La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 13 aprile 2017

Salari giù e “populismo” su. Ve ne accorgete solo ora?

di Claudio Conti
Niente come la crisi costringe, in certi momenti, a mostrare la realtà dei fatti, persino al caduco giornalismo italico. O più semplicemente, nulla come gli interessi divergenti – tra “catene del valore” di sistemi diversi e difficilmente integrabili, a questo punto – obbliga persino gli opinionisti più ferocemente avvinghiati a un’idea di “Europa” poco corrispondente alle pratiche messe in atto dall’Unione Europea a spiegare come alcuni fenomeni “cattivi” siano da ricondurre ai comportamenti decisamente speculativi dei presunti “buoni”.

mercoledì 12 aprile 2017

Per un partito di sinistra, di massa e radicale. Intervista a Tomaso Montanari

Intervista a Tomaso Montanari di Giacomo Russo Spena
Deluso dal M5S, acerrimo nemico del Pd. Tomaso Montanari – storico dell’arte, paesaggista e professore universitario – dopo aver avuto un ruolo centrale nella campagna per il NO alla riforma costituzionale, è diventato recentemente presidente dell’associazione Libertà e Giustizia. Volto emergente, interpellato anche sul futuro della sinistra nell’ultimo numero di MicroMega, si dice poco interessato alle primarie Pd del prossimo 30 aprile né crede in un ritorno in scena di Matteo Renzi: “È politicamente finito, il suo carburante è esaurito, bruciato, volatilizzato. Nessuno può più credergli, dopo tante balle, false promesse, fanfaronate risibili”. Per ultimo, Montanari sta studiando le carte sulla costruzione del gasdotto Tap, dove ha deciso di schierarsi con i comitati locali del NO: “In Puglia si sta calpestando l’articolo 9 della nostra Costituzione”.

Fine del compromesso fra capitalismo e democrazia. Intervista a Salvatore Biasco

Intervista a Salvatore Biasco di Gianni Saporetti
La fine del compromesso fra capitalismo e democrazia, fra mercato e controllo pubblico, causata anche da fattori oggettivi, e l’affermazione di un’ideologia neoliberista che, nella soggezione culturale della sinistra, ha finito per diventare pensiero unico; politica dell’offerta, alleggerimento dello Stato, flessibilizzazione del mercato del lavoro, arretramento sui canoni di protezione sociale; il fallimento del partito leggero, della “democrazia del pubblico”. Intervista a Salvatore Biasco. Sal­va­to­re Bia­sco ha in­se­gna­to Eco­no­mia In­ter­na­zio­na­le al­l’U­ni­ver­si­tà La Sa­pien­za di Ro­ma. Au­to­re di te­sti ac­ca­de­mi­ci a uno dei qua­li è sta­to con­fe­ri­to il pre­mio St. Vin­cent per l’E­co­no­mia, si è de­di­ca­to, spe­cie ne­gli ul­ti­mi an­ni, a te­mi di ana­li­si po­li­ti­ca. Nel 2016 è usci­to il suo ul­ti­mo li­bro Sta­to Re­go­le e ugua­glian­za. La po­sta in gio­co nel­la cul­tu­ra del­la si­ni­stra e nel nuo­vo ca­pi­ta­li­smo, Luiss Uni­ver­si­ty Press.

Ripartiamo da un populismo democratico

di Stefano Bartolini, Paolo Gerbaudo e Samuele Mazzolini 
Nel settembre scorso The Guardian ha pubblicato un articolo di John Harris – tradotto da Internazionale nel N. 23/2016 – dove con molta chiarezza viene illustrata la spaccatura culturale che separa quella che oggi si definisce sinistra dalla gente comune. Per l’autore la sinistra è ormai un fenomeno metropolitano estraneo al mondo degli strati popolari, incapace di comprenderli, che si balocca nel suo cosmopolitismo e vede solo le opportunità della globalizzazione, arrivando a disprezzare quella che però al tempo stesso ancora considera la sua base elettorale perché non riesce a comprendere la fondatezza delle sue argomentazioni.

Il ministro Padoan e la sua manovra double face

di Alfonso Gianni
Forse mai come in questa occasione la manovra economica si intreccia con quella politica, quasi oscurata da quest’ultima, giocata sullo sfondo del Def e del Pnr (Programma nazionale di riforme), nonché della “manovrina” di 3,4 miliardi di euro voluta da Bruxelles. Il punto è che il Pd, in affanno di consensi, non può rischiare di presentarsi alle elezioni, in ogni caso molto prossime, come l’esecutore inflessibile di una politica rigorista a fronte di un’economia con ritmi da bradipo. E il suo segretario-padrone, Renzi, non può mancare l’appuntamento rigeneratore delle primarie del 30 aprile, dopo gli schiaffi presi dal plebiscito capovolto del 4 di dicembre. D’altro canto il governo fotocopia giorno dopo giorno rafforza la sua crescente ambizione di durare fino alla morte naturale della legislatura. Come insegna l’indecente vicenda del voto di fiducia sui decreti Minniti-Orlando.

In nome del tempio. In nome del bambino

di Raniero La Valle
L’attacco firmato Daesh o IS alle chiese copte in Egitto è un’azione dagli alti contenuti simbolici. Si è scatenato contro un popolo di martirio e di pace, come ha detto il prete della comunità copta di Firenze; è avvenuto a tre settimane dalla visita del papa in Egitto, come a dire che il bersaglio grosso è lui; è stato perpetrato contro una chiesa piena di fedeli, a Tanta, e contro la cattedrale del patriarca Tavadros II ad Alessandria; è stato compiuto mentre erano in corso la messa in piazza san Pietro e le due messe celebrate nello stesso momento in Egitto, nel giorno liturgico della domenica delle palme, quando si ricorda che Gesù è stato ucciso con l’accusa di aver minacciato la distruzione del tempio. 

Il fenomeno Jean-Luc Mélenchon

di Federico Iarlori
E’ il momento di Jean-Luc Mélenchon. Il candidato della France insoumise, ex ala sinistra del Partito socialista, da cui è uscito nel 2008, sta scalando la classifica delle intenzioni di voto dei francesi. Partito come fanalino di coda dei cosiddetti “grandi” candidati qualche settimana fa, Mélenchon ha prima superato il candidato socialista Benoit Hamon e in questi giorni - stando agli ultimi sondaggi - avrebbe addirittura sopravanzato anche il leader della destra moderata François Fillon(17%), attestandosi al 18%, subito dietro al duo di testa Le Pen/Macron (24%). Un fenomeno definito “sorprendente” dalla stampa e dall’opinione pubblica, ma che si può facilmente riassumere in tre punti.

Contro il nichilismo occidentale

di Andre Vltchek
Come è diventata penosamente deprimente la vita in quasi tutte le città occidentali! Che cosa orribile e triste. Non è che queste città non siano ricche, anzi. Naturalmente le cose lì si stanno deteriorando, le infrastrutture di sgretolano e ci sono segni di disuguaglianza sociale, anche di miseria, in ogni angolo. Se, però, la paragoniamo a quasi tutte le altre parti del mondo, la ricchezza delle città occidentali sembra essere scioccante quasi grottesca. La ricchezza non garantisce l’appagamento, la felicità o l’ottimismo. Trascorrete un’intera giornata passeggiando a Londra o a Parigi e prestate molta attenzione alle persone. Vi troverete ripetutamente di fronte a un comportamento passivo e aggressivo, alla frustrazione e a tristi occhiate piene di disperazione, a tristezza onnipresente. In tutte queste città un tempo grandi e imperialiste, ciò che manca è la vita. L’euforia, il calore, la poesia e, sì, l’amore, sono estremamente scarse.

La lotta ai paradisi fiscali può attendere

di Andrea Baranes
Aprile del 2016, scoppia il caso dei Panama Papers. Vengono divulgati oltre undici milioni di documenti confidenziali provenienti da uno studio legale di Panama, e riguardanti società di oltre duecento nazioni del mondo che usavano compagnie anonime e trust per nascondere i più svariati giri di denaro. Uno dei più grandi scandali nella storia dei paradisi fiscali. Non si contano, nei giorni successivi, le dichiarazioni indignate e quasi offese dei politici di tutto il mondo. Il Commissario Europeo agli affari fiscali Moscovici parla apertamente di un comportamento “immorale, non etico e, in una parola, inaccettabile”. L’Unione Europea ha il dovere di porre fine a questo genere di trucchi fiscali, tuona il Commissario. Lo seguono a ruota tutti i governi europei. E’ ora di agire. Mentre da anni si chiedono sacrifici e austerità, è possibile che simili comportamenti privino i governi di miliardi e miliardi di euro?

Elezioni in Europa, estrema destra e strumentalizzazioni

di Ângelo Alves 
Le elezioni legislative olandesi del 15 marzo sono state le prime di una lunga serie di processi elettorali nelle principali potenze dell'Unione Europea. Come con la discussione in corso sul futuro dell'UE, anche la discussione sulle elezioni olandesi e francesi è stata ed è segnata dal tema dell'estrema destra e dei “nazionalismi”. E' dalla fine del 2016 che i principali media e i sondaggi che si sono succeduti davano come certo un pronunciato aumento del PVV di estrema destra e persino la sua vittoria. Ma non è accaduto. Se il PVV diventa la seconda forza in Olanda questo non si deve a una spettacolare crescita (cresce di 3 punti percentuali e 5 deputati rispetto al 2012, ottenendo il 13,1%, in calo rispetto al 15,7% del 2010), ma alla fragorosa sconfitta del partito della socialdemocrazia (PvdA del presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem) che perde 20 punti percentuali e 29 deputati rispetto al 2012, ottenendo il 5,7% dei voti.

Renzischool e maturità, ammessi solo dopo quiz Invalsi e stage da McDonald’s

di Roberto Ciccarelli 
Fare un tirocinio da McDonald’s e rispondere ai quiz Invalsi saranno requisiti per essere ammessi all’esame di maturità a partire dal prossimo anno scolastico. Insieme alla riforma del sostegno e dell’iter di formazione dei nuovi insegnanti (addio Tfa e Pas, arrivano i Fit; confermato il concorso 2018), sono queste le principali novità contenute negli otto decreti attuativi della «Buona scuola» di Renzi approvati ieri dal governo Gentiloni. L’«alternanza scuola-lavoro», ovvero i tirocini e stage in azienda, è stata resa obbligatoria dalla riforma vergata dall’ex ministro dell’istruzione Stefania Giannini ed è diventata materia di esame con la subentrante Valeria Fedeli al Miur.

Disintermediazione: come sbaraccare 150 anni di lotte del lavoro

di Pierfranco Pellizzetti
I pappagalli modernisti, quelli che ti ripetono la giaculatoria per sentito dire sulla potenza della rete, spiegandoti che non sei sufficientemente aggiornato in materia di rivoluzione grillina del web, bisognerebbe che venissero a loro volta informati di una verità sconvolgente: i vettori del cambiamento non sono solo tecnologici ma anche organizzativi. Difatti, se tale messaggio fosse arrivato a destinazione, ci saremmo risparmiati l’ennesimo tormentone lessicale d’appartenenza, ad opera delle pedisseque casse di risonanza del Verbo di Sant’Ilario (rimaneggiato dallo staff di linguisti asserragliati nella milanese via Gerolamo Morone): vaffa… rosiconi… click-democrazia… Ora “disintermediazione”.

L'escalation in Nord Corea è dovuta alla strategia della tensione di Trump

di Gianni Rosini
"Una escalation militare tra Stati Uniti e Corea del Nord? Non la escludo affatto, soprattutto a causa del cambio di atteggiamento di Washington”. Antonio Fiori, docente di Politica e Istituzioni della Corea e dell’Asia Orientale all’Università di Bologna, vede nella nuova strategia varata dall’amministrazione Trump la causa di un possibile scontro dalle conseguenze “disastrose”: “L’atteggiamento attendista dell’amministrazione Obama non ha portato buoni frutti – spiega il docente – perché ha permesso a Pyongyang di sviluppare il proprio arsenale in maniera indisturbata, ma la strategia di Trump è sciagurata. Si deve cercare il dialogo con il regime, nella speranza di normalizzare la situazione, mentre qui stiamo assistendo a uno scontro frontale”.

I decreti Minniti-Orlando sono incostituzionali. Ecco perché

di Eleonora Martini 
«A rischio di incostituzionalità». Il giudizio è praticamente unanime, in Piazza Montecitorio dove decine di associazioni e formazioni politiche si sono date appuntamento per contestare i decreti legge Minniti-Orlando, mentre i deputati in Aula votavano la fiducia. Entrambi – quello sull’immigrazione, che oggi verrà convertito in legge con l’ultimo voto della Camera, e quello sulla sicurezza urbana che è passato all’analisi del Senato – violano i principi stessi su cui fonda lo Stato italiano, secondo molti militanti delle organizzazioni che hanno aderito al sit-in, tra le quali Antigone, Arci, Asgi, Acli, Cgil, Cisl, Cnca, Fondazione Migrantes, Legambiente, Libera, Lunaria, Medici senza frontiere, Radicali italiani, Rifondazione comunista, Sant’Egidio e Sinistra Italiana.

Delitto d'asilo

di Andrea Fabozzi
Il decreto Minniti-Orlando entra definitivamente nell’ordinamento giuridico italiano. In 53 giorni da quando il ministro dell’interno e quello della giustizia hanno firmato il nuovo rito processuale riservato ai richiedenti asilo, che prevede un grado di giudizio in meno e riduce le garanzie in prima istanza -, e aggiunge la riapertura e moltiplicazione dei Cie (con un altro nome) per velocizzare le espulsioni – il parlamento ha detto sì. Questa mattina l’ultimo passaggio, ormai solo formale, alla camera. Una doppia fiducia nei due rami del parlamento che ha impedito ogni dibattito su una misura che è però epocale: l’Italia accede al principio che per una categoria di persone, i migranti che chiedono la protezione internazionale, è possibile prevedere un diritto speciale. Attenuato. Se ne occuperà la Corte costituzionale.

Mélenchon, il “terzo incomodo”

di Stefano Poggi
Le elezioni più imprevedibili del 2017 si arricchiscono di una nuova sorpresa. Dopo aver visto (l’irresistibile?) ascesa dell’ex ministro dell’Economia Emmauel Macron ed il crollo dei Repubblicani di Fillon, la nuova sorpresa delle presidenziali francesi potrebbe avere il nome ed il volto di Jean-Luc Mélenchon. Gli ultimi sondaggi posizionano infatti il 65enne eurodeputato al terzo posto, a circa il 18% delle intenzioni di voto, davanti ai due candidati dei partiti tradizionali (socialisti e repubblicani) e dietro solo al liberale Macron e alla conservatrice post-fascista Le Pen. Un risultato che – se confermato – sarebbe già di per sé notevole. In primo luogo perché staccherebbe di circa 10 punti il candidato socialista, mai superato “a sinistra” fin dal lontano 1974. In secondo luogo perché in questo modo renderebbe ancora più chiara la divaricazione del fronte progressista francese, diviso fra una candidatura liberale alla Renzi (Macron), e un candidato che con Podemos condivide tanto la radicalità quanto la spietata critica alle oligarchie.

Togliatti e il dinamico equilibrio per salvare il partito

di Alessandro Barile 
L’idea di Rivoluzione celebrata in questo centenario rischia di prescindere dalla materialità del comunismo nel Novecento. È un rischio presente tanto nel ricordo pacificato di quell’evento – che lo vorrebbe costringere tra le curiosità della storia – quanto in chi, nel tentativo (benemerito) di tenere in vita un’attualità del comunismo, evita il corpo a corpo con la storia grande e tragica del XX secolo. In tal senso andrebbe letto questo Palmiro Togliatti e il comunismo del Novecento (Carocci editore, pp. 169. euro 17): uno strumento in più per interpretare il presente partendo da una corretta metabolizzazione del nostro passato.

Tassa europea sulle Transazioni Finanziarie: lo sprint finale

di Misha Maslennikov 
La Tassa europea sulle Transazioni Finanziarie (TTF) è da poco riapparsa nel dibattito pubblico italiano. Fresche dichiarazioni di supporto alla misura sono arrivate, in piena corsa congressuale del Partito Democratico, da parte del Ministro Maurizio Martina e del Vicecapogruppo del PD alla Camera Matteo Mauri. Vale la pena ricordare a chi dichiara oggi il proprio convinto sostegno all’imposta che la TTF non appartiene a un futuro programmatico di lungo periodo. Può diventare a breve una realtà! Dal 2013, infatti, 10 Paesi europei, tra cui l’Italia, sono coinvolti nel negoziato sulla TTF europea sotto la procedura di cooperazione rafforzata. Una procedura prevista dai trattati europei nei casi in cui non si raggiunga, come per le misure in materia fiscale, il consenso unanime degli Stati membri e autorizzata a condizione che l’iniziativa tenga conto degli impatti sui Paesi non partecipanti e il processo renda possibile in futuro l’adesione di altri Stati membri.

Bombardare per esistere

di Sergio Cararo
Donald Trump ha sdoganato il suo ingresso nella scena internazionale nel più classico e tragico dei modi: bombardando la Siria e annunciando un trattamento analogo per la Corea del Nord. E ha trovato ad accoglierlo – in una comunità internazionale che fino alla sera prima ne aveva criticato il carattere megalomane, le scelte neo-protezioniste, il proseguimento del Muro al confine il Messico, la messa al bando degli immigrati islamici etc. – lo zerbino apparecchiato dai governi europei alla vigilia del vertice Nato del 25 maggio a Bruxelles e del G7 del 26-27 maggio a Taormina. Assad e la Siria in tutto questo sono poco più che pretesti. La questione è talmente evidente che la campagna mediatica sulle armi chimiche siriane ha dovuto forzare toni e informazioni oltre ogni limite di credibilità.

Una primavera in movimento. L’alternativa fra socialismo o barbarie

In questi anni abbiamo sovente parlato dell’alternativa tra socialismo o barbarie. Le scene delle decine di migliaia di profughi che scappano dalla guerra fermati alle frontiere con il filo spinato, dei barconi stracolmi che affondano, delle fosse comuni che vengono scoperte quotidianamente sugli scenari di guerra ci dicono che la barbarie non è un rischio remoto ma la realtà che caratterizza socialmente, politicamente e esistenzialmente l’ora presente. Noi viviamo gomito a gomito con la barbarie che è il frutto maturo delle politiche neoliberiste e che nel nostro paese produce povertà, sfruttamento, situazioni di deprivazione materiale e morale, obbliga decine di migliaia di giovani all’emigrazione. Le politiche neoliberiste, fondate sull’ideologia dell’assolutizzazione della concorrenza producono un clima di insicurezza ed una situazione in cui ogni solidarietà sociale viene corrosa, in cui nasce e cresce la guerra tra poveri, di tutti contro tutti.

A scuola di sfruttamento

di Giorgio Lonardi 
Tra le tante nefandezze contenute nei decreti licenziati dal ministero dell’istruzione in questi giorni, c’è anche l’ingresso dello sfruttamento istituzionalizzato dei futuri neoassunti, anche se sarebbe più appropriato definirli “assumibili”. Si tratta del cosiddetto percorso FIT (Formazione iniziale e tirocinio). Sparisce, infatti, l’anno di prova e viene sostituito da varie prove concorsuali e da un tirocinio formativo di durata triennale al termine del quale una commissione, guidata da un dirigente, dovrà decidere se i tirocinanti, che nell’ultimo anno del percorso hanno insegnato, sono idonei alla professione.

Yemen: il costo umano di una guerra dimenticata (e censurata)

Intervista a Dino Giarrusso di Global Project 
Dino Giarrusso è intervenuto al panel “Yemen: il costo umano di una guerra dimenticata”, tenutosi al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, insieme a Laura Silvia Battaglia (giornalista freelance), Christine Monaghan (Watchlist.org) e Michele Trainiti (Medici Senza Frontiere). Giarrusso, conosciuto ai più come inviato de Le Iene, si occupa da diversi anni della drammatica situazione dello Yemen, sulla quale ha realizzato un’inchiesta in cinque puntate. Nel paese della penisola araba è in atto una sanguinosissima guerra civile che impersevera dal 2015 tra due fazioni: da una parte le forze degli Huthi, che controllano la capitale Sana'a e sono alleate con le forze fedeli all'ex presidente Ali Abdullah Saleh, dall’altra le forze leali al governo di Abd Rabbuh Mansur Hadi, con sede ad Aden.

Salari spolpati da tasse e contributi, impatto nullo dei bonus renziani

di Mario Pierro
L’Italia è al quinto posto tra i paesi Ocse nella classifica relativa del peso della tassazione sui salari. Il fisco e i contributi cancellano quasi metà delle retribuzioni italiane (47,8%) e sono più alte di dieci punti rispetto alla media europea, ha stimato la Corte dei Conti. Nel caso di una famiglia monoreddito con due figli questo rapporto è più alto di 12 punti. Per le famiglie composte da una coppia monoreddito con due figli le tasse e i contributi sociali totali pesano per il 38,6% del costo del lavoro, il terzo dato più alto nell’area Ocse. Il costo del lavoro medio per un lavoratore single senza figli in Italia è a 55.609 dollari, maggiore della media Ocse ferma a 50.214. Il reddito netto in busta paga per un lavoratore dipendente crolla a 29.045 dollari, un valore più basso rispetto alla media Ocse (31.607).

Dietro il brand made in Italy: a Est la frontiera del profitto

di Emanuele Giordana 
«L’etichetta Made in Italy o Made in Eu ha sempre suggerito qualità del lavoro e degli standard ma se le scarpe sono solo progettate nella UE e poi prodotte in Serbia, Albania, Birmania o Indonesia da lavoratori stranieri in condizioni miserabili, oppure in Italia da parte di terzisti che pagano salari contrattati al di sotto del salario vivibile, dove sta il valore aggiunto del Made in EU o in Italy?». Se lo chiede un’inchiesta della Campagna Abiti Puliti e di Change your Shoes – progetto di 15 organizzazioni europee e 3 asiatiche – con un viaggio nel lato oscuro delle nostre scarpe: Il vero costo delle nostre scarpe: viaggio nelle filiere produttive di tre marchi globali delle calzature, studio realizzato dal Centro Nuovo Modello Di Sviluppo e Fair, racconta il percorso lungo le filiere produttive di tre grandi marchi italiani (Tod’s, Geox, Prada), mostrando quanto si sia ancora lontani dal rispettare i diritti umani e sindacali di chi confeziona le loro-nostre scarpe.

Guerre che non si vincono: un’azione dimostrativa per riprendere la leadership

di Alberto Negri
È sempre più evidente che la Siria è una guerra che nessuno può vincere e che la lotta al terrorismo non si combatte senza un accordo tra superpotenze in Medio Oriente, perché è da lì che tornano i foreign fighter e traggono ispirazione jihadisti e lupi solitari in azione in Europa. Gli eventi siriani e l’attentato a Stoccolma sono il simbolo di una spirale di barbarie da cui l’Occidente e la Russia devono uscire.  Al Pentagono sanno che non sarà un lancio di missili Tomahawk verso una base aerea a sbalzare dal potere Assad e neppure a cambiare le sorti della guerra. È uno “strike” utile a riallineare Washington con i suoi storici partner in Medio Oriente – Turchia, Israele e le potenze sunnite – assai scontenti di una politica troppo vicina a Mosca e favorevole all’Iran sciita.

Boicottiamo i quiz Invalsi: sciopero e proteste il 3 e 9 maggio

di Roberto Ciccarelli 
Cobas e Unicobas hanno convocato uno sciopero dei docenti e del personale Ata per boicottare i quiz Invalsi il 3 maggio nella scuola primaria e media e il 9 maggio nelle superiori. Con l’approvazione degli otto decreti attuativi della «Buona scuola» di Renzi i quiz sono diventati ancora più importanti in una scuola strutturata dai meccanismi di valutazione dei docenti e degli studenti. Nelle seconde e quinte classi della primaria costituiscono una parte importante del sistema. Dal prossimo anno nella scuola media (i test in italiano, matematica e inglese nella terza classe) sanno un requisito per l’accesso all’esame finale. Nelle superiori si svolgeranno in seconda e in quinta. Nell’ultimo anno riguarderanno l’inglese, l’italiano e la matematica. Per essere ammessi alla maturità sarà indispensabile avere svolto i quiz.

Il mercato degli schiavi in Libia (il Paese dove cerchiamo di rispedirli)

di Martino Mazzonis
È una notizia terribile quanto prevedibile: in Libia e in Niger c’è un mercato degli schiavi. I migranti e profughi che cercano di attraversare il Sahara in quella parte di Africa vengono soggetti alle torture e ai soprusi peggiori. A segnalarcelo è l’IOM, l’organizzazione mondiale per le migrazioni, che in Libia fa un lavoro serio e difficile e, grazie al suo status istituzionale, è impegnata in aree dove difficilmente altre organizzazioni internazionali arrivano. Nelle zone di confine al Sud, appunto. Prima di valutare cosa queste notizie comportino, raccontiamo una storia.

Una manovra diversiva

di Andrea Colombo
«Abbiamo approvato il Def con la correzione di bilancio. Abbiamo conti in ordine senza aumentare le tasse». Appena due ore di consiglio dei ministri, e alla fine Gentiloni tripudia. La previsione di crescita per quest’anno è migliorata, dall’1 all’1,1%: scarsa e un po’ azzardata. Per i prossimi anni, invece, la previsione è al ribasso: dall’1,3 all’1% nel 2018, dall’1,2 all’1% nel 2019. Colpa dei parametri europei, spiega il ministro dell’Economia, poi però, nel 2020, «ci sarà un’impennata verso l’alto». Il rapporto deficit/Pil per il 2018 è fissato all’1,2% dall’attuale 2,1% (dopo la manovra correttiva). Significa far scattare le clausole di salvaguardia, una ventina di miliardi da recuperare con la legge di bilancio. Per riuscirci senza alzare almeno di un punto l’Iva non basterebbe il principe dei prestigiatori.

La Shell «scivola» sulla corruzione

di Antonio Tricarico 
Uno dei più grandi casi di corruzione della storia ha fatto registrare un clamoroso colpo di scena nella serata di lunedì scorso. La vicenda è legata all’acquisizione da parte delle multinazionali petrolifere Eni e Shell del mega giacimento Opl 245 al largo delle coste nigeriane, finita sotto indagine in Italia, Nigeria, Stati Uniti e Olanda. Alla sbarra a Milano con l’accusa di concorso in corruzione internazionale rischiano di finire a breve Claudio Descalzi, l’amministratore delegato di Eni, il suo predecessore Paolo Scaroni e altri nove tra manager e mediatori vari. In quest’ultima categoria spicca il nome di Luigi Bisignani. Anche Eni e Shell potrebbero finire a processo per avere violato la legge 231del 2001 sulla responsabilità delle società per presunti reati commessi dai propri dipendenti.

martedì 11 aprile 2017

Un altro mondo è possibile

di Marc Augé
Le utopie del diciannovesimo secolo si sono infrante contro la dura realtà della storia del ventesimo. La globalizzazione oggi è sia economica sia tecnologica, e abitiamo in un mondo fatto di immagini e messaggi istantanei che ci dà la sensazione di vivere in un presente continuo. Anche l’ultima utopia, quella della “fine della Storia” e della società liberale, è messa alla prova. Per pensare alle possibilità di futuro c’è un modello, il pensiero scientifico, che promuove l’ipotesi come metodo, e si basa su due principi: pensare in rapporto agli scopi e comprendere che l’uomo, nella sua tripla dimensione, individuale, culturale e generale, è la sola priorità.

Il sogno e l'Europa

di Eugenio Melandri 
Ci sono almeno due Europe. Non mi riferisco all’Europa a due velocità di cui si è parlato tanto prima e dopo il vertice di Roma. Un concetto, questo, che fa parte dell’alchimia politica che caratterizza da tempo ogni vertice europeo. Dove i leader dei diversi Paesi partecipano non per cercare, con fantasia, creatività e coraggio, di dar corpo al sogno dei confinati di Ventotene e dei Padri fondatori, ma spesso soltanto per difendere ognuno i propri interessi. In una sorta di braccio di ferro che produce sempre risultati al ribasso. Il copione si è ripetuto anche a Roma, il 25 marzo scorso. Fino tarda notte ci sono state trattative infinite per limare un testo che, pur di accontentare tutti, non accontenta nessuno. Dove si sono presi impegni di qui a dieci anni senza darsi scadenze e tempi precisi. Mentre si continuavano e si continuano a progettare e costruire muri, dentro cui ogni Stato possa sentirsi protetto.

Quando Salvador Allende ci disse che la felicità è un diritto

di Luis Sepulveda 
Parlare oggi della felicità, del futuro, non è facile perché per arrivare alla definizione della felicità bisogna prima individuare quali sono gli ostacoli che impediscono di realizzarla. La prima volta che ho cominciato a pensare a quest’idea della felicità, della possibilità di essere felice, non solamente come individuo ma come parte di una collettività, di una società felice, è stato nel mio paese, il Cile, nel 1971. Quell’anno ho avuto il grandissimo onore di far parte della scorta del compagno presidente Salvador Allende, della sua guardia personale. E mi ricordo che era un giorno del mese di marzo del ’71 quello in cui si presentò al palazzo presidenziale un giornalista, un filosofo che era stato insieme al Che nella guerriglia in Bolivia e che proprio Allende aveva salvato dal carcere, un politologo francese di nome Régis Debray.

All’erta: stanno criminalizzando i diritti

di Riccardo Petrella
La criminalizzazione dei migranti, degli impoveriti ed esclusi, dei cittadini manifestanti è la fine della giustizia, della democrazia della libertà. Alcuni giorni fa, a Ventimiglia, diverse persone sono state condannate per aver dato del cibo agli immigranti. In certi comuni italiani, agire con carità è diventato un atto criminale. Gli immigranti sono persone non grate. Da anni anche la criminalizzazione degli impoveriti, degli esclusi, della “gente di viaggio” (specie i Rom) è un fenomeno diffuso, non solo nel nostro paese. I “senza casa”, per esempio, sono sistematicamente rigettati dal “soggiorno” in luoghi pubblici accusati di insudiciare il decoro delle nostre città. Infine, ora, la semplice intenzione, di partecipare ad una manifestazione pubblica autorizzata può, addirittura, “giustificare” l’interdizione di manifestare in pubblico e l’ingiunzione di un ritorno obbligatorio (il foglio di via) al proprio luogo di residenza. Incredibile, eppure ciò è accaduto il 25 marzo scorso in occasione delle manifestazioni per il 60° anniversario dei trattati di Roma.

Protezionismo, sovranismo e tanti equivoci su Gramsci

di Gianni Fresu
Sollecitato al dibattito da un mio caro amico, dico la mia qua brevemente (rinviando una trattazione più sostanziosa in altre sedi e con altre forme) su un tema molto caro oggi al composito e contraddittorio movimento sovranista italiano, all’interno del quale l’eclettica interpretazione di Gramsci di Diego Fusaro trova un certo diritto di cittadinanza: la convinzione di poter risolvere molti degli attuali propri problemi attraverso il protezionismo e la semplice riaffermazione della propria sovranità nazionale minacciata. Una risposta comprensibile, visti gli effetti sismici di questa lunghissima “crisi organica” ancora in corso, ma appena una pia illusione astrattamente politica, che poco tiene conto di come è strutturata l’economia mondiale di oggi, tanto più per un Paese come il nostro, storicamente privo di materie prime.

Le donne in armi sulle gambe della parità

di Bia Sarasini
Ha cambiato genere la guerra, è diventato affare di donne. Forse per questo è così difficile mobilitarsi contro? Con quali argomenti su quali principi, quando a dirigere le operazioni ci sono le donne? Quando a sostenere politicamente e guidare gli attacchi ci sono tutte queste signore, appartenenti al genere che ancora, nella mentalità corrente, è il simbolo della vita, dell’esistenza quotidiana contrapposta alla morte? C’è un cortocircuito dell’immaginario, una specie di paralisi degli ideali. Se Donald Trump, con l’improvviso e non concordato attacco aereo alle basi siriane ha indossato i gradi del comandante in capo, dopo aver vinto le elezioni dichiarandosi contro operazioni militari all’estero, sul terreno – o meglio sul mare – sono donne le ammiraglie che guidano le operazioni.

Renzi mente: il Pd ha già detto sì al fiscal compact. Intervista a Sergio Cofferati

Intervista a Sergio Cofferati di Daniela Preziosi 
Sergio Cofferati, se Renzi vincerà le primarie il Pd metterà il veto all’inserimento del fiscal compact nei trattati Ue?
"Peccato che il Pd, in sede europea, lo abbia già confermato poco più di un mese fa."
Lei conosce dall’interno le vicende europarlamentari del Pse. Quindi la minaccia di Renzi è una post verità?
"Se la linea del Pd è cambiata nell’ultimo mese ne sono contento. Ma a giudicare da quello che vota il Pd qui al parlamento europeo non c’è traccia di questo cambiamento."

Rapine di stato

di Andrea Papi
Il 10 gennaio 1994 l'allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi, oggi presidente della Banca centrale europea, per conto dello Stato Italiano stipulò con la Morgan Stanley - una banca americana tra i più potenti gruppi finanziari a livello internazionale - un accordo tendente a realizzare una speculazione finanziaria, ascrivibile tra quei famigerati derivati, causa prima dell'ultima devastante crisi mondiale del 2008 e nei fatti ancora in corso. Quella stipula anticipò una serie di azioni spericolate, la famosa finanza allegra, includenti anche un pacchetto di contratti che nei primi giorni del 2012 misero il governo di Mario Monti con le spalle al muro, costringendolo a versare 3,1 miliardi di euro nelle casse della Morgan Stanley, un maxi esborso che allora fece molta sensazione. Ma non bastava, dal momento che nuove perdite si sono andate materializzando su altri derivati.

Syme e Marx, lezioni di vita. Intervista a Luciano Canfora

Intervista a Luciano Canfora di Gianni Messa
Luciano Canfora ha formato generazioni di studenti e di studiosi con i suoi testi e le sue lezioni. Ma quella del maestro è una figura della quale parla malvolentieri. "Non esiste un maestro nel nostro percorso, ma una serie di incontri e letture che possono essere importanti. Penso a due testi basilari per me: La rivoluzione romana di Ronald Syme e La rivoluzione francese di Albert Mathiez. Due volumi fondamentali come Il Manifesto di Marx ed Engels, che ha ancora una grande freschezza letteraria".
Parlando di persone che ha visto e frequentato, invece?
"Innanzitutto mio padre e mia madre". Che erano lo storico della filosofia Fabrizio Canfora e la latinista e grecista Rosa Cifarelli (sorella del deputato e senatore repubblicano Michele), due noti e apprezzati insegnanti del liceo Orazio Flacco.

Il rapporto OCSE, la scuola di classe e la società classista

di Girolamo De Michele 
La scorsa settimana è andato in onda un format (o forse era la sua replica?) cui la scuola italiana è ormai abituata, e che infatti, al di là del primo impatto, non ha registrato particolari picchi di audience. La trama, in effetti, era sin troppo consueta: un ente internazionale, l’OCSE, pubblica un rapporto; qualche giornalista lo commenta senza averlo letto, basandosi sulla sintesi predisposta per la stampa e facendosi aiutare da google traduttore (per cui “cohorts”, che in senso statistico significa “gruppo”, diventa “alcune coorti di studenti”, che ci si figura stretti – nelle classi-pollaio tuttora in vigore – e pronti alla morte laddove l’Italia chiamò), e alcuni politici a caso – Matteo Renzi, una signora dai capelli rossi casualmente di passaggio presso il ministero dell’istruzione, e la solita Francesca ma-che-te-lo-dico-a-fare? Puglisi – commentano entusiasti, come i loro predecessori dello scorso decennio, ovviamente senza aver letto il rapporto.

François Furet e Eric J. Hobsbawm: due sguardi sul secolo breve

di Pierfranco Pellizzetti
Nell’anno di grazia 1995 l’asfittico panorama librario italiano venne mandato in fibrillazione dall’uscita contemporanea dei ponderosi saggi di due grandissimi storici – François Furet ed Eric Hobsbawm – dedicati al medesimo tema; in una sorta di illogica concorrenza distruttiva tra editori: il lascito del secolo morente, considerandolo compresso in un arco temporale ridotto rispetto alle dieci decadi canoniche. Una storia definita “breve” - che va dal 1917 al 1991 - in quanto misurata e segnata dal rapporto antagonistico tra il mondo occidentale e il suo sfidante, l’ordine scaturito tra la Rivoluzione d’Ottobre e la nascita dell’URSS. 

Populismo e controllo penale delle povertà in Europa

di Susanna Ronconi 
Con buona pace di due tra gli obiettivi strategici della piattaforma comunitaria Europe 2020 – ridurre la povertà nell’Unione di 20 milioni di unità e raggiungere il 75% di occupazione entro il 2020 – la dimensione delle povertà in Europa rimane allarmante, e mediamente in crescita o, nelle migliori ipotesi, stabile, a seconda degli indicatori con la quale la si legge. La situazione che si registra nel 2015, nella fase di mid-term della strategia europea di sviluppo, è quella di un aperto fallimento: secondo il Rapporto 2015 dell’European Anti Poverty Network (EAPN), dal 2009 i poveri europei sono aumentati di 10 milioni, arrivando a 124 milioni nel 2012, un europeo su quattro, la diseguaglianza è in crescita costante e l’occupazione risulta in calo costante, dal 68,9% del 2009 al 68,4 del 2012 (EAPN, 2014 a).

Renzi? Lupo travestito da agnello. Intervista a Tomaso Montanari

Intervista a Tomaso Montanari di Roberto Antonellis 
Comiciamo subito con un commento sulla vicenda Madia, sulla quale Libertà e Giustizia ha già preso posizione molto chiaramente.
“E’ una vicenda molto importante, assolutamente da non sminuire, e trovo sconcertante la reazione di giustificazione da parte dell’élite culturale italiana, sia del mondo universitario sia di quello del giornalismo; questo lo trovo davvero molto preoccupante, denuncia uno scadimento incredibile della classe dirigente italiana, altro che “minaccia populista”, qui la minaccia viene dal cuore dell’élite del Paese, è una questione di etica fondamentale. Con che faccia possiamo chiedere ai giovani di essere corretti se questo è l’esempio che viene dai vertici della Repubblica Italiana?”

Pane, reddito, diritto di migrare e pace

del Collettivo Euronomade
Sono bastate poche ore a Gentiloni e Mogherini per indossare l’elmetto e acquattarsi ai piedi di Donald Trump: per calcolo politico – un governo in cerca di voti sa di poter mettere in difficoltà una parte dell’opposizione sull’appoggio al bombardamento americano –, ma anche per l’inesistenza dello spessore politico – una qualità necessaria per dire qualche no e assumere qualche posizione critica – di questa classe dirigente. All’indomani dell’eccidio di Idlib sarebbe stato necessario fermarsi, riflettere, accertare, e soprattutto pesare ogni gesto: che Trump non l’abbia fatto è nell’ordine delle cose, che non l’abbia né fatto né auspicato il governo italiano è un dato che fornisce la misura di quanto, per miopia e calcolo politico, ci si stia avvicinando a un pericoloso punto di non ritorno.

Mélenchon diventa il personaggio politico preferito dai francesi

di Alexandre Rousset 
Continuano ad arrivare buone notizie dalla Francia dove la campagna del nostro compagno Jean Luc Melenchon conquista crescente consenso popolare. Quando la sinistra radicale ha accesso ai media come sta accadendo nella campagna presidenziale nei dibattiti tra i presidenti si scopre che le posizioni antiliberiste non sono assolutamente minoritarie. Con una crescita record di 19 punti il candidato alle presidenziali sorpassa, questo mese, Emmanuel Macron con il 51% di opinioni positive nell’ultimo termometro Elabe di “Les Echos” e Radio Classique. È una nuova dimostrazione del dinamismo di Jean-Luc Mélenchon nello sprint finale di questa campagna elettorale. Il candidato alle elezioni presidenziali guadagna, questo mese, 19 punti percentuali nel termometro politico di Elabe realizzato da “Les Echos” e Radio Classique.

José Carlos Mariátegui, in memoria

di Francesco Cecchini 
"La rivoluzione è un lavoro politico. Si tratta di una realizzazione concreta. Lontano dalle masse che la fanno, nessuno può praticarla con validità ed efficacia. Il lavoro rivoluzionario non può essere isolato, individuale. Gli intellettuali veramente rivoluzionari non hanno altra scelta che accettare di essere parte di un’azione collettiva". José Carlos Mariátegui 
Ottantasette anni fa, il 16 aprile 1930, moriva, per una malattia che risaliva all’infanzia, a Lima José Carlos Mariátegui. Aveva 36 anni, era ancora giovane. Il suo pensiero e la sua azione sono ancora attuali, innanzitutto in Perù e in latinoamerica. Per Mariátegui il marxismo non era “né calco né copia”, ma applicazione creativa a una realtà specifica, nel suo caso il Perù.

Come il governo apre le porte alle politiche migratorie della peggior destra

di Giuseppe Civati e Stefano Catone
Chi vive a certe latitudini si ricorda bene i tempi in cui, dal governo delle regioni fino alle amministrazioni locali dei più piccoli comuni della valli alpine, esponenti leghisti e forzisti attuavano le proprie politiche a suon di ordinanze e di discriminazioni. Erano i tempi delle ordinanze anti-kebab, delle ordinanze contro le insegne etniche, delle ordinanze contro i senzatetto. Ma erano anche i tempi di politiche regionali che segnavano separazioni etniche (razziali?) nell’accesso a servizi fondamentali per la garanzia dei diritti della persona. Erano gli stessi tempi in cui deputati e senatori del centrosinistra, così come l’ultimo dei consiglieri comunali di centrosinistra, denunciavano la violazione tramite atti amministrativi di diritti costituzionalmente sanciti, e in cui il centrosinistra proponeva una visione diversa, politica e culturale, non solo delle migrazioni, ma anche della sicurezza e dell’inclusione sociale.

Jurgen Habermas, La risposta della sinistra al nazionalismo della destra

di Alessandro Visalli
Su Micromega n.2/2017, l’intervista a Jurgen Habermas, ha questo titolo: “La risposta democratica al populismo di destra”, ma non nomina mai il termine “populismo”, che probabilmente è stato scelto dalla rivista. Il titolo più appropriato, che abbiamo dunque usato, sarebbe “La risposta della sinistra al nazionalismo delle destra”. Come vedremo la cosa fa qualche differenza. L’avvio è connesso al ricordo della profezia di Ralf Dahrendorf che nel 1995, in “Quadrare il cerchio”, come in altri interventi che pure abbiamo letto (ad esempio nel precedente “1989. Riflessioni sulla rivoluzione in Europa”, ma soprattutto nel successivo “Dopo la democrazia”) definiva la globalizzazione come un fenomeno capace di mettere a rischio la società civile e la libertà. Il segno dell’autoritarismo, a suo parere si allungava quindi dal “pericoloso concatenamento” che obbliga a sacrificare la coesione sociale in favore del rispetto di quelli che Habermas chiama “imperativi funzionali” dell’economia.

Contro la povertà globale, a colpi di numeri: Bill Gates e 40 miliardi di poveri

di Michael Roberts
La povertà globale è in caduta o è in crescita? I calcoli realistici stimano che chi sono più di 4 miliardi di persone che si trovano in una situazione di povertà, in questo mondo, vale a dire due terzi della popolazione mondiale. Eppure, nella loro ultima "lettera pubblica, spedita a tutti noi e pubblicata lo scorso mese, Bill e Melinda Gater, la famiglia più ricca del mondo, non vedevano l'ora di dirci che la battaglia contro la povertà globale viene vinta ogni giorno, e che coloro che vivono con meno di 1 dollaro e 25 centesimi al mese sono stari ridotti della metà, dal 1990. Come si fa a riconciliare queste due stime?

El Salvador vota: l’acqua prima dell’oro

di Pedro Cabezas
Il popolo del Salvador ed i suoi alleati nel mondo contro le estrazioni minerarie irresponsabili, stanno celebrando una vittoria storica. Dopo una lunga battaglia contro le multinazionali minerarie che saccheggiavano le risorse naturali del paese per profitti a breve termine, L’Assemblea Legislativa del Salvador ha messo al bando tutti i progetti di miniere metallifere. Approvata il 29 marzo con il voto favorevole di 89 parlamentari di diversi partiti (su un totale di 84) la legge blocca la prospezione, estrazione e lavorazione di metalli, sia in pozzi aperti sia sotterranei. E vieta inoltre l’uso di prodotti chimici tossici come il cianuro e il mercurio.

L’entusiasmo servile dell’Europa per le bombe di Trump

di Carlo Formenti
A colpire, nelle reazioni dei media e delle forze politiche occidentali al bombardamento della base siriana ordinato da Trump, è l’entusiasmo europeo più dell’euforia americana. È vero che Il “diverso” Trump, commenta Giorgio Cremaschi nel suo blog, “è tornato a pieno titolo nel rispetto e nella considerazione della élite europea e nordamericana”, ma i toni della prima appaiono decisamente più enfatici. Basti citare, per tutti, Antonio Polito il quale, sulle pagine del “Corriere della Sera” dell’8 aprile scorso, scrive che Trump si è visto riconoscere per la prima volta “la guida del mondo libero contro la barbarie”- riconoscimento che si è guadagnato perché “ha dimostrato che l’America dispone sempre di un nodoso bastone ed è ancora pronta a usarlo contro tutti i banditi che minacciano l’ordine internazionale”.