alternativa. Intervista a Yanis Varoufakis

Intervista a Yanis Varoufakis di I Diavoli 
«Sfidiamo la narrazione di chi ripete che non c’è alternativa». L’Europa collassata, l’Europa praticamente decomposta, l’Europa disintegrata: è l’Unione europea che è una contraddizione già nei termini, alla quale Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze greco e leader del movimento DiEM25, si rivolge. Chiama a raccolta movimenti, reti sociali, municipalità, politici, sindacati. «Ma non saremo un ombrello per politici falliti», assicura. Propone uno European New Deal (qui il testo integrale), con una Banca europea di investimenti dalla quale la Bce comprerebbe i bond, uno European Equity Depository (Deposito di Capitale Comune), un Dividendo universale di base al posto del reddito universale. Salvare l’Europa si può — promette — e con un’agenda progressista. Il sogno è di creare uno spazio di convergenza per i democratici del continente contro le derive populiste e xenofobe. Uno spazio «disobbediente», una realtà «costruttiva».

L’urgenza di un reddito minimo dentro la quarta rivoluzione industriale

di Mariano Di Palma
Punto 0. Tra Marx e Platone nel tempo che cambia.
Quando, nel Secondo Volume dei Grundrisse, Karl Marx scrisse «se la macchina durasse in eterno, se non fosse fatta essa stesa di materiale caduco che deve essere riprodotto […] corrisponderebbe nel modo più compiuto al suo concetto» anticipava ampiamente il nodo di fondo rappresentato dalla quarta rivoluzione industriale. Marx aveva previsto, senza ancora conoscerne l’esistenza, il valore economico dei DATA, del sapere sociale diffuso incarnato nelle piattaforme, in poche parole: la tendenza alla costruzione della macchina produttiva che sta cambiando le regole del gioco per come le abbiamo conosciute negli ultimi decenni. Il visionario di Treviri guardava al punto più avanzato dell’evoluzione capitalistica, senza mai però perdere due capi saldi per leggere le possibili trasformazioni: la riorganizzazione del processo di lavoro e i progressi scientifici.

Ora sapete tutti chi è Trump. Intervista a Noam Chomsky

Intervista a Noam Chomsky di Jan Frel
E’ il marzo del 2017, e il processo politico e i media negli Stati Uniti sono un caos deprimente in cima a un mucchio sempre crescente di problemi che non vengono minimamente affrontati, ancora meno risolti dalla società: il cambiamento del clima, la crisi globale dei rifugiati e chi più ne ha più ne metta. Donald Trump presenta un nuovo problema oltre a quelli vecchi e abituali; un disastro deleterio su più fronti e la sua presenza alla Casa Bianca che sta danneggiando quotidianamente la psiche nazionale. Nei primi mesi della sua presidenza, però, sembra che Trump sia non disposto o incapace di mettere in pratica quasi nessuna delle promesse che aveva fatto alla sua base durante la campagna elettorale.

L'aumento del tempo di lavoro nell'epoca della sua riducibilità tecnica

di Fabrizio Fassio e Giuseppe Nicolosi
Alla fine degli anni '60 l'Hudson Institute2 realizzò un'indagine che si avventurava nella previsione della società del 2000. L'Hudson è una filiazione diretta della Rand Corporation, un centro di ricerca celeberrimo, in origine specializzato soprattutto in previsioni militari. Fu Herman Kahn, uno dei fondatori dell'Hudson, e uno dei più celebri futurologi del secolo scorso, a presentare un rapporto di circa mille pagine sulla struttura della società del 2000. Un lavoro di futurologia estremamente raffinato che finì sul tavolo dei più importanti politici di quel periodo. Dalla sintesi dei risultati principali dell'indagine, presentata per punti, vale almeno citare i seguenti.

Europa, 60 mal portati

di Carlo Clericetti
C'è chi con l'età diventa più saggio e tollerante, e chi invece sempre più acido, rigido e pretenzioso, rischiando di divenire inviso anche a chi gli voleva bene. Se l'Europa fosse una persona ricadrebbe in questo secondo caso. L'immagine di popoli che si legavano sempre più tra loro in nome della pace e di una maggiore prosperità e aiutavano chi era più indietro a migliorare la sua condizione man mano è diventata quella in cui alla solidarietà si è sostituita la competizione, alla pari dignità l'egemonia di qualcuno su tutti gli altri, all'aiuto a chi è in difficoltà l'imposizione di penitenze, secondo torti e ragioni stabiliti dalla logica del più forte.

Di cosa ci parla la Flat Tax del governo

di Marco Bertorello
In queste ultime settimane si è tornati a parlare di Europa con una certa enfasi come reazione allo schiaffo di Brexit e in relazione al tentativo di rilanciare il processo di unificazione continentale. In qualche misura viene riesumato lo slogan del «più Europa», sebbene venga declinato in maniera fumosa e a volte incomprensibile. L’«Europa a più velocità», ad esempio, proposta dai vertici tedeschi e largamente accolta anche da tanti europeisti convinti di casa nostra, non è chiaro dove voglia andare a parare. Difesa comune, provvedimenti economici, politiche dell’immigrazione cui, stante la cornice continentale, si potrà aderire con scadenze diverse in funzione di una specie di maturazione nazionale.

La sinistra deve fermare il Renzi-care

di Ivan Cavicchi
Renzi ha reso nota la sua mozione congressuale («Avanti, insieme») nella quale sulla sanità (punto 6) ci dice soprattutto quattro cose: 1) il «diritto alla salute» è sostituito con il «diritto alla protezione»; 2) esiste un pavimento di diritti universali finanziati dal fisco; 3) esiste la possibilità di integrarlo con diritti particolari finanziati dai redditi; 4) si tratta di prendersi cura di ciascuno sulla base dell’effettivo bisogno di protezione. Il resto è fuffa, ossimori e fumo negli occhi. Le mozioni in genere sono dichiarazioni di intenti ma anche ipertesti che vanno interpretati dentro le connessioni logiche di qualcosa che non è ancora compiuto e che si deve compiere.

Spezzare le reni ai poveri

di Domenico Gallo
E’ passato quasi inosservato uno dei più assurdi provvedimenti varati da questo governo. Si tratta di un decreto legge (20 febbraio 2017 n. 14) che porta l’ambizioso titolo di “disposizioni urgenti in materia di sicurezza nelle città”. Il compito principale di tutti i governi è quello di tutelare la sicurezza dei cittadini, anzi, secondo Hobbes, la ragion d’essere dello Stato è proprio quella di assicurare la conservazione della vita e del benessere dei consociati, facendo sì che la convivenza esca da quello stato di natura in cui ogni uomo è homini lupus. Quindi la sicurezza è una cosa seria. Il principale fattore della sicurezza è il diritto.

Jobs Act, l’eredità di Renzi: boom precari, al lavoro gli over 50

di Roberto Ciccarelli 
Boom del precariato, over 50 al lavoro. A due anni esatti dall’entrata in vigore del Jobs Act questo è l’effetto Jobs Act. Lo conferma il monitoraggio congiunto sulle tendenze dell’occupazione nel quarto trimestre 2016 del ministero del lavoro, Istat, Inps e Inail: dopo 15 trimestri crescono tutte le forme del precariato. Lavori a chiamata e intermittenti (+2,5%), in somministrazione (+12,9%) e poi a tempo determinato. Il 64,4% dei rapporti di lavoro attivati nel 2016 è a tempo determinato e solo il 21,8% è a tempo indeterminato. Il rapporto tra le attivazioni e le cessazioni dei contratti presenta un saldo positivo pari a 328 mila e 271 occupati, ma questo numero è il frutto di un aumento dei lavoratori a tempo determinato – dunque precari – di 595 mila unità, mentre si registra un calo dei tempi indeterminati di 377 mila unità.

La storia di Rojava, società utopica curda al confine dei territori dell’ISIS

di Antonella Gugliersi
In Siria esiste una società autonoma non riconosciuta ufficialmente né dal regime di Bashar al-Assad, né dalle Nazioni Unite e nemmeno dalla Nato: Rojava è uno stato di fatto, situato su una striscia di terra nel nord della Siria grande quanto lo stato americano del Connecticut e abitato da 4,6 milioni di curdi. La regione produce 15mila barili di petrolio al giorno, che viene venduto alla gente locale e all’amministrazione di Assad per finanziare parte della guerra contro l’Isis. Il giornalista statunitense Wes Enzinna si è recato a Rojava per una settimana nell’estate del 2015. Il reporter era partito per insegnare a un gruppo di studenti le basi del giornalismo e per capire come si vive in una società che da molti è stata definita come utopica. Enzinna ha poi raccontato la sua visita nella regione in un articolo che è stato pubblicato dal quotidiano statunitense The New York Times.

La resistenza al latifondista Benetton

di Adolfo Pérez Esquivel
I conflitti per la terra in Patagonia sembrano non avere mai fine. Imprese come Benetton chiedono alle autorità provinciali e nazionali di proteggere le «loro» terre; terre in realtà sottratte al popolo mapuche. Il governo accorre «in difesa della proprietà privata» usando metodi repressivi, disconoscendo i diritti dei popoli, intensificando la violenza sociale e strutturale. Mette gli interessi dell’impresa Benetton al di sopra dei diritti dei popoli originari. Nelle province della Patagonia, l’imprenditore italiano possiede all’incirca un milione di ettari eppure, non pago della propria condizione di latifondista, continua ad aggiungere nuove aree, a costo di espellere le comunità mapuche.

Machiavelli economista

di Branko Milanovic
Stavo rileggendo i Discorsi [sopra la prima Deca di Tito Livio], come faccio periodicamente, e qualche giorno fa, mi sono imbattuto nella recensione di un nuovo interessante libro su Machiavelli – inesauribile argomento, in verità. Così ho pensato di mettere per iscritto le ragioni per cui – e suppongo di non essere l’unico tra gli economisti – ammiro Machiavelli (avvalorandone così l’inesauribilità). C’è un’evidente affinità tra economisti e studiosi di scienze politiche nella tradizione di Machiavelli. Nel suo sistema di pensiero, l’obiettivo ultimo di un sovrano o di un soggetto politico è la massimizzazione del potere secondo due assi temporali: l’hic et nunc, e la durata. Lo stesso vale per la massimizzazione dell’utile o del profitto. Il sovrano è un homo politicus razionale allo stesso modo in cui le persone sono, secondo gli economisti, razionali homines oeconomici.

L’anticapitalismo di Rossana Rossanda

di Gianmarco Martignoni
Seguendo il puntuale suggerimento di un compagno, mi sono precipitato in edicola per acquistare l’ultimo numero di «MicroMega» con una lunga intervista di Marco D’Eramo a Rossana Rossanda. E sono stati 15 euro ben spesi. Nonostante la mia viscerale antipatia per Paolo Flores D’Arcais, l’intellettuale liberal che magistralmente – fra le tante perle dettate dall’assoluta mancanza di una bussola – qualche giorno fa ha scoperto che i 5stelle sono invotabili. Tornando all’intervista, nel disorientamento intellettuale che contraddistingue l’ex (nuova) sinistra, «la ragazza del secolo scorso» dimostra a quasi 93 anni di essere arzilla e lucida, non solo perché ribadisce di sentirsi ancora «una vecchia bolscevica» ma in quanto rimbrotta D’Eramo per il suo generico anticapitalismo.

Come i palestinesi resistono alla marea. Intervista a Michel Warschawski

Intervista a Michel Warschawski di Cinzia Nachira
Tra le molte questioni, comincerei col chiederti di fare un quadro generale dopo le ultime leggi che sono state votate dal parlamento israeliano: quella sulla legalizzazione delle colonie e quella che reprime coloro che sostengono il BDS (Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni). Anche alla luce dei cambiamenti nella politica statunitense dopo l’elezione di Donald Trump. "Credo che in Israele stiamo vivendo un cambiamento decisivo. Senza idealizzare ciò che abbiamo vissuto negli ultimi cinquant’anni – uno Stato coloniale, discriminatorio e con forme di segregazione –, negli ultimi anni, per tappe successive, stiamo passando a qualcosa di diverso. Questo è stato ben sintetizzato dal ministro dell’istruzione, di estrema destra: Israele si definisce come uno Stato ebraico e democratico, ma ciò che è importante è il termine “ebraico”. Il termine “democratico” la preoccupa nella misura in cui rafforza il carattere ebraico dello Stato.

Migranti, la schizofrenia del governo sui diritti umani

di Raffaele K. Salinari
Un colpo al cerchio e uno alla botte: la contemporanea approvazione al Senato del Decreto legge Minniti-Orlando, e della nuova normativa di protezione per i Minori stranieri non accompagnati (Misna), prima firmataria l’On. Sandra Zampa del Pd, introduce per legge una schizofrenia in materia di rispetto dei Diritti umani che suscita non poche preoccupazioni. Da una parte, infatti, il decreto costruisce e costituisce una serie di procedure decisamente contrarie al fondamento giuridico irrinunciabile per ogni Diritto che sia erga omnes, e dunque democratico, cioè il principio costituzionale: la legge è uguale per tutti. Dall’altra il nostro Paese si mette in condizioni, finalmente, di tradurre in legge ciò che ha approvato, sottoscritto e ratificato già nel lontano 1989 con la Convenzione Onu sui Diritti dei minori.

Dove ci ha portato il capitalismo finanziario

di Lisa Raffi
Il libro di Maria Rosaria Ferrarese si rivela un ottimo strumento per comprendere il dibattito odierno sui costi/benefici della globalizzazione dei mercati e del crescente potere del capitale finanziario. Non c’è dubbio che la globalizzazione, sotto i colpi delle ondate migratorie, dell’impoverimento di strati crescenti della popolazione, delle difficoltà occupazionali e della scarsa crescita, goda in Italia di cattiva stampa. E non solo in Italia. C’è chi come Richard Baldwin, nel suo recente saggio The Great Convergence: information technology and the new globalization (Belknap), afferma che questa integrazione economica “estrema” stia sfuggendo al controllo del mondo occidentale. 

I ringraziamenti del Papa, l’orgoglio di Tsipas e i…“compagni” Juncker e Tusk

di Argiris Panagopoulos
La questione sociale e quella dei profughi ha avvicinato ancora di più durante i giorni del Consiglio europeo a Roma le due persone che si battono in prima linea in Europa contro la crescita delle diseguaglianze, il razzismo, la xenofobia e i fili spinati nei confini. Papa Francesco ha ringraziato Alexis Tsipras per tutto quello che ha fatto per le persone socialmente deboli e i poveri durante il breve incontro che hanno avuto in Vaticano venerdì 24 marzo alla vigilia del Consiglio europeo di Roma. Il Papa, nel suo breve colloquio con il primo ministro greco, ha menzionato la lotta di Tsipras e del suo governo per la giustizia sociale e lo ha ringraziato per quello che ha fatto per le persone socialmente deboli e i poveri e per la sua lotta per la giustizia sociale e l'atteggiamento della Grecia nella questione dei profughi.

Il radioso avvenire del razzismo

di Francesco Postorino
La schiavitù ha caratterizzato il genere umano per migliaia di anni. Ha preceduto il capitalismo, il colonialismo e iniziava a sgretolarsi quando la nuova coscienza occidentale ha avanzato gradualmente il diritto universale dell’umanità. Thomas Casadei, in Il rovescio dei diritti umani (DeriveApprodi, pp. 133, euro 15), precisa che la fine giuridica della schiavitù non si è tradotta in una sua completa cancellazione. Tutt’altro. Nel suo ricco dialogo con Étienne Balibar, contenuto nella seconda parte del volume, viene sottolineata a più riprese l’attualità di un fenomeno sollecitato da un inquietante «ritorno della razza» e da un solido pregiudizio. Balibar si spinge oltre e paventa un «radioso avvenire» del razzismo e di nuove forme di discriminazione etnica, religiosa, sociale e sessuale.

Carla Lonzi: autoritratto dell’imprevedibilità

di Paola Rudan
Per la copertina del suo Carla Lonzi. Un’arte della vita (DeriveApprodi, 2017, 20€) Giovanna Zapperi ha scelto una fotografia sorprendente. La fotografia è a colori. Lonzi incrocia le braccia e sorride. Sullo sfondo, la ruota panoramica di San Antonio, in Texas, le incornicia il capo come un’aureola. Il sorriso di Lonzi, catturato dallo scatto del suo compagno Pietro Consagra, sembra prendersi gioco di quell’improbabile effetto mistico e, con esso, del lavoro del mito che nel corso di mezzo secolo – anche attraverso i più celebri scatti realizzati da Jacqueline Vodoz ‒ avrebbe fatto di lei un’icona del femminismo italiano inchiodandola a «una temporalità fuori dalla storia» e nascondendo, dietro al bianco e nero, le tinte accese del percorso contraddittorio e travagliato che aveva dovuto intraprendere per fare di sé stessa un soggetto e della propria vita un’arte.

In memoria di Ahmed Kathrada: una vita contro l'apartheid

di Efrem Tresoldi
«Quando nel 2003 è morto Walter Sisulu (tra i fondatori dell’African national congress) ho perso un fratello, ora che è venuto a mancare Nelson Mandela sono diventato orfano di padre», così si era espresso Ahmed Kathrada all’indomani della scomparsa di Madiba il 5 dicembre 2013. A Mandela era legato da profonda amicizia e con lui ha condiviso tutta una vita nella lotta contro l’apartheid e ne ha pagato il prezzo scontando insieme a lui 26 anni di carcere. Da Mandela fu invitato a fare parte del primo governo democratico nel 1994. Ahmed Kathrada è morto il 28 marzo all’età di 87 anni dopo un breve ricovero in ospedale a Johannesburg in seguito ad un’operazione per un embolo al cervello.

Prima del febbraio

di Todd Chretien 
«Noi vecchi non vedremo forse le battaglie decisive dell’imminente rivoluzione», avvertiva Lenin in un rapporto scritto per un gruppo di giovani svizzeri in occasione del dodicesimo anniversario della rivoluzione – sconfitta – del 1905. La giustapposizione delle sue osservazioni e della caduta, solo sei settimane dopo, dello Zar Nicola II, creò i presupposti per una classica battuta del movimento marxista: “Non far tardi alla manifestazione, perché la rivoluzione può iniziare!”. È tuttavia chiaro dal suo operato che Lenin era consapevole di come la situazione politica nella sua madrepatria potesse esplodere in qualsiasi momento. Per trecento anni, la dinastia dei Romanov aveva governato la Russia – a quell’epoca un impero gigantesco in cui i russofoni erano una minoranza – con il pugno di ferro.

Fiducia al Decreto Minniti-Orlando: un voto ideologico che gonfia le vele dei populismi

di Stefano Catone
La stampa di destra esulta. La Lega è spiazzata. Una sedicente sinistra, uscita dal Partito Democratico per continuare a sostenere le peggiori politiche di questa legislatura, imbarazza. Stiamo parlando del voto al Senato sul cosiddetto decreto Minniti-Orlando (altro imbarazzo, per il ministro della Giustizia che si candida a spostare il PD a destra riducendo i diritti dei migranti), tenutosi ieri, e che ha visto palesarsi la più ristretta fiducia al Senato dell’intera Legislatura, salvata dal voto – come dicevamo – di Movimento Democratici e Progressisti, da Maria Cecilia Guerra a Miguel Gotor, per capirci.

Oltre i voucher? Note su uno strumento inadeguato

di Enrico Cerrini
Lo strumento dei voucher fu introdotto della Legge Biagi nel 2003 con lo scopo di far emergere quei lavoretti domestici svolti in modo discontinuo da persone a rischio di esclusione sociale o inattive sul mercato del lavoro. I cittadini avevano l’opportunità di utilizzare tagliandi dal valore di 7,5 €, di cui una parte finanziava minime tutele lavorative, per retribuire rapporti lavorativi accessori di una durata inferiore ai trenta giorni ed una remunerazione minore di 3.000,00 €. Lo strumento rimase inapplicato fino al 2008, anno in cui iniziarono gli interventi di liberalizzazione. Il governo Prodi concesse l’utilizzo alle aziende agricole, eliminò il vincolo temporale e allargò quello economico. Il valore del singolo tagliando crebbe fino a 10 €, di cui 7,5 € rappresentavano la retribuzione della prestazione, 1,30 € la contribuzione, 0,70 € la copertura degli infortuni sul lavoro e 0,50 € il costo di gestione del servizio da parte dell’ente concessionario, ovvero l’INPS.

Polanyi, Hayek e le aporie del reddito di cittadinanza

di Riccardo Evangelista
Mentre in Italia la discussione è ancora in divenire, dal gennaio 2017 la Finlandia ha iniziato la sperimentazione del reddito di cittadinanza, fissato per l’occasione a 560 euro mensili. Da un primo sguardo emergono modalità di attuazione piuttosto singolari, se non stravaganti: sono stati infatti sorteggiati 2000 cittadini tra i 25 e i 63 anni, che riceveranno l’assegno indipendentemente dal salario ma in alternativa al sussidio di disoccupazione. Lo scopo, a detta del governo presieduto dal centrista Juha Sipilä, è di valutare le conseguenze dell’erogazione monetaria, percepita dai riceventi come sicura, sulla propensione ad accettare un lavoro. I risultati saranno resi noti solo nel 2019, momento in cui verrà deciso se continuare, modificare o interrompere l’esperimento.

La ministra Madia deve dimettersi

Un’inchiesta del “Fatto Quotidiano” ha documentato che la tesi di dottorato del ministro Marianna Madia contiene intere frasi plagiate da opere di altri autori. Comunque si vogliano conteggiare le percentuali di testo non originale è un fatto molto grave, ed è gravissimo che i grandi giornali italiani non se ne stiano occupando. Perché qui non si tratta di quantità: si tratta di qualità, si tratta di etica. Il plagio, anche di una sola pagina, non è consentito dalle regole della comunità scientifica internazionale. Il ministro tedesco dell’istruzione, Annette Schavan, aveva plagiato parti della sua tesi di dottorato: il titolo le è stato revocato dall’università di Düsseldorf dove lo aveva conseguito, e il ministro ha presentato subito le proprie dimissioni.

La riproducibilità secondo Benjamin

di Augusto Illuminati 
Il celebre testo sulla Riproducibilità è stato redatto da Benjamin in cinque diverse versioni tra il 1935 e il 1939 e ora se ne traduce l’inedita prima e più breve, grazie al benemerito lavoro editoriale e critico degli studiosi dell’Associazione italiana Walter Benjamin, nel volume Tecniche di esposizione. Walter Benjamin e la riproduzione dell’opera d’arte, a cura di Marina Montanelli e Massimo Palma, Quodlibet, 2016. Vi hanno contribuito, dando vita a un ciclo di seminari dedicati, Alessandra Campo, Fabrizio Desideri, Dario Gentili, Clemens-Carl Härle, Marina Montanelli, Massimo Palma, Andrea Pinotti, Mauro Ponzi, Franco Rella, Elena Tavani, Massimiliano Tomba e Francesco Valagussa.

Il Rinascimento latinoamericano contro dittature e neoliberismo

di Fabio Marcelli
Ho visto recentemente un bel film della regista venezuelana Patricia Ortega, El regreso, che parla del massacro di una comunità di pescatori indigeni Wayù da parte di una banda di paramilitari colombiani e della fuga della bambina unica superstite che si rifugia a Maracaibo in Venezuela. Un film che parla dei mali atavici dell’America Latina: la violenza, la sopraffazione, la miseria. Mali atavici che vengono da lontano e sono dovuti principalmente alla dominazione di ristrette oligarchie in combutta con poteri stranieri che ricorrono anche ai servigi di bande criminali come quella in azione nel film.

Il "gomblotto" dell'€uro

di Mauro Gallegati
Dal gennaio 2001 gli italiani vivono nella zona euro. L'euro è un disegno basato sulle virtù del libero mercato. Subito circondato da una giustificata perplessità - le banche centrali, vere vestali dell'ortodossia economica, utilizzano (fino al 2009) per le loro analisi un modello che non contempla l'esistenza di banche - la moneta unica ha boccheggiato fino ad oggi. Secondo gli economisti, un'area valutaria ottimale è quella in cui i paesi sono sufficientemente simili da poter condividere una moneta comune. L'Europa non lo è, come del resto l'Italia o gli Stati Uniti: questi hanno una moneta solo perché sono politicamente uniti. Condividere una moneta unica costituisce ovviamente un problema poiché così facendo si rinuncia a due dei meccanismi di aggiustamento usati per riequilibrare i conti con l'estero: i tassi di interesse e il cambio. Senza queste leve si è costretti ad "intervenire" su deficit/debito pubblico e salari.

Dalla Francia un appello per un approccio obiettivo e aperto sulla Rivoluzione Russa

L’appello è lanciato da Annie Lacroix-Riz, professore emerito di storia contemporanea all’Università Parigi VII, da Georges Gastaud, filosofo figlio di resistenti e da Jean Salem, filosofo, professore all’Università Parigi I Pantheon Sorbonne. Avvincinandoci al centenario del 7 novembre 1917, si prepara prima di tutto, da parte di certi ambienti politico-mediatici messi sull’avviso da certi altri universitari, a presentare una versione rozzamente manichea, ferocemente tinta di anticomunismo, antibolscevismo ed antisovietismo. 

Le disuguaglianze crescono dopo la scuola dell’obbligo

di Roberto Ciccarelli 
La scuola italiana riesce a malapena a contenere le disuguaglianze sociali tra studenti abbienti e meno abbienti sulla lettura e sulla matematica. Lo dice l’Ocse in un confronto delle indagini Pisa sulle «competenze» degli studenti e quelle degli adulti (26/28 anni) che registra il crollo di questo residuo di uguaglianza all’esterno della scuola, quando i ragazzi diventano precari a tutto tondo, e non solo tirocinanti stagisti del lavoro gratuito nell’«alternanza scuola-lavoro», un sistema obbligatorio che avrà un peso anche sul voto di maturità grazie alla «Buona scuola» di Renzi e del Pd.

Dallo stato sociale allo stato penale di Minniti

di Dante Barontini
Il “decreto Minniti” segna uno spartiacque nel rapporto tra conflitto sociale e governi di questo paese. Al di là dei dettagli tecnici – che pure è necessario chiarire, chiamando a ragionarne giuristi, avvocati democratici e quel tanto che ancora esiste di parlamentari affezionati alla democrazia – va intanto colto il dato politico essenziale: non esistono quasi più spazi di mediazione. Anche il “quasi” ha la sua importanza giuridica, naturalmente, ma la direzione di marcia già fissata da alcuni decenni viene ora percorsa premendo forte sull’acceleratore. Si usa definire tutta questa sfera come ambito della “repressione”, ed è corretto; ma è solo una parte del ragionamento che occorre fare.

I manager bancari in paradiso

di Andrea Baranes 
“Compensi senza crisi – I big delle banche incassano 144 milioni”; “Banche europee – Un quarto dei profitti fatti nei paradisi fiscali” – Due notizie apparse su La Repubblica a pochi giorni l’una dall’altra. Da un lato remunerazioni sempre più alte per la dirigenza delle banche, dall’altro utili che fuggono verso giurisdizioni di comodo. Riguardo il primo punto, difficile sostenere che la crescita degli stipendi sia legata a risultati particolarmente positivi. In Monte Paschi gli stipendi del top management sono cresciuti del 44% in un solo anno. Per le banche italiane, la remunerazione degli amministratori di vertice è cresciuta di oltre il 13%. Davvero niente male. In termini assoluti, a guidare i compensi sono Unicredit, con 28 milioni e Intesa San Paolo con 42 milioni.

Europa? Diverse velocità, nessuna retromarcia

di Giovanni Di Benedetto 
​Avanti a ritmi e intensità diversi, si legge nella Dichiarazione dei 27 capi di Stato e di governo al vertice commemorativo dei 60 anni dei Trattati di Roma: “Agiremo congiuntamente a ritmo e con intensità diversi, se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente” (Corriere della Sera, 26.03.17). Un linguaggio ambiguo e incline a prestarsi a eterogenee interpretazioni, quello con cui è stata redatta la Dichiarazione, che indica una direzione di marcia che nel breve periodo non produrrà sostanziali cambiamenti, in attesa delle elezioni francesi e tedesche.

TAP, ovvero del selvaggio Sud-Est

di Alessandro Macchia
Doveva accadere prima o poi, e difatti è accaduto. Circa sei mesi fa avevamo domandato a Gianluca Maggiore, uno dei più dinamici fra gli attivisti NoTap, se a San Foca, nei pressi del cantiere per l’approdo del famigerato gasdotto, ci fosse il rischio un giorno o l’altro di scontri violenti. Maggiore rimarcò con orgoglio che non sarebbe stata sollevata una mano, se non per mostrare che era nuda. E così è stato: lo provano decine di video amatoriali.

Jean-Luc Mélenchon l’uomo che può complicare la vita a Emmanuel Macron

di Véronique Reille Soult
Contrariamente a quanto abbiamo letto e sentito negli ultimi giorni, il grande dibattito televisivo di lunedì 20 marzo tra Macron, Fillon, Hamon, Mélenchon e Le Pen, ha cambiato la dinamica della campagna elettorale. Ecco perchè. Prima del dibattito televisivo le aspettative maggiori erano per Benoît Hamon, Emmanuel Macron e François Fillon. Questi tre candidati monopolizzavano, per ragioni molto differenti tra loro, la maggior parte dei commenti e delle interazioni sui social network. L’audience della trasmissione di lunedì 20 marzo ha confermato l’interesse e dell’attenzione dei cittadini.

Giustizia fai da te: la fuga dalle responsabilità

di Rosa Rinaldi
Recentemente, a Perugia, si è tenuto un convegno dal titolo “Giustizia o Vendetta, il caso di Vasto” che ha visto gli interventi di noti giuristi, psicologi e psicoterapeuti, organizzato dalla scuola di psicoterapia Kairos in collaborazione con l’associazione Progetto Donna e Lidu (Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo). Il titolo del convegno prendeva spunto da un tema socialmente molto caldo e assurto agli onori delle cronache in relazione ai recenti fatti di Vasto, in cui, ricordiamolo, un uomo decide di far giustizia da sé e uccide l’investitore di sua moglie, sulla tomba della quale fa ritrovare l’arma del delitto poco prima di costituirsi.

Appello ai proletari: cambiatevi subito, si va a giocare a calcetto

di Alessandro Robecchi 
Oggi parliamo del nulla. Dov’eravamo? Ah, già, il ministro Poletti. Dunque, il ministro del lavoro Giuliano Poletti ne ha fatta un’altra delle sue. Era un po’ che non finiva sui giornali e ha provveduto come sa lui. La poetica polettiana è un sapiente mix stilistico che comprende un po’ di luogocomunismo, una parte di nostalgia canaglia riassumibile nel solito “si stava meglio quando si stava peggio”, e una sostanziosa dose di analfabetismo funzionale (in particolare quella che porta a citare casi isolati e personali per dimostrare una tesi universale. Esempio: non è vero che c’è la disoccupazione perché mio cugino ha trovato lavoro a Cesenatico).

Michèa, “Il vicolo cieco dell’economia”

di Alessandro Visalli
Questo libro di Michèa reca come sottotitolo “sull’impossibilità di sorpassare a sinistra il capitalismo”, e rappresenta un tentativo di sviluppare una critica che vada alle radici del capitalismo stesso. Michéa, in circa 100 pagine, produce una serrata ricostruzione sulla stessa linea de “I misteri della sinistra”, volta a mettere in luce la profonda integrazione della sinistra con il liberalismo, che a volte dice di combattere, e di questo con il razionalismo occidentale e l’illuminismo. Nulla di particolarmente nuovo, dunque. L’orgogliosa tesi, così come nel libro letto precedentemente, ma di ben 11 anni successivo, è che il socialismo ben inteso si differenzia dal movimento politico liberale “di sinistra”, in modo diretto ed esplicito. Come dirà nel 2013, il movimento socialista non è, e non è mai stato “di sinistra”.

La globalizzazione dell’inquinamento atmosferico provoca oltre 760mila morti l’anno

di Luca Aterini
La globalizzazione ha portato enormi benefici diretti a una larga parte della popolazione mondiale, il 13% della quale è afflitta oggi da povertà estrema contro il 26% registrato nel 2002. Al contempo, spalancare le porte del commercio internazionale ha direttamente influenzato l’aumento delle disuguaglianze e mutato profondamente gli impatti ambientali dell’umanità, sia quantitativamente sia qualitativamente. Un aspetto fondamentale che continua ad essere sostanzialmente ignorato dai pubblici decisori, nonostante le evidenze scientifiche a supporto stiano sempre più robuste.

La democrazia formale non serve più

di Alessandra Mecozzi
Negli ultimi decenni, pur protagonista di un’occupazione coloniale e di una politica segnata dal dominio della violenza, della discriminazione e della segregazione verso i Palestinesi, Israele aveva sempre curato l’immagine di paese “democratico”. Un profilo formale essenziale alla propaganda interna e alla diplomazia internazionale che oggi non sembra più necessario, nemmeno per l’immagine che la società israeliana ha di se stessa. Quello che segnala in questa intervista Michel Warshawski, prestigioso saggista israeliano e profondo conoscitore del sionismo religioso, è un intenso cambiamento di regime. Un regime deciso, per esempio, a liberarsi senza esitazioni di ogni residuo pur formale di democrazia nella libertà d’informazione e nell’indipendenza dell’autorità giudiziaria. L’escalation di aggressività delle pressioni esercitate sulle istituzioni di paesi “amici”, come è avvenuto nel caso dell’università di Roma che ci racconta lo stesso Warshawski, è un ulteriore segnale inequivocabile del nefasto cambiamento in atto.

Sul presunto donmilanismo ovvero perché Mastrocola dovrebbe studiare di più la storia della scuola italiana

di Vanessa Roghi
Vale la pena di prenderlo sul serio l’articolo uscito sul Domenicale del «Sole 24 Ore», quello di Paola Mastrocola sul “donmilanismo”. Vale la pena anche se la prima reazione sarebbe quella di liquidarlo con un post su facebook, ecco la solita storia, un altro articolo a favore dell’appello dei 600, la grammatica è di destra o di sinistra?, l’italiano non lo parla più nessuno, si stava meglio quando si stava peggio e via dicendo. Ma non si può. Perché in questo ennesimo articolo pubblicato dal Domenicale su quello che Mastrocola definisce “donmilanismo” si gioca in un certo senso il futuro della scuola pubblica, poiché è attraverso la costruzione di un discorso pubblico condiviso sulla scuola che si elaborano le ideologie, si pensano le leggi, si immaginano e si scrivono le riforme.

India: a Nuova Delhi conferenza nazionale sul reddito di base

In India la Rete per il reddito di base in collaborazione con SEWA ha organizzato una Conferenza Nazionale sul “Il reddito di base in India” a Nuova Delhi il 29 e 30 marzo 2017. Questa Conferenza Nazionale arriva sullo sfondo di nuovi sviluppi in India rispetto al reddito di base. Il 31 Gennaio 2017, Il ministro delle Finanze indiano, Arun Jaitley ha presentato l’indagine economica in Parlamento, un documento di prospettiva presentato ogni anno dal Ministero. Quest’anno, questo documento ha avuto un intero capitolo sul reddito di base proposto e scritto da Arvind Subramanian, l’Economic Advisor del capo del governo indiano.

Forze dell’ordine e trasparenza: il decreto Minniti è un’altra occasione mancata

di Lorenzo Guadagnucci 
Il nuovo “decreto sicurezza” firmato dal ministro Marco Minniti -ultimo di una serie cominciata con il governo Prodi- ha suscitato un’imprevista polemica per l’intervento critico di Roberto Saviano, che in un articolo sul quotidiano la Repubblica è andato subito al sodo, dicendo che il decreto “ha toni razzisti e classisti”, visto che si propone di tutelare il “decoro” affidando poteri discrezionali ai sindaci, col risultato di portare alla “criminalizzazione” di clochard, migranti, emarginati. Minniti ha risposto a stretto giro di posta con un pezzo-intervista uscito sullo stesso giornale nel quale cerca di sostenere che il suo decreto “non è di destra”, senza tuttavia fornire risposte convincenti ai punti indicati da Saviano (e da altri): la pericolosa insistenza sul decoro, l’arma messa in mano a tutti gli aspiranti sindaci-sceriffo, un’idea di sicurezza dalla forte tensione autoritaria e nutrita di ricerca di consenso sul mercato della paura.

La leggenda dei tassi pre-euro

di Carlo Clericetti 
"Prima dell'euro avevamo un'inflazione e tassi sui Btp a doppia cifra". E' un'affermazione ormai ricorrente, anche perché ripetuta da economisti anche autorevoli. Peccato che non sia vera. Evidentemente a chi vuole dimostrare che adottando l'euro ci abbiamo guadagnato la memoria fa strani scherzi: però da un economista ci si aspetterebbe che - quando parla di problemi così importanti - non si limitasse a buttarla lì come quando si fa una chiacchierata al bar, ma andasse prima a controllare se i dati sono proprio quelli che gli sembra di ricordare. Non vogliamo affrontare qui l'intera problematica ("entrare nell'euro è stato un bene o un male?") ma limitarci alla verifica di questa affermazione, che riguarda comunque un aspetto di non poco conto.

Majorana, un caso filosofico: recensione a Che cos’è reale? di Giorgio Agamben

di Andrea Capocci 
Il 25 marzo del 1938, prima di imbarcarsi da Napoli, il fisico Ettore Majorana scrive al collega Carrelli di una “decisione inevitabile” relativa alla sua “improvvisa scomparsa”. In un'altra lettera alla famiglia, chiede di limitare il lutto a “non più di tre giorni”. Sembrano le parole di un suicida (che però aveva passaporto e soldi). Il giorno dopo, esattamente 79 anni fa, Ettore Majorana dà nuove notizie di sé, le ultime. Da Palermo riscrive a Carrelli: “il mare mi ha rifiutato” e annuncia il rientro a Napoli. Quando Majorana aveva comunicato l'intenzione di sparire, era riemerso. Ora dice di tornare e invece sparisce. Da quel giorno, molti si sono interrogati sulle sue lettere: i dubbi di un suicida indeciso o una fuga architettata a puntino?

Piigs: critica dell’economia suina

di Luca Cangianti
Veder scorrere una bibliografia di teoria economica nei titoli di coda non è qualcosa di comune, soprattutto se il documentario cui si è assistito aggancia l’attenzione dello spettatore su un tema ritenuto per soli addetti ai lavori: l’austerità europea e i suoi effetti nefasti sulla vita quotidiana di milioni di persone. Dopo cinque anni di studio sui testi, di riprese e di lavoro in post-produzione, Piigs – Ovvero come imparai a preoccuparmi e a combattere l’austerity sarà in sala il prossimo aprile. Realizzato anche grazie a un’azione di crowdfunding, il lungometraggio è diretto da Adriano Cutraro, Federico Greco e Mirko Melchiorre, mentre la voce narrante è quella di Claudio Santamaria.1

Una sinistra inclusiva e accogliente. Come il decreto Minniti?

di Franz Foti
La Presidente della Camera Laura Boldrini sogna una sinistra di governo laburista, europeista, ambientalista, femminista e solidale. Anche noi. Proprio perché vogliamo una sinistra laburista abbiamo scelto di lavorare a un progetto alternativo a una maggioranza che che ci ha regalato il Jobs Act, a un partito che esprime uno dei ministri del lavoro più incapaci ed estemporanei che la storia ricordi, a un governo che invece di affrontare seriamente il problema dei voucher che aveva contribuito ad acuire ha preferito abolirli per altro facendo un altro dei suoi proverbiali pasticci. 

I nostri numeri sull'Europa

Un’Europa divisa in due, che vede allargarsi la forbice delle diseguaglianze economiche, sociali e di qualità della vita tra i Paesi più ricchi e quelli più poveri. È questo, in sintesi, il quadro allarmante che emerge dai dati che qui di seguito illustriamo. Con “I nostri numeri sull’Europa” vogliamo infatti gettare uno sguardo d’insieme su alcuni tra i processi e le dinamiche che caratterizzano la condizione dell’Unione Europea e che più ci stanno a cuore. È uno spazio pensato per presentare grafici e commenti di rapida e semplice comprensione – ma non per questo di minore impatto o rilevanza – sull’Europa e sul suo stato di salute. Ove possibile, all’interno dei grafici sono riportati i target della strategia “Europa 2020”. Come si vedrà, in troppi casi si tratta di target impossibili da raggiungere nel corso dei prossimi tre anni – e questa è soltanto una delle troppe promesse disattese dall’Unione Europea e dei suoi Stati membri.

Pensioni sempre più povere e cala la spesa: la riforma Fornero "funziona"

di Roberto Ciccarelli 
Sei pensionati su dieci in Italia vivono al di sotto della soglia di povertà perché percepiscono meno di 750 euro al mese. Tra le donne la percentuale aumenta. Secondo l’Osservatorio pensioni dell’Inps raggiunge il 76,5%. Su 18 milioni e 29.590 mila pensioni, ben 11 milioni e 374.619 mila si trovano in questa situazione. Di queste, solo il 44,9% – ovvero 5 milioni e 106.486 mila – beneficia delle prestazioni previste per chi una reddito basso: integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali, oltre che assegni di invalidità civile. Va ricordato che in molti casi i pensionati riscuotono più di un assegno, il macro-dato indica solo sommariamente una condizione di povertà assoluta. Certo è che nel 26% dei casi, l’assegno resta sotto 500 euro al mese.