La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 17 novembre 2015

Questa volta non sbagliamoci

di Bret Werinstein
Che cosa è il terrorismo? Molti sono convinti che la parola sia di per sé così vaga da essere priva di significato.
Secondo me la definizione sembra singolare e ovvia e sembrerebbe che il solo comprenderla sia la chiave per evitare passi falsi terribili subito dopo un attacco come quello avvenuto a Parigi.
Il terrorismo è una tattica in cui l’obiettivo primario è di produrre paura invece che un danno diretto. Gli attacchi terroristici sono, prima di tutto, operazioni psicologiche designate ad alterare il comportamento tra le persone terrorizzate in modo che i protagonisti pensino che questo sarà loro utile.
Gli autori degli attacchi dell’11 settembre uccisero 3.000 persone e fecero 13 miliardi di dollari di danni materiali agli Stati Uniti. Sono tantissimi danni in termini assoluti, ma non relativamente a una nazione di 300 milioni di abitanti, con un PIL di quasi 15 trilioni di dollari.
E’ stato un enorme colpo per molte famiglie e per New York City, ma per la nazione nel suo complesso quel livello di danni è stato pericoloso come una puntura di ape. Potreste considerare sospetta quella analogia perché le punture di api sono mortali per chi allergico a queste, ma quello che uccide le persone non è la puntura di per sé. E’ la massiccia reazione esagerata a una minaccia altrimenti piccola che fatalmente distrugge i sistemi funzionali dell’organismo. E questo è esattamente ciò che i terroristi sperano di innescare – una reazione energica e automatica da parte dello stato vittima che aumenta gli interessi dei perpetratori molto oltre la loro capacità di farli crescere.
L’attacco dell’11 settembre è stato simbolico. Non era designato a paralizzarci economicamente o militarmente, almeno non in modo diretto. Era designato a provocare una reazione. La reazione è costata più di 6.000 vite americane nelle guerre in Iraq e in Afghanistan, e più di 3 trilioni di dollari delle finanze degli Stati Uniti. E reazione ha anche fatto sì che gli Stati Uniti indebolissero la loro costituzione e radicalizzassero il mondo musulmano con un regno del terrore che ha ucciso centinaia di migliaia di civili iracheni e afgani.
Il guadagno per l’investimento dei terroristi è stato impressionante. Ipotizzando che la storia ufficiale sia giusta, allora Al Qaida ottenne 7 milioni di dollari di guadagno per ogni dollaro speso per l’attacco – 7 milioni di dollari per ogni dollaro. La proporzione dei danni inflitti agli obiettivi statunitensi dagli attacchi dell’11 settembre, rispetto al danno finanziario che gli Stati Uniti hanno inflitto a se stessi, riflette la stessa amplificazione. Per ogni dollaro di danni che hanno fatto loro a noi, abbiamo inflitto 231dollari a noi stessi. Per ogni americano ucciso nell’attacco, ne abbiamo sacrificati due sul campo di battaglia. E questo è tutto prima di considerare l’instabilità che abbiamo portato in Medio Oriente, i danni fatti alle nostre libertà e l’impressionante costo per la nostra reputazione all’estero.
La lezione, naturalmente, è che soprattutto una nazione dovrebbe rifiutarsi di fare ciò che ciascuno si aspetterà che essa faccia in reazione a un attacco. E se c’è un lato positivo, è che quella nazione non ha bisogno di essere sicura dell’identità o dell’intenzione di chi la attacca per rispondere in modo intelligente.QQ
I terroristi non si impegnano in attacchi terroristici perché sono forti. Vi si impegnano perché sono deboli. Il raccapricciante spettacolo del terrorismo è una misura che fa risparmiare il costo in cui le paure delle vittime e degli spettatori amplificano le risorse che i terroristi stessi sono in grado di impegnare.
Reagire in modo riflessivo è di per sé controproducente. Se una nazione vuole diventare un obiettivo non attraente, allora dovrebbe tenere i suoi timori primordiali sotto controllo.
Non siamo al sicuro dai terroristi grazie agli elicotteri, o ai missili o alle truppe di terra. E non sono i droni, la tortura o le reti digitali che ci proteggono. Quello che come individui ci fa essere al riparo da un attacco terroristico è la probabilità sconcertante che saremo da qualche altra parte quando esso si verifica. Accettare una piccola possibilità che moriremo per mano dei terroristi è un prezzo conveniente per la libertà. Riconciliarsi con essa è molto simile ad accettare una piccola probabilità di morire su un’autostrada, in cambio della capacità di viaggiare quanto si vuole.
Ci sono molte cose che non sappiamo e molte che non potremmo sapere mai sull’ISIS e i suoi obiettivi. Possiamo, tuttavia, essere consapevoli di questo: all’ISIS piacerebbe che i cittadini occidentali rinunciassero alle loro libertà mentre attaccano alla cieca nel buio.
Questa volta non permettiamolo.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Salon.com
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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