La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 8 ottobre 2015

Emergenza reati contro i minori

di Raffaele K. Salinari
Una cre­scita che sem­bra inar­re­sta­bile: i minori vit­time di reato in Ita­lia hanno rag­giunto nell’ultimo anno la cifra record di 5.356, il 60% dei quali erano fem­mine. Pre­oc­cu­pante anche l’esponenziale aumento delle vit­time di por­no­gra­fia mino­rile, che dal 2004 al 2014 sono cre­sciute del 569,4% (+24% nell’ultimo anno). Per quasi l’80% dei casi riguar­da­vano bam­bine e ragazze. I casi di vio­lenza ses­suale, com­preso quella aggra­vata, denun­ciati l’anno scorso sono stati 962, per l’85% femmine.
Sono numeri che met­tono i bri­vidi quelli che emer­gono dal Dos­sier «Indi­fesa» di Terre des Hom­mes pre­sen­tato ieri a Roma con i dati for­niti dalle Forze dell’Ordine sui reati com­messi e denun­ciati a danno di minori. I mal­trat­ta­menti in fami­glia sono il reato con il mag­gior numero di vit­time tra bam­bini e ragazzi: 1.479 nel solo 2014, con­fer­mando pro­prio l’unità fami­liare, che dovrebbe rap­pre­sen­tare il luogo più sicuro e pro­tetto per i minori, come quello a mag­gior rischio. L’unico dato che cala visi­bil­mente nel periodo 2004–2014, forse per il cam­bia­mento delle moda­lità di que­sto sfrut­ta­mento, è quello della pro­sti­tu­zione mino­rile, che passa da 89 a 73 vit­time (-18%), al 60% fem­mine. Non tutte le vio­lenze ven­gono denun­ciate e per­se­guite come dovreb­bero, né le vit­time ven­gono assi­stite ade­gua­ta­mente, ma que­ste espe­rienze lasciano una trac­cia inde­le­bile nella loro vita. Secondo l’ultima inda­gine Istat, 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della pro­pria vita almeno una forma di vio­lenza ses­suale o fisica, pari al 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni. E tra le donne vit­time di vio­lenze ses­suali prima dei 16 anni, l’incidenza di vio­lenza fisica o ses­suale da adulte rag­giunge il 58,5%.
Il pano­rama mon­diale non offre sce­nari migliori e l’inasprirsi dei con­flitti ha dirette con­se­guenze sulla con­di­zione delle bam­bine e delle ragazze, che vedono cal­pe­stati i loro diritti fon­da­men­tali. Nel mondo, circa 70 milioni, di ragazze di età com­presa tra i 15 e i 19 anni, subi­scono abusi e vio­lenze fisi­che che ogni anno pro­vo­cano circa 60mila decessi. Ovvero una morte ogni 10 minuti. Dalle yazide rese schiave ses­suali da Isis alle bam­bine kami­kaze di Boko Haram, le gio­vani vit­time delle guerre sono le più vul­ne­ra­bili a feno­meni come matri­moni e gra­vi­danze pre­coci, sfrut­ta­mento lavo­ra­tivo, pro­sti­tu­zione, discri­mi­na­zioni e abusi.
«All’indomani della nascita dei Sustai­na­ble Deve­lo­p­ment Goals (Obiet­tivi di Svi­luppo Soste­ni­bile) che hanno molti rife­ri­menti alla que­stione di genere, occorre ricor­dare che ci sono ancora 57 milioni di bam­bine e ragazze non vanno a scuola e oltre 68 milioni le bam­bine costrette a lavo­rare — afferma Dona­tella Ver­gari, Segre­ta­rio Gene­rale di Terre des Hom­mes — 15 milioni le baby spose che, senza volerlo e nel giro di poco tempo, diven­tano baby mamme e devono lasciare gli studi. Senza istru­zione non potranno avere una vita migliore e dare il loro con­tri­buto al pro­gresso dell’umanità».
«Nelle società demo­cra­ti­che come la nostra i diritti delle donne non sono sem­pre ade­gua­ta­mente tute­lati — sostiene Lia Quar­ta­pelle, segre­ta­rio III Com­mis­sione Affari esteri e comu­ni­tari della Camera –ma è nelle aree di con­flitto che si regi­strano le peg­giori atro­cità. Esse ci richia­mano, come Paese e come comu­nità inter­na­zio­nale, a un mag­giore impe­gno volto a una solu­zione delle crisi e ad assi­cu­rare il rispetto del diritto inter­na­zio­nale uma­ni­ta­rio e del diritto bel­lico». «Due set­ti­mane fa con i Garanti euro­pei abbiamo riba­dito che nes­suna vio­lenza sui mino­renni è giu­sti­fi­ca­bile, tutte le vio­lenze devono essere pre­ve­nute — sot­to­li­nea Vin­cenzo Spa­da­fora, Auto­rità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza — Gli ado­le­scenti inter­vi­stati vogliono essere for­mati al rispetto dell’identità di genere come stru­mento per pre­ve­nire la vio­lenza sulle donne. Quasi ogni set­ti­mana la cro­naca ci ricorda quanto sub­do­la­mente lavo­rino gli ste­reo­tipi e le non-culture della diver­sità. Occorre met­tere in atto pro­cessi edu­ca­tivi per­ma­nenti per il supe­ra­mento degli ste­reo­tipi e il rispetto delle dif­fe­renze. Lo chie­dono loro e lo impone la realtà dei fatti per argi­nare e pre­ve­nire vio­lenze e discri­mi­na­zioni». «Milioni di bam­bini siriani sono esclusi dalla scuola e vivono in con­di­zioni orri­bili, rischiando la loro vita ad ogni passo — sostiene Maria Al Abdeh, Exe­cu­tive Direc­tor di Women Now For Deve­lo­p­ment — Secondo una ricerca con­dotta dalla Women Inter­na­tio­nal Lea­gue for Peace and Demo­cracy, la causa diretta di morte del 74% delle bambine».

Fonte: il manifesto 

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