La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 1 settembre 2015

Contro le guerre future di Abe 350mila in piazza


di Marco Zappa
Almeno 120 mila per­sone sono scese in piazza dome­nica a Tokyo per pro­te­stare con­tro le pro­po­ste di legge volute dal governo di Shinzo Abe per allen­tare i vin­coli di ingag­gio delle Forze di auto­di­fesa nazio­nale — l’esercito giap­po­nese — nelle mis­sioni all’estero.
Per­sone di tutte le età, com­prese fami­glie con bam­bini, hanno invaso il viale che arriva al can­cello prin­ci­pale del par­la­mento nazio­nale can­tando slo­gan come «No alla guerra», «Pro­teg­giamo la costi­tu­zione», «Abe dimet­titi». In tutto il paese, scri­vono i media nazio­nali, si sono tenute oltre 300 mani­fe­sta­zioni. Tokyo è stata però il vero ful­cro della pro­te­sta: secondo alcune fonti, oltre 350mila per­sone, ben oltre il record dei 200mila riu­ni­tisi del luglio 2012 con­tro il nucleare a poco più di un anno dall’incidente di Fukushima.

La mani­fe­sta­zione giunge al ter­mine di oltre due mesi di pro­te­ste con­ti­nue sotto il par­la­mento nazio­nale con­tro le modi­fi­che al trat­tato di coo­pe­ra­zione e sicu­rezza tra Usa e Giap­pone su cui i due paesi hanno tro­vato un accordo a mag­gio durante una visita uffi­ciale del primo mini­stro giap­po­nese a Washing­ton. Le pro­po­ste di legge, accu­sano oppo­si­zioni, costi­tu­zio­na­li­sti e società civile, vio­lano l’articolo 9 della costi­tu­zione che san­ci­sce la rinun­cia del Giap­pone alla guerra come metodo di riso­lu­zione delle con­tro­ver­sie internazionali.
Al cen­tro del dibat­tito ci sono: una pro­po­sta di legge che age­vo­le­rebbe l’invio di truppe all’estero con com­piti di soste­gno logi­stico a eser­citi stra­nieri in caso di mis­sioni Onu e una serie di prov­ve­di­menti che per­met­te­reb­bero alle forze giap­po­nesi di ricor­rere al diritto all’autodifesa — quindi di rispon­dere al fuoco avver­sa­rio — in caso di attacco a forze alleate. Se appro­vate, le modi­fi­che potreb­bero por­tare il Giap­pone nuo­va­mente in guerra a 70 anni esatti dalla resa al ter­mine della Seconda guerra mondiale.
«Siamo qui riu­niti per dire no a que­ste leggi ridi­cole, stu­pide e peri­co­lose. Fac­ciamo cadere Abe e il suo governo», ha detto di fronte ai mani­fe­stanti Ichiro Ozawa, vete­rano della poli­tica giap­po­nese, oggi guida di un pic­colo par­tito di oppo­si­zione. Gli fanno eco le parole di Katsuya Okada, lea­der del par­tito demo­cra­tico, primo par­tito di oppo­si­zione: «Dob­biamo fare in modo che il governo Abe si accorga final­mente che della rab­bia dell’opinione pubblica.
Dob­biamo lavo­rare insieme per far nau­fra­gare le pro­po­ste di legge». In que­sto senso va letto l’incontro tra par­tito demo­cra­tico e par­tito per l’innovazione — quarta forza poli­tica nazio­nale — di lunedì. Se l’opposizione coesa dovesse bloc­care i prov­ve­di­menti alla Camera alta, que­sti dovreb­bero tor­nare nel primo ramo del par­la­mento per essere ridiscussi.
Il governo ha finora igno­rato le pro­te­ste e più volte riba­dito l’assoluta neces­sità delle riforme in un con­te­sto inter­na­zio­nale sem­pre più com­plesso e impre­ve­di­bile. «Le nuove leggi di sicu­rezza — ha più volte detto lo stesso Abe — sono neces­sa­rie per pro­teg­gere la vita dei cit­ta­dini e pre­ve­nire la guerra». Ma Tokyo è in una fase delicata.
La grande par­te­ci­pa­zione è il segno più evi­dente del crollo dei con­sensi del governo con­ser­va­tore di Abe, eletto in seguito a una cam­pa­gna sui temi della ripresa eco­no­mica ma inca­pace di garan­tire alla terza eco­no­mia mon­diale l’uscita da 20 anni di stagnazione.
Fonte: il manifesto

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