La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 22 settembre 2015

Pensioni, l’uscita “flessibile” potrebbe costarti il 10%

di Antonio Sciotto
Il governo sta lavo­rando sulla pos­si­bi­lità di intro­durre una fles­si­bi­lità in uscita per le pen­sioni (in pra­tica una cor­re­zione della riforma For­nero), ma è ancora pre­sto per sapere se l’eventuale misura sarà varata già nella legge di Sta­bi­lità, e soprat­tutto non sono ancora noti i costi per gli even­tuali bene­fi­ciati. Ad annun­ciare il pro­getto è stato ieri il mini­stro del Lavoro, Giu­liano Poletti: «Stiamo lavo­rando sulle riforma delle pen­sioni. Sap­piamo che c’è un aspetto da risol­vere legato a uno sca­lino alto che blocca il turn over intro­dotto dalla legge For­nero. In que­sto momento stiamo valu­tando opzioni e punti di equi­li­brio assieme al mini­stro dell’Economia Padoan».
Le dichia­ra­zioni, rese in mat­ti­nata a Modena, hanno sca­te­nato domande, ipo­tesi e sce­nari. Il mini­stro, qual­che ora dopo, ha cer­cato di met­tere uno stop alle illa­zioni: «Stiamo lavo­rando, come ha detto il pre­si­dente del con­si­glio, adesso ana­liz­ziamo tutte le opzioni pos­si­bili. Ho visto che escono fan­ta­siose anti­ci­pa­zioni che non c’entrano nulla con il lavoro che stiamo facendo. Adesso dob­biamo fare tutte le pre­vi­sioni, simu­la­zioni e valu­ta­zioni, poi col­le­gial­mente il con­si­glio dei mini­stri deciderà».
Il sigillo del pre­mier è arri­vato dalla dire­zione del Pd, quando Mat­teo Renzi ha con­fer­mato l’intenzione di agire: «I conti pen­sio­ni­stici non si toc­cano — ha spie­gato — Non inten­diamo met­tere un segno più sulle pen­sioni, ma se esi­ste la pos­si­bi­lità, e stiamo stu­diando il modo, di con­sen­tire una fles­si­bi­lità in uscita, sarebbe una que­stione di buon­senso e buona volontà che pos­siamo affrontare».
Secondo il pre­mier, biso­gna lavo­rare a una solu­zione che «con­senta forme di fles­si­bi­lità in uscita con un pic­colo aumento dei costi nell’immediato che poi viene recu­pe­rato» suc­ces­si­va­mente.
Ecco le ipo­tesi al momento in campo. 1) Opzione donna: le lavo­ra­trici potreb­bero anti­ci­pare l’uscita a 62–63 anni, quindi con tre anni di anti­cipo, e con 35 di con­tri­buti. La ridu­zione dell’assegno si atte­ste­rebbe a circa il 10% (con­tro il 25–30% di taglio pre­vi­sto nelle ipo­tesi del pas­sato). Nel lungo periodo l’operazione dovrebbe essere a costo zero per i conti dello Stato, ma per i primi anni di uti­lizzo dell’opzione biso­gnerà tro­vare una coper­tura per­ché le pen­sioni, anche se più basse, si paghe­ranno in anti­cipo e per un tempo più lungo.
2) Opzione «uomo» per disoc­cu­pati. Desti­nata ai lavo­ra­tori che per­dono l’occupazione a pochi anni dalla pen­sione, per­met­te­rebbe di acce­dervi con 3 anni di anti­cipo rispetto all’età di vec­chiaia (66 anni e 7 mesi dal 2016) con un taglio dell’assegno legato non al rical­colo con­tri­bu­tivo, ma all’equità attua­riale, cioè al tempo più lungo di per­ce­zione dell’assegno. Il governo sta­rebbe stu­diando anche il pre­stito pen­sio­ni­stico, e una sorta di asse­gno di soli­da­rietà per le situa­zioni di mag­giore disa­gio, da resti­tuire una volta che si rag­giun­gono i requi­siti di pensione.
Sem­brano archi­viate, per i costi troppo alti che potreb­bero avere, due opzioni di cui si è par­lato nei mesi scorsi: quella avan­zata in Par­la­mento da Damiano-Baretta (2% di taglio per ogni anno di anti­cipo, con un limite dell’8%) e quella sulla «quota 100» tra età e con­tri­buti. Secondo i cal­coli dell’Inps, le due ipo­tesi coste­reb­bero a regime (se tutti coloro che ne hanno diritto uti­liz­zas­sero l’opzione) rispet­ti­va­mente 8,5 e 10,6 miliardi l’anno.
Il pre­si­dente della Com­mis­sione Lavoro, Cesare Damiano, del Pd, pro­pone di “scam­biare” parte della tassa sulla casa con la fles­si­bi­lità: «Potremmo tagliarla solo ai red­diti medio-bassi e farla pagare ancora a chi può, così da uti­liz­zare i risparmi per le pensioni».
La lea­der Cgil Susanna Camusso torna a chie­dere un inter­vento, con una bat­tuta: «Se si può con­te­stare l’Europa per togliere la tassa sulla casa — dice — non si capi­sce per­ché non si possa farlo sulle pen­sioni». Anche Cisl e Uil sol­le­ci­tano una cor­re­zione, già nella legge di Sta­bi­lità, della riforma Fornero.

Fonte: il manifesto 

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