La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 7 aprile 2017

Faremo la sinistra. Intervista a Maurizio Acerbo

Intervista a Maurizio Acerbo di Gaël De Santis
Maurizio Acerbo ha sostituito Paolo Ferrero nel ruolo di segretario di Rifondazione comunista. In un’intervista all’Humanité.fr, esprime un giudizio severo sul Partito democratico di Matteo Renzi e spiega il percorso unitario a sinistra che intende lanciare il suo partito. Il Partito della rifondazione comunista (PRC) ha tenuto il suo congresso da venerdì a domenica scorsi a Spoleto in Umbria. La questione dell’unità della sinistra è stata al centro dei dibattiti. Bisogna dire che esistono non meno di cinque organizzazioni alla sinistra del Partito democratico (PD): il PRC, il Partito comunista italiano (il precedente Partito dei comunisti italiani), Sinistra italiana (SI, ex-Sel) che proviene da una scissione del PRC, Possibile, che raccoglie degli antiliberisti usciti dal PD con Pippo Civati.

Minniti-Orlando: un decreto legge da respingere

di Antonello Ciervo
Alcune osservazioni a prima lettura , tra creazione di un vero e proprio "diritto speciale", istituzione di strumenti di ricatto nelle strutture d'accoglienza e legalizzazione di forme di sfruttamento della manodopera migrante. In questi giorni è in corso di conversione alla Camera dei Deputati il Decreto legge n. 13/2017, meglio conosciuto come “Minniti-Orlando”, che riscrive completamente la normativa italiana in materia di protezione internazionale. Si tratta di un provvedimento che lascia perplessi, non soltanto per le modalità con cui il governo sta comprimendo i diritti fondamentali dei migranti che arrivano nel nostro paese, fuggendo da guerre e da condizioni di vita inumane e degradanti, per richiedere protezione internazionale, ma che segna un arretramento culturale nella governance del fenomeno migratorio, in linea con le politiche europee della Commissione.

Nuit debout, un anno dopo

di Lorène Lavocat
Sulla Piazza della Repubblica, i ragazzi sugli skates e i perdigiorno hanno riaffermato il loro diritto sullo spazio, approfittando del ritorno della primavera. La statua della Marianna, sbarazzata da graffiti, candele, e altri messaggi di sostegno o di rivolta, si trova ormai circondata da un bacino d’acqua di protezione. Finiti gli slogan scarabocchiati con il gesso sulle pietre. Finiti i lenzuoli stesi tra gli alberi con tre pezzi di spago. Ogni cosa è ridiventata calma, docile, tranquilla. Ma soltanto in apparenza.

Un laboratorio aperto sulla Storia

di Michele Nani 
Il cinquantesimo volume degli «Annali» della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli (datato 2014-2015, ma uscito alla fine dello scorso anno) è dedicato alle origini dell’istituzione milanese che li pubblica. Questa sorta di «auto-riflessione» coincide con il trasferimento della Fondazione nell’area di Porta Volta, aperta nel 1880 nelle vecchie mura spagnole, subito dopo abbattute. Affidata a un prestigioso studio di architetti, la progettazione della nuova sede ha sollevato critiche anche profonde: ad esempio su queste pagine, nell’articolo di Maurizio Giufrè del 14 gennaio scorso.

Tra Rojava e Turchia, nel cuore del Kurdistan

Intervista a Luigi D'Alife di dinamopress
“Binxêt - Sotto il confine” il nuovo film-documentario di Luigi D'Alife con la voce di Elio Germano, è un viaggio lungo i 911 km del confine turco-siriano. Un lavoro autoprodotto e dal basso, che sarà in distribuzione nei cinema tramite la piattaforma “Movieday” e sul web grazie a “Distribuzioni dal basso”. Un nuovo e diverso modo di fare cinema indipendente, raccontando che quotidianamente rimangono ai margini delle narrazioni dei media mainstream e sono silenziate dalle logiche di mercato. Abbiamo intervistato l'autore.

Dal Paese della tolleranza al “razzismo legittimo”. Come e perché l’Olanda è arrivata a Wilders

Intervista a Philomena Essed di Alexander Damiano Ricci 
L'Olanda è vista da molti come il Paese della “tolleranza”. Eppure, in questa campagna elettorale, il Partito per la Libertà (Pvv) di Geert Wilders ha consolidato il proprio successo attraverso un programma islamofobo e xenofobo. Ne abbiamo parlato con la Professoressa Philomena Essed, docente dell’Università di Amsterdam che si occupa di razzismo, giustizia sociale e forme di discriminazione.
Professoressa Essed, cosa sta succedendo nei Paesi Bassi?
"Occorre una premessa: non bisogna mai scordarsi che l’Olanda è stato storicamente un Paese di commercianti. Questi ultimi sono maestri nel costruire un “brand” quando serve. Nel caso dei Paesi Bassi, si potrebbe dire che si tratti, appunto, del marchio della “tolleranza”."

Povera Unione

di Elisabetta Segre e Roberto Fantozzi
“Un’Europa libera e unita è premessa necessaria del potenziamento della civiltà moderna, di cui l’era totalitaria rappresenta un arresto. La fine di questa era sarà riprendere immediatamente in pieno il processo storico contro la disuguaglianza ed i privilegi sociali. [Manifesto di Ventotene].” La necessità di ridurre le disuguaglianze è da sempre stata un punto cardine del progetto di unità europea e uno dei primi obiettivi che la Comunità si diede alla sua nascita. “Per promuovere uno sviluppo armonioso dell’insieme della Comunità, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica e sociale. In particolare la Comunità mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite o insulari, comprese le zone rurali.” (art. 158 Trattato sull’Unione Europea versione consolidata)

Tap, Ventimiglia e Madia: tre casi di pessima politica

di Fabio Marcelli 
Ha ragione Davigo quando dice che “i politici sono stati interlocutori inaffidabili, non sanno quello che fanno” ma, a differenza di Gesù Cristo, non aggiunge di perdonarli per questo motivo. La sacrosanta invettiva va tuttavia indirizzata con precisione all’attuale classe politica di governo e in particolare al “regime“ renziano in putrefazione che sprigiona orribili miasmi peggiorando ulteriormente la situazione, non solo olfattiva, di noi poveri naufraghi aggrappati alla scassata zattera Italia che va alla deriva. Questa pessima classe politica di governo ormai la conosciamo. Ma i suoi inquietanti lineamenti emergono con sempre maggiore nettezza.

Voucher e lavoro nero: più amici che nemici

di Giuliano Guietti
“Senza buoni tornerà il lavoro nero”, ha dichiarato l'ex ministro Sacconi a commento della decisione del governo di abolire l'istituto dei voucher, così come proposto dal referendum abrogativo della Cgil. E tanti altri commentatori si sono poi inseriti su questa scia. Quindi, ne dovremmo dedurre che con l'esplosione dei voucher registrata negli ultimi anni, il lavoro nero era scomparso, o almeno si era significativamente ridotto? Nessuna delle indagini svolte in questi anni è in grado di confermare questo assunto, che invece l'ex ministro – e tanti altri insieme a lui – sembrano curiosamente dare per scontato. Anzi, l'indicatore Istat che misura il tasso di irregolarità degli occupati è in crescita dal 2010. Nel 2014, ultimo anno censito dall’istituto di statistica, ha raggiunto quota 13,3%, apice dell'ultimo decennio; guarda caso è anche l'anno nel quale l'utilizzo dei voucher decolla (quasi 70 milioni di ticket acquistati), dopo gli interventi di liberalizzazione compiuti nel 2012 e 2013.

Deutsche Bank è la traduzione tedesca di Monte dei Paschi?

di Gianluca Piovani 
Deutsche Bank (d’ora in poi DB) è passata in questo periodo alla cronaca per varie notizie decisamente molto colorite. E molto negative: diverse multe multimilionarie ove non addirittura miliardarie, aumenti di capitale e perdite ciclopiche, esposizioni finanziarie mirabolanti. È molto facile emettere sentenze sul settore bancario, è più complesso e utile tentare di condurre un discorso sensato a riguardo. Il presente articolo si propone di spiegare la situazione passata ed attuale di DB attraverso un’analisi necessariamente complessa ma divulgativa e sicuramente alla portata di qualunque lettore dotato di buona volontà ed interesse per l’argomento. Nell’intenzione di fornire un quadro il più possibile rigoroso dell’argomento trattato il presente articolo si basa su dati ufficiali di bilancio pubblicati da DB stessa. Al termine dello scritto sono riportati i link ai bilanci completi della banca tedesca ed un estratto dei dati più rilevanti.

Caso Bari: i fogli di via preventivi arrivano direttamente a casa

di Giansandro Merli
La informiamo «che nei suoi confronti è in atto un procedimento amministrativo volto all’adozione del provvedimento […] di ingiunzione a non fare ritorno nel Comune di Bari». È questo l'incipit delle lettere ricevute alcuni giorni fa da quattro giovani pugliesi. Mittente: Questura di Bari. Pretesto: denuncia per un'occupazione avvenuta sei anni prima. Contenuto: ordine di lasciare il capoluogo pugliese entro 30 giorni, per tre anni. Carmen è una dei quattro. Fa parte del collettivo di mutuo soccorso Non Solo Marange e del nodo barese di Non Una Di Meno. Racconta: «Nel 2011 è stata occupata Villa Roth, spazio sociale e abitativo che per tre anni ha offerto a Bari una ricca programmazione culturale, artistica e musicale. Per quell'occupazione sono state denunciate 15 persone.

Il caso Madia: etica della ricerca, etica della politica

di Tomaso Montanari
C’è un fortissimo, eloquente scollamento nelle reazioni che sta suscitando (e soprattutto non suscitando) il caso Madia. Un’inchiesta del “Fatto Quotidiano” ha documentato che la tesi di dottorato del ministro, discussa all’IMT di Lucca nel 2008, contiene numerose frasi plagiate da opere di altri autori. Queste opere vengono, sì, citate in bibliografia, ma un assiduo lavoro di ‘copia e incolla’ ne innesta ampi stralci nel corpo della tesi, senza far uso di virgolette, né di note. Si tratta di una violazione serissima dell’etica fondamentale della ricerca. È sufficiente scoprire che il candidato ad una laurea triennale ha fatto una cosa del genere – anche solo una volta, in una singola pagina – per non fargli discutere quella tesi. Figuriamoci in una tesi di dottorato: quella con cui ci si guadagna, di fatto e formalmente, lo status di ricercatore.

Nadia Urbinati su populismo e totalitarismo

di Alessandro Visalli
Un articolo su L’Espresso in cui Nadia Urbinati risponde a due precedenti articoli di McCormick e di Del Savio e Mameli, che riprendono le posizioni di Laclau riflettendo sul Machiavelli dei “Discorsi sulla prima decade di Tito Livio”. Per la politologa italiana “populismo” è un concetto impreciso, che nella pratica politica è usato per descrivere cose diverse, come dice sia forme di mobilitazione e partecipazione spontanee (ad esempio il movimento dei forconi di qualche anno fa, o in modo più significativo Occupy Wall Street o gli Indignados) sia partiti organizzati nel gioco politico parlamentare (es. il Fronte Nazionale di Le Pen). Fin qui direi che si sottolinea l’ovvio.

L’ascesa sanguinosa del populismo globale

di Alfred W. McCoy  
Nel 2016 è successo qualcosa di straordinario nella politica di diversi paesi in giro per il mondo. Con rapidità e simultaneità sorprendenti dai margini di nazioni nominalmente democratiche è emersa a conquistare il potere una nuova generazione di leader populisti. Nel far ciò essi hanno dato voce, spesso in modo virulento, a preoccupazioni del pubblico a proposito dei costi sociali della globalizzazione. Persino in società tanto diverse quanto i ricchi Stati Uniti e le impoverite Filippine, correnti parallelamente violente di retorica populista hanno portato dai margini politici alla presidenza due candidati improbabili. Sulle sponde opposte del Pacifico queste campagne di outsider sono state caratterizzate da raccapriccianti appelli alla violenza e persino all’assassinio.

Una legge storica in El Salvador: messa al bando l’industria mineraria

Intervista a Padre Andreu Oliva di Luca Martinelli 
El Salvador, il più piccolo degli Stati del Centro America, è il primo Paese al mondo a bandire ogni attività mineraria dal proprio territorio. Quella di mercoledì 29 marzo 2017, quando il Parlamento ha approvato all’unanimità la “Ley de prohibicion de la minería metalica en El Salvador”, è una data storica, come hanno scritto il New York Times, il Guardian e il Financial Times, e come spiega ad Altreconomia Padre Andreu Oliva, rettore dell’Universidad Centroamericana “José Simeón Cañas” (UCA): “Riteniamo quest’atto fondamentale per la difesa della vita in El Salvador, che dev’essere salvaguardata dagli interessi dell’industria mineraria. A nostro avviso, e secondo gli studi redatti anche dalla nostra università, questo tipo di attività economica non è praticabile in un Paese come il nostro, che è molto popolato e possiede un’unica importante fonte d’acqua potabile, il bacino del rio Lempa, che correrebbe il rischio di essere inquinata.

Crisi economica: il malcontento è generale, ma non tutti i ricchi piangono

di Marzio Barbagli
Che effetti ha avuto, e ha ancora oggi, sugli strati sociali del nostro paese la lunga recessione dell’economia iniziata nel 2008? Quali gruppi e quali categorie ha colpito maggiormente? Alcuni studiosi e istituti hanno iniziato a porsi queste domande. Nella sua ultima relazione annuale, la Banca d’Italia ha messo in luce che la diseguaglianza nella distribuzione del reddito, aumentata nel corso degli anni Novanta, “non ha subito variazioni apprezzabili” dopo il 2008. Andrea Brandolini ha mostrato che l’ultima crisi ha colpito soprattutto i più giovani e i lavoratori manuali. Giovanni Vecchi, in una relazione a un convegno Istat, ha sostenuto che a pagare il prezzo più alto sono state le fasce meno abbienti.

L’America latina che passa dal Venezuela

di Aldo Garzia 
Con uno scatto di saggezza, Nicolas Maduro ha evitato di impugnare la sentenza della Corte suprema di Caracas che gli permetteva di esautorare il parlamento dove l’opposizione è maggioritaria. Il contesto internazionale, le possibili reazioni di Washington, i consigli di prudenza venuti da Cuba devono aver fatto riflettere il presidente del Venezuela sul pericolo di una cruenta guerra civile. E’ stata una scelta sensata. Dal 1999 – quando Hugo Chávez vinse per la prima volta le elezioni – il chavismo ha proceduto con metodo democratico, accettando sempre l’esito delle urne, anche nel 2007 quando fu bocciata in un referendum la riforma costituzionale. Il chavismo senza Chávez, morto nel 2013, è però in crisi dopo aver accumulato successi nella redistribuzione del reddito, nella sanità pubblica, nell’istruzione, nella spinta a nuove forme di unità latinoamericana (il progetto dell’Alba, la tv Telesur).

lunedì 3 aprile 2017

L’America di Trump e il Nuovo Ordine Mondiale. Intervista a Noam Chomsky

Intervista a Noam Chomsky di C.J.Polychroniou
Il gabinetto dei ministri del presidente eletto e’ composto da figuri del mondo finanziario e delle corporazioni e da comandanti militari. Queste selezioni non rispettano le promesse pre-elettorali di Trump di “prosciugare la palude”; allora che cosa ci aspetta da questo megalomane e falso populista per quanto riguarda il futuro dell’establishment di Washington?
"Rispetto a questo- e prego di notare la qualificazione- Time Magazine lo ha descritto piuttosto bene (in una colonna di Joe Kelin, il 26 Dicembre scorso):” Mentre qualcuno della base si puo’ sorprendere, tuttavia le decisioni di Trump di abbracciare coloro che si sono ingrassati nella melma di Washington ha diffuso un senso di sollievo attraverso la “classe politica” della capitale. Un consulente del GOP (Great Old Party- il Partito Repubblicano, Ndt), vicino alla transizione del Presidente eletto, dice che questo dimostra che “governera’ come un normale Repubblicano”.

domenica 2 aprile 2017

Maurizio Acerbo è il nuovo segretario di Rifondazione Comunista

di Checchino Antonini 
E’ ufficiale: Maurizio Acerbo è il quinto segretario nazionale di Rifondazione comunista. Succede a Paolo Ferrero, l’unico segretario uscente a non lasciare il partito nel momento della fine dell’incarico. 134 presenti, due in meno hanno votato, 89 hanno detto sì, 37 no, astenuti 5 e una scheda è stata annullata. La notizia era nell’aria da giorni ma bisognerà attendere le 19.08 per l’ufficialità, quando Gianluca Schiavon proclama l’esito della votazione in fondo a un congresso nazionale, il decimo, segnato dalla contrapposizione tra due linee: la ricerca dell’unità della sinistra, del soggetto unico di cui da anni si discute contro la ricerca dell’unità dei conflitti.

Uniti e solidali per vincere il neoliberismo e l'austerità

di Panos Rigas
Compagne e compagni, vorrei augurarvi sinceramente e dal cuore, il pieno successo nei lavori del vostro X Congresso. Voi sapete bene che in questo momento critico per l'Europa, la Grecia sta lottando di porre fine all'austerità ed uscire dai memorandum neoliberali del ingiustizia sociale e della povertà. Dopo un lavoro durissimo, siamo riusciti a porre fine alla recessione. La nostra economia ha superato molto le previsioni dello scorso anno e ora fa la svolta per il recupero e lo sviluppo. Abbiamo lasciato dietro di noi il maggior peso del memorandum. Stiamo al governo del paese da due anni ma in condizioni di un continuo ricatto finanziario. Nell'estate del 2015 abbiamo fatto la scelta politica di non lasciare fallire la Grecia. Pero abbiamo fatto ben chiaro che questi programmi e politiche fallimentari non fanno parte della nostra proprietà. 

Da Rousseau e Marx, la risposta all’antipolitica

di Michele Prospero 
Che la cultura politica del M5S contenga degli aspetti assai problematici, circa il concetto di rappresentanza ad esempio, nessuno lo può negare. Ma la lecita contestazione delle ambiguità teoriche del non-partito sta degenerando in un impiego di toni eccessivi, ai limiti dell’invocazione di misure repressive. Davvero si può chiudere il discorso sull’esperienza controversa dei «cittadini-portavoce» con la sentenza inappellabile che si tratta di una forza eversiva da sorvegliare e punire? Ad alzare il tiro per adottare urgenti misure di immunizzazione sono gli stessi editorialisti che per Grillo votarono nel 2013 salutandolo come la benedetta ultima diga contro la terribile avanzata «neosocialdemocratica» di Bersani e Vendola. Agli apprendisti stregoni, che pensavano di utilizzare il fato antipolitico del «tutti a casa» per sganciare fumogeni e poi riprendere il controllo del potere, non è andata bene. E il giocattolo alquanto rischioso è esploso loro in mano.

La solitudine dei numeri ultimi

di Marco Revelli 
È morto così Claudio Quadrini, sul posto di lavoro. Di un lavoro fattosi per lui così greve da essere insostenibile, per la vita. Claudio Quadrini Aveva 51 anni, una moglie che lavora nella stessa impresa, due figli ancora adolescenti. La notizia è di per sé atroce. Ma diventa tanto più significativa per la quantità di elementi che vi convergono, vera e propria sintesi del nostro (cattivo) tempo. Quadrini è morto da solo, appeso a una corda nel magazzino in cui lavorava da anni, tormentato da un carico (più psicologico che fisico) cresciuto fino a diventare insopportabile dopo che la fabbrica – la Rosati di Leinì, un’impresa storica, famigliare, attiva da 80 anni – era stata acquistata da un gruppo tedesco che l’aveva ristrutturata al modo di oggi: ridistribuendo la fatica, le mansioni (e le responsabilità) in funzione della produttività.

La sicurezza del diritto innanzitutto

di Patrizio Gonnella 
La sicurezza non è di sinistra caro ministro Minniti. La sicurezza non è neanche di destra. Comunque non è questo il terreno su cui ragionare. Le Corti Supreme, italiana, tedesca, statunitense, ma anche la Corte europea dei diritti umani, hanno affermato come sia improprio un bilanciamento tra sicurezza e libertà. La dignità umana, quale fondamento di tutti i diritti umani, è la chiave di soluzione di questa opposizione tra istanze di sicurezza e di libertà. Libertà, fraternità, uguaglianza, dignità umana, al limite felicità: sono queste le premesse fondative del vivere sociale. La sicurezza è l’esito naturale del pieno soddisfacimento dei diritti individuali, sia quelli sociali ed economici che quelli civili e politici. Il grande studioso Alessandro Baratta, i cui scritti sono certo che il Ministro Minniti ben conosce, affermava che al diritto alla sicurezza vada contrapposta la sicurezza dei diritti.

Liberismo e protezionismo, due facce della stessa medaglia

di Giorgio Cremaschi 
"Si può essere nemici del regime costituzionale senza essere amici dell’assolutismo." [Karl Marx 1848] Queste parole di Marx sono tratte dal suo celebre Discorso sul Libero Scambio, fatto all’inizio del 1848, prima che la rivoluzione dei popoli travolgesse tutto l’ordine costituito europeo. In quell’intervento ad una conferenza di lavoratori e democratici britannici, il rivoluzionario smontava tutta l’ipocrisia finto progressiste dei fautori del libero mercato, senza per questo schierarsi con i vecchi protezionisti conservatori. Questo testo è di grande attualità oggi, come del resto tutto il pensiero di Marx. Il capo del governo italiano Gentiloni, in un intervento nella sede della Confindustria, ha affermato che bisogna continuare a scommettere sul libero mercato. È questa la risposta sua e della Unione Europea alle misure protezioniste di Trump negli USA.

In Ecuador in gioco la rivoluzione dei cittadini. Intervista a Guillaume Long

Intervista a Guillaume Long di Geraldina Colotti 
«L’Ecuador oggi è una trincea per tutta l’America latina». Così dice al manifesto Guillaume Long, ministro degli Esteri e della mobilità umana. Lo abbiamo incontrato all’Istituto italo-latinoamericano (Ila) durante la firma di un protocollo d’intesa con le Piccole e medie imprese per progetti di microcredito rivolti ai migranti ecuadoriani. Oggi, il suo paese decide chi sarà il successore di Rafael Correa alla presidenza. Per Alianza Pais – la compagine governativa – corre Lenin Moreno. Per l’alleanza Creo-Suma, il banchiere Guillermo Lasso. Al primo turno, Moreno ha ottenuto 39,36% (3.716.343), mentre Lasso ha totalizzato il 28,09% (2.652.403 voti). Un voto-chiave per la regione, in un momento di grande offensiva conservatrice e di grande tensione nel paese.

Rifondazione in cerca del popolo dei referendum

di Riccardo Chiari
Guarda caso, al sostanziale silenzio mediatico che ha accompagnato il primo atto del decimo congresso di Rifondazione comunista, con la visita a Norcia e con l’incontro con le Brigate di solidarietà attiva che si sono fatte in otto per portare aiuti alle popolazioni terremotate, è seguita ieri una generalizzata protesta di piazza sia nelle zone del «cratere» che sotto i palazzi romani della politica, per denunciare che la ricostruzione è ancora tutta da fare. Ennesima riprova, osservano delegati e delegate che affollano l’Albornoz Palace, di quella necessità dell’autorganizzazione sociale su cui il Prc ha continuato tenacemente a lavorare in questi anni.

Il circolo del disprezzo che premia chi disprezza più forte

di Giuseppe Civati 
Siamo giunti alla scoperta (sai che scoperta) che esiste una sorta di immunità politica di cui godono tutti gli antisistema a cui non spetta l’onere della prova perché tutto l’onere tocca a chi ha avuto l’onore del governo. Anche perché l’onore del governo è toccato a tutti gli altri e, piccolo particolare, a tutti gli altri insieme, perché le larghe intese, che hanno dato una spinta formidabile al M5s nel 2013, lo hanno conservato e fatto crescere negli anni successivi, quando le larghe intese che gli elettori non avevano certo premiato sono state rinnovate, in un vero crescendo: da scelta tecnica e d’emergenza nel 2012, a unità nazionale per le riforme nel 2013, a progetto politico di legislatura con l’uomo nuovo all’inizio del 2014.

Merce e Terra, sussurri e grida

di Fabio Mussi
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha decretato dunque una pesante stretta protezionistica sulle importazioni. Dazi fino al 100% su merci di origine europea, compresi prodotti italiani cult quali Vespa e acque minerali. Perché? Per ritorsione: c'è stata unaviolazione dell'impegno di acquisto da parte dei Paesi dell'Unione Europea di carni americane (per carità, quelle promesse senza ormoni, dato che quelle imbottite di ormoni se le mangiano gli americani, del resto felicemente abituati a campare mediamente meno degli europei e degli abitanti di diversi Paesi asiatici...). Si sono immediatamente aperte le cateratte: articoli, commenti, reazioni indignate, titoli di giornali da dichiarazione di guerra, prese di posizione di partiti, leader politici, governi, quello italiano in prima fila. Grida.

Titanic Italia

di Renato Caputo
Dopo anni di retorica sulla necessità di difendere ed esportare, sino a riabilitare la guerra di aggressione, i diritti umani in tutto il mondo, finiamo con il dover constatare di esserne rimasti carenti. Non solo per la palese violazione dei diritti umani a causa della loro imposizione con la violenza della guerra, spesso condotta con i metodi terroristici dei bombardamenti sulla popolazione civile; non solo per le devastanti conseguenze delle guerre, che hanno favorito l’affermazione di forze che li violano in modo ancora più aperto, ma per aver trascurato l’esigenza prioritaria di farli rispettare al nostro interno. A denunciarlo non è qualche incorreggibile disfattista comunista, ma la recentissima relazione della Commissione dei diritti umani dell’Onu emessa sull’Italia, a verifica del rispetto del “Patto dei diritti civili e politici” ratificato dal nostro paese.

Il nuovo decreto sicurezza del governo sembra scritto dalla Lega Nord

di Leonardo Bianchi
A differenza di quanto detto dal ministro Minniti, i decreti sui migranti e sulla sicurezza urbana non hanno molto di 'sinistra'. Lo scorso sabato, Roma avrebbe dovuto essere messa a ferro e fuoco da un'orda di "black bloc" (o in alternativa di "malati psichici eccitati via web"). L'occasione era data dalla celebrazione e le relative proteste del sessantesimo anniversario dei trattati di Roma. In quel giorno, appunto, si sono tenute diverse manifestazioni. Io ne ho seguite due, compresa quella più a "rischio" organizzata dalla piattaforma "Eurostop," e tutto si è svolto in tranquillità — al massimo è stato stappato qualche fumogeno. Allo stesso tempo, però, non mi era mai capitato di vedere la Capitale così blindata e militarizzata: in certi momenti c'erano più agenti in assetto antisommossa che manifestanti.

Quali sono i risultati delle “riforme” confindustriali dell’Università?

di Alessandra Ciattini
Il convegno organizzato dalla Associazione Treelle alla Sapienza di Roma, cui ha partecipato anche l’attuale ministro Fedeli, è stato un vero e proprio evento politico, contestato soprattutto dagli studenti e dai ricercatori precari, che alla fine sono riusciti ad ottenere la possibilità di esprimere il loro parere; ovviamente assai diverso da quello dei promotori dell’evento, ospitati ben volentieri dal rettore Eugenio Gaudio, il quale ha fatto notare che la società civile italiana non comprende la necessità di potenziare la nostra Università, che si muove in un mondo globalizzato e internazionalizzato, in cui le singole componenti sono in forte competizione tra loro. A differenza degli studenti e dei ricercatori precari, i docenti hanno brillato per la loro acquiescenza ai progetti della Confindustria, cui la Treelle è strettamente legata, e per la loro presenza non significativa.

André Gorz e la metamorfosi del lavoro

di Alessandro Visalli
Il libro del filosofo Andrè Gorz, che ci ha lasciato nel 2007 essendo nato nello stesso anno in cui Mauss dava alle stampe il suo “Saggio sul dono” e Gyorgy Lukacs il suo saggio sulla “reificazione”, che abbiamo riletto attraverso Honneth, è del 1988. Siamo nell’anno precedente al crollo dell’impero sovietico ed alla svolta che in tutto l’occidente e nel mondo ne consegue; l’internazionalizzazione del capitale non ha ancora avuto l’accelerazione che prenderà per tutti gli anni novanta e duemila, fino al necessario esito del 2007, ma il testo in qualche modo la prevede. Gorz, anzi, ne vede una delle cause di fondo, la profonda trasformazione delle ragioni del lavoro nel modo di produzione del capitalismo avanzato, e propone una soluzione organica: una nuova direzione utopica alla quale tendere.

L’icona del veltronismo suona come una slot machine impazzita

di Andrea Colombo
Noel Gallagher, il ragazzo cattivo del brit-pop, reduce da un intervista con Fabietto stroncò senza misericordia: «Quel programma è uno strazio». Prima di lui Madonna era andata a un pelo dal fare il contropelo all’intervistatore in diretta, ma il commento più puntuale fu di Bono, anche lui fresco di strazio, pardon d’intervista con Fazio: «Bisognerebbe cambiargli il nome in Mister Valium». Probabilmente non voleva essere un complimento, ma è facile che così sia stato preso dallo Strazio. Un Valium via etere è precisamente quello che Fazio vuole essere, il personaggio che si è costruito e su cui ha costruito una carriera da slot-machine impazzita. Perché Fazio non è solo un giornalista, un imitatore, un presentatore, un autore di fiction, un predicatore, una spalla comica che nessuno ha usato meglio dell’amica Luciana Litizzetto.

Tap, mafia e soldi sporchi dietro il gasdotto

di Paolo Biondani e Leo Sisti
All'origine del super-gasdotto che minaccia di perforare le coste del Salento c’è una storia nera. Un intreccio di manager in affari con la mafia, valigie di contanti, oligarchi russi, affaristi italiani legati alla politica, casseforti anonime con la targa offshore. Gli scheletri nell'armadio del Tap. Un'inchiesta de "l'Espresso" – in edicola da domenica – svela i retroscena del maxi-progetto partendo dagli interrogativi alla base delle proteste esplose in Puglia contro lo sradicamento dei primi 231 olivi: chi ha scelto l’attuale tracciato? Perché è un consorzio privato svizzero a gestire un'opera dichiarata strategica dalle autorità europee? E' davvero necessario far passare miliardi di metri cubi di gas tra spiagge meravigliose e oliveti secolari, anziché in zone già industrializzate?

I figli di nessuno

di Antonio Recanatini
La stima è difficile, non si sa quanti siano. I figli di nessuno vanno in prima pagina e non possono difendersi, fanno parte del branco, il famoso branco. Tutti i genitori possono prendere le distanze da essi e, nelle migliori occasioni, i padri indosseranno un mantello nero, tanto per coprire cuori insensati e maglie strette, troppo strette. I figli di nessuno portano il segno dell’infamia, per cui l’Italia malfatta, corrotta, ambigua e vigliacca non sente colpe, non avverte spasmi, ma odio viscerale. Strano, però. Anche la tv piange sulla vittima del branco, gli altri non sono figli nostri, non c’entrano con noi. Gli organi preposti per informare ricostruiscono i fatti, i teppisti vengono arrestati. Tutti vogliono una pena esemplare. “Noi abbiamo educato bene i nostri figli, non dobbiamo temere”, queste sono le parole che mi disse una madre, troppo convinta, troppo sicura, che suo figlio fosse il buono.

Macri taglia i salari, ma compra una montagna di armi dagli Usa

di Geraldina Colotti 
«Se abbiamo sconfitto la dittatura, ce la faremo anche contro questo governo». Così Nora Cortiñas, leader delle Madres de Plaza de Mayo Linea Fundadora, ha commentato la situazione imposta al paese dal governo di Mauricio Macri: licenziamenti massicci, privatizzazioni, aumento della povertà, «negazionismo» sui desaparecidos della dittatura civico-militare (1976-1983) e leggi contro i migranti, nello stile del suo amico Trump. Da un mese, continuano le manifestazioni dei docenti per la scuola pubblica, delle cooperative contro gli sgomberi degli spazi autogestiti e per la liberazione della deputata indigena Milagro Sala, dirigente dell’organizzazione Tupac Amaru: perseguita con accuse pretestuose per il suo gran lavoro con i nativi, in una zona – quella del Jujuy – troppo vicina alla Bolivia e dunque potenzialmente infiammabile dal «socialismo andino» di Evo Morales che ha dato potere agli indigeni.

Ancora sul lavoro nelle cooperative sociali oggi

di Garabombo
Dopo il primo articolo, in cui ci soffermavamo sull’inchiesta Mafia Capitale e sulla sua valenza esemplificatrice di un tipo di cooperazione che è tale solo di nome, entriamo nel merito delle condizioni in cui si trovano ad operare i lavoratori delle cooperative sociali. Secondo i dati dell’Euricse del 2015, in Italia le cooperative sociali sono 13 mila ed impiegano quasi 300 mila lavoratori e oltre 34 mila volontari, per un fatturato pari all’1% del PIL nazionale. Possono svolgere attività finalizzate all’offerta di servizi socio-sanitari ed educativi (cooperative di tipo A, le più diffuse), in appalto esternalizzato dagli Enti Locali e dagli Enti della sanità pubblica, o possono essere cooperative sociali di tipo B, ovvero impegnate nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, come i disabili fisici e mentali, gli ex-carcerati, gli ex-tossicodipendenti, e altro, anch’esse soprattutto su bandi e appalti delle pubbliche amministrazioni.

Marcinelle, 1956. Quando la vita valeva meno del carbone

di Piero Del Giudice
«L’ultima speranza è stata un pezzo di legno lungo più di tre braccia, a 1035 metri, dove c’era scritto con il gesso: “siamo una cinquantina e andiamo verso 4 Paume”, che era il numero della vena. Firmato “il capo Gonet”. Quando abbiamo aperto le porte, abbiamo visto quei cinquanta lì a terra, tutti morti». La strage nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, è scritta nella storia del movimento operaio internazionale: l’8 agosto 1956 alle 8 del mattino. C’è un incendio sotto, a 900 metri, che parte dalla cabina di un montacarichi per un cortocircuito. Un certo Iannetta, «uno piccolino che lavorava sempre lì», fa un errore mentre mette dentro l’elevatore i carrelli e trancia un cavo elettrico che con le scintille dà fuoco a una tubatura d’olio.

Euro, valute nazionali, valute complementari

di Guido Capizzi
Respirare un po’ di aria nei corridoi e nelle aule dell’Università di Brema fa decisamente bene alla mente di chi cerca di capire fenomeni economici adattabili ai tempi moderni mantenendo una visione marxista sulla società ideale. In questi giorni cerco di comprendere le ragioni che sottendono al sistema di valuta complementare. Esperimenti sull’economia libera ci furono in Germania e nella piccola località austriaca di Woergl e sono sufficientemente conosciuti nel mondo economico, come pure la moneta svizzera WIR. Questi sistemi ebbero origine, come le Ausgleichskassen e le Arbeitsgemeinschaften, dalla crisi economica mondiale degli inizi anni Trenta del secolo scorso. Si ricorda che anche prima (1908) venne utilizzato il Bethel-Mark in una struttura psichiatrica tedesca e oggi è chiamato Bethel-Euro, ovvero esiste ancora, come pure la moneta WIR in Svizzera.

Francia, in treno verso il voto

di Anna Maria Merlo
Rer B, rete express regionale. È la seconda per numero di utenti (dopo la Rer A): una media di quasi un milione di persone al giorno salgono e scendono negli 80 chilometri della linea aperta dalle 5 del mattino all’una di notte, un po’ più di un’ora di tragitto per i treni più rapidi, una cinquantina di convogli circolano contemporaneamente nelle ore di punta. La Rer B attraversa la regione parigina da nord-est fino al sud-ovest, passando per il centro della capitale, con 47 stazioni. Un viaggio su questa linea, che parte dall’aeroporto di Roissy-Charles-de-Gaulle, equivale a un percorso che concentra praticamente tutte le diversità della Francia, attraversa a nord il dipartimento della Seine-Saint-Denis, tra i più poveri del paese con il tasso di disoccupazione più alto di tutta la regione Ile-de-France, con una forte presenza di popolazione di origine immigrata, mentre a sud arriva a Robinson, periferia della classe media bianca, e a Saint-Rémy-lès-Chévreuse, una cittadina semi-rurale di 8mila abitanti, porta d’entrata del parco naturale della Vallée de la Chevreuse.

La memoria collettiva trasforma le coscienze

di Giacomo Dini
Una delle più interessanti scoperte scientifiche del Novecento la dobbiamo alla ricerca fenomenologica portata avanti in Germania da Edmund Husserl. Già sul finire del XIX secolo, il filosofo moravo stava concependo uno dei pilastri fondamentali dell’intera dottrina fenomenologica e, verrebbe da dire, dell’intera storia della filosofia novecentesca: quello relativo alla qualità intenzionale della coscienza. In accordo con quanto già ipotizzato dal suo maestro Franz Brentano, Husserl affermò che ogni processo cognitivo interno alla coscienza umana è sempre diretto verso un oggetto, ha sempre l’intenzione di rivolgersi a qualcosa di diverso da sé. In altri termini, non esiste nessuna percezione o pensiero che non riguardi l’oggetto, il non-io del mondo che sta in opposizione al soggetto pensante.

Elezioni in Ecuador, un economista ‘contro’ nel mirino delle multinazionali

di Fabio Marcelli
Fra le esperienze afferenti al cosiddetto Rinascimento latinoamericano, quella dell’Ecuador si è caratterizzata per una particolare enfasi sui diritti di cittadinanza e sulla contrapposizione nei confronti delle multinazionali che tradizionalmente hanno operato nel Paese, al pari che in molti altri, sfruttando le risorse con il beneplacito di un’oligarchia corrotta che si accontentava di qualche mancia dei padroni internazionali. E’ nota ad esempio la lotta, condotta anche sul piano legale, nei confronti di multinazionali come la Chevron e la Texaco, colpevoli, negli anni dal 1964 al 1990, del massiccio inquinamento che ha portato alla diffusione di malattie mortali tra la popolazione specie indigena.

Un'infaticabile ricerca di fantasia popolare. Intervista a Giovanna Marini

Intervista a Giovanna Marini di Simone Masi
Giovanna Marini ha appena compiuto ottant’anni. Ma nel suo lavoro di musicista, studiosa, insegnante è infaticabile. Si è diplomata in chitarra classica ma poi ha scoperto la potenza del canto e della musica popolare e oggi, oltre ad essere compositrice e cantautrice, rappresenta una delle figure più importanti nello studio, nella ricerca e nell’esecuzione della tradizione musicale popolare italiana. Alla vigilia del concerto di presentazione del suo nuovo album realizzato con il Coro e con la Banda della Scuola di Musica Popolare di Testaccio che si terrà il prossimo 3 aprile all’auditorium Parco della Musica di Roma, si concede a una lunga chiacchierata.

Gli interessi in gioco sul Tap. Una fregatura per il territorio

di Stefano Porcari
E’ probabile che da lunedi ricomincerà il braccio di ferro sul campo tra attivisti, comunità locali contro le autorità che vogliono imporre la Tap sul territorio salentino. Così come nel caso della Tav in Val di Susa, gli affaristi e le multinazionali hanno arruolato uno stuolo di comunicatori ed esperti disposti a certificare l’utilità dell’opera e la sciagura che ne deriverebbe in caso di sospensione. Le panzane distribuite e smentite sulla Tav hanno ormai allenato molte persone a diffidare di queste campagne di moral suasion che anticipano e accompagnano troppo spesso le manganellate degli agenti. Proviamo allora a fare alcune domande e fornire alcune risposte.

Basta scienziati naturali e sociali: arbitri della crisi siano gli storici

di Michele Dantini
Manifesto per la storia Il ruolo del passato nel mondo d’oggi di David Armitage e Jo Guldi (trad. Davide Scaffei, Donzelli «Saggine», pp. 296, euro 22,00) è un libro bifronte. Ha motivazioni politiche e sociali impellenti. Tuttavia si presenta nel modo pacato e compendiario della migliore rassegna bibliografica. I suoi bersagli polemici sono la microstoria da un lato; le tecnocrazie globali dall’altro. Perché la microstoria non funziona, per Armitage e Guldi? Non funziona oggi, dopo aver funzionato assai bene in passato, perché, a circa cinque decenni dalla sua diffusione, ha ormai smarrito quelle premesse di «azione» e intervento militante che l’avevano caratterizzata ai suoi esordi.

Melenchon prende Place de la Republique: una sfida riuscita

di Circolo PRC di Parigi “Carlo Giuliani”
Sabato 18 marzo, a poco più di un mese dal primo turno delle elezioni presidenziali francesi (23 aprile), si è tenuta a Parigi una manifestazione in sostegno del principale candidato della sinistra radicale, Jean-Luc Mélenchon, culminata con un affollato comizio del candidato nell’ampia Place de la République. Simbolico il giorno, anniversario dell’inizio della Comune di Parigi, rivoluzione del 1871 del proletariato parigino repressa nel sangue. Altrettanto simbolico è il luogo da cui ha preso avvio il corteo, Place de la Bastille, sito centrale della Rivoluzione del 1789 ed emblematico per una manifestazione caratterizzata ̶ già nello slogan ̶ dal richiamo a un nuovo regime repubblicano, in discontinuità con il presidenzialismo autoritario e il sistema di latente oligarchia economica e politica, che caratterizzano l’attuale V Repubblica francese.

sabato 1 aprile 2017

Redistribuzione di reddito e lavoro. A Spoleto l'agenda politica e sociale di Rifondazione

di Riccardo Chiari 
Redistribuzione. Al Lingotto era la parola tabù. Qui a Spoleto, all’apertura del decimo congresso di Rifondazione comunista, è il termine che accomuna l’analisi di Paolo Ferrero ai saluti, non formali, di Nicola Fratoianni per Sinistra italiana e di Pippo Civati per Possibile. Redistribuzione quindi, del reddito e del lavoro, come prima pietra di un «manifesto», di una «piattaforma condivisa». Di un’agenda, sociale e politica, sulla quale può prendere corpo la costruzione di un’aggregazione che non sia un riduttivo, sostanzialmente inutile, cartello elettorale.

Le vite rimandate dei giovani italiani

di Chiara Saraceno
Negli anni della crisi, tra i giovani italiani è aumentata la percentuale di coloro che si sentono soggettivamente deprivati. Il dover contare sulla famiglia di origine per proteggersi dalla vulnerabilità nel mercato del lavoro, più che una strategia di investimento per migliorare le proprie chances, costituisce una pausa forzata, una sospensione alla messa a punto di strategie di vita personali autonome. Solo con l’accesso a una occupazione stabile che dia un reddito decente è possibile superare le difficoltà nella transizione allo status adulto e risolvere le criticità nei percorsi di vita, restituendo così nuovi gradi di libertà alle giovani generazioni.

La sinistra radicale in Europa

di Pietro Moroni
Il libro di Marco Damiani affronta il tema del ruolo e delle prospettive della sinistra radicale in Europa dopo la caduta del comunismo, soffermandosi in particolare sui casi di Francia, Germania, Italia e Spagna, sulle esperienze delle quali l’Autore si avvale di testimonianze di vari protagonisti dei vari partiti attivi, oggi e in passato, nei suddetti Paesi. La caduta del comunismo come spartiacque di partenza per l’analisi di Damiani è una scelta naturale, ma vale la pena esplicarla: il crollo dell’Unione Sovietica e dei Paesi a socialismo reale dell’Europa orientale, ha causato in varie misure lo sbandamento e l’indebolimento di numerosi partiti comunisti europei, privati di un modello che, pur con i suoi limiti e i suoi errori, avevano fino ad allora offerto motivazione ed esempio per l’ambizione di chi voleva realizzare un diverso modello statuale.

Il Jobs Act: una cura inefficace per una diagnosi errata

di Michele Raitano
La mobilità del mercato del lavoro in Italia è davvero così limitata? L’evidenza empirica smentisce l’idea che prima della riforma del Jobs Act il mercato del lavoro italiano fosse rigido e porta a dubitare che il suo principale problema fosse la segmentazione fra iper-tutelati e non garantiti. A un’attenta lettura dei dati esso appariva “liquido” piuttosto che rigido o segmentato. Per questo motivo gli obiettivi di limitare la varietà contrattuale per ridurre le diseguaglianze e migliorare le condizioni di chi lavora con contratti flessibili sarebbero dovuti essere raggiunti partendo dal basso, cioè eliminando le forme contrattuali maggiormente penalizzanti e meno protette, invece che dall’alto, cioè indebolendo il contratto a tempo indeterminato, come si è invece fatto nel Jobs Act.