La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 8 ottobre 2015

Rifugiati: la schizofrenia europea

di Anna Maria Merlo
La Ue, Giano bifronte sull’accoglienza. Ieri, la schi­zo­fre­nia euro­pea su que­sto fronte ha toc­cato l’apice, tra parole di soli­da­rietà e azioni di rifiuto. A Stra­sburgo, Fra­nçois Hol­lande e Angela Mer­kel si sono rivolti, una dopo l’altro, al Par­la­mento euro­peo, in un primo inter­vento comune di Fran­cia e Ger­ma­nia da 26 anni (l’altra volta erano stati Mit­ter­rand e Kohl, dopo la caduta del Muro di Ber­lino), in realtà deciso il 31 gen­naio scorso in seguito agli atten­tati con­tro Char­lie Hebdo e l’Hyper Cacher. L’obiettivo è stato di mostrare unità tra i due paesi, in realtà su posi­zioni distanti, per affer­mare che l’Europa è “soli­dale” con i rifu­giati, ha affer­mato Hol­lande, e “respon­sa­bile” nell’accoglienza, che, ha sot­to­li­neato Mer­kel, deve essere “equa” tra i paesi della Ue. Mer­kel ha insi­stito sulla neces­sità di rifor­mare le “regole dell’asilo” in Europa, diven­tate “obso­lete”, rive­dendo da un lato il sistema di Dublino (basato sui paesi di prima acco­glienza), ma dall’altro aiu­tando “i paesi vicini alla Siria”, come la Tur­chia (con cui la Ue ha con­cluso un “piano di azione comune” mar­tedi’, che com­prende l’apertura di hotspot in Tur­chia e di campi pro­fu­ghi, in cam­bio di finan­zia­menti Ue e dell’impegno ad acco­gliere parte dei rifu­giati).
Per Hol­lande, la Ue, che è stata “lenta a ren­dersi conto dell’entità della crisi dei rifu­giati”, deve dare “una prova di unità” in que­sto momento dif­fi­cile, “per non pre­ci­pi­tare la pro­pria fine”. Prima di Hol­lande e Mer­kel, è inter­ve­nuto il re di Spa­gna, Felipe VI: “scon­volti di fronte all’enorme sof­fe­renza di coloro che ven­gono in Europa per fug­gire vio­lenze e fana­ti­smo” e che “vedono l’Europa come un porto di pace, pro­spe­rità e giu­sti­zia”, “non pos­siamo abbandonarli”.
Ma cosa val­gono que­ste parole? Men­tre Felipe, Hol­lande e Mer­kel par­la­vano di soli­da­rietà di fronte all’Europarlamento, ieri è stata avviata la fase più offen­siva dell’intervento di Fron­tex nel Medi­ter­ra­neo. Sei navi da guerra (di Ita­lia, Fran­cia, Ger­ma­nia, Gran Bre­ta­gna e Spa­gna) sono all’opera, con 1300 mari­nes, che pos­sono ormai fer­mare con la forza, ispe­zio­nare e distrug­gere i bar­coni dei traf­fi­canti in acque inter­na­zio­nali. L’operazione ha luogo al largo della Libia, nella zona tra il con­fine con la Tuni­sia e Sirte (non riguarda il mare di fronte a Tri­poli, per­ché equi­var­rebbe ad imporre un blocco marit­timo). Per colmo dell’ipocrisia, l’intervento di Fron­tex è bat­tez­zato “Sophia”, dal nome di una bam­bina nata su una nave tede­sca a fine ago­sto: il piano è solo repres­sivo e non con­tem­pla nes­suna aper­tura di canali sicuri e legali di pas­sag­gio per per­met­tere ai rifu­giati di non cadere nelle trap­pole dei traf­fi­canti. Oggi, i mini­stri degli Interni della Ue potreb­bero deci­dere misure dra­sti­che sulle espul­sioni dei migranti eco­no­mici pre­ven­ti­va­mente sele­zio­nati e sepa­rati dai “rifu­giati” che meri­tano acco­glienza. Uno smi­sta­mento tra sal­vati e som­mersi, con un pro­gramma che dovrebbe com­pren­dere l’incarcerazione degli espulsi, per evi­tare che, come oggi, il 60% circa resti sul ter­ri­to­rio come clan­de­stino, oltre a misure di ritor­sione (tagli agli aiuti e agli accordi com­mer­ciali, stretta sui visti) verso i paesi di ori­gine che rifiu­te­ranno di col­la­bo­rare e di ripren­dersi i loro cit­ta­dini inde­si­de­ra­bili in Europa.
L’unità di fac­ciata di Mer­kel e Hol­lande nasconde forti diver­genze, che sono mani­fe­state nel breve periodo di grande acco­glienza della Ger­ma­nia, men­tre la Fran­cia obtorto collo ha accet­tato di ospi­tare 30mila rifu­giati in due anni. In Ger­ma­nia e in Fran­cia le reti­cenze sono sem­pre più forti. In Ger­ma­nia, ormai solo più il 35% della popo­la­zione pensa che l’immigrazione pre­senti “piut­to­sto dei van­taggi” e il movi­mento ostile Pegida sta ripren­dendo forza. Anche l’Spd frena, il pre­si­dente del par­tito Sig­mar Gabriel mette in guar­dia sui rischi per la “coe­sione della società tede­sca”. In pra­tica, la chiesa lute­rana è ben sola a soste­nere Mer­kel, che comin­cia a vacil­lare e fa pres­sione per­ché anche altri paesi Ue si fac­ciano carico della loro parte di acco­glienza attra­verso la poli­tica delle quote pro­po­sta dalla Com­mis­sione. In Fran­cia, Hol­lande cam­mina sulle uova. A dicem­bre ci sono le ele­zioni regio­nali e il Ps va incon­tro a una (nuova) severa scon­fitta. Il Fronte nazio­nale, che con­ti­nua ad avere il vento in poppa, ormai fa cam­pa­gna sol­tanto sull’immigrazione e sul rischio di “sosti­tu­zione di popo­la­zione”, con la “razza bianca”, evo­cata anche dalla destra clas­sica, a rischio di sommersione.

Fonte: il manifesto 

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