di Rajesh Makwana
La ricerca fatta dal Dottor David Bailey fornisce la prova empirica di quello che molti attivisti e propagandisti sospettavano da molto tempo.: che siamo entrati in un periodo prolungato di dissenso caratterizzato da un’escalation della grandezza e della diversità della protesta pubblica. I dati basati sul Regno Unito indicano chiaramente che il catalizzatore di questo aumento di scontento sociale è stata la crisi finanziaria del 2008, che continua ad avere un impatto sulla sicurezza economica per la vasta maggioranza dei cittadini, anche mentre la ricchezza cumulativa dell’1% più ricco continua a impennarsi.
Anche se molti considererebbero il 2011 come l’anno in cui la disobbedienza civile è arrivata al culmine in tutto il mondo (come è esemplificato dalla comparsa di Occupy e della Primavera Araba, o dal fatto che ‘Il dimostrante’ venne nominato personaggio dell’anno da Time magazine), i calcoli del Dottor Bailey dimostrano che di fatto il 2015 è stato l’anno in cui le mobilitazioni pubbliche nel Regno Unito hanno raggiunto un picco massimo.
Non è difficile capire perché le attività di protesta stanno seguendo una traiettoria ascendente, specialmente alla luce delle politiche di governo che continuano a ridistribuire la ricchezza verso l’alto a una minoranza benestante. Come ha fatto notare il capo dell’opposizione, Jeremy Corbin, in replica all’attuale direzione dell’azione politica nel Regno Unito, “[questo governo sta] tagliando i servizi pubblici, specialmente a livello locale, per coloro che contano su questi per la sicurezza e per una vita decente]. Sta spingendo il National Health Service (Servizio sanitario Nazionale) e l’assistenza sociale verso la crisi , allo stesso tempo accelerando la privatizzazione lo smembramento dei nostri servizi sanitari e dell’istruzione.
Non è difficile capire perché le attività di protesta stanno seguendo una traiettoria ascendente, specialmente alla luce delle politiche di governo che continuano a ridistribuire la ricchezza verso l’alto a una minoranza benestante. Come ha fatto notare il capo dell’opposizione, Jeremy Corbin, in replica all’attuale direzione dell’azione politica nel Regno Unito, “[questo governo sta] tagliando i servizi pubblici, specialmente a livello locale, per coloro che contano su questi per la sicurezza e per una vita decente]. Sta spingendo il National Health Service (Servizio sanitario Nazionale) e l’assistenza sociale verso la crisi , allo stesso tempo accelerando la privatizzazione lo smembramento dei nostri servizi sanitari e dell’istruzione.
Non c’è da stupirsi che la maggior parte delle proteste esaminate nella ricerca del Dottor Bailey fossero collegate all’austerità e indette in reazione a preoccupazioni riguardo alle condizioni di paga e di lavoro nel settore pubblico, i tagli ai servizi sociali, la privatizzazione dei servizi sociali o la mancanza di alloggi accessibili. Dei catalizzatori più recenti comprendo il cambiamento del clima e la crisi dei profughi –
pressanti problemi internazionali che rimangono del tutto irrisolti e che probabilmente provocheranno ulteriori mobilitazioni nel prossimo periodo. In realtà, dato che continua la stagnazione prevista nei prossimi mesi, ci sono tutti i motivi per credere che la portata della disaffezione pubblica e del dissenso nel Regno Unito continueranno a crescere nel 2016 e oltre.
Proteste crescenti come tendenza globale.
La prova da parte del Regno Unito coincide con la situazione in altri paesi e anche con la percezione generale che lo scontento sociale sia in aumento in tutto il mondo. Una serie di studi e di meta-analisi svolti in anni recenti rappresentano come le mobilitazioni di cittadini su vasta scala si sono andate intensificando da più di un decennio, raggiungendo un nuovo picco negli scorsi 5 anni. Secondo una conclusione di un ampio studio che esamina le complessità delle proteste globali: “L’attuale aumento di proteste è più globale dell’ondata che c’è stata durante la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, raggiunge ogni regione del mondo e influenza la gamma completa dei sistemi politici: autoritari, semi autoritari e democratici.
Ma non è soltanto l’entità della protesta che si è andata moltiplicando; sta aumentando anche il numero delle persone impegnate nelle dimostrazioni pubbliche. Uno studio che analizza 843 proteste svoltesi tra il 2006 e il 2013 in 87 paesi ha concluso che 37 mobilitazioni hanno attirato 1 milione o più di partecipanti. Per esempio, nel 2013, circa 100 milioni di persone hanno dimostrato contro la disuguaglianza e i disastrosi standard di vita in India, e 17 milioni di cittadini si sono mobilitati in Piazza Tahrir per cacciare via il presidente dell’Egitto, Morsi – probabilmente due delle più grandi manifestazioni della storia. I commentatori riconoscono anche il ruolo strumentale che Internet e i media sociali hanno svolto nell’impegnare la popolazione durante le campagne in stile Occupy, e che le reti di comunicazione globale hanno anche facilitato la diffusione delle proteste al di là dei confini nazionali. In termini di motivazione, le prove dimostrano che la maggior parte delle proteste avviene come reazione a pressanti preoccupazioni economiche o alla mancanza di un governo democratico. Per intenderci, la maggioranza delle proteste costituiscono una richiesta di ricchezza e di potere politico che vada condiviso più ugualmente tra i cittadini. Gli scettici potrebbero sostenere che le proteste dei cittadini sono inutilmente perturbatrici e che fanno più danni che bene, oppure che sono inefficaci per cambiare le leggi e i regolamenti. La ricerca, dimostra, tuttavia, che non si tratta di questo. Sebbene il 63% delle richieste stipulate dai dimostranti tra il 2006 e il 2013, non siano state soddisfatte dai loro governi, molte di queste erano per riforme sistemiche che possono essere attuate soltanto pro progressivamente nel corso del tempo. Inoltre l’influenza che hanno le dimostrazioni di vasta portata sulla consapevolezza pubblica, non dovrebbero essere sottostimati – un punto ben espresso nel film We are Many [Siamo molti] che descrive in dettaglio come le dimostrazioni pacifiste avvenute prime dell’invasione in Iraq abbiano influenzato gli attivisti egiziani durante la Primavera Araba quasi dieci anni dopo.
Una nuova espressione di democrazia
E’ ragionevole concludere da una semplice analisi di queste tendenze che sta avvenendo un cambiamento rivoluzionario nel panorama politico globale. Dato che le scelte politiche vengono sempre più sovvertite da potenti interessi personali, il conseguente deficit di democrazia sta venendo riempito da cittadini preoccupati che chiedono che i governi prestino attenzione delle loro richieste collettive. Questo significa uno cambiamento fondamentale nel rapporto tra cittadini e stato e annuncia una nuova espressone di democrazia che è ancora nella sua infanzia, ma già in grado di modellare l’opinione pubblica, influenzando le discussioni politiche e anche rovesciando i governi.
E’ probabile che la voce dei popoli si rafforzi notevolmente nel 2016, specialmente come reazione a una situazione geopolitica, socio-economica e ambientale che necessita una forma di gran lunga più efficace di cooperazione intergovernativa rispetto quella che ottenuta. Come replica a questa sfida epocale, forse anche i cittadini che fanno una campagna su problemi diversi o che sono di base in paesi diversi, cominceranno a fondere le loro attività più concretamente intorno a un comune insieme di principi e di priorità globali, come un richiesta una richiesta congiunta che i governi infine assicurino i fondamentali diritti umani a livello universale.
Senza tali espressioni di unità internazionale e di solidarietà sia tra i politici che tra coloro che protestano, è difficile immaginare in che modo le crisi convergenti di oggi possano essere affrontate in un modo che sostenga il bene comune globale.
L’unica certezza è che i ministri di governo causeranno un’ ulteriore agitazione sociale, se non riusciranno ad agire in base alla richiesta crescente di reale democrazia e giustizia che è al centro dell’attuale ondata di agitazione popolare. La via da seguire è chiara da molto tempo agli attivisti globali e ai cittadini impegnati: ridurre il potere delle élite e delle grosse aziende e assicurare che i sistemi di governo servano realmente il la gente e proteggano la biosfera.
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Come minimo, e in linea con le crescenti richieste di una maggioranza disaffezionata. questo necessita un radicale decentramento del potere e la ridistribuzione della ricchezza delle risorse in tutto il mondo nel suo complesso.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Counterpunch
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0
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