martedì 24 novembre 2015

La Habana

di Vittorio Bonanni
Ricordate quando la cultura italiana faceva “pendant” con la parola sinistra? E quando quest’ultima era egemone nei grandi ambiti appunto culturali quali le arti visive, il cinema, la letteratura? Tempi passati si dirà, ma certamente da rimpiangere perché fu soprattutto grazie a quel rapporto, a quella relazione virtuosa che la società italiana fece un grande balzo in avanti dopo la guerra in termini di alfabetizzazione. Era diventata, almeno in una sua parte significativa, colta e composta da persone che si interrogavano. Ora le cose sono cambiate e non in meglio. Ma lo scenario nel quale viviamo non impedisce la realizzazioni di iniziative culturali di grande rilievo internazionale, dove ancora una volta la sinistra, sia pure in condizioni di difficoltà, riesce a dire la sua. Stiamo parlando di Pizzi Cannella, classe 1955, uno dei più grandi artisti italiani ed internazionali, esponente importante della scuola di via degli Ausoni a Roma fondata nell’ex pastificio Cerere a San Lorenzo nel 1982 insieme a Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio e Marco Tirelli; e di Cuba, paese nel cuore di tutti coloro che hanno militato e militano tuttora a sinistra, che ospita da oggi 24 novembre fino al 4 gennaio 2016 una mostra che si terrà negli spazi della Galeria el Reino de este Mundo, all’interno della prestigiosa Biblioteca Nacional Josè Martì situata nella storica Plaza de la Revolución nella capitale dell’isola caraibica L’Avana.
Si tratta di una personale dell’artista romano, dal titolo La Habana, curata da Roberto Gramiccia, resa possibile dal lavoro di un comitato organizzativo coordinato da Simone Oggionni. I due ideatori, il primo medico, scrittore e critico d’arte, già collaboratore di Liberazione, e il secondo, già portavoce dei giovani comunisti con il Prc e ora dirigente indipendente di Sel, pur nella differenza generazionale, rappresentano quella resistenza che la sinistra italiana ancora riesce ad organizzare su più punti e livelli. E dunque anche nella realizzazione di questa mostra che rientra nel programma della Settimana della Cultura Italiana, giunta quest’anno alla sua XVIII edizione e organizzata, come di consueto, dall’Ambasciata d’Italia a L’Avana, in collaborazione con il Ministero della Cultura cubano, la Oficina del Historiador della Città de L’Avana e il Comitato cubano della Società Dante Alighieri. La Settimana della Cultura ha l’obiettivo di diffondere la lingua e la cultura italiana nell’Isola e di rafforzare l’antico legame tra i due paesi. L’operazione, per il suo spessore culturale e per l’importante momento storico in cui si colloca, ha ottenuto il patrocinio, oltre che dell’Ambasciata d’Italia a L’Avana, anche del Comune di Roma e dell’Accademia di San Luca.
Con la mostra La Habana, composta da 44 opere su carta (di medie e grandi dimensioni) realizzate appositamente per l’occasione, Pizzi Cannella racconta di un territorio da lui, prima d’ora, mai esplorato.
Scrive Gramiccia nel catalogo edito dalle edizioni Maretti: “Pizzi, così ama farsi chiamare dagli amici, a Cuba non è mai stato. Come non era mai stato a Tunisi. Ma per lui è lo stesso. Anzi forse è meglio. Perché per un ‘viaggiatore da stanza’, come si definisce, non conta lo spazio fisico ma quello mentale. Conta l’idea, o meglio quel groviglio di suggestioni fatto di conoscenze ma anche di emozioni, ricordi, intuizioni e premonizioni che governa tutta la sua arte. E’ l’esprit de finesse a regolare il gioco delle carte (quelle esposte oggi sono proprio carte) che questo artista ormai da diversi decenni conduce avanti con risultati che lo collocano internazionalmente in una dimensione di assoluto prestigio. De finesse, pas De géométrie, si diceva, e non perché la geometria – la razionalità – sia una cosa ‘minore’ o meno nobile, ma perché gli strumenti di lavoro che questo autore si è scelto, e che corrispondono alla sua natura, sono quelli che hanno a che vedere con la poesia e non con la fredda ragione calcolatrice”.
Per Vanessa Crescenzi dell’Archivio Pizzi Cannella “con la mostra La Habana Pizzi Cannella racconta un territorio da lui, prima d’ora, mai esplorato. L’artista a Cuba non è mai stato, come non ha mai varcato i confini dell’Oriente e del Medio Oriente al quale si è ispirato per realizzare numerosi cicli pittorici (I diari di guerrra, Museo Civico, Gibellina, 1991; Bagno Turco, Galleria Bagnai, Siena, 1994; Indiana, Galleria Bagnai, Siena, 1999; Canto, Studio Guastalla, Milano, 2005; Orientale, Galleria Bagnai, Firenze, 2010; Chinatown, mostra itinerante, Pagliere di Palazzo Pitti, Firenze, 2010; Fondazione Mudima, Milano, 2011; Museo d’arte Contemporanea, Saint Etienne, 2011, Interiors and Landscapes, Partners&Mucciaccia Gallery, Singapore, 2014). Per dipingere un luogo dunque Pizzi Cannella non ha bisogno di visitarlo… è risaputo, non viaggia quasi più e per spiegare questa sua ‘condizione dell’essere’ racconta spesso del protagonista di À rebours [A ritroso o Controcorrente] di Huysmans che al ristorante della stazione, in attesa del treno per un viaggio lontano, si guarda a lungo intorno e alla fine si rivolge al domestico dicendo: ‘Abbiamo già visto tutto, torniamo a casa’. Da giovane però ha viaggiato tanto: New York, Berlino, Londra, Basilea, Parigi, Cannes, Strasburgo, Cap d’ Antibes ‘per inseguire i suoi quadri e quelli belli degli altri’ poi con il tempo, alle partenze reali dove è necessario riempire bagagli, acquistare biglietti e stabilire itinerari ha preferito, tolte rare eccezioni, quelle immaginarie che gli permettono di restare nel suo Atelier, nel suo quartiere, nella sua città prendendo parte soltanto a lievi spostamenti. La comodità scelta dall’artista, è bene chiarirlo sin dall’inizio, non coincide affatto con la semplicità che può evocare un viaggio sedentario: per affrontare i voyages imaginaires bisogna essere abili con il pensiero, la memoria e l’immaginazione…”. Insomma un modo originale di dipingere ed immaginare paesi lontani ma certamente efficace visti i risultati straordinari in termini di contributo artistico. Oltre a Gramiccia e Crescenzi, il catalogo della mostra, edito dalla Maretti Edizioni, si avvarrà dei contributi originali di Carmine Robustelli, Ambasciatore d’Italia a L’Avana, di Simone Oggionni e di Abel Fernandez-Larrea, scrittore e saggista cubano.

Fonte: Esseblog 

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