mercoledì 16 settembre 2015

Il gendarme ungherese

di Massimo Congiu
Ormai è un dato di fatto. Dalla mez­za­notte di ieri è entrata in vigore la nuova nor­ma­tiva per la gestione dell’emergenza migranti. Essa con­si­dera un cri­mine l’ingresso ille­gale nel paese e pre­vede l’espulsione o il car­cere fino a tre anni.
Il pas­sag­gio dalla teo­ria alla pra­tica non si è fatto atten­dere: ieri le agen­zie hanno rife­rito di 174 per­sone arre­state dalla poli­zia per aver cer­cato di entrare ille­gal­mente nel paese dalla Ser­bia. L’annuncio sarebbe stato dato in con­fe­renza stampa da György Bakondi, con­si­gliere per la sicu­rezza del primo mini­stro Vik­tor Orbán. La bar­riera che corre lungo la fron­tiera con il paese bal­ca­nico è ormai pie­na­mente ope­ra­tiva. 175 chi­lo­me­tri di strut­tura metal­lica e fil di ferro sor­ve­gliata da un ingente dispie­ga­mento di forze. Si parla di migliaia di uomini fra agenti di poli­zia, alcuni dei quali a cavallo, mili­tari, cani poli­ziotto e mezzi blin­dati. La zona è inol­tre pat­tu­gliata dagli elicotteri.
Nume­rosi migranti e pro­fu­ghi si sono ammas­sati in ter­ri­to­rio serbo di fronte al valico di fron­tiera di Hor­gos 2; molti di loro sono arri­vati avan­tieri notte e hanno piaz­zato sul posto delle tende dove aspet­tare la pos­si­bi­lità di entrare in Unghe­ria e un cen­ti­naio di loro ha ini­ziato uno scio­pero della fame per pro­te­sta con­tro la chiu­sura della frontiera.
Sono momenti con­ci­tati, la pres­sione dei flussi in arrivo con­ti­nua a essere forte e le auto­rità unghe­resi hanno decre­tato lo stato di emer­genza nelle pro­vince di Bács Kiskun (Unghe­ria centro-meridionale) e di Cson­grád (Unghe­ria meri­dio­nale). Del resto, la sera prima la poli­zia aveva regi­strato un nuovo record gior­na­liero di arrivi: 9.380 migranti e profughi.
Il governo ha man­te­nuto la sua pro­messa: sigil­lare il con­fine con la Ser­bia dal quale arriva la stra­grande mag­gio­ranza dei migranti. Per lo più siriani, afghani, ira­cheni e pachi­stani che seguendo la rotta bal­ca­nica cer­cano di entrare in Unghe­ria al fine di attra­ver­sarla e rag­giun­gere un paese dell’Europa occi­den­tale in cui sta­bi­lirsi. Del resto le auto­rità di Buda­pest affer­mano da tempo che il modo migliore di affron­tare que­sta emer­genza è difen­dere a dovere i con­fini di Schen­gen. «La poli­tica delle quote non è una solu­zione – aveva detto qual­che set­ti­mana fa il mini­stro degli esteri Péter Szi­j­jártó –, essa inco­rag­gia l’immigrazione ille­gale e l’attività dei traf­fi­canti di esseri umani».
Per Szi­j­jártó se l’Ungheria non difen­derà i con­fini nazio­nali il numero dei migranti che rag­giun­ge­ranno il suo ter­ri­to­rio entro la fine dell’anno potrebbe salire a 400–500 mila. Secondo le forze dell’ordine dal primo gen­naio sono arri­vati oltre 200 mila richie­denti asilo, la mag­gior parte dalla Ser­bia. Un dato di molto supe­riore a quello regi­strato l’anno scorso.
Da tempo il pre­mier Orbán afferma il diritto di ogni stato a orga­niz­zarsi in modo auto­nomo e a seconda delle sue esi­genze spe­ci­fi­che per affron­tare l’emergenza. I numeri par­lano chiaro: da tempo il paese è sot­to­po­sto alla pres­sione cre­scente di flussi migra­tori che secondo il pre­mier minac­ciano non solo l’Ungheria ma tutto il Con­ti­nente. «Se non li fer­miamo sarà la fine per l’Europa» ha detto di recente a Bru­xel­les e aggiunto che di que­sto passo se non si fa qual­cosa i migrati arri­ve­ranno a decine di milioni.
Il con­fine con la Ser­bia è blin­dato. I migranti che pas­sano ille­gal­mente lo fanno a loro rischio e peri­colo. Sareb­bero già stati avvi­sati con volan­tini dif­fusi, secondo l’esecutivo, lungo il per­corso meri­dio­nale che porta in Unghe­ria: «Vio­lare il con­fine è un cri­mine che verrà punito con la pri­gione» c’è scritto.
La neces­sità di ren­dere più severe le regole è stata sot­to­li­neata più volte ma con par­ti­co­lare vigore dopo il ritro­va­mento in Austria, a fine ago­sto, del tir con 71 migranti morti asfis­siati. Da lì il governo ha rite­nuto di muo­versi per sco­rag­giare effi­ca­ce­mente l’immigrazione clan­de­stina e punire i migranti che scel­gono la strada dell’illegalità per cam­biare paese, e natu­ral­mente i traf­fi­canti di esseri umani. «Abbiamo chie­sto al governo unghe­rese chia­ri­menti sulle nuove leggi e por­te­remo avanti il dia­logo prima di trarre con­clu­sioni» ha detto Nata­sha Ber­taud, por­ta­voce del com­mis­sa­rio euro­peo Dimi­tris Avra­mo­pou­los che oggi sarà a Budapest.
Intanto in Unghe­ria l’opposizione degli ambienti pro­gres­si­sti della società civile alla poli­tica intra­presa dall’esecutivo sul fronte migranti resi­ste; dome­nica scorsa a Buda­pest c’è stata una mani­fe­sta­zione di pro­te­sta nei con­fronti delle nuove norme. Ma Szi­j­jártó ha annun­ciato in con­fe­renza stampa che l’esecutivo intende blin­dare anche il con­fine con la Romania.

Fonte: il manifesto 

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