La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 26 maggio 2017

G7 a Taormina: ciò di cui non si parla

di Andrea Fumagalli
Il week-end del 26-28 maggio 2017 si terrà a Taormina il vertice G7, in Italia a 16 anni da Genova 2001 e a otto anni da quello di Aquila nel 2009. È il turno dell’Italia, come vuole la rotazione. Nel frattempo dal 2014, il G8, con l’esclusione della Russia di Putin, è diventato G7. Di che cosa si discuterà a Taormina? Diversi potrebbero essere i temi all’ordine del giorno, a partire dal tema ecologico. Il nuovo presidente americano Trump ha dichiarato che in quell’occasione prenderà posizione sui risultati del vertice di Parigi del 2016. Sicuramente, all’indomani dell’attentato di Manchester, si parlerà anche di terrorismo e di lotta all’Isis, con l’intento di far dipendere da questa emergenza, qualsiasi proposta (in senso restrittivo) di governance dei flussi migratori. Sulle questioni socio-economiche, a parte il comunicato standard finale di parole vuote, non ci sarà praticamente di nulla. Il che non può sorprendere.

Il ministro fai da te arrogante e pasticcione

di Tomaso Montanari
Mercoledì il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini ha detto di aver licenziato i volontari che mandano avanti la Biblioteca Nazionale di Roma perché è «tenuto a rispettare la legge». Giovedì, invece, ha detto che il Tar del Lazio ha fatto fare una «figuraccia all’Italia». Perché ha cassato un suo atto che non ha rispettato la legge. Se ne ricava che il governo rispetta la legge quando coincide con le sue idee. E ieri Matteo Renzi e Andrea Orlando sono intervenuti, in magnifica armonia (tra loro, e con il miglior Silvio Berlusconi), per dire che siccome un Tar ha dato torto al governo, ebbene bisogna riformare i Tar. Insomma: «Il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo».

Prima l’identità poi le alleanze, una sinistra autonoma da Pd e M5S

di Michele Prospero 
È bene che la riflessione a sinistra salga di qualità. Non è pensabile che il dibattito sulle “fondamenta” si riduca a questioni di schieramento. Un discorso cartesiano sul metodo si impone: la coalizione con il Pd non è il problema principale sul quale acciuffarsi. Prima delle alleanze viene il progetto, cioè l’idea che si coltiva della sinistra nell’Italia e nell’Europa di oggi. Partire dalle fondamenta dovrebbe significare questo. Interpretare con efficacia la funzione che, in una data congiuntura storico-politica, è necessario svolgere.

giovedì 25 maggio 2017

Jeremy Corbyn, il rivoluzionario gentile alla prova delle elezioni

Intervista a Domenico Cerabona di Simone Furzi
Il prossimo 8 giugno nel Regno Unito si terranno le prime elezioni parlamentari del dopo-Brexit, convocate in via eccezionale dal Primo Ministro conservatore Theresa May, a detta di molti, allo scopo di rafforzare la sua posizione in sede di trattative con l’UE. Il partito laburista, nonostante parta sfavorito, pare aver recuperato nuova linfa da quando alla sua guida siede il parlamentare ribelle di lungo corso Jeremy Corbyn, il quale, in aperta opposizione alla linea blairiana degli ultimi anni, pare deciso a riaffermare un programma nettamente caratterizzato da una ideologia socialista; per una “società più premurosa ed una politica più gentile”. Per conoscerne nel dettaglio la figura ed il pensiero politico, abbiamo deciso di intervistare Domenico Cerabona.

Per il rilancio di una piena e buona occupazione

di Laura Pennacchi
L’ipotesi di reddito di cittadinanza pone rilevantissimi problemi culturali e morali e sollecita altrettanto forti precisazioni a proposito della pretesa di dar vita a un “lavoro di cittadinanza” e a un rinnovato New Deal. Piuttosto che ambire a costruire un welfare per la non piena occupazione, la priorità assoluta va data alla creazione di lavoro, demolendo l’ostracismo che è caduto sull’obiettivo della piena e buona occupazione, nella acuta consapevolezza che la sua intrusività rispetto al funzionamento spontaneo del capitalismo è massima proprio quando il sistema economico non crea naturalmente occupazione e si predispone alla jobless society.

L’aporia costitutiva che accompagna Mdp

di Michele Prospero 
Se le fondamenta erano l’obiettivo, a Milano il lavoro di scavo non è cominciato nel segno giusto. Vecchie pietre, che andavano rimosse, sono state rispolverate. Nuovi pezzi, che andavano evocati, sono stati occultati. E così l’ambiguità strategica rischia di far crollare le incerte mura. Un’aporia costitutiva accompagna il Mdp. Ha a che fare con la comprensione delle fratture che giustificano la nascita di un soggetto nuovo e con l’atteggiamento da coltivare verso il vecchio partito appena abbandonato. 

Rendite e diseguaglianza nel capitalismo contemporaneo

di Maurizio Franzini
Vi sono alcuni redditi e ricchezze che crescono, anche in maniera considerevole, senza che venga fatto alcuno sforzo aggiuntivo perché questo aumento si verifichi. Si tratta perciò di rendite che, contrariamente a ciò che comunemente si crede, possono nascondersi anche nei redditi da lavoro o da capitale e scaturire da condizioni di contesto o infondate convinzioni più che da meriti individuali. Sebbene queste forme di rendita non siano la causa unica del crescere delle diseguaglianze, ne sono uno dei motori principali nella realtà contemporanea. Per questo motivo, pur con tutte le difficoltà del caso, la creazione di nuove rendite andrebbe prevenuta e contrastata.

Il vangelo della governabilità

di Gianni Ferrara 
Ricorre insistente, confuso, fastidioso, il termine centrosinistra. È ambiguo. Chiarezza ed onestà politica impongono di distinguerne le componenti per un discorso serio in una fase quanto mai grave dalla democrazia, non soltanto in Italia, certo, ma che la specificità italiana acuisce. Non è solo per rigore lessicale, quindi, che le due componenti del termine vanno distinte e chiaramente. Ma anche per ragioni molto più rilevanti.

Pubblico o privato, sono sempre i lavoratori a rimetterci

di Sergio Farris 
A proposito di pubblico impiego, qualcuno forse ricorderà che a pochissimi giorni dal voto referendario del Dicembre 2016, una prova alla quale il governo Renzi aveva attribuito la sua stessa ragione di esistenza, è stato firmato un nebuloso “accordo quadro” fra Marianna Madia e le confederazioni sindacali. L'accordo contiene alcune vacue promesse e, in sostanza, ribadisce la pessima politica del lavoro imposta dal governo al Paese negli ultimi anni. 

Il populismo come questione urbana

di Ugo Rossi
Le elezioni amministrative del 2016, in particolare quelle di Roma e Torino, hanno consacrato definitivamente l’ascesa politica del Movimento 5 Stelle, senza dubbio la principale espressione in Italia del fenomeno politico oggi comunemente noto come “populismo”. A differenza delle formazioni politiche apertamente schierate a destra (come la Lega Nord e i partiti eredi della destra fascista) che rivendicano con orgoglio posizioni di nazionalismo identitario e perfino razzista, sin dalla sua apparizione il Movimento 5 Stelle ha preferito tenere un atteggiamento cauto e ondivago sui temi più delicati che dividono l’opinione pubblica, come l’immigrazione, in linea con il suo orientamento “bipartisan” volto a raccogliere consensi lungo tutto l’arco dello spettro politico.

Venezuela: sette chiavi di lettura per comprendere la crisi attuale

di Emiliano Terán Mantovani
Non è possibile comprendere l’attuale crisi in Venezuela senza analizzare nel loro insieme le cause che si sviluppano “dall’interno”, e che non vengono spiegate nel complesso dai principali mezzi di comunicazione. Abbiamo individuato sette chiavi di lettura della crisi attuale che mostrano come non sia possibile comprendere quello che sta accadendo in Venezuela senza prendere in considerazione l’intervento straniero e che il concetto di “dittatura” non spiega né il caso venezuelano, né può considerarsi una specificità regionale di questo paese.

Il sapere ridotto a residuo

di Marco Bascetta 
Il numero chiuso è un’infamia in qualunque branca del sapere. Il voto del senato accademico milanese che lo ha esteso alle facoltà umanistiche che, fino ad oggi, non vi dovevano sottostare (storia, filosofia, geografia, beni culturali), la porta ora a compimento. Con il che la formazione culturale entra ufficialmente a far parte dei generi voluttuari, dei diritti di serie B. Immaginiamo la stessa logica applicata alla sanità: più di tanti non ne curiamo; o alla giustizia: più di tanti non ne processiamo. Nei fatti accade proprio così, ma a nessuno verrebbe in mente di farne un principio o una norma. La contraddizione tra il diritto garantito e la sua effettività rimane almeno aperta, un problema da risolvere.

Spunti strategici su antirazzismo e movimenti

di Global Project 
Sono passati pochi giorni dalla marcia antirazzista di Milano e non si sono sprecate, a varie latitudini della sfera politica, le letture e i commenti. Senza fare una narrazione antologica della giornata, vorremmo piuttosto soffermarci su alcuni elementi utili ad inserire l’evento meneghino in un contesto sociale più ampio che guardi ai movimenti. D’altronde è sempre la dialettica tra avvenimento e processo a costituire elemento d’indagine per chiunque abbia cura della trasformazione dell’esistente e provi a farla vivere nelle contraddizioni.

Sull'alleanza dei corpi di Judith Butler. Intervista a Federico Zappino

Intervista a Federico Zappino di Federico Zappini
L'alleanza dei corpi – per come l’ho intesa io – sta all’intersezione tra riscoperta della materialità dell’incontro (da una necessaria disconnessione, dal web, a una successiva riconnessione, sociale e politica), riqualificazione dello spazio pubblico (che si fa comune, superando la dicotomia pubblico e privato) e riconoscimento del conflitto come motore delle trasformazioni, siano esse riferibili alla rivendicazione di diritti negati, alla modifica di destinazione d’uso di un edificio per farne un luogo di socialità e cooperazione o il desiderio – ambizioso e urgente – di modificare gli strumenti e i contenuti del vivere democratico.

L’idea di impresa pubblica nel mutare del clima culturale

di Salvatore Biasco
L’affermarsi di una visione contrattualistica e privatistica del funzionamento e degli obiettivi delle imprese ha finito per abbracciare anche la visione dell’impresa pubblica, facendo sì, per quanto la riguarda, che il concetto di efficienza sociale lasciasse il passo a quello di efficienza privata. In questo modo, la funzione dell’impresa pubblica ha finito per essere spogliata di ogni ruolo sociale e i suoi obiettivi omologati a quelli diventati totalizzanti per l’impresa privata: la creazione di valore per gli azionisti. Ciò è avvenuto sull’assunto che la conduzione pubblica sia meno efficiente di quella privata; assunto che mantiene ampio credito nonostante l’evidenza empirica non lo comprovi.

Dispositivi di potere biopolitico: il filo spinato

di Armando Lancellotti
Quella che il maître de conférences in filosofia presso l’Università di Grenoble Olivier Razac propone in questo saggio – pubblicato in Francia per la prima volta nel 2000, poi una seconda volta nel 2009 e recentemente tradotto in Italia da Ombre Corte – è una tanto dettagliata quanto interessante analisi di un dispositivo di potere di per sé elementare e quasi primitivo, ma al contempo efficacissimo, per semplicità di realizzazione e flessibilità di utilizzo ed eccezionalmente conveniente nel rapporto costi-risultati e pertanto del tutto confacente alle esigenze e alle logiche economico-produttive del mondo moderno e della società capitalistica.

Misure di contrasto alla povertà: un glossario per orientarsi

di Elena Granaglia 
Indispensabile e preliminare a qualsiasi scelta tra le misure di contrasto alla povertà è conoscere significato e giustificazioni delle diverse opzioni disponibili. Una volta comprese le differenze tra termini come reddito minimo garantito, reddito minimo d’inserimento/reddito d’inclusione, reddito di cittadinanza, reddito di partecipazione e salario minimo è possibile immaginare sistemi che prevedano anche contaminazioni fra le varie forme. In questa prospettiva, ad esempio, appaiono di particolare interesse sia la proposta di coniugare aspetti del reddito minimo e aspetti del reddito di cittadinanza sia la prospettiva di coniugare minimi salariali e altri redditi minimi.

Riletture, la crisi politica: Crouch, Rosanvallon, Urbinati

di Alessandro Visalli
Riprendere in mano qualche vecchio testo può essere utile, a questo fine rileggeremo alcuni libri usciti tra il 2000 ed il 2014 sulla crisi politica che le democrazie occidentali stanno affrontando sotto la spinta di fattori economici, sociali e tecnologici. Sono coinvolti in questa crisi tutti i fattori di stabilità politica che faticosamente erano stati costruiti nel corso dei due secoli che seguono alla fine dell’ancien régime: le relazioni sociali, il discorso pubblico, i valori centrali, i partiti, le forme della politica, le forme dell’azione pubblica, le istituzioni.

Dalla stazione di Finlandia

di Yurii Colombo
Quando Vladimir Lenin, nell’aprile di cento anni fa, raggiunge Pietrogrado sul famoso “treno piombato” passando attraverso la Germania, la situazione sia interna che al fronte sembrava stabilizzata. La tregua temporanea tra il nuovo governo provvisorio e le masse ribelli, tuttavia, evitava di affrontare la questione principale che aveva dato il via alla Rivoluzione di Febbraio: la guerra. Quando furono resi pubblici gli aggressivi obiettivi militari del Governo Provvisorio, le manifestazioni dei “giorni di aprile” dimostrarono che la Rivoluzione era ancora viva.

L’Italia e le sue ferite nel rapporto annuale Istat 2017


di Lorenzo Cattani 
A partire dalla sua presentazione il 17 Maggio, il rapporto Istat ha catturato molte attenzioni. I dati emersi dal rapporto sono indiscutibilmente importanti, poiché restituiscono la fotografia di un’Italia in difficoltà: crescita delle diseguaglianze, il maggior numero di giovani Neet (giovani tra i 15 e 29 anni che non lavorano e non studiano) in Europa, deprivazione materiale in aumento, aumento dei lavoratori sovraistruiti, unitamente ad una crescita dell’occupazione a bassa qualifica, crisi dell’appartenenza sociale e apparente fine della classe operaia.

Investire in welfare e salute per una crescita inclusiva

di Andrea Ciarini
Dopo anni in cui è stata esplicitamente e con convinzione esclusa la possibilità di un benefico apporto pubblico alla crescita economica, si torna ora a riflettere sul ruolo dello Stato e delle sue leve strategiche di intervento per lo sviluppo e il riposizionamento del sistema produttivo nazionale. In questo quadro generale, però, ci si concentra prevalentemente sul ruolo che lo Stato può avere nel rilancio dell’industria e nella creazione di infrastrutture materiali, dimenticando quanto strategica potrebbe essere – e con un impatto sull’occupazione decisamente rilevante – l’azione pubblica nel comparto dei servizi sanitari e di welfare, che non ha subito alcuna flessione durante la crisi e che anzi si prevede crescerà sempre più in futuro in ragione delle dinamiche demografiche del paese.

La crisi ai vertici della Rai. Intervista a Carlo Freccero

Intervista a Carlo Freccero di Radio Città Aperta
Smottamento ai vertici della Rai in contemporanea alle grandi manovre politiche per arrivare a definire una legge elettorale e, caso mai, alla caduta del governo Gentiloni. Di Rai e non solo Radio Città Aperta ha voluto parlare con Carlo Freccero, membro del Cda di viale Mazzini e storico uomo dei media. L’audio dell’intervista è ascoltabile qui.

Il Venezuela ha bisogno di una mano, non di una martellata

di Jesse Jackson
Se avete un martello, ogni cosa sembra un chiodo. Gli Stati Uniti hanno un grosso martello: le forze armate, più le forze di intervento segrete della comunità dell’intelligence. E così lanciamo bombe dai droni su sette paesi. Donald Trump va in Arabia Saudita a vendere armi e ad esortare alla collaborazione militare. Quando la Corea del Nord si comporta male, spedisce una flottiglia di portaerei come “dimostrazione di forza.” Quando il governo della Siria viene accusato di usare armi chimiche, scatena un fuoco di fila di missili cruise.

Smettiamola di parlare dei migranti come fossero numeri e trattiamoli come persone

di Alessandro Dal Lago
Non ombre e nemmeno fantasmi. I migranti semplicemente non esistono. Nella recente polemica sulle Ong, che sarebbero in combutta con i “trafficanti di uomini” per “destabilizzare l’Italia” (così ha esternato il procuratore di Catania Zuccaro), non una sola voce di quelli che “vogliono la verità” ha ricordato che al centro della questione ci sono esseri umani: persone che rischiano la vita per arrivare in Italia ed Europa, e che la perdono in una misura altissima. Dei quasi 5000 morti del 2016, 3600 sono annegati nel Mediterraneo, tra Libia e Sicilia.

Lo smarrimento delle parole fra i campi abbandonati

di Piero Bevilacqua 
Viviamo certamente e da spettatori spesso impotenti, nell’epoca dei paradossi. Se ne potrebbe stilare un elenco esemplare. Uno di questi, davvero clamoroso, è la foga di accumulazione di nuovi beni da parte dei contemporanei. Una bulimia consumistica che crede di acquisire, di impossessarsi, di conquistare, e invece non si accorge di quante perdite va accumulando nel suo vorace avanzare.
L’agricoltura del nostro tempo è un ambito eccellente per scorgere il vasto continente di beni perduti mentre ci si schiude al presente un’abbondanza da sovrapproduzione. Ricade nell’esperienza di tutti. Mai, in nessuna epoca del passato, i banchi dei mercati, al chiuso e all’aperto, erano stati così traboccanti di verdure, di legumi, di frutta. Un’abbondanza abbagliante.

Il rapporto Istat 2017: la trasformazione delle disuguaglianze e l’identità di sinistra

di Nestore Pirillo
I Un ritratto Il “ritratto” della società italiana che emerge dalla sintesi letta da Giorgio Alleva alla presentazione del Rapporto annuale dell’Istat 2017 è di grande interesse per un’analisi della situazione “concreta” del Paese. Specie dopo i tre giorni della Conferenza di discussione a Milano (‘’Fondamenta – L’Italia nel mondo nuovo’’ 19/21 Maggio), richiama con forza l’attenzione di quanti hanno a cuore una politica di emancipazione delle classi subalterne in Italia, e insieme la ricostruzione di una identità di sinistra, oggi. Le domande che da quest’angolo visuale vengono alla mente del lettore interessato si sovrappongono. Che cosa sopravvive dell’identità della sinistra novecentesca in questo “ritratto”?

La lotta per il nuovo municipalismo democratico paga. Intervista a Luigi de Magistris

Intervista a Luigi de Magistris di Conchita Sannino
"Il Consiglio di Stato ci dà ragione su Bagnoli. È una grande soddisfazione: è riconosciuto il ruolo centrale del Comune per il destino dell'area". Così il sindaco Luigi de Magistris commenta la sentenza del massimo tribunale amministrativo sull'area ovest nel corso di #unsindacoinRete, la diretta di Repubblica tv. L'ex pm ribadisce entro fine maggio i due nuovi arrivi in giunta e ai vertici di quattro partecipate. Poi striglia il patron del Napoli Aurelio De Laurentiis: "Ci dia sostegno sul trasporto per le partite serali".

La politica economica al tempo della crisi: da Keynes alla controrivoluzione monetarista e (non) ritorno

di Amedeo Di Maio e Ugo Marani
Il volume che introduciamo ha come oggetto la politica economica al tempo della crisi; un oggetto inteso in un duplice senso. Da un lato esso ambisce a un esercizio di statica comparata: quanto è cambiato, e in che cosa l’indirizzo di policy, rispetto alla fase che ha preceduto lo scatenarsi della tempesta, prima finanziaria e poi reale. Dall’altro si pone l’interrogativo se le nuove impostazioni si stiano palesando efficaci nel gestire le nuove problematiche che esse affrontano. Con riferimento al primo quesito, il mutamento nell’indirizzo di policy, nelle sue linee generali ed estremamente qui sintetizzate, può essere compreso solo se si risale ai cambiamenti, striscianti e graduali, dei riferimenti teorici, iniziati negli anni settanta del secolo scorso.

Perché l’alternative left avrà successo dove i centristi falliscono

di Bhaskar Sunkara 
È possibile essere parte di un complotto politico senza neanche saperlo? Ho scoperto nei mesi scorsi che sono un membro della alt-left [sinistra alternativa]. Opinionisti come James Wolcott di Vanity Fair hanno provato a individuare i principali esponenti di questo movimento: una manciata di personaggi presi a caso su Twitter, Glenn Greenwald, Susan Sarandon, Tulsi Gabbard e Cornel West. Non è affatto una cattiva compagnia, se posso dirla così. Secondo Wolcott, ciò che condividiamo è un debole per la Russia, una sorta di retorica “trumpiana” che prende di mira il liberalismo culturale e una sconvolgente opposizione a quella “zuppa di sigle della sicurezza nazionale CIA/FBI/NSA” in cui lui invece sembra nutrire molta fiducia.

Il rilievo pubblico della telefonata tra i Renzi. Intervista a Stefano Rodotà

Intervista a Stefano Rodotà di Silvia Truzzi
Disturbiamo Stefano Rodotà sulla telefonata Renzi-Renzi pubblicata dal Fatto Quotidiano, anche perché era lui il Garante per la Privacy quando entrò in vigore l’ omonima legge di cui tanto si parla in questi giorni.
Professore, da più parti s’ invoca una presunta illegalità della pubblicazione dell’ intercettazione.
Qui non siamo di fronte a un problema di legalità, siamo di fronte a un problema di adeguata informazione dei cittadini!

Due "populismi" a confronto

di Alessandro Gilioli 
Si è molto scherzato sui social network per questa fotografia del papa accanto a Trump e alle sue donne, moglie e figlia, entrambe bardate tipo famiglia Addams, mentre Trump quasi sghignazzava e Bergoglio pareva voler stare da un'altra parte. Ma oltre all'espressione cupissima, Francesco ha regalato al presidente americano non “un suo libro sull'ambiente”, come dicono genericamente alcuni, ma proprio quell'enciclica Laudato Si' che è esattamente il contrario di quello che dice e che fa Donald Trump.

Frontiere


di Lorenzo Mesini
Con Frontiere Manlio Graziano, professore di Geopolitica e Geopolitica delle religioni a Parigi, giunge alla pubblicazione del suo terzo e ultimo libro per i tipi del Mulino. Si tratta di un agile libello che viene ad arricchire la collana Parole Controtempo con cui l’editore bolognese si propone di compiere una serie di incursioni provocatorie su temi apparentemente inattuali. Cosa ci potrebbe essere di più inattuale della riproposizione delle frontiere nel tempo della globalizzazione, del trionfo di Internet e dei social network? Cosa potrebbe essere più datato delle frontiere, dei muri e delle reciproche chiusure tra gli stati-nazione dopo la fine della Guerra fredda, nell’Europa della libera circolazione di persone, merci, capitali e servizi?

La crisi è finita, ora arrivano i tempi bui…

di Claudio Conti
In pochi giorni Mario Draghi ha seminato prima speranze e poi terrore, in proporzioni decisamente sbilanciate a favore del secondo. Gli addetti ai lavori non hanno nemmeno fatto in tempo a metabolizzare la prima notizia (“la crisi è finita”) che subito gli è caduto addosso l’allarme sulla sostenibilità dei debiti pubblici europei. Le due cose sono collegate, anzi inscindibili nella visione – ristretta dal ruolo e dallo statuto – della Banca Centrale Europea. Finché la crisi “c’era”, infatti, la Bce doveva e poteva abbassare i tassi di interesse, scesi fino a zero, dando così fiato agli Stati – tutti – che devono pagare annualmente cedole ai sottoscrittori dei propri titoli di debito.

Amnesty International e il Venezuela: una lettera critica al portavoce italiano

Signor Riccardo Noury, Portavoce e responsabile della comunicazione di Amnesty International Italia, con grande rammarico e preoccupazione apprendiamo come la sua organizzazione sia tornata a prestare il fianco all'offensiva delle destre contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela. In un nuovo rapporto intitolato ‘Ridotti al silenzio con la forza: detenzioni arbitrarie e motivate politicamente in Venezuela’, Amnesty accusa le autorità venezuelane «di aver intensificato la persecuzione e le punizioni nei confronti di chi la pensa diversamente, in un contesto di crisi politica in cui le proteste che si susseguono in tutto il paese hanno dato luogo a diverse morti e a centinaia di ferimenti e arresti».

Chiudere le frontiere è sbagliato. Riportiamo il dibattito sul piano dei diritti e della cittadinanza

di Filippo Miraglia 
La notizia era già stata anticipata da Repubblica la scorsa settimana e poi smentita dal governo. A distanza di qualche giorno è ricomparsa sullo stesso quotidiano, citando come fonte il ministro Minniti. Si tratta di un accordo tra ministri degli Interni di Italia, Ciad, Libia e Niger. Quindi un accordo che non passa al vaglio del Parlamento e che è promosso e gestito direttamente dall'esecutivo. Un accordo che prevede il ricorso all'esercito per rendere più efficace quella esternalizzazione delle frontiere che, per ora, non ha dato il risultato auspicato dal governo di bloccare i flussi nel mediterraneo centrale.

Vostre le guerre, nostri i morti

di Dante Barontini
Vostre le guerre, nostri i morti. Ad ogni attentato dell’Isis o di qualche imitatore siamo costretti a ripetere questa semplice verità. Che rischia sempre di essere sommersa sotto il mare della melassa vittimista sparata dagli schermi e dalle prime pagine. Non c’è alcuna commozione in chi freddamente prepara il menu strappalacrime da sottoporre al malcapitato telespettatore. Non c’è altro che pelosa ipocrisia nelle frasi di circostanza pronunciate da ministri, premier, presidenti. Sanno meglio di noi con cosa hanno a che fare, e sanno di essere tra i primi responsabili della metastasi stragista sparsa in tutto il mondo.

Morire per difendere la terra

di Mauro Morbello
Troppo spesso, purtroppo, i mezzi di comunicazione di massa non diffondono notizie che possono essere scomode per i centri di potere, soprattutto del potere economico. Per questo poche persone – in Italia pochissime – sono per esempio a conoscenza del fatto che in alcuni paesi del mondo essere un ecologista significa rischiare seriamente la vita. A volte, troppo spesso, rischiare di perderla. Si, perché i morti per difendere la natura da coloro che sono interessati a depredarla sono davvero molti. Troppi.

Disuguaglianza nelle nostre città verticali

di I Diavoli
A metà dell’Ottocento Chicago è una cittadina di frontiera con poco più di 30mila abitanti. Nel 1870 gli abitanti sono più di cento volte tanto, e Chicago è diventata una città industriale con un clima estremo, rigido e ventoso, le strade perennemente infangate: un’escrescenza purulenta circondata da paludi che favoriscono la trasmissione del colera e di altre malattie. Nel 1871 Chicago è completamente distrutta da un incendio. Nel 1872 Chicago è la più grossa opportunità per palazzinari e speculatori della costa orientale. L’alto prezzo dei terreni edificabili, la disponibilità di acciaio e il suo facile trasporto attraverso la ferrovia, impongono alla città uno sviluppo ben preciso. Verso l’alto.

Energia e ambiente: perché una legge di iniziativa popolare

di Annalisa Corrado
In questi giorni di mobilitazione, di lavoro e di confronto, mi è capitato più volte di dover rispondere ad una domanda: «Perché una legge di iniziativa popolare? Perché non depositare la legge in Parlamento in maniera “classica” e diretta?». Il motivo principale, a fronte di uno sforzo certamente non banale per la raccolta delle firme, zavorrato ad arte da un sistema arcaico e respingente di burocrazia cartacea, è molto semplice: una buona (o persino ottima) risposta resta carta straccia se la domanda non è quella giusta.

Interventi solidali internazionali: dalla depoliticizzazione alla conflittualità possibile

di Simone Ogno
“Turismo umanitario o attivismo transnazionale”, è questo il titolo dell’importante contributo di Francesco Ferri e Lucia Gennari pubblicato qualche settimana fa sulle pagine on-line di DINAMOpress. L’articolo, indirizzando la sua analisi a partire dagli sviluppi solidali intorno alle recenti vicende migratorie europee, vuole aprire uno spazio di riflessione collettiva sulle attività in zone di confine, alla ricerca di tracce metodologiche che permettano di interrogarci sulla reale utilità dei viaggi solidali, al fine di comprendere quanto questo tipo di attivismo sia capace di trasformare i conflitti sociali contemporanei. Come Servizio Civile Internazionale portiamo avanti questa riflessione da più di trent’anni, per questa ragione accogliamo con entusiasmo la volontà di renderla collettiva e, aggiungiamo noi, (auto)critica.

Venezuela, continua il bombardamento mediatico anti-Maduro

di Fabio Marcelli 
Approfittando del mio blog su ilfattoquotidiano.it, una redazione con posizioni sensibilmente distanti dalle mie sull’argomento, ma che si conferma una delle poche isole di libertà di stampa e informazione in un panorama fortemente desolante come quello italiano, voglio proporvi oggi delle immagini importanti provenienti dal Venezuela. Non pretendo certo di convincere chi la pensa diversamente da me: sono impegnato oramai da tempo sul fronte della libertà e della completezza dell’informazione, che presenta del resto indubbie attinenze con il settore della ricerca (in cui opero).

Si scrive bellezza e si legge responsabilità

di Andrea Ranieri
Salvatore Settis, nell’iniziare le sue lezioni all’Accademia di Architettura dell’ Università della Svizzera Italiana di Mendrisio, ora raccolte nel volume einaudiano Architettura e democrazia (pp. 166, euro 12), sente il dovere di giustificare di fronte ai giovani architetti il fatto che uno specialista, un grande specialista di archeologia e di storia dell’arte, tenga un corso che si propone di affrontare temi che vanno molto oltre la propria competenza disciplinare, e che riguardano la storia, la filosofia, l’architettura l’urbanistica, il diritto.

Ricordate chi è Berlusconi? Oggi è l'alleato abituale del Pd

di Gianni Barbacetto
Silvio torna. Sì, Berlusconi si prepara a essere di nuovo al centro della vita politica italiana. Come leader del suo schieramento, che non ha trovato un “federatore”. Ma anche come interlocutore privilegiato, anzi unico, del centrosinistra di Matteo Renzi, per fare la legge elettorale. Intendiamoci: nel centrosinistra per vent’anni hanno ripetuto che non bisognava demonizzarlo. Ma allora almeno qualcuno c’era a ricordare ogni giorno i conflitti d’interessi, le amicizie pericolose, le indagini penali. Del resto, occupava la scena politica e parlare con lui, se non trattare con lui, poteva apparire scelta obbligata.

Il corpo bomba

di Lea Melandri
“Il dono di sé colpisce l’immaginazione più di quello della ricchezza. Una prodigalità naturale introduce nel gioco delle forze un sovrappiù che dà potenza a colui che pone la gloria al di sopra dell’interesse. Ognuno di noi allora viene spinto fuori dalla limitatezza della sua persona e si perde, per quanto può, nella comunità dei suoi simili” (Georges Bataille, Il limite dell’utile, Adelphi 2000). Quando Bataille scrisse queste considerazioni, tra il 1939 e il 1945, pensava a ciò che accomuna “vita guerriera” e “vita religiosa” – l’abnegazione fino alla morte – ne indicava l’esempio più evidente in “una comunità mistica di soldati come l’Islam”.

Il nuovo Renzi è Calenda. Per ora…

di Stefano Porcari
Il casting non si era mai fermato. Anche nel momento di massima gloria, infatti, Matteo Renzi appariva comunque un po’ troppo rozzo, bugiardo e narcisista per poter ricoprire a lungo il ruolo di “centro di gravità permanente” della politica italiana. Troppo frenetico nel cercare i titoli di giornale, troppo condiscendente verso I “populismi” di destra, che cercava di delimitare assumendone gli atteggiamenti – e solo quelli – “anti-burocrazie europee”.

Il Baobab di via Altiero Spinelli, luogo della politica

di Giuseppe Civati
La vicenda del Baobab, i diciassette sgomberi, i continui rinvii, le soluzioni mai individuate, le tende che ospitano 150 «transitanti» (il dato è in perenne aggiornamento) ci pongono una domanda semplice: la politica dov’è? Non dovrebbe stare in quella piazzola della stazione Tiburtina? E non dovrebbe imboccare via Altiero Spinelli (il nome è quello, con ironia della storia grande quanto l’ipocrisia europea) per andare a parlare con i volontari, i medici, gli avvocati, con chi assiste, sfama e ricovera le persone e trovare una soluzione minima?

India: corsa al ribasso per i lavoratori

di I Diavoli 
In occasione del 26 maggio 2017, terzo anniversario del governo guidato da Narendra Modi in India, la stampa indiana sta rilanciando con forza un tema fino a questo momento affrontato tangenzialmente sia dai media mainstream sia, soprattutto, dall’amministrazione in carica. È il problema della jobless growth, che avevamo definito come «la patologia sistemica che registra un incremento del Pil da sogno senza un corrispettivo aumento dei posti di lavoro e malgrado la significativa crescita della forza lavoro disponibile».

Le nuove frontiere dell’industria italiana

di Guglielmo Epifani
La digitalizzazione e l’automazione non interessano solamente la manifattura e i servizi, ma investono direttamente la sfera di tutte le professioni intellettuali. Anche per questo motivo la svolta digitale deve diventare un’opportunità. La questione di fondo non è ritardare l’avanzamento delle nuove tecnologie, ma redistribuirne i benefici. Sarà proprio una politica attenta al sociale, alla cooperazione, a modelli inclusivi a superare diseguaglianze e discriminazioni.

Aumentano i popoli in fuga

di Marco Cochi
Il nuovo Rapporto globale sugli sfollati interni (Grid 2017) risultato di uno sforzo congiunto del Centro di monitoraggio dei trasferimenti forzati interni (Idmc) e dal Consiglio norvegese dei rifugiati (Nrc) è un documento che dovrebbe farci riflettere sulla spietatezza e la disperazione del nostro mondo. I dati e le analisi in esso contenute sono fondamentali per la realizzazione di processi di sviluppo e di politica umanitaria globale e regionale, relativi al contenimento del numero di sfollati interni, che l’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon aveva annunciato di voler ridurre del 50% entro il 2030.

Ora facciamoci contaminare da chi lotta contro le disuguaglianze

di Serena Spinelli
Fino a qui tutto molto bene. Dalla tre giorni di Milano, Fondamenta. L’Italia nel mondo nuovo, organizzata da Articolo UNO – MDP, usciamo decisi ad andare avanti in questo percorso. A chi dice che questo è solo il partito di D’Alema e Bersani rispondo che, invece, non è affatto banale condividere con tante compagne e compagni, amici vecchi e nuovi, la voglia di prendere un treno da ogni parte d’Italia per ritrovarsi e confrontarsi su come affrontare i tanti ritardi di questo Paese. Senza piangersi addosso, ma mettendo sul piatto proposte fattibili. Ci siamo seduti attorno a tavoli tematici e con competenza e partecipazione abbiamo discusso di welfare, diritto alla salute, ambiente, diritti civili, lavoro, Europa, globalizzazione e accoglienza.