di Fulvio Fammoni e Carlo Buttaroni
Nonostante il miglioramento di alcuni parametri economici, gli italiani continuano a vivere una condizione di prevalente sofferenza e di grande incertezza. O perlomeno è così per la maggioranza di essi. È questa la fotografia del Paese che emerge dal rapporto socioeconomico relativo al terzo trimestre dell' anno, realizzato dalla Fondazione Di Vittorio in collaborazione con Tecnè . Un rapporto che mette a fuoco le divergenze e le disuguaglianze che stanno maturando già in questa prima fase di ripresa economica.
La ricerca ha come perimetro di riferimento la popolazione maggiorenne verso la quale i sindacati (la Cgil in testa) rivolgono principalmente la loro azione: pensionati, lavoratori, disoccupati, precari, giovani, categorie accomunate da una fragilità economica che le ha rese più esposte alla " tempesta perfetta" della crisi.
In questo vulnerabile aggregato sociale l' indice della fiducia economica si conferma su valori molto bassi (38 punti su una scala che si estende da 100 a 1), mentre sale a 51/100 (+1 rispetto al trimestre precedente nel resto della popolazione composto prevalentemente di persone con redditi superiori alla media.
In questo vulnerabile aggregato sociale l' indice della fiducia economica si conferma su valori molto bassi (38 punti su una scala che si estende da 100 a 1), mentre sale a 51/100 (+1 rispetto al trimestre precedente nel resto della popolazione composto prevalentemente di persone con redditi superiori alla media.
Se poi si analizzano i dati dei singoli indicatori che compongono la fiducia economica, si scopre che nel complesso, la situazione del Paese appare migliore di un anno fa, ma ben diversa è la condizione che quotidianamente vivono le famiglie. Solo una minima parte di queste, infatti, ha visto migliorare la propria condizione economica. Per le altre o non è cambiato nulla, oppure vivono un' ulteriore discesa della scala economica e sociale. E dalle risposte rilasciate dagli intervistati, traspare un sentimento che si può sintetizzare così : " L' Italia probabilmente sta un po' meglio, io speriamo che me la cavo" .
E, infatti, le stesse persone rispondono alle due domande in modo completamente diverso, e la situazione reale della famiglia, stabilmente molto bassa, testimonia, di là dalla narrazione, come la maggioranza delle persone vivono ancora una situazione di grande difficoltà . Ma c' è di più : la forbice sociale si sta ampliando e la ripresa, iniziata nel 2015, non sembra distribuire dividendi tali da far pensare a un seppur modesto risarcimento a quelle fasce di popolazione che in questi anni hanno pagato il prezzo più alto alla crisi.
Mai come in questa fase, in Italia, convivono due grandi aggregati socioeconomici: il primo è di chi è proiettato verso un miglioramento della propria condizione l' altro è di chi, al contrario, o continua a sperimentare un progressivo deterioramento della propria condizione, oppure, al massimo, arresta la sua discesa verso il fondo della piramide sociale. È la dimostrazione evidente che le disuguaglianze prodotte dalla crisi, fra la parte di popolazione che sta meglio e fra chi risente ancora pesantemente dei suoi effetti, non hanno trovato soluzione nelle politiche economiche di questi anni. Al contrario, la forbice tende ad allargarsi e le fasce più esposte alla deriva sociale sono in particolare quelle giovani.
La ricerca amplia il suo raggio d' osservazione al clima sociale, dove a comporre l' indicatore contribuiscono, oltre alla percezione economica, anche la fiducia nella politica e nelle istituzioni. Ed è proprio il clima sociale a mostrare i segnali più preoccupanti del deterioramento. Mentre dal punto di vista macroeconomico il Paese mostra timidi segnali di miglioramento, dal punto di vista politico e istituzionale un " grande freddo" avvolge l' opinione pubblica, compresa quella parte di popolazione che un anno e mezzo fa aveva accordato un nuovo credito di fiducia alla politica e alle istituzioni.
La risalita di alcuni indicatori, insomma, non si sta traducendo, per il momento, in un' iniezione di ottimismo: la crisi non può ancora dirsi superata e il clima di fiducia economico migliora nella stessa misura in cui è debole la ripresa del ciclo economico.
Fonte: Rassegna sindacale
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