domenica 18 ottobre 2015

Verità e Giustizia sulle Guarimbas

di Gianmarco Pisa
È recentissima, 15 Ottobre, la notizia che il Parlamento Europeo ha selezionato ufficialmente i finalisti al Premio Sakharov per i Diritti Umani, riconoscimento istituzionale che premia i campioni dei diritti umani nel mondo. Si tratta di un premio di quelli, nominalmente, considerati “prestigiosi”, sia per la sua storia, sia perché, a provvedere alla individuazione e alla premiazione dei candidati, interviene una importante istituzione internazionale (sovranazionale) quale, appunto, il Parlamento Europeo. Nella terna dei finalisti del 2015, annunciata dopo le votazioni effettuate dalle due commissioni “Esteri” e “Sviluppo” del Parlamento Europeo, che hanno scelto tra una rosa di otto candidature designate, ciascuna, da un gruppo parlamentare o da almeno 40 eurodeputati, compare anche la MUD cioè la “Opposizione Democratica in Venezuela”, con la seguente motivazione:
La Mesa de la Unidad Democrática (Tavola Rotonda dell’Unità Democratica) riunisce tutte le forze di opposizione democratica al totalitarismo dell’attuale presidente venezuelano Maduro, compresi i prigionieri politici.
Un anno e mezzo dopo le manifestazioni in Venezuela, oltre 1.700 manifestanti sono in attesa di processo, più di 70 sono tuttora in carcere e almeno 40 persone sono state uccise durante le proteste, senza che i loro assassini siano ancora stati chiamati a rispondere delle loro azioni. Esponenti politici come Leopoldo López, Antonio Ledezma e Daniel Ceballos, studenti e altri leader dell’opposizione sono detenuti arbitrariamente o si trovano agli arresti domiciliari con accuse infondate per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione e i loro diritti fondamentali.
E qui, si direbbe, casca l’asino. È appena il caso di osservare che la candidatura al premio della MUD, cioè della “Opposizione Democratica in Venezuela” è stata sostenuta dal gruppo dei Popolari europei. La candidatura di Raif Badawi, il blogger saudita condannato a dieci anni di prigione per le attività del suo blog, “Liberali Sauditi Liberi”, è stata sostenuta dai Socialdemocratici, mentre la candidatura di Boris Nemtsov, ex premier e leader dell’opposizione russa, assassinato a febbraio, è stata proposta dai Liberaldemocratici. Verrebbe quasi spontaneo dilungarsi in digressioni intorno ad una – reale o presunta – connotazione “politica” di tali candidature, fino a farle diventare, per il modo come sono state presentate, candidature “di bandiera” (come se i diritti umani non fossero, come sono, “universali” e “indivisibili”, ma, appunto, funzionali a questa o quella parte politica). Ma questa riflessione ci porterebbe lontano, e non centrerebbe neanche l’oggetto della questione.
Il punto è un altro. La torsione ideologica e la strumentalizzazione politica della candidatura della “Opposizione Democratica in Venezuela” rivelano il tentativo, da parte di settori conservatori e reazionari, ampiamente rappresentati nel Parlamento Europeo e nei singoli Paesi Membri, di piegare il “premio” ad una logica faziosa e strumentale e, al tempo stesso, gettano un’ombra di profondo discredito sul “premio” stesso. È il caso di ricordare che il presunto “totalitarismo” dell’attuale presidente venezuelano Nicolas Maduro è in realtà una delle esperienze democratiche e progressiste più avanzate dell’intero subcontinente latino-americano che, sin dall’avvento al potere di Hugo Chavez, nel 1999, ha drasticamente ridotto i tassi di povertà, di analfabetismo e di mortalità infantile e liberato il Paese dalla morsa delle locali borghesie “compradoras” e degli interessi degli Stati Uniti, abituati, da sempre, a considerare l’America Latina come il proprio patio trasero, il “cortile di casa”. Anche limitandosi ad un approccio semplicisticamente liberale alla questione, si tratterebbe peraltro di una “dittatura” singolare, nella quale il presidente Nicolas Maduro è risultato eletto, in elezioni presidenziali, tenute il 14 aprile 2013, tra sette candidati, risultando primo, con il 51%, pari a oltre sette milioni e mezzo di voti, con una partecipazione al voto di circa l’80% degli aventi diritto.
Mentre i cosiddetti “prigionieri politici” Leopoldo López, Antonio Ledezma e Daniel Ceballos sono gli stessi che hanno ispirato le violenze di piazza, assumendosene persino la responsabilità politica, come quando Leopoldo Lopez ha fatto appello a proteste continue contro il governo, o quando, peggio ancora, l’ex candidato presidenziale, battuto da Maduro, Henrique Capriles, ha invitato i suoi, dopo la sconfitta subita, a «sfogare la rabbia» contro il “chavismo” e i suoi sostenitori: quelle violenze di piazza, passate alle cronache come “guarimbas” che, nel tentativo di provocare “la Salida”, vale a dire il rovesciamento violento del governo legittimo del presidente Maduro, hanno letteralmente messo a ferro e fuoco il Paese, devastando, alimentando il saccheggio, l’accaparramento e la strozzatura della distribuzione dei generi perfino di prima necessità per indurre panico e frustrazione, e provocando, direttamente o indirettamente, 43 morti e 878 feriti. Basterebbe leggere le cronache o dare uno sguardo ai reportage per rendersene facilmente conto.
Un sondaggio di opinione, condotto nello scorso mese di gennaio, in uno dei periodi più difficili del sabotaggio e dell’accaparramento nei quali si è sostanziata una buona parte della strategia della “guerra economica”, messa in campo da un pezzo dell’imprenditoria privata più legata agli interessi statunitensi e più incline a cedere alla tentazione eversiva e alla destabilizzazione del Paese, ha mostrato che, su un campione rappresentativo di 1200 persone di diverse regioni del Paese, l’82% si è espresso a favore dell’aumento dei salari decretato dall’esecutivo nell’ambito delle politiche di difesa della classe operaia venezuelana; il 62% si è detto favorevole ad un eventuale adeguamento del prezzo della benzina; il 63% considera una “misura necessaria” la regolamentazione dei prezzi dei prodotti alimentari come misura per frenare la speculazione; il 71% ritiene negativo il rendimento della compagnia statale Petroleos de Venezuela in mani private (fu nazionalizzata da Chavez nel 2001); il 67%, ritiene lo stesso in relazione all’attività del servizio elettrico nazionale (nazionalizzato, anche questo, da Chavez, nel 2007). Va aggiunto che il 21 gennaio scorso è stata anche approvata la legge che aumenta il salario minimo per tutti i lavoratori e pensionati del 15%.
Proprio in questi giorni, all’indomani del III Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, tenuto a Ravenna il 9, 10 e 11 Ottobre scorsi, le forze progressiste e comuniste sono impegnate, insieme con le reti bolivariane, in una serie di iniziative con i rappresentanti, giunti appositamente in Italia, del “Comitato delle Vittime delle Guarimbas e del Golpe Continuato”, che raccoglie familiari e congiunti delle vittime delle violenze eversive e squadriste della cosiddetta “opposizione democratica”. A tal proposito, si terrà a Napoli un incontro dal titolo: “Verità e Giustizia sulle Guarimbas. Violenza Politica e Golpe Continuato in Venezuela”, organizzato, in particolare, da Rifondazione Comunista e dal Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, lunedì 19 ottobre, alle ore 17.00 e per l’intero pomeriggio, nella sede di Piazza Dante 52 (Napoli). Sarà una occasione preziosa per ascoltare, dalla viva voce di chi la ha attraversata e la ha subita, cosa ha significato la violenza di strada scatenata da questa presunta “Opposizione Democratica” in Venezuela.

Fonte: Esseblog

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