La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

lunedì 16 novembre 2015

Sulla nostra indignazione selettiva

di Jonathan Cook
Un articolo della pubblicazione australiana New Mathilda coglie il vero punto circa gli attacchi della notte scorsa a Parigi, un punto di cui nessun vuol parlare. Quella che gli occidentali avvertono oggi è un’indignazione forte ma molto selettiva che si identifica con la sofferenza di persone “come noi”. Piangiamo i morti di Parigi senza nemmeno notare gli uccisi in Libano un giorno prima e quasi certamente dagli stessi fanatici che hanno lanciato gli attacchi in Francia.
Molti occidentali preferiscono scartare osservazioni simili definendole “ipocrisia”. E’ naturale, affermano, preoccuparci di più di quelli che conosciamo e che sono simili a noi. Tale reazione impulsiva può essere confortante, ma è esattamente il problema.
Dopotutto da cosa deriva la nostra indignazione selettiva se non da una compassione selettiva? Ma la nostra compassione selettiva è ciò che ci ha portati in questo caos, tanto per cominciare. Da europei ci siamo sempre considerati interamente umani, ma abbiamo considerato quelli in Medio Oriente e in gran parte del resto del mondo come leggermente meno che umani, e non certo meritevoli della nostra empatia. Sono questi i sentimenti che hanno consentito all’Europa di colonizzare e sfruttare la gente di colore.
Il razzismo storico che europei siamo sin troppo pronti a riconoscere oggi, e che capiamo aver alimentato il colonialismo occidentale, non è cosa del passato. Prospera tuttora nel profondo delle nostre anime. Dove un tempo sentivamo il fardello dell’uomo bianco, oggi sentiamo la sua indignazione. Entrambi dipendono dalla stessa arroganza, e dalla stessa attribuzione di qualità meno umane a quelli che consideriamo diversi da noi.
Stiamo tuttora cercando di civilizzare la gente di colore. Continuiamo a pensare di avere il diritto di cambiarla, di piegarla alla nostra volontà, di migliorarla con la forza. Vogliamo tuttora darle lezioni, condannarla, rovesciare le sue elezioni, armare i suoi capi oppressivi, saccheggiarne le risorse.
E dopo aver distrutto le loro società, ci aspettiamo di essere in grado di chiudere loro i nostri confini mentre tentano viaggi disperati per trovare un po’ di pace, un po’ di sicurezza lontano dalle zone di guerra in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria e altrove che noi abbiamo creato direttamente oppure abbiamo appoggiato con i nostri soldi e le nostre armi.
Il nostro razzismo non è cambiato. E’ vivo e crea ogni giorno nuove giustificazioni per la nostra compassione selettiva.
Ciò che è cambiato è che i progressi tecnologici hanno reso le armi di morte e distruzione più facili e più economiche da acquisire. Quelli che un tempo opprimevamo con impunità e lontano da casa nostra, fuori dalla vista, possono ora trovarci e farci assaggiare un po’ della nostra stessa medicina.
Se vogliamo fermare gli attacchi ed evitare di trasformare le nostre società nelle dittature oppressive che abbiamo appoggiato in gran parte del resto del mondo, allora dobbiamo smettere di interferire, di saccheggiare, di manipolare e di prevaricare. E dobbiamo cominciare a rifiutarci di permetterci di identificarci più con le vittime di Parigi che con quelle di Beirut. Se davvero fossimo così civilizzati come crediamo di essere, dovremmo capire che entrambe meritano ugualmente la nostra compassione.

Da Z Net Italy- Lo spirito della Resistenza è vivo
Originale: Jonathancook.net
Traduzione di Giuseppe Volpe
©2015 ZNet Italy- Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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