La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 3 ottobre 2017

Tutta la Catalogna in sciopero contro Rajoy, l’Erdogan di Madrid

di Checchino Antonini 
Lo sciopero politico, ossia uno sciopero generale le cui motivazioni non siano strettamente collegate al lavoro, sarebbe illegale nella legge dello stato spagnolo. Un ulteriore lascito di franchismo evidente sotto il fumo dei lacrimogeni o il tintinnare di manganelli. Ma oggi lo sciopero generale (che comunque ha tra gli obiettivi l’abrogazione delle “riforme” del lavoro) sta conseguendo il suo obiettivo, quello di bloccare il paese dopo soli due giorni dalle vicende del referendum per l’autonomia e della sua repressione da parte del governo Rajoy.

3 ottobre, una data nel segno dell’ipocrisia

di Maurizio Acerbo
Oggi, 3 ottobre, è la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. Sono passati 4 anni dalla strage, a poche centinaia di metri dalla salvezza, a Lampedusa, in cui morirono 368 migranti. Istituire una giornata per ricordare un punto di non ritorno nella guerra silenziosa che si combatte contro chi cerca di attraversare il Mediterraneo fu una giusta scelta. Ma negli anni a seguire, militarizzazione delle frontiere, accordi illegali per bloccare nei paesi in transito chi fugge, altre infinite stragi dovute non al mare cattivo ma alla scelta di difendere ad ogni costo la Fortezza Europa, hanno cambiato il senso di questa data. 

Il Pd ha distrutto i nostri valori

di Tomaso Montanari 
Antonio Padellaro scrive che se la sinistra non sarà rappresentata nel prossimo Parlamento, i responsabili faranno “bene a espatriare”. Sono d’accordo: è per questo che, il 18 giugno scorso, ho lanciato – al Teatro Brancaccio, con Anna Falcone e quasi duemila persone – un appello per “una sola lista a sinistra”. Ma non parliamo della stessa “sinistra”. Padellaro è convinto che il Partito democratico ne faccia parte, e che le divisioni dentro e fuori quel partito siano tutte imputabili alle “inimicizie personali” di Matteo Renzi e ai simmetrici personalismi dei troppi leader che si contendono il “comando”.

Un nuovo senso comune

di Jeremy Corbyn 
Ci incontriamo in questa settimana come un partito unito, che avanza in ogni parte della Gran Bretagna, che conquista la fiducia di milioni di nostri concittadini, che propone le proprie idee e i propri programmi per il futuro del nostro paese, che ha già mobilitato persone di tutte le età e di tutte le estrazioni. Ed è un privilegio parlare a Brighton. Una città che non solo ha una lunga tradizione di accoglienza delle conferenze del Labour, ma anche di attivisti che hanno ispirato il Labour.Fu un secolo fa, qui a Brighton, che una giovane commessa ne ebbe abbastanza delle condizioni terribili che lei e i suoi colleghi erano costretti a subire.

Cosa sta succedendo in Catalogna e in Spagna

di Pablo Iglesias
1) La strategia repressiva del PP e dei suoi alleati ha fallito e ha deteriorato a livelli senza precedenti la democrazia e la convivenza.
2) Quelli che credono che la democrazia si difenda a botte o dalle fogne non capiscono la democrazia né sono democratici.
3) Oggi il mondo intero ha visto le forze dell’ordine agire contro cittadini che volevano solo mettere una scheda elettorale in un’urna.
4) Vogliamo vedere le nostre forze dell’ordine perseguire i corrotti e proteggere i diritti civili della cittadinanza.

A che serve la democrazia?

di Giuseppe Ugo Rescigno
Quando si discute intorno ad argomenti come quelli che fanno da titolo per il nostro incontro si rischia di oscillare tra questioni che si collocano a livello mondiale (ad es. la finanza internazionale e le sue ricadute anche nella vita politica dei singoli Stati) e questioni anche importanti e significative ma estremamente circoscritte (ad es.: quali modifiche apportare ai regolamenti parlamentari?). Temo di restare invischiato dentro questa oscillazione senza riuscire a mettere un po’ d’ordine e di razionalità nell’insieme.

Corbyn trasformerà completamente la Gran Bretagna

di Owen Jones
Clement Attlee, Margaret Thatcher, Jeremy Corbyn. I primi due hanno guidato governi di cambiamento radicale che hanno portato a una nuova fase politica in Gran Bretagna: e non sbagliatevi, il progetto di Corbyn non è meno ambizioso. Attlee s’impegnò per ribaltare un sistema fallito che aveva portato alla Grande Depressione, agli “affamati” anni ‘30 e a una guerra mondiale genocida. I Tory si rassegnarono ai precetti generali dell’Attleeismo, con grande disappunto della Thatcher. La politica britannica – diceva – era diventata una «morsa socialista» e i Tory si erano limitati ad «allentare il corsetto del socialismo, senza mai rimuoverlo».

3 ottobre 2013, la tragedia rimossa dall’odio

di Filippo Miraglia
Tre ottobre 2013, al largo dell’isola di Lampedusa morirono in un naufragio 368 persone. Quella data, il 3 ottobre, è stata dichiarata, con una legge approvata dal Parlamento, Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. Si trattò di una vera tragedia, documentata da immagini strazianti, come la lunga fila di bare nell’aeroporto dell’isola, che fece in pochi minuti il giro del mondo. Il governo italiano dopo poche settimane attivò, per la prima volta, un programma pubblico di ricerca e salvataggio, Mare Nostrum, che consentì a decine di migliaia di persone di salvarsi. Poi, come, sempre, le diffuse tendenze razziste del nostro Paese, e del vecchio continente, hanno avuto il sopravvento, nel dibattito pubblico e nell’orientamento dei governi. 

Ripoliticizzare la società per superare il neoliberalismo

di Geminello Preterossi
Com’è stato possibile che la sinistra negli ultimi decenni sia stata così permeabile ai luoghi comuni del neoliberalismo, sia nella variante tecnocratica, sia in quella moralistico-globalista, scoprendosi senza anticorpi di fronte a una teoria economica che si propone come «scientifica», ma è a tutti gli effetti un’ideologia post-politica dell’umano? 

Le (false) promesse di Industria 4.0

di Birgit Mahnkopf
Siamo circondati da entusiasti che pubblicizzano un meraviglioso nuovo mondo di “fabbriche intelligenti”. Tra questi vi sono rappresentanti dei governi come i ministri dell’industria del G7, le associazioni di imprenditori e datori di lavoro e gli amministratori delegati di grandi aziende, ma anche molte personalità del mondo accademico e addirittura sindacalisti. Cercano di convincerci che in un prossimo futuro una digitalizzazione del settore manifatturiero e persino dell’economia in generale accresceranno, in primo luogo, l’efficienza e la flessibilità di tutto il processo produttivo; in secondo luogo, cambieranno la catena del valore nella misura in cui le specifiche richieste del cliente potranno essere incorporate in tutte le fasi del processo di produzione unitamente ai relativi servizi.

L'indipendenza catalana è un'idea progressista. Intervista a Irvine Welsh

Intervista a Irvine Welsh di Enrico Franceschini 
"La Scozia dovrebbe servire da esempio alla Catalogna, ricordando alla Spagna che si può essere pro o anti indipendenza, ma bisogna essere comunque pro democrazia". È il giudizio di Irvine Welsh, lo scrittore scozzese che continua a battersi per la secessione della terra di Braveheart dal Regno Unito. "Più un governo centrale si oppone a una consultazione democratica, più indebolisce le proprie ragioni", ammonisce il 59enne autore del best-seller cult "Trainspotting" e di tanti altri romanzi in questa intervista a Repubblica.

Rosatellum, l’incostituzionale mito del capo

di Gianni Ferrara
L’illegittimità è un vizio congenito. Estirparlo, dissolverlo, si dimostra impossibile. E impossibile appare anche limitarne gli effetti. La lettura del Rosatellum-bis lo conferma. La composizione attuale del parlamento, dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale con la sentenza numero 1 del 2014 e non sostituita, col dovuto scioglimento, da eletti col sistema elettorale risultante dalla stessa pronunzia della Corte, non sa infatti produrre che atti o proposte di atti illegittimi, appena attingano alla rilevanza costituzionale.

Un DEF senza obiettivi strutturali

di Roberto Romano 
La Nota di Aggiornamento del DEF di settembre è diventato un documento di programmazione economica di difficile interpretazione. È più credibile del DEF presentato in aprile, ma gli scostamenti tra il primo e l’ultimo DEF suggeriscono almeno una riflessione sull’opportunità di presentare alla Camera documenti così. Sarebbero documenti potenzialmente potenti e condizionanti della politica economica, ma con il passare degli anni la relazione tra il primo e l’ultimo DEF è sempre più sfumata. Strada facendo intervengono troppe iniziative, promesse, bisogni e fatti inattesi. Non ho una soluzione tecnica, ma come si è fatta la riforma della Legge di Bilancio, si dovrebbe anche ricalibrare la struttura informativa del DEF.

In Catalogna è l'ora dello sciopero generale

di Giorgio Cremaschi
Dopo il pronunciamento di popolo del 1 ottobre ora la parola passa al mondo del lavoro. Lo sciopero generale, proclamato da tempo dalla confederazione anarcosindacalista CGT e ora fatto proprio da tutte lo organizzazioni sindacali, si annuncia come una mobilitazione eccezionale, pari a quella referendaria. Sarà la classe lavoratrice catalana, da sempre repubblicana, antifascista, egualitaria, a dare il suo segno al processo indipendentista. Che sicuramente nasce anche da componenti borghesi, dalla voglia di essere nell’Europa dei ricchi da parte della regione più sviluppata della penisola iberica. Ma che nel corso del processo politico e sociale ha cambiato segno, anche in virtù di conflitti che ha dovuto percorrere.

La sinistra fra vincoli economici autoimposti e vincoli veri

di Sergio Cesaratto
Il mio carissimo amico Lanfranco Turci dopo aver letto una bozza di questa nota (di cui esclusivamente porto la responsabilità, naturalmente), fra i tanti consigli mi ha esortato a premettere che essa è improntata al pessimismo, sul paese e sulla sinistra: i margini di manovra economica (dunque politica) sono rebus sic stantibus limitati se non inesistenti, le idee poche, le classi dirigenti inadeguate. Tuttavia è solo dalla presa d’atto realistica dello stato di cose presenti che può provenire una reazione. E, comunque, dire le cose come stanno aiuta a smascherare l’affabulazione politica, il girarsi attorno senza contenuti, la politica fatta solo di accordi elettorali che, purtroppo, appare dominare, figlia e madre del vuoto che ci circonda.

Anche l’Onu chiede un New Deal globale

di Bruno Montesano
L’ansia provocata dalla “iperglobalizzazione” si sta esprimendo nelle forme regressive del nazionalismo. Al contrasto di questa pericolosa tendenza il dipartimento dell’Onu che si occupa di commercio e sviluppo (Unctad) ha dedicato il proprio annuale Rapporto, dal significativo titolo Beyond Austerity: Towards a Global New DealL’introduzione è firmata dal Segretario Generale Mukhisa Kituyi, ex Ministro dell’Industria del Kenya, che non fa sconti: “l’economia mondiale rimane sbilanciata, non solo in quanto escludente, ma anche perché sta destabilizzando e mettendo in pericolo la salute politica, sociale e ambientale del pianeta”. Anche dove c’è stata la tanto desiderata crescita economica, i guadagni sono andati ad arricchire chi era già ricco.

Che cosa minaccia davvero la tenuta democratica di un Paese

di Pietro Raitano
Una sera di fine estate, o quasi, un ministro della Repubblica, intervenendo a una festa di partito, ha speso parole molto significative in tema di migranti e di scelte di governo sulla questione. “A un certo momento ho temuto che, davanti all’ondata migratoria e alle problematiche di gestione dei flussi avanzate dai sindaci, ci fosse un rischio per la tenuta democratica del Paese” ha spiegato, con riferimento a quanto accaduto il 29 giugno, “quando in sole 36 ore sono arrivati 12mila e 500 migranti su 25 navi diverse”. Sono parole sue, e vanno contestualizzate, non estrapolate semplicemente, e di certo va tenuto conto della complessità della situazione e della particolare condizione italiana.

Eric Hobsbawm e la storia come missione

di Roberto Bertoni
Cinque anni senza Eric Hobsbawm, storico di impianto marxista fra i più importanti del Ventesimo secolo, narratore e, al contempo, protagonista delle vicende che hanno squassato il Novecento e mutato per sempre gli equilibri globali. Ebreo nato in una famiglia di origini austriache, perse i genitori ancora molto giovane e si trasferì da Berlino a Londra presso una famiglia adottiva insieme alla sorella, scampando per sua fortuna alla persecuzione razziale hitleriana ma non certo alla mattanza del secondo conflitto mondiale.

La Catalogna e la Spagna dopo il referendum e l’azzardo perdente di Rajoy

di Umberto Mazzantini
La si può pensare diversamente sul referendum sull’indipendenza della Catalogna, ma un cosa è chiara: il vero perdente di questa prova di forza sono il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, il suo Partido Popular (PP) e l’anacronistica monarchia spagnola, terrorizzata dalla possibile perdita del gioiello più prezioso della sua traballante corona post-franchista. La si può pensare come si vuole, ma i vincitori sono i catalani – di ogni fede, colore e provenienza – che ieri hanno sfidato i manganelli e le pallottole di gomma della Guardia Civil per andare a mettere nelle urne che si volevano sequestrare una protesta e un sogno pluricentenario: quello dell’indipendenza della Catalogna che però non vuole abbandonare l’unione europea.

L’Occidente nella gabbia del nichilismo. Intervista a Miguel Benasayag

Intervista a Miguel Benasayag di Marco Dotti
Due movimenti guidano la nostra società: da un lato, la promessa si vivere una condizione post-mortale, priva di doveri e confini; dall’altro, l’assoluta impotenza di quella promessa, che cade davanti alla complessità del reale. I giovani sono le prime vittime del sogno fallito dell’Occidente: irrisi nella loro ricerca di fede, derisi quando chiedono ordine e forma, si vedono negare il conflitto, unica, vera risorsa per uscire dalla brutalità dei nostri tempi tristi. Ne parliamo con lo psicoanalista argentino Miguel Benasayag.

Ai portoghesi piace l'unità delle sinistre. Anche nelle città

di Goffredo Adinolfi
Dicono che i sondaggi valgono quello che valgono, meglio fidarsi di dati reali, e così il governo Costa ha affrontato domenica il suo primo vero test: le elezioni per il rinnovo di province, comuni e municipi. Tutti si affrettano a dire che non è corretto mischiare il livello locale con quello nazionale, quantomeno a livello teorico, perché poi in pratica nessuno si nega il piacere di cercare di capire se, pallottoliere alla mano, l’unità a sinistra sia più o meno solida dopo il voto.

Ecologia del diritto. Scienza, politica, beni comuni

di Gilberto Pierazzuoli
Questo è il terzo libro dell’insieme proposto come documentazione sulla “ecologia politica”. (i primi due sono .: Déborah Danowski – Eduardo Viveiros de Castro, Esiste un mondo a venire? Saggio sulle Paure della fine, Nottetempo, Milano 2017; Philippe Pignarre – Isabelle Stengers, Stregoneria capitalista. Pratiche di uscita dal sortilegio, Ipoc, Milano 2016). Come potete vedere, siamo ancora di fronte a una coppia di autori: Fritjof Capra e Ugo Mattei. Il primo (fisico e teorico dei sistemi) è, tra le altre cose, il direttore e fondatore del Centro per L’Ecoalfabetizzazione di Berkeley; in Italia è conosciuto per essere l’autore del testo “Il Tao della fisica” edito da Adelphi.

Le primarie e altri falsi antidoti alla crisi dei partiti in Italia

di Roberta Calvano
L'articolo riguarda il tema delle elezioni primarie, la loro compatibilità con i principi della Costituzione italiana e la prassi circa la loro utilizzazione negli ultimi anni. Attraverso l’esame della dottrina e della prassi su questo tema, l’Autrice si concentra sul rischio coinvolto da un impiego delle primarie come strumento di possibile soluzione della crisi dei partiti e della rappresentanza.

Dalla precarietà al commonfare

di Luca Santini
La pubblicazione da parte dell’editore DeriveApprodi del volume Rifare il mondo… del lavoro (il titolo è una fedele traduzione dell’edizione originale in lingua francese del 2015) consente al lettore italiano di entrare in contatto con alcune esperienze cooperative di rilievo nel contesto belga e francese, e che si sta da qualche tempo tentando di replicare in Italia, fino ad ora con esiti interlocutori ma incoraggianti.

Il terrorismo delle armi

di Guido Moltedo
Google News Italia «apriva ieri», per alcune ore, con la notizia secondo cui lo stragista di Las Vegas era un affiliato dell’Isis. Eppure lo stesso Fbi aveva già smentito una simile connessione. Tant’è che il medesimo aggregatore di notizie, nella versione americana, nelle stesse ore non menzionava neppure nel suo menu la possibile matrice terroristica. Perfino il presidente Donald Trump non vi ha fatto cenno nella sua dichiarazione dopo l’eccidio.

Addio a István Mészáros, la critica radicale al capitalismo

di Antonino Infranca
La morte, avvenuta il primo ottobre, di István Mészáros, priva la cultura marxista mondiale di una delle figure più rilevanti. Autore di decine di libri, di cui solo alcuni sono stati tradotti e pubblicati in italiano, era particolarmente conosciuto in America latina. Mészáros, nacque il 12 dicembre 1930 a Budapest e fu allevato dalla sola madre, operaia in una fabbrica di motori aerei. A dodici anni, falsificando la sua data di nascita, riuscì a farsi assumere dalla stessa fabbrica in cui lavorava la madre, così da migliorare le condizioni economiche della piccola famiglia.

Catalogna tra franchismo e indipendenza

di Michele Paris
La risposta del governo di Madrid al referendum di domenica per l’indipendenza della Catalogna ha suscitato l’orrore tra l’opinione pubblica internazionale, aggravando nel contempo una crisi politica e costituzionale in Spagna che sarà ora difficile da risolvere in maniera pacifica e condivisa. Durante l’intera giornata dedicata alla consultazione, si sono susseguite notizie e immagini delle violenze della polizia spagnola per impedire il voto, con gli agenti che si sono spesso accaniti contro donne e anziani recatisi ai seggi. Alla fine, il numero dei feriti è stato di oltre 800, mentre le operazioni di voto sono state ostacolate sia fisicamente sia sul fronte informatico.

Il week-end non si tocca, operai portoghesi rifiutano l’aumento della Volkswagen

di Goffredo Adinolfi
No, la classe operaia a non è andata in paradiso e non è neanche scomparsa, almeno quella portoghese. Lo stabilimento dell’Autoeuropa di Palmela, non lontano da Lisbona, ha scioperato per dire all’impresa che per loro salute e tempo libero non valgono un aumento di salario. Quando prendi pochi soldi, 175 euro fanno comodo: è proprio un bell’aumento quello proposto dall’Autoeuropa e in fondo, si chiede solo un po’ di disponibilità nel fine settimana. E poi è una bella notizia quella che la Volkswagen abbia deciso di costruire qui il nuovo Suv T-Roc. Più di 1.500 persone saranno assunte e si stima che nel 2018 potrebbero essere 200mila i pezzi prodotti (nel 2016 erano circa 85mila).

La truffa: si vive meno ma aumenta l'età per andare in pensione

di Paolo Massucci
Come riportato nell’articolo sul Corriere della Sera del 22 agosto 2017, che riprende L’Avvenire, ci troviamo di fronte ad un cambiamento epocale: è iniziata, già rilevata dall’ISTAT, una brusca inversione di tendenza della prospettiva di sopravvivenza della popolazione italiana. Ciò è drammatico non solo in sé, ma anche in quanto è il risultato, come ipotizzato dallo stesso Avvenire, giornale cattolico, della riduzione delle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale e dell’assistenza agli anziani.

Giostra di dati sul debito pubblico italiano

di Marco Bertorello
Il debito pubblico italiano è diminuito? Questo hanno lasciato intendere la gran parte dei mezzi di comunicazione e così è stata ripresa la notizia da molti commentatori. Tutto nasce dalla rivisitazione statistica operata dall’Istat rispetto agli ultimi due anni di vita economica, secondo cui una ricalibratura nel misurare la crescita del Prodotto interno nazionale avrebbe dato come risultato una contrazione del rapporto tra debito e ricchezza prodotta.

Dietro la logica dei numeri, persone in gabbia e diritti cancellati

di Fulvio Vassallo Paleologo 
Quanto sta avvenendo in Libia, le numerose conferme degli effetti perversi degli accordi intercorsi non solo con la Guardia costiera di Tripoli, ma anche con diverse milizie che sono diretta emanazione dei sindaci con i quali ha trattato Minniti, fanno chiaramente vedere quali sono i soggetti realmente “collusi” con i trafficanti libici, alcuni dei quali oggi hanno trovato più conveniente vestire l’uniforme militare, con la certezza dell’impunità.

Corbyn, il vecchio socialista che ha rivitalizzato il Labour

di Domenico Cerabona
San Siro di Milano, 11 luglio 2006. Sul palco ci sono i Rol­ling Stones. Gli azzurri del calcio hanno appena vinto la loro quarta Coppa del mondo in Germania. L’entusiasmo per la vittoria è anco­ra alle stelle e prima, durante e dopo il concerto dei mitici Stones, spontaneamente, il pubblico del Meazza si lascia andare in quello che è ormai il tormentone dell’estate, il coro sull’aria di “Seven Nation Army” del gruppo White Stripes.

Il governo scherza con l’abusivismo edilizio

di Edoardo Zanchini 
Questi ultimi mesi di legislatura rischiano di essere ricordati per diverse «pagine nere» scritte in materia di abusivismo edilizio. Dopo un estate che ha visto al centro del dibattito pubblico le conseguenze tragiche del terremoto di Ischia, l’isola che ha un triste record per il numero di edifici illegali, e la sfiducia al sindaco di Licata che stava portando avanti un programma di demolizioni, arriva in aula alla Camera il famigerato disegno di legge Falanga, che rallenta e complica l’abbattimento degli edifici abusivi.

lunedì 2 ottobre 2017

Trump, Macron e la lezione dimenticata del Vietnam

di Rossana Rossanda
Dopo le farneticazioni di Donald Trump rivolte a mo’ di risposta a quelle della Corea del Nord, manifestamente meno pericolose, il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato il suo «profondo rispetto» nei confronti del leader americano. Nessuno, d’altra parte, in sede di Nazioni Unite ha protestato, salvo una preoccupazione emersa dal rappresentante russo. La risposta più seria sembra dunque un lungo documentario (in nove puntate divise in tre serate) realizzato da due giornalisti Usa, Ken Burns e Lynn Novik, trasmessa dalla rete franco-tedesca Arte.

Il Che e la sua eredità

di Joao Pedro Stedile
Il 9 ottobre saranno 50 anni dall’assassinio di Che Guevara. Fu arrestato e ferito l’8 ottobre 1967 e giustiziato con colpi di arma da fuoco, su ordine diretto della CIA, all’ esterno di una piccola scuola rurale, nel villaggio di La Haguera, nella provincia di Vallegrande, in Bolivia. Ero lì, per le celebrazioni del 40° anniversario della morte. Non ho mai capito in che modo Che Guevara fosse entrato in quella zona di montagne spopolate, a 3.000-4.000 metri, senza la presenza di nessuna massiccia organizzazione ad appoggiarlo. Oggi quel luogo è fermo nel tempo e la miseria di quella zona è la stessa di sempre.

Il giorno in cui mi dichiarai comunista

di Angela Davis
Il viaggio a Cuba rappresentò una grande svolta nella mia vita. Dal punto di vista politico mi sentivo infinitamente più matura, come se l’illimitato entusiasmo rivoluzionario dei cubani avesse lasciato un marchio indelebile nella mia esistenza. Avevo in programma di passare qualche giorno a New York e poi di tornare direttamente a casa a Cardiff-by-the-Sea, per riflettere con calma sulle mie esperienze cubane prima di iniziare l’anno d’insegnamento all’Ucla, l’Università della California di Los Angeles.

Dopo il 1 ottobre. Per una Spagna repubblicana, federale, democratica e plurinazionale

di Alberto Garzón Espinosa
Ciò che sta succedendo in Catalogna è il completo fallimento del governo di Rajoy. Le immagini e i video che stiamo ricevendo riflettono la repressione con cui il Governo sta rispondendo a una domanda legittima e pacifica della società catalana. La brutalità delle forze e dei corpi di sicurezza dello Stato non solo è sproporzionata ma è anche un grave errore politico che segnerà la memoria della società catalana e condizionerà negativamente la fase politica successiva al 1-O.

Sul sindacato Di Maio come il fascismo. Intervista a Maurizio Landini

Intervista a Maurizio Landini di Monica Rubino
"Penso che frequentare Cernobbio gli abbia fatto male, l'idea della politica che riforma i sindacati è autoritaria e contro i principi della Costituzione". Per Maurizio Landini, segretario nazionale della Cgil, Luigi Di Maio non sa di che cosa parla.
Quello del leader del M5S per lei è un attacco fuori luogo?
"In Italia c'è la libertà sindacale sancita dalla Carta costituzionale e non a caso esistono tante organizzazioni. Sono le lavoratrici e i lavoratori che devono essere messi nelle condizioni di riformare i loro sindacati. Non sono i governi a doverlo fare. È già successo una volta in passato, ma eravamo nel regime fascista. Se nel nostro Paese c'è la democrazia è anche grazie ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali. Di Maio lo tenga a mente".

Il giorno in cui Rajoy ha perso la Catalogna

di Luca Tancredi Barone 
Domenica 1 ottobre, il giorno in cui Mariano Rajoy ha perso per sempre la Catalogna. Il presidente del governo spagnolo ha regalato su un vassoio d’argento la vittoria definitiva di immagine all’indipendentismo catalano, e ha caricato di ragioni tutti quelli che per un motivo o per l’altro stavano dubitando se partecipare a quello che, a buon rigore, non può considerarsi un vero e proprio referendum.

L'Ulivo di Pisapia è roba da seduta spiritica. Intervista a Nichi Vendola

Intervista a Nichi Vendola di Goffredo De Marchis
Nichi Vendola, sette anni fa festeggiavate con Pisapia la conquista di Palazzo Marino. Cosa è successo da allora?
«Per sconfiggere la destra clericale e affaristica del sistema Moratti dovemmo prima sconfiggere il moderatismo e la subalternità culturale del centrosinistra. A Milano, come a Genova o a Cagliari o in Puglia, vincemmo mettendo in gioco candidati che spiazzavano gli apparati di partito e che non avevano paura di dire cose di sinistra. Ma parliamo davvero di una stagione esaurita, visto che il centrosinistra ha ridotto la sinistra ad un complemento d’arredo».

Con la Catalogna democratica senza se e senza ma

di Fabio Marcelli 
Mariano Rajoy è sempre più simile ad Erdogan. La repressione poliziesca contro un intero popolo ben determinato a esercitare il suo diritto democratico di autodeterminazione mediante il referendum, quale che sia il suo esito o l’opinione di chi vuole parteciparvi, si scontra contro una reazione becera e irresponsabile che celebra nel peggiore dei modi i pessimi fasti del franchismo oramai sotterrato da tempo ma ancora vivo negli anfratti dei cervelli obnubilati di qualche politico e qualche burocrate spagnolo.

Ricchi per caso? Un’agenda terapeutica per l’Italia

di Sergio Cesaratto
L’Italia si avvia alle elezioni politiche senza che alcuna formazione politica avanzi un progetto per il Paese, un’idea di dove esso debba dirigersi. Si va dalla continuità del “io speriamo che me la cavo” del PD al governo al vuoto programmatico del M5S, passando per l’incubo del ritorno berlusconiano. La sinistra vaga fra il cosmopolitismo e le trivelle. Lo scarso spessore politico e culturale dei gruppi dirigenti delle varie compagini è palese. Per esplicitare l’ordine di problemi che una politica all’altezza dovrebbe affrontare, torna assai utile la lettura del volume “Ricchi per caso” curato da Paolo Di Martino e Michelangelo Vasta (il mulino, 2017, 319 pp. 19€), due affermati storici economici.

Catalogna: classe, egemonia e indipendentismo

di Marc Casanovas e Brais Fernandez
Questo testo vuole essere un contributo al dibattito strategico aperto nelle sinistre sul tema del referendum catalano del 1 ottobre, che però pensiamo va oltre questa scadenza. Non entreremo sul terreno della ricostruzione storica del processo indipendentista catalano. Delimiteremo la discussione alla proposta di caratterizzazione di quello che è stato chiamato il “processo costituente” e cercheremo di apportare argomenti sul perché le sinistre non indipendentiste dovrebbero sostenere attivamente il referendum del 1 ottobre come momento di rottura.

Sul significato della rivoluzione d’Ottobre

di Michael Löwy
“Un simile fenomeno, nella storia dell’umanità, non sarà mai dimenticato (…). Anche se la rivoluzione è fallita (…), la sua profezia filosofica non ha perso la sua forza. Poiché questo avvenimento è troppo importante, troppo connesso agli interessi dell’umanità e la sua influenza troppo grande in tutte le parti del mondo, per non tornare alla memoria dei popoli, in occasione di circostanze favorevoli e al ritorno di nuovi tentativi di questo genere”.

Buona scuola sì, ma solo per il mercato

di Giorgio Lonardi
Nell’edificazione dell’attuale società autoritaria di mercato, la fabbricazione del consenso si rende sempre più necessaria mano a mano che le opportunità si fanno più evanescenti e le giovani generazioni cominciano a intravedere un futuro sempre più nero. In questo contesto, l’opera di “riforma” della scuola diventerà via via più strategica e insostituibile: il suo compito sarà la costruzione di un senso comune in grado di inculcare nei giovani una serie di principi funzionali al modo di produzione vigente e al potere politico che ne è espressione.

domenica 1 ottobre 2017

Catalogna, dove saremo domani?

di Ramon Luque
Per cercare di capire che cosa sta succedendo in Catalogna occorre guardare oltre la cronaca di questi giorni. Non si tratta di andare indietro nella storia per spiegare che il popolo della Catalogna rivendica da molto tempo la propria realtà nazionale. Voglio riferirmi al presente e al passato prossimo. Che cosa è successo negli ultimi tempi in Catalogna? In sintesi si sono incrociati tre elementi: la profonda crisi economica che colpisce la Spagna dal 2008 e che ha avuto, sulla mobilitazione cittadina dei catalani, un impatto determinante; una grave crisi della politica e del sistema costituzionale spagnolo nato nel 1978; e infine una crisi istituzionale, senza precedenti in 40 anni di democrazia, fra i governi e le istituzioni di Spagna e Catalogna.

La sinistra deve fare una vera rivoluzione morale

di Naomi Klein 
La situazione là fuori è desolante. Come descrivere un mondo capovolto? Capi di stato che twittano minacce di distruzione nucleare, intere regioni sconvolte dai cambiamenti climatici, migliaia di migranti che affogano lungo le coste dell’Europa e partiti apertamente razzisti che guadagnano terreno, nel caso più recente – e allarmante – in Germania. Faccio solo un esempio, i Caraibi e gli Stati Uniti del Sud sono nel pieno di una stagione degli uragani senza precedenti. Porto Rico è completamente senza energia elettrica, e potrebbe restarlo per mesi, il suo sistema idrico e quello di comunicazione sono gravemente compromessi.

sabato 30 settembre 2017

Il G7 del lavoro sconfitto

di Marco Revelli
C’è una buona dose d’ironia, o di faccia tosta, nella scelta dei cosiddetti potenti della terra di tenere a Torino il loro «G7 del lavoro». Un appuntamento, potremmo dire, nel centro del cratere. Nella città che fu, un tempo, un punto alto, e densissimo, nella vicenda novecentesca del lavoro: capitale industriale e capitale operaia. Dove produzione di massa e conflitto di massa s’intrecciarono e alimentarono a vicenda, e che oggi porta tutti i segni della spoliazione, dello svuotamento di potere e di vita, nelle sue statistiche negative, di company town dismessa, nei vuoti industriali che disseminano le sue periferie, nella rarefazione delle aree ristrutturate povere di storia e di socialità.

Mdp deve smetterla di pensare al Pd. Intervista a Anna Falcone

Intervista a Anna Falcone di Daniela Preziosi 
Avvocata Anna Falcone, per voi autoconvocati del Brancaccio il presidente del Senato Grasso sarebbe un leader della sinistra più gradito di Giuliano Pisapia?
Penso tutto il bene possibile di Grasso, è persona di grande competenza che ha interpretato benissimo il suo ruolo. Ma insisto sul metodo: noi facciamo un percorso che è l’esatto opposto delle pratiche che allontanano le persone dalla politica, fra cui quella di scegliere prima il ’capo’ del programma. Quindi andiamo avanti e non entriamo nel dibattito sulle leadership.

Neorazzismo

di Franco Berardi Bifo
Mi ha un po’ turbato giovedì mattina un messaggio ricevuto da un amico che si chiama Mauro. Lo conosco di vista da più di trent’anni, siamo stati colleghi alla scuola d’arte, ricordo una sua azione artistica che nei primi anni Ottanta a me parve coraggiosa e intelligente, insomma avevo (e ho) una certa affezione nei suoi confronti. Mauro ha postato il seguente messaggio: “A Palermo è stata organizzata dal Comune la conferenza con tanto di attestato e propaganda politica sull’accoglienza dei migranti senza discriminazione alcuna, sul diritto di cittadinanza o Ius Soli, etc e tutte le nostre egoiche rassicurazioni di esseri illuminati, umanisti, evoluti progressisti, cittadini del mondo…. ma intanto questi vogliono la paghetta e ricattano con bambini presi in ostaggio, e mentre a Roma hanno menato chi si baciava davanti alla moschea mussulmana… Ius Soli no grazie!” con l’aggiunta di un link – voxnews.info – di stampo fanaticamente razzista.