di Walter Tortorella
Le politiche di coesione sono al passaggio del
testimone. A fine anno scade il termine per l’ammissibilità della spesa
rendicontabile per la programmazione 2007-2013, mentre sono finalmente
in dirittura d’arrivo i programmi operativi della nuova programmazione
2014-2020. Purtroppo il passaggio sconta ritardi ai quali siamo
stancamente abituati e politicamente distaccati, come se non fosse un
problema. Entro dicembre 2015 vanno ancora rendicontati 12 miliardi (un
terzo delle risorse complessive previste per il settennio) ma i dati
diffusi dal Governo relativi allo stato di avanzamento della spesa
certificata al 31 maggio 2015 dei Fondi Strutturali 2007-2013 sono
tutt’altro che lusinghieri. I 52 Programmi dovevano certificare il 76,6%
della dotazione complessiva (c.ca 35,7 mld di euro). Il risultato
raggiunto, fonte DPS, è stato del 73,6% delle dotazioni, per un valore
di spesa di 34,3 mld di euro.
Tradotto c’è una differenza di 3
punti percentuali tra target e risultato che corrisponde a circa 1,4 mld
di euro che si sarebbero dovuti certificare entro la fine del mese di
maggio 2015. Si tratta di un ritardo ancor più pesante in quanto la
cifra degli 1,4 miliardi di euro che è mancata all’appello è una somma
compensata dai risultati positivi di 23 Programmi che hanno raggiunto e
superato, di oltre 800 milioni, i propri target previsti. I restanti 29
Programmi infatti non hanno raggiunto i propri target per un valore
complessivo di 2,2 mld di euro. A contribuire maggiormente a tale gap
sono i 369 mln di euro ascrivibili al PON Reti, i 330 mln del POR FESR
Sicilia, i 277 mln del PON Ricerca e i 265 mln del POR FESR Calabria.
Tabella 1 Spesa certificata al 31 maggio 2015 dai Programmi Operativi dei Fondi strutturali 2007-2013
| Programmi Operativi | Dotazione totale (a) mld euro |
Spesa certificata (b) mld euro |
Risultato c=(b/a) | Target (d) | Differenza risultato-target | |
| valori % (c-d) |
v.a. mld euro |
|||||
| 23 Programmi che hanno superato i target | 21,18 | 16,68 | 78,7% | 74,8% | 4,0% | 0,84 |
| 29 Programmi che non hanno raggiunto i target | 25,46 | 17,66 | 69,4% | 78,0% | -8,7% | -2,21 |
| Totale 52 Programmi | 46,64 | 34,34 | 73,6% | 76,6% | -3,0% | -1,37 |
Fonte: elaborazione IFEL-Dipartimento Studi Economia Territoriale su dati OpenCoesione aggiornati al 31 maggio 2015
Se
da un punto di vista strettamente finanziario questo ritardo potrebbe
apparire al momento anche trascurabile, del resto c’è tempo fino a marzo
2017 per certificare la spesa, ancora una volta dovremmo forse
analizzare meglio il settennio appena concluso e provare a imparare
qualcosa dall’esperienza fatta. E allora ci accorgeremmo che, al di là
degli artifici contabili, di fatto tollerati da Bruxelles e
rintracciabili in Regolamenti e note interpretative varie, che verranno
messi in campo dal 1° gennaio 2016 per scongiurare il disimpegno, ci
avviamo a settembre verso la ennesima riprogrammazione. Ora, anche
all’osservatore più distaccato non sfuggirà che ricorrere ad una nuova
pesante riprogrammazione a tre mesi dalla fine del vecchio ciclo (quindi
dopo 9 anni), e ad un passo dall’avvio del nuovo, sottende che qualcosa
non ha funzionato. E purtroppo ciò che non ha funzionato, e non
funziona, è proprio l’impianto dei fondi strutturali; ovvero la
constatazione che per dare attuazione ad una politica redistributiva sia
necessaria una “giostra” fatta di tecnostrutture costrette a rincorrere
la spesa e tecnoburocrati impegnati a riprogrammarla ogni sei mesi. Il
tutto senza mai avere chiaro quale è l’impatto reale di questa politica.
A titolo di esempio, certamente non esaustivo ma emblematico,
basti ricordare che, dopo il progetto di completamento della linea 1
della metropolitana di Napoli (573 mln di euro di costi rendicontabili,
senz’altro con un impatto per i cittadini di tipo strutturale), il
secondo progetto più corposo della programmazione 2007-2013 è un fondo
di garanzia per le imprese, in capo ad Unicredit Mediocredito Centrale
Spa, per un valore di 550 milioni e che il progetto con l’assegnazione
finanziaria più significativa all’interno del Fondo Sociale Europeo
2007-2013 è un intervento di 70 milioni di euro relativo al credito
d’imposta, che vede come soggetto attuatore l’Agenzia delle Entrate. Ora
è innegabile che in termini di politiche di coesione si tratta
certamente di progetti coerenti, ma è legittimo chiedersi se uno Stato
sovrano debba procedere con una sorta di “riciclaggio” di risorse
proprie per attuare politiche ordinarie che ben poco hanno di
strutturale.
In questo modo, negli anni, i fondi strutturali sono
diventati una sorta di lascia passare anche rispetto a politiche
pubbliche che diversamente Bruxelles avrebbe quantomeno guardato con
sospetto. Ma sospetto di cosa? L’impressione che se ne trae è che le
stesse istituzioni comunitarie abbiano un po’ perso di vista le finalità
stesse della politica di coesione. Per cui quando serve vengono
invocate come panacea contro la crisi, oppure come le misure più
appropriate per complementare quelle di austerity fino ad
arrivare a considerarle la testa di ponte per riequilibrare gap
strutturali che però continuano a persistere in molti Paesi, almeno in
Italia! La verità è che si tratta di pannicelli caldi; misure che fanno
molto rumore per nulla anche per il prossimo periodo di programmazione
2014-2020. Poco più di 350 miliardi di euro per i prossimi sette anni
per 28 Paesi. Certo la crescita e lo sviluppo non sono solo una
questione di soldi ma è difficile pensare che questa Europa possa
continuare a fare appello a questo impianto delle politiche di coesione
pensato oltre venticinque anni fa e che a molti appare inadeguato, prima
ancora che per l’entità delle risorse, per il modello di funzionamento e
per la teoria economica che sottende. É su queste che andrebbe
concentrata l’attenzione reinventando non le regole del gioco ma il
gioco stesso.
Fonte: sbilanciamoci.info

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