martedì 22 settembre 2015

Efficienza tedesca anche nella frode

di Jacopo Rosatelli
Uno scan­dalo di enormi pro­por­zioni, un danno eco­no­mico altret­tanto grande. La Volk­swa­gen, prin­ci­pale casa auto­mo­bi­li­stica tede­sca ed euro­pea, è nell’occhio di un ciclone le cui con­se­guenze sono ancora tutte da veri­fi­care: poten­zial­mente, è il «modello Ger­ma­nia», fatto di effi­cienza e rispetto delle regole, che rischia di essere com­pro­messo. La notizia-choc è arri­vata venerdì dagli Stati Uniti: l’Agenzia fede­rale per la pro­te­zione ambien­tale (Epa, nella sigla in inglese) accusa l’azienda di avere siste­ma­ti­ca­mente fro­dato i con­trolli anti-inquinamento sulle mac­chine die­sel poste in com­mer­cio in Usa, gra­zie a un soft­ware che mani­pola i dati delle emis­sioni. Risul­tato: sulle strade ame­ri­cane cir­co­lano vet­ture del gruppo Volk­swa­gen che inqui­nano fino a 40 volte oltre i limiti con­sen­titi dalla legge.
L’effetto della sco­perta è deva­stante: non solo l’azienda tede­sca dovrà riti­rare dalla cir­co­la­zione mezzo milione di vet­ture, ma rischia di dover pagare una sala­tis­sima multa di 18 miliardi di dol­lari. Senza con­tare le pos­si­bili cause di risar­ci­mento da parte dei clienti, e i pro­cessi penali. Da far tre­mare le vene ai polsi anche al più freddo e cinico dei mana­ger. I ver­tici della casa auto­mo­bi­li­stica, dopo un ini­ziale silen­zio, hanno rico­no­sciuto che l’indagine dell’Epa era fon­data. Già sabato, il numero uno della Volk­swa­gen, Mar­tin Win­ter­korn, aveva pro­messo «mas­sima col­la­bo­ra­zione con le auto­rità ame­ri­cane», dicen­dosi «pro­fon­da­mente ram­ma­ri­cato per avere tra­dito la fidu­cia dei nostri clienti e dell’opinione pub­blica». Un comu­ni­cato di scuse che non è bastato a fre­nare la valanga.
Con lo scor­rere delle ore, in Ger­ma­nia i media e il mondo poli­tico hanno pro­gres­si­va­mente acqui­sito con­sa­pe­vo­lezza della por­tata dell’accaduto. E così, ieri lo scan­dalo Volk­swa­gen ha defi­ni­ti­va­mente con­qui­stato le aper­ture dei siti d’informazione e dei tele­gior­nali, com­plice anche il crollo del titolo alla borsa di Fran­co­forte: a fine gior­nata sarà –18,6%, pari a un valore di circa 17 miliardi di euro. Per il governo è una brut­tis­sima gatta da pelare, per­ché la vicenda potrebbe essere solo agli inizi: nes­suno al momento può dav­vero garan­tire che una simile frode non sia avve­nuta anche sul mer­cato euro­peo. «Ora spetta alla poli­tica inda­gare se cose simili non siano acca­dute anche nel nostro Paese, e da parte anche di altri pro­dut­tori», ha dichia­rato Daniel Moser di Green­peace Ger­ma­nia ai micro­foni del tele­gior­nale della tv pub­blica Ard. Sospetti delle asso­cia­zioni eco­lo­gi­ste gra­vano anche su Daim­ler (cioè Mer­ce­des) e Por­sche (parte del gruppo Volkswagen).
L’esecutivo gui­dato da Angela Mer­kel ha fatto sapere che atti­verà i neces­sari con­trolli: il mini­stro dei tra­sporti Ale­xan­der Dobrindt farà met­tere sotto la lente dei pro­pri fun­zio­nari i modelli incri­mi­nati. Con­tro il danno d’immagine, tut­ta­via, c’è ormai ben poco da fare. L’argomento morale bran­dito come una clava nelle rela­zioni poli­ti­che inter­na­zio­nali potrà ora essere age­vol­mente ritorto con­tro la classe diri­gente tede­sca. Se è vero che «i greci» hanno truc­cato in pas­sato i loro conti pub­blici, ora è altret­tanto vero che «i tede­schi» truc­cano i numeri delle emis­sioni delle loro poten­tis­sime case auto­mo­bi­li­sti­che in modo da assi­cu­rarsi, in modo sleale e ille­gale, il pre­do­mi­nio sui mer­cati. E, di con­se­guenza, l’influenza poli­tica. L’intera «nar­ra­zione» della cosid­detta ege­mo­nia morale della Ger­ma­nia crolla come un castello di carta, anche per­ché la Volk­swa­gen è un’impresa che ha forti legami con il mondo poli­tico: nata come azienda pub­blica negli anni ’30, tut­tora il Land della Bassa Sas­so­nia ne con­serva il 20% della pro­prietà. Il mini­stro dell’industria e vice­can­cel­liere Sig­mar Gabriel è per­fet­ta­mente con­sa­pe­vole che nello scan­dalo Volk­swa­gen in gioco c’è «il buon nome» del suo Paese, nono­stante le pro­to­col­lari dichia­ra­zioni di ras­si­cu­ra­zione: «Il con­cetto di made in Ger­many è in tutto il mondo un con­cetto di qua­lità, e per­ciò è neces­sa­rio che si chia­ri­sca tutto al più pre­sto. Ma non siamo di fronte a un danno irre­pa­ra­bile per l’industria tede­sca», ha affer­mato ieri in con­fe­renza stampa.
L’azienda di Wol­fsburg, una hol­ding a cui appar­ten­gono anche mar­chi come Ducati e Lam­bor­ghini, impiega in tutto il mondo circa 600mila per­sone, metà dei quali in Ger­ma­nia. L’attuale diri­genza gode del soste­gno del sin­da­cato, cru­ciale nel sistema di rela­zioni indu­striali tede­sco: nei con­si­gli di sor­ve­glianza sie­dono infatti anche i rap­pre­sen­tanti dei lavo­ra­tori. Se tale soste­gno rimarrà, però, è tutto da vedere: ieri l’influente numero uno della Ig Metall nell’impresa, Bernd Oster­loh, si è detto «scioc­cato» e ha chie­sto che sia fatta luce fino in fondo. La pol­trona del super­ma­na­ger Win­ter­korn vacilla.
Crollo in borsa. Bloom­berg: scatta l’azione penale in Usa
Crollo del 22% del titolo Volk­swa­gen alla borsa di Fran­co­forte. E’ il ribasso più forte mai regi­strato dal 2008 e le per­dite degli azio­ni­sti dell’azienda di Wol­fsburg sono pari a 12,9 miliardi di euro. A fine gior­nata le azioni ordi­na­rie di VW hanno perso il 17,14% a 133,7 euro, men­tre le pri­vi­le­giate il 18,6% a 132,2 euro. Dai 76,4 miliardi di venerdì scorso la capi­ta­liz­za­zione di borsa è scesa a 63,33 miliardi. Secondo l’agenzia Bloom­berg la vio­la­zione delle norme anti-smog sarebbe al cen­tro di un’indagine penale negli Stati Uniti.

Fonte: il manifesto 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.